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Istat: ad aprile produzione industriale -0,7% mese e -1,5% anno; auto giù del 17%

Nuovo calo della produzione industriale ad aprile, il secondo consecutivo. L’indice calcolato dall’Istat ha registrato una contrazione dello 0,7% su base mensile e dell’1,5% su base annua. Il dato di marzo è stato rivisto invece a -1% rispetto al -0,9% comunicato in precedenza. 

Nella media del trimestre febbraio-aprile, riferisce ancora l’Istat, permane una variazione positiva (+0,7%) rispetto al trimestre precedente. L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale, di rilievo, solo per l’energia (+3,6%); diminuzioni si registrano, invece, per i beni strumentali (-2,5%) e, in misura più lieve, per i beni intermedi (- 0,7%) e i beni di consumo (-0,5%). Crolla, sempre ad aprile, la produzione di autoveicoli. Il dato, corretto per gli effetti del calendario, segnala una contrazione del 17,1% su base annua. Nei primi 4 mesi dell’anno la riduzione si attesta al 14,7%. 

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Manovra: ok incentivi a auto elettriche e tasse a chi inquina

Chi acquista tra il 2019 e il 2021 un veicolo nuovo "è tenuto al pagamento di una imposta parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi". La tassa va da 150 a 3.000 euro. È quanto prevede un emendamento alla manovra, riformulato, approvato in commissione Bilancio. La stessa modifica prevede incentivi (da un massimo di 6.000 euro a un minimo di 1.500 euro) per chi acquista nello stesso periodo un'auto elettrica o a basse emissioni.

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Dazi, Trump: allo studio nuove tariffe su auto straniere

Il presidente americano, Donald Trump, torna a minacciare di imporre nuove tariffe sulle auto prodotte all'estero, anche in risposta al piano della General Motors di chiudere cinque fabbriche e licenziare 15 mila lavoratori. In due tweet, il capo della Casa Bianca ha spiegato che è in corso la valutazione di estendere le tariffe in vigore sulle importazioni di piccoli mezzi commerciali aiuterebbe il settore. "Il motivo per cui il settore dei furgoni negli Usa è così florido è perché, per molti anni, ci sono state tariffe del 25% su quelli che entravano nel nostro Paese" ha twittato.

"Se facessimo lo stesso con le auto, molte più auto verrebbero costruite qui e la G.M. non chiuderebbe le sue fabbriche in Ohio, Michigan e Maryland", ha aggiunto invitando il Congresso "a farsi furbo". "I Paesi che esportano le loro auto qui hanno approfittato degli Usa per decenni. Il presidente ha grande potere sulla questione e ora è allo studio", ha quindi annunciato.

Agi News

Ma davvero stiamo per essere invasi dalle auto cinesi?

La Cina entrerà nel mercato dell'auto europeo al volante di un'auto elettrica, dopo che per decenni i suoi modelli con motore a scoppio sono stati tenuti alla porta. La vera novità del salone dell'auto che si apre a Pechino non sono i 174 modelli elettrici che saranno presentati, ma i 124 che sono 'made in China'. E se il numero uno di Toyota, Kazuhiro Kobayashi, ammette che "la Cina è in una posizione di leadership nel mondo per le nuove tecnologie dell’auto elettrica" vuol dire che davvero l'Europa sta per essere invasa da auto cinesi. 

In realtà, secondo la rivista 'l'Automobile', quello tra l’industria automobilistica cinese e gli europei è un amore mai nato. Eppure in altri settori – come quello della telefonia cellulare – la diffidenza iniziale è stata superata e ora un marchio come Huawei​ incalza i big come Samsung e Apple e uno come Honor si fa spazio con prepotenza. Forza di milioni di euro spesi in promozione, ma anche di balzi in avanti sul fronte della tecnologia e della capacità di intercettare un bisogno dell'Occidente: avere accesso a prodotti di qualità che non costino quanto quelli di lusso. 

Il lusso per tutti

Per questo sul fronte dell’offensiva suv e crossover a trazione Great Wall ha creato uno spin-off: il marchio premium Wey che sembra disegnato e pensato per gli europei. Wei Jianjiun, a capo del gruppo Great Wall, spiega la strategia, come riporta l'Automobile: “Dare l’accessibilità a prodotti premium o di lusso a un maggior numero di persone e limitare i profitti sempre più alti delle joint venture con le case non cinesi”. 

Great Wall però non è la sola. A puntare l’Europa con un carico di suv e crossover è anche Chery che sempre attraverso un brand premium costruito appositamente per i mercati europei e nordamericani, Exeed, ha pronto un crossover compatto chiamato TX. Ci sono poi Lynk&Co. marchio nato da Geely, proprietaria di Volvo, che ha annunciato il lancio di un crossover in Europa nel 2019 e il ritorno dell’inglese MG (ora di proprietà della Saic di Shanghai) con un suv compatto e appuntamento fissato, anche in questo caso, nel 2019.


La svolta elettrica di 'Bandiera Rossa'

Hongqi –  "Bandiera Rossa" in cinese – è l'auto presidenziale, costruita nel 1958 dalla First Automobile Works. A distanza di 60 anni, grazie a una partnership tra il costruttore Faw  – di proprietà dello Stato – e il colosso Byton, cinese e guidato da ex dirigenti Bmw, la berlina tornerà in strada in versione moderna, naturalmente "indossando" un motore a batteria, racconta l'Automobile.


