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Ultimo giorno utile per i saldi di Imu e Tasi. Cosa c’è da sapere

Lunedì 17 dicembre è l'ultimo giorno nel quale si potrà effettuare il versamento del saldo 2018 per l'imposta municipale (Imu) e per la tassa sui servizi indivisibili (Tasi). Quest'anno la scadenza del versamento slitta di un giorno rispetto alla data ufficiale del 16 dicembre in quanto la stessa cade di domenica. Sono escluse da Imu e Tasi le abitazioni principali ad eccezione di quelle che rientrano nelle categorie catastali A/1, A/8, A/9 che invece rimangono assoggettate alle aliquote vigenti per l'acconto di Giugno.

Dopo l'acconto versato il 16 giugno ora è la volta del saldo a conguaglio con le nuove aliquote stabilite dai comuni e pubblicate in un'apposita sezione del sito del Dipartimento delle Finanze. I contribuenti sono tenuti, entro lunedì 17 dicembre, a versare il saldo sia per l'imposta municipale propria sugli immobile che per il tributo locale sui servizi indivisibili quali la manutenzione stradale, la pubblica illuminazione ecc. Sia Imu che Tasi non sono dovute sull'abitazione principale che non sia di lusso o di pregio, quindi che non debba rientrare nelle categorie catastali A1, A8 e A9.

Gli sconti

Esistono degli sconti come ad esempio per gli immobili dati in locazione a canone concordato, per gli studenti e per uso transitorio nei comuni nei quali ci sono accordi territoriali, c'è lo sconto del 25% sia sull'Imu che sulla Tasi, del 50% invece lo sconto per gli immobili dati in comodato a genitori o figli. La Tasi e l'Imu si pagano sulle seconde case sempre a prescindere dalla categoria catastale. Come si paga? Il contribuente puo' scegliere con il modello F24 o il bollettino di conto corrente postale precompilato.

"Entro domani vanno versate Imu e Tasi. Dal 2012, questa mega-patrimoniale ha pesato per 150 miliardi, facendo crollare il valore degli immobili e deprimendo l'immensa economia collegata. Bisognerebbe ridurre questo carico. Invece si consente ai Comuni di aumentare le aliquote". È il commento del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa in vista del saldo Imu-Tasi.

Conto complessivo superiore ai 10 miliardi

Con il saldo del 17 dicembre, secondo uno studio della Uil, il conto complessivo dell'Imu/Tasi sarà di 10,2 miliardi di euro (20,4 miliardi di euro il conto totale). Oltre 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall'abitazione principale (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati), dovranno presentarsi domani alla "cassa". Cifre alla mano, il costo medio complessivo su una "seconda casa" ubicata in un capoluogo di provincia sarà di 1.070 euro medi (535 euro da versare con la rata di dicembre) con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città: il costo maggiore in valore assoluto per una seconda casa a disposizione si registra a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro.

Valori più "contenuti", invece, ad Asti con un costo medio di 580 euro; a Gorizia con 582 euro; a Catanzaro con 659 euro; a Crotone con 672 euro; a Sondrio con 674 euro. Insomma, una stangata per i contribuenti visto che come rilevato da un'indagine di Coldiretti, già quattro italiani su dieci (40%) che ricevono la tredicesima (importo complessivo è di 43 miliardi) devono destinarla prioritariamente al pagamento di tasse, mutui, rate e bollette tra cui appunto Imu e Tasi. Per Confcommercio, sul totale delle tredicesime 7,1 miliardi se ne andranno per le tasse (compreso appunto Imu e Tasi) mentre Confedilizia stima che dal 2012 ad oggi, sono stati spesi 150 miliardi complessivi solo per l'Imu e Tasi e per questo la definisce una "mega patrimoniale". Intanto, in sede di sessione di bilancio, si discute sulla deducibilità ai fini Irpef e Ires dell'Imu sugli immobili strumentali (si ipotizza fino al 40%).

Agi News

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi

Sei mesi di governo M5s-Lega. A 180 giorni dal giuramento, l'esecutivo di Giuseppe Conte si trova davanti allo scoglio più difficile e delicato, ovvero il percorso che porterà all'approvazione della legge di bilancio.

Nato dall'unione di due partiti con programmi diversi, contrapposti alle scorse elezioni politiche, il "governo del cambiamento" si presenta davanti alla 'prova' della manovra reduce da un percorso a tratti accidentato, spesso costellato da frizioni e tensioni interne che hanno spesso evidenziato le divisioni tra i due azionisti della maggioranza.

Divergenze che hanno riguardato temi più ampi, come la realizzazione delle infrastrutture (Alta velocità Torino-Lione e gasdotto Tap) e la gestione dei rifiuti (M5s e Lega si dividono sull'uso dei termovalorizzatori), ma anche provvedimenti specifici.

Il partito di Matteo Salvini ha inizialmente contestato ai 5 Stelle la parte del decreto emergenze sul condono a Ischia, mentre il capo politico dei pentastellati Luigi Di Maio ha puntato il dito contro la "manina" leghista responsabile di aver cambiato il decreto fiscale.

Altri fronti di scontro sono stati il disegno di legge anticorruzione contenente la riforma della prescrizione voluta dal ministro della Giustizia 5 stelle Alfonso Bonafede e il decreto sicurezza e immigrazione che porta il nome del ministro dell'Interno Salvini, con il governo che ha blindato il testo ponendo la questione della fiducia sia al Senato che alla Camera per superare la contrarietà dei dissidenti 5 stelle.

Diverse le contrapposizioni e gli 'incidenti' parlamentari, il governo però ha retto alle spinte centripete di due partiti i cui leader prima del voto avevano pubblicamente assicurato che non si sarebbero mai alleati.

A volte le tensioni sono state risolte evocando il rispetto del contratto di governo. Spesso grazie al confronto e al buon rapporto tra i due vice premier. Negli ultimi mesi, qualcosa nell'intesa, anche personale, tra Di Maio e Salvini è sembrato incrinarsi. In questo contesto ha assunto maggiore importanza il ruolo di mediazione del presidente del Consiglio, figura 'terza' di professore universitario, anche se indicata dai 5 stelle.

Anche nella fase ultima di confronto e scontro con la commissione europea, che ha bocciato la manovra italiana, Conte – libero dal ruolo di leader di partito con le elezioni europee alle porte – ha messo in campo doti di mediatore che hanno permesso portare avanti il negoziato per un dialogo con l'Ue. Un confronto costruttivo intessuto durante i tre Consigli europei dell'autunno e culminato con la cena con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker del 24 novembre che ha riaperto la trattativa sulla manovra.

La Manovra

In breve

  • Rapporto Deficit/Pil al 2,4%
  • Apertura del negoziato con l'Ue per evitare la procedura di infrazione

L'accordo è che il rapporto tra deficit e Pil sarà al 2,4% per tre anni (nei giorni successivi si deciderà di farlo scendere al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021). Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza, fondo ad hoc di 1,5 miliardi per "i truffati delle banche", superamento della Fornero, pace fiscale, flat tax al 15% per oltre un milione di partire Iva. Da quel giorno si è aperto un conflitto con Bruxelles, con il presidente della Commissione Europea, Juncker, e il commissario Ue agli Affari economici, Moscovici, in prima linea nel chiedere subito modifiche alla manovra sul deficit e la riduzione del debito.

Scambi di accuse tra entrambi e il ministro dell'Interno, un muro contro muro che ha causato l'aumento dello spread (il differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi è arrivato a superare i 330 punti), la sofferenza dei titoli bancari con il conseguente richiamo del presidente della Bce, Draghi a rispettare le regole.

