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Sempre più digitali i clienti delle banche italiane

AGI – Digitalizzazione dei servizi e sicurezza dei clienti per le banche operanti in Italia vanno di pari passo: aumenta, infatti, l’utilizzo dei canali digitali e parallelamente si rafforza l’impegno del Mondo Bancario contro i crimini informatici grazie alle iniziative perseguite, in risposta alle restrizioni derivanti dal Covid-19, anche in collaborazione con le associazioni dei consumatori.

L’UTILIZZO DEI CANALI DIGITALI NEL 2020
Dall’indagine contenuta nel decimo Rapporto annuale realizzato da Abi Lab, il Consorzio per la ricerca e l’innovazione per la banca promosso dall’Abi, che fa il punto sullo sviluppo e sulle potenzialità del Digital Banking emerge che per le banche intervistate i clienti attivi su Mobile sono cresciuti del 15% nel 2020. A trainare la tendenza i clienti che accedono al Mobile Banking da app (applicazioni) per smartphone. In crescita del 56% anche il volume totale delle operazioni dispositive su Mobile Banking: tra queste, bonifici e giroconti +72%. Complessivamente nel campione oggetto di analisi il PC è ancora il canale che registra più volumi (173 milioni di operazioni dispositive nel 2020) sebbene il Mobile (con 171 milioni) si stia avvicinando sempre più al sorpasso.

Inoltre, l’impatto della pandemia si è tradotto in un aumento degli accessi medi mensili per il cliente, rispettivamente +31% per il Mobile e +14% per l’Internet Banking. Tutti gli istituti del campione offrono servizi tramite Internet Banking e app per smartphone, il 40% offre app anche sui tablet e il 16% sui dispositivi indossabili (wearable).

DA OGNI BANCA IN MEDIA 2,6 APP
Mediamente ogni banca offre 2,6 app (a campione costante il 76% ha mantenuto invariato il numero, il 12% lo ha aumentato e il 12% lo ha diminuito). Infatti, oltre che con app “classiche”, le diverse funzionalità possono essere offerte anche con app ad hoc focalizzate su determinate funzionalità e segmenti di clientela. Relativamente ai sistemi operativi, la totalità delle app censite è fruibile sia da IoS che Android. Sia per le app di Mobile Banking che per i portali di Internet Banking lo studio sottolinea una forte attenzione per le funzionalità legate ai Pagamenti, in particolare i bonifici istantanei, già offerti dal 52% delle banche e gli strumenti di gestione finanza personale (57% già disponibili da app, 52% da Internet Banking). L’area del comparto del credito si conferma l’ambito in cui l’offerta via Internet Banking è più sviluppata rispetto a quella tramite app, basti pensare che le funzionalità collegate alla gestione dei prestiti e dei mutui sono proposte rispettivamente dal 43% e dal 33% del campione.

Sempre più banche offrono servizi basati su piattaforme API (Application Programming Interface), in particolare finalizzate all’aggregazione di informazioni: il servizio di aggregazione conti (Account Aggregation) è offerto dal 19% delle realtà sul Mobile e un altro 33% si aggiungerà entro la fine dell’anno; da PC è attivo il 14% a cui si aggiungerà un 24%.

CRESCONO GLI INVESTIMENTI DIGITALI DELLE BANCHE
La forte attenzione del mondo bancario per Internet e Mobile Banking trova conferma anche nelle previsioni di investimento per il 2021: il 75% delle banche intervistate ha segnalato un aumento per il Mobile (nel 21% dei casi un forte aumento) e il 41% per l’Internet Banking (8% in forte aumento). Le aree su cui vengono canalizzati maggiormente gli sforzi sono il miglioramento dell’esperienza utente, l’efficientamento dei sistemi e la sicurezza informatica. Nell’ambito delle strategie di sviluppo dell’offerta digitale assume un ruolo rilevante la collaborazione con le Fintech, già attiva per il 58% del campione (con un ulteriore 13% entro il 2021).

