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Il Covid travolge lusso, negozi e auto, tiene solo l’alimentare

AGI – La pandemia di coronavirus ha travolto (e in parte lo sta ancora facendo con la seconda ondata) interi settori commerciali: dalle vendite al dettaglio di beni non alimentari al mercato del lusso, passando per le automobili. A resistere sembra essere solo il segmento alimentare, mentre sul fronte della distribuzione il ‘re’ indiscusso in questa difficile fase resta l’e-commerce.  

Con il Natale che si avvicina e l’aumento della curva dei contagi da Covid che riesuma lo spettro del lockdown totale, la Confesercenti lancia l’allarme contro la ‘concorrenza sleale’ dei giganti del web, mentre la seconda ondata del virus ‘chiude’ oltre 190.000 imprese del commercio. “Se continua così fino a Natale, il web sottrarrà ai negozi oltre 4 miliardi di euro di vendite, servono regole per riequilibrare concorrenza”, è il monito della Confederazione. 

Condivide la preoccupazione il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che in videocollegamento con l’assemblea Fipe Confcommercio, afferma:”Penso che un’alterazione delle abitudini di vita dei cittadini potrebbe arrivare dal fatto che si sta facendo grande ricorso agli acquisti online. Questo puo’ ridefinire alcune filiere economiche. Dobbiamo mantenere in equilibrio il settore commerciale, altrimenti sarà difficile intervenire dopo”.

A dare una dimensione numerica alla crisi del commercio è l’Istat, che in un’audizione alla Camera spiega come nei primi nove mesi dell’anno l’unico settore a resistere sia stato quello alimentare, con le vendite che si attestano al +3%, a fronte di un crollo delle vendite di beni non alimentari, che registrano un calo complessivo del 13,5%. “Tra le forme distributive – fa notare il direttore centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell’area delle statistiche economiche, Gian Paolo Oneto – solo il commercio elettronico presenta risultati positivi con una crescita continua che ha condotto ad un aumento del 29,2% nell’arco dei nove mesi”.

Non va bene neanche al mercato dei beni di lusso: il calo del 2020 sarà senza precedenti (tra -20% e -22%), dice il Worldwide Market Monitor 2020 di Altagamma-Bain & Company, con una flessione prevista intorno al 23% per i beni di lusso personali a 217 miliardi di euro (scenario di base) che potrebbe scendere fino a -25% nello scenario peggiore.   

Prosegue poi il periodo ‘nero’ del mercato dell’auto, attestato sempre oggi dai dati sulle immatricolazioni in Europa. Dopo la prima crescita dell’anno a settembre (+1,1%), infatti, a ottobre le vendite di auto nuove tornano in rosso con un calo del 7,1% su ottobre 2019, ma con un calo molto più pesante nei primi dieci mesi dell’anno (-27,3%). Tanto che il Centro studi Promotor mette in allerta sul rischio di avere “cifre catastrofiche” oltre che per fine anno anche per il 2021.

Confesercenti: il web sottrae ai negozi oltre 4 miliardi    

“Altro che Black Friday – sottolinea la confederazione che rappresenta oltre 350mila pmi del commercio, del turismo e dell’industria – novembre e dicembre rischiano di essere dei mesi ‘neri’ per il commercio. La seconda ondata ha infatti ‘chiuso’ del tutto oltre 190 mila negozi nelle regioni rosse, a cui si aggiungono altre 68 mila attività in Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna cui è stato imposto lo stop di domenica e almeno altri 50mila negozi nelle gallerie commerciali per cui il divieto di apertura, invece, si estende a tutto il weekend”.

Una chiusura di massa, osserva Confesercenti, che di fatto “rende impossibile ai negozi partecipare ai vari Black Friday e Black Weekend, con grande vantaggio dell’online: a causa delle restrizioni nei canali di vendita fisici, in occasione della promozione circa 700 milioni di euro verranno travasati dai negozi reali a quelli sul web”. Inoltre, se le restrizioni dovessero continuare fino alla fine dell’anno, “il web potrebbe strappare ai negozi reali fino ad ulteriori 3,5 miliardi di euro di spesa dei consumatori per i regali e per l’acquisto di beni per la casa e la famiglia”, è l’allarme. 

Istat: -191.000 occupati nel commercio     

Nel corso della sua audizione in Commissione Attività produttive della Camera, il direttore centrale Dvse Istat segnala come nei primi 9 mesi dell’anno le vendite dei negozi non alimentari abbiano registrato un calo complessivo del 13,5%, mentre quelle dei beni alimentari si attestano al +3%. “Tra le forme distributive, solo il commercio elettronico presenta risultati positivi con una crescita continua che ha condotto ad un aumento del 29,2% nell’arco dei nove mesi”, ha affermato l’esperto. Che dà anche i numeri sull’occupazione nel settore: nel secondo trimestre dell’anno gli occupati nel commercio sono diminuiti del 5,8%, con una flessione di circa 191 mila unità rispetto all’anno precedente, “un calo quasi doppio rispetto a quello osservato per il complesso dell’occupazione (pari al 3,6%)”, osserva Oneto, che segnala come in particolare i lavoratori indipendenti del commercio siano crollati del 9,3% e gli autonomi senza dipendenti del 12,7%. Gli occupati ultracinquantenni, che rappresentano circa un terzo della manodopera del settore, sono calati dell’1,6%, a fronte di una diminuzione dell’8,7% per i 35-49enni (che rappresentano il 40,3% dell’occupazione) e di un calo del 6,4% per occupati più giovani (con meno di 35 anni e che pesano per il 26,8%).

