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Coronavirus: Unimpresa, seria minaccia per l’economia italiana

L’emergenza legata al coronavirus “oltre a rappresentare un pericolo per la salute della popolazione italiana, è una seria minaccia per l’economia del nostro Paese”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. E in una nota avverte: “C’è un problema direttamente collegato alle aziende che sono costrette a chiudere temporaneamente e un danno cagionato dall’inevitabile riduzione dei consumi. In entrambi i casi, si tratta di fenomeni che possono crescere esponenzialmente nei prossimi giorni e settimane, se si registreranno nuovi casi di contagio nei territori limitrofi a quelli finora individuati”. “Da parte di tutta Unimpresa la massima solidarietà e vicinanza alle persone colpite dal virus e alle loro famiglie. La nostra associazione –  conclude  – è a disposizione delle autorità per gestire i problemi legati alle attività imprenditoriali”. 

Agi

Il cda di Ubi esamina l’offerta di Intesa, valuterà le alternative

Il cda di Ubi si è riunito oggi per visionare la comunicazione relativa all’offerta pubblica di scambio (Ops) di Intesa Sanpaolo. I consiglieri hanno delegato l’ad Victor Massiah, d’intesa con la presidente Letizia Moratti e sentito il vice presidente Roberto Nicastro, “di nominare gli advisor finanziari e legali che assisteranno il Gruppo nello svolgimento delle attività di valutazione delle informazioni finora rese pubbliche, del documento di offerta una volta disponibile, con le alternative possibili”.​

Agi

Il Mobile World Congress si farà, nonostante il coronavirus. E i cinesi ci saranno

Il Mobile World Congress (Mwc) di Barcellona si farà. Il governo della Catalogna ha fatto sapere che “non contempla” la sospensione dell’edizione di quest’anno della più importante fiera al mondo sulla telefonia mobile, prevista per fine mese. Non c’è “alcun elemento” che faccia stare “in allerta” e pensare a “un qualche pericolo” derivante dall’epidemia da coronavirus, ha spiegato il responsabile per l’Industria, Angels Chacon, intervistato da Catalunya Radio.

Il sospetto di una massiccia defezione degli espositori era sorto dopo il forfait annunciato dalla coreana LG Electronics che ha fatto sapere che “sta monitorando attentamente” la situazione relativa all’epidemia e che, pensando “alla sicurezza e alla salute dei suoi dipendenti, partner e clienti”, ha deciso di annullare la sua esposizione e partecipazione al Mwc. “Questa decisione azzera il rischio di esporre centinaia di dipendenti di LG a viaggi internazionali, data la situazione sempre più restrittiva dovuta alla continua diffusione del virus” si legge in una nota, “in alternativa LG organizzerà nel prossimo futuro degli eventi dedicati per annunciare i nuovi prodotti mobile 2020”.

Fonti dall’altro colosso sudcoreano, Samsung, protagonista atteso della fiera, hanno confermato ad AGI la partecipazione.

Le case cinesi, che come ogni anno sono in primo piano a Barcellona per la presentazione di device e tecnologie, hanno fatto sapere che ci saranno, anche se con precauzioni.

Zte, impegnata nello sviluppo delle reti 5G in Italia e che a Barcellona presenterà non solo le tecnologie wireless di nuova generazione, ma anche nuovi smartphone come il Blade e l’Axon 5G ha fatto sapere che parteciperà, come previsto.

“Dopo l’esplosione del nuovo coronavirus, oltre a rispondere attivamente e organizzare le risorse per garantire il servizio di telecomunicazione nelle aree interessate, Zte ha sempre posto la salute dei nostri dipendenti e clienti come priorità” si legge in una nota dell’azienda, “in conformità con le linee guida del dipartimento sanitario cinese e dell’Oms, Zte ha adottato una serie di forti misure di prevenzione, controllo e salvaguardia: assicurerà che tutti i dipendenti della Cina continentale, compresi i cittadini non cinesi, non manifestino sintomi per 2 settimane prima della partenza e dell’arrivo nel Mwc e tutti i dipendenti devono sottoporsi all’autoisolamento di 2 settimane per garantire la salute e la sicurezza di tutto il personale”.

