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Prosegue a settembre il recupero della fiducia di consumatori e imprese

AGI – Prosegue a settembre il recupero della fiducia di imprese e consumatori. In particolare, segnala l’Istat, l’indice del clima per le aziende, in aumento per il quarto mese consecutivo, sale dal 81,4 a 91,1, mentre quello dei consumatori, che resta in crescita dopo il risultato positivo di agosto, passa da 101 a 103,4.

 Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono stimate in aumento. Il clima economico e il clima futuro registrano l’incremento più marcato passando, rispettivamente, da 90,5 a 94,9 e da 105,6 a 109,5. Anche il clima personale e quello corrente evidenziano una dinamica positiva: il primo sale da 104,9 a 107,1 e il secondo cresce da 98,1 a 100,2. L’Istat evidenzia un’accentuata diminuzione delle aspettative sulla disoccupazione e uno spiccato miglioramento dei giudizi sull’opportunità di effettuare acquisti di beni durevoli.

Guardando alle imprese, il miglioramento della fiducia è diffuso a tutti i settori seppur con intensità diverse. In particolare, nel settore manifatturiero l’indice sale da 87,1 a 92,1 e nelle costruzioni aumenta da 132,6 a 138,6. Per i servizi di mercato si evidenzia un incremento marcato dell’indice che sale da 75,1 a 88,8 mentre nel commercio al dettaglio la crescita è più contenuta (da 94,3 a 97,4).

Con riferimento alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Nelle costruzioni, aumentano entrambe le componenti dell’indice.

Nei servizi di mercato si registra un accentuato miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia di quelli sull’andamento degli affari; le attese sugli ordini aumentano.

Nel commercio al dettaglio recuperano i giudizi sulle vendite mentre le relative aspettative sono in calo. Il saldo delle scorte di magazzino è in aumento. A livello di circuito distributivo, la fiducia diminuisce nella grande distribuzione mentre è in decisa risalita nella distribuzione tradizionale.

Agi

La Corte conti, verificare la sostenibilità di Quota 100

AGI – Verificare la sostenibilità della spesa pensionistica sul lungo periodo vista l’introduzione di Quota 100. È quanto scrive la Corte dei conti nella Relazione sul controllo della gestione finanziaria dell’Inps per l’esercizio 2018. “In un sistema pensionistico a ripartizione e in cui la maturazione del diritto a pensione prescinde dal regolare versamento dei contributi nel corso della vita lavorativa, va verificata la sostenibilità della spesa nel lungo periodo e agli effetti che sulla adeguatezza delle prestazioni produrranno le azioni normative poste in essere nel presente, vanno altresì considerate le conseguenze di dette azioni sulla sostenibilità del modello da parte del sistema produttivo, sia con riguardo al contributo richiesto alla fiscalità generale, che nei confronti dei soggetti tenuti al versamento della contribuzione”. 

Secondo i magistrati contabili, “in un sistema previdenziale che eroga ancora gran parte delle prestazioni ad elevata componente retributiva, peraltro, misure ampliative della spesa attraverso l’anticipo dell’età di pensionamento rispetto a quella ritenuta congrua con l’equilibrio attuariale e intergenerazionale, il blocco dell’indicizzazione dell’età di uscita dal lavoro alla speranza di vita e la reintroduzione del sistema delle finestre, comportano sia esigenze di cassa immediate (tipiche, come detto, di un meccanismo a ripartizione), sia debito implicito, in quanto la componente retributiva del trattamento non viene corretta per tener conto della maggiore durata della prestazione”.

Le previsioni per il 2019 del Def, scrive ancora la Corte dei Conti, “mostrano un aumento della spesa per pensioni del 3,2 per cento che tiene conto di Quota 100 e delle altre misure correttive alla legge n.214 del 2011 e, quindi, dei tassi di cessazione stimati sulla base degli elementi più aggiornati, della rivalutazione delle pensioni in essere ai prezzi (pari, per l’anno 2019, a +1,1%), delle ricostituzioni degli importi delle pensioni, con una incidenza sul Pil del 15,6%. Incidenza che si attesta nel triennio successivo su una percentuale stimata del 15,8. “La spesa per altre prestazioni sociali in denaro è prevista in aumento dell’8,3 per cento rispetto al 2018”, aggiunge la Corte dei conti. 

