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Il governo trova l’intesa sul carcere ai grandi evasori. Si tratta sulla flat tax per le partite Iva

Sono servite oltre due ore e mezzo di vertice e diversi incontri bilaterali per sciogliere alcuni dei nodi ancora aperti, ma alla fine il governo giallorosso sembra aver trovato una quadra sul Dl fisco. Dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri la scorsa settimana ‘salvo intese’, nella notte è arrivato il disco verde, e nei prossimi giorni si valuteranno gli ultimi elementi della legge di bilancio.

Posticipate a luglio 2020 sia le multe sul mancato uso del Pos – nell’attesa di un accordo sull’abbassamento dei costi delle commissioni delle carte di credito e dei dispositivi per il pagamento – sia le nuove norme per la riduzione della soglia sul contante. Questo slittamento, viene spiegato, è dovuto ai tempi tecnici per la creazione di una piattaforma informatica dove dovranno confluire tutti i dati utili al funzionamento di tutto il pacchetto anti evasione.

Si lavora anche alle misure sul cashback. In manovra dovrebbe arrivare il ritorno del 19% delle spese effettuate tramite pagamenti con carte di credito e bancomat. Si sta cercando, fanno sapere fonti di governo, di ampliare l’elenco dei settori interessati, si andrà dai ristoranti al parrucchiere, dall’ estetista all’elettrauto. Si punta inoltre ad allargare anche ai dentisti e ai medici.

Fonti di governo spiegano che occorre a questo proposito creare un sistema informatico in grado raccogliere i dati dei vari circuiti di carte di credito e inviarli a una sorta di centrale che calcolerà quanto il possessore della carta vedrà tornare indietro attraverso il sistema del cashback.

Il carcere ai grandi evasori e la confisca per sproporzione trovano spazio nel decreto fiscale e “ambedue le norme entreranno in vigore dopo la conversione in legge da parte del Parlamento. D’ora in avanti chi evaderà centinaia e centinaia di migliaia di euro sarà finalmente punito con il carcere. Colpiamo i pesci grossi”, scrive il ministro Luigi Di Maio su Facebook al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi.

Secondo quanto trapela da fonti della presidenza del Consiglio, il premier Giuseppe Conte si è detto soddisfatto per l’accordo raggiunto. È previsto il carcere da 4 a 8 anni per chi evade più di 100 mila euro. Il decreto contiene anche la confisca per sproporzione.

Resta da risolvere il tema della flat tax per le partite Iva. Se da un lato è stato trovato l’accordo per evitare l’introduzione del calcolo analitico per le partite Iva con fatturato sotto i 65 mila euro restano da risolvere alcuni dettagli a partire dal limite relativo ai beni strumentali.

Le osservazioni di Bruxelles

Entro il 23 ottobre, la Commissione Europea attende nuovi chiarimenti dall’Italia “per giungere ad una valutazione finale” sulla manovra. Questo è uno dei passaggi contenuti all’interno della lettera fatta pervenire al governo italiano, non l’unico a ricevere richieste simili. “Saremmo lieti di ricevere ulteriori informazioni sulla composizione precisa del saldo strutturale”. Non solo, ma la Commissione chiede anche maggiori chiarimenti sulle modalità di spesa previste nel Documento Programmatico di Bilancio. “Queste informazioni ci aiuterebbero a capire se c’è un rischio di deviazione significativa” dal percorso di aggiustamento di bilancio che l’Italia si è prefissata di seguire.

Il tutto attraverso la ricerca di una collaborazione tra Roma e Bruxelles: “Tenendo conto del dibattito svoltosi nella riunione dell’Eurogruppo del 9 ottobre sulla situazione economica e sulla politica di bilancio nell’area dell’euro, la Commissione europea cerca di proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per giungere ad una valutazione finale”:

Agi

Tutte le misure a rischio a causa della crisi di governo

Dall’Assestamento di bilancio, che insieme al dl “salva conti” rientra nel piano del governo per evitare la procedura d’infrazione europea, al salario minimo, fino all’ultimo decreto legge con le tutele sui rider, il sostegno alle aziende in crisi e lo stop all’immunità per gli attuali gestori dell’ex Ilva, approvato dal Consiglio dei ministri “salvo intese” nei giorni scorsi. Questi sono alcuni dei provvedimenti rimasti “appesi” che rischiano di saltare con la crisi di governo.

DDL ASSESTAMENTO

Un provvedimento chiave, rimasto in sospeso, è il disegno di legge sull’assestamento di bilancio che, insieme al decreto ‘salva conti’, già approvato dalle Camere, riduce di 7,6 miliardi il deficit rispetto alle previsioni del Def di aprile. Il via libera del Consiglio dei Ministri è arrivato il 1 luglio. Essendo un disegno di legge non ha una scadenza, ma poiché le misure si inseriscono all’interno della trattativa con Bruxelles, il Parlamento dovrà varare il testo il prima possibile.

L’Aula del Senato ha approvato il Rendiconto 2018 e l’Assestamento 2019 il 23 luglio senza modifiche rispetto al testo presentato dal Governo. Il ddl è passato ora all’esame della Camera per il via libera definitivo ed è atteso in Aula da lunedì 16 settembre.

SALARIO MINIMO

In stand-by da mesi, in commissione Lavoro del Senato, il ddl sull’introduzione del salario minimo, cavallo di battaglia dei 5 Stelle, da sempre terreno di scontro tra M5s e Lega. L’approdo nell’Aula di Palazzo Madama è più volte slittato a causa del mancato accordo politico tra le forze di maggioranza. La proposta grillina contro cui si sono schierate tutte le parti sociali, tranne i sindacati autonomi e di base, è stata frenata dalla Lega che teme contraccolpi per il mondo produttivo, soprattutto in termini di aumento del costo del lavoro.

Secondo quanto prevede il Ddl, che la senatrice 5S Nunzia Catalfo ha presentato a luglio del 2018 e modificato nel corso dell’iter parlamentare, il trattamento economico minimo orario previsto dal contratto collettivo nazionale non può essere inferiore ai 9 euro lordi. Il salario minimo a 9 euro determinerebbe un maggiore costo del lavoro stimato in una forchetta tra i 4,3 miliardi stimati dall’Istat e i 6,7 miliardi stimati dell’Inapp (ex Isfol). La Lega ha sempre contestato la misura ritenendola dannosa per le imprese. Il tema è stato oggetto anche dei tavoli con le parti sociali convocati da Matteo Salvini al Viminale nelle scorse settimane.

DL IMPRESE

Approvato dal Consiglio dei ministri nella formula “salva intese”, il decreto doveva essere pubblicato in Gazzetta ufficiale il 28 agosto per poi essere convertito in legge dalle Camere. Ma il testo deve essere ancora approvato definitivamente dal governo e sottoposto alla Ragioneria dello Stato per la bollinatura. Successivamente dovrà essere inviato al Capo dello Stato per la promulgazione. Altrimenti queste norme resteranno solo sulla carta.

Il provvedimento prevede tutele per i rider: dall’introduzione dell’assicurazione obbligatoria Inail contro infortuni e malattie al mix di cottimo e paga oraria come trattamento economico. La retribuzione base oraria sarà riconosciuta a patto che, per ogni ora lavorata, il lavoratore accetti almeno una chiamata. Nel decreto trovano spazio anche le norme per salvare l’impianto napoletano della Whirlpool, la proroga della cassa integrazione per la Blutec di Termini Imerese, il sostegno alla riduzione dei costi dell’energia per l’ex Alcoa di Portovesme, disposizioni per l’area di crisi di Isernia, modifiche all’ indennità di disoccupazione per i co.co.co, ampliamento delle tutele in favore degli iscritti alla gestione separata e la stabilizzazione dei precari di Anpal servizi. Nonché lo stop all’immunità penale, civile e amministrativa per ArcelorMittal che avrà alcune tutele legali a tempo strettamente vincolate al rispetto del piano ambientale nell’ex Ilva.

