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Il governo trova l’intesa sul carcere ai grandi evasori. Si tratta sulla flat tax per le partite Iva

Sono servite oltre due ore e mezzo di vertice e diversi incontri bilaterali per sciogliere alcuni dei nodi ancora aperti, ma alla fine il governo giallorosso sembra aver trovato una quadra sul Dl fisco. Dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri la scorsa settimana ‘salvo intese’, nella notte è arrivato il disco verde, e nei prossimi giorni si valuteranno gli ultimi elementi della legge di bilancio.

Posticipate a luglio 2020 sia le multe sul mancato uso del Pos – nell’attesa di un accordo sull’abbassamento dei costi delle commissioni delle carte di credito e dei dispositivi per il pagamento – sia le nuove norme per la riduzione della soglia sul contante. Questo slittamento, viene spiegato, è dovuto ai tempi tecnici per la creazione di una piattaforma informatica dove dovranno confluire tutti i dati utili al funzionamento di tutto il pacchetto anti evasione.

Si lavora anche alle misure sul cashback. In manovra dovrebbe arrivare il ritorno del 19% delle spese effettuate tramite pagamenti con carte di credito e bancomat. Si sta cercando, fanno sapere fonti di governo, di ampliare l’elenco dei settori interessati, si andrà dai ristoranti al parrucchiere, dall’ estetista all’elettrauto. Si punta inoltre ad allargare anche ai dentisti e ai medici.

Fonti di governo spiegano che occorre a questo proposito creare un sistema informatico in grado raccogliere i dati dei vari circuiti di carte di credito e inviarli a una sorta di centrale che calcolerà quanto il possessore della carta vedrà tornare indietro attraverso il sistema del cashback.

Il carcere ai grandi evasori e la confisca per sproporzione trovano spazio nel decreto fiscale e “ambedue le norme entreranno in vigore dopo la conversione in legge da parte del Parlamento. D’ora in avanti chi evaderà centinaia e centinaia di migliaia di euro sarà finalmente punito con il carcere. Colpiamo i pesci grossi”, scrive il ministro Luigi Di Maio su Facebook al termine del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi.

Secondo quanto trapela da fonti della presidenza del Consiglio, il premier Giuseppe Conte si è detto soddisfatto per l’accordo raggiunto. È previsto il carcere da 4 a 8 anni per chi evade più di 100 mila euro. Il decreto contiene anche la confisca per sproporzione.

Resta da risolvere il tema della flat tax per le partite Iva. Se da un lato è stato trovato l’accordo per evitare l’introduzione del calcolo analitico per le partite Iva con fatturato sotto i 65 mila euro restano da risolvere alcuni dettagli a partire dal limite relativo ai beni strumentali.

Le osservazioni di Bruxelles

Entro il 23 ottobre, la Commissione Europea attende nuovi chiarimenti dall’Italia “per giungere ad una valutazione finale” sulla manovra. Questo è uno dei passaggi contenuti all’interno della lettera fatta pervenire al governo italiano, non l’unico a ricevere richieste simili. “Saremmo lieti di ricevere ulteriori informazioni sulla composizione precisa del saldo strutturale”. Non solo, ma la Commissione chiede anche maggiori chiarimenti sulle modalità di spesa previste nel Documento Programmatico di Bilancio. “Queste informazioni ci aiuterebbero a capire se c’è un rischio di deviazione significativa” dal percorso di aggiustamento di bilancio che l’Italia si è prefissata di seguire.

Il tutto attraverso la ricerca di una collaborazione tra Roma e Bruxelles: “Tenendo conto del dibattito svoltosi nella riunione dell’Eurogruppo del 9 ottobre sulla situazione economica e sulla politica di bilancio nell’area dell’euro, la Commissione europea cerca di proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per giungere ad una valutazione finale”:

Agi

Gualtieri prova ad allentare le tensioni sulla manovra

La manovra economica agita la maggioranza ma a smorzare i toni è il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che dal Fondo monetario internazionale assicura: “In un governo di coalizione elementi di divergenza sono fisiologici”, ha detto, ma “l’impianto della manovra non si cambia”. “L’importante è trovare la sintesi”, ha aggiunto. La legge di bilancio affronta la riduzione del debito” messo “su una traiettoria discendente” ma “con obiettivi credibili” e “realistici”, ha affermato. L’Italia comunque “non è più nella lista dei rischi”.