L’azienda ha disposto anche che tutti i dirigenti che partecipano alle riunioni di alto livello si autoisolino in Europa per almeno due settimane prima della fiera di Barcellona, che lo stand e le attrezzature della fiera vengano disinfettati quotidianamente e che il personale di presentazione dello stand provenga da Paesi al di fuori della Cina e principalmente dall’Europa”.

Misure simili saranno adottate da Huawei che ha annunciato di non avere intenzione di annullare la propria partecipazione, particolarmente significativa per il ruolo che il colosso delle telecomunicazioni ha assunto nello sviluppo del 5G in Europa, specie dopo la decisione della Commissione europea di non tagliare la tecnologia cinese fuori dalle reti Ue. “Non parteciperà nessuno che provenga dalla provincia dello Hubei” ha detto una fonte dell’azienda all’AGI, “la partecipazione del management che viene dalla Cina sarà limitata e tutti dovranno fare 14 giorni di quarantena prima di partecipare”. Anche Honor, il marchio nato da una costola di Huawei e pensato per la clientela giovane, sarà a Barcellona.

Anche Oppo e Xiaomi, due dei principali player cinesi nel mondo della telefonia mobile, con quote di mercato in continua crescita in Europa e in Italia, hanno confermato ad AGI che parteciperanno all’evento di Barcellona.

La franco-cinese Wiko ha deciso di non partecipare con uno stand di presentazione dei nuovi modelli, ma la scelta – si legge in una nota dell’azienda – non ha a che fare con l’epidemia di coronavirus quanto piuttosto con una strategia generale che vede il brand concentrarsi su attività più strategiche ed efficienti per i singoli mercati in cui è presente. “Una volontà che risponde all’obiettivo di Wiko di focalizzarsi su progetti che coinvolgano e interessino direttamente il consumatore finale e le sue community social” continua la nota, “la presenza di Wiko sarà pertanto focalizzata sul mercato spagnolo, ammettendo attività ad hoc rivolte al canale business, ai media di settore e ai principali partner e distributori dell’azienda”.

Agi

Niccolò non ha febbre: “Continua a essere sereno e di ottimo umore”

Il 17enne arrivato ieri da Wuhan e ricoverato allo Spallanzani di Roma “continua a essere in buone condizioni di salute. Il tampone effettuato ieri è risultato negativo per la ricerca del nuovo coronavirus e di altri eventuali agenti patogeni. Niccolò continua a essere sereno e di ottimo umore”. Lo comunica il bollettino medico dell’istituto Spallanzani.

Nel bollettino l’istituto comunica inoltre che le condizioni cliniche della coppia di cinesi ricoverata perché affetta da coronavirus “sono in miglioramento” ma i due “restano ricoverati in terapia intensiva e la prognosi rimane riservata”. Mentre le condizioni di salute del ricercatore italiano proveniente dalla Cecchignola ricoverato per infezione da nuovo coronavirus “sono ottime”. Il ragazzo continua ad essere “ricoverato in osservazione”.

A oggi sono stati valutati presso l’Istituto Spallanzani di Roma 68 pazienti sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus. Di questi 59, risultati negativi al test, sono stati dimessi. Dieci pazienti invece sono tuttora ricoverati: 3 casi confermati positivi al test (la coppia cinese attualmente in terapia intensiva ed il giovane proveniente dal sito della Cecchignola); 6 pazienti sottoposti a test e in attesa di risultato. Un solo degente rimane ricoverato per altri motivi clinici.

La task-force del ministero della Salute

La task-force su Covid-19 del ministero della Salute ha annunciato che sono oltre un milione e 200 mila i passeggeri a cui è stata controllata la temperatura dall’inizio dello screening negli aeroporti; oltre 54mila i passeggeri e 20mila i membri degli equipaggi controllati dalle navi e oltre 3.300 i medici, gli infermieri e i volontari impegnati nei controlli. Oggi la task-force si è riunita alla presenza del ministro, Roberto Speranza, e ha esaminato i numeri riferiti dalla Protezione Civile dei controlli finora effettuati nei porti e negli aeroporti italiani.

Il ministero della Salute ha “dato mandato al tavolo tecnico-scientifico di valutare le procedure sanitarie da mettere in atto per l’eventuale ritorno degli italiani a bordo della nave da crociera Diamond Princess ferma in Giappone”. Nella riunione “è stato fatto il punto delle procedure e dei controlli relativi a tutti gli italiani rimpatriati finora da Wuhan che procedono tutti regolarmente”. 

