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Il Tribunale di Firenze accoglie il ricorso e boccia i licenziamenti alla Gkn

AGI – Il tribunale del lavoro di Firenze ha accolto il ricorso della Fiom contro i licenziamenti collettivi dei lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio, avvisati tramite una email lo scorso 9 luglio. I giudici hanno dato ragione ai sindacati, che avevano impugnato il procedimento avviato verso i 422 dipendenti perchè avrebbe agito in violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, mettendo in atto comportamenti antisindacali.

Bloccati i licenziamenti

Poche ore dopo l’azienda della componentistica dell’auto controllata dal fondo britannico Melrose, ha congelato i licenziamenti. “Resta ovviamente inteso – si legge in una lettera indirizzata al ministero del Lavoro, al Mise, ai sindacati e alle istituzioni territoriali della Toscana – che si darà altresì esecuzione a tutti gli ordini contenuti in tale provvedimento”. Tuttavia l’azienda precisa che la revoca della procedura di licenziamento “non può considerarsi acquiescenza, con ogni più ampia riserva di impugnazione”.

Esulta la Fiom-Cgil

Ma, è bastata la decisione del tribunale di Firenze per far esultare la Fiom-Cgil. “Abbiamo vinto insieme ai lavoratori perchè avevamo ragione, i licenziamenti alla GKN sono illegittimi”, hanno dichiarato in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Daniele Calosi, segretario generale della Fiom-Cgil Firenze e Prato.

La Fiom chiede che “il Presidente del Consiglio e il Ministero dello Sviluppo Economico facciano la loro parte e intervengano in tema di delocalizzazioni e ad una soluzione che garantisca la ripresa produttiva e l’occupazione nello stabilimento per i lavoratori di Campi Bisenzio e di tutto l’indotto”.

“Il ricorso – sottolineano – è stato uno degli strumenti che la Fiom ha utilizzato in questa vertenza insieme alla grande resistenza dei lavoratori e alla capacità di costruire intorno alla vertenza una rete di solidarietà, a partire dalla comunità fiorentina fino al resto del Paese, come dimostrato anche dall’imponente manifestazione di sabato scorso a Firenze”.

“Oggi – ha detto Re David – è sicuramente una giornata molto importante: il tribunale dà ragione ai lavoratori Gkn e al sindacato che ha presentato ricorso per comportmaneto antisindacale. Licenziare con una semplice comunicazione mentre i lavoratori sono fuori dalla fabbrica non si può fare, perché non è degno di un Paese civile, perché il contratto dei metalmeccanici non consente una procedura di questo tipo e perché va salvaguardata l’occupazione del Paese”. “E’ una giornata importnate – ha concluso – e speriamo che il governo agisca in modo adeguato per salvaguadare le imprese, l’industria, l’occupazione”.

Soddisfazione viene espressa anche dalla viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde.
“La revoca dei licenziamenti collettivi – afferma Todde – è un primo grande passo per i lavoratori che da mesi presidiano lo stabilimento di Campi Bisenzio. Questo risultato certifica gli sforzi sinergici portati avanti dalle Istituzioni, dai sindacati, dai lavoratori e da tutta la comunità che dal primo momento ha sostenuto il territorio in questa difficile battaglia”.

“In questi mesi abbiamo convocato il tavolo due volte, non abbiamo mai interrotto le interlocuzioni con le parti e abbiamo lavorato in un contesto difficile con una azienda che ha smarrito il suo senso di responsabilità sociale. Ora – conclude – dobbiamo essere concreti, perchè perché quando parliamo di 422 lavoratori, più l’indotto, parliamo di famiglie”.

E anche la politica si unisce alla notizia. Per il segretario Dem Enrico Letta “Avevano ragione i lavoratori – scrive in un Tweet – avevano ragione i sindacati e avevamo ragione noi ad accusare la Gkn di aver violato ogni regola. Il Tribunale di Firenze l’ha sancito. Ora si fermino e si volti pagina”.

“Ci ha pensato il Tribunale del lavoro di Firenze a revocare l’apertura dei licenziamenti collettivi via mail alla Gkn. Aldilà del merito della complessa vicenda, è evidente che si tratta di una sconfitta per la politica, per tutta la politica, che non ha saputo intervenire su una questione di grande impatto sociale” fa notare il deputato di FI Elio Vito. 