Un muro contro muro che si è risolto con la bocciatura della manovra da parte delle istituzioni europee. La svolta l'hanno impressa il presidente del Consiglio, Conte, e il ministro dell'Economia Tria. Entrambi hanno lavorato sotto traccia per trovare una soluzione. Soprattutto il primo, avocando a sé il diritto di trattare con la Ue, ha portato sul tavolo di Juncker un dossier con il piano di investimenti e le riforme che l'esecutivo intende attuare. Con lo scopo di ottenere un segnale di fiducia. "Non siamo in guerra con l'Italia", il messaggio di Juncker. Di Maio e Salvini (pressato da Giorgetti) hanno preso la palla al balzo per dire che "non siamo attaccati ai numerini, noi vogliamo difendere gli italiani, non e' un problema di decimali". I numeri del rapporto deficit/Pil possono cambiare (si parla del 2,2%), si sta studiando come rimodulare le misure – reddito di cittadinanza e 'quota 100' – a cui pero' M5s e Lega non vogliono rinunciare. La missione e' quella di evitare la procedura di infrazione.

Reddito di cittadinanza e Legge Fornero

 

In breve

  • Stanziati 9 miliardi per il reddito di cittadinanza
  • Stanziati 6,7 per Quota 100

Con la legge di bilancio i due soci di maggioranza si giocano la loro credibilità rispetto alle promesse del contratto. I due cavalli di battaglia, ovvero il reddito di cittadinanza dei pentastellati e quota 100 per l'anticipo pensionistico cara alla Lega, non hanno ancora visto la luce.

Nel disegno di legge di Bilancio è stato stanziato un fondo di 9 miliardi l'anno dal 2019 per il reddito e la pensione di cittadinanza, rinviando a uno specifico provvedimento l'attuazione della misura che la Lega vorrebbe trasformare in uno sgravio per le imprese. Per accedere alla pensione anticipata con quota 100, ovvero la somma dell'età anagrafica e contributiva, il governo ha stanziato 6,7 miliardi per il prossimo anno che diventerebbero 7 a regime. Anche in questo caso la definizione della misura è rinviata a un provvedimento attuativo.

I due interventi rischiano però di essere 'sgonfiati', rispetto alle promesse, nel braccio di ferro tra il governo italiano e l'Unione europea. Per far fronte alle richieste di Bruxelles, che ha bocciato la manovra da 37 miliardi di cui 22 in deficit, l'esecutivo gialloverde punta a rimodulare le due misure, agendo, da un lato, sui vincoli per quota 100 in modo da ridurre la platea delle adesioni e, dall'altro, sui tempi di avvio del reddito di cittadinanza che potrebbe essere rinviato ad aprile. Una strada che consentirebbe di risparmiare tra i 3 e i 4 miliardi rispetto ai 16 miliardi stanziati.

Il ponte di Genova, Ischia e i terremotati

In breve

  • Nomina di un commissario per la ricostruzione: Marco Bucci, sindaco di Genova
  • Stanziati 360 milioni per 12 anni

Nei primi sei mesi dell'esecutivo M5s-Lega a guida Giuseppe Conte c'è anche la vicenda, dolorosa, legata al crollo del Ponte Morandi sull'A10 a Genova, avvenuto il 14 agosto. Le misure decise dal governo sono indicate come "decreto Genova", ma in realtà alla città la legge dedica meno di un terzo degli articoli, 16 su 46. Perché gli altri sono relativi a interventi nel centro Italia e sull'isola di Ischia, per i terremoti del 2016 e 2017. Le questioni più contrastate dalle opposizioni con centinaia di emendamenti in commissione e in Aula hanno riguardato la demolizione e ricostruzione del ponte genovese, la gestione delle pratiche di condono pendenti a Ischia e lo smaltimento dei fanghi di depurazione.

C'è un commissario per il Morandi, il sindaco di Genova Marco Bucci, incarico di 12 mesi rinnovabili per 3 anni. I lavori di demolizione dei due monconi del ponte Morandi inizieranno a metà dicembre, la costruzione del nuovo ponte ad aprile. Obiettivo è averlo, o almeno vederlo realizzato e in attesa di via libera all'esercizio, per Natale 2019. A pagare le spese sarà Autostrade in quanto "responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell'infrastruttura concessa".

E in caso di non pagamento o ritardo, provvederà un meccanismo di anticipazioni da parte dello Stato, complessivamente 360 milioni, pari a 30 milioni annui fino al 2029 come garanzia per l'avvio delle attività. E il ripristino non potrà essere affidato ad Autostrade o sue controllate se prima non sarà chiaro se la società sia stata o meno gravemente inadempiente sulla concessione, rispetto al crollo del ponte. Quanto a Ischia, il condono è rientrato dalla porta principale, l'Aula del Senato, dopo il blitz che in commissione con l'ok bipartisan a un emendamento di FI ne aveva ridotto sensibilmente la portata. Ora, per gli immobili danneggiati dal terremoto in 3 Comuni di Ischia si prevede che entro 6 mesi le amministrazioni dovranno rispondere alle richieste di sanatoria ancora pendenti applicando il condono 'tombale' del 1985 e quelli del '97 e 2003.

Alitalia, Tim e Anas

 

In breve

  • Offerta vincolante di Fs per Alitalia
  • Aggregare Oper Fiber e Tim per una rete unica
  • Cancellazione della fusione tdi Fs e Anas
  • Nuovo vertice all'Agenzia spaziale italiana

Il governo ha intenzione di rilanciare Alitalia e dopo una serie di colloqui con potenziali partner industriali, il via libera è stato dato all'offerta vincolante presentata da Fs. Sarà ora nel prossimo piano industriale della società ferroviaria che si conoscerà nel dettaglio il futuro di Alitalia. Sarà presumibilmente pronto entro fine gennaio, e nel frattempo l'ad di Fs Gianfranco Battisti sta definendo le strategie della compagnia dal 2019 in poi: sembra scontato che nel nuovo piano si prevederanno treni veloci negli aeroporti e prime sinergie sull'orario.

Dopo l'ok dei commissari straordinari all'integrazione, la 'partita' con Fs entra dunque nel vivo: continua intanto il dialogo con diversi soggetti tra cui Easyjet e potrebbe tornare alla ribalta anche un coinvolgimento di Lufthansa. Ad ogni modo, l'obiettivo del Governo e' quello di avviare un progetto integrato di mobilità del Paese e per far questo, ha spiegato Battisti, potrebbe essere creato un sistema che metta in collegamento porti, aeroporti e stazioni.

Altro dossier sul tavolo del governo è la rete unica: si punta a incentivare l'aggregazione fra quella di Tim e quella di Open Fiber, il player pubblico (50% Cdp, 50% Enel). Ancora non si conoscono i dettagli dell'operazione, che potrebbe anche delinearsi nella legge di bilancio. Attualmente ci sono emendamenti presentati che incentivano anche la nascita della newco con un sistema tariffario incentivante sul modello Rab di Terna e Snam. L'obiettivo è quello di varare una rete tlc unica nazionale, ossia di dotare il Paese di una rete infrastrutturale a banda ultralarga. Anche in questa chiave si legge l'avvicendamento ai vertici di Tim dove sulla poltrona di amministratore delegato è stato chiamato Luigi Gubitosi al posto di Amos Genish, fortemente voluto dal primo azionista di Tim, Vivendi, da sempre contraria allo scorporo della rete.

Grande rivoluzione anche all'Anas, con le dimissioni di Armani. Il governo Gentiloni puntava ad una grande fusione tra Fs e Anas, sul quale soprattutto i grillini hanno espresso sempre forti critiche arrivando alla conclusione che tale operazione servisse soltanto ad aumentare lo stipendio dei supermanager statali e a far uscire l'Anas fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. Per il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, l'Anas deve occuparsi ora "solo della gestione, costruzione, manutenzione e messa in sicurezza delle strade".