Quanto alla proposta del premier Giuseppe Conte di un’aliquota unica Irpef al 20% per i redditi fino a 28.000 euro il ministro ha spiegato che “è un’ipotesi forte che rientra nel quadro degli elementi che verranno approfonditi”. “Lavoreremo per una riforma fiscale più organica – ha spiegato – orientata al principio della progressività. La filosofia della proposta va nella direzione delle riforme” del governo. 

E proprio il Fmi ha lanciato un monito dagli Usa: l’Italia deve avviare “un percorso di riduzione del debito nel medio termine” con “un impegno credibile”. Il responsabile del dipartimento europeo del Fondo, Poul Thomsen, ha sottolineato che il nostro Paese è caratterizzato “da una bassa crescita e bassa produttivitaà”. Sempre dai lavori di Washington il commissario europeo uscente agli affari economici e monetari Pierre Moscovici ha detto che Bruxelles “sta analizzando la manovra dell’Italia e cercando di capire se i conti tornano”. Comunque, ha rimarcato che “non c’è una situazione critica ma questo non vuol dire che non ci siano dei progressi da fare”.

Sulla manovra ha dato una prima valutazione anche la Banca d’Italia che nel bollettino economico ha evidenziato che l’orientamento della politica di bilancio “risulterebbe leggermente espansivo, riflettendo la cancellazione delle clausole di salvaguardia – solo in parte compensata con altre misure – nonché altri interventi”. Scelte che sono “motivate da un quadro macroeconomico meno favorevole del previsto e da rischio al ribasso non trascurabili”.

Renzi torna alla carica su Quota 100

All’interno della maggioranza c’è stata alta tensione sulla legge finanziaria con un pressing del M5S e di Matteo Renzi su Conte. Il Blog delle Stelle ha chiesto un vertice sulle misure economiche. Dai 5 Stelle critiche sul fisco: no a provvedimenti che colpiscono commercianti, professionisti e imprenditori. Serve invece una lotta ai grandi evasori: dai tetti al contante e le multe sul Pos non si recuperano risorse. “Senza di noi non si va da nessuna parte” hanno avvertito i pentastellati ma fonti poi hanno precisato che non c’è nessun ultimatum al premier.

Anche il leader di Italia viva Matteo Renzi ha attaccato su quota 100: è’ ingiusta, presenteremo un emendamento. Ma il presidente del Consiglio ha replicato: quota 100 “è un pilastro della manovra, tutte le forze politiche lo hanno accettato. Poi capisco che una misura possa piacere di più o di meno”, ha aggiunto Conte. 

Agi

Come Fare La SEO On-Page Nel 2019… Ecco Le Strategie

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Le guerre familiari che hanno segnato l’industria italiana

Il tessuto economico italiano è ricco di piccole e medie imprese a controllo familiare, che spesso hanno sofferto i passaggi generazionali; tante volte, tuttavia, anche nelle principali famiglie del capitalismo italiano, come ricorda lo scontro sul futuro del gruppo Espresso (Gedi) fra l’ingegner Carlo De Benedetti e i figli, questi passaggi hanno portato a vere e proprie rotture. Ecco alcuni esempi.

AGNELLI – È il 24 gennaio 2003 quando Giovanni Agnelli muore nella sua casa sulla collina torinese. Per la sua successione da tempo è stato lui stesso a scegliere il nipote John Elkann, dopo la prematura scomparsa di Giovanni Alberto Agnelli, figlio di Umberto, nel 1997. La scelta di John Elkann, allora ventunenne, viene condivisa dalla famiglia, che lo accompagna fino all’ascesa al vertice di Exor e Fca ed anche ora riconosce gli importanti risultati realizzati sotto la sua guida. I dissidi principali, in quella che è una delle più importanti dinastie italiane, si manifestano dopo la morte dell’avvocato ma riguardano la sua eredità. Una battaglia giudiziaria viene intrapresa dalla figlia di Gianni, Margherita, che fa causa alla madre Marella, a Gianluigi Gabetti, a Franzo Grande Stevens e a Siegfried Maron. Margherita, pur avendo già raggiunto un accordo sull’asse ereditario del padre, chiede un nuovo quadro chiaro e completo del patrimonio che ha lasciato. La prima udienza in tribunale si svolge nel 2008, ma un anno dopo i giudici di Torino dichiareranno inammissibili tutti i 48 capitoli di prova presentati da Margherita. Con la definitiva parola della Corte di Cassazione, del 2015, la battaglia per l’eredità dell’Avvocato è definitivamente chiusa e i rapporti della figlia dell’Avvocato, inizialmente freddi con il resto della famiglia, a poco a poco si normalizzano.

