Tag Archive: Vino

Da metà gennaio dazi per 3 miliardi su pasta, vino e olio italiani

Sono pronti a scattare nuovi dazi Usa su prodotti base della dieta mediterranea con la conclusione il 13 gennaio della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio (USTR) sulla nuova lista allargata dei prodotti europei da colpire che si allunga tra l’altro a vino, olio e pasta Made in Italy oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè esportati negli Stati Uniti per un valore complessivo di circa 3 miliardi.

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della scadenza del termine fissato dal Federal Register nell’ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus dopo che il Wto ha autorizzato gli Usa ad applicare un limite massimo di 7,5 miliardi di dollari delle sanzioni alla Ue.

Con la nuova black list Trump – sottolinea la Coldiretti – minaccia di aumentare i dazi fino al 100% in valore e di estenderli a prodotti simbolo del Made in Italy, a quasi tre mesi dall’entrata in vigore il 18 ottobre 2019 dei dazi aggiuntivi del 25% che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro prodotti italiani come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.

La nuova lista ora interessa i 2/3 del valore dell’export del Made in Italy agroalimentare in Usa che è risultato pari al 4,5 miliardi in crescita del 13% nei primi nove mesi del 2019, secondo l’analisi della Coldiretti. Il vino – precisa la Coldiretti – con un valore delle esportazioni di quasi 1,5 miliardi di euro in aumento del 5% nel 2019 è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States mentre le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 436 milioni anch’esse in aumento del 5% nel 2019 ma a rischio è anche la pasta con 305 milioni di valore delle esportazioni con un aumento record del 19% nel 2019 secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi nove mesi dell’anno.

Gli Stati Uniti – continua la Coldiretti – sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l’altro il prosecco, il pinot grigio, il lambrusco e il chianti che a differenza dei vini francesi erano scampati alla prima black list scattata ad ottobre 2019.

Se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano una bottiglia di prosecco venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività rispetto alle produzioni non colpite. Allo stesso modo si era salvato anche l’olio di oliva Made in Italy anche perché – riferisce la Coldiretti – la proposta dei dazi aveva sollevato le critiche della North American Olive Oil Association (NAOOA) che aveva avviato l’iniziativa “Non tassate la nostra salute” per chiedere al Dipartimento Usa al commercio estero (USTR) di escludere l’olio d’oliva europeo dalla lista di prodotti colpiti.

Nella petizione si sottolinea che l’olio d’oliva è uno degli alimenti più salutari tanto che la stessa Food and Drug Administration statunitense (FDA) lo ha riconosciuto come un alimento benefico per la salute cardiovascolare, oltre che componente principale della dieta mediterranea che, se fosse seguita secondo studi scientifici, comporterebbe un risparmio di 20 miliardi dollari in trattamento per molti disturbi oltre alle malattie cardiache, tra cui cancro, diabete e demenza.

Ora però con la pubblicazione della nuova black list Trump sembra aver ignorato fino ad ora le sollecitazioni dall’interno e dall’esterno degli Usa e mette a rischio – denuncia la Coldiretti – il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari Made in Italy fuori dai confini comunitari e sul terzo a livello generale dopo Germania e Francia.

“Una eventualità devastante per il Made in Italy agroalimentare contro la quale la Coldiretti si è immediatamente attivata all’indomani dell’avvio della procedura lo scorso 12 dicembre con un serrato confronto a livello nazionale, comunitario ed internazionale per scongiurare una deriva dannosa per gli stessi consumatori americani per i quali sarebbe più caro garantirsi cibi di alta qualità importanti per la salute come dimostra con l’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanita’ dell’Unesco il 16 novembre 2010” ha affermato Ettore Prandini il presidente della Coldiretti che in vista della missione della prossima settimana a Washington è in costante contatto con il Commissario UE al Commercio Phil Hogan per sensibilizzarlo sull’importanza della difesa di un settore strategico per l’UE che sta pagando un conto elevatissimo per dispute commerciali che nulla dovrebbero avere a che vedere con il comparto agricolo.