Infine, uno scossone è stato dato anche all'Asi, l'Agenzia Spaziale Italiana, che è stata commissariata: l'ex presidente Roberto Battiston ha dovuto cedere il posto all'astrofisico Piero Benvenuti che è entrato come commissario straordinario dell'ente. Come ogni colpo di scena che si rispetti, anche questa decisione ha sollevato un mare di polemiche.

Anticorruzione

In breve

  • Riforma della prescrizione
  • 'Daspo a vita' per i corrotti
  • Agente sotto copertura
  • Utilizzo di trojan per le intercettazioni.

Il disegno di legge anticorruzione, rinominato 'spazzacorrotti' da Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede, è uno dei provvedimenti bandiera del Movimento 5 stelle. Oltre alla riforma della prescrizione, prevede il cosiddetto 'Daspo a vita' per i corrotti, la figura dell'agente sotto copertura, l'utilizzo di trojan per le intercettazioni. Sono inoltre previste norme più stringenti su partiti e movimenti politici.

Approvato dalla Camera il 22 novembre dopo un iter travagliato, il ddl è ora all'esame del Senato, dove i pentastellati puntano a ripristinare il testo originario dopo l'incidente che si e' verificato in Aula a Montecitorio, con il governo che e' stato battuto su un emendamento a scrutinio segreto che ammorbidisce di molto il reato di peculato e che ha dato il via a una spaccatura interna alla maggioranza, con accuse e sospetti reciproci tra alleati di governo.

E' stato necessario un vertice a tre, tra i due vicepremier e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per superare la spaccatura. Ma si è trattato solo dell'ultimo episodio in ordine di tempo: tutta la strada del ddl è stata infatti in salita, sin dall'approvazione del provvedimento in Cdm, dove non è passata inosservata l'assenza del vicepremier e titolare del Viminale, Matteo Salvini. Sono state molteplici le battute di arresto, gli accordi siglati e poi saltati tra M5s e Lega, il necessario e continuo intervento dei leader in persona per recuperare l'intesa, ad esempio sulla riforma della prescrizione.

I 5 stelle hanno infatti voluto inserire in corso d'opera lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio nonostante la ferma contrarietà degli alleati. Contrarietà superata solo dopo un vertice a palazzo Chigi, con i leghisti che hanno ottenuto il rinvio al 2020 dell'entrata in vigore della riforma. Tensioni proseguite fino all'ultimo, con i deputati M5s in piedi in Aula ad applaudire l'approvazione del ddl a cui ha fatto da contraltare la freddezza leghista. Il via libera finale è atteso entro il 2018.

Sicurezza

 

In breve

  • Abolito il permesso umanitario 
  • Nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza
  • Stretta alle leggi antiterrorismo
  • Daspo sportivo ai sospetti terroristi
  • Via la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo 
  • Maggiori poteri ai Comuni

Un iter parlamentare complicato e spesso in salita, con tensioni all'interno del governo e fibrillazioni tra i 5 stelle destinate però ad infrangersi contro il muro innalzato da Matteo Salvini, che non ha concesso alcun passo indietro agli alleati di governo. è la cornice che accompagna il via libera definitivo al decreto Sicurezza, provvedimento bandiera della Lega giunto al rush finale in zona Cesarini: diventerà legge a pochissimi giorni dal rischio scadenza. Il decreto segna anche un primato per il governo Conte: è infatti il primo provvedimento che affronta le aule parlamentari blindatissimo, licenziato con una doppio voto di fiducia, prima al Senato e poi alla Camera.

Approvato all'unanimità dal consiglio dei ministri a fine settembre, il decreto modifica la normativa in materia di accoglienza dei profughi, abolendo il permesso umanitario. Introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Imprime una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo. E concede maggiori poteri ai Comuni.

Quanto al sistema Sprar, è stato notevolmente ridimensionato. Il decreto rientra in un piu' ampio 'pacchetto sicurezza', dove figura un altro cavallo di battaglia leghista: la legittima difesa. Approvata dal Senato a fine ottobre, anche questa riforma ha creato alcune tensioni nella maggioranza, con i pentastellati che inizialmente hanno tentato di 'attenuarne' le norme per poi 'riallinearsi'. Il provvedimento ha incassato anche i voti di Forza Italia e FdI. La difesa è sempre legittima e non è punibile chi si è difeso in "stato di grave turbamento", sono i punti principali della riforma che ora dovrà essere approvata dalla Camera. Infine, è iniziata i primi di settembre la sperimentazione del taser, la pistola ad impulsi elettrici, in dotazione alla polizia municipale di 12 comuni italiani (Genova, Torino, Milano, Padova, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Caserta, Napoli, Brindisi, Palermo e Catania). La norma e' contenuta nel decreto Sicurezza.

Migranti

In breve

  • Riduzione del numero degli sbarchi
  • Nuovo contratto per la gestione del'accoglienza

"Buon viaggio, possono andare dove vogliono gli amici delle Ong ma in Italia non arrivano". E' il refrain del ministero dell'Interno, Matteo Salvini, che sulla linea dura sui migranti non ha esitato a polemizzare con Malta e con la Francia. Non ha mancato di attaccare Macron per la vicenda dei profughi riportati in territorio italiano dalla gendarmeria francese, come avvenuto a Claviere, oppure di criticare La Valletta, accusata di aver abbandonato un gommone con 150/200 immigrati in mezzo al Mediterraneo e in direzione dell'Italia. "A Bruxelles sono troppo impegnati a scrivere letterine contro l'Italia per occuparsi di questi problemi", ha commentato il titolare del Viminale.

E l'aggiornamento sui flussi migratori registrati dice che "l'anno scorso erano arrivate via mare 117 mila persone, oggi siano fermi a 23 mila". Gli sbarchi sono intorno all'81% in meno rispetto a un anno fa. Dal primo gennaio al primo giugno 2018 ci sono stati 13.589 migranti sbarcati; nello stesso periodo di un anno fa erano stati 60.228, quindi un calo di quasi il 78%. Gli sbarcati dal primo gennaio al 4 novembre scorso sono stati 22.167, contro i 114.356 dello stesso periodo di un anno fa, per l'appunto un calo di quasi l'81%. Se si prende il solo periodo riferito a questo governo, dal primo giugno al 4 novembre si sono registrati 8.468 sbarchi, contro i 54.128 dello stesso periodo di un anno fa.

Nei centri di accoglienza 183.732 ospiti a gennaio, 167.723 a giugno, 148.875 al 15 ottobre. Le domande di asilo sono passate da circa 100.000 a quasi 40.000. A proposito di strutture di accoglienza, ad esempio il primo gennaio 2018 il Cara di Mineo ospitava 2.585 migranti, che oggi sono scesi a 1.726. Il calo è del 33% e si e' accompagnato a una progressiva riduzione dei costi.

Il contratto in vigore il primo di gennaio 2018 prevedeva una spesa da 33,06 euro a testa al giorno per migrante, per un costo quotidiano di 85.460 euro. A ottobre è entrato in vigore un nuovo contratto, con una spesa giornaliera scesa a circa 22 euro per migrante al giorno. Con le presenze attuali, il costo quotidiano è di 37.972 euro. Se ci fosse già in vigore il nuovo capitolato previsto da Salvini, la spesa scenderebbe ulteriormente. La base d'asta, infatti, sarà di 19,33 euro per migrante al giorno, con un esborso complessivo quotidiano massimo (ipotizzando le presenze attuali) da 33.364 euro. Ed è evidente che l'appalto sarà aggiudicato a un costo più basso di 19,33 euro, con ulteriore risparmio.