“Da ex presidente della Provincia e da ex sindaco, vi dico che questo continuo disimpegno delle multinazionali dal territorio fiorentino è un campanello d’allarme pericolosissimo”, afferma il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, mentre per il presidente del M5S, Giuseppe Conte “completiamo il decreto sulle delocalizzazioni preparato dal Ministro Andrea Orlando e dalla viceministra Alessandra Todde”.


Il Tribunale di Firenze accoglie il ricorso e boccia i licenziamenti alla Gkn

Le figure professionali che non si riescono a trovare sul mercato

AGI –  Sembra un paradosso in un Paese dove si fa sentire la mancanza di lavoro, ma è cosi’: le imprese cominciano a trovare difficoltà nel reperire personale da assumere. Lo si evince dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

Cifre alla mano, si attesta complessivamente al 36,4% la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (5,5 punti percentuali in piu’ rispetto a settembre 2019), che sale al 51,6% per gli operai specializzati, al 48,4% per i dirigenti, al 41,4% per le professioni tecniche e al 37,7% per le professioni intellettuali e scientifiche. Le figure di più difficile reperimento sono fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria metallica (66,2%), fabbri ferrai, costruttori di utensili e assimilati (65,8%), artigiani e operai specializzati del tessile e dell’abbigliamento (65,5%).

Difficili da reperire anche i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (59,2%), i tecnici della distribuzione commerciale (58,7%) e quelli della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (57,1%) così come gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali (57,2%) e gli ingegneri (47,8%).
    Per i laureati nei vari indirizzi di ingegneria e per quelli nelle discipline medico-sanitarie quasi la metà delle assunzioni previste dalle imprese sono di difficile reperimento; una quota analoga (48,3%) riguarda i diplomati nell’indirizzo meccanica, meccatronica ed energia, mentre supera il 50% la difficoltà a trovare qualificati negli indirizzi edile e meccanico (53,6% per entrambi).

A incontrare le maggiori difficoltà di reperimento sono le imprese delle regioni del Nord est (sono difficili da reperire il 41,5% delle figure ricercate), seguite da quelle del Nord Ovest (36,3%), Centro (34,0%) e Sud e Isole (33,2%).

Le imprese disposte ad assumere oltre mezzo milione di persone

Eppure, come si evince dal Bollettino, Sono oltre 526mila i lavoratori ricercati dalle imprese per il mese di settembre, circa 91mila in più (+20,9%) rispetto allo stesso periodo del 2019 e quindi ai livelli pre-pandemici; nel trimestre settembre-novembre le imprese hanno in programma di assumere 1,5 milioni di lavoratori (+23,5% rispetto all’analogo trimestre 2019). Prende così velocità la domanda di lavoro sostenuta dal buon andamento dell’economia italiana.

Nel dettaglio, l’industria programma per il mese di settembre 156mila entrate che salgono a 436mila nel trimestre settembre-novembre, in crescita rispettivamente del 24,8% e del 29,1% rispetto al 2019. Si consolida la ripresa del manifatturiero con 114mila entrate nel mese e 317mila nel trimestre (rispettivamente +31,7% e +34,9% rispetto agli stessi periodi del 2019).

A guidare, le industrie della meccatronica che ricercano 31mila lavoratori nel mese e 87mila nel trimestre, seguite dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (27mila nel mese e 75mila nel trimestre) e da quelle tessili, dell’abbigliamento e calzature (16mila nel mese e 45mila nel trimestre).
  Elevata anche la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni: 42mila le assunzioni programmate nel mese (+9,3% rispetto a settembre 2019) e 118mila nel trimestre (+15,7% rispetto al trimestre 2019).
    Sono invece 370mila i contratti di lavoro offerti dal settore dei servizi nel mese in corso (+19,3% su settembre 2019) e oltre 1 milione quelli previsti per il trimestre (+21,2% sul trimestre 2019). Le maggiori opportunità di lavoro sono offerte dal comparto del commercio (87mila entrate programmate nel mese e 279mila nel trimestre), da quello dei servizi alle persone (84mila nel mese e 188mila nel trimestre) e dai servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici (73mila nel mese e 192mila nel trimestre).