Cade anche il lusso: nel 2020 calo vendite fino a -25%     

Anche il mercato globale del lusso subisce nel 2020 un calo senza precedenti (tra -20% e -22%) con una flessione prevista intorno al 23% per i beni di lusso personali a 217 miliardi di euro (scenario di base) che potrebbe scendere fino a -25% in quello che potrebbe essere lo scenario peggiore. Per il 2021 è prevista una ripresa di circa il 14% di media per il lusso personale, ma per un rimbalzo ai livelli del 2019 bisognerà attendere la fine del 2022.

Il Worldwide Market Monitor 2020 di Altagamma-Bain & Company e l’Altagamma Consensus 2021 mostrano come il calo del 50% nel secondo trimestre sia “il minimo mai raggiunto in questo mercato”. E sebbene il tred sia in recupero nel terzo trimestre, resta “l’incertezza sulla chiusura dell’anno durante la stagione natalizia, legata all’evoluzione della seconda ondata del virus e ad eventuali ulteriori restrizioni e chiusure a livello nazionale”.     

La stima per il 2021 è di una crescita a doppia cifra in tutti i comparti mediamente del 14%, con il rialzo maggiore per la pelletteria (+16%), per cui si prevede un sostanziale ritorno ai livelli 2019, seguita da cosmetica (+15%), abbigliamento e calzature (+14%), gioielli e orologi (+12%). Questi ultimi due comparti sono i più colpiti quest’anno (-30%) a fronte di un calo più contenuto per gli accessori (scarpe -12% e le borse -18%) e la gioielleria (-15%). 

Vendite auto in europa -7,1% a ottobre, -27,3% primi 10 mesi     

Le vendite di auto in Europa (Ue+Efta+Gb) registrano un calo del 7,1% a ottobre rispetto allo stesso mese di un anno fa. Il dato segna un’inversione di tendenza rispetto al +1,1% di settembre, che era stato il primo segnale positivo del mercato da otto mesi a questa parte. Le vendite, come rileva l’Acea, l’associazione dei costruttori europei, si attestano a 1.129.163 unità. Dall’inizio dell’anno le immatricolazioni sono state di 9.696.928 unità (-27,3%). In Italia le vendite a ottobre sono scese dello 0,2% a 156.958 unità e nei primi 10 mesi dell’anno sono calate del 30,9% a 1.123.194 unità.     

In controtendenza Fca, che a ottobre ha venduto in Europa (Ue+Efta+Gb) 70.172 nuove auto, il 3,2% in più rispetto allo stesso mese del 2019. La sua quota di mercato è salita dal 5,6% al 6,2%. Dall’inizio dell’anno, le vendite del gruppo si sono attestate a 560.202 unità, in calo del 30,8% sullo stesso periodo dell’anno scorso. La quota di mercato è scesa dal 6,1% al 5,8%.     

“In questa situazione le previsioni per l’ultimo scorcio del 2020 e per il 2021 non possono essere che catastrofiche”, afferma Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor. E spiega: “È quindi essenziale che dal Parlamento venga la proposta di un pacchetto per l’auto da inserire nella Legge di Bilancio e che questo pacchetto sia adeguato all’importanza del comparto che, con il suo indotto, vale in Italia il 12% del Pil”.

Agi

Pisano su Immuni: “Da Bending Spoons solo codici, no accesso a dati. Presto campagna su app”

Bending Spoons non fornirà alcun servizio nella gestione dell’app Immuni, né avrà accesso ai dati degli utenti, mentre per pubblicizzarne l’adozione il governo metterà in campo una campagna di comunicazione via tv, radio e social. Il ministro dell’Innovazione Paola Pisano in audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera ha precisato alcune questioni sull’applicazione di contact tracing scelta dal governo per la Fase 2.

A cominciare dal ruolo della società milanese scelta come fornitrice della migliore soluzione tecnica per la realizzazione dell’app. Bending Spoons, precisa Pisano, “ha solo fornito dei codici sorgenti e delle linee di codice. I dati verranno interamente gestiti da soggetti pubblici, e verranno raccolti privi dell’identità dell’utente”, in modo gratuito e perpetuo. Nessun accesso ai dati, nè al server dunque, che “sarà gestito da Sogei”.

Il ministro ha inoltre confermato che l’app seguirà il modello scelto da Google e Apple, che ieri in tarda serata hanno rilasciato una versione ‘betà del software per consentire agli sviluppatori degli enti nazionali di cominciare a provarla. La responsabilità dei dati raccollti dall’app sarà del ministro della Salute e le informazioni cancellate entro dicembre, quando nelle previsioni del governo dovrebbe rientrare l’emergenza coronavirus.

