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Che cosa è una ripresa a forma di V e perché potrebbe non essere un’illusione

A maggio il mercato del lavoro Usa ha subito una brusca e positiva impennata. E una ripresa a ‘V’ dell’economia, che fino a ieri sembrava una chimera, è tornata in auge.

L’economia degli Stati Uniti, che ad aprile aveva bruciato ben 20,5 milioni di posti, a maggio ne ha creati, a sorpresa, 2,5 milioni. Anche il tasso di disoccupazione, dal 14,7% di aprile è tornato a diminuire segnando un benaugurante 13,3%, contro un atteso crollo al 19,8%.

A Wall Street il Dow Jones ha brindato con un rialzo di oltre il 3% e Donald Trump ha esultato: “Dati incredibili, la pandemia è superata”, ha subito twittato. E chi pronosticava una ripresa a forma di V – un brusco calo dell’attività seguito da un rapido e drastico rialzo – ha ripreso fiato, dopo essere stato considerato fino ai dati sull’occupazione di ieri, decisamente poco credibile.

Le ipotesi di ripresa a ‘U’, a ‘W’ e a ‘Swoosh’ 

Il dibattito sulla forma della ripresa economica negli Usa da tempo ha contrapposto economisti ed esperti, dopo lo stop delle attività dovuto al lockdown e alla chiusura delle fabbriche, dei negozi e dei servizi. Fino a ieri negli Usa la curva a V era considerata la più improbabile.

Quella a U, che prevedeva alcuni mesi di crisi prima della ripresa, era la più gettonata e la più auspicata.

Quella a W, cioé una ripresa interrotta da una seconda ondata di pandemia, era una delle ipotesi più temute, peggio della quale c’era solo la possibilità di un scenario a L, in cui non si vede un’uscita dal tunnel e quello di una curva che non è descritta da una lettera dell’alfabeto, ma dallo ‘Swoosh’, il simbolo del marchio Nike, il cosiddetto ‘fruscio’, che prevede una caduta, seguita da una ripresa, ma con una crescita lenta e tanto tempo per tornare al livello pre-crisi.

Perché la ripresa a ‘V’ è tornata in auge 

I dati di ieri sul mercato del lavoro Usa, migliori del previsto, hanno ridato coraggio a quelli che tifavano per una ripresa a V. “Questi miglioramenti nel mercato del lavoro riflettono una ripresa limitata dell’attività economica che era stata ridotta a marzo e ad aprile a causa della pandemia di coronavirus e degli sforzi per contenerla”, si legge nel commento del dipartimento al Lavoro che ha diffuso il rapporto, ricordando che l’economia Usa ha perso 22,1 milioni di posti di lavoro tra marzo e aprile ma ha riguadagnato 2,5 milioni a maggio.

Secondo gli esperti, la spiegazione di questo rimbalzo è legata al fatto molte imprese nelle grandi città Usa sono state riaperte o avevano intenzione di riaprire a metà maggio e dunque hanno ricominciato ad assumere. Tuttavia, come ha notato il Wall Street Journal, dopo il 25 maggio, e cioé dopo la morte di George Floyd, a causa delle proteste e dei saccheggi avvenuti diverse aziende hanno richiuso e ciò potrebbe ritardare di giorni o settimane le loro riaperture, causando un altro ciclo di perdite di posti di lavoro.

La gente ricomincia a viaggiare

Tuttavia i dati sul lavoro non sono i soli che vanno presi in considerazione. I dati sulla mobilità di Apple hanno mostrato che le richieste di indicazioni stradali per guidare e camminare sono quasi tornate ai livelli pre-pandemici dal primo giugno. 

Inoltre c’è stato un aumento della domanda di viaggi, che si è estesa anche ai voli, con le principali compagnie aeree che hanno annunciato questa settimana che stanno ripristinando alcuni dei i voli che avevano sospeso a causa della pandemia.

Il prezzo del petrolio sta risalendo

Il prezzo del petrolio, sulla scia dei dati Usa, ha segnato una netta V, anche grazie alla notizia che i Paesi produttori hanno fissato per oggi l’incontro per decidere l’estensione dei tagli produttivi.

Un’astronave o un’illusione?

I mercati azionari hanno brindato ai dati sull’occupazione Usa, continuando a salire, ma questo non è detto che sia per forza un segnale che va verso una ripresa a V dell’economia. 