Agi

Perché l’intesa tra Luxottica e Facebook è da tenere d’occhio

Facebook ed EssilorLuxottica produrrano smart glasses. Mark Zuckerberg non ha mai fatto mistero di voler ampliare la gamma di hardware; il gruppo che fa capo a Leonardo Del Vecchio non è al primo accordo con società tecnologiche (anche se, fino a ora, senza grande successo). L’intesa, quindi, arriva da lontano. E dopo aver fatto l’abitudine ai dispositivi indossabili (smartwatch in testa), il mercato potrebbe essere maturo anche per portare la tecnologia davanti agli occhi.

Gli occhiali sostituiranno gli smartphone?

Maggio 2019: Mark Zuckerberg fa spese a Milano. E visto che c’è prende un elicottero con Del Vecchio per atterrare ad Agordo (in provincia di Belluno), dove il gruppo è stato fondato e conserva gli stabilimenti produttivi italiani. Passano pochi mesi e, un anno esatto fa, Cnbc scrive che Facebook sarebbe al lavoro per costruire i suoi primi smart glasses.

Nome in codice del progetto: Orion. Arrivo previsto sul mercato: 2023-2025. Partner: Ray-Ban (marchio di Luxottica). I protagonisti sono gli stessi, ma non è dato sapere se il futuro prodotto sia figlio di Orion o abbia seguito un altro percorso. Al di là di questo dettaglio, nell’articolo di Cnbc erano emersi alcuni particolari che, riletti oggi, potrebbe trasformarsi da indiscrezioni in indicazioni. La fonte della notizia (che, visto quanto rivelato in questi giorni, acquisisce ulteriore credibilità) aveva affermato che i nuovi occhiali fossero concepiti per “sostituire gli smartphone”.

Sfida ambiziosa, che però Facebook potrebbe affrontare senza troppe remore. Per una semplice ragione: non produce smartphone. E non ha quindi il timore di erodere un proprio mercato. Apple (di cui si vocifera come prossimo produttore di smart glasses), ad esempio, non può certo dire con la stessa leggerezza di voler sostituire gli iPhone con un paio di occhiali.

Facebook missione hardware

Se la Mela deve misurare con maggior cura i propri passi, Facebook può muoversi nel mercato dell’hardware come un pachiderma. Ha poco da perdere, tanti soldi da spendere e un mercato da guadagnare. Oltre ai visori della controllata Oculus, al momento il gruppo ha un solo prodotto che esce dalla fabbrica con il proprio marchio: lo smart speaker Portal. Gli occhiali potrebbero essere il prossimo.

Al momento gli hardware rappresentano una componente marginale del bilancio, quasi tutto pubblicitario: sono diluiti (assieme ad altre entrate come le commissioni sui servizi di pagamento) nella voce “altri ricavi”, che nei primi sei mesi del 2020 ha incassato l’1,8% del totale.

Una quota che Facebook vuole ampliare, come dimostra una nota a margine dell’ultimo bilancio. Tra gennaio e giugno, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono aumentati del 37% anno su anno. Soprattutto per un motivo: sono stati assunti ingegneri e tecnici, “in particolare per supportare lo sviluppo di prodotti hardware”.

Come scritto nel documento inviato lo scorso luglio alla Sec, Facebook ammette di “non avere un’esperienza significativa” nel settore. E di non essere certo che gli investimenti si traducano in profitti. Ma vale la pena tentare, perché i dispositivi non sono solo dispositivi: sono porte d’ingresso ai servizi del gruppo, magari governati da un assistente digitale fatto in casa (altra voce che circola ormai da mesi). Portal si è, infatti, affidato ad Alexa (made in Amazon).