CAPROTTI – Bernardo Caprotti contro il figlio Giuseppe, e poi contro quest’ultimo e la sorella Violetta, entrambi frutto del primo matrimonio del fondatore dell’Esselunga. Uno scontro decennale che ha visto come teatro le aule del tribunale, e che si è protratto anche dopo la morte nel settembre del 2016 di Bernardo tra i figli di primo letto e Marina Sylvia, la figlia nata dall’unione con la seconda moglie, Giuliana. Il motivo e’ sempre stato lo stesso: la visione sul futuro dell’Esselunga e il controllo di un impero da oltre 7 miliardi di euro e piu’ di 22 mila dipendenti, il primo gruppo italiano della grande distribuzione, un marchio-icona per la spesa di milioni di consumatori soprattutto del Nord Italia. La dynasty della famiglia Caprotti è al tempo stesso epopea e sofferenza che incarna uno dei caratteri distintivi dell’imprenditoria a carattere familiare tipica dell’Italia, con al vertice quello che spesso è un autentico ‘genio’ creativo e a valle le generazioni successive, schiacciate dal peso di chi non si rassegna a tramandare agli eredi ciò che eleva a rango di figlio, oltre che da una sensazione di inadeguatezza che affonda la spiegazione nei miti della Grecia classica.

La prima pagina della soap opera caprottiana risale al 1996 quando, con lo scopo di preparare la successione, Bernardo cede le proprie quote a Giuseppe, Violetta e Marina Sylvia, conservando l’usufrutto sulla metà delle azioni e il diritto di voto in assemblea, in modo da continuare a comandare. Dopo 15 anni il colpo di scena: Bernardo ci ripensa e, senza neanche avvertirli, si riprende le quote societarie assegnate a Giuseppe e Violetta. Il padre accusa Giuseppe di essere circondato da “un ciarpame manageriale” infedele e inadeguato a gestire l’azienda, e soprattutto di voler vendere a colossi internazionali la sua creatura. Giuseppe si difende, respinge al mittente le accuse, sospetta che alla base di tutto ci siano le trame per “dare tutto” alla seconda moglie e alla figlia Marina Sylvia. Al dramma dell’impero perduto, si aggiunge il trauma del figlio ‘rifiutato’: “La sua opera di demolizione psicologica mi ha paralizzato per anni”, afferma in una rara intervista di repertorio Giuseppe che non può dimenticare come fu messo alla porta, in modo che a distanza di anni ancora l’offende: “Se non esci da qui, chiamo le guardie”. Come un ladro qualunque, non come un figlio destinato a subentrare al padre.

Sta di fatto che parte una causa civile lunga anni e anni, su cui si abbatte, come un condono tombale, la morte stessa di Bernardo. Con il corpo ancora caldo del fondatore dell’Esselunga, inizia una triste e tanto tesa processione allo studio del notaio Marchetti, custode delle più delicate vicissitudini familiari e imprenditoriali della finanza milanese che conta. Puntuali arrivano i ricorsi, le comunicazioni affidate ai principali studi legali del capoluogo lombardo, le notizie fatte filtrare attraverso i mezzi di informazioni, perché inevitabilmente il testamento non accontenta i figli di primo letto: il 66,7% della holding che controlla il gruppo, infatti, va all’asse ereditario Giuliana-Marina. Nei mesi successivi un accordo tra le parti si concluderà con l’ulteriore rafforzamento nella società della moglie e di Marina Sylvia e la liquidazione di Giuseppe e Violetta delle loro restanti quote, sancendo la loro definitiva uscita di scena e la loro definitiva, ma forse non più amara, sconfitta.

MARZOTTO – All’apice della sua storia fu un gruppo da oltre 1 miliardo e mezzo di fatturato, con un cognome, Marzotto, che voleva dire moda, jet set e molto altro. L’impero tessile di Valdagno (Vicenza) è un chiaro esempio di cosa si rischia con il passare delle generazioni, quando famiglie già numerose si allargano ed emergono visioni e sensibilità diverse. Oggi il gruppo, che controllava marchi come Valentino e Hugo Boss, è diviso e i vari componenti della famiglia si occupano di attività nei settori più disparati. A Valdagno c’è ancora l’azienda dei filati, guidato dal ramo che fa capo ad Andrea Donà delle Rose e ale figlie di Giannino, di Umberto e di Marta Marzotto; a Fossalta di Portogruaro (Venezia) ci sono Paolo Marzotto e i suoi discendenti, con la loro Zignago Vetro e le cantine Santa Margherita. Matteo Marzotto, figlio di Marta e uno degli esponenti più in vista della famiglia, ha rilanciato la maison Vionnet per poi rivenderla ed è entrato in Dondup, oltre a essere sempre presente nella holding che controlla il gruppo di Valdagno.