Come ha notato il noto commentatore televisivo, Jim Cramer, conduttore della trasmissione economica “Mad Money” sulla Cnbc, “la pandemia di coronavirus ha prodotto uno dei maggiori trasferimenti di ricchezza nella storia… questa è la prima recessione che il grande business sta attraversando praticamente incolume… Penso che stiamo osservando una ripresa a forma di V nel mercato azionario, che non ha quasi nulla a che fare con una ripresa a forma di V nell’economia”.

Alle tesi di Cramer ha subito replicato Donald Trump, che in conferenza stampa, ha dichiarato: “Abbiamo parlato di V, ma questa è meglio di una V. Questa è una nave spaziale”. 

Agi

Agli statali lo smart working piace così tanto che nessuno vuole tornare in ufficio

Oltre 9 dipendenti pubblici si 10 (il 93,6%) vorrebbe proseguire con lo smart working anche una volta finita l’emergenza coronavirus. Divenuto obbligatorio a partire da febbraio 2020 con le direttive per il contenimento dell’emergenza sanitaria, lo smart working è stato una novità assoluta per oltre 1/3 delle amministrazioni pubbliche italiane. E ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, come emerge da un’indagine di Fpa (società del gruppo Digital360) a cui hanno risposto oltre 4.000 dipendenti pubblici.

Se – come ha sottolineato la ministra della Pa, Fabiana Dadone – una volta tornati alla normalità almeno il 40% dei dipendenti pubblici dovrà adottare una modalità di lavoro agile, questi si dicono pronti: il 93,6% vorrebbe continuare a lavorare in smart working. Ma per la maggior parte (il 66%) il lavoro da casa deve essere integrato con dei rientri in ufficio organizzati e funzionali.

Che ne pensa il lavoratore dello smart working

Oggi, rileva l’indagine, il 92,3% di questi dipendenti della Pa sta lavorando in modalità ‘smart’ e per l’87,7% di loro si tratta di un’esperienza completamente nuova, per cui hanno dovuto utilizzare in maggioranza pc, cellulari e connessioni internet personali, spesso condividendo lo spazio in cui lavorano con altri membri della famiglia, e senza ricevere una formazione specifica sul lavoro da remoto. Eppure, il bilancio dello smart working ‘forzato’ nella Pa è assolutamente positivo: l’88% dei dipendenti giudica l’esperienza di successo e il 61,1% ritiene che questa nuova cultura, basata sulla flessibilità e sulla cooperazione all’interno degli enti, fra gli enti e nei rapporti con i cittadini e le imprese, prevarrà anche una volta finita la fase di emergenza.

Perché piace lo smart working

Lo smart working ha permesso inoltre al 69,5% del personale della Pa di “organizzare e programmare meglio il proprio lavoro”, al 45,7% di “avere più tempo per sé e per la propria famiglia”, al 34,9% di “lavorare in un clima di maggior fiducia e responsabilizzazione”. In 7 casi su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% dei lavoratori l’efficacia è persino migliorata (per un altro 40,9% è rimasta analoga). Per oltre il 50% la relazione con i colleghi è invariata, per il 20% addirittura migliorata. 

“L’emergenza Covid19 ha portato un’adozione massiva e rapida dello smart working nella Pa, che può essere il punto di partenza per ridisegnare il futuro del lavoro pubblico – commenta Gianni Dominici, direttore generale di Fpa – le amministrazioni che già stavano sperimentando il lavoro agile hanno saputo reagire meglio all’emergenza, riuscendo a mettere in poco tempo in smart working tutti i dipendenti e superando le difficoltà, tecnologiche e organizzative, causate inevitabilmente da questa introduzione forzata. Questa esperienza, tuttavia, sta dimostrando che anche nella Pa è possibile lavorare in modo flessibile e per obiettivi invece che guardando solo agli orari e al cartellino, con effetti positivi sia per l’attività che per la vita personale”.

“Infranti stereotipi e pregiudizi”

“Perchè lo smart working diventi effettivamente una nuova modalità di organizzazione del lavoro nella Pubblica Amministrazione – conclude Dominici – ora è necessario ripensare i processi di lavoro, definire puntualmente obiettivi e risultati individuali e fare formazione specifica sull’uso delle tecnologie e degli strumenti di comunicazione, come consigliano gli stessi dipendenti pubblici. A questo scopo, approfondiremo e commenteremo i risultati della ricerca durante FORUM PA 2020, che vuole contribuire a una diversa visione di sviluppo anche sul tema del lavoro pubblico”.