CHIUSURE DOMENICALI

Tra i provvedimenti in stand-by che rischiano di non ottenere mai il disco verde del Parlamento anche la proposta di legge per le chiusure domenicali dei negozi, altro cavallo di battaglia M5s. Il ddl è fermo in commissione Attività produttive della Camera. All’origine dello stop ci sarebbe il fatto che l’opportunità di tenere chiusi gli esercizi commerciali di domenica è considerato un tema molto divisivo nel Paese.

GOLDEN POWER

Si è arenato l’iter parlamentare del dl golden power, licenziato dal Consiglio dei ministri l’11 luglio. Il provvedimento, che scade il 9 settembre, rafforza i poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e del 5G. Il governo nel corso dell’esame in commissione Finanze del Senato ha annunciato che non intende insistere per la conversione in legge visto che in Consiglio dei ministri il 19 luglio è stato approvato un disegno di legge per disciplinare in modo più organico la materia della sicurezza informatica nazionale. L’esame in Commissione e’ stato pertanto rinviato. 

Agi

Il governo è vicino all’intesa sul Salva Roma

Dopo l’accordo trovato sul decreto Sblocca cantieri all’esame del Senato, sarebbe vicina l’intesa anche sul Salva Roma all’interno del dl Crescita. Secondo quanto si apprende, sarebbe stata accolta la proposta della Lega di mettere insieme i problemi di tutti i Comuni in difficoltà.

Verrebbe dunque riformulata, accogliendo anche le richieste delle opposizioni, la norma sul debito storico della Capitale che era stata oggetto di un duro braccio di ferro tra M5s e Lega e che aveva portato a licenziare in Cdm un testo che, anziché allo Stato, addossava sostanzialmente tutto il debito miliardario ante 2008 al Campidoglio.

Una volta sciolto il nodo politico, la maggioranza e il governo sarebbero fortemente orientati a velocizzare i tempi attraverso il ricorso al voto di fiducia. Il decreto Crescita è atteso nell’Aula di Montecitorio non prima di giovedì e poi dovrà passare al Senato per essere convertito entro il 29 giugno.

Secondo quanto viene riferito, sulla base dei segnali incoraggianti nel dialogo con la Commissione europea, potrebbe inoltre essere ripresentato l’emendamento della Lega e poi ritirato, che puntava a rafforzare il patrimonio di istituti di credito in crisi come Carige e la Popolare di Bari, consentendo la trasformazione delle Dta (attività per imposte anticipate) in credito d’imposta in caso di aggregazioni bancarie, effettuate fino al 2020, da cui sarebbe nato un soggetto con non oltre 30 miliardi di attivo di bilancio.

Tra le proposte di modifica dei relatori in arrivo anche due emendamenti che riguardano il turismo e i fondi Mibac.

Agi

A Taranto il governo tenta il rilancio del Contratto di Sviluppo. La città prepara la protesta  

Cinque ministri (Di Maio, Lezzi, Grillo, Costa e Bonisoli) attesi oggi a Taranto mercoledì 24 per riavviare l’operazione rilancio della città, ancora stretta dalla questione Ilva. Ma dal 24 aprile al 4 maggio la protesta contro quella che è stata l’Ilva ed ora si chiama ArcelorMittal, avrà un’impennata attraverso tre distinti momenti.

Tre momenti caldi

Il primo: l’arrivo del ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, oggi sarà in Prefettura per presiedere il riavvio del tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo ed incontrare le associazioni ambientaliste.

Il secondo: il concerto del 1° Maggio, promosso dal movimento “Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”, che da anni rivendica la chiusura dell’acciaieria e delle fonti inquinanti.

Infine il terzo: la manifestazione del 4 maggio all’esterno della fabbrica, con arrivo a Taranto di movimenti e associazioni da tutta Italia, dal titolo “Ancora Vivi”.

Anche se la sua posizione non è da mettere in relazione con chi contesta Di Maio e l’M5s, è molto critico verso ArcelorMittal anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

“ArcelorMittal Italia – rileva il sindaco – ha fatto fin qui per Taranto troppo poco e lo ha fatto molto male”. Melucci sostiene: dall’azienda “mi aspettavo davvero di più”. E sottolinea che “il credito é esaurito” a cinque mesi dal loro ingresso in fabbrica al posto dei commissari dell’amministrazione straordinaria Ilva.

La presenza di Di Maio era attesa già da fine settembre scorso, quando al Mise venne firmato l’accordo per Il passaggio dell’Ilva ad ArcelorMittal.  Sebbene il vice premier sia responsabile dello Sviluppo economico e venga a Taranto per rifare il punto sul Contratto di sviluppo (lo strumento messo in pista dal precedente Governo per investire in infrastrutture, bonifiche ambientali, porto, sanità, recupero della città vecchia e riqualificazione urbana), il tema del siderurgico, con tutte le sue implicazioni, è comunque all’ordine del giorno.

Anzitutto perché l’arrivo di Di Maio a Taranto avviene dopo il Consiglio dei ministri di ieri,  quello che è stato convocato con all’ordine del giorno il decreto “Crescita”.  

Un provvedimento considerato delicato a Taranto per via della progressiva abolizione dell’immunità penale che una legge del 2015 ha concesso ai commissari Ilva, loro delegati e agli acquirenti della fabbrica (in quest’ultimo caso ArcelorMittal) solo relativamente alle condotte per l’attuazione del piano di risanamento ambientale.

Da tempo l’area ambientalista, ma anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, rivendicano l’abolizione dell’immunità penale, e il fatto che sia stata mantenuta col passaggio dell’Ilva ad Arcelor Mittal ha acceso le proteste.

Delusione

Proteste che si sono concentrate proprio sul Movimento 5 Stelle che, secondo l’accusa, nella campagna elettorale di un anno fa aveva promesso non la soppressione dell’immunità, ma addirittura la chiusura dell’Ilva per far spazio alla riconversione economica.

Il 24 aprile, a partire dalle 10, i movimenti Giustizia per Taranto, Taranto Respira, Tamburi Combattenti, Flm Cub e Tutta mia la Città, manifesteranno davanti alla Prefettura, “contro le politiche di Di Maio e di tutto il governo giallo-verde”.

“Dopo quasi un anno di ipocrisia, tradimenti, bugie e latitanza, il 24 aprile – sostengono i movimenti – il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sarà finalmente a Taranto. Ci preme sottolineare che, come associazioni, movimenti e comitati ascoltati a Roma durante le audizioni al Mise lo scorso giugno per la questione Ilva, abbiamo fornito a Di Maio, ed al Governo tutto, dati, valutazioni e possibili soluzioni per una riconversione ecologica della nostra economia che passi necessariamente dalla chiusura delle fonti inquinanti, con la riqualificazione ed il reimpiego delle maestranze in opere di risanamento del territorio”.

E “oggi – si prosegue -, in piena campagna elettorale per le europee, Di Maio pensa di venire a Taranto a raccontare nuove bugie”.

Questi movimenti, un anno fa, hanno votato Cinque Stelle proprio per gli impegni sull’ex Ilva e poi hanno accusato l’M5s di “tradimento”.

Non meno forte la critica all’M5s rinnovata dai “Liberi e Pensanti” in occasione del prossimo concerto del 1° Maggio (sul palco, tra gli altri, Max Gazzè, Elio e Malika Ayane).