L’IMPEGNO DELLE BANCHE CONTRO I CRIMINI INFORMATICI
Si rafforza ulteriormente l’impegno del mondo bancario nella lotta ai crimini informatici, attraverso presidi tecnologici, iniziative di formazione del personale e campagne di sensibilizzazione della clientela. In quest’ottica, a supporto ulteriore di questo impegno, l’Abi e 17 Associazioni dei consumatori hanno inviato una lettera all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni  per sollecitare un maggiore coordinamento nel contrasto alle frodi informatiche. In questi mesi di emergenza Covid sono state portate avanti una serie di iniziative volte a supportare gli operatori del settore finanziario e a rilevare nuove possibili minacce. Tali attività si affiancano alle iniziative delle banche, che numerose hanno attivato campagne di sensibilizzazione rivolte ai dipendenti proprio per sollecitare l’attenzione sulle misure da adottare nel lavoro tra le mura domestiche.

Dall’ultimo studio di Abi Lab sulla sicurezza emerge che la maggior parte delle banche intervistate ha indicato un aumento della spesa per il 2021 destinata sia alla sicurezza dei canali remoti, sia al rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e protezione interni alla banca.

I CONSIGLI AGLI UTENTI
La sicurezza informatica, tuttavia, passa anche attraverso la collaborazione dei clienti delle banche. Per operare online in modo comodo e sicuro, infatti, è importante seguire alcune semplici regole: cambiare periodicamente la password dell’email, dei social network, dell’internet banking e dei siti per gli acquisti online; aprire solo le email provenienti da indirizzi noti; accedere a Internet solo dal proprio computer; installare o aggiornare l’antivirus; contenere la diffusione delle informazioni personali online; usare password diverse per siti diversi. 


Sempre più digitali i clienti delle banche italiane

Avvio positivo per le Borse europee, lo spread apre in lieve flessione 

AGI – Mercati azionarie europei positivi in apertura, proseguendo l’andamento al rialzo, mentre lì’euro apre poco mosso rispetto alla chiusura di mercoledì e lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre in lieve flessione, a 107,5 punti da 108 punti di mercoledì. Le quotazioni del petrolio sono in calo sui mercati asiatici dopo l’aumento inaspettato delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

I listini del Vecchio Continente seguono quelli asiatici e americani, che si sono mostrati più ottimisti sui rischi connessi alla diffusione della variante delta del Covid.

L’attenzione degli investitori è rivolta alle decisioni che assumerà la Bce e alla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde.

La banca centrale ha recentemente cambiato il suo obiettivo di inflazione e gli investitori cercheranno di vedere se questo muterà il corso della politica monetaria.

Proseguono intanto le pubblicazioni delle trimestrali: bene Abb, Publicis, Givaudan Roche.

Così a Francoforte il Dax guadagna lo 0,75% a 15.37.73 punti, a Parigi il Cac sale dello 0,60% a 6.503,36 punti, a Londra l’indice Ftse 100 avanza dello 0,16% a 7.009,45 punti, a Madrid l’indice Ibex registra +0,63% a 8.621,00 punti. Milano apre  a +0,51%. 

Quotazioni del petrolio in calo sui mercati asiatici dopo l’aumento inaspettato delle scorte di greggio negli Stati Uniti. I prezzi hanno comunque mantenuto la maggior parte dei guadagni della sessione precedente, sulle aspettative che le forniture rimarranno limitate fino alla fine dell’anno. Così il Brent scende di 39 centesimi, pari a -0,54%, a 71,84 dollari al barile, dopo essere cresciuto ieri del 4,2%. Il West Texas Intermediate perde 37 centesimi, pari a -0,53%, tornando sotto quota 70 dollari, a 69,93 dollari al barile, dopo essere aumentato ieri del 4,6%.

Euro poco mosso in avvio, rispetto alla chiusura di ieri. La moneta unica viene scambiata a 1,1794 dollari, contro 1,1785 dollari. Euro/yen in lieve flessione a 129,91; dollaro/yen a 110,14. 

 Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre in lieve flessione a 107,5 punti da 108 punti di ieri. Scende il tasso sui titoli italiani allo 0,668%. 


Avvio positivo per le Borse europee, lo spread apre in lieve flessione 

Effetto Covid sui conti dell’Eurozona, debito per la prima volta oltre 100%

AGI – Alla fine del primo trimestre del 2021, ancora fortemente influenzato dalle misure politiche volte a mitigare l’impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus e dalle misure di stimolo, il rapporto tra debito pubblico e Pil nell’eurozona ha superato per la prima volta il 100%: il rapporto si è attestato al 100,5% rispetto al 97,8% alla fine del quarto trimestre del 2020.     