Agi

Fiera Toscana dell’Agricoltura – Fiera Madonnino Grosseto

42° Fiera del Madonnino
La Fiera Toscana dell’agricoltura, una storia lunga 42 edizioni!

La Fiera del Madonnino è oggi la più importante manifestazione espositiva dei macchinari agricoli in Toscana, organizza al suo interno manifestazioni zootecniche a livello nazionale e ospita una grande area dedicata al vivaismo e giardinaggio.

La 42° Fiera del Madonnino sarà aperta al pubblico da venerdì 24 aprile 2020 a domenica 26 aprile 2020

I visitatori potranno accedere con orario continuato dalle 9.00 alle 18.00

L’accesso principale per il pubblico sarà dalla biglietteria presso l’ingresso EST (Strada Comunale del Madonnino 11/13), chi già in possesso di biglietto potrà accedere anche dagli ingresso SUD in prossimità dei parcheggi esterni.

COME ARRIVARE
Il Centro fieristico si trova in località Madonnino – nella frazione di Braccagni, a circa 8 km della città di Grosseto – a fianco della Superstrada SS1 – E80, immediatamente raggiungibile dall’uscita “Braccagni Fiera”.

In auto:
Provenendo da Livorno sulla SS1 – E80, prima di arrivare alla città di Grosseto, prendere l’unica uscita Braccagni e seguire poi le indicazioni per il Centro Fiere.

Provenendo da Roma sulla SS1- E80, superare la città di Grosseto e dopo circa 8 km, prendere la seconda uscita Braccagni, seguire poi le indicazioni per il Centro Fiere.

Provenendo da Siena al termine della E78 – S223 uscire a Grosseto Nord e prendere in direzione Livorno, successivamente prendere la seconda uscita uscita Braccagni e seguire le indicazioni per il Centro Fiere.

 

Macchine e Macchinari per l’agricoltura

Occupano lo spazio centrale e principale della manifestazione per il 57% della superficie espositiva scoperta, in questa area sono rappresentati tutti i più importanti marchi di questo settore con i propri concessionari di zona

 

1° Salone Digital @Gripartner – Agricoltura 4.0

La grande novità della 42° edizione della fiera del Madonnino, sarà un padiglione dedicato interamente all’agricoltura 4.0 e tutto ciò che è collegato alla diffusione delle nuove tecnologie disponibili in agricoltura.

 

Zootecnica

In uno spazio di 7.000 mq, vengono organizzate rassegne zootecniche a livello nazionale e la fattoria didattica.
Grossetofiere con la consulenza di AIA e Arat , organizza manifestazione zootecniche di livello nazionale. Con cadenza biennale viene realizzata la prestigiosa Mostra Nazionale dei Bovini di Razza Chianina iscritti al Libro genealogico, per la 42° edizione della Fiera del Madonnino l’attenzione sarà rivolta alle razze animali autoctone allevate in Toscana in via di estinzione.

Coordinate GPS

LAT: 42.892504
LON: 11.071644

SERVIZIO NAVETTA
Bus navetta gratuito da e per Grosseto

Per ogni giorno di fiera a cadenza oraria, dalle ore 9,00 alle ore 16,30 con fermate:

Grosseto Stazione FS
Viale della Repubblica Velodromo (lato tribune ingresso centrale)
Via Senese fermata Ospedale
Fiera del Madonnino
Le corse di ritorno, sempre una ogni ora, iniziano dalle ore 11.30, ultima corsa ore 19.30

BIGLIETTI
Biglietto Intero € 8,00

Biglietto Ridotto Ass. di Categoria € 5,00
Riservato ai soci di Associazioni di Categoria Agricole accreditati tramite sito fieradelmadonnino.it

Biglietto Ridotto Gruppi € 5,00
Riservato ai gruppi sopra n° 20 persone registrati tramite sito fieradelmadonnino.it

Abbonamento per più giornate
Prenotabile tramite sito fieradelmadonnino.it

www.fieradelmadonnino.it

Gualtieri assicura che per il taglio dell’Irpef non faremo cassa con l’Iva

Per il taglio dell’Irpef il Governo non farà cassa con l’Iva. Parola del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che dallo studio di Omnibus rassicura sullo stato di salute dell’economia italiana dopo i dati sconfortanti sulla produzione industriale nell’ultimo trimestre del 2019 e nel bel mezzo dell’epidemia di coronavirus che preoccupa Governi e mercati di tutto il mondo.