“La modalità dei tracciamento dei contatti”, ha precisato inoltre Pisano “è complementare quella già in uso dal sistema sanitario nazionale”. “Il ministro della Salute ha assicurato in accordo con il Garante della privacy che gli utenti prima dell’attivazione riceveranno tutte le informazioni sui dati trattati. I dati raccolti saranno esclusivamente quelli necessari a individuare i contatti avuti tra l’utente con altri utenti risultati poi positivi. Saranno solo dati di prossimità, è esclusa in ogni caso la geolocalizzazione degli utenti”, ha poi aggiunto.

A emergenza finita i dati verranno cancellati, ma “se un utente lo desidera, la cancellazione dei dati raccolti dall’applicazione Immuni sul proprio smartphone sarà possibile anche prima di dicembre 2020”, ha detto Pisano. Per sensibilizzare gli italiani ad adottare e comprendere l’app e le sue finalità, il ministro annuncia inoltre una campagna di comunicazione che avverrà “sia sui media come radio e tv che sui social”.

E per gestire eventuali richieste di chiarimenti il ministero ha “previsto un call center di primo livello per aiutare utenti che hanno difficoltà nell’uso dell’app, e uno di secondo livello per prendersi cura dei soggetti che scopriranno di essere stati vicini a soggetti contagiati”. 

@arcangeloroc

Agi

 Coronavirus, Landini: “No a licenziamenti, nessuno resti solo”

“Nessuno deve rimanere da solo e nessuno deve essere licenziato”: lo afferma il leader della Cgil, Maurizio Landini, in diretta Facebook commentando il protocollo sulla sicurezza. “Se il governo vara il decreto – aggiunge – mi sembra un altro messaggio importante per non lasciare solo nessuno”.

“C’è bisogno – spiega – che il governo vari il decreto e che metta 4 miliardi sulla cassa integrazione”. “Abbiamo chiesto che scriva una cosa precisa: nessuno deve essere licenziato per il coronavirus”, conclude.

Agi

Elon Musk potrà scrivere tweet su Tesla solo se autorizzato dall’avvocato

Il patron della Tesla, Elon Musk, ha raggiunto un accordo con la Sec (Securities and Exchange Commission), la Consob americana, per porre fine al contenzioso sull’utilizzo di Twitter. L’intesa, in base ai documenti depositati in tribunale, prevede che Musk dovrà in futuro ottenere il ‘via libera’ del legale della Tesla prima di fare dichiarazioni pubbliche, tweet compresi, sulle finanze dell’azienda o su informazioni relative ai suoi piani e progetti.

Se il giudice accoglierà l’accordo patteggiato, Musk non correrà più il rischio di essere ritenuto responsabile di aver violato una precedente intesa con la Sec. L’accordo segna una tregua nella lunga battaglia tra Musk e la Sec, battaglia innescata dall’uso disinvolto di Twitter da parte del miliardario. La querelle era cominciata nell’agosto 2018, quando Musk aveva annunciato su Twitter che stava pensando di togliere Tesla dalla Borsa e aveva già trovato un finanziamento per acquistare le azioni a 420 dollari ciascuna, una cifra molto superiore al prezzo di mercato.

Dopo qualche giorno, Musk aveva riconosciuto che non era vero e che non aveva il finanziamento per l’operazione; ma a quel punto vari investitori e la Sec lo avevano denunciato sostenendo che con i suoi ‘cinguettii’ aveva gonfiato artificialmente le azioni dell’azienda, di cui lui beneficia direttamente, considerato che è il massimo investitore in Tesla. Lo scorso ottobre, la Commissione lo ha punito con 20 milioni di dollari di multa (più altri 20 per Tesla) e Musk ha anche dovuto lasciare la poltrona di presidente (ma non quella di Ceo).

La cifra è stata sborsata e il consiglio di amministrazione ridisegnato, ma le esternazioni social sono continuate. Il 20 febbraio con un ‘tweet’ Musk ha affermato che la società avrebbe prodotto “500.000 vetture nel 2019”, ma poi si è corretto chiarendo che si trattava del “ritmo annualizzato”. Tradotto: a fine 2019, Tesla produrrà 10.000 vetture a settimana; cioè circa 500.000 l’anno se riuscisse a mantenere lo stesso ritmo per 12 mesi. 

Agi

Come funzionava la truffa sui diamanti in cui è incappato anche Vasco Rossi (e non solo lui)

Due milioni e mezzo di euro in diamanti. A Vasco Rossi era stato prospettato come un affare: investire un discreto gruzzoletto nella più preziosa delle pietre per metterla al sicuro da speculazioni e oscillazioni di altri mercati più volubili. Peccato che qualcuno era riuscito a ‘gonfiare’ quei diamanti. Come? Aumentandone il valore e certificandolo grazie alla complicità delle banche.

Non una truffa da ladri di polli come quella messa in piedi dal Madoff dei Parioli che trasformò i risparmi dei vip della Capitale, ma un raggiro che, secondo la Guardia di Finanza, sarebbe stato orchestrato da cinque banche ai danni di investitori e risparmiatori tra cui nomi come la conduttrice radiofonica Federica Panicucci la showgirl Simona Tagli e l’industriale farmaceutica Diana Bracco.