Rai

 

In breve

  • Nomina di presidente e ad
  • Nomina dei nuovi direttori di testata

La coincidenza ha voluto che andasse in scadenza il Cda scelto con la precedente legge e con il precedente governo a trazione Pd-renziana. E cosi' la nomina del nuovo organismo di gestione del servizio pubblico radiotelevisivo è stato il primo impegno, anche se direttamente il governo ha detto la sua – per legge – solo su due dei sette componenti del Cda: gli altri 5 sono stati scelti dal Parlamento (due per parte da Senato e Camera) e dai dipendenti Rai. I due nomi del governo sono stati quelli di Marcello Foa e, tramite il Tesoro che è l'azionista di riferimento Rai con il 99 e passa per cento, Fabrizio Salini, chiamato ad essere l'amministratore delegato (figura che subentra al direttore generale della precedente governance).

In Parlamento, secondo uno schema legato all'alleanza M5s-Lega, Beatrice Coletti (M5s), Igor De Biasio (Lega Nord), poi c'è Giampaolo Rossi, considerato vicino a Fratelli d'Italia. Formazione questa che ha consentito a Lega e M5s di avere i voti necessari, assieme a quelli di Forza Italia in seconda battuta, per il via libera in commissione di Vigilanza a Marcello Foa (dopo un primo stop perche' mancavano appunto i voti forzisti) alla presidenza di viale Mazzini in seguito all'indicazione in tal senso a maggioranza in Cda. Di questo fanno parte anche Rita Borioni (in quota Pd) e Riccardo Laganà (tecnico del montaggio eletto dai dipendenti Rai).

A cascata, dal Cda ecco le nomine alle direzioni dei tg: Giuseppe Carboni, appoggiato da M5s, al Tg1; Gennaro Sangiuliano, in quota Lega e sostenuto da FI, al Tg2; Giuseppina Paterniti, proposta da M5s, al Tg3. Al Gr e Radio Rai è stato spostato Luca Mazza (dal Tg3 e dato in quota Pd), mentre alla Tgr e' andato Alessandro Casarini, dato come vicino alla Lega. E, nella logica dello spoil system, dopo quelle ai tg, arrivano le nomine alle reti: Teresa De Santis, con il sostegno della Lega a Rai1; Carlo Freccero, molto apprezzato da M5s, che torna – da pensionato e per un anno – a Rai2; conferma invece per Stefano Coletta, considerato vicino alla sinistra.

Vaccini

In breve

  • Obbligo vaccinale su base regionale
  • Piano speciale per il morbillo

L'obbligo vaccinale per i bambini è un'esagerata coercizione o una sacrosanta misura sanitaria di prevenzione? Su questo dilemma si sono consumati i primi sei mesi di governo gialloverde in tema sanità. La ministra Giulia Grillo, che peraltro è un medico, ha dovuto districarsi tra gli appelli unanimi della comunità scientifica a non abolire la legge Lorenzin, che fissa a 10 i vaccini obbligatori pena l'esclusione del bimbo dal nido o, per i più grandi, salate multe per i genitori, e la piccola ma agguerrita frangia no-vax, che si fa sentire sui social ma che trova sponde anche negli stessi 5 stelle.

E se già a giugno persino Matteo Salvini sentenziava che "dieci vaccini obbligatori sono inutili e dannosi", pediatri, medici e infettivologi sottolineavano a gran voce: "Abolire l'obbligo sarebbe irresponsabile, le coperture sono aumentate e la legge ha funzionato". La prima deadline era quella del 10 luglio, data entro la quale, come previsto dalla legge Lorenzin, occorreva presentare i certificati alle Asl. Ma solo in meno della metà delle regioni era partita l'anagrafe vaccinale, indispensabile per i controlli incrociati. Per questo il 5 luglio è stata pubblicata la circolare Grillo-Bussetti, che consentiva ai presidi di "accontentarsi" dell'autocertificazione, sollevando un vespaio di polemiche.

L'obiettivo dichiarato è quello di superare l'obbligo come concepito dalla Lorenzin: la legge incardinata in Senato prevede infatti un obbligo "flessibile", pensato per singoli vaccini e regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici. Proprio tenendo conto dei dati ancora allarmanti (nei primi nove mesi del 2018 quasi 2.300 malati, con due morti), è allo studio in particolare un nuovo piano contro il morbillo, che prevede l'offerta vaccinale per 800 mila giovani e adolescenti, anche attraverso un sistema premiale ancora tutto da studiare (agevolazioni all'università, ad esempio, o nell'iscrizione nei centri sportivi, o persino per i punti della patente).

Sgomberi

 

In breve

  • Accelerazione nelle demolizioni

Un'accelerazione negli sgomberi di alloggi e luoghi anche pubblici occupati abusivamente e nell'esecuzione di provvedimenti di demolizione di costruzioni abusive confiscate e sequestrate o passate nella disponibilità di enti pubblici. C'è anche questo nel primo semestre di attività del governo gialloverde M5s-Lega.

Nel giro di pochi giorni l'attenzione mediatica è stata attirata da quanto avvenuto a Roma. Dapprima il via alle demolizioni da parte del Comune di Roma di una schiera di abitazioni nella zona del Quadraro riconducibili al clan Casamonica, con una mega operazione che ha visto impegnati 600 appartenenti al Corpo della Polizia di Roma Capitale arrivati sul posto all'alba, con il sindaco Virginia Raggi, e dove dopo sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dell'Interno Matteo Salvini hanno ribadito il ripristino della legalità. Poi, in territorio di Frascati ai confini con quello della capitale, i bulldozer dell'Esercito hanno ridotto in macerie una villa, disabitata, anche questa appartenente alla famiglia Casamonica. E anche qui il titolare dell'Interno è stato netto nel dichiarare che l'azione del governo non avrà sosta nella lotta all'abusivismo e nell'attacco alle proprietà frutto del malaffare.

Campagna 'plastic free'

 

In breve

  • Riordino delle competenze
  • Messa al bando delle plastiche monouso

Nell'agosto 2018 è diventato legge il decreto per il riordino dei Ministeri. Nel testo, le competenze in materia di Terra dei Fuochi sono passate dal dicastero dell'Agricoltura all'Ambiente, con particolare riferimento a quelle sulle bonifiche delle discariche scoperte che inquinano le falde e il terreno rendendo pericolose le coltivazioni ad uso alimentare. Ancora, con la nuova legge il Ministero assume competenze sull'economia circolare e dissesto idrogeologico. Su quest'ultimo aspetto, passano al ministero dell'Ambiente le competenze sul dissesto che nel 2014 andarono alla struttura di missione di Palazzo Chigi.

E' stata lanciata la campagna "plastic free" per la messa al bando dell'uso della plastica, in particolare la monouso, anche nelle amministrazioni pubbliche a cominciare dal ministero dell'Ambiente. Infine, il ministro Sergio Costa, alla guida del dicastero, ha portato a casa il decreto sulla commissione Via/Vas che ridefinisce i criteri di selezione dei componenti della Commissione Tecnica di Verifica dell'impatto ambientale.

Precari

 

In breve

  • Bonus per le assunzioni stabili degli under 35
  • Stretta sui contratti a terine
  • Stretta sulle delocalizzazioni

Il decreto Dignità è stato approvato in via definitiva dal Senato il 7 agosto scorso sostanzialmente per modificare alcune norme sul mondo del lavoro previste dal Jobs Act. Il provvedimento prevede, tra le altre misure, l'estensione al 2021 del bonus per le assunzioni stabili degli under 35, una stretta sui contratti a termine e sulle delocalizzazioni, nuove disposizioni sui contratti in somministrazione e l'aumento delle indennità in caso di licenziamento illegittimo. Il decreto contiene, inoltre, la disciplina dei nuovi voucher per i piccoli alberghi e il settore agricolo, multe più salate per chi viola il divieto di sponsorizzazioni e pubblicità dei giochi d'azzardo, il messaggio "nuoce gravemente alla salute" apposto su gratta e vinci e slot. 