Nell’Ue, il rapporto è passato dal 90,5% al ​​92,9%. Rispetto al primo trimestre del 2020, il rapporto tra debito pubblico e Pil è aumentato sia nell’area dell’euro (dall’86,1% al 100,5%) sia nell’Ue (dal 79,2% al 92,9%). È quanto risulta dai dati pubblicati dall’Eurostat. 

I rapporti più elevati tra debito pubblico e Pil alla fine del primo trimestre del 2021 sono stati registrati in Grecia (209,3%), Italia (160%), Portogallo (137,2%), Cipro (125,7%), Spagna (125,2%), Belgio (118,6%) e Francia (118,0%) e il più basso in Estonia (18,5%), Bulgaria (25,1%) e Lussemburgo (28,1%).     Rispetto al quarto trimestre del 2020, 23 Stati membri hanno registrato un aumento del loro rapporto debito pubblico/Pil alla fine del primo trimestre del 2021, altri due hanno mostrato una diminuzione, mentre è rimasto invariato in Slovacchia e Bulgaria. Gli aumenti più forti del rapporto sono stati osservati a Cipro (+6,5 punti percentuali), Repubblica Ceca (+6,3 pp), Spagna (+5,3 pp), Slovenia (+5,2 pp), Belgio (+4,4 pp), Malta e Italia (+4,2% ciascuno).

Nel primo trimestre del 2021, il rapporto tra deficit e Pil si è attestato al 7,4% nell’eurozona e al 6,8% nell’Ue, in calo ma comunque a un livello elevato. E’ quanto riporta l’Eurostat.     Nel primo trimestre del 2021, la maggior parte degli Stati membri ha continuato a registrare un disavanzo pubblico.


Effetto Covid sui conti dell’Eurozona, debito per la prima volta oltre 100%

In Puglia la burocrazia blocca 300 milioni di investimenti

AGI – Alla Regione Puglia scatta l’allarme, lanciato dal presidente della Commissione Bilancio, Fabiano Amati, per i ritardi burocratici che tengono bloccati da mesi 45 progetti d’investimento per complessivi 293 milioni di euro e 138 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Nelle scorse settimane, i sindacati Femca Cisl, Filctem Cgil, e Uiltec dello stabilimento ‘Jindal Films’ di Brindisi avevano chiesto l’intervento della politica per sbloccare le procedure che tenevano fermo l’investimento di 56 milioni di euro dell’azienda, uno dei tanti per i quali le procedure di valutazione si sono arenate negli uffici regionali del settore Ambiente.

45 progetti bloccati sulle scrivanie

Dopo questa protesta, Amati ha promosso l’audizione dei vertici degli apparati burocratici interessati, svoltasi nei giorni scorsi Durante l’audizione è emerso che i progetti in attesa di esame per l’accesso ai contratti di programma e ai Pia (Programmi integrati di agevolazione) nel settore del turismo, sono 45. Quello dei Pia è uno strumento attuato dalla Regione Puglia mediante la sua società finanziaria ‘Puglia Sviluppo spa’ che opera come organismo intermedio per la gestione degli aiuti agli investimenti e all’innovazione delle imprese. “Tra i progetti che giacciono sulle scrivanie – spiega Amati all’Agi – ve ne sono alcuni presentati addirittura a gennaio 2021, per i quali l’attesa rischia di demotivare e far desistere le imprese”.

I passaggi della procedura

Ecco i vari passaggi della procedura. Il soggetto proponente presenta la domanda di accesso per via telematica descrivendo le caratteristiche tecniche ed economiche del progetto integrato, il profilo dell’impresa che realizza il programma di investimento, il valore economico e le caratteristiche dell’idea progettuale. Poi si entra nel vivo dell’iter con la relazione istruttoria e la valutazione di compatibilità ambientale e urbanistica. Da questo momento decorre il termine di 60 giorni entro il quale deve essere presentato il progetto definitivo. Infine, vi è la sottoscrizione dello strumento negoziale. Ebbene, i progetti bloccati, che ambiscono ad agevolazioni per 138 milioni di euro, pur essendo trascorsi mesi dalla domanda di accesso, sono ancora in attesa della valutazione di compatibilità ambientale e urbanistica.