Nell’ambito dell’inchiesta, il Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 700 milioni di euro a Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti

Come funzionava la truffa

Secondo il procuratore aggiunto Riccardo Targetti e il pm Grazia Colacicco, due società – la Intermarket Diamond Business spa (IDB) e la Diamond Private Investement (DPI) – avrebbero ingannato i risparmiatori gonfiando il valore dei diamanti, col supporto delle banche. L’inchiesta penale segue gli accertamenti dell’Antitrust che, a conclusione di due istruttorie, aveva multato le società venditrici e le banche per un totale di oltre 15 milioni di euro.

Nell’ottobre del 2016, il programma televisivo ‘Report’ aveva confrontato i prezzi di listino dei diamanti venduti dalla IDB e dalla DPI, a parità di carato, brillantezza e purezza, con le quotazioni di Rapaport, il listino internazionale dei diamanti riconosciuto in tutto il mondo.

Era emerso che quelli venduti dalle due società nel mirino della Procura di Milano avevano un prezzo doppio rispetto a quello indicato da Rapaport. L’Antitrust aveva verificato che chi li aveva acquistati e voleva rivenderli sul mercato rischiava di perderci e, per questo, era indotto a ricollocarli attraverso la stessa società che glieli aveva venduti pagando però commissioni salate per il disinvestimento.

Sempre stando all’Autorità, ed è anche l’ipotesi sulla quale sta lavorando la Procura, gli istituti di credito erano il principale canale per la vendita dei diamanti per entrambe le società di cui utilizzavano il materiale informativo per ‘piazzare’ i preziosi ai clienti, svolgendo un cruciale ruolo di intermediazione. I fatti al centro dell’inchiesta sono compresi tra il 2012 e il 2016 e tra gli indagati c’è il direttore generale di Banco Bpm, Maurizio Faroni, accusato di autoriciclaggio.

Il sequestro  così ripartito, per l’ipotesi di reato di truffa: 149 milioni nei confronti di IDB, 165milioni di DPI, 83,8 di Banco Bpm e di Banca Aletti, 32 milioni di Unicredit, 11 milioni di Intesa Sanpaolo, 35,5 di Mps. Per l’ipotesi di autoriciclaggio, il sequestro è di 179 milioni per IDB e di 88 milioni per DPI.

Agi

Storia dell’azienda che assume solo ultra 50enni rimasti senza lavoro

Un'azienda al "contrario". Tra le numerose aziende che chiudono, ce n’è una che apre. Al contrario di chi offre lavoro precario, c'è chi mette in campo contratti a tempo indeterminato. A fronte di chi cerca di "giovani con esperienza", spunta chi assume soltanto cinquantenni reduci da disoccupazione, precariato e fallimenti.

La notizia arriva dal quotidiano La Nazione, che racconta come la MrKelp, azienda fiorentina nel settore dei multiservizi, si sia trasformata da semplice iniziativa imprenditoriale a caso più unico che raro.

Leggi ancheQual è il lavoro dei sogni degli italiani (secondo Linkedin)

Finora sono una ventina le persone assunte dalla MrKelp, guidata da tre coraggiosi imprenditori, Alessandro Marzocca, Simone Orselli e Serena Profeti. "Fin da subito abbiamo optato per assunzioni che privilegiassero l’inserimento di donne e uomini che avessero perso il proprio lavoro o dovuto cessare la propria attività a causa della crisi – spiega Alessandro Marzocca –. Vogliamo dare opportunità a persone sui cinquanta che si trovano in grande difficoltà, aiutandole ad inserirsi nuovamente nel mondo del lavoro".

Le storie 

Storie che raccontano di lavoro che sparisce, imprese che falliscono, stipendi e contributi non pagati. Di una vita dove rischia di venir meno la dignità di guardare in faccia la famiglia. Tra i neoassunti c'è Massimo che ha 56 anni e prima della crisi aveva un'azienda sua "Ho pensato che per me non ci sarebbe stato più spazio" – racconta – "Ci siamo rimessi tutti in discussione e, oggi, possiamo dire che la scommessa è vinta". E' così anche per Ercole, 57 anni senza speranza di poter tornare ad avere una busta paga "Erano cinque anni che non l’avevo più, sono riuscito a risollevarmi, a tornare vivere tranquillo". Carlo, invece, si è trovato a piedi dopo anni di contratti a tempo determinato. "Graduatorie improvvisamente chiuse e porta sbattuta in faccia a me e a molte altre persone. Posso garantire che stare senza lavoro, oggi, è qualcosa che non può esistere".

Cos'è MrKelp

"L’idea è nata da un gruppo di amministratori di condomini e immobili, a Firenze, che ha sentito l’esigenza di creare un servizio efficace e di qualità per le pulizie e le piccole riparazioni dei propri stabili" si presenta così sul sito ufficiale l'azienda toscana di multiservizi, nella sezione dedicata al Chi siamo. "Il compito principale di Mr. Kelp è quello di trovare soluzioni semplici e immediate per i problemi più diversi che, ogni giorno, possono venire alla luce nella gestione degli immobili".