La metà dei posti offerti riguarda contratti a termine

Se si guarda alla tipologia dei contratti la domanda di lavoro  appare trainata prevalentemente dai contratti a tempo determinato con 275mila unità, pari al 52,3% delle entrate programmate. Seguono i contratti a tempo indeterminato (109mila), i contratti di somministrazione (49mila), gli altri contratti alle dipendenze (37mila), i contratti di apprendistato (28mila), gli altri contratti alle dipendenze (18mila) e i contratti di collaborazione (10mila).

Dalla Ue 4,7 miliardi per sostenere la ripresa post-pandemica

La Commissione europea ha concesso 4,7 miliardi di euro all’Italia a titolo di React-Eu per sostenere la risposta del paese alla crisi del coronavirus e contribuire a una ripresa socioeconomica sostenibile. Le risorse contribuiranno, tra l’altro, a proteggere i posti di lavoro nelle piccole imprese delle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. I fondi supplementari contribuiranno ad aumentare le assunzioni di giovani e donne, consentiranno ai lavoratori di partecipare alla formazione e sosterranno servizi su misura per le persone in cerca di lavoro. 

 


Le figure professionali che non si riescono a trovare sul mercato

Evergrande, il colosso dell’immobiliare cinese che rischia la bancarotta

Agi – Il colosso immobiliare cinese Evergrande, in difficoltà per il crollo delle vendite degli immobili, ha ammesso che sta affrontando “enormi pressioni” dai creditori e ha avvertito che potrebbe non riuscire a pagare i suoi debiti.

Un’eventuale liquidazione del gigante cinese avrebbe notevoli conseguenze, non solo sull’economia di Pechino ma anche sulla “stabilità sociale” cara ai vertici cinesi. Evergrande ha dato mandato a due adviser per esaminare le opzioni finanziarie.

Evergrande è il più grande gruppo immobiliare del paese in termini di fatturato, con una presenza dichiarata in più di 280 città. Il colosso afferma di impiegare 200.000 persone e genera indirettamente 3,8 milioni di posti di lavoro. Il suo presidente, Xu Jiayin, è il quinto uomo più ricco del Paese, secondo la società specializzata Hurun.

Le manifestazioni di protesta

A Shenzhen, in Cina, decine di persone hanno protestato davanti all’ingresso della sede del gigante immobiliare sull’orlo della bancarotta. In Cina le manifestazioni di protesta sono vietate e la polizia ha bloccato l’accesso dei manifestanti, tra i quali anche molti a cui Evergrande deve dei soldi.


Evergrande, il colosso dell’immobiliare cinese che rischia la bancarotta

Ogni posto di lavoro creato con il reddito di cittadinanza è costato 52mila euro allo Stato

AGi –  Ogni posto di lavoro “creato” con il reddito di cittadinanza è costato allo Stato almeno 52 mila euro. Oltre il doppio di quanto spende annualmente un imprenditore privato per un operaio a tempo indeterminato full time che, mediamente, costa attorno ai 25 mila euro. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia secondo la quale dalla prima metà del 2019 – periodo in cui è entrato in vigore il RdC – fino alla fine di quest’anno, l’investimento dello Stato per questa misura ammonta a 19,6 miliardi.

Per la Cgia, a fronte di poco più di un milione di persone in difficoltà economica che, titolari del reddito di cittadinanza, hanno manifestato la disponibilità a recarsi in ufficio o in fabbrica, gli ultimi dati disponibili ci dicono che solo 152 mila hanno trovato un posto di lavoro grazie al sostegno dei navigator. Ipotizzando che i titolari del RdC lo abbiano ricevuto per almeno un anno prima di entrare nel mercato del lavoro, percependo così quasi 7 mila euro, l’associazione approssimativamente stima che l’Inps abbia sostenuto, per questi 152 mila nuovi occupati, una spesa di 7,9 miliardi di euro, pari a poco più di 52.000 euro se rapportata a ogni singolo neoassunto. Un costo che, afferma la Cgia, “appare eccessivo per un numero così limitato di persone entrate nel mercato del lavoro grazie al RdC”

Secondo la Cgia, “chi è in difficoltà economica va assolutamente aiutato, ma per combattere la disoccupazione il RdC ha dimostrato di non essere uno strumento efficace”. 
 