“L’Unione Europea ha appoggiato gli Stati Uniti per le sanzioni alla Russia che come ritorsione ha posto l’embargo totale su molti prodotti agroalimentari, come i formaggi, che e’ costato al Made in Italy oltre un miliardo in cinque anni ed e’ ora paradossale che l’Italia si ritrovi nel mirino proprio dello storico alleato, con pesanti ipoteche sul nostro export negli Usa” ha concluso Prandini nel sottolineare che “per l’Italia al danno si aggiunge la beffa poiché il nostro Paese si ritrova ad essere punito dai dazi Usa nonostante la disputa tra Boeing e Airbus, causa scatenante della guerra commerciale, sia essenzialmente un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna ed Gran Bretagna”.

Agi

Vino ‘Made in Italy’, 2017 anno di cambiamenti per export

Il 2017 sarà un anno di cambiamenti, alcuni positivi con l’acquisizione di nuovi sbocchi commerciali altri con perdite di quote di mercato, per il sistema-vitivinicolo nazionale.  “Per il mercato del vino si profila un anno di sorpassi, con l’Italia che rischia di cedere alla Francia lo storico scettro nel mercato più importante al mondo – gli Usa – mentre è in netto recupero in Cina, dove si appresta a scippare il quarto posto alla Spagna. Complessivamente l’Italia esce malconcia dai primi 5 mesi di export nei Paesi terzi rispetto ai competitor francesi e ai cileni, i primi perché riescono a impiegare meglio di noi le risorse Ue per la promozione, i secondi invece cominciano a monetizzare al massimo gli accordi di libero scambio, come in Giappone e Cina”. Lo ha detto la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta, a commento dei nuovi dati elaboratii dall'osservatorio Paesi terzi di Business Strategies – realizzato in collaborazione con Nomisma Wine Monitor – sulle importazioni dei principali mercati di sbocco (Usa, Cina, Giappone, Svizzera, Brasile, Norvegia e Sud Corea) che hanno aggiornato le proprie statistiche doganali ai primi cinque mesi di quest’anno.

Nel complesso, il dato italiano nei 7 mercati – che è certamente ancora parziale ma già indicativo sull’anno – segna un incremento delle proprie quote di mercato solamente in 2 Paesi (Cina, dal 5,6% al 6,2%; Brasile, dal 9,2% al 10,5%), mentre perde in Usa, Giappone, Svizzera, Norvegia e Corea del Sud. Assieme alla Francia, che migliora le proprie quote di mercato in 5 Paesi su 7 (con perdite in Cina e Corea del Sud), è invece ottima anche la performance del Cile, che grazie ai Free trade agreement vola in Cina, a +24,3% e in Giappone (+15,6%), dove attualmente i dazi sul vino europeo sono i più alti tra i top buyer. E se nel gigante asiatico il Belpaese mette la freccia sulla Spagna grazie a una crescita del +13% in valore (a 57 milioni di euro), negli Usa la battuta d’arresto italiana (-0,1% sul pari periodo 2016 con il dollaro come valuta) pesa ancora di più perché è a tutto vantaggio della Francia, che segna un incremento del 14,2%. A oggi – secondo le elaborazioni dell’Osservatorio – il valore in dollari delle importazioni di vino italiano è di circa 727 milioni di dollari, contro i 674 milioni di quello transalpino: se il trend dovesse rimanere tale, entro il prossimo autunno potrebbe avvenire lo storico sorpasso nel principale ‘feudo’ italiano del vino.

Altro sorpasso, ancora più imminente, può verificarsi in Norvegia, e in ballo c’è la leadership di mercato che ancora una volta l’Italia rischia di cedere alla Francia. Qui il made in Italy, che cede il 22,3% in valore, ha esportato per 36,4 milioni di euro, con i cugini a 33,9 milioni. Altro rischio arriva da un mercato terzo importante come quello della Svizzera: qui la Francia (+23,9%) insidia la leadership italiana, ferma a +0,8% e un controvalore di 144milioni di euro, contro i 138 dei francesi. Infine, in Brasile l’Italia (+45,3%) prova il recupero di una posizione – questa volta ai danni della Francia al quarto posto – mentre in Corea del Sud il sorpasso è appena stato effettuato dagli Usa (+14,2%) ai danni dell’Italia (-6,7%), che scende dal podio.