“Pur se avvenuta in modo spesso improvvisato, l’applicazione dello Smart Working per la Pa nella prima fase dell’emergenza ha dimostrato un’efficacia da molti inaspettata, infrangendo stereotipi e pregiudizi e dimostrando che un diverso modo di lavorare nella PA non solo è possibile, ma può portare grandi benefici per le amministrazioni, i lavoratori e la società nel suo insieme – afferma Mariano Corso, presidente di P4I, la società di Advisory del gruppo Digital360 e responsabile dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano – la gestione della fase 2 può oggi rappresentare l’occasione per rendere più efficaci le nuove modalità di lavoro, dimostrandone i benefici. In questo modo la fine dell’emergenza non sarà per la Pa un ritorno al passato, ma piuttosto un nuovo inizio da affrontare con modelli di lavoro più flessibili, efficienti e sostenibili”. 

Agi

Allarme di Confcommercio: il 28% delle imprese che ha riaperto è a rischio chiusura

Per il 28% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità: è quanto emerge da un’indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, svolta sulle prime due settimane di riapertura per le imprese dei settori ristorazione e bar, abbigliamento, altre attività del commercio al dettaglio e dei servizi.

Delle quasi 800 mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che sono potute ripartire, a due settimane esatte dalla Fase2, l’82% ha riaperto l’attività, il 94% nell’abbigliamento e calzature, l’86% in altre attività del commercio e dei servizi e solo il 73% dei bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa; tra le misure di sostegno ottenute, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione; e oltre la metà delle imprese stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%.

Il rischio dei prestiti per le piccole aziende

Infatti, rileva Confcommercio, solo due quinti delle micro-imprese presenta addetti e, quindi, solo questa frazione avrebbe avuto necessità della CIG in deroga. Letto in questi termini il dato del sondaggio appare verosimile (49% accede alla misura e l’ha ottenuta oppure deve ancora ottenerla). Specularmente, il ricorso a ulteriori prestiti è prevedibilmente piuttosto rarefatto.

Le imprese di minori dimensioni, avendo perso per oltre 2 mesi quasi il 100% del fatturato non hanno convenienza a contrarre ulteriori prestiti i quali andrebbero ripagati con un reddito futuro la cui formazione appare oggi molto incerta. è logico aspettarsi che un eventuale maggiore sostegno attraverso gli indennizzi possa spingere anche a un maggiore ricorso ai prestiti con garanzia pubblica, perchè risulterebbe meglio compensata la perdita fino ad oggi subita. Purtroppo, le valutazioni conclusive sono fortemente negative.

Fin qui, nell’esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, prosegue l’indagine, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi.

Ma se nella prima settimana solo il 6% degli intervistati indicava un’elevata probabilità di chiusura dell’azienda, nella seconda ondata di interviste, a fronte di un ragionamento più articolato, il 28% degli intervistati afferma che, in assenza di un miglioramento delle attuali condizioni di business, valuterà la definitiva chiusura dell’azienda nei prossimi mesi. A corroborare questa suggestione, dice Confcommercio, intervengono i timori che nel prossimo futuro si dovrà comunque richiedere un prestito (50% del campione), non si sarà in grado di pagare i fornitori (40%) nè di sostenere le spese fisse (43%).

Il dilemma dell’equilibrio economico da mantenere

Emerge, quindi, con sufficiente nitidezza, uno dei più rilevanti problemi per le singole imprese e per l’economia italiana nel complesso: la vera questione non è riaprire subito o dopo un breve periodo di sperimentazione, bensì la capacità, la possibilità, di restare aperti, cioè di raggiungere un equilibrio economico soddisfacente (assieme a un flusso di cassa che permetta di sostenere almeno i costi fissi). Sotto il profilo macroeconomico, il peggio è certamente passato. Tuttavia, avverte Confcommercio, per molte imprese, concentrate in pochi settori a cominciare dalla filiera turistica, le sfide per la sopravvivenza si combatteranno nei prossimi mesi.