Occhiali “davvero” alla moda

Le indiscrezioni di un anno fa sulle funzioni sviluppate all’interno del progetto Orion (permettere agli utenti di fare chiamate, ottenere informazioni in un piccolo display sulla lente e trasmettere il proprio punto di vista ad amici e follower) sembrano in parte confermate dalle dichiarazioni ufficiali delle due compagnie, che però restano più vaghe: “Le app e le tecnologie di Facebook, i marchi e la leadership nell’eyewear di Luxottica e le tecnologie all’avanguardia delle lenti Essilor aiuteranno le persone a rimanere in contatto con amici e familiari”. Grazie a quelli che vengono definiti “i primi smart glasses davvero alla moda”. In quel “davvero” ci sono tutti gli esperimenti falliti del passato. Già, perché non è certo questo il primo tentativo di far convivere tecnologia e lenti. Mai però si è arrivati a un equilibrio appetibile.

I precedenti poco felici

Impossibile non citare i Google Glass, uno dei maggiori flop nella storia di Mountain View. Battezzati tra il 2013 e il 2014, non hanno mai avuto davvero mercato. Forse perché non brillavano in fatto di stile. Nessuno vuole un prodotto brutto, ancor meno se – anziché stare in tasca – lo porti in faccia. Dalle parti di Big G se ne erano probabilmente accorti, tanto da firmare una partnership proprio con Luxottica. Marzo 2014: le due società siglano “una collaborazione strategica di ampia portata per creare dispositivi indossabili innovativi e iconici”. “In particolare – si legge in un comunicato – le due aziende formeranno una squadra di esperti dedicati a design, sviluppo, strumentazione e ingegneria dei prodotti Glass che uniscono moda e lifestyle all’innovazione tecnologica”. Risultati, pochi. Più o meno nello stesso periodo, Luxottica ha lavorato con Intel per realizzare gli Oakley Radar Pace, un paio di occhiali connessi con auricolari per avere un allenatore a portata di orecchio.

Un altro passo nella visione di Zuckerberg

Insomma, che si osservi l’accordo dalla prospettiva di ExilorLuxottica o da quella di Facebook, non si tratta certo di una scelta improvvisata. Le sue radici sono solide. E le idee di Mark Zuckerberg chiare: la fonte di Cnbc aveva sottolineato che il progetto smart glasses suscitasse “forte interesse” nel ceo. E forse questo spiega il perché i tempi previsti da Orion si siano accorciati. Ma non solo. Quando Facebook si muove, è utile andare a rivedere la roadmap rivelata nel 2016 durante la conferenza degli sviluppatori. In un semplice schema, Zuckerberg indicava cosa sarebbe stato del gruppo nei successivi dieci anni. Entro i primi tre anni Facebook sarebbe diventato “un ecosistema”, all’interno del quale si sarebbero mossi WhatsApp, Instagram e Messenger. Entro un decennio (cioè entro il 2026), il gruppo avrebbe puntato su tre insiemi di tecnologie: connettività, intelligenza artificiale e realtà virtuale/aumentata. Cioè, prima di tutto, visori e altri dispositivi che permettano di indossare i servizi di Facebook. Davanti agli occhi.  

Agi

Dalla Pa al fisco e al lavoro. Come il governo vuole usare il Recovery Fund

AGI – I regolamenti di Next Generation EU non entreranno in vigore prima del 2021, ma il Governo, allo scopo di avviare un dialogo informale con la Commissione Ue, ha già approntato delle linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ieri sera l’esecutivo le ha condivise con la Camera per avviare una collaborazione fra le istituzioni in una fase programmatica che rappresenta uno “snodo strategico”. Di seguito le linee guida principali di intervento delineate nelle 73 pagine che compongono il documento, fra la lettera del premier Giuseppe Conte, il testo e le 32 slide. 

Più investimenti pubblici

L’esecutivo evidenzia la “necessità di politiche che consentano di ampliare gli incentivi e le risorse, al fine di ripristinare un livello adeguato di investimenti e di infrastrutture”. Per questo “importanti misure di sostegno agli investimenti saranno introdotte nel breve periodo per accelerare l’uscita del Paese” dalla crisi. A queste saranno affiancate “tutte le azioni necessarie per garantire appalti pubblici efficienti, trasparenti e con tempi certi”.

Per coinvolgere risorse private, “laddove ne sussistano i presupposti, nel settore della realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità”, si ricorrerà anche a “schemi di partenariato pubblico-privato”. Sulle concessioni autostradali, poi, “si darà ulteriore impulso al processo di revisione” e la rete “dovrà essere adeguata alla progressiva diffusione dei veicoli elettrici”. Fra le infrastrutture su cui il Governo intende puntare ci sono “in primo luogo la rete ferroviaria ad alta velocità per passeggeri e merci”, oltre a interventi sulla rete stradale e autostradale con una particolare attenzione per ponti e viadotti. 