I POSSIBILI SORPASSI

Vola l’export ma il mercato interno vale il 30%

Quella del vino biologico in Italia è una storia di successo: 1 italiano su 4 nel 2016 ha avuto almeno un’occasione di consumo – a casa o fuori casa –  di vino biologico e la percentuale è in continua crescita (nel 2015 era pari al 21% e, solo nel 2013, il 2%). Ma a crescere non è solo la quota di consumatori: nel 2016 le vendite di vino biologico hanno raggiunto complessivamente 275 milioni di euro, registrando un +34% rispetto al 2015. Il mercato interno (considerando tutti i canali: GDO, canali specializzati in prodotti biologici, enoteche, ristorazione/wine bar, vendita diretta …) vale il 30% del totale (83 milioni di euro, +22% rispetto al 2015). La fetta più grossa del giro d’affari complessivo è realizzata sui mercati internazionali: 192 milioni di euro, con un’impennata del +40% rispetto al 2015 (a fronte di un più tenue +4% dell’export di vino totale).  E’ quanto emerge dalla ricerca Wine Monitor Nomisma realizzata in occasione del VINO BIO DAY per ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Fonte: Survey Wine Monitor Nomisma 2017 per ICE-Agenzia©

L’export di vino biologico italiano pesa per il 3,4% sul totale dell’export di vino dall’Italia, ma il trend è in continua crescita (1,9% nel 2014 e 2,6% nel 2015), grazie anche a una forte propensione all’export delle aziende bio: dall’indagine Wine Monitor Nomisma per ICE-Agenzia, emerge che, presso le aziende italiane intervistate, l’export di vino bio “pesa” per il 70% sul fatturato complessivo (contro una propensione all’export del 52% del comparto del vino italiano nel complesso). Nel 2016 il 79% delle aziende che producono vini biologici ha esportato la qualità e l’eccellenza del vino italiano fuori dai confini nazionali. Per quanto riguarda i principali mercati presidiati, l’Unione Europea rappresenta la principale destinazione (66% a valore) e come per l’agroalimentare, la Germania rappresenta il mercato di riferimento per i vini italiani bio (33% del fatturato estero realizzato nel 2016), seguita dagli Stati Uniti (12%).

Fonte: Survey Wine Monitor Nomisma 2017 per ICE-Agenzia©

Punti di forza e di debolezza delle nostre aziende? Le carte vincenti di chi esporta sono innanzitutto la qualità dei vini bio (il 30% ritiene che questo sia il principale punto di forza), un marchio aziendale apprezzato e l’affidabilità dell’azienda (17%); fondamentali anche le garanzie offerte dalla tracciabilità del prodotto (14%). Le imprese italiane che oggi non esportano non hanno a disposizione gli strumenti per commercializzarli (lo dichiara l’85% delle imprese non export-oriented). Dimensioni ridotte, quindi, – il 27% non possiede adeguate risorse finanziarie per conquistare i mercati esteri, un ulteriore 23% non ha le capacità in termini di volumi – ma anche mancato interesse da parte dell’impresa stessa (8%) o del mercato estero (8%). Tra i principali ostacoli di sistema che contribuiscono a frenare la presenza delle imprese vitivinicole sui mercati esteri vi sono vincoli doganali e tariffari (27%), e la mancanza di un’adeguata capacità di promozione dell’azienda (19%).