BENETTON – Anche un’altra delle grandi dinastie venete, quella dei Benetton, ha vissuto passaggi turbolenti e, prima delle discussioni dell’ultimo anno, momenti tesi ci sono stati quando Alessandro Benetton, figlio del patriarca Luciano, decise di rilanciare il gruppo di moda che porta il nome della famiglia e che è stato alla base delle sue fortune. La scelta, presa nel 2012, fu accompagnata dalla consapevolezza, espressa chiaramente, di “aver fatto per la prima volta qualcosa che non gli conveniva”, e portò a scontri con lo zio Gilberto e Gianni Mion, lo storico manager di famiglia ora tornato alla guida della holding edizione. La rottura arrivo’ dopo poco: formalmente Alessandro è stato a capo della United Colors of Benetton per appena 2 anni.

TABACCHI – Minore fortuna hanno avuto i Tabacchi: il loro impero nel mondo degli occhiali si è sfaldato, con il ramo di Vittorio che è uscito dalla Safilo, ceduta al fondo olandese Hal, e quello di Dino che ha ceduto la catena Salmoiraghi Viganò a Luxottica. All’origine della perdita dell’azienda la scelta da parte di Vittorio di liquidare oltre a Dino (com’era noto a tutti, anche se si chiamava Ermenegildo) e all’altro fratello Giuliano le loro quote in Safilo, dopo alcune divergenze sul futuro e soprattutto sul ruolo dei figli. Al tempo stesso il debito fatto per portare avanti la liquidazione dei due rami appesantirà per lunghi anni la struttura finanziaria del gruppo, fino alla necessità di una ricapitalizzazione che manderà i Tabacchi dal 40 al 10%; in mezzo un paio di cambi di management, compreso un passaggio al timone del gruppo da parte di Massimiliano, figlio di Vittorio.

COIN – Simile sorte è toccata ai Coin, eredi di un impero della grande distribuzione: anche qui c’è un Vittorio, che però si scontra con Piergiorgio. Ci sono gli anni della crescita impetuosa, alla fine del secolo scorso: prima viene comprato il ramo abbigliamento della Standa, poi arriva la quotazione, infine l’acquisizione di Kaufhalle in Germania. Una mossa, quest’ultima, che non dà i frutti sperati e che acuisce i dissapori all’interno dei due rami della famiglia veneziana, con Piergiorgio che viene estromesso dall’azienda, controllata da una holding in cui i due gruppi sono rappresentati pariteticamente. Nel 2005, dopo alcuni tentativi di rimetterlo in carreggiata compresa la cessione di una minoranza della controllata Ovs, la quota di controllo del gruppo, che aveva toccato 1,2 miliardi di fatturato ma era finito in rosso, viene rilevata per 181 milioni dal fondo Pai Partners.

DEL VECCHIO – Anche il patron del gigante dell’occhialeria, Leonardo Del Vecchio, ha avuto i suoi motivi di preoccupazione, anche se in questo caso la partita ha riguardato più i rapporti con le mogli che con i figli direttamente. L’imprenditore, noto per aver detto che “i figli devono restare lontani dall’azienda, dato che non si possono licenziare”, ha dovuto ridisegnare l’assetto del gruppo proprio in virtù della necessità di bilanciare le pretese delle diverse parti e di garantire un futuro unitario all’azienda. Il 25% della holding Delfin è stato destinato all’ultima moglie Nicoletta Zampillo, il 75% invece è diviso fra i 6 figli. Tre di questi – Claudio, Marisa e Paola, sono frutto delle prime nozze, con Luciana Nervo; Leonardo Maria è figlio della Zampillo, con cui il magnate si è poi risposato; ci sono poi Luca e Clemente, nati dalla relazione con Sabina Grossi.

MERLONI – Ma non sono solo gli imprenditori del Nord ad aver avuto difficoltà nel passaggio generazionale: anche in casa Merloni, la famiglia marchigiana a cui faceva capo il gruppo degli elettrodomestici Indesit, i contrasti, a lungo sopiti, sono esplosi con la malattia di Vittorio, figlio di Aristide Merloni. Con il passaggio generazionale, avvenuto nel 2010, ci furono diversi scontri fra i quattro figli e nel 2014 l’azienda è stata venduta agli americani di Whirpool. 