I dati dell’indagine, riporta un comunicato, riferiti ad un universo di 759mila imprese (prevalentemente micro-imprese fino a 9 addetti), indicano come sia senz’altro favorevole la circostanza che le aperture crescano dalla prima alla seconda settimana, ma costituisce un segnale negativo, invece, che il 18% delle imprese che potevano riaprire non l’abbia ancora fatto (tab. 1); questa percentuale sale al 27% nell’area bar e ristoranti, un dato che testimonia una conclamata patologia da cui non siamo affatto usciti.

I motivi della mancata riapertura riguardano soprattutto l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria. In generale, prosegue Confcommercio, tra le imprese che hanno riaperto, la gestione dei protocolli di igienizzazione-sanificazione e la riorganizzazione degli spazi di lavoro sono state condotte con successo e senza particolari difficoltà, sebbene nella seconda settimana emerga qualche problema aggiuntivo rispetto alla settimana precedente, a conferma dell’impressione che la voglia di riaprire implichi, in qualche caso, una comprensibile sottovalutazione di alcune difficoltà.

Un giro d’affari ‘ampiamente insufficiente’

Le dolenti note emergono dall’autovalutazione degli intervistati sul giro d’affari, si legge: già nella prima settimana la media dei giudizi si collocava largamente al di sotto della sufficienza. Nella settimana successiva questi timori si confermano: il 68% degli imprenditori dichiara che i ricavi delle prime due settimane sono inferiori alle aspettative, quando già le aspettative stesse erano piuttosto basse. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi “normali” per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un’accentuazione dei giudizi negativi nell’area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%.

L’accesso ai provvedimenti di sostegno riflette le problematiche delle micro-imprese durante il lockdown. Gli indennizzi (come il bonus dei 600 euro) sono ovviamente i più diffusi e ne avrebbe fruito già il 44% delle imprese del totale campione. La cassa integrazione appare, invece, sottoutilizzata in ragione della distribuzione delle imprese per numero di addetti schiacciata verso le ditte individuali.

Agi

La casa automobilistica PSA produrrà anche mascherine

La casa automobilistica francese PSA a partire dal mese di agosto inizierà la produzione di mascherine nel suo sito di Mulhouse nella Francia orientale. Il gruppo – che si fonderà con Fca – precisa che “dall’inizio di questa crisi, la nostra priorità è stata quella di proteggere i nostri dipendenti e abbiamo deciso di investire nella produzione di dispositivi di protezione, che inizierà quest’estate”.

Questa decisione, condivisa con i sindacati, “ci rende collettivamente più forti” per vincere contro il Covid-19, ha spiegato Xavier Chereau, Direttore Risorse Umane e Trasformazione del gruppo.

La crisi sanitaria ha portato il gruppo a mettere in atto e a rafforzare un protocollo di misure sanitarie per proteggere i suoi dipendenti. Questo protocollo prevede in particolare la distribuzione di due o quattro mascherine al giorno per dipendente. Per sostenere l’attuazione di queste misure, il Gruppo ha deciso di essere autonomo e di produrre da solo le mascherine.

La produzione sarà organizzata in due fasi concomitanti: a partire da agosto, una linea automatizzata sarà implementata nel sito di Mulhouse e una dozzina di dipendenti del gruppo saranno impegnati nella produzione di mascherine (verranno formati a partire dal mese di giugno).

Parallelamente, una seconda linea automatizzata sarà messa in funzione presso un’altra società sempre francese, che produrrà maschere per il gruppo e continuerà questa produzione per un anno. Poi, dall’agosto 2021, questa seconda linea sarà trasferita a Mulhouse e i team del Gruppo garantiranno, in questo scenario, tutta la produzione. In definitiva, a Mulhouse potrebbero essere prodotte mensilmente 10 milioni di mascherine. Secondo il gruppo, il sito di Mulhouse ha tutte le caratteristiche sanitarie necessarie per produrre questo tipo di materiale.

Agi

Per salvare Lufthansa lo Stato diventa il primo azionista

Il governo tedesco e Lufthansa hanno raggiunto un “accordo di principio” su un piano da 9 miliardi di euro per evitare il fallimento del colosso del trasporto aereo. L’intesa, riferisce una fonte vicina al dossier, prevede che lo Stato diventi primo azionista della compagnia e garantisca un maxiprestito.

Dovrà ora essere sottoposta all’approvazione del Fondo per la stabilità economica federale (Kfw) e servirà anche il via libera del direttorio e del consiglio di sorveglianza di Lufthansa, oltre che dell’assemblea straordinaria degli azionisti. 