“Vogliamo eliminare del tutto le clausole di salvaguardia e stiamo lavorando a una riforma complessiva dell’Irpef” ha sottolineato il ministro “ma per farlo non intendiamo fare cassa con l’Iva”, anche se non ha escluso “qualche lieve rimodulazione” dell’aliquota. Con la riforma dell’Irpef, ha spiegato  ancora Gualtieri, “vogliamo ridurre la pressione fiscale. Quanto la ridurremo e le aree dei beneficiari però è prematuro dirlo. Dipenderà anche dal quadro economico”. 

Per titolare del Tesoro, “la cosa fondamentale per fare ripartire il Paese è sbloccare gli investimenti. Stiamo lavorando pancia a terra per farlo e soprattutto per dare a questi investimenti una direzione, un indirizzo: sostenibilità e innovazione”, ha assicurato andando quindi a parlare di crescita: “I dati ci dicono che a gennaio la produzione industriale e il Pil dovrebbero salire. Noi parliamo di un rimbalzo a gennaio e siamo fiduciosi che l’economia possa ripartire. Con la manovra abbiamo predisposto delle misure per affrontare questa situazione”. Il Governo, ha osservato ancora il ministro, “sta facendo qualcosa: siamo di fronte a un fenomeno globale, il 2019 è stato un anno difficile, con un impatto sulla produzione industriale di vari Paesi. Le misure del Governo non sono retroattive, ma il tema ci preoccupa”.

Riguardo alle politiche economiche del Governo, Gualteiri ha quindi dato la sua ricetta: “Lo Stato quando è necessario, il mercato quanto più possibile”. E ha chiarito: occorre “dismettere l’ideologia” perché “per affrontare sfide come quella sul clima, sulla riduzione delle emissioni, quella sull’innovazione ma salvando il lavoro” e “per ricucire le fratture serve una grande alleanza per il lavoro e per il futuro tra tutte le forze produttive. E anche le politiche pubbliche devono essere impegnate in questo sforzo”.

Quindi il ministro è tornato a parlare di Alitalia ed ex Ilva.”Non facciamo un nuovo prestito ponte” per la compagnia aerea in crisi – ha subito puntualizzato – c’è stato ma ora c’è un lavoro per sanare l’azienda, per rilanciarla e trovare dei partner internazionali”. Sull’Ilva “si era detto che sarebbe stato impossibile scegliere fra ambiente e lavoro – ha osservato – invece abbiamo lavorato intensamente e sotto traccia, e siamo vicini a un accordo e a un nuovo piano industriale che punterà a fare dell’Ilva la prima azienda siderurgica ‘verde’, a basse emissioni”. 

Sul fronte della situazione politica, Gualtieri ha parole di stima per il premier Giuseppe Conte: “Con Salvini ha garantito la tenuta” del Governo – dice – ed “è un bravissimo presidente del Consiglio”. E alla domanda “Ha ragione Zingaretti a considerarlo un punto di riferimento per i progressisti?” risponde: “Sì, Zingaretti ha ragione sul ruolo di Conte”.  Renzi? “Non strappa”, si tratta di “litigi un po’ inutili e dannosi, ma non sono strutturali e sostanziali”. Anche i mercati, conclude, “hanno capito benissimo che questo governo sarà stabile”.

Agi

La Spagna si candida ad attrarre le aziende in fuga da Londra

Potrebbe essere la Spagna il ‘deus ex machina’ per le aziende in fuga dalla Brexit. Lo fanno intendere gli indicatori economici del Paese – crescita al di sopra del 3% per tre anni consecutivi e poi del 2,6% nel 2019 – ma anche l’aumento degli incentivi, in particolare a favore dell’innovazione tecnologica in particolare per le piccole e medie imprese.