Agi

Sono crollati i prestiti delle banche alle imprese italiane

Chiudono ancora i rubinetti le banche italiane: sono crollati di 51 miliardi di euro i prestiti alle aziende italiane negli ultimi 12 mesi. Lo stock di finanziamenti alle imprese societarie è sceso di 46 miliardi da 696 miliardi a 650 miliardi, mentre sono diminuiti di quasi 6 miliardi i crediti alle imprese familiari, da 83 a 77 miliardi (-7%). In leggera crescita i prestiti alle famiglie di 9 miliardi da 536 miliardi a 545 miliardi. Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito del Centro studi di Unimpresa, secondo cui le sofferenze nette sono calate di 8 miliardi a quota 32 miliardi.

“Purtroppo le banche italiane, anche negli ultimi 12 mesi, hanno confermato la tendenza ad aver messo in secondo piano – se non abbandonato – l’attività tradizionale ovvero finanziare la cosiddetta economia reale”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D’Angelo. “Adesso ci preoccupa la prospettiva di tassi negativi sui depositi che potrebbe aumentare significativamente il costo dei rapporti con le banche. Il nostro sistema economico non è ancora pronto a utilizzare alternative a quella bancaria”, aggiunge D’Angelo.

Secondo il Centro studi dell’associazione, che ha rielaborato i dati della Banca d’Italia, da agosto 2018 ad agosto 2019, lo stock di prestiti a famiglie e imprese è diminuito complessivamente di 43 miliardi di euro (sul risultato incidono anche le cartolarizzazioni, cioè la cessione di crediti malati) da 1.324 miliardi a 1.281 miliardi (-3,3%).

Sul dato negativo pesa il calo dei finanziamenti alle aziende, sia alle imprese familiari (meno 5 miliardi, con un calo del 7% da 83 miliardi a 77 miliardi ) sia alle imprese societarie (meno 46 miliardi, con un calo del 6% da 696 miliardi a 650 miliardi). Le aziende complessivamente hanno subito un taglio di 51 miliardi di euro.

Sono leggermente cresciuti, invece, i prestiti alle famiglie di 9 miliardi (mutui e credito al consumo) in lieve aumento dell’1,7% da 536 miliardi a 545 miliardi. La pulizia dei bilanci dai crediti deteriorati è proseguita con la solita velocità registrata negli ultimi tre, quattro anni: le sofferenze lorde (che nel 2014-2015 avevano superato quota 200 miliardi di euro) sono ulteriormente diminuite, negli ultimi 12 mesi, di 38 miliardi passando da 126 a 87 miliardi (-30%).

Le sofferenze nette (quelle coperte da garanzie reali) sono scese di 8 miliardi da 40 miliardi a 32 miliardi (-20%). Per quanto riguarda la raccolta, le banche hanno assistito a una crescita del 6% complessiva delle somme detenute sui loro depositi da tutte le categorie di clienti: in totale, sui depositi (ad agosto scorso) risultano 1.481 miliardi in aumento di 91 miliardi (più 6%) rispetto ai 1.390 miliardi di agosto 2018.

I conti correnti sono oggetto di forte attenzione dopo l’annuncio di un importante gruppo bancario intenzionato ad applicare tassi negativi sui saldi superiori a 100.000 euro, con l’obiettivo dichiarato di trasferire con maggiore efficacia le decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea; sui conti correnti sono depositati ben 1.168 miliardi da parte della clientela bancaria, un dato in crescita di 88 miliardi (più 8%) in un solo anno (ad agosto il totale si era fermato a 1.079 miliardi).

Il calo dello spread ha reso meno rischioso investire nel debito pubblico italiano, ragion per cui le banche ne hanno approfittato per aumentare la sottoscrizione di bot e btp. Gli istituti hanno comprato massicciamente sia sul mercato secondario le obbligazioni del Tesoro già in circolazione sia sottoscrivendo le nuove emissioni alle aste: nell’ultimo anno, il totale dei titoli di Stato italiani detenuti dalle banche del nostro Paese è saliti di 36 miliardi (più 10%) da 372 miliardi a 409 miliardi.

Agi

L’appartamento follonica mare in toscana, dove passare le vacanze

Extra: macchina per il caffè, bollitore, frullatore a immersione, comodo angolo conversazione, divano e letto matrimoniale. Gli spaziosi alloggi vacanza offrono un’accogliente zona giorno, una cucina completamente attrezzata con frigo, macchina per il caffè, forno a microonde e angolo cottura, e un bagno moderno con doccia, WC e asciugacapelli. Extra: macchina per il caffè, bollitore, frullatore a immersione, comodo angolo conversazione e letto matrimoniale. Dotazione: letto a castello, comodo divano, bagno con doccia/WC, TV digitale, cassaforte, cucina completamente accessoriata con piano cottura elettrico. È inoltre possibile affittare la grande cucina al piano terra, che è completamente attrezzata con un grande forno, fornelli e una lavastoviglie. Una comoda seduta intorno ad un grande tavolo da pranzo, un divano ed una stufa in maiolica diffondono un’atmosfera familiare, TV satellitare e connessione Wi-Fi non lasciano spazio alla noia. Intorno allo Stoffnerhof c’è un grande prato, ideale in estate per prendere il sole e divertirsi, nelle quieti serate estive offre inoltre un piacevole spazio per le grigliate.