Anche in questo caso si tratta di un movimento che un anno fa era molto vicino ai pentastellati. Due loro esponenti sono stati eletti in Consiglio comunale a Taranto ma per la vicenda ArcelorMittal hanno poi abbandonato l’M5s dichiarandosi indipendenti, mentre l’ex candidato sindaco Francesco Nevoli si è dimesso da consigliere comunale.

“Un anno dopo la proposta avanzata dal comitato – sostengono i “Liberi e Pensanti” alla vigilia dell’evento del 1° Maggio – di creare un Accordo di Programma, che così come accaduto a Genova avrebbe potuto cambiare le sorti di Taranto e di tutta la Puglia, non è possibile non registrare le promesse disattese di chi sposò quel progetto ma che oggi, pur essendo al governo del Paese, persegue progetti industriali opposti per la città e il suo siderurgico. Quell’insieme di azioni economiche e legislative nate dal lavoro coordinato di associazioni e cittadini è stato dimenticato il giorno dopo le elezioni politiche. Una consuetudine a cui i tarantini sono stati abituati”.

Infine, il 4 maggio sono attesi a Taranto tutti i movimenti e le realtà che dalla Tav al Tap al Muos in Sicilia hanno fatto della protesta il loro punto forte. “Noi vogliamo vivere” si legge sul volantino che alle 14 del 4 maggio partirà da piazza Gesù Divin Lavoratore, nel rione Tamburi – il quartiere vicino all’acciaieria -, per portarsi davanti ad ArcelorMittal.

Un contratto da rilanciare

Per “l’Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal – si legge nell’appello nazionale -, vecchie e nuove forze politiche si sono costruite una falsa identità, tradendo le promesse fatte nelle solite campagne elettorali e riciclandosi a nuovi tutori ambientali”.

Ora l’obiettivo del presidio del 4 maggio è rendere “la questione Ilva molto di più di una battaglia ambientalista”. I promotori del 4 maggio, infine, nelle notti del Giovedi e Venerdi Santo, ma anche la mattina del Sabato Santo, hanno issato striscioni di protesta (restando però in silenzio) in occasione del passaggio delle processioni dell’Addolorata e dei Misteri. “Traditi con la nostra croce a carico – si leggeva su uno di essi -: anche Taranto vuole risorgere”.

I cinque ministri saranno oggi a Taranto, in Prefettura, a partire dalle 10.30. SI tratterà di procedere al riavvio del tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) previsto da una legge del 2015 con l’obiettivo di aiutare l’area a superare la crisi Ilva.

Oltre al vice premier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, sono annunciate a Taranto anche le presenze dei ministri Barbara Lezzi (Sud), Giulia Grillo (Salute), Sergio Costa (Ambiente) e Alberto Bonisoli (Beni culturali).

Il Contratto di sviluppo, infatti, si muove su un’ampia gamma di interventi che vanno dal potenziamento delle apparecchiature diagnostiche e sanitarie alla riqualificazione urbana, dalle bonifiche ambientali al recupero della città vecchia. Il che implica le competenze di più ministeri. Si parlerà anche di Ilva, ora ArcelorMittal, con Di Maio che incontrerà le associazioni ambientaliste. Alle 17.30 in Prefettura conferenza stampa conclusiva.

Negli incontri preliminari a Roma, avvenuti nei giorni scorsi a Roma, il Comune di Taranto ha già portato le sue proposte per il Contratto istituzionale.

Nella riformulazione del Contratto, il Comune chiede l’inserimento di Taranto nella “Via della Seta”, l’autonomia piena del polo universitario decentrato dall’Università di Bari, l’utilizzo turistico e culturale dell’isola di San Pa­olo in Mar Grande, che appartiene alla Marina Militare, la trasformazione in museo della Garibaldi quando sarà dismessa dal ruolo operativo nella squadra navale della Marina. Queste proposte sono contenute negli indirizzi che il sindaco Melucci ha presentato al ministero dello Sviluppo economico nella riunione a Roma dell’8 aprile.

Si tratta, spiega il sindaco nel documento, di un aggiornamento della visione disegnata dall’amministrazione comunale rispetto a quanto già previsto dal Cis.

Un aggiornamento per il triennio 2019-22 rispetto a quanto stabilito nel 2015. Nel documento presentato al ministero, il sindaco fa riferimento anche “alle tecnologie applicate alla conservazione ed al ripristino am­bientale” nonché “alla filiera marittima, turistica e dell’aerospazio”.

Il sindaco chiede anche di “dare impulso alle bonifiche straordinarie e, soprattutto, a dare soluzione, una volta per tutte, alle pendenze giudiziarie, alle compensazioni ai residenti dei quartieri più esposti, alla valutazione preventiva di impatto sulla salute dei cittadini, al riposizionamento dell’immagine stessa di Taranto secondo i principi del moderno marketing territo­riale”.

Soggetto attuatore del Cis Taranto è Invitalia, che fa capo al Mef. Invitalia si è occupata in particolare del concorso internazionale di idee per il recupero e la valorizzazione della citta vecchia di Taranto, dell’analisi di fattibilità per la valorizzazione turistica e culturale dell’Arsenale militare, realizzato in collaborazione con i ministeri della Difesa e dei Beni culturali, delle azioni di accelerazione per alcuni interventi, tra cui la realizzazione del nuovo ospedale “San Cataldo” di Taranto, per la quale Invitalia è stata attivata dalla Regione Puglia-Asl Taranto come Centrale di Committenza.

Il Contratto di sviluppo per l’area di Taranto (compresi anche i Comuni di Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola), inizialmente stipulato per 33 interventi, ne comprende oggi 39 per un valore di 1.007 milioni di euro (+16,5% rispetto alla dotazione finanziaria iniziale). Invitalia ha fornito anche un quadro riassuntivo ad oggi del Cis.

Che comprende: 10 interventi conclusi per un valore di 92,3 milioni di euro; 9 interventi in realizzazione per un valore di 452 milioni di euro; 10 interventi in progettazione per un valore di 357 milioni di euro e 10 interventi in riprogrammazione per un valore di 105 milioni di euro.

Agi

Quanto potrà durare la pausa di riflessione del governo sulla Tav?

Sulla Tav Giuseppe Conte prende tempo e lancia la palla nel campo europeo. Dopo l’annuncio via Facebook di sabato con cui sui bandi (lunedì 11 c’era una scadenza da rispettare) di Telt ha di fatto deciso di non decidere, il premier italiano ha deciso di cominciare una serie di incontri per valutare tutte le possibilità di rettificare l’opera e, se possibile, rimandare le scelte definitive a dopo le elezioni europee del 26 maggio. Vedrà nei prossimi giorni Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue e il presidente francese, Emmanuel Macron, probabilmente in occasione del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo.

“Mentre scrivevo a Telt”, ha spiegato in un colloquio con il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio: “Ho avvertito di questa interlocuzione sia Juncker sia Macron trasmettendo la lettera e Telt e chiedendo di incontrarli per avviare un processo decisionale condiviso”. 

Conte ha ammesso che si tratta di un processo “complicato” ma si è detto “fiducioso di portarlo a buon fine”. Si è anche detto “molto soddisfatto” della risposta di Telt, che a suo dire “conferma come si possano avviare le dichiarazioni di interesse senza far partire i bandi di gara per alcuni mesi, senza il rischio di penali o di altri oneri per lo Stato e senza perdere i gli eventuali finanziamenti europei che servirebbero solo se l’opera andasse avanti”.