“In altri termini, il cammino delle 45 domande si è interrotto appena dopo il primo passo procedurale”, denuncia Fabiano Amati. Davanti ai commissari, in sede di audizione, per i chiarimenti del caso, nei giorni scorsi si sono presentati il direttore di Puglia Sviluppo, Antonio De Vito, il direttore del Dipartimento Ambiente della Regione, Paolo Garofoli, e la direttrice del Dipartimento Sviluppo economico, Gianna Elisa Berlingerio.

“La Pa è severa con le imprese ma non con se stessa”

“I vertici degli uffici hanno ammesso i ritardi giustificandoli con la carenza di personale e promettendo che entro il prossimo mese di settembre la situazione sarà sbloccata”, afferma ancora Amati soffermandosi sull’esito dell’audizione. “La fase della valutazione ambientale – prosegue il consigliere del Pd – dovrebbe, però, essere molto rapida perché non è null’altro che un parere attraverso il quale si dice che il progetto dovrà scontare la Via o la Vas. È solo una ricognizione di tipo normativo, nulla che possa giustificare tanto ritardo. Ma anche la scusa delle carenze di personale è pretestuosa. La verità è che sono severi nel dare i termini alle imprese, però la stessa severità la pubblica amministrazione non la pretende da sé stessa. Basterebbe pensare – conclude Fabiano Amati – che sono in gioco quasi 300 milioni di euro”.


In Puglia la burocrazia blocca 300 milioni di investimenti

L’Egitto si appresta a costruire la sua prima centrale nucleare 

AGI – L’Autorità egiziana per le centrali nucleari ha completato la presentazione dei documenti necessari per ottenere il permesso di avviare la costruzione della prima centrale nucleare in territorio egiziano, a El-Dabaa, Marsa Matrouh. La centrale dovrà generare elettricità con una capacità di 4800 megawatt (Mw). Lo ha annunciato Hisham Hegazy, capo del settore combustibili nucleari dell’Autorità, intervenendo durante una tavola rotonda sul ruolo dell’energia nucleare nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile, organizzata dalla società russa Rosatom in coordinamento con l’Autorità per le centrali nucleari.

Nel suo intervento, riportato dai media egiziani, Hegazy ha aggiunto che l’Egitto ha un piano ambizioso per espandere i progetti di energia nucleare per generare elettricità. Il sito di El-Dabaa si trova nelle immediate vicinanze delle interconnessioni ferroviarie, stradali e di trasmissione.
 


L’Egitto si appresta a costruire la sua prima centrale nucleare 

Via libera dell’Ecofin al Piano di resilienza dell’Italia e di altri 11 Paesi

AGI – Via libera dell’Ecofin al Piano di resilienza dell’Italia e di altri Paesi, con i primi fondi del Recovery che saranno disponibili già a fine mese.Oltre a quello dell’Italia l’ok è arrivato per quelli di Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna.

Subito convenzioni e accordi di prestiti con la Commissioni

Gli Stati membri potranno ora stipulare convenzioni di sovvenzione e accordi di prestito che consentiranno un prefinanziamento fino al 13% dell’importo totale”. Per l’Italia si parla di una cifra di 25 miliardi in arrivo già tra luglio e agosto.

 

Un passo verso la ripresa

Il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro sloveno Andrej Šircelj, ha parlato di decisioni che “rappresentano un importante passo avanti nella ripresa economica europea”, poiché “consentiranno agli Stati membri di utilizzare i fondi non solo per uscire dalla crisi Covid-19, ma anche per creare un’Europa resiliente, più verde e più digitale, innovativa e competitiva per le prossime generazioni dell’Ue”. Per il commissario Paolo Gentiloni, sarà decisiva l’attuazione dei piani nazionali: “Siamo tutti impegnati a farlo funzionare, ma quello che succederà nei prossimi, mesi, anni è la parte decisiva di questo programma straordinario e senza precedenti”.


Via libera dell’Ecofin al Piano di resilienza dell’Italia e di altri 11 Paesi

G20: Yellen, “L’accordo sulla tassa globale è buono per tutti i governi”

AGI – Un accordo su una tassa globale sulle multinazionali è buono per tutti i governi e aiuterà a far crescere il gettito fiscale chiudendo una corsa al ribasso fra i Paesi nel tagliare le aliquote fiscali per le imprese. A sottolinearlo, in un incontro stampa tenuto con alcuni media statunitensi e tedeschi tenuto assieme al ministro delle Finanze della Germania, Olaf Scholz, è il segretario al Tesoro statunitense, Janet Yellen.

