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La sindrome cinese che fa volare le borse europee

Le Borse europee stanno brindando al nuovo anno. Giornata molto positiva per tutte le piazze finanziarie del Vecchio Continente che, sulla scia dell’entusiasmo proveniente dalla Cina, macinano guadagni. Alla base di tutto c’è la mossa di ieri della Banca centrale cinese che ha deciso di tagliare i requisiti delle riserve per le banche, liberando così circa 114 miliardi di dollari per sostenere il credito e spronare l’economia.

La People Bank of China infatti allenterà il coefficiente di riserva (RRR) dal prossimo 6 gennaio di 50 punti base, riducendo l’ammontare di liquidità che le banche devono detenere. Abbassando tale indice vengono liberate risorse per il credito alle piccole e medie imprese. La banca centrale nel 2019 è già intervenuta tre volte per ridurre il coefficiente e sostenere l’economia cinese che, lo scorso anno, è cresciuta al tasso più lento degli ultimi tre decenni.

L’intervento è stato preso bene dagli investitori che hanno giudicato positivamente anche il dato sull’attivitaà manifatturiera cinese che si conferma in espansione. L’indice Pmi, elaborato da Markit/Caixin, si è attestato a 51,5 punti a dicembre, in leggero calo rispetto ai 51,8 punti di novembre e dai 51,7 di ottobre, ma sopra la soglia dei 50 punti, linea di confine tra fase di contrazione e di espansione. Tutto questo ha dato sprint alle borse con Shanghai che ha segnato un +1,15% e Shenzhen un +2%. In scia Francoforte sale dello 0,68%, Londra dello 0,91%, Madrid dell’1,18%, Parigi dell’1,02%, Milano dell’1,3%. 

Agi

Impegni costanti per una crescita stabile dell’economia cinese

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Il tempo e le maree non attendono alcun uomo. Guardando al 2018 appena conclusosi, grazie a un impegno costante, l’economia cinese, nonostante il quadro generale di complessi riassetti a livello sia nazionale che internazionale, ha ottenuto dei risultati soddisfacenti.

Ragionevole tasso di crescita dell’operatività economica

Il PIL cinese ha superato per la prima volta i 90 mila miliardi di renminbi, registrando un tasso di crescita del 6,6%, in linea con gli obiettivi di sviluppo previsionali. L’import-export di beni ha superato per la prima volta i 30 mila miliardi di renminbi, mantenendo il primato mondiale.

Continuativa ottimizzazione strutturale dei comparti industriali

Il settore terziario ha rappresentato il 52,2% del Pil. Il consumo ha rinsaldato il suo ruolo di forza trainante dell’economia, con un contributo al totale del 76,2%. La capacità di utilizzo delle industrie cinesi è aumentata pur rimanendo stabile, i settori emergenti hanno visto un rapido sviluppo e si è registrata una forte crescita della produzione in settori come i veicoli a nuove fonti energetiche, la fibra ottica e le smart tv.

Aumento continuato ed effettivo dei benefit per la popolazione

Nel corso del 2018 si sono registrati 13,61 milioni di nuovi occupati sia nelle zone urbane che rurali. Il reddito medio pro-capite disponibile dei cittadini cinesi ha registrato un aumento reale del 6,5%, più sostenuto del tasso del 6,1% registrato dal Pil pro-capite. Il reddito medio pro-capite disponibile per gli abitanti delle zone rurali ha registrato una crescita più rapida di quello dei residenti urbani. I flussi turistici interni e l’output dell’industria del turismo hanno registrato una crescita superiore al 10%, mentre i botteghini dei cinema hanno incassato più di 60 miliardi di renminbi, con una crescita di quasi il 10%.

Nonostante “la pagella” dell’economia cinese per il 2018 sia ricca di buoni voti, è innegabile che vi siano delle sfide ancora da affrontare come le fluttuazioni dei mercati finanziari, l’incombenza di contraddizioni strutturali e la necessità di profonde trasformazioni.