Pubblica amministrazione, ricerca e sviluppo

L’efficienza della Pa è “un indicatore fondamentale per valutare le potenzialità di crescita di un Paese”; su questo fronte il processo di innovazione verrà accompagnato “da ulteriori azioni di riforma” che costituiscono “un programma strategico di rafforzamento delle competenze e della capacità amministrativa”. 

Saranno aumentate le risorse pubbliche dedicate alla ricerca di base e applicata: il governo si ripropone di “accompagnare il Pnrr per incrementare complessivamente la spesa per R&S e ricerca universitaria di almeno 0,2 punti percentuali di Pil nel prossimo quinquennio”. Fra gli altri punti cardine anche “favorire l’accesso degli studenti diplomati a corsi di laurea in discipline Stem, inclusa l’informatica” e l’istituzione di “crediti d’imposta per gli investimenti innovativi e verdi”. 

Fisco e lavoro

Il governo metterà in campo anche una riforma del sistema fiscale e delle regole del lavoro. Con l’obiettivo di un fisco “equo, semplice e trasparente” il primo passo sarà una “riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta”. Altro punto qualificante il sostegno alle famiglie e alla genitorialità. Il governo inoltre intende “disattivare anche tutti gli aumenti di Iva e accise previsti dalle clausole di salvaguardia”.

Sul fronte del lavoro, invece, oltre alla riduzione del costo “attraverso la riduzione del cuneo fiscale”, l’esecutivo punta su un “rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale” e anche sull’introduzione “del salario minimo legale”, che garantirà nei settori a basso tasso di sindacalizzazione “un livello di reddito collegato ad uno standard minimo. 

Una giustizia più svelta e il capitolo sanità

Il Pnrr ha l’obiettivo di dare all’Italia un ordinamento giuridico più moderno e attraente attraverso tre cardini: la riduzione della durata dei processi civili e penali, la revisione del codice civile e la riforma del diritto societario. Su quest’ultimo tema gli intenti sono “uniformare la governance societaria agli standard Ue” e “la riforma della disciplina della crisi d’impresa”. 

Le risorse saranno usate anche “per il rafforzamento della resilienza e della tempestività di risposta del sistema sanitario”, anche attraverso “lo sviluppo della sanità di prossimità”. Gli investimenti saranno diretti anche verso “la digitalizzazione dell’assistenza medica ai cittadini”. 

I criteri per i progetti e le risorse

L’esecutivo ha indicato anche i criteri – positivi e negativi. Fra quest’ultimi spiccano “i progetti ‘storici’ che hanno noti problemi di attuazione di difficile soluzione”, mentre è un fattore ben visto “la rapida attuabilità/cantierabilità” e la monitorabilità di progetti con effetti positivi rapidi su numerosi beneficiari. 

La ‘Recovery and resilience facility’ metterà a disposizione dell’Italia 191,4 miliardi, che saliranno a 208,6 miliardi grazie ad altri fondi europei. Per quanto riguarda la Rff “il 70% dell’importo totale dovrà consistere in progetti da presentare al più tardi nel 2022” con le risorse relative che “dovranno essere impegnate entro quell’anno”. Il Governo intende utilizzare la parte di sovvenzioni “per conseguire un incremento netto di pari entità degli investimenti pubblici nel periodo 2021-2026”. Al piano Pnrr si affiancherà “una programmazione di bilancio volta a riequilibrare la finanza pubblica nel medio termine” dopo la forte espansioni del deficit prevista per quest’anno in conseguenza della pandemia. 