Leggi anche: La clausola di dissolvenza che ha consentito al governo di rimandare la decisione sulla Tav

Il premier ha assicurato che prima di prendere in mano il dossier non aveva “alcuna opinione sulla Tav: poi, ha raccontato, è arrivata l’analisi costi-benefici e il vertice con i vicepremier a cui si è presentato “da agnostico”.

“Ho assistito allo ‘stress test’ che l’analisi di governo subiva da Salvini e dai suoi, se non avesse retto avrei detto di sì a Salvini e di no a Di Maio”, ha assicurato il presidente del Consiglio. “Finché ci sarò io a Palazzo Chigi”, ha detto ancora al quotidiano diretto da Marco Travaglio, “non permetterò a nessuno di deviare le mie decisioni per ragioni di parte, ideologiche o affaristiche”.

Insomma, il governo sembrerebbe intenzionato a prendere tutto il tempo possibile per rinviare il momento delle scelte irreversibili. Nel tentativo di trovare un escamotage ancora più solido per evitarle queste scelte, almeno fino alle elezioni. Ma già da domani sulla durata di questa ‘pausa di riflessione’ è probabile che scatterà un nuovo confronto serrato tra Lega e M5s. Dice (al Corriere della Sera) Riccardo Molinari, capogruppo leghista alla Camera: “Credo che il premier abbia seguito la linea che da tempo gli avevamo suggerito. E cioè, quella di far partire la Tav lavorando in modo serrato per rivedere alcuni problemi connessi all’opera e per aumentare la quota del finanziamento europeo”. Ancora: “Se io leggo la lettera della Telt trovo scritto che domattina saranno pubblicati gli avvisi per presentare la candidatura, quelle che noi chiamiamo le manifestazioni di interesse”.

Una interpretazione forse diversa da quella che danno gli alleati Cinquestelle. Aggiunge Molinari: “È una fase del percorso di gara”, ha insistito, “c’è scritto chiaramente nella lettera della società. La quale espliciterà il fatto che se la procedura non avesse seguito, non ci saranno oneri per la società o per gli Stati, Italia e Francia. È quello che sostenevamo noi: far partire i bandi tenendo conto che le ‘clausole di dissolvenza’ ci danno alcuni mesi per mettere a punto la Tav così come la vogliamo”. 

Col Corriere ha parlato anche Matteo Salvini: “Per fermare i bandi occorre come minimo un atto del Consiglio dei ministri. Ma, come detto, i ministri della Lega un no ai bandi non lo potrebbe votare”. Ma il presidente del Consiglio avrebbe le prerogative per fermare da solo i bandi? Con la Telt “credo che abbia fatto la voce grossa. Detto questo, i bandi li può fermare soltanto o il Consiglio dei ministri oppure il Parlamento”. E secondo il leader leghista in Consiglio la Lega non potrebbe votare alcuno stop ai bandi”. 

Ancora il vicepremier: “Non ha senso fermare i bandi e perdere un bel trecento milioni di euro. È quello che la Telt anche oggi non si stanca di ricordarci”. Come procedere? “Ridiscutere l’opera tra di noi nel governo, con i tecnici e con il governo francese. Quella che ne uscirà sarà una nuova Tav”

Insomma, il governo prova a lanciare la palla in Europa in attesa di capire, forse, quali saranno i reali rapporti di forza tra i due alleati che usciranno dalle urne del 26 maggio. Forse allora, e solo allora, si potrà capire se la Torino-Lione vedrà mai la luce in fondo al tunnel.

Agi

Cosa hanno chiesto i sindacati in piazza al governo giallo-verde 

Cgil, Cisl e Uil hanno riempito piazza san Giovanni a Roma e ora chiedono al governo di ascoltare le loro richieste. Dal palco nessuno ha fornito cifre sui partecipanti ma i tre segretari generali hanno invitato l’esecutivo a contare i manifestanti e a rendersi conto che rappresentano 12 milioni di persone con idee e proposte per il Paese. “A chi governa questo Paese e va a incontrare chi protesta in altri Paesi diciamo che se hanno un briciolo di intelligenza ascoltino questa piazza e aprano il confronto: noi siamo il cambiamento”, ha dichiarato il leader della Cgil Maurizio Landini

“Qui oggi c’è l’Italia reale, lavoratori in carne ed ossa, persone che hanno fatto crescere e mandano avanti concretamente questo paese passo dopo passo. Niente a che vedere con gli slogan lanciati con i tweet e le dirette facebook. Ai professionisti della realtà virtuale diciamo: uscite dalla finzione, guardate queste bandiere”, ha detto la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan.

 “Mandate una foto” agli esponenti di governo – ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo – e vediamo se riusciranno a contarci. Abbiamo chiesto un confronto, stiamo aspettando che ci chiamino. Non possono essere autoreferenziali, questa piazza la devono ascoltare”. E se l’esecutivo giallo-verde non darà risposte, i tre leader assicurano che la mobilitazione proseguirà: “Dopo questa giornata, se il governo ha un minimo di saggezza, dovrebbe aprire un tavolo di trattativa, ma se non dovesse succedere sappia che noi ci non fermeremo e andremo avanti finché non porteremo a casa quello che abbiamo chiesto”, ha affermato Landini. 

“Siamo determinati e diventeremo determinanti”, ha sottolineato Barbagallo. “​Il governo si fermi e cambi la sua linea economica”, ha avvertito Furlan. I sindacati chiedono investimenti per rilanciare l’economia, politiche per il Mezzogiorno, una riforma fiscale che appiani le disuguaglianze, una riforma vera delle pensioni, la garanzia degli ammortizzatori sociali, più risorse per sanità, welfare, istruzione, scuola. In una parola, dare “futuro al lavoro”, come recita lo slogan scelto per la giornata. 

Il vicepremier Luigi Di Maio ha risposto alle critiche definendo “un po’ singolare” che si scenda in piazza contro quota 100 quando non lo si era fatto contro la legge Fornero; osservazione già contestata da Cgil, Cisl e Uil, che hanno indetto scioperi e – ha detto oggi Barbagallo – fatto picchetti sotto Montecitorio. Quanto alla realtà virtuale, per Di Maio era “quella dei governi precedenti che hanno massacrato tutto quello che gli italiani avevano sull’altare dell’austerity: risparmi, lavoro, imprese”.

A nome del M5s Maria Pallini, capogruppo alla Commissione Lavoro alla Camera, ha affermato che la manifestazione non era “contro il governo, ma contro i cittadini italiani che lo scorso 4 marzo hanno votato per il cambiamento. Un cambiamento che deve necessariamente coinvolgere anche i sindacati che ormai difendono un sistema marcio di privilegi”. 

A sostegno di Cgil, Cisl e Uil hanno partecipato al corteo numerosi esponenti del Pd e di Leu: “In piazza contro un governo che sta devastando il Paese”, ha spiegato il candidato alla segreteria del Partito democratico, Maurizio Martina. “Giustamente l’Italia si sta mobilitando”, ha osservato l’altro candidato Nicola Zingaretti

Agi

Ecco come cambiare l’auto e avere gli incentivi del governo

Approvato in Legge di Bilancio il maxi-emendamento che dal primo marzo introdurrà incentivi sulle auto elettriche e un sistema di malus per i mezzi più inquinanti. La misura, approvata con 167 sì, 78 no e tre astenuti, dovrà ancora passare formalmente al vaglio della Camera e introduce anche incentivi sull’acquisto di colonnine private per la ricarica, di cui sarà possibile detrarre fino al 50 per cento del costo sulle spese di posa in opera.