In particolare di fronte alle tendenze protezionistiche e unilateraliste che emergono a livello internazionale e causano una debole ripresa economica mondiale, danneggiano la crescita degli investimenti e del commercio internazionale e tentano di invertire il flusso della globalizzazione.

Per affrontare questo scenario complesso e far sì che si possa mantenere una stabilità nel cambiamento e trarne vantaggio, dobbiamo continuare a impegnarci nei seguenti aspetti per promuovere una crescita sana e sostenibile dell’economia cinese.

Continuare a implementare al meglio il modello di apertura e cooperazione

Gli ultimi 40 anni di Riforme e Apertura ci hanno insegnato che l’apertura fa progredire, la chiusura fa arretrare. Siamo pronti a migliorare la cooperazione win-win con gli altri paesi e a tutelare insieme il sistema di commercio multilaterale basato su regole condivise e il libero scambio, per apportare un maggiore contributo al miglioramento della governance dell’economia mondiale.

Continuare a promuovere la riforma strutturale dell’offerta

Ampliare la portata della misura “riduzione della capacità eccessiva, della leva finanziaria e dei costi, de-stoccaggio e miglioramento sulle aree sottosviluppate” e realizzare l’ottimizzazione della struttura economica. Rafforzare il ruolo guida dell’innovazione, sviluppare la vitalità nei nuovi settori emergenti, promuovere l’aumento della forza, dell’efficienza e della qualità dell’economia cinese a tutto campo.

Continuare a sviluppare il potenziale del mercato dei consumi

Secondo le stime, nel 2017 la fascia a reddito medio della popolazione cinese ha superato i 400 milioni di persone, attestandosi al primo posto a livello mondiale per dimensioni e potenziale di crescita. Continueremo a far crescere la fascia media della popolazione, a migliorare l’ambiente per i consumi e la qualità dei prodotti con misure ad hoc e a promuovere la formazione di un grande mercato interno vitale.

Continuare a far crescere i talenti

La popolazione attiva in Cina supera i 900 milioni di persone, ogni anno vi sono più di 80 milioni di nuovi laureati che segnano un continuo aumento e innalzamento di livello della forza lavoro cinese. Continueremo ad aumentare il tasso di occupazione e a far sì che i talenti possano sviluppare al meglio le loro capacità al fine di garantire le competenze necessarie a uno sviluppo incentrato sulla qualità.

Continuare a sviluppare le politiche vantaggiose

Attualmente, l’inflazione e il disavanzo si attestano a livelli piuttosto bassi, le riserve in valuta estera sono sufficienti e le manovre politiche a sostegno dell’economia possibili sono molteplici. Rafforzeremo l’adeguamento anticiclico, implementeremo delle politiche finanziarie e monetarie stabilizzanti per consentire una sana e stabile operatività economica.

Il passato è sempre un prologo. Nel 2019 si celebra il 70esimo anniversario dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese ed è anche un anno cruciale per la realizzazione della società con un livello di benessere diffuso. Sono convinto che sotto la guida del pensiero di Xi Jinping per il socialismo con caratteristiche cinesi per la nuova era, il popolo cinese affronterà ogni sfida con risolutezza, fiducia ed energia e porterà l’economia del paese a raggiungere nuovi e migliori risultati.

* Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia

Agi

Come sta messo il Milan dopo un anno di proprietà cinese?

Un anno fa Fininvest cedeva il 99,93% di AC Milan alla Rossoneri Sport Investments Luxembourg di Li Yonghong. Per comprare il club calcistico, e depositare nello studio “Gianni Origoni & Partners” l’ultima tranche di 370 milioni dei 740 totali, Li, rimasto solo, senza cordata, e inviso al governo cinese, aveva accettato un prestito di 303 milioni dal fondo americano Elliott.