Cosa prevedono le aziende per i prossimi anni? Per il prossimo triennio a trainare le vendite italiane all’estero saranno soprattutto i mercati terzi, primo fra tutti quello statunitense (lo pensa il 28% degli operatori); ottime aspettative anche per il mercato UE, su cui si manterrà alto l’interesse. La maggior parte delle imprese sono ottimiste anche per il futuro: 1 su 4 prevede un forte aumento (di oltre il +10%) del proprio fatturato sui mercati esteri nei prossimi 3 anni, un ulteriore 54% prevede comunque una crescita (seppur compresa tra +2% e +10%). Più dei 2 terzi delle aziende scommette sulla crescita dell’export e le imprese rimanenti non prevedono per il futuro variazioni sostanziali del proprio giro d’affari, ma nessuna si attende una diminuzione delle vendite futuro.

Vino Bio italiano all’estero piace

Il successo del vino biologico oltrepassa quindi i confini nazionali: come ben testimoniano i risultati della Survey Wine Monitor Nomisma realizzata per ICE-Agenzia che analizza le abitudini e i comportamenti di acquisto di due mercati rilevanti per i vini biologici: Germania e Regno Unito. Questi mercati presentano grandi prospettive per il nostro paese essendo innanzitutto perché sono tra i primi importatori di vino italiano (il 22% del vino importato in UK è italiano, il 36% in Germania). In UK, secondo i dati Global Snapshot NIELSEN le vendite di vino bio nella GDO nel 2016 si attestano a 21 milioni di Euro, con uno share di biologico dello 0,4% sul totale dei vini venduti. La crescita sul totale dei vini venduti nell’ultimo anno è significativa e si attesta intorno al +24% a fronte di un lieve decremento del vino in generale, -0,1%. Dall’analisi delle vendite della GDO deriva un altro elemento positivo per il vino bio: in UK un quarto delle bottiglie bio vendute è italiano.

Fonte: WINE MONITOR Nomisma su dati Global Snapshot NIELSEN per ICE-Agenzia©

L’interesse per il vino bio è confermato anche dall’opinione e dalle preferenze del consumatore, sia nel Regno unito sia in Germania: la quota di consumatori che negli ultimi 12 mesi ha bevuto almeno una volta un vino biologico è del 12% in Germania e del 9% in UK (dove è molto più alta la quota di chi lo consuma fuori casa: il 34% dei wine user bio rispetto al 18% in Germania). Come per l’Italia, la preferenza sul vino bio ricade soprattutto su rossi e bianchi fermi in entrambi i mercati, seguono in UK il rosso frizzante e in Germania il bianco frizzante. In entrambi i mercati i vini bio vengono acquistati principalmente in Iper e supermercati (38% in UK, 33% in Germania). In UK il consumatore di vino bio spende in media per una bottiglia da 750 ml intorno alle 13 sterline, in Germania 8 euro. Secondo i consumatori (42% in UK e 40% in Germania), i vini bio Made in Italy hanno qualità mediamente superiore rispetto ai vini bio di altri paesi. Qualità che ricorre nuovamente tra gli attributi evocativi: in entrambi i mercati, nel pensare al vino biologico italiano il 19% indica “alta qualità”, mentre un ulteriore 15% individua nell’ autenticità il principale valore. Senza dubbio il vino biologico Made in Italy gode di un’ottima reputazione oltre i confini nazionali, con un potenziale ancora non del tutto valorizzato: l’84% dei consumatori di vino – sia in UK che in Germania – è interessato ad acquistare un vino biologico Made in Italy se lo trovasse presso i ristoranti/negozi abituali.