In 2,5 anni un investimento di 19,6 miliardi

Secondo le stime fornite dall’associazione, dalla prima metà del 2019 – periodo in cui è entrato in vigore il RdC – fino alla fine di quest’anno, l’investimento dello Stato per questa misura ammonta a 19,6 miliardi: 3,8 nel 2019, 7,2 nel 2020 e 8,6 miliardi per l’anno in corso. Per il 2022 è prevista una spesa di 7,7 miliardi. La Cgia sottolinea che per l’anno 2019 e 2020 le cifre si riferiscono a quelle effettivamente spese, mentre per gli anni successivi si fa riferimento alle risorse stanziate.

Solo un terzo ha avuto un’occupazione in passato

Secondo l’Anpal, ricorda ancora l’associazione, le persone che percepiscono il RdC sono difficilmente occupabili. L’Agenzia, infatti, stima che la probabilità di rimanere disoccupato a distanza di 12 mesi sfiora il 90 per cento. Ciò è ascrivibile al fatto che questa platea di soggetti ha una insufficiente esperienza lavorativa alle spalle. L’Inps, infatti, analizzando lo storico contributivo di queste persone nella classe di età tra i 18 e i 64 anni, segnala che solo un terzo ha avuto un’occupazione in passato. Pertanto, spesso ci troviamo di fronte a soggetti a forte rischio di esclusione sociale, ovvero in condizioni di povertà economica e di grave deprivazione materiale. Trovare un lavoro a queste persone, spiega la Cgia, “potrebbe addirittura costituire per loro un problema a causa del precario equilibrio psico-fisico in cui versano”.

Solo 152 mila hanno trovato stabilmente un lavoro

Secondo i dati dell’Inps, riferiti ad agosto 2021, le persone destinatarie del RdC erano 3,5 milioni, pari a poco meno di 1,5 milioni di nuclei famigliari. L’importo medio mensile erogato è di 579 euro. Tra questi 3,5 milioni di percettori del reddito, gli over 18 che hanno sottoscritto il Patto per il Lavoro (ovvero si sono resi disponibili a trovare un’occupazione), sono – secondo l’anpal – 1,15 milioni, mentre la Corte dei Conti sottolinea che coloro che hanno trovato un’occupazione stabile sono poco più di 152 mila.

Il 20% abita nelle province di Caserta e Napoli

I dati a livello provinciale, ricorda la Cgia, dicono che nelle province di Caserta (147.036) e di Napoli (555.646) si concentrano complessivamente quasi 703 mila beneficiari del RdC. Se questi ultimi vengono rapportati al numero totale presente in Italia (3.550.342), in queste 2 province campane si concentra il 20 per cento circa dei percettori totali di questa misura. Altrettanto significativo è il numero di RdC erogati dall’Inps nelle grandi aree metropolitane: a Roma sono 240.065,  a Palermo 212.544, a Catania 169.250, a Milano 122.873, a Torino 104.638 e a Bari 92.233.


Ogni posto di lavoro creato con il reddito di cittadinanza è costato 52mila euro allo Stato

Inflazione, Pepp e ripresa sul tavolo della Bce dopo la pausa estiva

AGI – Dopo un anno e mezzo dallo scoppio della pandemia, la Bce potrebbe iniziare a ridurre l’intensità delle operazioni con cui ha supportato i mercati e la ripresa negli ultimi 18 mesi. E, secondo le attese di diversi investitori e analisti, spinta da un’inflazione che ad agosto ha toccato il 3% e dalla conseguente pressione sempre maggiore dei falchi all’interno del Consiglio direttivo, a partire dal presidente della Budensbank Jens Weidmann, potrebbe discuterne già nella riunione di domani, la prima dopo la pausa estiva. 

Pepp e inflazione 

Non è solo otreoceano, dunque, che è d’attualità la discussione sul ‘tapering’, ovvero il processo con cui le banche centrali ritireranno parte degli stimoli messi in campo di fronte al Covid. Se la Federal Reserve ne ha già parlato più apertamente, la Bce – che ha da poco concluso la revisione delle proprie strategie – si troverà ad affrontare, domani e nelle prossime settimane, un dialogo analogo. 