Era il 13 aprile 2017. Fu festa grande per i tifosi rossoneri, che dopo un travagliato closing, tra la difficoltà di Li di versare le caparre da conti offshore a causa, diceva lui, del blocco cinese sull’esportazione di capitali, e i dubbi crescenti sulla solidità del suo patrimonio finanziario, quel giorno tirarono un sospiro di sollievo. “Inizia un nuovo capitolo”, aveva esultato Li. “Subito in Champions, faremo un mercato importante", gli aveva fatto eco l’ad Marco Fassone.

Da quel giorno Li, 49 anni, una moglie e due figlie, si è dissolto nel nulla. A caccia di nuovi finanziamenti.

I dubbi sulla consistenza del suo patrimonio non sono ancora stati fugati, ma in un anno di profonde ristrutturazioni una cosa è certa: la squadra ha riconquistato il cuore dei tifosi. A loro Li dedica una lettera aperta in occasione del primo anniversario della nuova proprietà, pubblicata sul sito ufficiale del club, in cui Li ribadisce la determinazione a rispettare gli impegni finanziari e a far tornare grande la squadra. Nella versione originale in cinese, due le parole lasciate volutamente in italiano all'ultimo rigo: "Forza Milan".

Entro ottobre il misterioso uomo d'affari, dalla solidità patrimoniale sempre più oscura, dovrà rifinanziare il debito: 120 milioni della società rossonera, 183 della Rossoneri Lux, a cui si aggiungono gli interessi (11,5%). Se Li fallisce, il Milan passa nelle mani dell’hedge fund americano. Una eventualità che sembra sempre più vicina: il contratto firmato con Elliott stabilisce che l’escussione del pegno sulle azioni del Milan potrebbe scattare anche prima della scadenza, qualora non venissero rispettati alcuni impegni, per esempio gli aumenti di capitale.

Gli accordi stipulati con Elliott, inoltre, prevedono un nuovo aumento di capitale di 38 mila euro entro giugno. Li fino ad oggi è sempre riuscito a rispettarli, seppur con qualche ritardo: il primo anticipo da 11 milioni (richiesto all’azionista per esigenze di cassa, come gli stipendi) è infine arrivato nelle casse rossonere la settimana scorsa, senza risonanza mediatica:  “Al Milan fa notizia la normalità”, è stata la battuta filtrata dal club. Le ultime due scadenze sono previste per fine maggio e fine giugno.

Le prossime scadenze del Milan

Entro il 16-20 aprile, l’Uefa aspetta dal Milan la documentazione completa sull’avvenuto rifinanziamento (di recente Fassone si sarebbe recato più volte a Londra per chiudere la questione). Li aveva già avuto problemi con il primo aumento di capitale: a Hong Kong ha avuto difficoltà a rifondere un prestito di 8,3 milioni di dollari (circa 7 milioni di euro), scaduto il 28 febbraio scorso, che è stato trasferito alla moglie a un tasso del 24%. Rossoneri Sport Investment Co. Limited, una delle numerose società che compongono la complessa scatola societaria facente capo a Li,  aveva chiesto e ottenuto la proroga del prestito da parte dell’azienda creditrice Teamway International Group Holding (precedentemente nota con il nome di Jin Bao), tra i cui azionisti risulta esserci il marito dell’attrice Zhao Wei, che era stata giurata al festival di Venezia del 2016. 

Non solo: dopo le polemiche per il no della Uefa al voluntary agreement, ora l’ad Fassone – scrive la Gazzetta – è pronto a presentare nuovi piani, sperando di incassare un giudizio positivo a Nyon e un patteggiamento con sanzioni meno severe, contando sul miglioramento dei conti, soprattutto riguardo la semestrale (il più buono degli ultimi 10 anni: chiuso con un rosso di 22.3 milioni euro contro i 39.4 dell’anno precedente e con 106 milioni di utili contro i precedenti 102), la crescita dei ricavi da stadio (1,2 milioni di biglietti venduti) e di quelli per i diritti tv, la conquista della finale di Coppa Italia. Sullo sfondo, Elliott è già garanzia di continuità aziendale.