Agi

Al via la maratona fiscale di settembre, 270 scadenze da mercoledì prossimo

AGI – Da mercoledì prossimo sino a fine mese gli italiani dovranno districarsi tra una vera e propria “giungla fiscale” costituita da ben 270 scadenze, tra i versamenti che sono stati prorogati in questi ultimi mesi a causa del Covid e gli adempimenti ordinari previsti dal calendario. A segnalarlo è l’Ufficio studi della Cgia, che sottolinea: “Sia chiaro. Non è che i contribuenti saranno chiamati a onorarle tutte, ma tra pagamenti, comunicazioni, adempimenti, ravvedimenti operosi, dichiarazioni ed istanze da presentare all’erario, saremo costretti a trascorrere giornate molto stressanti”. A chiederci il conto ci penseranno, in particolar modo, l’Iva, i contributi previdenziali l’Ires, l’Irap e il saldo/acconto Irpef (queste ultime per coloro i quali hanno optato per la rateizzazione), etc. La giornata più difficile sarà il prossimo 16 settembre quando il fisco ci chiederà 187 versamenti e la presentazione di 2 comunicazioni e di 3 adempimenti. 

​Al via la maratona fiscale di settembre

“Da mercoledì prossimo – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – scatterà una vera e propria maratona fiscale. Per 15 giorni non avremo tregua e le imprese, in particolar modo quelle di piccola dimensione, saranno sottoposte ad un forte prelievo. Il groviglio di scadenze tese dall’erario non ci lascerà  scampo e in attesa della semplificazione fiscale e del tanto agognato taglio delle tasse, l’unica certezza su cui potremo contare è  che ancora una volta dovremo mettere mano pesantemente al portafoglio”.

Negli ultimi 40 anni tasse aumentate di 11 punti

Negli ultimi 40 anni la serie storica della pressione fiscale registrata in Italia è salita di 11 punti percentuali. Lo rileva l”Ufficio studi della Cgia, che spiega: “Se nel 1980 era al 31,4 per cento, nel 2019 si è attestata al 42,4 per cento. In questo periodo  la punta massima è stata raggiunta 2013, quando il prelievo ha raggiunto la soglia del 43,4 per cento. Livello raggiunto a seguito dell‘inasprimento della tassazione imposto dal governo Monti che ha reintrodotto la tassa sulla prima casa, ha aumentato i contributi Inps sui lavoratori autonomi, ha inasprito il prelievo fiscale sugli immobili strumentali, ha ritoccato all’insù il bollo auto, eccetera”. 

Necessario tagliare le tasse ed erogare più credito    

La Cgia fa notare che la necessità di avere un sistema fiscale più semplice, meno esoso e più giusto  è ormai avvertito da tutti. Soprattutto dai leader politici nazionali, anche se in questi ultimi 20 anni alle promesse non sono seguiti i fatti. “Solo con un drastico taglio delle tasse e una forte iniezione di liquidità – dichiara il segretario Renato Mason – possiamo aiutare concretamente il mondo delle micro e piccole imprese. Altrimenti, rischiamo una moria senza precedenti che desertificherà tantissime zone produttive e altrettanti centri storici sia di piccole che di grandi città, minando la coesione sociale che in questo Paese è il pilastro su cui si basa la nostra economia. Per evitare tutto questo, però, bisogna intervenire rapidamente. Tanti artigiani e piccoli commercianti sono allo stremo e possono ancora risollevarsi se saremo in grado di dare a loro delle risposte in tempi ragionevolmente brevi. Ovvero – conclude Mason – consentendogli di pagare molte meno tasse, di avere una burocrazia meno oppressiva e di disporre di risorse finanziarie sufficienti per superare questa situazione di grave difficoltà”. 

Per le scadenze slittate al 16 i pagamenti sono facilitati

Tra i 187 versamenti da onorare entro mercoledì 16 settembre, 13 sono quelli che sono stati sospesi in questi ultimi mesi a seguito della crisi sanitaria provocata dal Covid. Si ricorda che con il decreto di agosto (in fase di conversione di legge) è prevista una ulteriore parziale proroga per queste 13 scadenze secondo le seguenti modalità: il 50 per cento del dovuto si può versare in un’unica soluzione entro il 16 settembre o in 4 rate mensili di pari importo (di cui la prima il 16 di settembre). Il restante 50 per cento del dovuto si può rateizzare al massimo in 24 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata a partire dal 16 gennaio 2021. 