Agi News

Vino: 40 metri sotto il mare,il segreto per un Bandol d’eccezione

(AGI/AFP) – Saint-Mandrier-sur-Mer (Francia), 24 giu. – Tuffarsi nelle profondita’ del Mediterraneo e scegliere un vino speciale, dal gusto inedito. Centoventi bottiglie di Bandol – binaco, rosso e rose’ – sono state messe a invecchiare per un anno a 40 metri sotto il mare, al largo della Costa Azzurra, per esaltarne gli aromi e generarne di nuovi. “Tutto e’ iniziato con la scoperta di anfore di centinaia o migliaia di anni, e con i piu’ recenti ritrovamenti di bottiglie di vino e champagne depositate per decenni sui fondali marini”, ha spiegato il direttore della scuola di sub di Saint-Mandrier (sud-est della Francia), Jerome Vincent, che negli anni si e’ appassionato a questo tipo di scoperte. Un ‘cacciatore di relitti’ che ha trovato decine di bottiglie affondate durante la Seconda Guerra Mondiale. “La gente di qui ha assaggiato questi vini e li ha molto apprezzati”, racconta Vincent spiegando come e’ nata l’idea di mettere a invecchiare il vino sul fondo del mare.
Cosi’ la casa di vini Bandol e la scuola sub di Saint-Mandrier hanno deciso nel 2016 di cercare il terreno piu’ adatto (parliamo di fondale marino…) per seppellire e far invecchiare alcune bottiglie di vino. La loro ricerca li ha portati in un’area protetta utilizzata dalla scuole di sub della zona per formare i propri allievi. Gli esperti di vino coinvolti nel progetto ritengono che “l’invecchiamento sott’acqua oltre ad esaltare gli aromi possa generarne di nuovi”, ha spiegato ancora Jerome Vincent. “Per il vino un buon invecchiamento e’ un lento invecchiamento. E nelle acque profonde, in assenza di luce, di aria e di sbalzi di temperatura la situazione e’ ideale”, ha spiegato uno dei produttori che partecipa all’esperimento. Cosi’ 120 bottiglie di Bandol sono state sepolte sotto il mare e altre 120 messe a invecchiare in una cantina tradizionale, cosi’ da essere dopo un anno stappate, degustate e confrontate. Alla prima degustazione si sono dati appuntamento diversi sommellier di fama nazionale e internazionale. Unanime il verdetto: il vino nelle bottiglie invecchiate in acqua “ha liberato tutta la complessita’ e la ricchezza dei suoi aromi”. L’esperimento e’ riuscito ma il costo di oltre 13.000 euro ha convinto i produttori di Bandol che avviare una produzione su larga scala sarebbe troppo oneroso. (AGI)
.

Agi News

Vino: Martina incontra filiera, continuera’ confronto

(AGI) – Roma, 26 apr. – Positivo incontro al ‘tavolo’ della filiera vitivinicola con il Ministro Martina.
All’incontro, spiega una nota del dicastero delle Politiche Agricole, erano presenti le principali rappresentanze ed organizzazioni del settore per un confronto su alcune priorita’ del comparto.
In particolare sono stati tre gli assi di lavoro: attuazione del testo unico del vino, nuovo decreto Ocm promozione per la campagna 2017/2018 e operativita’ del registro telematico del vino. Sul primo punto si e’ stabilito un metodo di lavoro per la partecipazione di tutti i soggetti della filiera nella fase di adozione dei decreti attuativi, che prevede un confronto stringente da svolgersi gia’ nelle prossime settimane sul pacchetto di provvedimenti pronti. C’e’ stata una prima analisi delle esigenze di miglioramento del decreto relativo alla promozione, che sara’ condiviso anch’esso con le rappresentanze del settore. Sul fronte del registro telematico e’ stata confermata la proroga dello stop alle sanzioni fino al 30 giugno, che verra’ adottata con decreto del Ministro gia’ nelle prossime ore.
“E’ stato un incontro positivo – ha dichiarato il Ministro – per aiutare concretamente il settore vitivinicolo a consolidare la leadership italiana. Il nostro metodo di lavoro e’ di massima condivisione con la filiera dei provvedimenti che dovranno essere utili a semplificare la vita delle aziende e a rafforzare la promozione internazionale. Allo stesso tempo il confronto operativo deve avere tempi certi, procedendo con le priorita’ individuate dal tavolo”.(AGI)