Ecobonus

Ne ha diritto chi acquista e immatricola, tra il 1 marzo 2019 e il 31 dicembre 2021, automobili con emissioni di anidride carbonica entro i 70 g/km che non costino più di 50 mila euro senza Iva. Il bonus è progressivo e stanzia 4.000 euro per le auto con emissioni di CO2 entro i 20 g/km e 1.500 euro entro i 70 g/km, che saranno erogati direttamente dalla concessionaria togliendoli dal costo complessivo. Rottamando le vecchie classi Euro dall’1 al 4, l’incentivo salirà a 6.000 euro per la prima fascia e 2.500 euro per la seconda.

Soggetto a esaurimento, per il bonus sono stanziati 60 milioni di euro per il primo anno e 70 per i due successivi.

Ecotassa

Per tutte le auto con valori di CO2 superiori a 160 g/km acquistate e immatricolate tra il 1 marzo 2019 e il 31 dicembre 2021 scatta l’ecotassa una tantum, che si somma agli altri adempimenti già previsti e deve essere pagata tramite F24.

Anche in questo caso progressiva, l’ecotassa introduce quattro fasce di consumo: 1.100 euro dai 161 g/km fino ai 175 g/km; 1.600 euro fino ai 200 g/km; 2.000 euro fino ai 250 g/km e 2.500 euro per i veicoli con emissioni superiori ai 250 g/km.

Nel primo semestre del 2018 le auto elettriche vendute in Italia sono state solo cinquemila, contro le 36.500 unità vendute dalla Norvegia, capofila europea. In totale le vendite di automobili elettriche, ibride o a metano nel Paese sono state il 7 per cento del totale, soprattutto a causa della mancanza di incentivi, come rilevato dalla ricerca della società di analisi Ev-VOlumes.

A novembre, Fiat Chrysler – che al momento non vende automobili elettriche o ibride in Italia – aveva annunciato un investimento di 5 miliardi di euro tra il 2019 e il 2021 per creare la prima 500 elettrica, come riporta La Stampa. I primi modelli dovrebbero uscire dallo stabilimento di Mirafiori all’inizio del 2020.

 

Agi News

Manovra: Governo avanti su quota 100 e reddito, conferma tempi

Il Governo tira dritto sui capisaldi della manovra economica al termine di incontri tecnici a Palazzo Chigi. Una nota della Lega e fonti M5s confermano che 'quota 100', sul fronte pensioni, e il reddito di cittadinanza partiranno nei tempi stabiliti.

"Incontro positivo questa sera tra il presidente Giuseppe Conte, i sottosegretari Giancarlo Giorgetti, Claudio Durigon, Laura Castelli, Massimo Garavaglia e rappresentanti della ragioneria dello Stato e dell'Inps – si legge, infatti in una nota della Lega – alla luce delle tabelle fornite è possibile confermare gli obiettivi politici della manovra sullo smantellamento della legge Fornero che partirà senza penalità e nei tempi già previsti. Inoltre sono confermati i finanziamenti per il triennio". 

Al termine dell'incontro di oggi con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e la Ragioneria dello Stato, vengono confermati gli obiettivi della manovra sul reddito di cittadinanza che partirà nei tempi stabiliti. Confermato anche il taglio delle pensioni d'oro, si apprende da fonti M5s.

Agi News

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi

Sei mesi di governo M5s-Lega. A 180 giorni dal giuramento, l'esecutivo di Giuseppe Conte si trova davanti allo scoglio più difficile e delicato, ovvero il percorso che porterà all'approvazione della legge di bilancio.

Nato dall'unione di due partiti con programmi diversi, contrapposti alle scorse elezioni politiche, il "governo del cambiamento" si presenta davanti alla 'prova' della manovra reduce da un percorso a tratti accidentato, spesso costellato da frizioni e tensioni interne che hanno spesso evidenziato le divisioni tra i due azionisti della maggioranza.

Divergenze che hanno riguardato temi più ampi, come la realizzazione delle infrastrutture (Alta velocità Torino-Lione e gasdotto Tap) e la gestione dei rifiuti (M5s e Lega si dividono sull'uso dei termovalorizzatori), ma anche provvedimenti specifici.

Il partito di Matteo Salvini ha inizialmente contestato ai 5 Stelle la parte del decreto emergenze sul condono a Ischia, mentre il capo politico dei pentastellati Luigi Di Maio ha puntato il dito contro la "manina" leghista responsabile di aver cambiato il decreto fiscale.

Altri fronti di scontro sono stati il disegno di legge anticorruzione contenente la riforma della prescrizione voluta dal ministro della Giustizia 5 stelle Alfonso Bonafede e il decreto sicurezza e immigrazione che porta il nome del ministro dell'Interno Salvini, con il governo che ha blindato il testo ponendo la questione della fiducia sia al Senato che alla Camera per superare la contrarietà dei dissidenti 5 stelle.

Diverse le contrapposizioni e gli 'incidenti' parlamentari, il governo però ha retto alle spinte centripete di due partiti i cui leader prima del voto avevano pubblicamente assicurato che non si sarebbero mai alleati.

A volte le tensioni sono state risolte evocando il rispetto del contratto di governo. Spesso grazie al confronto e al buon rapporto tra i due vice premier. Negli ultimi mesi, qualcosa nell'intesa, anche personale, tra Di Maio e Salvini è sembrato incrinarsi. In questo contesto ha assunto maggiore importanza il ruolo di mediazione del presidente del Consiglio, figura 'terza' di professore universitario, anche se indicata dai 5 stelle.

Anche nella fase ultima di confronto e scontro con la commissione europea, che ha bocciato la manovra italiana, Conte – libero dal ruolo di leader di partito con le elezioni europee alle porte – ha messo in campo doti di mediatore che hanno permesso portare avanti il negoziato per un dialogo con l'Ue. Un confronto costruttivo intessuto durante i tre Consigli europei dell'autunno e culminato con la cena con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker del 24 novembre che ha riaperto la trattativa sulla manovra.

La Manovra

In breve

  • Rapporto Deficit/Pil al 2,4%
  • Apertura del negoziato con l'Ue per evitare la procedura di infrazione

L'accordo è che il rapporto tra deficit e Pil sarà al 2,4% per tre anni (nei giorni successivi si deciderà di farlo scendere al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021). Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza, fondo ad hoc di 1,5 miliardi per "i truffati delle banche", superamento della Fornero, pace fiscale, flat tax al 15% per oltre un milione di partire Iva. Da quel giorno si è aperto un conflitto con Bruxelles, con il presidente della Commissione Europea, Juncker, e il commissario Ue agli Affari economici, Moscovici, in prima linea nel chiedere subito modifiche alla manovra sul deficit e la riduzione del debito.

Scambi di accuse tra entrambi e il ministro dell'Interno, un muro contro muro che ha causato l'aumento dello spread (il differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi è arrivato a superare i 330 punti), la sofferenza dei titoli bancari con il conseguente richiamo del presidente della Bce, Draghi a rispettare le regole.

Un muro contro muro che si è risolto con la bocciatura della manovra da parte delle istituzioni europee. La svolta l'hanno impressa il presidente del Consiglio, Conte, e il ministro dell'Economia Tria. Entrambi hanno lavorato sotto traccia per trovare una soluzione. Soprattutto il primo, avocando a sé il diritto di trattare con la Ue, ha portato sul tavolo di Juncker un dossier con il piano di investimenti e le riforme che l'esecutivo intende attuare. Con lo scopo di ottenere un segnale di fiducia. "Non siamo in guerra con l'Italia", il messaggio di Juncker. Di Maio e Salvini (pressato da Giorgetti) hanno preso la palla al balzo per dire che "non siamo attaccati ai numerini, noi vogliamo difendere gli italiani, non e' un problema di decimali". I numeri del rapporto deficit/Pil possono cambiare (si parla del 2,2%), si sta studiando come rimodulare le misure – reddito di cittadinanza e 'quota 100' – a cui pero' M5s e Lega non vogliono rinunciare. La missione e' quella di evitare la procedura di infrazione.