La pressione fiscale nel 2020? Bisogna attendere il Nadef

Per l’anno in corso, fa sapere la Cgia, è estremamente difficile prevedere a quanto ammonterà la pressione fiscale. Molto probabilmente è destinata ad aumentare, non tanto a causa di un incremento delle entrate tributarie, ma per la forte contrazione del Pil che, rispetto al 2019, dovrebbe ridursi del 10 per cento. Ricordiamo, infatti, che la pressione fiscale è il risultato del rapporto tra le entrate fiscali e il prodotto interno lordo. A chiarire l’interrogativo ci penserà la Nota di Aggiornamento del Def che sarà presentata alle Camere nelle prossime settimane.

La burocrazia fiscale costa alle pmi 3 miliardi l’anno

Oltre alle tasse, conclude la Cgia, in Italia il problema è anche il peso dell’oppressione fiscale che ostacola l’attività quotidiana delle  imprese: 270 scadenze in 15 giorni previste in questo mese sono decisamente troppe.  Al netto delle tariffe applicate dai commercialisti per la tenuta della contabilità aziendale, secondo una indagine realizzata periodicamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il costo della burocrazia fiscale in capo agli imprenditori (obblighi, dichiarativi, certificazione dei corrispettivi, tenuta dei registri, etc.), ammonta a circa 3 miliardi di euro all’anno. Un costo che penalizza soprattutto i piccoli imprenditori che, a differenza delle medie e grandi aziende, non dispongono di strutture amministrative interne all’azienda in grado di occuparsi di questa situazione. 

Agi

La Bce lascia fermi i tassi d’interesse, ma non gli acquisti ‘antipandemia’

AGI – La Bce conferma il proprio impegno nel contrasto alla crisi legata alla pandemia da Coronavirus confermando i tassi d’interesse ai minimi e il piano di acquisti Pepp, che resta fermo a 1350 miliardi e che sarà mantenuto in funzione fino a giugno 2021 e in ogni caso fino a quando non sarà superata la crisi legata all’epidemia. 

I tassi d’interesse

La Bce ha lasciato i tassi d’interesse invariati: il ‘refi’, tasso di rifinanziamento principale, resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%. Il Consiglio direttivo “si aspetta che i tassi di interesse chiave della Bce rimangano ai loro livelli attuali o inferiori fino a quando le prospettive di inflazione non avranno iniziato a convergere saldamente a un livello sufficientemente vicino, ma inferiore al 2% e tale convergenza è stata costantemente riflessa nelle dinamiche inflazionistiche sottostanti”.

Avanti con gli acquisti antipandemia

Il piano di acquisti di titoli antipandemico della Bce, è confermato a 1.350 miliardi di euro. A sottolinearlo il comunicato della Bce rilasciato al termine della riunione odierna del direttivo in cui l’istituto ribadisce che “l​’orizzonte degli acquisti netti nell’ambito del Pepp sarà esteso almeno alla fine di giugno 2021, e, in ogni caso, finchè giudicherà conclusa la crisi legata al coronavirus”. 

Gli acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto di attivi (App) proseguiranno al ritmo mensile di 20 miliardi di euro, insieme agli acquisti nell’ambito della dotazione temporanea aggiuntiva di 120 miliardi di euro, fino alla fine dell’anno. Il Consiglio direttivo continua ad aspettarsi che gli acquisti netti mensili durino fino a poco prima che inizi ad aumentare i tassi di interesse. 

Il Consiglio direttivo della Bce “resta pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria”. A spiegarlo il comunicato dell’Eurotower emesso dopo la riunione di oggi. Il Consiglio direttivo continuerà inoltre “a fornire abbondante liquidità attraverso le proprie operazioni di rifinanziamento. In particolare, l’ultima operazione della terza serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT-III) ha registrato un volume molto elevato dei fondi erogati, sostenendo il credito bancario alle imprese e alle famiglie”.

Agi

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Il Mes “non è austerity”, assicura Gualtieri

AGI – Il Meccanismo europeo di stabilita’ (Mes) “non è la panacea di tutti i mali, ma sarebbe impreciso dire che non c’è condizionalità”, ha detto Roberto Gualtieri, intervenendo alla festa del “Fatto Quotidiano”.