Ma ci sono pure ulteriori segnali. “Si stanno moltiplicando le richieste di assistenza per nuovi progetti industriali da realizzare qui”, afferma Marco Bolognini, avvocato d’affari italiano in Spagna dello studio Maio Legal, specializzato nel settore corporate nonché autorevole editorialista del quotidiano economico Expansion. “E sono richieste che arrivano da aziende che prima guardavano senz’altro alla Gran Bretagna come l’hub perfetto per il mercato europeo”.

I motivi sono semplici. La Spagna nel 2020 si presenta come una “alternativa valida e più economica rispetto ad altri Paesi per delocalizzarsi”, aggiunge Bolognini. Un fenomeno a tutto campo, quello che si preannuncia, non solo per le realtà industriali e le medie imprese, ma anche le attività fintech (ossia che forniscono prodotti e servizi finanziari attraverso le più avanzate tecnologie dell’informazione e della comunicazione), come suggerisce anche uno studio dell’influente think-tank spagnolo Funcas nel suo più recente outlook. “La Spagna ha visto crescere esponenzialmente le sue aziende Fintech, e da molte di queste ci si aspetta che competano direttamente con le banche più affermate nei due settori sempre più interconnessi del finanziamento e dell’innovazione”.

Poi ci sono sintomi forse meno importanti dal punto di vista numerico, ma certamente significativi come il fatto che nei primi 10 mesi del 2019 il numero di cittadini britannici che hanno chiesto di ottenere la cittadinanza spagnola è triplicato. E ancora. “Si sta muovendo qualcosa in diversi rami d’attività gestiti a Londra che guardavano all’America latina: oggi appare sempre più probabile che queste realtà decidano di deviare verso Madrid, visto come hub naturale verso oltreoceano”, continua Bolognini.

Ci sono diversi elementi che congiurano in questo senso, spiega l’avvocato italiano con base a Madrid. “La Spagna offre in generale una prospettiva di costo del lavoro più conveniente: per il momento l’ecosistema del mercato del lavoro iberico è ancora piuttosto flessibile, le aziende hanno ancora la possibilità di contrattare ma anche di ridimensionarsi, se necessario, in modo abbastanza rapido rispetto ad altri Paesi”.

E questo è importante soprattutto nei comparti manifatturiero e dell’automotive, dove persiste ancora un grande impiego di personale, ma lo stesso vale anche per il tessile e per il settore ‘food & beverage’, che ovviamente in Spagna ha una tradizione notevole. E ancora: afferma Bolognini che “le grandi estensioni di territorio con una densità di popolazione relativamente bassa rappresentano un’attrattiva notevole per chi pianifica aperture di nuove strutture anche industriali. Per di più anche qui non a caso vengono offerti sempre più incentivi, molti amministratori accolgono l’arrivo di nuove aziende a braccia aperte”.

Un altro elemento d’attrazione può essere la fiscalità relativamente leggera in certe aree, se non altro concorrenziale rispetto a quella di altre nazioni. Come ricorda anche il ministero italiano degli Esteri, “la Spagna si presenta come uno dei mercati più attraenti con 46 milioni di consumatori potenziali e un bacino supplementare di 80 milioni di turisti che visitano il Paese ogni anno”.

Inoltre, per quello che riguarda il rapporto ‘diretto’ tra Spagna e Gran Bretagna, fino al 2016 il 38% degli investimenti iberici era destinato al Regno Unito, verso cui l’export ammontava a 18 miliardi di euro.

Sempre stando al rapporto Funcas, è vero che “la crescita spagnola dovrebbe rallentare all’1,5% nel 2020 a causa di una serie di fattori internazionali che dovrebbero cominciare a farsi sentire nella seconda metà dell’anno”, ma allo stesso si prevede di registrare una nuova ripresa “nel 2021 e nel 2022”.

In altre parole, spiega Bolognini, questo 1,5% “dovrebbe rappresentare il livello più basso, per poi ripartire verso un più solido 2%”. è in particolare Madrid a mostrare più capacità d’attrattiva per aziende che volessero delocalizzarsi dopo la Brexit. Come scrive Expansion, per la regione della capitale è prevista per il 2020 una crescita record del 2,3%, segnando una notevole distanza rispetto all’1,5 della Catalogna.