L’andamento dell’inflazione, schizzata ben oltre il target del 2% simmetrico ad agosto, ha allontanato nuovamente le posizioni in Consiglio direttivo: da un lato c’è chi di fronte alla fiammata dei prezzi vorrebbe già un giro di vite, dall’altro chi è preoccupato che un ritiro prematuro dei sostegni possa far inceppare una ripresa solida ma ancora ricca di incertezza, a partire da quelle legate alla variante Delta e a possibili restrizioni autunnali.

La revisione delle stime

Nella riunione i banchieri centrali saranno chiamati anche alla revisione delle stime su crescita e inflazione, che potrebbero fornire una panoramica più chiara sullo stato di salute dell’economia europea e sull’andamento del caro prezzi. Secondo quanto deciso con la ‘strategic review’ varata prima dell’estate, infatti, la Bce è chiamata ad affrontare con uguale forza gli scostamenti dal target del 2% per l’inflazione sia al rialzo che al ribasso. 

Le posizioni in campo

La preoccupazione dei falchi, capeggiati da Weidmann, è che lasciare intatto il supporto della Bce all’economia, nonostante la fiammata dei prezzi sia vista dalla maggior parte degli economisti come temporanea, spinga l’inflazione ancora al rialzo e che questo, assieme alle strozzature sulla catena di approvvigionamento, rischi di innescare una spirale tale da richiedere poi un intervento più deciso invece di uno più sfumato a partire da adesso. 

Sull’altro fronte, invece, c’è chi ritiene che annunciare una riduzione del Pepp a stretto giro sarebbe controproducente di fronte a un’economia che corre ma che non è ancora tornata a livelli pre-Covid e di fronte a una ripresa che va consolidata e non limitata al semplice rimbalzo seguito ai lockdown e alle chiusure.

Le parole di Lagarde

A guidare la discussione sarà come sempre la presidente della Bce, Christine Lagarde. “Abbiamo davvero lottato duramente e risposto bene” alla crisi pandemica “e ne siamo usciti con una situazione che ha ancora bisogno di molta attenzione. Ma mi sembra che ora i responsabili politici debbano essere quasi chirurgici: non è più una questione di sostegno massiccio, sarà una questione di sostegno mirato e mirato in quei settori che sono stati gravemente danneggiati”, ha detto recentemente, facendo intravedere dietro le parole le nuove politiche dell’Eurotower. 

La reazione dei mercati

Di sicuro l’attesa per la riunione ha riportato nervosismo sui mercati europei che, in vista del meeting di domani, si muovono in netto calo, con Francoforte che a fine mattinata perde l’1,2%, Parigi in ribasso dello 0,8% e Milano che, dopo un avvio in profondo rosso, ha limato parte dei ribassi e lascia sul terreno lo 0,5%. 


Inflazione, Pepp e ripresa sul tavolo della Bce dopo la pausa estiva

Dopo 17 mesi riapre il Salone del Mobile. Mattarella: “Segno di rilancio”

AGI – Dopo quasi un anno e mezzo ha riaperto i battenti il Salone del Mobile di Milano, la kermesse internazionale più importante nel mondo del design, quest’anno ribattezzata Supersalone, alla fiera di Rho. Da oggi per sei giorni, ha aperto a tutti, visitatori e buyer l’evento speciale curato da Stefano Boeri, attesissimo dopo l’annullamento dell’ultima edizione del Salone, a causa della pandemia (erano 17 mesi che il design attendeva questo momento). 

Il taglio del nastro, avvenuto alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha un forte valore simbolico, di ripartenza per l’intero Paese, come hanno più volte sottolineato i vertici della manifestazione e come dimostra la presenza del Capo dello Stato. Era aprile, i giorni delicatissimi in cui la manifestazione rischiava di saltare del tutto, per il venir meno di alcuni grandi brand, quando Mattarella annunciò che avrebbe partecipato all’inaugurazione.

Il settore vale il 5% del Pil

Per ringraziarlo della sua vicinanza, i vertici della manifestazione gli hanno consegnato una riproduzione del manifesto della prima edizione del Salone (1961) in una cornice d’eccezione, progettata dal duo di designer Formafantasma e realizzata dal giovane architetto-artigiano Giacomo Moor e dagli ebanisti Gigi Marelli e Giordano Viganó con il legno degli abeti abbattuti dalla terribile tempesta Vaia del 2018, in val di Fiemme. Il settore pesa il 5% del Pil nazionale, con un valore di produzione di 39 miliardi di euro, di cui 15 destinati all’export e un saldo commerciale attivo di 7,6 miliardi di euro.