Bru

Agi News

Vino: Ice, Italia primo fornitore negli Usa con quota del 32,4%

(AGI) – Roma, 6 feb. – L’Italia si conferma il primo fornitore di vino degli USA. Con una quota di mercato complessiva del 32,4%, un export, che nel periodo gennaio-novembre 2016, ha raggiunto 1,65 miliardi di dollari ed e’ cresciuto del 5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il vino rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare italiano e il 4% del totale del Made in Italy venduto nel mercato a Stelle e Strisce. Questo lo scenario che emerge da “Italian Wines and the American Palate: Trends and Opportunities in the U.S. Market” la tavola rotonda tenutasi in occasione dell’inaugurazione di VINO 2017, alla presenza, tra gli altri, del presidente dell’Agenzia ICE, Michele Scannavini, del direttore Generale di Veronafiere e Vinitaly, Giovanni Mantovani, del console generale d’Italia a New York, Francesco Genuardi e del CEO di Wine Opinions, John Gillespie.
Vino 2017, giunto alla sua sesta edizione e’ considerato il piu’ grande evento di tasting di vini italiani in America, un appuntamento imperdibile del programma enogastronomico newyorkese, che vede quest’anno la partecipazione di 110 espositori nelle due tappe di New York (5-6 febbraio) e Miami (7-8 febbraio). L’iniziativa e’ realizzata in collaborazione con Vinitaly International e con la IEM – International Exhibition Management (impegnata nella tappa di Miami) e ha l’obiettivo principale di promuovere la qualita’ del vino italiano anche grazie a degustazioni e seminari tecnici di alto livello rivolti a giornalisti e influencer USA. Sebbene i numeri del vino italiano negli USA siano positivi esistono ampi margini di miglioramento: basti pensare che attualmente quasi la meta’ delle importazioni di vino negli USA e’ realizzato da soli 5 Stati (New York, California, Florida, Illinois e Texas) e che gli Stati Uniti sono il piu’ grande mercato al mondo per il consumo di vino. A questo si aggiunge il forte interesse per i prodotti di qualita’ – il segmento oltre i 20 USD per bottiglia cresce di quasi il 12% – i vini rosati, biologici ed i vitigni autoctoni meno noti. Vino 2017 e’ anche l’occasione per anticipare alcuni dati della ricerca di Wine Opinions, realizzata da Vinitaly International in collaborazione con l’Agenzia ICE, sulla percezione del vino italiano da parte del consumatore USA dalla quale emerge, fra l’altro, che il 34% dei consumatori piu’ giovani (meno di 40 anni) acquista frequentemente vino italiano orientandosi pero’ verso prodotti di fascia media, con un prezzo di partenza di 12 dollari a bottiglia. “Gli Stati Uniti sono un mercato complesso, con forti differenze interne e ancora molte opportunita’ inesplorate. L’Italia ha una solida quota di mercato ma prezzi medi nettamente inferiori a quelli della Francia ed una penetrazione ancora limitata negli Stati interni del Paese. Per questo motivo il Ministero dello Sviluppo Economico ha incaricato l’Agenzia ICE di studiare e realizzare, gia’ a partire dal 2017, il piu’ grande progetto di promozione del vino italiano mai realizzato negli USA con un investimento di 20 milioni di Euro in tre anni”, dichiara Michele Scannavini, Presidente dell’Agenzia ICE. Questa di New York e’ quindi la prima tappa di un piu’ ampio piano di promozione del vino che verra’ messo in atto nei prossimi anni sia negli Stati Uniti che in un altro paese strategico, la Cina.
“Vinitaly e’ presente da quindici anni negli USA con proprie iniziative rivolte a importatori, buyer ed opinion leader e registra nell’edizione a Verona ogni anno la presenza di oltre settemila operatori provenienti dagli USA, pari al 13% del totale delle provenienze estere – sottolinea Giovanni Mantovani -. E’ un mercato che presidiamo con grande attenzione e costanza per migliorare le performance del vino italiano e ampliare le aree di consumo. La partnership con ICE su questo mercato e sulla Cina, e’ oggi il coronamento di un grande lavoro che ha saputo, grazie anche alla sensibilita’ del governo italiano e delle istituzioni, costruire un importante progetto di aggregazione per la promozione di uno degli asset strategici del made in Italy nel mondo”. (AGI)
Red/Tig