Agi News

Cosa significa che Amazon è un corriere anche in Italia

Amazon diventa anche corriere in Italia: 'Amazon Italia Logistica' e 'Amazon Italia Transport' sono entrate nell'elenco degli operatori postali stilato dal ministero dello Sviluppo economico, aggiornato al 16 novembre. In base all'elenco sono 4.463 i corrieri postali autorizzati dal Mise, molti dei quali però compaiono più volte sotto diversi nomi

. L'Agcom aveva condannato Amazon a pagare una multa di 300 mila euro perché offriva servizi postali senza averne l'autorizzazione e gli aveva intimato di sospendere le attività oppure mettersi in regola. Per questo a ottobre il colosso di Jeff Bezos ha fatto richiesta al Mise, ottenendo l'ok alle due licenze.

Le condotte illecite identificate dall’Autorità riguardavano in particolare, "l’organizzazione di una rete unitaria per svolgere il servizio di consegna dei prodotti di venditori terzi e la gestione dei punti di recapito". Amazon aveva subito replicato: "Consideriamo importante la cooperazione con le autorità e ci impegniamo affinché tutte le osservazioni che ci vengono rivolte siano affrontate il più rapidamente possibile".

"E così è stato: tempo quattro mesi, le due partecipate che si occupano delle consegne sono entrate ufficialmente nell’elenco", si legge sul Corriere, "tra gli obblighi derivanti dal nuovo status di operatore postale, per Amazon ci sarà quello di essere sottoposto alla vigilanza dell’Agcom".

"Non commentiamo i nostri piani futuri"

"Abbiamo ottemperato a quanto disposto da Agcom nella delibera di agosto. Siamo sempre disponibili a cooperare con le autorità al fine di fornire informazioni relative alle nostre attività", è la reazione dell'azienda. Ma come cambieranno i rapporti con i corrieri con i quali già lavora l'azienda? Verranno rilevati? "Non commentiamo i nostri piani futuri", è la replica affidata a una nota, "lavoriamo con una grande varietà di corrieri e ci aspettiamo di continuare a farlo. Il nostro obiettivo è consegnare pacchi ai clienti entro la data di consegna prevista. Valutiamo i corrieri in base a velocità, affidabilità, flessibilità, innovazione e costi. Abbiamo milioni di ordini da consegnare in tutta Europa ogni settimana e valutiamo tutte le opzioni che forniscono i corrieri per assicurarci che le consegne avvengano in tempo per soddisfare o addirittura superare le aspettative dei nostri clienti".

"Dal sito del Mise emerge che le due società che fanno capo ad Amazon hanno ottenuto la cosiddetta "autorizzazione generale", vale a dire la possibilità di consegnare posta sopra i 2 kg e pacchi da 20 a 30 kg, pony express, raccomandate urgenti, consegna con data e ora certa.". spiega Repubblica, "tra le voci autorizzate, si scorge anche quella dei "servizi a valore aggiunto (corriere espresso, consegna nelle mani del destinatario, garanzia di recapito ad una determinata ora, ritiro a domicilio, conferma dell’avvenuta consegna, possibilità di cambio di indirizzo, tracciamento elettronico, ecc.) anche per invii postali fino a 2 kg e pacchi fino a 20 kg".

Agi News

Cosa significa per i greci tornare al prelievo libero al bancomat (dopo 8 anni)

Il primo ottobre, in Grecia, i cittadini torneranno ad assaporare un nuovo scampolo di normalità. Il ministero delle Finanze guidato da Euclid Tsakalotos, scrive Reuters, ha annunciato “la fine delle restrizioni sui prelievi di contante e l’incremento dell’importo massimo di denaro che è possibile trasferire all’estero”. Gli anni peggiori della crisi sembrano ormai alle spalle e la decisione, che rientra nell’ambito di una serie di misure volte a ridurre i controlli sui movimenti di capitale, permetterà ai greci di poter prelevare i propri risparmi in maniera più libera e immediata.

La crisi del debito greco, scoppiata nel 2010, è stata seguita da una serie di pacchetti di austerità adottati dal parlamento e da numerosi aiuti forniti dalla Commissione europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Lo scorso agosto si è conclusa la terza fase di quest’assistenza finanziaria che ha permesso al paese di riprendere lentamente a camminare. I controlli sui capitali erano stati imposti dal governo di Atene, nel 2015, quando la Grecia si era trovata ad un passo dall’uscita dell’euro. Allora la quantità di soldi che i cittadini potevano prelevare era di appena 420 euro a settimana, una scelta radicale per evitare possibili “assalti“ ai bancomat. Oggi la situazione appare molto diversa. Dal ministero dell’economia fanno sapere che “la decisione è un ulteriore passo nella roadmap che porterà alla graduale ma costante eliminazione delle restrizioni sui trasferimenti di capitale“. Una decisione che Tsipras spera di ottenere nel tempo più breve possibile.

Quanto potranno ritirare e investire i greci?

Le cifre in questo discorso hanno un ruolo di primissimo piano. Il limite mensile di prelievo dai conti bancari nazionali è stato portato a 5 mila euro mentre la cifra che i cittadini ellenici potranno portare al di fuori dei confini del paese è stata aumentata da 3 mila a 10 mila euro. Novità anche per le imprese: il limite giornaliero di trasferimento all’estero è passato da 40 mila a 100 mila euro con le transazioni che potranno essere elaborate all’interno delle filiali bancarie senza ulteriori permessi. La decisione, dice infine Reuters, consente inoltre il trasferimento all'estero di profitti e dividendi sul capitale straniero investito in Grecia, per una cifra pari al 100% dell'importo investito.

I nuovi nodi: pensioni e Macedonia

La decisione di Tsipras, scrive Ettore Livini su Repubblica, è un’ulteriore mossa del premier per convincere il popolo greco del superamento della crisi. I prossimi appuntamenti per il governo, infatti, non saranno affatto semplici: domenica prossima la Macedonia deciderà se adottare un nuovo nome e, se vincerà il sì, toccherà poi al parlamento di Atene ratificare la decisione. I numeri però sembrano non esserci e la situazione politica potrebbe ulteriormente complicarsi. A gennaio, infine, è previsto un nuovo taglio delle pensioni, previsto dagli accordi con Bruxelles, che Tsipras vorrebbe rinviare senza trovare grande disponibilità di ascolto dall’Europa. i prossimi mesi restano delicati e decisivi per il futuro del governo e della Grecia.

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Cosa ha detto Di Maio a La 7 su aperture domenicali, precariato e Autostrade

Il ministro dello Sviluppo economico e vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio in un'intervista in diretta su La 7 a L'aria che tira di Myrta Merlino ha toccato diversi punti caldi per il suo dicastero. Qui i principali: 

Aperture domenicali dei negozi

"Non dico che sabato e domenica non di fa più la spesa, ci sarà un meccanismo di turnazione: resta aperto solo il 25%, il resto chiude", ha spiegato riguardo all'annuncio di una proposta di legge per lo stop alle aperture domenicali nei centri commerciali. "È una cosa di civiltà", aggiunge. La turnazione, spiega Di Maio, la deciderà la legge e il sindaco con i commercianti "come avveniva prima".

"Si tratta – dice ancora – di un provvedimento di cui abbiamo discusso in Parlamento e in passato ed è una proposta anche del Pd, anche se Renzi dice che è una proposta illiberale". "Questa proposta ci viene chiesta dai commercianti, dai padri e madri di famiglia che essendo proprietari di in un negozio dicono: 'se mi mettete in concorrenza con un centro commerciale dal lunedi al venerdi i miei figli non li vedo più".