Ed è La Vanguardia a definire Madrid “la locomotiva del mercato del lavoro spagnolo”, ricordando che alla fine dell’anno su 402 mila nuovi posti di lavoro un terzo sono stati creati nella capitale. L’avvocato Bolognini è d’accordo: “Ormai appare chiaro che l’appeal di Madrid stia superando quello di Barcellona per gli investimenti. Spesso lo si dimentica, ma la capitale è il centro finanziario, oltrechè politico, del Paese, e non presenta i conflitti sociali purtroppo presenti a Barcellona. Tutto questo per dire che la Spagna è un investimento a lungo termine”.

Una prospettiva che non cambia alla luce del fatto che si è appena insediato il nuovo governo guidato da Pedro Sanchez. L’esecutivo, in cui coabitano il Psoe e Podemos, si è infatti da subito profilato con scelte molto nette dal punto di vista ambientale: “Sono previsti molti investimenti al settore green”, aggiunge Bolognini, “e qui non si tratta solo dell’eolico e del solare: ci sono tutte le collateralità del caso, dalle nuove tecnologie di riciclo, alle pulizie delle spiagge, a una maggiore efficacia energetica, ai nuovi materiali edili. Su questo fronte il governo ha fatto sapere di stanziare crediti agevolati volti ovviamente anche ad attrarre aziende europee”.

Tra le imprese italiane che intendono deviare alcuni settori di interesse dalla Gran Bretagna alla Spagna ce ne sono di attive nei sistemi integrati per l’edilizia. Altri movimenti vengono segnalati nel settore ferroviario. Domanda: non è troppo presto per le aziende pensare di muoversi verso la penisola iberica? Anche se Brexit oramai è realtà, il punto è che il periodo di transizione durante il quale si dovrà trovare un accordo che regoli definitivamente i rapporti tra la Gran Bretagna e l’Unione europea è appena all’inizio. 

Appuntamento, dunque, al 2021? Per esempio, c’è chi nota che i trasferimenti dal Regno Unito di grandi nomi come Sony, Airbus o Credit Suisse vadano a rilento. “È vero, ma il problema è che moltissime aziende soprattutto di piccole o medie dimensioni temono di trovarsi tra 6 mesi oppure tra un anno a doversi scapicollare in un modo che la loro struttura non può tollerare”, ragiona ancora Bolognini, secondo il quale “si tratta di realtà che non hanno risorse come le grandi multinazionali”. La corsa post-Brexit è appena iniziata, a sorpresa il ritmo potrebbe essere quello del flamenco. 

Agi

Fca potrebbe chiudere un impianto in Europa a causa del coronavirus

Uno degli impianti di Fca in Europa rischia di chiudere entro 2-4 settimane per la mancanza di rifornimenti dalla Cina dovuti all’impatto del Coronavirus: lo ha detto il Ceo di Fca Mike Manley. “Le interruzioni dei fornitori cinesi potrebbero compromettere la produzione in uno stabilimento in Ue in 2-4 settimane”, ha detto. 

Manley ha paventato questo rischio parlando con il Financial Times e con Reuters. Il direttore finanziario di Fca, Richard Palmer, durante la presentazione dei conti 2019 ha sottolineato che l’impatto del coronavirus “al momento non è calcolabile, monitoriamo la situazione”. 

Sono “quattro” aziende fornitrici di Fca Chrysler colpite in Cina dal coronavirus, di cui una in situazione “critica” e che potrebbe mettere a rischio una fornitura, e quindi conseguentemente la produzione europea. Lo ha detto al Financial Times l’amministratore delegato del gruppo italo-americano Mike Manley. “Abbiamo individuato un fornitore che potrebbe mettere ad alto rischio la produzione”, ha detto il manager.

Entro due o quattro settimane, cioè tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, l’azienda saprà “se la fornitura sarà interrotta per uno dei nostri stabilimenti” europei, ha aggiunto senza specificare quale.

Gli altri tre produttori di componenti potranno causare ulteriori rischi qualora se le chiusure degli stabilimenti cinesi rimarranno in vigore per tutto il mese di febbraio Manley ha spiegato che un team dedicato all’interno di FCA è stato incaricato di monitorare i componenti dell’azienda e qualsiasi potenziale impatto produttivo, compresa la ricerca di fonti alternative, cosa che richiede tempo perché i nuovi componenti devono essere certificati e registrati.