I dati positivi della semestrale

Plauso per la gestione Fassone. Passato in mani cinesi, il Milan ha saldato gran parte dei debiti con le banche ereditati dall’amministrazione Fininvest, grazie al bond da 73 milioni di Elliott, e investito 240 milioni per rinnovare la squadra, alzando così il valore di mercato del club e la passione dei tifosi, scrive il Giorno. Ma tentenna il business plan, che puntava alla qualificazione alla Champions League, obiettivo che oggi risulta irraggiungibile, e alla ricerca di nuovi sponsor asiatici con il progetto commerciale Milan China, che tuttavia non sembra decollare (la stampa cinese non ne parla se non riprendendo articoli a mezzo stampa italiana).

Li alla disperata ricerca di soldi

Li Yonghong, da qui alla prossima estate dovrà rispettare una serie di impegni finanziari. Per farlo è costretto a cercare nuovi soldi. 

Il Milan non rischia il fallimento, sottolinea Carlo Festa nel suo blog Insider sul Sole 24 Ore, ma l’azionista è a rischio default. Il 21 marzo scorso la procura di Milano ha aperto un’inchiesta, per ora senza ipotesi di reato né indagati, sulla vendita del club rossonero all'imprenditore cinese. Nelle stesse ore il tribunale di Shenzhen, nel sud della Cina, avviava le procedure per il fallimento della cassaforte dell'imprenditore cinese, la Jie Ande, azionista del gruppo quotato in Borsa Zhongfu, sulla quale pendeva da tempo una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton (lo abbiamo spiegato qui), assestando un nuovo duro colpo alla già provata credibilità finanziaria del patron del Milan. “Notizie false, tutto è sano. Voglio riportare il club al top", aveva dichiarato in un raro video messaggio Li dopo l’inchiesta di Gabanelli, che anticipava la bancarotta della società la cui proprietà viene a lui ricondotta.

Quanto ha investito 

Ai 740 milioni per l’acquisto del club rossonero, calcola Gazzetta, vanno aggiunti i 90 per ripianare le perdite della stagione 2016-17 e altri 81 quest’anno, di cui dieci di rifinanziamento e 71 di aumento di capitale complessivo.

Quanti sono i debiti

Una massa enorme: ai 303 milioni da restituire a Elliott si sommano i 7 milioni da ridare alla Teamway.

Il patrimonio

Li, poco conosciuto in Cina, è noto per le colossali truffe da cui è uscito sempre illeso e per le operazioni di trading in Borsa (comprava e rivendeva aziende in breve tempo), realizzate quasi sempre con società intestate a prestanome di cui talvolta risulta come socio. Ne è un esempio Sino Europe Sport (SES), la holding creata ad hoc per l’acquisizione del Milan, sostituita nello sprint finale da Rossoneri Lux, e che faceva capo a Chen Huanshan: sconosciuto uomo d’affari a cui risultavano intestate altre due società allo stesso indirizzo di SES, rivelatosi in seguito un professionista al fianco di Li nei “raid finanziari”, scrive Festa.

Il caso più recente riguarda proprio la Jie Ande, che farebbe capo a un certo Liu Jinzhong (刘锦钟).  Nell’atto di costituzione non compare mai il nome di Li Yonghong (李勇鸿), noto per l’uso di prestanome nella complessa scatola societaria a lui riferita; anche per questo motivo – come abbiamo spiegato più volte – risulta poco conosciuto in Cina. Per la stampa cinese, Liu è la testa di legno dietro cui si cela l’identità di Li. Registrata con un capitale di 6,5 milioni di euro, Jie Ande è il principale azionista con l’11,4% di Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen con un valore di 3.73 miliardi di yuan (400 milioni di euro), il cui presidente è lo stesso Liu.  Zhuhai Zhongfu, interpellato a febbraio dal Meiri Jinji Xinwen (Daily Economy News, 每日经济新闻)ha smentito qualsiasi collegamento tra Liu Jinzhong e Li Yonghong.