Liberalizzazioni e Ecommerce

Con le liberalizzazioni nel commercio "ci siamo impoveriti, abbiamo meno tempo per stare con le famiglie e ci stiamo disgregando", ha poi continuato riguardo all'annuncio di una proposta di legge per lo stop alle aperture domenicali e festive nei centri commerciali. Rispondendo a chi parla di migliaia di posti di lavoro persi replica: "Il solito terrorismo, la solita minaccia alla Stato. Eurospin ha comprato una pagina di giornale per scrivere di essere d'accordo con la proposta di legge". E a chi lo accusa di aver fatto un regalo all'e-commerce dice: "Chi compra online continua a comprare online".

Precariato e articolo 18

"Stiamo lavorando per combattere il precariato su tutti i fronti", ha aggiunto sul tema del precariato Luigi Di Maio, e rispondendo alla domanda se il governo reintrodurrà l'articolo 18 ha risposto: "Stiamo mettendo mano a tutte le misure per combattere il precariato. Sul decreto dignità è stata fatto una narrazione sbagliata, è stato raccontato che questo decreto farà perdere posti di lavoro. In questi anni si è fatto il Jobs act e le liberalizzazioni, follie che sono state fatte in questi anni".

Ricostruzione ponte di Genova

"I tempi sono cruciali, alla fine di questa settimana o inizio della prossima sarà pronto il decreto urgenze che avrà una parte su Genova", ha spiegato il ministro. Autostrade deve mettere i soldi per la ricostruzione del ponte Morandi ma non deve toccare "neanche una pietra". E se non li mette "ce li prendiamo dopo", ha scandito Di Maio ribadendo che revocherà la concessione. 

I soldi da Autostrade "ce li prenderemo"

"I soldi ce li deve mettere Autostrade – spiega – o li mette subito o noi li anticipiamo e ce li prendiamo dopo. Nel decreto Genova ci saranno tutte le norme per fare una cosa molto semplice: ricostruiamo il ponte con Fincantieri di cui mi fido ciecamente. Non sarà una gara soggetta a regole del massimo ribasso e i pezzi del ponte li faremo a Genova".  Il governo, conclude, "revocherà la concessione ad Autostrade per grave inadempimento della manutenzione del ponte Morandi. Anche nel 2013 decine di persone sono morte, cadute da un ponte ad Avellino, perché il guard rail non ha retto".

Rapporti con la Lega e giornali

"Sono molto soddisfatto di questo governo, stiamo lavorando bene insieme. Piu' vedo che ci attaccano, piu' sono motivato ad andare avanti", ha detto poi Di Maio, precisando che "Non leggo i giornali per poter fare serenamente il mio lavoro: questi signori qui sputano solo veleno". "Sui giornali – aggiunge – è il solito gioco per spaccarci e per spaccare noi e la Lega, per dividere questo governo e mandarci a casa". 

Agi News

Cosa cambia per tassisti e clienti con la sentenza dell’Antitrust su Mytaxi

Un tassista non può essere vincolato a lavorare per un solo servizio di radiotaxi. E' la sintesi della pronuncia dell'Antitrust secondo cui le clausole di esclusiva nei rapporti tra i principali operatori di radiotaxi attivi a Roma e Milano vincolano ciascun tassista a destinare tutta la propria capacità operativa, in termini di corse per turno, a un singolo radiotaxi e questo costituisce una limite per la concorrenza. 


Quali sono gli operatori coinvolti

Roma:

  • Radiotaxi 3570
  • Pronto Taxi 6645
  • Samarcanda

Milano:

  • Taxiblu
  • Yellow Tax Multiservice 
  • Autoradiotassì

 Tutto è partito da una segnalazione di Mytaxi, l'app sviluppata dal gruppo Daimler alla quale possono registrarsi i tassisti che, in base alle proprie esigenze, possono mettere a disposizione della piattaforma una quota variabile di corse.

Secondo l'Autorithy, queste clausole chiudono di fatto del mercato della raccolta e dello smistamento della domanda del servizio taxi a Roma e Milano, ostacolando l'accesso a nuovi operatori che adottano un diverso e innovativo modello di business, come appunto Mytaxi.

Tra l'altro, sostiene l'Autorità, le clausole di esclusiva non hanno alcuna giustificazione di natura giuridica o economica. 

Cosa cambia per i tassiti e i clienti

In buona sostanza, secondo l'Antitrust il tassista che si registra a una applicazione come Mytaxy non fa altro che usufruire liberamente del proprio lavoro, mettendolo a disposizione del cliente che gli pare e non di quello indicato dal servizio di radiotaxi cui ha aderito. In soldoni: potrà succedere che quando chiamate un taxi con una app se ne presenti uno che usualmente lavora per un radiotaxi, ma che ha deciso di destinare parte delle ore del suo turno a una sorta di 'libera impresa', cioè di lavorare per un certo numero di corse (o un certo lasso di tempo) a tariffe diverse e con modalità diverse rispetto a quelle di un servizio di radiotaxi.

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Insomma, l’Iva aumenterà o no? Cosa c’è scritto nel Def

Stop all'aumento dell'Iva e rispetto degli impegni europei tenendo fede al programma di governo. Con un periodo di programmazione che dovrebbe essere esteso al 2020, anno in cui il quadro tendenziale prevede il pareggio di bilancio. Sarà questo l'impianto della risoluzione di maggioranza sul Def che, dopo un periodo di stand-by, approderà martedì nelle Aule di Camera e Senato.

Un testo snello, ancora soggetto a modifiche, che impegna il governo ad "assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia", ovvero per trovare i 12,4 miliardi necessari per evitare l'aumento dell'Iva e delle accise che scatterebbe dall'anno prossimo. Nel documento si sollecita anche l'esecutivo a "riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei sui saldi di bilancio".

 

Gli ultimi ritocchi dovrebbero estendere l'arco temporale di programmazione oltre il 2018-2019 previsto in una prima versione, comprendendo il 2020, anno in cui è previsto il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale, ovvero l'obiettivo di medio termine per l'Italia. Nessun accenno, invece, al mix di misure che tra deficit, tagli di spesa e aumenti di entrata, dovrà garantire le coperture "per gli interventi prioritari necessari" per attuare il contratto di governo, richiamati nel testo della risoluzione.

 

Il Def sarà un banco di prova per l'esecutivo e la nuova maggioranza. Ovviamente Lega e M5s hanno i numeri per approvare da soli la risoluzione ma in una fase delicata, in cui il percorso di politica economica muove i suoi primi passi, incassare il sostegno delle altre forze parlamentari potrebbe essere decisivo anche nel negoziato che si intende aprire con l'Europa. Tuttavia, difficilmente la risoluzione potrà essere condivisa se, come previsto nella bozza circolata, resterà il riferimento "alle linee programmatiche" indicate dal premier Conte "nelle sue comunicazioni alle Camere e su cui ha ottenuto la fiducia".

Il Pd ha già fatto sapere che è pronto a votare la risoluzione solo nel caso in cui ci si limiti a disinnescare le clausole di salvaguardia e a negoziare con Bruxelles margini sul deficit per il 2019 garantendo comunque una graduale riduzione. La risoluzione si muove su un filo sottile cercando di conciliare la linea prudente sui conti, di cui il ministro dell'Economia, Giovanni Tria si fa garante, con le posizioni più dure presenti all'interno dell'esecutivo.

La sostenibilità dei conti pubblici, ha fatto capire chiaramente il responsabile del Tesoro, non è in discussione, soprattutto alla luce dei segnali di rallentamento dell'economia che potrebbero imporre di rivedere al ribasso le stime di crescita a settembre in occasione della Nota di aggiornamento al Def (la cornice su cui costruire la manovra del 2019). Sarà quella la sede in cui il governo conta di aggiornare il quadro programmatico di finanza pubblica. Per preparare il terreno per la pace fiscale, il reddito di cittadinanza e le modifiche alla riforma Fornero, misure che difficilmente potranno essere messe in campo prima della legge di bilancio l'esecutivo M5s-Lega punta a ridiscutere alcuni parametri economici europei e ottenere nuovi margini di flessibilità, ovvero più spazi di manovra.