Il 2019 di Fca

“Il 2019 è stato un anno storico per Fca. Abbiamo continuato a creare valore per i nostri azionisti e intrapreso iniziative mirate alla crescita futura rafforzando in modo sostanziale la nostra posizione finanziaria, impegnandoci a investire in prodotti chiave e perfezionando un Combination Agreement con Psa”, ha sottolineato Manley, commentando i risultati di bilancio.

Fca ha chiuso il 2019 con un utile netto delle Continuing Operation a 2,7 miliardi (il 19% in meno rispetto all’anno precedente) e con ricavi pari a 108,187 miliardi (-2% sul 2018). Si tratta di “risultati robusti”, sottolinea in una nota. L’utile netto adjusted è stato pari a 4,3 miliardi di euro, l’Ebit adjusted a 6,7 miliardi di euro e margine al 6,2%. Risultato e margine record in Nord America.

Nel corso del 2019 – si legge – Fca ha tenuto fede all’impegno di continuare a generare valore per i propri azionisti. I risultati record raggiunti in Nord America e il miglioramento registrato in America Latina hanno permesso al Gruppo di realizzare una forte performance con il margine Ebit adjusted al 6,2%.

Le consegne globali complessive, (4.418.000 veicoli, in calo del 9%) diminuiscono principalmente per la riduzione degli stock presso la rete di vendita in Nord America, le minori consegne della JV cinese e, in Emea, per le iniziative sui canali di vendita e l’uscita di produzione di alcuni modelli.

 

Agi

Olio Extravergine di Oliva – Produzione olio EVO in Toscana

TERRITORIO E TRADIZIONE
Manfanetti è un’Azienda Agricola molto legata al territorio e alle sue tradizioni, che si tramandano di generazione in generazione.

Dal primo raccolto nel lontano 1912 è diventata negli anni una grande azienda sotto la guida di Antonio Manfanetti – oggi novantatreenne – gestita adesso dal figlio Pietro Manfanetti e sua moglie.

È qui che viene prodotto l’Olio Manfanetti, un blend di Olio Extravergine di oliva IGP, un prodotto di nicchia che può essere degustato e acquistato direttamente in azienda o spedito su tutto il territorio nazionale.

Olio Manfanetti

L’olio dell’Azienda Agricola Manfanetti è un extravergine di oliva IGP, ottenuto da 500 piante ultra secolari di diverse cultivar, tutte varietà toscane tipiche della Val di Cornia (Leccino, Frantoio, Moraiolo e Pendolino).

È proprio questa diversificazione che dà carattere all’olio Manfanetti, che si presenta integro nelle sue caratteristiche organolettiche: il colore verde dorato, limpido alla vista, quel profumo dalle connotazioni erbacee, morbido al palato con il suo sapore leggermente amaro e piacevolmente piccante.

Produzione e spremitura tradizionale

Tutti i processi produttivi sono eseguiti nel rispetto della salute e integrità del prodotto, con un occhio attento alla salvaguardia delle caratteristiche naturali del territorio.

La lavorazione del terreno avviente secondo metodi tradizionali, la concimazione è prevalentemente di origine organica, la potatura è a scaglioni per garantire ogni anno la produttività alternata delle piante. Pochi trattamenti per mantenere il più possibile integre le qualità del prodotto finito.

Al termine della raccolta le olive vengono destinate al vicino frantoio dove avviene la frangitura controllata con spremitura a freddo. L’olio così ottenuto è pronto per l’imbottigliamento, dopo il giusto periodo di decantazione e riposo.

A Campiglia Marittima, in Val di Cornia, su una superficie di XX ettari, si estende l’Azienda Agricola Manfanetti.

La Val di Cornia abbraccia l’intera area della Maremma livornese e quella grossetana; nell’entroterra raggiunge le propaggini sud-occidentali delle Colline Metallifere e scende poi lungo la fascia costiera fino a raggiungere il mare.