La scorsa settimana Lufthansa aveva confermato la trattativa in corso con Berlino, con la Kfw pronta ad acquistare una quota del 20% del capitale oltre che a emettere un prestito convertibile che potrebbe valere un ulteriore pacchetto del 5% delle azioni.

La convertibilità potrebbe essere esercitata “in caso di offerta pubblica d’acquisto” da parte di un terzo soggetto, fornendo allo Stato una minoranza di blocco. Se si aggiunge un prestito da 3 miliardi di euro, Berlino otterrebbe due posti nel consiglio di sorveglianza della compagnia, cui verrebbe proibito di versare dividendi ai propri azionisti. Per l’esercizio 2019 lo stacco della cedola è comunque già stato sospeso.

Attualmente circa 700 aerei di Lufthansa su un totale di 760 sono fermi a terra. Nel primo trimestre le perdite sono ammontate a 1,2 miliardi di euro e sono destinate a peggiorare nel secondo. Anche le controllate del gruppo hanno chiesto aiuto ai Paesi in cui hanno sede.

Negoziati sono in corso tra la Brussels Airlines e il governo belga, mentre Austrian ha chiesto a Vienna un’iniezione da 767 milioni di euro. La Svizzera garantirà invece 1,2 miliardi di euro di prestiti a Swiss ed Edelweiss.

Agi

Sono oltre 43 mila i contagiati sui luoghi di lavoro

Sono 43.399 i contagi da nuovo Coronavirus di origine professionale denunciati all’Inail tra la fine di febbraio e il 15 maggio, circa seimila in più rispetto ai 37.352 della rilevazione del 4 maggio. Lo rende noto l’Inail. I casi di infezione con esito mortale registrati nello stesso periodo sono 171, 42 in piu’ rispetto al monitoraggio precedente, e circa la metà riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale, con i tecnici della salute e i medici al primo posto tra le categorie più colpite.

L’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni, sale a 59 per i casi mortali

Come evidenziato dal terzo report sui contagi sul lavoro da Covid-19 elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (58 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Nove decessi su 10, in particolare, sono concentrati nelle fasce di età 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,3%). Il 71,7% dei lavoratori contagiati sono donne e il 28,3% uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali.

I morti tra gli uomini sono l’82,5% del totale, il primato negativo al Nord Ovest

I decessi degli uomini, infatti, sono pari all’82,5% del totale. L’analisi territoriale conferma il primato negativo del Nord-Ovest, con oltre la metà delle denunce complessive (55,2%) e il 57,9% dei casi mortali. Tra le regioni, invece, più di un’infezione di origine professionale su tre (34,9%) e il 43,9% dei decessi sono avvenuti in Lombardia. Rispetto alle attività produttive, il settore della Sanità e assistenza sociale, che comprende ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% delle denunce (e il 32,3% dei casi mortali), seguito con il 9,2% dall’amministrazione pubblica, con le attività degli organi legislativi ed esecutivi centrali e locali.

Agi

Synergy dice di essere pronta ad acquistare Alitalia

Synergy Europe, società di diritto lussemburghese che fa parte del Synergy Group  del finanziere German Efromovich, dice di essere pronta ad acquistare Alitalia. 

In una lettera inviata al ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli e al commissario straordinario di Alitalia, Giuseppe Leogrande, viene confermato l’interesse di Synergy Group “ad acquisire tutta Alitalia” e si manifesta la “disponibilità anche ad un eventuale partenariato pubblico privato con il Governo d’Italia per rilanciare la compagnia aerea di bandiera italiana”. E’ quanto si legge in una nota del gruppo

I programmi di Synergy Group prevedono una specializzazione di Alitalia “nelle rotte a lungo raggio e di rilancio del cargo mantenendo il presente perimetro organizzativo della società articolato nelle sue tre attività principali (Aviazione, Manutenzione, Servizi a Terra), il rinnovo della flotta, l’aggiunta di nuove rotte e la valorizzazione del suo prezioso patrimonio tecnico e umano (personale di terra e di volo)”.