I dati Istat

Secondo gli ultimi dati Istat, relativi al mese di agosto, si stima un aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%, pari a +46 mila unità). L’aumento coinvolge principalmente gli uomini e si distribuisce in tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Il tasso di inattività sale al 34,5% (+0,1 punti percentuali). Nell’anno, tuttavia sono aumentati gli occupati ultracinquantenni (+393 mila), mentre calano nelle altre classi d’età. Per i giovani tra i 15 e i 24 anni la percentuale dei disoccupati è del 31%. 

Agi News

La mobilità sostenibile non è solo elettrica. L’avanzata dei veicoli a gas

Non solo auto elettrica. La mobilità sostenibile infatti comprende anche i veicoli a gas che nell’ultimo periodo hanno avuto una diffusione altrettanto importante contribuendo a rendere l’aria più respirabile e con risparmi notevoli per le tasche degli automobilisti. Il gas (da non confondere con il gpl che è miscela di combustibili, principalmente propano e butano, sottoprodotti del processo di raffinazione del petrolio greggio) inoltre, a differenza dell’elettrico, può essere utilizzato come carburante anche per il trasporto pesante (camion e tir) oltre che navale, mezzi di trasporto che, almeno finora, non possono camminare con le batterie.

Secondo i dati Aci nel 2017 i veicoli a metano circolanti in Italia hanno superato il milione, circa il 2% del parco totale. A maggio 2018 la quota di mercato delle auto a metano in Italia è salita al 3% a fronte dell’1,7% di fine 2017. La rete di distribuzione negli ultimi 15 anni è triplicata con un trend di crescita pari al 5% annuo. Oggi per il metano ci sono 1.263 stazioni di rifornimento su tutto il territorio nazionale, di cui 46 in autostrada, la rete più capillare d’Europa. I Tir a gnl (gas naturale liquefatto) negli ultimi tre anni sono aumentati del 900%, passando dai circa 100 del 2015 ai mille del 2018. Le stazioni di rifornimento a gnl sono salite a 20 e potenzialmente possono arrivare fino a 15.000 unità nei prossimi anni.

Un’auto a gas emette il 30% in meno di CO2

Secondo Federmetano un’auto a gas naturale è in grado di abbattere fino al 96% le polveri sottili (la sostanza che rende l’aria delle nostre città irrespirabile) e al 70% l’ossido di azoto rispetto a un tradizionale motore Euro 6 diesel e di emettere il 30% in meno di anidride carbonica (CO2) di un’auto a benzina.

La direttiva europea e la posizione del governo italiano

Con il recepimento della direttiva europea Dafi (Directive on the deployment alternative for fuel initiative) sarà più facile eliminare gli ostacoli che finora, in Italia, hanno rallentato la diffusione di questo tipo di veicoli e che riguardano essenzialmente l'erogazione e la rete di distribuzione. Le nuove norme permetteranno all'automobilista di rifornirsi di metano in modalità self-service e con semplicità mantenendo elevati standard di sicurezza: per esempio, non ci sarà più bisogno di una tessera di abilitazione, ma per il riconoscimento basterà la carta di credito e si avrà a disposizione un tutor on line che impartirà le procedure da seguire per un corretto rifornimento, spiega l’Aci.

Per quanto riguarda l’Italia, il passato governo aveva espresso “una neutralità tecnologica” tra le fonti di alimentazione green, metano, appunto, ed elettrico. “Non ci deve essere una tecnologia prevalente rispetto a un'altra", aveva detto l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Bisognerà vedere come si muoverà l’attuale. Per ora Luigi Di Maio ha parlato di auto elettrica e del progetto per l'auto senza guidatore di Google.

Le iniziative infrastrutturali per la mobilità a metano

In ogni caso, molte sono le iniziative delle aziende per diffondere questo tipo di mobilità. Pochi giorni fa Eni e Snam, attraverso la controllata Snam4Mobility, hanno firmato un accordo per realizzare 20 nuove stazioni di rifornimento di CNG (gas naturale compresso) per autotrazione sul territorio nazionale. L’intesa prevede la progettazione, realizzazione e manutenzione da parte di Snam di 20 nuovi impianti di CNG all’interno della rete nazionale di distributori Eni.

Sempre Snam, a maggio, ha firmato con Baker Hughes un accordo per lo sviluppo di infrastrutture di micro-liquefazione indirizzato al trasporto pesante su strada e per promuoverne l’avvio nei trasporti via mare in Italia. Le due società valuteranno entro la fine dell’anno la possibile realizzazione di quattro impianti di micro-liquefazione distribuiti sul territorio nazionale. Gli impianti di micro-gnl sarebbero i primi in Italia e tra i primi in Europa di questa tipologia. Il bio-gnl è l’unica tecnologia esistente per lo sviluppo di carburanti totalmente rinnovabili e a zero emissioni di CO2 per i veicoli pesanti.

Agi News

Zuckerberg ha venduto azioni di Facebook per 500 milioni in un solo mese 

Mark Zuckerberg, 34enne fondatore e amministratore delegato di Facebook, ha venduto circa 500 milioni di dollari di azioni della sua società a febbraio. Lo ha rivelato Reuters. I soldi serviranno al numero uno di Facebook per finanziare il suo veicolo di investimento filantropico, la Czi (Chan Zuckerberg Initiative). Una mossa che non deve sorprendere. Zuckerberg da tempo sta accelerando la vendita delle sue azioni per finanziare la fondazione creata con sua moglie Priscilla Chan nel 2015.