La differenza rispetto ai prodotti europei si vede sempre ma l’auto cinese è ora più matura. Il fatto di aver lavorato negli ultimi anni accanto ai migliori fornitori europei, come Bosch, ha fatto elevare il livello di componentistica, sistemi, accessori e finiture. Il management tedesco (il ceo di Wey ad esempio è un ex Audi) ha instaurato un processo di lavoro e decisionale, mai visto finora in un’industria automobilistica cinese. Dal punto di vista del powertrain poi, l’arrivo della normativa anti-inquinamento China VI attesa per il 2020 ha spinto i costruttori locali a migliorare il livello di efficienza dei motori a benzina (in Cina il diesel è prerogativa dei soli veicoli industriali). Gli incentivi erogati a pioggia in questi anni a Pechino e Shanghai a modelli elettrici e ibridi plug-in ha invece incrementato il know-how cinese in campo di elettrificazione. Al resto ci pensa una leadership sulle celle al litio mai messa in discussione, neppure dai coreani di LG Chem. 

La scommessa elettrica

Tesla, ricorda il Sole 24 Ore, vende 800-1.000 auto al mese in Cina con un dazio all’import del 25%. Da gennaio 2017 ha esportato 18 mila auto in Cina. Da oltre un anno Elon Musk sta negoziando con le autorità cinesi per aprire uno stabilimento nel Paese. Herbert Diess, nuovo ceo del gruppo Vw ha annunciato che svilupperà la joint venture con i partner cinesi con investimenti nei prossimi cinque anni per 15 miliardi di euro (+44% di spesa). Vw è molto apprezzato in Cina con i marchi premium Audi e Porsche e anche Vw: il 43% dei profitti lordi del gruppo tedesco arrivano dalla Cina, secondo Evercore Isi. Rafforzeranno le partnership anche Daimler e Bmw che potrebbe decidere di realizzare da sola il nuovo stabilimento cinese per le Mini elettriche.

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Cosa fare con le auto diesel? In Germania decideranno i comuni

Un tribunale tedesco ha stabilito che Stoccarda e Duesseldorf potranno imporre nei centri storici il divieto alla circolazione dei veicoli diesel più inquinanti. La sentenza era attesa con il fiato sospeso, perché schiude la possibilità che altre città tedesche, preoccupate dall'inquinamento dell'aria, possano applicare il divieto che potrebbe riguardare anche automobili vendute pochi anni fa, come i diesel Euro 5. Una sentenza, dunque, destinata ad avere ripercussioni in maniera drammatica sul valore delle auto diesel.

La Corte federale amministrativa di Lipsia ha dunque stabilito che le città di Stoccarda e Duesseldorf potranno proibire la circolazione dei veicoli diesel piùinquinanti, senza la necessità di una legge nazionale, proprio per garantire la pulizia dell'aria nei centri abitati. Sollecitati dall'organizzazione ambientale Deutsche Umwelthilfe (DUH), i giudici amministrativi avevano chiesto ai rispettivi governi regionali di cambiare i loro piani anti-inquinamento in modo che le due città non superassero i livelli massimi di NO2, biossido di azoto; e avevano ipotizzato che una misura valida potesse essere il divieto di circolazione per alcune automobili diesel. Ma i governi regionali del Baden-Wuerttemberg e del Nord Reno-Vestfalia avevano impugnato la sentenza. La Corte superiore ha stabilito operò che la misura è legale e che non è necessaria una regolamentazione a livello federale.

Gli ambientalisti festeggiano, il governo no

La notizia è stata accolta con tripudio dalle associazioni ambientaliste, che da tempo avevano denunciato come le città abbiano il dovere di proteggere la salute dei cittadini. Il governo invece ha cercato di correre ai ripari e soprattutto rassicurare i proprietari di auto: il ministro dell'ambiente ha detto che il divieto di circolazione in città alle auto diesel più inquinanti è "evitabile"."Il giudice non ha emanato alcun divieto di circolazione, ma fatto chiarezza sulla legge. Il mio obiettivo è quello di evitare che tali divieti di circolazione entrino in vigore", ha detto la socialdemocratica Barbara Hendricks, riassumendo l'ostilità delle autorità tedesche per la messa al bando delle vetture diesel più vecchie nei centri urbani. 

In realtà le autorità locali, secondo alcuni, possono ridurre i livelli di particelle fini e inquinanti con altri mezzi purché efficaci; decidere come farlo senza imporre divieti sarà probabilmente lo scoglio su cui si confronteranno, nei mesi e gli anni avvenire, le città, gli Stati e il governo federale, insieme alla Commissione Europea, le case automobilistiche, quelle degli automobilisti e gli ambientalisti. Se il Partito socialdemocratico rinnoverà la Grande Coalizione con i conservatori di Angela Merkel (i risultati del referendum tra la base dei militanti saranno resi noti domenica 4 marzo) il tema potrebbe essere argomento di tensione dal primo giorno del quarto mandato della 'cancelliera'. 

I livelli di emissioni da diesel nell'aria della città sono un tema 'sensibile' in Germania, soprattutto da quando la più grande casa automobilistica del mondo, la Volkswagen​, ha ammesso nel 2015 la manipolazione di 11 milioni di veicoli in tutto il mondo per ingannare i test richiesti dalla legge.

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