Il primo provvedimento del governo arriverà a breve, probabilmente entro giugno, e dovrebbe essere sostanzialmente a costo zero. Sarà il decreto 'dignità' annunciato dal ministro al Lavoro e allo Sviluppo, Luigi Di Maio. Conterrà misure per i lavoratori e per le imprese. Quattro i punti cardine. Lo stop a spesometro, redditometro e studi di settore, già destinati in realtà ad andare in soffitta dal 2019. In arrivo anche misure per disincentivare le delocalizzazioni: chi prende fondi pubblici non potrà andare all'estero. Revisione del Jobs Act e lotta alla precarietà. Una delle prime categorie di lavoratori a cui il decreto si rivolgerà sarà quella dei rider, i ciclo- fattorini non protetti da alcun contratto ne' assicurazione, ai quali verrà garantito il salario minimo orario e saranno estese le tutele Inps e Inail. Previsto, infine, lo stop alla pubblicità del gioco d'azzardo per contrastare la piaga della ludopatia. Il governo studia inoltre un rinvio di sei mesi per l'obbligo di emissione dell'e-fattura che dovrebbe scattare da luglio. Ed entro agosto si punta ad avviare la mini flat tax per le partite Iva e un anticipo del meccanismo di pace fiscale.

Agi News

Cosa nel contratto M5s-Lega ha spaventato a morte gli azionisti di Mps 

Nel contratto di Governo tra Lega e M5s è previsto che lo Stato non esca dal capitale di Mps e che "provveda alla ridefinizione della mission e degli obiettivi dell’istituto di credito in un’ottica di servizio".

A spiegare cosa intende la futura coalizione di Governo per 'ottica di servizio', scrive il Sole 24 Ore è stato l’economista della Lega Claudio Borghi che, in un colloquio con Reuters, ha precisato che "significa che tutte le sedi di Mps nelle valli che erano molto utili per l’economia della popolazione toscana, e che in un’ottica di puro e crudo profitto è stato previsto di chiudere, verranno tenute per far sì che la banca faccia un servizio ai cittadini".

La chiusura delle filiali rientra nel piano concordato con la Ue che, in cambio della concessione alla ricapitalizzazione precauzionale da parte pubblica e l’aumento dell’influenza pubblica sul Monte, di cui lo Stato controlla il 68%, e l’accenno critico al 'puro e crudo profitto' ha innescato sul mercato un’ondata speculativa di vendite che hanno portato le quotazioni di Mps a chiudere in ribasso dell’8,86%. 

Crollo in chiusura, debole in apertura

Il titolo è apparso ancora debole nelle prime battute della seduta e dopo un iniziale congelamento sono entrate in negoziazione e con un ribasso dell'1,2% a 2,88 euro, dopo aver toccato anche un minimo a 2,84 euro, corrispondente al -2%.

Il ministro uscente dell’Economia, Pier Carlo Padoan, appena eletto proprio nel collegio di Siena, accusa Borghi, Lega e M5S di aver "immediatamente creato una crisi di fiducia" su Mps, scrive il Corriere, "un fatto molto grave che mette a repentaglio l’investimento effettuato con risorse pubbliche, tirandosi dietro i risparmi degli italiani che a parole si vorrebbero tutelare". Lega e Cinquestelle in questi anni sono stati molto critici verso i governi Renzi e Gentiloni per la gestione della crisi Mps e sul duro piano di ristrutturazione messo a punto con la Bce e l’Antitrust Ue, che ha autorizzato gli aiuti di Stato. Nel 2017 il Tesoro ha immesso 5,4 miliardi in Rocca Salimbeni, arrivando al 68% del capitale. 

Parole in libertà che costano un mucchi di soldi ai contribuenti

Molto critico anche il Fatto Quotidiano, secondo cui "la politica continua a giocare con i soldi altrui in modo del tutto irresponsabile". "Le idee di Borghi, della Lega e dei 5Stelle non sono certo una novità, ma asserire a mercato aperto nel bel mezzo di una trattativa per la formazione del governo che il piano industriale approvato dalla banca è sostanzialmente carta straccia e che il cambio di governance di Mps – “pur non entrando nel contratto” – è “abbastanza probabile, quasi naturale” equivale a creare una vera e propria turbativa di mercato".

Le parole “in libertà” di Borghi, aggiunge il quotidiano che non è certo ostile a M5s, hanno fatto guadagnare un mucchio di soldi a qualcuno e ne hanno fatti perdere tantissimi ai contribuenti che attraverso il Tesoro hanno iniettato come 5,4 miliardi nelle casse di Siena.

 

Agi News

Cosa sapere prima di decidere di andare all’estero a godersi la pensione

Non solo cervelli in fuga. Sono sempre di più i pensionati che decidono di lasciare l’Italia a causa degli alti costi della vita. In particolare il 16% dei pensionati, uno su sei, sceglie l’estero come destinazione per il buen retiro. In cima alle preferenze ci sono l’Europa, con in testa il Portogallo e le Canarie, l’America settentrionale, l’Oceania e l’America meridionale. 

Il grande esodo è iniziato negli anni Duemila, ma le cifre dei pensionati che si trasferiscono all’estero crescono di anno in anno. Lo assicura l’Inps che ha scelto di vederci chiaro sui suoi pensionati all’estero dopo aver scoperto che 24 mila anziani erano addirittura deceduti. L’Istituto ha allora dato il via alla seconda fase dell’accertamento dell’esistenza in vita per i pensionati residenti oltreconfine. Ma quanti sono? L’Istituto di previdenza paga poco meno di 400 mila pensioni all’estero. E questa platea di beneficiari, spiega Il Messaggero, distribuita su tutti i Continenti, è costituita in realtà da tre mondi abbastanza diversi.

  • Il primo è costituito dai molti italiani emigrati all'estero nei decenni scorsi che si sono portati dietro un pezzetto più o meno esteso di contribuzione.
  • Un altro gruppo è costituito da cittadini stranieri che con varie modalità hanno lavorato nel nostro Paese per poi lasciarlo.
  • L’ultimo, più recente e in crescita, è formato dalla quota di nostri concittadini che decidono di trasferirsi all' estero al termine dell'attività lavorativa, per godersi il pensionamento in Paesi che offrono un costo della vita più contenuto o un trattamento fiscale più favorevole (o entrambe le cose).

Il rapporto 2018 sul sistema previdenziale italiano messo a punto dal Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali analizza le 373.265 pensioni che l'Inps ha pagato all' estero nel 2016. Di queste, l'82,6 per cento va a cittadini italiani, il 17,4 per cento a stranieri. Complessivamente quasi la metà di questi trattamenti resta in Europa, mentre circa un quarto prende la via dell'America settentrionale. La scomposizione per singoli Paesi riflette chiaramente la storia dell'emigrazione italiana nel secolo scorso.

I Paesi dell’emigrazione in numeri

Il maggior numero di assegni viene pagato in Canada, seguono l' Australia e la Germania. La Francia è al quarto posto ma i pensionati italiani che vivono lì sono quelli che ricevono l'importo complessivo più alto: il valore annuale totale delle quasi 45 mila pensioni Inps è di circa 100 milioni, contro i 76 milioni relativi ai 57 mila trattamenti che prendono la strada del Canada. Gli importi medi relativamente più elevati sono però quelli dell'Argentina: quasi 96 milioni di euro distribuiti su poco meno di 26 mila assegni.