Yellen ha spiegato come non sia essenziale che tutti i Paesi siano d’accordo ma che le preoccupazioni di coloro che resistono all’accordo (in Europa ad esempio Ungheria e Irlanda, ndr) saranno affrontate nei mesi scorsi. Il G20, ha aggiunto Scholz, ha fatto grandi progressi nella riforma fiscale per le aziende, con tutti i membri che supportano un accordo per fermare le multinazionali dallo spostare i profitti nei paradisi fiscali.

“Oggi vediamo che tutti i Paesi stanno trovando un’intesa per supportare questo processo internazionale nel cercare una strada per una tassazione minima”, ha spiegato il ministro tedesco a Venezia. Rispondendo a una domanda su una ‘digital tax’ a livello di Unione Europea, inoltre, Scholz ha detto che ciò che serve è una soluzione globale.

 L’accordo, ha sottolineato Yellen, “contiene meccanismi che possono essere usati per essere sicuri che i Paesi che non sottoscrivono l’intesa non possano minarla”. Da qui al G20 di ottobre, ha detto, “proveremo” a rispondere alle preoccupazioni di chi non ha sottoscritto l’accordo in sede Ocse, “ma voglio rimarcare che non è essenziale che tutti i Paesi siano d’accordo”.

La segreteria al Tesoro statunitense ha anche spiegato di star lavorando con le commissioni fiscali per far sì che la norma possa passare di fronte al Congresso. “Sono ottimista che la legislazione includerà quello che serve agli Stati Uniti per essere conformi al secondo pilastro (quello della tassa minima globale, ndr)”, ha concluso Yellen.

“Progressi nell’affrontare le sfide cruciali”

Ieri al G20 finanziario di Venezia sono stati fatti “progressi nell’affrontare sfide globali cruciali, come la crisi climatica e la fine della pandemia”. A sottolinearlo, su Twitter, il segretario al Tesoro statunitense, Janet Yellen. “Non vedo l’ora di continuare la conversazione questo fine settimana”, ha aggiunto l’economista, che domenica mattina incontrerà la stampa.

La giornata di oggi prevede il proseguimento della discussione fra i ministri dell’economia dei principali Paesi del mondo e i governatori delle banche centrali, da cui poi uscirà il documento finale dell’appuntamento, che dovrebbe segnare un accordo su una riforma della fiscalità internazionale, compresa una tassa minima globale sulle multinazionali. A illustrare l’intesa raggiunta, in una conferenza stampa programmata perle 17.30, saranno i padroni di casa, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

 


G20: Yellen, “L’accordo sulla tassa globale è buono per tutti i governi”

L’economia italiana si è dimostrata più resiliente del previsto

AGI – L’economia italiana va meglio delle aspettative. Si è mostrata più resiliente del previsto e per questo le stime economiche dell’estate della Commissione europea hanno ritoccato al rialzo il Pil di quest’anno: +5% (nei dati di primavera era del 4,2%). Una cifra da “boom economico”, l’ha definita il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni.         

Viene invece rivista leggermente al ribasso la stima per l’anno prossimo (4,2 invece del 4,4%) ma il dato è condizionato da un eccesso di prudenza che ha portato i tecnici di Bruxelles a non calcolare l’apporto che arriverà dalle riforme contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza ma solo dagli investimenti.     

Secondo questi numeri, il Pil italiano dovrebbe tornare ai numeri pre-crisi nel corso del 2022 in leggero ritardo rispetto ad altri Paesi europei che ci riusciranno già quest’anno. “Non possiamo accontentarci di un rimbalzo che ci faccia tornare alla situazione precedente, dobbiamo utilizzare anche gli investimenti, le riforme del Pnrr reso possibile dai grandi finanziamenti europei, per avere una crescita stabile, duratura, sostenibile”, ha precisato Gentiloni.     