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È stata sospesa la cessione dello stabilimento Whirlpool di Napoli

Procedura di cessione dello stabilimento di Napoli sospesa fino e non oltre il 31 ottobre. È quanto ha ottenuto il governo da Whirlpool, per riaprire il confronto. A breve il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli vedrà l’ad di Whirlpool Italia Luigi La Morgia, ma lo stesso ministro ha osservato che il segnale di sospensione “non è il massimo” e sarebbe stato preferibile l’interruzione; ora si tratta di andare “a vedere le carte”.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che “ritiene non soddisfacenti e non risolutivi i contenuti della lettera” inviata all’esecutivo dai vertici dell’azienda, per annunciare la sospensione: l’interlocuzione servirà a capire “se ci siano ulteriori elementi di novità, con particolare riguardo al superamento definitivo del precedente piano di reindustrializzazione”.

Il governo si dice determinato a mettere in campo tutte le azioni necessarie, per quanto di propria competenza, per mantenere questo presidio industriale e sollecita i vertici della multinazionale a far chiarezza su quali siano gli ostacoli e le difficoltà che impediscono la prosecuzione del progetto e degli impegni già assunti. L’intento è creare tutte le condizioni perché venga mantenuto sul territorio il presidio industriale e vengano salvaguardati i livelli occupazionali.

Sindacati sul piede di guerra

Dopo l’incontro con il premier e Patuanelli a palazzo Chigi, i sindacati restano sul piede di guerra e riuniscono le assemblee dei lavoratori: scioperi, presidi, manifestazioni non hanno spostato “di un millimetro” la posizione dell’azienda e la sospensione ” a orologeria” suona come “un’offesa” ai lavoratori e alle istituzioni. La procedura ex articolo 47 sul trasferimento di ramo d’impresa, avviata il 18 settembre, prevede che la cessione avvenga a partire da 25 giorni, quindi la scadenza sarebbe stata il 12 ottobre; ma nella lettera di avvio di procedura – hanno fatto notare i sindacati – l’azienda aveva già scritto che la cessione sarebbe stata perfezionata entro il 31 ottobre.

Whirlpool da parte sua si dice pronta a riprendere il confronto e “la discussione di merito sul progetto identificato, che dia un futuro di lungo periodo al sito di Napoli e ai suoi 400 lavoratori”. Il progetto è la cessione alla svizzera Prs (Passive refrigeration solutions) che produce containair refrigerati per conservazione di beni deperibili. Una azienda che secondo Fim, Fiom e Uilm, non fornirebbe sufficienti garanzie per un futuro produttivo ai dipendenti. La questione non è il mantenimento nell’immediato dei livelli occupazionali, perché l’accordo del 2018 obbliga Whirlpool a non fare licenziamenti fino al 2020, dal momento che ha ottenuto gli ammortizzatori sociali per l’intero gruppo (salvo fuoriuscite volontarie).

Il nodo è il rispetto degli accordi firmati nel 2015 e nel 2018, che prevedevano la produzione di lavatrici a Napoli. Se si lascia vendere lo stabilimento campano – è il ragionamento dei sindacati – si apre la porta della dismissione di tutti gli impianti dell’azienda in Italia, con circa 6.000 posti di lavoro a rischio. Riconosce che “c’è un problema di gestione delle emergenze” anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, secondo cui le emergenze vanno gestite in modo da “non andare avanti solo per traumi”. Per Boccia “occorre una visione più lunga e larga del paese”; “la questione industriale è la grande questione nazionale e il lavoro è l’ elemento di coesione del paese. Ripartire da questo diventa un elemento essenziale nell’interesse del Paese e dell’Europa”. 