Intanto il sindacato torna a incalzare il governo perchè acceleri i tempi. “Non ci stanchiamo di ripetere che per il rilancio di Alitalia il tempo non è un fattore neutro. Il ritardo dell’avvio del percorso relazionale per definire i passaggi propedeutici alla partenza della Newco e le direttrici di fondo per la fase di rilancio comincia a diventare un fattore critico”. Così dichiara la Fit-Cisl in merito alla fase di stallo che si è determinata dopo le anticipazioni contenute nella bozza del cosiddetto dl Rilancio.

“Mentre in Italia si prende tempo – prosegue la federazione ci​slina – le principali compagnie aeree europee pianificano il loro futuro e i loro Governi si preparano all’ingresso nel loro capitale. Invece noi cosa aspettiamo a dotare Alitalia di un management all’altezza e di un piano industriale degno di questo nome? Delude invece constatare che, a un mese dall’annuncio della nazionalizzazione della compagnia di bandiera, ancora si discute di quanti aerei debba avere in dotazione, si trascura il segmento cargo e si abbandonano rotte strategiche come la Roma-New York, che qualcun altro più lungimirante occuperà al posto nostro”.

Concludono dalla Fit-Cisl: “Il Governo destinando ad Alitalia una quantità di risorse economiche significative, per la prima volta agisce sulle cause e non sugli effetti perché è chiaro che il vettore aereo gioca un ruolo determinante nell’intero sistema di mobilità del nostro Paese, oltre che nel rilancio della nostra economia. In passato, come si è fatto in tanti altri settori del mondo del lavoro, si sono destinate somme finalizzate solo al finanziamento degli ammortizzatori sociali e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Occorre dare concrete risposte occupazionali agli 11 mila lavoratori diretti che in questi tre anni di gestione commissariale hanno dimostrato il loro valore e anche l’indotto ne guadagnerà”.

Agi

Da JC Penney a Macy’s, le vittime eccellenti del virus in Usa

JCPenney è solo l’ultima delle società statunitensi, vittime del Coronavirus, finite in bancarotta. La catena di grandi magazzini, nota soprattutto per la vendita di abbigliamento per la famiglia, cosmetici e gioielli, ha presentato venerdì domanda di fallimento e ha spiegato di aver raggiunto un accordo con alcuni istituti di credito per un finanziamento di sostegno da 450 milioni di dollari da utilizzare mentre si svolge la procedura fallimentare.

Anche la Metro di New York, un tempo popolare servizio di vendita per corrispondenza, e l’iconica Macy’s sono sull’orlo del fallimento.

Nelle scorse settimane Neiman Marcus, la grande catena del lusso, che, schiacciata dal debito, ha licenziato quasi tutti i suoi 14.000 dipendenti, ha fatto ricorso al Chapter 11, ovvero la norma della legge fallimentare statunitense che consente alle imprese che lo utilizzano una ristrutturazione a seguito di un grave dissesto finanziario.

Stessa sorte per J.Crew Group, che controlla anche il marchio Madewell.

Macy’s manda a casa l’intero staff

Macy’s, una delle più antiche catene di distribuzione Usa, fondata nel 1958, ha praticamente mandato a casa l’intero staff, circa 130.000 dipendenti, e ha fatto sapere che sta valutando diverse opzioni per rafforzare il suo capitale. Lo stesso ha fatto il sito per la vendita di moda on line ‘Rent the Runway’.

Gap ha cancellato tutti gli ordini per la stagione autunnale. Sebbene tutti i brand abbiano cercato di orientare il business sulle vendite via web, difficilmente riusciranno a compensare le perdite dei negozi. Sarebbe pronta a ricorrere alla bancarotta anche Nordstorm, la catena di grandi magazzini che ha chiuso molti negozi e sta attuando un piano di ristrutturazione aziendale che prevede anche tagli di posti di lavoro.

In fila per il ‘chapter 11’

Tra le società che si sono già avvalse del Chapter 11 risultano anche : The Schurman Retail Group, Lucky’s Market, Earth Fare, Pier 1 Imports, Art Van Furniture, Modell’s Sporting Goods, FoodFirst Global Restaurants, True Religion Apparel, Apex Parks, CMX Cinemas.

E tremano anche le società americane dello shale con il tonfo storico delle quotazioni del greggio esacerbato dai lockdown per la pandemia. La prima pedina del domino dell’Oil&Gas statunitense a capitolare è stata Whiting Petroleum, che ha portato i libri in tribunale lo scorso 2 aprile. 