Reddito di cittadinanza e Legge Fornero

 

In breve

  • Stanziati 9 miliardi per il reddito di cittadinanza
  • Stanziati 6,7 per Quota 100

Con la legge di bilancio i due soci di maggioranza si giocano la loro credibilità rispetto alle promesse del contratto. I due cavalli di battaglia, ovvero il reddito di cittadinanza dei pentastellati e quota 100 per l'anticipo pensionistico cara alla Lega, non hanno ancora visto la luce.

Nel disegno di legge di Bilancio è stato stanziato un fondo di 9 miliardi l'anno dal 2019 per il reddito e la pensione di cittadinanza, rinviando a uno specifico provvedimento l'attuazione della misura che la Lega vorrebbe trasformare in uno sgravio per le imprese. Per accedere alla pensione anticipata con quota 100, ovvero la somma dell'età anagrafica e contributiva, il governo ha stanziato 6,7 miliardi per il prossimo anno che diventerebbero 7 a regime. Anche in questo caso la definizione della misura è rinviata a un provvedimento attuativo.

I due interventi rischiano però di essere 'sgonfiati', rispetto alle promesse, nel braccio di ferro tra il governo italiano e l'Unione europea. Per far fronte alle richieste di Bruxelles, che ha bocciato la manovra da 37 miliardi di cui 22 in deficit, l'esecutivo gialloverde punta a rimodulare le due misure, agendo, da un lato, sui vincoli per quota 100 in modo da ridurre la platea delle adesioni e, dall'altro, sui tempi di avvio del reddito di cittadinanza che potrebbe essere rinviato ad aprile. Una strada che consentirebbe di risparmiare tra i 3 e i 4 miliardi rispetto ai 16 miliardi stanziati.

Il ponte di Genova, Ischia e i terremotati

In breve

  • Nomina di un commissario per la ricostruzione: Marco Bucci, sindaco di Genova
  • Stanziati 360 milioni per 12 anni

Nei primi sei mesi dell'esecutivo M5s-Lega a guida Giuseppe Conte c'è anche la vicenda, dolorosa, legata al crollo del Ponte Morandi sull'A10 a Genova, avvenuto il 14 agosto. Le misure decise dal governo sono indicate come "decreto Genova", ma in realtà alla città la legge dedica meno di un terzo degli articoli, 16 su 46. Perché gli altri sono relativi a interventi nel centro Italia e sull'isola di Ischia, per i terremoti del 2016 e 2017. Le questioni più contrastate dalle opposizioni con centinaia di emendamenti in commissione e in Aula hanno riguardato la demolizione e ricostruzione del ponte genovese, la gestione delle pratiche di condono pendenti a Ischia e lo smaltimento dei fanghi di depurazione.

C'è un commissario per il Morandi, il sindaco di Genova Marco Bucci, incarico di 12 mesi rinnovabili per 3 anni. I lavori di demolizione dei due monconi del ponte Morandi inizieranno a metà dicembre, la costruzione del nuovo ponte ad aprile. Obiettivo è averlo, o almeno vederlo realizzato e in attesa di via libera all'esercizio, per Natale 2019. A pagare le spese sarà Autostrade in quanto "responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell'infrastruttura concessa".

E in caso di non pagamento o ritardo, provvederà un meccanismo di anticipazioni da parte dello Stato, complessivamente 360 milioni, pari a 30 milioni annui fino al 2029 come garanzia per l'avvio delle attività. E il ripristino non potrà essere affidato ad Autostrade o sue controllate se prima non sarà chiaro se la società sia stata o meno gravemente inadempiente sulla concessione, rispetto al crollo del ponte. Quanto a Ischia, il condono è rientrato dalla porta principale, l'Aula del Senato, dopo il blitz che in commissione con l'ok bipartisan a un emendamento di FI ne aveva ridotto sensibilmente la portata. Ora, per gli immobili danneggiati dal terremoto in 3 Comuni di Ischia si prevede che entro 6 mesi le amministrazioni dovranno rispondere alle richieste di sanatoria ancora pendenti applicando il condono 'tombale' del 1985 e quelli del '97 e 2003.

Alitalia, Tim e Anas

 

In breve

  • Offerta vincolante di Fs per Alitalia
  • Aggregare Oper Fiber e Tim per una rete unica
  • Cancellazione della fusione tdi Fs e Anas
  • Nuovo vertice all'Agenzia spaziale italiana

Il governo ha intenzione di rilanciare Alitalia e dopo una serie di colloqui con potenziali partner industriali, il via libera è stato dato all'offerta vincolante presentata da Fs. Sarà ora nel prossimo piano industriale della società ferroviaria che si conoscerà nel dettaglio il futuro di Alitalia. Sarà presumibilmente pronto entro fine gennaio, e nel frattempo l'ad di Fs Gianfranco Battisti sta definendo le strategie della compagnia dal 2019 in poi: sembra scontato che nel nuovo piano si prevederanno treni veloci negli aeroporti e prime sinergie sull'orario.

Dopo l'ok dei commissari straordinari all'integrazione, la 'partita' con Fs entra dunque nel vivo: continua intanto il dialogo con diversi soggetti tra cui Easyjet e potrebbe tornare alla ribalta anche un coinvolgimento di Lufthansa. Ad ogni modo, l'obiettivo del Governo e' quello di avviare un progetto integrato di mobilità del Paese e per far questo, ha spiegato Battisti, potrebbe essere creato un sistema che metta in collegamento porti, aeroporti e stazioni.

Altro dossier sul tavolo del governo è la rete unica: si punta a incentivare l'aggregazione fra quella di Tim e quella di Open Fiber, il player pubblico (50% Cdp, 50% Enel). Ancora non si conoscono i dettagli dell'operazione, che potrebbe anche delinearsi nella legge di bilancio. Attualmente ci sono emendamenti presentati che incentivano anche la nascita della newco con un sistema tariffario incentivante sul modello Rab di Terna e Snam. L'obiettivo è quello di varare una rete tlc unica nazionale, ossia di dotare il Paese di una rete infrastrutturale a banda ultralarga. Anche in questa chiave si legge l'avvicendamento ai vertici di Tim dove sulla poltrona di amministratore delegato è stato chiamato Luigi Gubitosi al posto di Amos Genish, fortemente voluto dal primo azionista di Tim, Vivendi, da sempre contraria allo scorporo della rete.

Grande rivoluzione anche all'Anas, con le dimissioni di Armani. Il governo Gentiloni puntava ad una grande fusione tra Fs e Anas, sul quale soprattutto i grillini hanno espresso sempre forti critiche arrivando alla conclusione che tale operazione servisse soltanto ad aumentare lo stipendio dei supermanager statali e a far uscire l'Anas fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. Per il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, l'Anas deve occuparsi ora "solo della gestione, costruzione, manutenzione e messa in sicurezza delle strade".

Infine, uno scossone è stato dato anche all'Asi, l'Agenzia Spaziale Italiana, che è stata commissariata: l'ex presidente Roberto Battiston ha dovuto cedere il posto all'astrofisico Piero Benvenuti che è entrato come commissario straordinario dell'ente. Come ogni colpo di scena che si rispetti, anche questa decisione ha sollevato un mare di polemiche.