Il vento di ottimismo a Bruxelles non riguarda solo l’Italia. Vengono rivisti al rialzo anche i dati dell’eurozona e dell’Ue, 4,8% nel 2021 e 4,5% nel 2022 per entrambe. Rispetto alle previsioni economiche di primavera, il tasso di crescita per il 2021 è significativamente più alto nell’Ue (+0,6 punti percentuali, era 4,2%) e nell’area dell’euro (+0,5), mentre per il 2022 è leggermente superiore in entrambe le aree (+0,1, sul 4,4%).      

Il Pil tornerà al livello pre-crisi nell’ultimo trimestre del 2021 sia nell’Ue che nell’eurozona. Per l’area dell’euro, si tratta di un trimestre in anticipo rispetto alle previsioni di primavera. La crescita dovrebbe rafforzarsi a causa di diversi fattori. In primo luogo, l’attività nel primo trimestre dell’anno ha superato le aspettative.

In secondo luogo, un’efficace strategia di contenimento del virus e progressi con le vaccinazioni hanno portato a un calo del numero di nuovi contagi e ricoveri, che a loro volta hanno permesso agli Stati membri dell’Ue di riaprire le loro economie nel trimestre successivo. Questa riapertura ha beneficiato in particolare le imprese del settore dei servizi.

I consumi privati ​​e gli investimenti, grazie anche al Recovery, dovrebbero essere i principali motori della crescita, sostenuti dall’occupazione che dovrebbe muoversi di pari passo con l’attività economica. La forte crescita dei principali partner commerciali dell’Ue dovrebbe avvantaggiare le esportazioni di beni dell’Unione, mentre le esportazioni di servizi dovrebbero risentire dei rimanenti vincoli al turismo internazionale.    

Anche la stima sul tasso di inflazione per quest’anno e per il prossimo è stata rivista al rialzo. Si prevede che ci sarà una pressione al rialzo sui prezzi al consumo pari al 2,2% per quest’anno (+0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di primavera) e dell’1,6% nel 2022 (+0,1 punti percentuali). L’aumento è dovuto “all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, alle strozzature della produzione dovute a vincoli di capacità e carenza di alcuni componenti di input e materie prime, nonché a una forte domanda sia in patria che all’estero. Queste pressioni – spiega l’esecutivo europeo – dovrebbero attenuarsi gradualmente man mano che i vincoli alla produzione verranno risolti e con la convergenza tra la domanda e l’offerta.    

Migliorano “lentamente” anche le condizioni del mercato del lavoro, tuttavia “le prospettive dipendono non solo dalla velocità della ripresa, ma anche dai tempi di ritiro del sostegno politico e dal ritmo con cui i lavoratori vengono reintegrati tra i settori e le imprese”, ha spiegato Gentiloni che vede il ritiro del blocco dei licenziamenti italiano come parte delle “politiche incoraggiate a livello europeo di un ritiro selettivo e graduale delle misure di sostegno”.


L’economia italiana si è dimostrata più resiliente del previsto

Dopo 27 anni Jeff Bezos lascia la guida di Amazon

AGI – Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, inizia una nuova fase della sua carriera dopo aver costruito un colosso globale da una modesta libreria online, Amazon. A 57 anni, domani l’uomo d’affari lascerà il posto di ceo al suo luogotenente Andy Jassy per dedicarsi ad altri progetti, a cominciare dal viaggio nello spazio programmato per il 20 luglio. Bezos tuttavia manterrà un ruolo chiave nella società che ha fondato 27 anni fa rimanendo presidente esecutivo del consiglio di amministrazione. 

Lodato per le tante innovazioni che hanno cambiato interi settori economici, Bezos è stato anche duramente criticato per alcune pratiche commerciali anticoncorrenziali o per il trattamento dei suoi dipendenti. Che si tratti di vendita di libri, cloud computing o consegna a domicilio, “Bezos è un leader che guida il cambiamento”, afferma Darrell West, del Center for Technology Innovation presso la Brookings Institution.

“Ha dato impulso a molti servizi che le persone ora danno per scontati, come lo shopping online, le ordinazioni e le consegne”, osserva. Tutto è iniziato nel garage di Jeff Bezos, che si occupava personalmente dei pacchi, e ora Amazon vale più di 1.700 miliardi di dollari in Borsa e nel 2020 ha generato un fatturato di 386 miliardi di dollari. È un gruppo tentacolare, dall’e-commerce, al cloud computing, ai generi alimentari, dall’intelligenza artificiale alla produzione cinematografica.