Agi

Studio Commercialisti Firenze – Commercialisti Toscana

Consulenza tailor made a livello societario, fiscale e legale

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Lo Studio Rabaglietti nasce nel 1978, fondato dal Dott. Nicola Rabaglietti, specializzato in diritto societariodiritto di famigliafiscalità internazionaletutela del patrimonio e passaggio generazionale.

Nel corso degli anni la struttura ha saputo affrontare e risolvere ogni problematica di carattere professionale, curando l’interesse della propria clientela adeguando la propria struttura sino all’attuale assetto di associazione professionale.

Lo Studio Rabaglietti e Associati collabora con partner legali, sia civili che penali, studi notarili, architetti, geometri, per poter così offrire la miglior consulenza a tutte le possibili esigenze presentate dal cliente.

Grazie alla professionalità e l’esperienza consolidata nel tempo, lo Studio offre anche servizi di contabilitàconsulenza fiscaleconsulenza del lavoro e ricerca di finanza agevolata.

Lo Studio contemporaneamente offre questi servizi anche in lingua inglese potendo contare su professionisti madrelingua ormai residenti in pianta stabile in Italia.

Lo Studio Rabaglietti e Associati si trova a Firenze in via Duca D’Aosta 16

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I nostri professionisti partono sempre da un approccio umano per riuscire a modellare la miglior consulenza civilistico/giuridica alle esigenze del cliente così da risolvere qualsiasi problematica inerente sia alla costituzione di società che agli atti successivi, proponendosi per seguire l’impresa in tutto il suo ciclo di vita e affiancando il cliente nella gestione, ma anche in tutte le operazioni ordinarie e straordinarie che vorrà intraprendere.

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Studio Commercialisti Firenze

Sanificazione Coronavirus Toscana

SANIFICAZIONE
ANTIVIRALE E ANTIBATTERICA

La Sanificazione anti-Covid19 per gli ambienti privati (appartamenti, uffici, negozi) luoghi pubblici (aree parchi, sale giochi, ludoteche e teatri ) è una procedura normata dalla legge dello Stato Italiano per arginare la pandemia.

La Cooperativa Sociale Melograno è una struttura in grado di garantire la massima professionalità grazie a una importante esperienza maturata nel settore delle pulizie industriali e civili.
La continua formazione e la professionalità, nonché la qualità con cui portiamo avanti il nostro lavoro, è testimoniata dalle certificazioni ottenute dalla Cooperativa nel corso degli anni: ISO 9001:2015 per la gestione della qualità, ISO 14001:2015 per la gestione ambientale, OHSAS 18000:2007 per la sicurezza, ISO 13009:2015 per la gestione del nostro stabilimento balneare a fruibilità universale TANGRAM.

La Sanificazione o Sanitizzazione non può però prescindere da un’ottima Pulizia di fondo, per questo noi proponiamo interventi che prevedono due momenti: Pulizia + Sanificazione. La Pulizia è infatti l’insieme di tutte quelle operazioni che occorre praticare per rimuovere lo “sporco visibile” di qualsiasi natura. La Sanificazione o Sanitizzazione è un’azione mirata a debellare qualsiasi tipo di batterio, virus e agente contaminante, che le comuni pulizie non si riescono a rimuovere.

La Cooperativa Sociale Melograno si avvale di nebulizzatori che riducono in parti piccolissime i prodotti disinfettanti pmc (Presidi Medico Chirurgici) che mantengono la loro efficacia ad esempio Metasteril, Af2, Tabs Clor, Diftor, necessari – come evidenziato dal Decreto del Ministero della Salute n. 5443 del 22/02/2020 – quali misure per contenimento dell’emergenza COVID 19 poiché rispettano le caratteristiche di composizione chimica “ipoclorito di sodio 0,1%, etanolo al 70% dopo Pulizia con un detergente neutro, e sali di ammonio”.

La Cooperativa Sociale Melograno è in grado di garantire e soddisfare le esigenze specifiche di ogni singolo committente personalizzando le modalità di erogazione del servizio mediante la modulazione della frequenza degli interventi, flessibilità negli orari di esecuzione e il pronto intervento operativo h24.

INCENTIVI Per incentivare gli interventi di Sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del virus COVID-19, il Governo riconosce ai soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese di Sanificazione.

Possiamo gestire anche le pulizie nelle scale di condomini e in molti ci hanno già scelto.

Sanificazione Coronavirus Grosseto e Follonica