Anticorruzione

In breve

  • Riforma della prescrizione
  • 'Daspo a vita' per i corrotti
  • Agente sotto copertura
  • Utilizzo di trojan per le intercettazioni.

Il disegno di legge anticorruzione, rinominato 'spazzacorrotti' da Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede, è uno dei provvedimenti bandiera del Movimento 5 stelle. Oltre alla riforma della prescrizione, prevede il cosiddetto 'Daspo a vita' per i corrotti, la figura dell'agente sotto copertura, l'utilizzo di trojan per le intercettazioni. Sono inoltre previste norme più stringenti su partiti e movimenti politici.

Approvato dalla Camera il 22 novembre dopo un iter travagliato, il ddl è ora all'esame del Senato, dove i pentastellati puntano a ripristinare il testo originario dopo l'incidente che si e' verificato in Aula a Montecitorio, con il governo che e' stato battuto su un emendamento a scrutinio segreto che ammorbidisce di molto il reato di peculato e che ha dato il via a una spaccatura interna alla maggioranza, con accuse e sospetti reciproci tra alleati di governo.

E' stato necessario un vertice a tre, tra i due vicepremier e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per superare la spaccatura. Ma si è trattato solo dell'ultimo episodio in ordine di tempo: tutta la strada del ddl è stata infatti in salita, sin dall'approvazione del provvedimento in Cdm, dove non è passata inosservata l'assenza del vicepremier e titolare del Viminale, Matteo Salvini. Sono state molteplici le battute di arresto, gli accordi siglati e poi saltati tra M5s e Lega, il necessario e continuo intervento dei leader in persona per recuperare l'intesa, ad esempio sulla riforma della prescrizione.

I 5 stelle hanno infatti voluto inserire in corso d'opera lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio nonostante la ferma contrarietà degli alleati. Contrarietà superata solo dopo un vertice a palazzo Chigi, con i leghisti che hanno ottenuto il rinvio al 2020 dell'entrata in vigore della riforma. Tensioni proseguite fino all'ultimo, con i deputati M5s in piedi in Aula ad applaudire l'approvazione del ddl a cui ha fatto da contraltare la freddezza leghista. Il via libera finale è atteso entro il 2018.

Sicurezza

 

In breve

  • Abolito il permesso umanitario 
  • Nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza
  • Stretta alle leggi antiterrorismo
  • Daspo sportivo ai sospetti terroristi
  • Via la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo 
  • Maggiori poteri ai Comuni

Un iter parlamentare complicato e spesso in salita, con tensioni all'interno del governo e fibrillazioni tra i 5 stelle destinate però ad infrangersi contro il muro innalzato da Matteo Salvini, che non ha concesso alcun passo indietro agli alleati di governo. è la cornice che accompagna il via libera definitivo al decreto Sicurezza, provvedimento bandiera della Lega giunto al rush finale in zona Cesarini: diventerà legge a pochissimi giorni dal rischio scadenza. Il decreto segna anche un primato per il governo Conte: è infatti il primo provvedimento che affronta le aule parlamentari blindatissimo, licenziato con una doppio voto di fiducia, prima al Senato e poi alla Camera.

Approvato all'unanimità dal consiglio dei ministri a fine settembre, il decreto modifica la normativa in materia di accoglienza dei profughi, abolendo il permesso umanitario. Introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Imprime una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo. E concede maggiori poteri ai Comuni.

Quanto al sistema Sprar, è stato notevolmente ridimensionato. Il decreto rientra in un piu' ampio 'pacchetto sicurezza', dove figura un altro cavallo di battaglia leghista: la legittima difesa. Approvata dal Senato a fine ottobre, anche questa riforma ha creato alcune tensioni nella maggioranza, con i pentastellati che inizialmente hanno tentato di 'attenuarne' le norme per poi 'riallinearsi'. Il provvedimento ha incassato anche i voti di Forza Italia e FdI. La difesa è sempre legittima e non è punibile chi si è difeso in "stato di grave turbamento", sono i punti principali della riforma che ora dovrà essere approvata dalla Camera. Infine, è iniziata i primi di settembre la sperimentazione del taser, la pistola ad impulsi elettrici, in dotazione alla polizia municipale di 12 comuni italiani (Genova, Torino, Milano, Padova, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Caserta, Napoli, Brindisi, Palermo e Catania). La norma e' contenuta nel decreto Sicurezza.

Migranti

In breve

  • Riduzione del numero degli sbarchi
  • Nuovo contratto per la gestione del'accoglienza

"Buon viaggio, possono andare dove vogliono gli amici delle Ong ma in Italia non arrivano". E' il refrain del ministero dell'Interno, Matteo Salvini, che sulla linea dura sui migranti non ha esitato a polemizzare con Malta e con la Francia. Non ha mancato di attaccare Macron per la vicenda dei profughi riportati in territorio italiano dalla gendarmeria francese, come avvenuto a Claviere, oppure di criticare La Valletta, accusata di aver abbandonato un gommone con 150/200 immigrati in mezzo al Mediterraneo e in direzione dell'Italia. "A Bruxelles sono troppo impegnati a scrivere letterine contro l'Italia per occuparsi di questi problemi", ha commentato il titolare del Viminale.

E l'aggiornamento sui flussi migratori registrati dice che "l'anno scorso erano arrivate via mare 117 mila persone, oggi siano fermi a 23 mila". Gli sbarchi sono intorno all'81% in meno rispetto a un anno fa. Dal primo gennaio al primo giugno 2018 ci sono stati 13.589 migranti sbarcati; nello stesso periodo di un anno fa erano stati 60.228, quindi un calo di quasi il 78%. Gli sbarcati dal primo gennaio al 4 novembre scorso sono stati 22.167, contro i 114.356 dello stesso periodo di un anno fa, per l'appunto un calo di quasi l'81%. Se si prende il solo periodo riferito a questo governo, dal primo giugno al 4 novembre si sono registrati 8.468 sbarchi, contro i 54.128 dello stesso periodo di un anno fa.

Nei centri di accoglienza 183.732 ospiti a gennaio, 167.723 a giugno, 148.875 al 15 ottobre. Le domande di asilo sono passate da circa 100.000 a quasi 40.000. A proposito di strutture di accoglienza, ad esempio il primo gennaio 2018 il Cara di Mineo ospitava 2.585 migranti, che oggi sono scesi a 1.726. Il calo è del 33% e si e' accompagnato a una progressiva riduzione dei costi.

Il contratto in vigore il primo di gennaio 2018 prevedeva una spesa da 33,06 euro a testa al giorno per migrante, per un costo quotidiano di 85.460 euro. A ottobre è entrato in vigore un nuovo contratto, con una spesa giornaliera scesa a circa 22 euro per migrante al giorno. Con le presenze attuali, il costo quotidiano è di 37.972 euro. Se ci fosse già in vigore il nuovo capitolato previsto da Salvini, la spesa scenderebbe ulteriormente. La base d'asta, infatti, sarà di 19,33 euro per migrante al giorno, con un esborso complessivo quotidiano massimo (ipotizzando le presenze attuali) da 33.364 euro. Ed è evidente che l'appalto sarà aggiudicato a un costo più basso di 19,33 euro, con ulteriore risparmio.