Proprio ieri, mercoledì 11 aprile, si è riunito il decimo Cda di Zhongfu, che ha promosso Liu Jinzhong a presidente e Zhang Haibin a vice presidente. Nessun riferimento diretto al destino di Jie Ande e al congelamento della quota (corrispondente a 60 milioni di euro) che, stando al Meiri Jinji Xinwen, è seguito alla notizia del fallimento. Se fosse confermato il ruolo di Li nella holding, il patron del Milan avrebbe un serio problema di liquidità.

Svelata l'identità di Liu Jinzhong

Non solo: il gruppo pubblica per la prima il curriculum di Liu Jinzhong, che da oggi non può più essere considerato un personaggio sconosciuto. Nato nel 1971, laurea all’Università di Shenzhen, dal 1994 al 2015 ha lavorato per diverse società, tra cui viene citata anche la Jie Ande (relegata dunque al passato: un modo indiretto per dichiararla morta); dal marzo del 2015, ha ricoperto l’incarico di direttore di Zhongfu e vicepresidente del Cda. Il nuovo direttore nonché vice-presidente di Zhongfu, è Zhang Haibin, che, a giudicare dal cv, ha fatto una carriera fulminante: classe 1964, è passato dalla carica di general manager a quella di direttore nell’arco di un anno. Anche Zhang ha lavorato in passato per la Jie Ande.

La controversa società, che per alcune fonti cinesi è una scatola vuota non più collegata a Li, inizialmente esibita nel suo cv ufficiale da cui poi era scomparsa, in realtà è sempre stata indicata come la holding personale di Li tra le attività presentate a Fininvest come garanzia di solidità finanziaria; lo dimostra il documento anticipato dal Sole 24 Ore. Il patrimonio di Li, che risulta proprietario di beni immobiliari, società di packaging, e miniere di fosfati (proprietà smentita dal New York Times), è sempre stato stimato intorno al 500-600 milioni di euro. Il patron del Milan, un imprenditore cinese come molti, vuole lasciare un segno, diventare qualcuno. I soldi continuano ad arrivare in Italia, ma la sua ambizione potrebbe costare molto cara.

Ha collaborato Wang Jing

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Agi News

Chi sono i due giganti del bike sharing cinese che puntano il mercato europeo

Ofo e Mobike, i due giganti del bike-sharing cinese, pensano a una possibile fusione, che porterebbe alla nascita di un gruppo di oltre quattro miliardi di dollari. Le discussioni tra gli investitori nelle due start-up di bike sharing sono ancora allo stadio preliminare e potrebbero non portare a un accordo. Molti finanziatori considerano però il matrimonio un'ipotesi assai vantaggiosa. Ofo non ha commentato le voci di una possibile fusione, mentre Mobike ha spiegato in una nota inviata a Bloomberg, che aveva anticipato la trattativa, di non avere in programma progetti di questo tipo, aggiungendo che il gruppo è “concentrato appieno nell’estendere il nostro successo a livello globale”. 

Una fusione potrebbe aiutare il nuovo gruppo a espandersi all’estero, in particolare nel mercato europeo, in quello statunitense e in quelle asiatico. I due gruppi hanno il sostegno finanziario dei due maggiori gruppi di internet in Cina: Alibaba​ (per Ofo) e TenCent per Mobike. Secondo le stime di Cb Insights, Ofo ha una valutazione di mercato di un miliardo di dollari, mentre Mobike ha una valutazione di tre miliardi di dollari. Insieme le due aziende controllano oltre il 90% del mercato cinese.