 

Agi

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Prima vai a. Sono rimasta colpita dal buon servizio clienti: un’accoglienza davvero calorosa da parte delle donne alla reception e una divertente chiacchierata con Micah, la parrucchiera. Non mi fiderò mai di un altro parrucchiere con i miei capelli. Torneremo indietro; grazie Michea! Adoro la variabilità e la qualità dei prodotti che usano. Love love amala e ama sempre la conseguenza della mancia. Il salone è carino, pulito e il personale è eccezionale! I dipendenti sono accoglienti, l’ambiente rilassante. Prima esperienza in Assia, tuttavia non in un’azienda agricola, decisamente positiva e gratificante sotto ogni aspetto. Grande minimizzare all’inizio. Non si toglie mai troppa lunghezza e tutto il tempo assicura che il tuo minimizzare e l’eleganza siano un lavoro che le piacerà. Ogni minimizzazione ed eleganza che ha finito è stata perfetta. Molto utili, fattibili, hanno competenza e un ottimo servizio. In cima alla sua eccezionale acconciatura e colorazione, è carina con cui parlare ed è onestamente una delle molte acconciature più belle che abbia mai vistoaveva! Ho comprato un groupon per un viso solo pochi anni fa e da allora sono un quotidiano. Sono naturalmente bruna e mi sono schiarita i capelli per 5-6 anni.

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I piselli gialli sostituiranno la carne?

Tyler Lorenzen, ex atleta professionista di football americano, crede nelle potenzialità delle proteine dei piselli gialli. Per questo nel 2014 ha lanciato la firma commercialePURIS Pea“, nella convinzione che questo legume avrebbe potuto davvero salvare il pianeta.

Da sempre interessato alla nutrizione, il 33enne dell’Iowa ha incontrato non poche difficoltà nel convincere le persone a credere in questo nuovo prodotto. “Cosa state facendo ragazzi. Proteine di piselli? Non sapevo nemmeno che i piselli avessero proteine”. Questa era solo una delle tante perplessità che venivano avanzate a Lorenzen. Ne ha parlato anche la BBC

In aggiunta, l’azienda Puris ha dovuto combattere i ricordi d’infanzia dei clienti. “Quelli della maggior parte delle persone, che li riportano a pasti a base di piselli, non sono così entusiasmanti”, sottolinea Lorenzen.

Poi qualcosa è cambiato. Il vento ha iniziato a soffiare in un’altra direzione. E il tempismo dell’azienda si è rivelato produttivo. Consumatori attenti alla salute hanno iniziato a considerare i piselli come una possibile alternativa eco-friendly alla carne (ma non solo).

L’azienda Puris: “Con le piante, tutto è possibile”

Oggi Puris produce una gamma di ingredienti non OGM a base di legumi e mais. Dalle piante, “rigorosamente biologiche”, l’azienda estrae il 100% dei suoi componenti: proteine, amido, zucchero e fibra. Ciò implica meno sprechi e un minore impatto ambientale ma anche minori costi nella produzione di alimenti. “Il nostro modello aiuta gli agricoltori. Forniamo le sementi, gli strumenti e le linee guida per coltivare con successo colture non OGM, stabilire pratiche pulite e navigare il processo di certificazione”.

Dal 1985, Jerry Lorenzen, fondatore dell’azienda, ha immaginato il suo “world food system”. E con Puris sta cercando di costruirlo. “Un sistema basato sulle proteine animali non può fornire abbastanza nutrimento per soddisfare l’aumento della domanda globale. Creando cibo abbondante e sicuro grazie a piante ricche di nutrienti, PURIS sta creando un’alternativa che può nutrire in modo sostenibile la popolazione globale che entro il 2050 si stima sarà di 10 miliardi”.

Nei primi anni 2000, la società di Jerry, World Food Processing, ha identificato nei piselli gialli un anello cruciale di questa catena alimentare: una coltura a rotazione che aumenta la produttività degli agricoltori attraverso sistemi di coltivazione a doppia coltura. Oggi, la società detiene brevetti di genetica su molti legumi ricchi di nutrienti adattati alle condizioni di crescita in 14 stati.

Piselli come alternativa alla soia

Per decenni i semi di soia sono stati la principale fonte di proteine vegetali. Tuttavia, con l’inizio del nuovo millennio qualcosa è cambiato: in alcuni casi, semplicemente per una questione di allergia o intolleranza alimentare a questo legume. Altri consumatori, in particolare in Europa, sono stati scoraggiati dal fatto che le proteine della soia spesso derivano da colture geneticamente modificate. Per di più, per estrarle dal legume viene utilizzato l’esano, un solvente derivato dall’olio. Se l’industria sostiene che tutta la sostanza chimica viene eliminata prima che la proteina di soia raggiunga il mercato, per alcuni consumatori l’uso di esano rimane un ostacolo, un’incognita pericolosa e quindi non gradita. Che quindi scoraggia l’acquisto del prodotto finale.

