Tag Archive: rialzo

Milano e le borse europee sono in netto rialzo

La Borsa di Milano e quelle europee sono in netto rialzo. Il Chicago Board Option Exchange Volatility Index, termometro della febbre sui mercati innescata dall’emergenza coronavirus, sembra aver arrestato la sua corsa.

L’indice della paura di Wall Street, in un contesto di massima volatilità sui mercati, rallenta del 5% a 72 punti ma resta comunque molto al di sopra dei livelli di guardia. Dopo il balzo di lunedì di quasi 25 punti a 82,69 punti (che ha superato il record a quota 80,74 del 21 novembre 2008) l’indicatore della volatilità ha allentato il passo.​

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Le Borse europee aprono in rialzo sulla scia dei mercati asiatici, Milano +0,21%

Le Borse europee aprono positive sulla scia del rimbalzo dei mercati asiatici e dopo le perdite di ieri legate al timore di un rallentamento dell’economia globale e al perdurare dell’incertezza sulla Brexit.     

A Londra l’indice Ftse 100 sale dello 0,22% a 7.193,30 punti, a Parigi il Cac 40 avanza dello 0,20% a 5.271,14 punti e a Francoforte il Dax dello 0,24% a 11.374,18 punti. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib segna +0,21% a quota 21.106 punti. All Share +0,25%.

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Petrolio chiude in forte rialzo, +8,7% a New York sopra 46 dollari

Chiusura in forte rialzo per il petrolio a New York. Al Nymex il Wti guadagna l'8,7%, il più forte rialzo da novembre 2016, a quota 46,22 dollari.  I prezzi del petrolio Usa rimbalzano, dopo essere scesi ai minimi dal 2017, per il timore di un rallentamento dell'economia globale e quindi di un indebolimento della domanda.

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Manovra: spread in calo a 310 punti, Milano apre in rialzo

All'indomani del varo della manovra e del Dl fiscale, la Borsa di Milano ha aperto positiva e lo spread  tra Btp e Bund tedeschi è in calo a 301 punti, contro i 305 della chiusura di ieri. Il rendimento del decennale arretra al 3,521%. In avvio di contrattazioni, l'indice Ftse Mib guadagnava lo 0,14%. Tra i titoli, A2A +1,48%, Buzzi Unicem -1,85%, Pirelli -1,21%.

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Borse europee aprono in rialzo dopo accordo Usa-Messico, Milano +0,06%

Le Borse europee aprono in rialzo dopo l'accordo commerciale tra Stati Uniti e Messico per una ridefinizione del Nafta, l’area di libero scambio nordamericana che comprende anche il Canada. L'intesa prevede revisioni ogni sei anni, in cui possono essere aggiunte estensioni di altri sedici anni, se le parti concordano. Il presidente Trump ha parlato ieri di "grande giorno per il commercio", definendolo "un accordo veramente buono per entrambi i Paesi".
    A Parigi il Cac 40 avanza dello 0,19% a 5.489,51 punti, a Londra l'indice Ftse 100 dello 0,77% a 7.635,77 punti e a Francoforte il Dax guadagna lo 0,32% a a 12.578,65 punti. L'indice Ftse Mib di piazza Affari esordisce a +0,06% a 20.811 punti

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Petrolio: i motivi del rialzo e perché potrebbe tornare a 80 dollari al barile

I prezzi del petrolio continuano la loro corsa dopo aver toccato ieri i massimi da tre anni. Alcuni analisti sostengono che gli effetti dei tagli decisi dall'Opec Plus (i 14 Paesi produttori del cartello più gli altri 10 con in testa la Russia) all'inizio del 2017 stiano cominciando a dispiegare i loro effetti. In realtà, gli osservatori piu' attenti non condividono appieno tale visione. La gerarchia dei motivi che ha fatto tornare i prezzi di Brent e Wti ai livelli di dicembre 2014 vede al primo posto le tensioni geopolitiche. In particolare, quelle con l'Iran stretta tra contrasti interni e internazionali con lo spettro di nuove sanzioni; c'è poi la ripresa economica globale e solo dopo le decisioni prese a Vienna a novembre 2016.

Secondo l'ultimo report della divisione commodity di Citigroup tra i fattori principali che influenzeranno l'andamento delle quotazioni quest'anno c'è proprio l'Iran. Bisognerà capire cosa succederà, quali saranno le prossime mosse del presidente Usa Donald Trump, in ogni caso la sola incertezza sta contribuendo in maniera determinante all'impennata dei prezzi. Nuove sanzioni, spiega il rapporto di Citi, porrebbero il problema per Teheran di dislocare "almeno 500.000 barili al giorno delle esportazioni di greggio, specialmente quelle dirette in Corea e in Giappone e in alcuni paesi europei". Tale eventualità per la banca d'affari vale 5 dollari in più per il barile.

Ci sono poi le debolezze di cinque produttori Opec – Iran, Iraq, Libia, Nigeria e Venezuela – le cui interruzioni nelle forniture quest'anno potrebbero aumentare rispetto al 2017 quando 'costarono' 2 milioni di barili al giorno. L'instabilità politica ed economica interna di questi paesi, stima Citi, potrebbero togliere dal mercato fino a 3 milioni di barili al giorno. "Se ciò si verificasse nel 2018, e in particolare nella prima metà dell'anno, il petrolio sarebbe molto probabilmente scambiato tra i 70 e gli 80 al barile", evidenzia la banca d'affari americana.

Il ministro dell'Energia degli Emirati Arabi Uniti, Suhail Mohammed Al Mazrouei, che è anche il presidente dell'Opec, ha affermato che "il riequilibrio prosegue, tutti i fattori sono positivi e saremo in grado di realizzare l'equilibrio entro la fine del 2018". Il ministro, parlando alla Cnbc araba, ha precisato che gli stock di petrolio hanno continuato a diminuire, ma che "occorre ancora ridurre le eccedenze di 100 milioni di barili". Secondo il ministro l'accordo Opec e non Opec va applicato e prolungato per tutto il 2018.

Bisognerà vedere se tutti la penseranno così i primi di giugno quando i 24 paesi dell'Opec Plus si rivedranno per un aggiornamento sulla situazione del mercato petrolifero. Soprattutto se si sarà realizzata la previsione di Citigroup e il prezzo del greggio sarà arrivato a 80 dollari al barile. 

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Borse asiatiche: chiudono in rialzo, Hong Kong +0,8%

(AGI) – Roma, 25 mag. – Le Borse asiatiche chiudono in rialzo e ignorano i moniti di Moody’s, che ieri ha declassato il rating sovrano della Cina e oggi, di riflesso, quello di Hong Kong. Tokyo chiude in rialzo dello 0,38%, Hong Kong dello 0,8% e Shanghai dello 0,72%. (AGI)
Gaa

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Euro: chiude in rialzo sopra 1,07 dollari

(AGI) – Roma, 3 feb. – L’euro chiude in rialzo sopra 1,07 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0788 dollari, dopo aver piu’ volte superato nei giorni scorsi quota 1,08. Il biglietto verde e’ in calo anche sullo yen a 112,43. Prosegue dunque l’indebolimento del biglietto verde, per l’incertezza sulle future misure economiche del presidente Donald Trump. Euro/yen in calo a 121,30. (AGI)
Gav

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