Agi News

Vino: Bloomberg, Moscato Giallo di Maeli unico italiano top ten

(AGI) – Roma, 29 dic. – Il Moscato Giallo Maeli Metodo Classico Dila’ 2014 Millesimato e’ in vetta alle preferenze di Elin McCoy, una delle piu’ importanti esperte di vino al mondo, che in un articolo di Bloomberg lo include tra gli “absolute standout”.
La selezione, su oltre oltre 4.000 vini provenienti da tutto il mondo, degustati nel corso del 2016, ha evidenziato come lo scenario enologico internazionale guardi con curiosita’ e interesse ai nuovi stili da terroir meno conosciuti.
“Siamo onorati di essere nella classifica dei top ten wines 2016 di Bloomberg” affermano Elisa Dilavanzo e i fratelli Gianluca e Desiderio Bisol (che hanno creduto in questa realta’ unica nei Colli Euganei). “Dila’, prodotto in sole 2960 bottiglie, e’ un tributo a un vitigno, il Moscato Giallo, che noi valorizziamo come una chicca del nostro territorio vulcanico dei Colli Euganei.
In effetti Dila’ e’ l’unico metodo classico al mondo di Moscato Giallo da terreni vulcanici nella versione Nature e con un anno di affinamento sui lieviti, presentato in una sorta di bottiglia “ampolla” che lo contraddistingue. Ma la sorpresa non finisce mai, poiche’ il vino, pur essendo lo stesso, presenta peculiarita’ da bottiglia a bottiglia.(AGI)

Bru

Agi News

Vino: il’taglio’ bordolese fra mito e storia del Fiorano Rosso’56

(AGI) – Roma, 30 set. – La piu’ vecchia bottiglia di taglio bordolese italiano, etichettata e reperibile sui mercati per la gioia dei collezionisti di tutto il mondo, risulta essere quella del Fiorano Rosso 1956 della Tenuta di Fiorano del Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi. Il Fiorano Rosso e’, con molta probabilita’, il primo taglio bordolese in Italia proposto alla vendita al pubblico con una sua etichetta e che continua tutt’ora ad essere prodotto: il suo “genitore” fu il principe Alberico Boncompagni Ludovisi, la “continuita’”, con stessa etichetta, uvaggio, filosofia e maestranze in vigna e in cantina, e’ opera del nipote Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi.
La storia moderna della Tenuta di Fiorano risale alla prima meta’ del secolo scorso, a far data nel 1946. Negli stessi anni, anche il marchese Mario Incisa della Rocchetta aveva lavorato appassionatamente al “suo” taglio bordolese per la produzione del Sassicaia: la prima bottiglia in commercio del Sassicaia fu quella relativa all’annata 1968. Il Marchese Mario e il Principe Alberico frequentavano verosimilmente lo stesso ambiente aristocratico romano, per cui si puo’ dire che l’idea di voler produrre grandi vini in Italia – all’epoca identificati nel blend bordolese – si riconduce a quella cerchia molto legata alla Francia con la quale poter condividere una certa idea di qualita’, di bello e di rinascita dalla Guerra. L’impronta di una visione piu’ personale, tra Mario e Alberico, si puo’ cercare nella ricerca dei consulenti: il primo si avvale di professionisti internazionali e fa uso di barrique, il secondo segue una strada piu’ italiana avvalendosi anche della consulenza di Tancredi Biondi Santi e optando per l’utilizzo di botti grandi.
Dunque due storie fondamentali per la nascita di una nuova era del vino italiano, della quale, per fortuna, abbiamo ancora testimonianza concreta delle storiche origini: meno di un anno fa, l’8 novembre 2015, all’asta internazionale di vini ad Hong Kong, organizzata dalla Gelardini&Romani Wine Auction, il lotto 285, relativo ad una singola bottiglia di Fiorano Rosso 1956 ha fatto salire la febbre agli appassionati di vini storici; partendo da una base d’asta di 1,400 HKdlr e’ stato alla fine battuto a 9,000.00 HKdlr, pari ad un valore di circa 1.070 euro.
(AGI)
Red

Agi News