Una ipotetica fusione tra i due gruppi non sarebbe la prima tra start-up rivali in Cina: Didi Dache e Kuaidi Dache si sono fusi in Didi Chuxing, il più grande gruppo di ride-sharing in Cina, che ha acquisito lo scorso anno anche Uber China. I vantaggi di una fusione potrebbero essere almeno due: un aumento dei prezzi per il bike-sharing in Cina, che ora sono attorno a uno yuan all’ora, circa dodici centesimi di euro, e una gestione migliore delle biciclette nelle grandi città cinesi, spesso invase dalle biciclette gialle (Ofo) e grigio-arancio (Mobike) al punto da destare la preoccupazione delle autorità locali

L'arrivo in Italia

Mobike e Ofo hanno debuttato nel mercato italiano nell’agosto scorso. Le biciclette di colore grigio-arancio e gialle sono già presenti a Milano e a Firenze. Saranno in tutto 12mila le bici a disposizione dei cittadini entro la fine dell'anno, un servizio gestito dai due operatori cinesi.

Nata nell’aprile 2016, Mobike è presente in oltre cento città del mondo e l’obiettivo è quello di raddoppiare questa cifra entro la fine dell’anno. Mobike è stata di recente protagonista di un round di finanziamenti da seicento milioni di dollari, con investimenti provenienti soprattutto da TenCent, che gestisce la piattaforma di messaggistica istantanea WeChat, la più popolare in Cina. Il gruppo punta soprattutto a espandere il mercato più che a fare profitti, come dichiarato dalla fondatrice del gruppo Hu Weiwei all’ultima edizione del World Economic Forum di Dalian, il mese scorso. 

Ofo, lanciata nel 2015, a febbraio ha raccolto fondi per 450 milioni di dollari, facendo schizzare il valore della società a oltre 1 miliardo di dollari (2 miliardi secondo la società). Nel luglio Ofo ha annunciato un nuovo round da 700 milioni di dollari con il sostegno di Alibaba e di due fondi di private equity, Hony Capital e Citic PE. A oggi, secondo quanto riferito dal gruppo, a usufruire del servizio sono stati oltre 100 milioni di utenti con oltre due milioni di viaggi. Più di sei milioni di biciclette gialle hanno percorso le strade di 150 città in cinque Paesi, oltre la Cina, tra i quali la Gran Bretagna, Stati Uniti e Singapore. Ofo punta a coprire 200 città entro il 2017. Oltre a Mobile e Ofo, sono presenti in Cina oltre trenta altri gruppi che hanno portato sulle strade delle grandi città cinesi almeno dieci milioni di biciclette

Agi News

Food:Coldiretti,cibi piu’ pericolosi frutta secca turca e cinese (4

(AGI) - Roma, 15 ott. - ECCO CLASSIFICA COLDIRETTI DEI CIBI PIU? PERICOLOSI                                   MOTIVAZIONE1)    Frutta secca proveniente dalla Turchia (nocciole)                aflatossine oltre i limiti2)    Frutta secca proveniente dalla Cina (arachidi)                      aflatossine oltre i limiti3)    Erbe officinali e spezie dall?India (peperoncino)                    microbiologici/pesticidi oltre i limiti4)    Pesce proveniente dalla Spagna (tonno/pesce spada)         metalli pesanti in eccesso5)    Frutta e verdura dalla Turchia (fichi secchi/peperoni)           aflatossine e pesticidi oltre i limiti6)    Frutta secca proveniente dall?India (semi di sesamo)           contaminazione salmonella7)    Frutta secca proveniente dall?Iran (pistacchi)                        aflatossine oltre i limiti8)    Frutta e verdura da Egitto (olive e fragole)                            pesticidi oltre i limiti9)    Frutta secca proveniente dagli Stati Uniti (pistacchi)                        aflatossine oltre i limiti10) Pesce proveniente dal Vietnam (pangasio)                           metalli pesanti in eccesso11)  Erbe e spezie dalla Cina (paprika/peperoncino)                   microbiologici/pesticidi oltre i limiti12) Latte proveniente dalla Francia (formaggi)                           contaminazioni microbiologiche13) Novel food proveniente dagli Stati Uniti                                sostanze non autorizzate14) Pollame proveniente dalla Polonia                                        contaminazioni microbiologiche 15) Frutta e verdura proveniente dalla Cina (broccoli/funghi)     pesticidi oltre i limiti.(AGI) Mal

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