Alcuni documenti che Reuters ha avuto modo di visualizzare giovedì dimostrano che Zuckerberg ha venduto 685.000 azioni per un controvalore di 125,4 milioni negli ultimi tre giorni di febbraio, vendite che hanno portato quelle dell'intero mese a circa 2,7 milioni di azioni per un valore di 482,2 milioni. "Queste vendite sono l'ultimo tassello di un processo che Mark ha cominciato lo scorso settembre per finanziare il lavoro della Chan Zuckerberg Initiative nel campo della scienza, dell'istruzione e delle questioni relative alla giustizia e alle pari opportunità", ha detto a Reuters un portavoce della fondazione.

Zuckerberg aveva già annunciato che avrebbe venduto nei prossimi anni il 99% delle sue azioni di Facebook in favore della Czi. Finora ha venduto 1,6 miliardi di azioni tra il 2016 e il 2017, secondo un calcolo fatto dal sito di informazione tecnologica Recode. La sua fondazione è assai simile a quella di altri miliardari americani, primi tra tutti Bill Gates con sua moglie Melinda e Warren Buffet con la sua Buffet Foundation.

Agi News

Se pensate che i Big Data siano solo soldi facili per i giganti del web, sbagliate  

 I big data rappresentano la nuova frontiera del business, ma anche della tecnologia e dell'innovazione. big data è un termine ricorrente ma che rischia di essere fuorviante. La traduzione letterale, 'grandi dati', fa pensare a un'enorme mole di dati utilizzabile per il business online. Questo è vero solo in parte, perché questa enorme quantità di dati non è sempre liberamente condivisa e disponibile per tutti.

I dati generati dai telefoni, dalle carte di credito, dai pagamenti online, dalle tv contiene effettivamente un'impressionante quantità di informazioni: nomi, indirizzi e codici email, conti bancari, numeri telefonici, ma anche preferenze di acquisto, gusti, interessi personali, dati sulla salute. Si tratta di una massa di informazioni che non è facile da quantificare, perché ha superato l'ordine degli Zettabyte (10 alla 21esima byte), un numero teorico, per archiviare il quale occorrono strumenti e metodologie che non tutti hanno a disposizione.

La rivoluzione dei big data e, in generale, il termine big data si riferisce proprio a cosa si può fare con tutta questa quantità di informazioni e quindi, in termini tecnologici, agli algoritmi capaci di trattare così tante variabili in poco tempo e con risorse computazionali adeguate.

 

No, i big data non interessano solo il settore dell'Information Technology

Il paragone è presto e fatto: fino a poco tempo fa, uno scienziato per analizzare una montagna di dati che oggi definiremmo Small o Medium Data avebbe impiegato molto tempo e si sarebbe servito di computer mainframe da oltre 2 milioni di dollari. Oggi, con un semplice algoritmo, quelle stesse informazioni possono essere elaborate nel giro di poche ore, magari sfruttando un semplice laptop per accedere alla piattaforma di analisi, oppure incrociando e analizzando i dati con i cloud. Il bello è che i big data non interessano solo il settore dell'Information Technology, per il quale vengono impiegati strumenti come il cloud computing, gli algoritmi di ricerca e via discorrendo, ma sono necessari e utili nei business più disparati:

  • automobili che si guidano da sole,
  • medicina
  • commercio
  • astronomia
  • biologia
  • chimica
  • farmaceutica
  • turismo
  • finanza
  • gaming.

Nessun settore in cui esiste un marketing e dei dati da analizzare può dirsi indenne dalla rivoluzione big data.

I principali collettori di big data

Google, Facebook e Amazon, numeri uno rispettivamente dei motori di ricerca, dei social network e dei servizi online, sono i prioincipali collettori di big data del mondo e li ottengono gratis, o quasi. Per muoverci su questi siti noi non paghiamo ma in compenso offriamo loro una mole di dati personali impressionante, che questi colossi possono facilmente collegare e incrociare tra loro, disponendo così di un bene inestimabile: i nostri big data personali.

In base all'attuale legislazione le autorità antitrust sanno bene che le compagnie che abbattono i prezzi per le clientela possono essere grandi e potenti quanto vogliono, cioè non sono soggette ai limiti antitrust, non abusano della loro posizione dominante. Google, Facebook e Amazon offrono i loro servizi praticamente gratuitamente e concorrono ad abbassare i prezzi. Tuttavia un bene, o un servizio non è gratuito se invece di pagarlo in dollari e in euro lo paghiamo in dati, che poi vengono monetizzati per altre vie. Tanto piu' che i nostri dati personali sono difficilmente prezzabili.

Altro problema è quello che pongono le tecnologie delle aziende high tech, le quali custodiscono questi dati, al riparo da occhi indiscreti (inclusi quelli dei governi e delle autorità di pubblica sicurezza), cioè li monopolizzano, o li mettono in vendita (Facebook in testa), dopo aver ottenuto a prezzi stracciati e in modo non sempre chiaro a tutti il diritto di farlo. Tra il 2011 e il 2014 è diventato evidente, indiscutibile, che i big data, rappresentano una ricchezza inestimabile, che sono l'oro, il petrolio del futuro: il 'tesorò del mondo digitalizzato.