E poi ci sono le pensioni in regime nazionale – ovvero derivanti da contribuzione interamente pagata in Italia – che riguardano gli italiani che hanno deciso di lasciare il Paese da pensionati. Queste ammontano a 59.537 ovvero il 16 per cento del totale, quasi una su sei.

Gli accertamenti, come provare l’esistenza in vita

Sud America, Centro America, Nord America, Asia, Estremo Oriente, Paesi Scandinavi, Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi: sono questi i Paesi in cui i pensionati italiani saranno sottoposti a controlli nei prossimi mesi. In particolare, gli interessati dovranno far pervenire a Citibank il modulo di attestazione dell’esistenza in vita. Il modulo dovrà essere inviato entro i primi giorni di luglio 2018 (anziché entro i primi giorni di giugno 2018, come inizialmente previsto).

Per fornire la prova di esistenza in vita – si legge sul sito Lavoro e Diritti – è possibile procedere nei seguenti modi:

·       Modalità cartacea. In via ordinaria, i pensionati dovranno far pervenire il modulo di attestazione dell’esistenza in vita alla casella postale PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom entro il termine indicato nella lettera esplicativa. Lo stesso dovrà essere correttamente compilato, datato, firmato e corredato della documentazione di supporto;

·       Tramite portale web predisposto da Citibank. Citibank ha reso disponibile agli operatori di Patronati operanti all’estero la facoltà di utilizzare uno strumento di trasmissione telematica dei moduli di attestazione dell’esistenza in vita. Quest’ultimo potrà caricare direttamente sul sistema informatico di Citibank le copie in formato elettronico dei moduli o certificati di esistenza in vita e dei documenti di supporto;

·       Riscossione personale presso sportelli Western Union. I soggetti che hanno ricevuto da Citibank il modello cartaceo di richiesta di attestazione di esistenza in vita possono riscuotere personalmente agli sportelli Western Union almeno una delle rate. Questa operazione deve avvenire entro il termine di restituzione dell’attestazione indicato nelle lettere esplicative e costituirà valida prova di esistenza in vita. Tale passaggio solleverà il pensionato dall’invio del modulo cartaceo a Citibank.

Cosa succede se il pensionato non accerta l’esistenza in vita?

Coloro i quali non attestassero l’esistenza in vita entro i primi giorni di luglio 2018, il pagamento della rata di agosto 2018 avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza e, in caso di mancata riscossione personale entro il giorno 19 agosto, il pagamento della pensione sarà sospeso a partire dalla rata di settembre 2018.

Nei casi in cui non sia possibile disporre il pagamento presso le agenzie Western Union del Paese di residenza, i pagamenti delle pensioni intestate a soggetti che non avranno prodotto la prova di esistenza in vita entro i primi giorni di luglio saranno sospesi a partire dalla rata di agosto 2018.

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Già chiusi 43 negozi in diverse città. Cosa sta succedendo al gruppo Trony

Non ci sono ancora comunicazioni aziendali ufficiali ai media ma solo poche righe di comunicato sindacale. Molti negozi Trony (elettronica di largo consumo) stanno chiudendo in diverse città d’Italia. Cinquecento sarebbe complessivamente il numero di lavoratori senza più un posto. La Dps, la società che controlla un pacchetto di aziende commerciali a insegna Trony, circa 43 in Italia, ha dichiarato fallimento secondo quanto reso noto appunto dai sindacati. Lo rende noto Il Sole 24 Ore: I negozi che oggi sono rimasti chiusi si trovano in Liguria, Piemonte, Lombardia (dove sono a rischio 140 dipendenti con 9 punti vendita fra cui il negozio di San Babila) Veneto, Friuli e Puglia. In quest'ultima regione oggi è scattata la mobilitazione dei lavoratori con un sit-in davanti ad uno dei tre negozi di Bari. I dipendenti che, a Bari, sono coinvolti nelle conseguenze del fallimento sono una trentina ma in tutta la Puglia, dove ci sono 13 negozi Trony, i lavoratori a rischio sono circa 120, una fetta significativa particolarmente provata visto che dopo aver avuto un pesante taglio della busta paga a dicembre, a febbraio non hanno ricevuto gli stipendi. In Puglia l'unico negozio Trony rimasto aperto è quello di Taranto perché è rimasto in mano alla società Vertex.

In alcune città sono già stati avviati colloqui tra i rappresentanti sindacali e la società. Il tentativo è quello di scongiurare le chiusure e trovare soluzioni alternative ai licenziamenti dei lavoratori.

La situazione della società Dps – aggiunge il quotidiano di Confindustria – era in bilico da diverso tempo. L'azienda aveva chiesto un concordato preventivo che però non è stato giudicato percorribile dal giudice fallimentare che lo ha rifiutato decretando il fallimento. “Ora resta da gestire questa fase – dice Alessio di Labio responsabile nazionale diFilcams Cgil -. L'obiettivo è quello di individuare uno o più soggetti interessati a rilevare i 43 punti vendita. E poi chiedere un incontro sia al Mise e sia al ministero del Lavoro perché ci sarà da gestire la cassa integrazione dei lavoratori”.

L’azienda è fallita ufficialmente il 15 marzo, ma la comunicazione ai dipendenti è arrivata il giorno dopo, il 16  marzo. I dipendenti della catena non hanno ricevuto lo stipendio di febbraio.

Dallo scorso dicembre gli addetti alla catena sono pagati soltanto al 20% dello stipendio dovuto, spiega il Corriere della Sera: La società  è in crisi da alcuni anni a causa di scelte manageriali sbagliate e della concorrenza dell’ecommerce. Dal 24 gennaio scorso la catena, controllata da Dps Group e che fa capo all’imprenditore pugliese Antonio Piccino, è stata ammessa alla procedura del concordato in bianco e da allora è alla ricerca di un possibile acquirente. La proceduta concordataria prevede che i lavoratori dal 24 gennaio verranno pagati nella quota che verrà stabilita dal commissario della Dps Alfredo Haupt, nominato dalla giudice delegata del Tribunale di Milano Irene Lupo. Per le spettanze antecedenti a questa data i pagamenti sono bloccati e fermi, appunto, al 20% degli stipendi.

“La vera preoccupazione riguarda le prospettive future. Circa un mese fa si era parlato di un possibile acquirente per 15 dei punti vendita di Trony , il che avrebbe permesso di puntare al risanamento dell’intero gruppo", spiega il segretario nazionale di Fisascat Cisl Mirco Ceotto. "Il fatto che fino a questo momento non sia ancora arriva alcuna proposta concreta è motivo di grande allarme".

Il marchio Trony è nato nel 1999 come catena di negozi di elettronica del gruppo La Rinascente che aprì un primo negozio il 28 settembre di quell'anno presso il centro commerciale Rho Center, nel milanese. Trony, era una società allora controllata al 51% dalla Rinascente, mentre la quota restante era nelle mani di Sogema, un gruppo d'acquisto costituito dagli aderenti al consorzio di distribuzione specializzata Expert che controllava in Lombardia una quota rilevante del mercato degli elettrodomestici.

Oggi Il gruppo Dps, uno dei soci di Gre, che a sua volta possiede Trony, è in difficoltà. Gre sta per Grossisti riuniti elettrodomestici, che dal 1997 possiede appunto il marchio Trony. Sotto questa insegna oggi in Italia sono attivi oltre 200 punti vendita, che danno lavoro a più di tremila dipendenti, informa Wired. “Il gruppo Gre – riporta il mensile – ribadisce la propria volontà di proseguire nello sviluppo sul territorio italiano, annunciando un piano che prevede per il 2018 circa 40 nuove aperture a marchio Trony". Ma certo le chiusure di questi giorni non lasciano sperare in un rilancio a breve, a meno di nuovi soci e nuovi investimenti.

 

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