Rai

 

In breve

  • Nomina di presidente e ad
  • Nomina dei nuovi direttori di testata

La coincidenza ha voluto che andasse in scadenza il Cda scelto con la precedente legge e con il precedente governo a trazione Pd-renziana. E cosi' la nomina del nuovo organismo di gestione del servizio pubblico radiotelevisivo è stato il primo impegno, anche se direttamente il governo ha detto la sua – per legge – solo su due dei sette componenti del Cda: gli altri 5 sono stati scelti dal Parlamento (due per parte da Senato e Camera) e dai dipendenti Rai. I due nomi del governo sono stati quelli di Marcello Foa e, tramite il Tesoro che è l'azionista di riferimento Rai con il 99 e passa per cento, Fabrizio Salini, chiamato ad essere l'amministratore delegato (figura che subentra al direttore generale della precedente governance).

In Parlamento, secondo uno schema legato all'alleanza M5s-Lega, Beatrice Coletti (M5s), Igor De Biasio (Lega Nord), poi c'è Giampaolo Rossi, considerato vicino a Fratelli d'Italia. Formazione questa che ha consentito a Lega e M5s di avere i voti necessari, assieme a quelli di Forza Italia in seconda battuta, per il via libera in commissione di Vigilanza a Marcello Foa (dopo un primo stop perche' mancavano appunto i voti forzisti) alla presidenza di viale Mazzini in seguito all'indicazione in tal senso a maggioranza in Cda. Di questo fanno parte anche Rita Borioni (in quota Pd) e Riccardo Laganà (tecnico del montaggio eletto dai dipendenti Rai).

A cascata, dal Cda ecco le nomine alle direzioni dei tg: Giuseppe Carboni, appoggiato da M5s, al Tg1; Gennaro Sangiuliano, in quota Lega e sostenuto da FI, al Tg2; Giuseppina Paterniti, proposta da M5s, al Tg3. Al Gr e Radio Rai è stato spostato Luca Mazza (dal Tg3 e dato in quota Pd), mentre alla Tgr e' andato Alessandro Casarini, dato come vicino alla Lega. E, nella logica dello spoil system, dopo quelle ai tg, arrivano le nomine alle reti: Teresa De Santis, con il sostegno della Lega a Rai1; Carlo Freccero, molto apprezzato da M5s, che torna – da pensionato e per un anno – a Rai2; conferma invece per Stefano Coletta, considerato vicino alla sinistra.

Vaccini

In breve

  • Obbligo vaccinale su base regionale
  • Piano speciale per il morbillo

L'obbligo vaccinale per i bambini è un'esagerata coercizione o una sacrosanta misura sanitaria di prevenzione? Su questo dilemma si sono consumati i primi sei mesi di governo gialloverde in tema sanità. La ministra Giulia Grillo, che peraltro è un medico, ha dovuto districarsi tra gli appelli unanimi della comunità scientifica a non abolire la legge Lorenzin, che fissa a 10 i vaccini obbligatori pena l'esclusione del bimbo dal nido o, per i più grandi, salate multe per i genitori, e la piccola ma agguerrita frangia no-vax, che si fa sentire sui social ma che trova sponde anche negli stessi 5 stelle.

E se già a giugno persino Matteo Salvini sentenziava che "dieci vaccini obbligatori sono inutili e dannosi", pediatri, medici e infettivologi sottolineavano a gran voce: "Abolire l'obbligo sarebbe irresponsabile, le coperture sono aumentate e la legge ha funzionato". La prima deadline era quella del 10 luglio, data entro la quale, come previsto dalla legge Lorenzin, occorreva presentare i certificati alle Asl. Ma solo in meno della metà delle regioni era partita l'anagrafe vaccinale, indispensabile per i controlli incrociati. Per questo il 5 luglio è stata pubblicata la circolare Grillo-Bussetti, che consentiva ai presidi di "accontentarsi" dell'autocertificazione, sollevando un vespaio di polemiche.

L'obiettivo dichiarato è quello di superare l'obbligo come concepito dalla Lorenzin: la legge incardinata in Senato prevede infatti un obbligo "flessibile", pensato per singoli vaccini e regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici. Proprio tenendo conto dei dati ancora allarmanti (nei primi nove mesi del 2018 quasi 2.300 malati, con due morti), è allo studio in particolare un nuovo piano contro il morbillo, che prevede l'offerta vaccinale per 800 mila giovani e adolescenti, anche attraverso un sistema premiale ancora tutto da studiare (agevolazioni all'università, ad esempio, o nell'iscrizione nei centri sportivi, o persino per i punti della patente).

Sgomberi

 

In breve

  • Accelerazione nelle demolizioni

Un'accelerazione negli sgomberi di alloggi e luoghi anche pubblici occupati abusivamente e nell'esecuzione di provvedimenti di demolizione di costruzioni abusive confiscate e sequestrate o passate nella disponibilità di enti pubblici. C'è anche questo nel primo semestre di attività del governo gialloverde M5s-Lega.

Nel giro di pochi giorni l'attenzione mediatica è stata attirata da quanto avvenuto a Roma. Dapprima il via alle demolizioni da parte del Comune di Roma di una schiera di abitazioni nella zona del Quadraro riconducibili al clan Casamonica, con una mega operazione che ha visto impegnati 600 appartenenti al Corpo della Polizia di Roma Capitale arrivati sul posto all'alba, con il sindaco Virginia Raggi, e dove dopo sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dell'Interno Matteo Salvini hanno ribadito il ripristino della legalità. Poi, in territorio di Frascati ai confini con quello della capitale, i bulldozer dell'Esercito hanno ridotto in macerie una villa, disabitata, anche questa appartenente alla famiglia Casamonica. E anche qui il titolare dell'Interno è stato netto nel dichiarare che l'azione del governo non avrà sosta nella lotta all'abusivismo e nell'attacco alle proprietà frutto del malaffare.

Campagna 'plastic free'

 

In breve

  • Riordino delle competenze
  • Messa al bando delle plastiche monouso

Nell'agosto 2018 è diventato legge il decreto per il riordino dei Ministeri. Nel testo, le competenze in materia di Terra dei Fuochi sono passate dal dicastero dell'Agricoltura all'Ambiente, con particolare riferimento a quelle sulle bonifiche delle discariche scoperte che inquinano le falde e il terreno rendendo pericolose le coltivazioni ad uso alimentare. Ancora, con la nuova legge il Ministero assume competenze sull'economia circolare e dissesto idrogeologico. Su quest'ultimo aspetto, passano al ministero dell'Ambiente le competenze sul dissesto che nel 2014 andarono alla struttura di missione di Palazzo Chigi.

E' stata lanciata la campagna "plastic free" per la messa al bando dell'uso della plastica, in particolare la monouso, anche nelle amministrazioni pubbliche a cominciare dal ministero dell'Ambiente. Infine, il ministro Sergio Costa, alla guida del dicastero, ha portato a casa il decreto sulla commissione Via/Vas che ridefinisce i criteri di selezione dei componenti della Commissione Tecnica di Verifica dell'impatto ambientale.

Precari

 

In breve

  • Bonus per le assunzioni stabili degli under 35
  • Stretta sui contratti a terine
  • Stretta sulle delocalizzazioni

Il decreto Dignità è stato approvato in via definitiva dal Senato il 7 agosto scorso sostanzialmente per modificare alcune norme sul mondo del lavoro previste dal Jobs Act. Il provvedimento prevede, tra le altre misure, l'estensione al 2021 del bonus per le assunzioni stabili degli under 35, una stretta sui contratti a termine e sulle delocalizzazioni, nuove disposizioni sui contratti in somministrazione e l'aumento delle indennità in caso di licenziamento illegittimo. Il decreto contiene, inoltre, la disciplina dei nuovi voucher per i piccoli alberghi e il settore agricolo, multe più salate per chi viola il divieto di sponsorizzazioni e pubblicità dei giochi d'azzardo, il messaggio "nuoce gravemente alla salute" apposto su gratta e vinci e slot. 

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