Da qui la curiosità sulla proteina dei piselli. Una coltura che, non richiedendo accorgimenti chimici durante il processo di produzione, diventa un’interessante alternativa.

Le perplessità riguardo il consumo di carne

Gran parte del dibattito odierno sulla produzione di carne è incentrato sul suo impatto ambientale: in particolare sulle emissioni di gas serra che ne derivano. La produzione di carne rossa è una fonte particolarmente importante di gas serra a causa della produzione di metano implicata nella digestione dei ruminanti. Circa il 15% delle emissioni climalteranti di origine antropica proviene dalla produzione animale (circa il 3% è dovuto alla produzione lattiero-casearia) di cui il 40% è dovuto all’allevamento di bovini. E questo problema diventa ancora più acuto quando le norme sulla gestione del letame e del liquame sono carenti o scarsamente applicate.

La necessità di far pascolare il bestiame e di coltivare i seminativi per la produzione di mangimi per animali è il principale fattore di deforestazione. Se invece il bestiame viene allevato su terreni che non possono essere destinati alla coltivazione, ciò può contribuire a mitigare i cambiamenti climatici aiutando a conservare il carbonio nel suolo. Tuttavia, i contributi che spingerebbero questa attività sono relativamente modesti e, spesso, indeboliti da una cattiva gestione del suolo o dal pascolo intensivo.

Una coltura facile ed eco-friendly

Il raccolto dei piselli è abbondante e gradito agli agricoltori. In aggiunta, si tratta di una fonte proteica facile da coltivare. Richiede un clima relativamente secco e, come altri legumi, trasferisce l’azoto dall’aria nel terreno, rendendolo più fertile.  Nonostante non sia così produttiva (per acro) quanto il grano si tratta di una coltura più redditizia e che necessita di meno fertilizzante per crescere.

Secondo Henk Hoogenkamp, consulente di aziende alimentari che investono nella produzione delle proteine ricavate dai piselli, quest’industria l’anno prossimo produrrà tra le 340 e le 350 tonnellate di prodotto: un aumento di un terzo rispetto all’anno in corso.

Impianti di trasformazione si stanno aprendo rapidamente per soddisfare la domanda. Durante l’estate la Puris ha ricevuto 75 miliardi di dollari di finanziamento dalla Cargill, una multinazionale statunitense attiva principalmente nel settore alimentare. Si tratta di una cifra che le permetterà di raddoppiare la produzione.

“La nuova generazione si è sostanzialmente risvegliata e i suoi gusti stanno cambiando in modo travolgente nei paesi ricchi, sostituendo gli animali con proteine vegetali”, sottolinea Hoogenkamp.

Sostegno verde

“Il cibo che mangiamo è intimamente connesso alla vita sulla terra, modellando la salute umana, la sicurezza della nostra aria, terra e acqua, e il benessere delle comunità in tutto il mondo. Quando comprendiamo la rete di connessioni dietro ciò che mangiamo, tutti noi abbiamo il dovere di fare le scelte giuste. Ogni seme, ogni passo, ogni acquisto conta – oggi e per il futuro del nostro pianeta”, questa la filosofia che anima la Puris.

I gruppi ambientalisti sostengono le proteine vegetali, sperando che il loro aumento possa frenare il consumo di carne. “Dobbiamo più che dimezzare il consumo di carne per prevenire il collasso climatico”, ha detto Richard George, capo forestale di Greenpeace. “Le proteine del pisello sono senza dubbio una delle tante opzioni. Cambiare le nostre abitudini alimentari non sarà facile, ma più opzioni abbiamo, più possibilità ci sono per migliorare la nostra salute e quella del pianeta”.

Le proteine alternative che possono sostituire gli alimenti tradizionali a base di animali attraggono notevoli investimenti finanziari, catturando l’attenzione e l’interesse dei media. Vengono viste come una via possibile da percorrere per soddisfare, in modo sano e sostenibile, la nostra dieta. Molte di queste alternative potenzialmente dirompenti sono guardate con speranza anche per la loro potenzialità di ridurre le emissioni climalteranti. Ma anche di rivoluzionare l’alimentazione, aiutando la nostra salute. “Le proteine alternative rappresentano un nuovo dominio che sta emergendo rapidamente all’interno del sistema alimentare”, sottolinea Tyler Lorenzen.

In ogni caso, il consumo globale di carne è di 330 milioni di tonnellate all’anno, un milione di volte superiore rispetto alla produzione annuale di piselli gialli. Molto probabilmente, questo legume rimarrà una “umile” alternativa ancora per un po’.

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