“Questa occasione che raccoglie il coraggio di impresa, creatività, fantasia e cultura è di straordinario significato in questo momento del paese per il suo rilancio e la sua ripresa”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il suo intervento all’inaugurazione del Supersalone, l’evento speciale del Salone del Mobile di Milano. “Desidero esprimere apprezzamento e auguri per il Salone e per l’attività della fiera. Questo – ha sottolineato il capo dello Stato – è un appuntamento di grande importanza da tanti anni. Un punto di riferimento mondiale per il settore in cui nostro paese è all’avanguardia”. 

“Il Supersalone è frutto della generosità delle aziende del design in un momento delicato di rilancio dell’economia e della cultura. Grazie a coloro che hanno creduto fino in fondo e mantenuto vivo una appuntamento così importane: avete vinto la sfida”, ha affermato il presidente di Confindustria e di Fiera Milano Carlo Bonomi durante il suo intervento. “Ora – ha aggiunto – è il momento di guardare avanti, aprirsi con più vigore ai mercati internazionali. Noi siamo al servizio delle imprese che vogliono ripartire, la fiera è uno spazio non solo fisico, dove valorizzare e promuovere il potenziale del brand Italia, attraendo imprese e investimenti da tutto mondo”. 

Fontana: ritorno alla normalità

Per il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana il Salone del Mobile seppure con un format diverso, è “un bel segnale per il comparto, per la Lombardia, per il Paese”. “È la normalità che sta avanzando, è solo l’inizio” sottolinea aggiungendo “dobbiamo continuare il nostro impegno, dobbiamo continuare nella vaccinazione e così sarà un inizio definitivo. C’è molta emozione per l’idea di ricominciare”. 

Sala: bella prova di ripartenza

“È una bella prova, si sentono tante lingue per le strade di Milano. Può essere una ripartenza”. Così il sindaco di Milano Beppe Sala arrivando all’inaugurazione del Salone del Mobile alla fiera di Rho, la kermesse internazionale dedicata al design. “Credo che il messaggio qui sia la ricerca del bello e del funzionale – ha aggiunto- , perché abbiamo vissuto tanto nelle nostre case e abbiamo bisogno che siano accoglienti, quelle di chi sta meglio ma anche di chi è in difficoltà e naturalmente questi operatori hanno una grande responsabilità. Abbiamo rivalutato le priorità della nostra vita, abbiamo capito che la salute è una parte delicata, abbiamo certamente maturato la consapevolezza di come l’ambiente è importante”.


Dopo 17 mesi riapre il Salone del Mobile. Mattarella: “Segno di rilancio”

Fine degli incentivi e crisi dei microchip affossano il mercato dell’auto

AGI – Fine degli incentivi e crisi dei microchip affossano il mercato dell’auto. Ad agosto le immatricolazioni hanno registrato un nuovo drastico calo del 27,3% (64.689 unità) dopo la riduzione di luglio (-19,4%). Resta comunque positivo il saldo sui primi otto mesi. Nel complesso, sono state immatricolate 1.060.182 vetture, il 30,9% in più rispetto alle 809.978 vendute nel corrispondente periodo del 2020. 

Stellantis ha immatricolato ad agosto 21.636 autoveicoli, il 36,3% in meno rispetto ai 33.961 venduti nello stesso mese dell’anno scorso. Negli otto mesi, le immatricolazioni sono 412.580, il 31,3% in più rispetto alle 314.329 registrate nel corrispondente periodo del 2020.

Gli esperti del settore indicano prospettive fosche: secondo l’Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri), la situazione del mercato dell’auto nei prossimi mesi “non può che peggiorare visto il rapido esaurimento dell’ecobonuscon cui rimangono inutilizzabili anche i fondi complementari stanziati per finanziare l’extrabonus. 

Per Federauto, la Federazione dei concessionari auto, il brusco calo di agosto dimostra le enormi difficoltà che attraversa il settore, soprattutto a causa della carenza dei componenti elettronici. Inoltre, i fondi non riusciranno a coprire gli acquisti fino al 31 dicembre, riproponendo il problema delle misure stop and go e gli inevitabili effetti regressivi sul mercato.