Il ministro dell’Economia ha ricordato che “le condizionalità sono state sospese per un impegno politico della Commissione europea. La condizione – ha aggiunto – è che si usino le risorse per le spese sanitarie”. “Dire che il Meccanismo europeo di stabilità nasconde manovre di austerity è una cosa falsa”, ha chiarito.

Agi

Caixa e Bankia studiano la fusione, nascerebbe la più grande banca spagnola

AGI – Le banche spagnole Bankia e CaixaBank hanno annunciato che stanno valutando la possibilità di una fusione. L’ufficializzazione è arrivata nella notte dopo che per tutta la giornata di ieri si erano susseguite le voci sulle possibili nozze. La conferma dei rumors circolati nelle ultime ore ha messo le ali ai due titoli in Borsa e acceso l’interesse degli investitori sull’intero settore bancario. Le azioni di Caixa stanno salendo di quasi il 15%, mentre quelle di Bankia avanzano di oltre il 27%

Il matrimonio tra la terza e la quarta banca del Paese darebbe vita al primo istituto di credito spagnolo, con una capitalizzazione di Borsa pari a circa 16 miliardi e attivi per 650 miliardi. La fusione sarebbe dominata da Caixa che non solo detiene circa il doppio degli attivi di Bankia, ma ha anche una capitalizzazione di mercato tripla rispetto alla rivale: 12,2 contro 3,95 miliardi di euro.

Le nozze, per il momento da celebrare soltanto tramite scambio azionario senza intervento di contanti, avrebbero anche un grosso significato politico, con Bankia controllata al 61,8% dal governo di Madrid dopo il salvataggio del 2012 e Caixa da una fondazione locale strettamente legata all’estabishment politico catalano. Il successo o il fallimento dei colloqui sono dunque strettamente legati anche all’evoluzione delle relazioni tra Catalogna e governo centrale.

La speculazione di una possibile nuova ondata di fusioni nel settore bancario spagnolo ha spinto al rialzo tutti i  titoli del comparto, in particolare quelli delle banche minori che potrebbero essere oggetto di ulteriori tentativi di scalata: Banco de Sabadell sale di oltre l’11% e Bankinter sfiora una balzo del 7%. Ma del movimento stanno beneficiando anche i due colossi del credito iberico, Bbva e Santander, con guadagni attorno al 5%.

La Banca di Spagna ha fatto sapere di essere a conoscenza dell’intenzione annunciata dai consigli di amministrazione di CaixaBank e Bankia di negoziare una fusione e che la analizzerà insieme alle autorità di vigilanza europee se i colloqui “daranno frutti”. “Il ruolo delle autorità di vigilanza è quello di valutare la fattibilità dei progetti di fusione che vengono presentati”, hanno spiegato fonti dell’istituto centrale spagnolo. Se i negoziati avranno esito positivo, la Banca analizzerà l’operazione nel quadro del meccanismo di vigilanza, hanno concluso le stesse fonti. 

Agi

Per Grillo l’accordo sulla rete unica è soltanto un primo passo

AGI – Sta cambiando tutto”, ed “eravamo lì, a un passo per fare convogliare tutte le tecnologie, in un’autostrada pubblica”, si era “a un passo per farlo ed è rimasto un po’ così in bilico, per carità si tratta di un buon inizio, ma non si parla di cose essenziali: io vorrei sapere la cosa più importante a chi viene dato il diritto di accedere ai miei dati“. Lo dice, in un video Facebook, Beppe Grillo, a proposito della Rete unica.(o vorrei sapere a chi viene dato il diritto di accedere ai miei dati, a nostri dati”. Lo dice Beppe Grillo a proposito della Rete Unica. 

Ma “non si riesce a fare un database dove si raccolgono tutti i dati degli italiani che rimangono a disposizione degli italiani…”, osserva e aggiunge : “Possiamo fare un tentativo. Lo lancio qui. Io sono matto, sono un comico, sono chiunque però vorrei capire se si può fare per una città, ad esempio, come Roma, un database di tutti i dati dei romani, in mano al comune di Roma e ogni volta che una società di marketing vuole dei dati dei romani paga e questi soldi vengono restituiti ai romani, sarebbe un modo per finanziare la Capitale d’Italia senza gravare sul debito”, prosegue. Sarebbe “un miracolo”, osserva.

Agi