Una zona ricca di storia, con le aree archeologiche di epoca etrusca e i centri medievali, un territorio sfruttato per le risorse del sottosuolo che hanno determinato il sorgere di numerose miniere ma anche e soprattutto per la produzione di vino ed olio.

www.oliomanfanetti.it

Via di Cafaggio, 13/A
57021 – Campiglia Marittima (LI)

+39 0565 843050
+39 320 1530766
info@oliomanfanetti.it

Come cambia il paniere Istat 

Nel paniere dell’inflazione 2020 non esce nessun prodotto mentre tra le new entry ci sono auto e monopattini elettrici e il cibo a domicilio. Lo rende noto l’Istat. Nel paniere del 2020 utilizzato per il calcolo degli indici Nic (per l’intera collettività nazionale) e FOI (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.681 prodotti elementari (1.507 nel 2019), raggruppati in 993 prodotti, a loro volta raccolti in 410 aggregati, spiega l’Istituto.

I nuovi prodotti del paniere

Per l’ingresso di nuovi prodotti rappresentativi dell’evoluzione nelle abitudini di spesa delle famiglie, sono da segnalare: tra i mezzi di trasporto, le automobili elettriche e ibride elettriche e il monopattino elettrico e, tra i servizi di ristorazione, il sushi take away e la consegna pasti a domicilio. Entrano poi nel paniere il servizio di barba e baffi, i trattamenti estetici per uomo e gli apparecchi acustici. Nessuno prodotto esce dal paniere nel 2020 poiché tutti quelli già presenti non mostrano segnali di obsolescenza tali da motivarne l’esclusione.

Nessuno prodotto esce dal paniere nel 2020, spiega l’Istat, poiché tutti quelli già presenti non mostrano segnali di obsolescenza tali da motivarne l’esclusione. Ad arricchire la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati, sono inclusi nel paniere il servizio di lavatura e stiratura camicia (tra i servizi di lavanderia abiti) e l’applicazione dello smalto semipermanente (tra i trattamenti di bellezza).

L’ampliamento dell’utilizzo degli scanner data e alcune innovazioni nella metodologia di calcolo degli indici, fanno sì che nel 2020 siano circa 30 milioni le quotazioni di prezzo provenienti ogni mese dalla Gdo utilizzate per stimare l’inflazione. Delle restanti 577mila quotazioni, 384mila sono raccolte sul territorio dagli uffici comunali di statistica, 121mila direttamente dall’Istat e quasi 72mila dalla base dati dei prezzi dei carburanti del ministero dello Sviluppo economico.

La copertura dell’indagine

Nel 2020, sono 80 i comuni che contribuiscono alla stima dell’inflazione per il paniere completo (79 nel 2019); la copertura territoriale dell’indagine è pari all’83,2% in termini di popolazione provinciale. La copertura territoriale sale al 90,3% per un sottoinsieme di prodotti (tariffe e alcuni servizi locali), il cui peso sul paniere Nic è del 5,6%, per i quali altri 12 comuni effettuano la rilevazione dei prezzi.

Tra punti vendita, imprese e istituzioni sono circa 43mila le unità di rilevazione presenti nei comuni, e circa 8mila le abitazioni presso le quali sono rilevati i canoni d’affitto. Per quanto riguarda la rilevazione dei prezzi effettuata direttamente dall’Istat anche mediante tecniche di scarico automatico dei dati (web scraping) dalla rete Internet o attraverso la raccolta di informazioni da grandi fornitori di dati, nel 2020 i prodotti coinvolti rappresentano, in termini di peso, circa il 22,7% del paniere. Gli scanner data provenienti dai diversi canali della Gdo sono riferiti a un campione di quasi 4mila punti vendita, appartenenti a 25 grandi catene della distribuzione al dettaglio e rappresentativi dell’intero territorio nazionale.

Nella struttura di ponderazione del paniere Nic aggiornata al 2020 si segnalano l’aumento del peso della divisione di spesa Trasporti e il calo di quella abitazione, acqua, elettricità e combustibili. La divisione di spesa prodotti alimentari e bevande analcoliche continua ad avere il peso maggiore nel paniere (16,21%), seguita da Trasporti (14,96%), servizi ricettivi e di ristorazione (11,95%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (9,95%). Per il calcolo dell’indice Ipca (armonizzato a livello europeo) si utilizza invece un paniere di 1.700 prodotti elementari (1.524 nel 2019), raggruppati in 1.012 prodotti e 414 aggregati. 

Agi