Il Centro studi Promotor parla di “una tempesta perfetta” prodotta dall’esaurirsi dello stanziamento per l’ecobonus, l’inutizzabilità dell’extrabonus e la mancanza di microchip. La situazione del mercato dell’auto appare “decisamente peggiore di quella del contesto economico italiano” e “la ripresa nel 2021 per l’auto è decisamente più lenta”. “Il pasticcio sugli incentivi alle auto elettriche e dintorni – fa notare Promotor – rischia di compromettere il lavoro fatto per vincere le resistenze della gente verso la transizione ecologica”

Di fronte a tale situazione l’Unrae chiede l’immediato rifinanziamento dell’Ecobonus per le fasce 0-20 e 21-60 g/Km CO2 attraverso un qualsiasi veicolo normativo disponibile in tempi brevi, oppure, in via emergenziale, con un trasferimento parziale nell’Ecobonus delle risorse ferme nell’Extrabonus.

Il Centro studi Promotor ritiene indispensabile rifinanziare immediatamente gli ecobonus per le auto verdi e gli incentivi per le auto da 61 a 135 gr/km di CO2 e utilizzare poi la Legge di Bilancio 2022 per creare le premesse di una politica per l’auto che dia una concreta prospettiva alla transizione verso l’auto elettrica.

Federauto sostiene che è necessario trovare una soluzione rapida per rifinanziare il fondo Ecobonus, nonché proseguire nelle politiche di incentivazione volte al rinnovo del parco circolante auto più vetusto e inquinante in un orizzonte temporale medio-lungo e rivedere il termine dei 180 giorni per completare le prenotazioni in corso, unitamente a una sostanziale riforma della fiscalità dell’auto.


Fine degli incentivi e crisi dei microchip affossano il mercato dell’auto

Da Unicredit-Mps alla corsa agli incentivi, le sfide d’autunno per il sistema bancario

AGI – Dalla messa in sicurezza definitiva del Monte dei Paschi alla corsa per sfruttare, tramite un nuovo round di matrimoni, il tesoretto costituito dalle Dta, le imposte attive differite trasformabili in un credito fiscale. Dopo la pausa estiva, movimentata dalla due diligence di Unicredit sul Monte e da una tornata di conti semestrali tonici, sono queste le sfide d’autunno per il settore bancario.

La partita per Il Monte

Sul fronte senese, che scalda anche la politica, specialmente considerata la coincidenza con un’importante tornata di elezioni amministrative e con quelle per il collegio della città toscana che vedono fra i protagonisti il segretario del Pd Enrico Letta, le prime novità sono attese per settembre.

Entro la prima decade del mese da Unicredit e dal suo ad, Andrea Orcel, dovrebbero arrivare degli aggiornamenti a fronte dell’analisi condotta su Mps: la banca milanese, salvo proroghe della due diligence, si ritroverà a discutere con il ministero dell’Economia e delle Finanze il perimetro di Mps a cui è interessata e i restanti contorni dell’operazione. Fra le condizioni poste che sia neutrale per il capitale di Unicredit e che ne accresca l’utile per azione. Nella ‘data room’ del Monte, poi, sarebbe entrata anche Medio Credito Centrale, che acquisirà parte degli assets (a partire dalle filiali del Sud Italia) a cui la banca guidata da Orcel non è interessata o che non può acquisire per ragioni di antitrust.

La scadenza delle Dta

Uno dei punti che ha reso interessante l’operazione Unicredit-Mps è proprio la possibilità di sfruttare le Dta per trasformarle in credito d’imposta, considerato che valgono oltre 2 miliardi. Sul tema, in una bozza del Dl Sostegni bis, era stata ventilata una proroga della scadenza attuale, prevista per il 31 dicembre, a metà 2022, per dare più tempo al consolidamento del sistema bancario. La norma, però, non è stata inserita nella versione finale del provvedimento, da cui è stata stralciata.