Gli specialisti della trasformazione dei big data in pubblicità mirate

Il problema è che i big data non sono beni, servizi, o materie prime qualunque, viaggiano dentro delle macchine e non si vedono, non si toccano. Vengono raccolgono, in quantità gigantesche,  dai colossi del web, in particolare Google, Amazon, Apple, Facebook, i quali fin dal 2015, fiutato l'affare, hanno iniziato ad assumere esperti che hanno lavorato per dotarli di tecnologie in grado di archiviarli, analizzarli, incrociarli, sfruttarli economicamente.

Amazon e Netflix sono diventate specialiste nel trasformare i big data in proposte di acquisto, pubblicità ad hoc, coupon, sconti e quant'altro il marketing online suggerirà in futuro. Sulla base dei big data le assicurazioni e le società di carte di credito sono in grado di valutare il rischio di credito dei clienti. Nella sfera della sicurezza pubblica, della sanità e della previdenza ci sono enormi potenzialità per i big data, tanto che Apple e il dipartimento Usa alla Giustizia hanno già ingaggiato un duello all'ultimo sangue per il diritto di accesso ai dati personali di criminali, che l'azienda di Cupertino si è rifiutata di dare in nome della difesa della privacy.

Google, analizzando i gruppi dei termini di ricerca digitati dagli utenti sul proprio motore, era riuscito a prevedere nel 2008 l'avanzamento dei focolai di infliuenza negli Usa piu' velocemente di come lo stesso ministero della salute non fosse riuscito a fare utilizzando i record di ammissione ospedaliera delle strutture sanitare pubbliche e private. Lo stesso dicasi per i dati utilizzabili in termini di manipolazione politica. Insomma, i big data, sono diventati una miniera d'oro per chi li raccoglie ed è in grado di sfruttarli.

Il vero confine tra cervello umano e macchine: l'analisi dei dati

Un cervello umano non può digerire e processare la montagna di informazioni dei big data, è troppo lento per trasformare in intuizioni, decisioni e ipotesi di lavoro una simile mole di dati. Macchine e algoritmi invece sono perfette a questo scopo, digeriscono montagne di dati e li intrecciano, li mettono in relazione tra loro, ricavando così modelli ricorrenti, osservazioni, soluzioni. Gli ingegneri in grado di costruire queste macchine e l'architettura software in grado di farle fuzionare, dapprima sono stati ingaggiati dai colossi di Internet, poi si sono messi in proprio, creando startup specializzate, presto diventate 'unicorni', cioè società del valore di piu' di un miliardo di dollari.

La nuova frontiera dei big data è comunque quella dell'intelligenza artificiale e del 'machine learning', cioè dei dispositivi a intelligenza artificiale forte, dotati di schede di istruzione più complesse, basate su algoritmi di apprendimento, cioè su programmi particolari, che consentono alla macchina di apprendere funzioni e comportamenti molto potenti, grazie all'interazione con l'ambiente esterno.

Una delle applicazioni commerciali più innovative del machine learning è l'assistente digitale degli smartphone , uno strumento pensato per pianificare la giornata, gli appuntamenti, l'organizzazione della vita, non solo quella domestica ma anche quella sociale e lavorativa, dell'utente. Il dispositivo, in teoria, potrebbe essere programmato anche per giocare a scacchi, in ogni modo ragiona, pianifica, decide, apprende, comprende, comunica, manipola oggetti, tende a sostituire il cervello umano anche nelle sue funzioni piu' complesse, affronta il problem solving, ha funzioni che hanno un fondamento ontologico (si rappresentano ciò che esiste), cioè una capacità di apprendimento automatico.

Il fondamento conoscitivo dell'intelligenza artificiale: l'apprendimento delle macchine

Insomma, il machine learning, non è un programma di istruzioni, per quanto complesso,  ma è un fondamento conoscitivo che permette almeno tre tipi di apprendimento.

Il primo è quello non supervisionato, che è tipico dei motori di ricerca.

Il secondo è un apprendimento supervisionato, tipico di alcune macchine biomediche, che tengono conto dei dati biometrici passati, o dell'identificazione vocale, che migliora sulla base degli ascolti audio passati, o quello che consente l'identificazione visiva, che ha grandi capacità di sviluppo potenziali e può procedere a riconoscimenti inaspettati, molto utili nelle indagini poliziesche.

Il terzo tipo di apprendimento è quello cosiddetto per rinforzo, come il Q-learning, che permette di adattarsi all'ambiente, usa le reti neurali artificiali e la logica fuzzy. Questo apprendimento può trovare applicazioni in campo finanziario, per programmare gli investimenti, oppure in campo medico, ingegneristico, nelle auto che si guidano da sole, nelle case intelligenti, ed è programmato per scambiare informazioni con i 'cloud', archivi dati super-potenti, che dispongono di una memoria infinitamente superiore a quella della mente umana.