Bezos “ha l’istinto di trovare ciò che funzionerà” nel mercato del futuro, ha affermato Roger Kay, analista di Endpoint Technologies Associates. L’azienda ha soppiantato i suoi rivali scegliendo i primi anni di “reinvestire tutti i profitti nella crescita”, ricorda Kay. Una strategia che a volte ha lasciato perplessi gli investitori ma che ora “appare del tutto logica”, sottolinea.

Per Bob O’Donnell di Technalysis Research, Jeff Bezos “non è stato il primo o l’unico” nella nicchia del business online “ma lui lo ha capito meglio di tutti e ha lavorato per migliorarlo”. Il numero uno di Amazon ha “compreso l’importanza di avere infrastrutture”, sia che si tratti della vasta rete di magazzini sia della flotta di camion, osserva O’Donnell. “Molte altre aziende non volevano spendere soldi per questo tipo di lavoro dietro le quinte”. La fortuna dell’azienda è stata anche la sua: anche dopo aver ceduto parte delle sue azioni di Amazon all’ex moglie dopo il divorzio, Jeff Bezos ha un patrimonio di circa 200 miliardi di dollari secondo la rivista Forbes.

Ora rinuncerà alla gestione quotidiana della sua azienda per dedicare più tempo ad altri progetti come l’altra società Blue Origin, che effettuerà il primo volo di turismo spaziale il 20 luglio con lo stesso Bezos a bordo. L’imprenditore possiede anche il quotidiano Washington Post e ha dichiarato di voler dedicare tempo e denaro alla lotta al cambiamento climatico. 

Lascia anche perché Amazon, che impiega più di 800.000 persone negli Stati Uniti dopo aver visto le attività aumentare durante la pandemia, viene criticata per il trattamento dei dipendenti e dalle autorità di regolamentazione.
Amazon si difende dicendo che la paga oraria minima è di 15 dollari oltre a vari benefici, ma i critici denunciano l’ossessione per l’efficienza e il fato di trattare i dipendenti come macchine. Nell’ultima lettera agli azionisti ad aprile, e dopo il tentativo fallito di realizzare un magazzino del suo gruppo in Alabama, Bezos ha riconosciuto che il gruppo doveva fare di più per i suoi dipendenti impegnandosi che Amazon sarebbe diventato “il miglior datore di lavoro sulla Terra”.

Preoccupati per il crescente controllo su interi settori dell’economia, le autorità di regolamentazione stanno prendendo in considerazione misure per ridurre le dimensioni di Amazon. Di conseguenza il colosso potrebbe quindi diventare “vittima del proprio successo”, afferma Kay. Anche se il gruppo dovesse essere spacchettato in diverse entità, ognuna di esse “prospererà nel proprio mercato”, prevede l’analista. “Posso facilmente immaginare uno scenario in cui la somma delle parti risulta essere maggiore del tutto unito. Gli azionisti non dovrebbero soffrirne”, assicura. 


Dopo 27 anni Jeff Bezos lascia la guida di Amazon

Nissan costruirà una gigafactory di batterie per auto elettriche in Inghilterra

AGI – Nissan assicura: la nuova Gigafactory britannica per la produzione di batterie elettriche si farà. La casa automobilistica giapponese conferma i piani per costruire il sito a Sunderland, accanto all’impianto già esistente, nel nord-est del Regno Unito, dove produrrà un nuovo veicolo elettrico. 

Il primo ministro Boris Johnson ha descritto come un “importante voto di fiducia nel Regno Unito” questo investimento post-Brexit che ammonta a 1 miliardo di sterline nel più grande stabilimento europeo di Nissan e che genererà 6.200 posti di lavoro.

Il fornitore di batterie di Nissan, il cinese Envision Aesc, investirà 450 milioni di sterline in questo impianto che funzionerà con energie rinnovabili e equipaggerà 100.000 veicoli elettrici del gruppo all’anno.

Nissan prevede di spendere fino a 423 milioni di sterline su un veicolo completamente elettrico mentre il consiglio comunale di Sunderland completerà l’investimento per un importo di 1 miliardo di sterline.

“Questo è un giorno storico per Nissan, i nostri partner, il Regno Unito e l’industria automobilistica”, ha affermato Ashwani Gupta, coo di Nissan.

 


Nissan costruirà una gigafactory di batterie per auto elettriche in Inghilterra