L’importanza delle Dta è tale da essere stato uno dei perni anche di altre operazioni che si sono concretizzate, come quella relativa all’opa con cui Credit Agricole ha conquistato il Credito Valtellinese. L’asset rischia di essere cruciale anche per altre partite, sia di stampo ‘difensivo’, come quella per trovare un partner per Carige, sia che si tratti di aggregazioni motivate dalla volontà di crescita dei singoli istituti. Nel caso di un matrimonio come quello fra Bpm e Bper, più volte ipotizzato, già sfumato in passato e sempre riemerso come un fiume carsico, il tesoretto varrebbe un miliardo.

Il tempo utile stringe e i consigli d’amministrazione degli istituti dovrebbero deliberare il via libera dell’operazione entro fine anno; già questo risulta comunque un vantaggio, visto che la precedente normativa prevedeva che dovesse arrivare l’approvazione anche dalle assemblee. A meno che, ed è, come un segreto di Pulcinella, la speranza che diversi accarezzano nel settore bancario, ora che la pratica Mps sembra avviata a una risoluzione, il governo non riproponga un’estensione della finestra per sfruttare le Dta, magari nella legge di bilancio, ovvero dopo le elezioni di ottobre, prima delle quali sembra impossibile intervenire su un tema caldo come quello bancario.


Da Unicredit-Mps alla corsa agli incentivi, le sfide d’autunno per il sistema bancario

Ita ha cominciato a vendere i biglietti aerei, ma i sindacati sono in rivolta

AGI – È scattato l’atteso avvio della vendita dei biglietti aerei da parte di Ita, primo step concreto della nuova compagnia, che inizierà a volare dal 15 ottobre. Per l’acquisto dei biglietti è attivo il sito www.itaspa.com.

Ita ha anche avviato la campagna di raccolta di candidature per le figure professionali da inserire successivamente nelle aree operative di volo e di terra e in quelle di staff. Il processo di raccolta delle candidature avviene online, attraverso l’ausilio di piattaforme digitali innovative, in linea – come già sottolineato in precedenza – con “i valori e la strategia” della compagnia, che punta sulla digitalizzazione dei processi aziendali “per sviluppare un’organizzazione flessibile e snella“.

Ma l’avvio degli incontri tra la nuova compagnia aerea Ita e i sindacati è tutti in salita. Cgil Cisl Uil e Usb parlano di “alcuni fatti politici di enorme rilievo e con ricadute terribili oggi sul personale Alitalia (o meglio ex Alitalia) e a breve, se non verranno fermati, su milioni di lavoratori italiani”. 

“C’è stato un primo confronto con i vertici di Ita, abbiamo acquisito le prime anticipazioni sullo scenario. Per noi diventa urgente salvaguardare i posti di lavoro, le professionalità, le competenze. La nuova società deve restare nel perimetro del Contratto nazionale di lavoro” ha detto Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, sottolineando la necessità che il governo faccia un “passo in avanti per avviare un confronto”.

Secondo l’Unione sindacale di base (Usb), il punto politico principale “è che una compagnia a capitale completamente pubblico si sganci dal contratto di settore Assoaereo, come fece la Fiat quando uscì da Confindustria, decidendo quindi di avere mano libera su tutto: dalla gestione dei licenziamenti, al nuovo contratto collettivo di lavoro, alle politiche aziendali, senza alcun laccio e lacciuolo che la leghi al rispetto perlomeno di quei diritti e quelle conquiste acquisite negli anni dai lavoratori del settore”.

E insiste: “Così un’azienda pubblica apre la strada al nuovo modello industriale basato sulla macelleria sociale”.  “È evidente – spiega l’Usb – come una tale scelta stia maturando dentro un quadro economico e politico dettato da quella dottrina europea, oggi sdoganata da Draghi, che vuole lo Stato impegnato a favorire unicamente la crescita dei ‘campioni’ industriali e contemporaneamente determinato ad abbandonare quelle aziende non ritenute tali o che sono su mercati appetibili – cioè possibile merce di scambio a livello europeo – che quindi per definizione non hanno titolo a essere sostenute. Il paradosso, ma non lo è poi tanto in questa ottica, è che sia proprio una azienda oggi tutta pubblica a mettere in atto processi che, cosi’ come sono stati annunciati, non possono che portare alla definitiva conclusione della gestione pubblica del trasporto aereo nel Paese, anche facendo vera macelleria sociale di chi nel settore lavora”.

 


Ita ha cominciato a vendere i biglietti aerei, ma i sindacati sono in rivolta

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