Il problema vero è che alla sua massima potenza, l'intelligenza diventa incomprensibile

Queste macchine intelligenti sono molto potenti, hanno capacità che la mente umana non possiede, come d'altra parte hanno anche i computer di calcolo, ma sono ancora molto lontani dal funzionare come un cervello umano, restano macchine artificiali. Dunque, il problema vero dell'Intelligenza Artificiale è che quando l'AI si esprime al massimo della sua potenza diventa spesso incomprensibile. Di qui il problema, ancora non del tutto risolto, di rendere pienamente applicabili nel mondo reale le macchine intelligenti più forti, più complesse. La soluzione fin qui adottata tende a indirizzare la ricerca sull'intelligenza artificiale a servirsi di sistemi applicativi misti, dotati di più algoritmi e in grado di riconoscere quando le risposte o le raccomandazioni finiscono fuori controllo.

Agi News

Ecco perché una sede Amazon fa gola a molte città (non solo italiane)

E’ stato inaugurato ufficialmente il 18 settembre il terzo centro di distribuzione italiano di Amazon. Jeff Bezos ha scelto Larizzate in provincia di Vercelli come luogo di smistamento dei migliaia di articoli che finiranno nei prossimi mesi dentro le case degli italiani. Per il momento l’hub è operativo e i circa 200 dipendenti hanno iniziato a stoccare il materiale sugli scaffali, ancora non si conosce però il periodo in cui prenderà il via l’attività di smistamento.

In Italia Amazon già distribuisce da Caste San Giovanni in provincia di Piacenza e da Passo Corese in provincia di Rieti. 

Tutto quello che c’è da sapere sul polo di Vercelli

Il polo logistico da 107.000 metri quadrati – si legge su La Stampa – è sorto in pochi mesi alle porte di Vercelli. Il logo scelto per il capannone è un airone cinerino, uccello tipico delle campagne vercellesi. Migrando dall’Asia e dall’Africa, il volatile dal becco e dalle zampe di forma curiosa ha trovato nelle risaie il suo habitat: “Anche Amazon viene da lontano, dall’America – sottolineano dal colosso mondiale dell’e-commerce – ma proprio come l’airone, vogliamo diventare parte integrante del territorio”. Ed è anche per questo motivo che tutte le sale riunioni del centro di distribuzione sono state intitolate alle diverse tipologie di riso, elemento d’identità della zona. Quindi c’è la sala Carnaroli, la Arborio, la Sant’Andrea e così via.  

Inoltre quello di Vercelli sarà un centro di distribuzione di categoria 'Non Sort' ('Non Sortable'), a differenza ad esempio di quello di Piacenza, che è invece 'Sort'. Questi si occupano della gestione di tutti i prodotti che, per dimensioni e peso, sono al di sotto dei 13 chili di peso e non devono essere alti più di 25 centimetri e lunghi più di 45. In questi magazzini gli articoli vengono stoccati in scaffalature di media grandezza, e non servono mezzi per movimentare la merce, bastano dei semplici carrelli. Tutti gli altri articoli che superano queste dimensioni sono definiti «Non Sortable», e saranno quelli custoditi nel polo di Larizzate. La procedura, in questo caso, è differente: in base al peso dell’articolo, vengono utilizzati carrelli più grandi rispetto a quelli tradizionali, ma anche dei mezzi che permettono di stoccare i prodotti in scaffalature che si sviluppano in altezza.

Le prossime aperture italiane

Il prossimo 3 ottobre – scrive Diariodelweb –  un magazzino di 8mila metri quadrati sorgerà a Crespellano, alle porte di Bologna. Lo stesso vale per Casirate d’Adda (Bergamo), dove dovrebbe sorgere un capannone ultra-tecnologico di 40mila metri quadrati, per il quale sarebbero previste ben 400 assunzioni. Piano piano anche in Italia sta nascendo una serie di magazzini pronti a distribuire merce on-demand in qualsiasi momento, il più in fretta possibile. Le logiche del colosso di Jeff Bezos sono sempre state chiare: rapidità e una customer experience soddisfacente.

Negli Stati Uniti è scattata la gara per aggiudicarsi la sede Amazon

E’ bastato un annuncio per scatenare la fantasia e la frenesia di molte città americane che vogliono aggiudicarsi la seconda sede americana – in ordine di grandezza – di Amazon.

D’altra parte non possono essere biasimate, visto che la seconda casa di Amazon porterebbe 50.000 posti di lavoro e un investimento di 5 miliardi di dollari, oltre che una popolarità senza precedenti, considerando che si tratta dalla sede dell’Internet company più grande al mondo. Ogni città ha cercato di farsi notare in vari modi – scrive Mashable -, ad esempio Tucson in Arizona ha deciso di tagliare un cactus di 21 metri e di inviarlo come dono a Jeff Bezos.

Anche il sindaco di Pittsburgh, Bill Peduto, ha corteggiato su Twitter il gigante dell’e-commerce e quello di Kansas City, Sly James, ha elencato tutti gli aspetti positivi della città scrivendo un editoriale sul Kansas City Star.

Con un post su Facebook si è fatta notare Huntsville, in Alabama. La città ospita già la sede Nasa e altre grandi aziende di ingegneria.L’interesse è arrivato anche da parte di grandi città come Houston, New York e Boston.

 

 

 

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