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Effetto Covid sui conti dell’Eurozona, debito per la prima volta oltre 100%

AGI – Alla fine del primo trimestre del 2021, ancora fortemente influenzato dalle misure politiche volte a mitigare l’impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus e dalle misure di stimolo, il rapporto tra debito pubblico e Pil nell’eurozona ha superato per la prima volta il 100%: il rapporto si è attestato al 100,5% rispetto al 97,8% alla fine del quarto trimestre del 2020.     

Nell’Ue, il rapporto è passato dal 90,5% al ​​92,9%. Rispetto al primo trimestre del 2020, il rapporto tra debito pubblico e Pil è aumentato sia nell’area dell’euro (dall’86,1% al 100,5%) sia nell’Ue (dal 79,2% al 92,9%). È quanto risulta dai dati pubblicati dall’Eurostat. 

I rapporti più elevati tra debito pubblico e Pil alla fine del primo trimestre del 2021 sono stati registrati in Grecia (209,3%), Italia (160%), Portogallo (137,2%), Cipro (125,7%), Spagna (125,2%), Belgio (118,6%) e Francia (118,0%) e il più basso in Estonia (18,5%), Bulgaria (25,1%) e Lussemburgo (28,1%).     Rispetto al quarto trimestre del 2020, 23 Stati membri hanno registrato un aumento del loro rapporto debito pubblico/Pil alla fine del primo trimestre del 2021, altri due hanno mostrato una diminuzione, mentre è rimasto invariato in Slovacchia e Bulgaria. Gli aumenti più forti del rapporto sono stati osservati a Cipro (+6,5 punti percentuali), Repubblica Ceca (+6,3 pp), Spagna (+5,3 pp), Slovenia (+5,2 pp), Belgio (+4,4 pp), Malta e Italia (+4,2% ciascuno).

Nel primo trimestre del 2021, il rapporto tra deficit e Pil si è attestato al 7,4% nell’eurozona e al 6,8% nell’Ue, in calo ma comunque a un livello elevato. E’ quanto riporta l’Eurostat.     Nel primo trimestre del 2021, la maggior parte degli Stati membri ha continuato a registrare un disavanzo pubblico.


Effetto Covid sui conti dell’Eurozona, debito per la prima volta oltre 100%

L’Egitto si appresta a costruire la sua prima centrale nucleare 

AGI – L’Autorità egiziana per le centrali nucleari ha completato la presentazione dei documenti necessari per ottenere il permesso di avviare la costruzione della prima centrale nucleare in territorio egiziano, a El-Dabaa, Marsa Matrouh. La centrale dovrà generare elettricità con una capacità di 4800 megawatt (Mw). Lo ha annunciato Hisham Hegazy, capo del settore combustibili nucleari dell’Autorità, intervenendo durante una tavola rotonda sul ruolo dell’energia nucleare nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile, organizzata dalla società russa Rosatom in coordinamento con l’Autorità per le centrali nucleari.

Nel suo intervento, riportato dai media egiziani, Hegazy ha aggiunto che l’Egitto ha un piano ambizioso per espandere i progetti di energia nucleare per generare elettricità. Il sito di El-Dabaa si trova nelle immediate vicinanze delle interconnessioni ferroviarie, stradali e di trasmissione.
 


L’Egitto si appresta a costruire la sua prima centrale nucleare 

La Germania si muove per prima (e fa una legge) contro “lo strapotere” dei giganti del web

La Germania ha varato una legge bipartisan sulla concorrenza per frenare lo strapotere sui mercati dei giganti di internet, a partire da Amazon, Apple, Google e Facebook. L’emendamento alla legge sulla concorrenza è stato deciso con una maggioranza più ampia della coalizione di Cdu e Spe che governa e anche i verdi hanno votato sì. La modifica della normativa antitrust entra in vigore subito.

“La concorrenza deve essere protetta, qui si tratta proprio di una legge fondamentale, di una ‘costituzione’ per la nostra economia sociale di mercato per il digitale”. Così Falko Mohrs, deputato socialdemocratico ha spiegato il senso della legge, il cui obiettivo è quello di tenere a bada i cosiddetti ‘Gafa’, ovvero Google, Apple, Facebook e Amazon. “Vediamo la tendenza di creare monopoli, una concentrazione di potere dei grandi nei mercati digitali, e’ un processo sempre più veloce”, ha dichiarato Mohrs, secondo il quale con la nuova legge la Germania può “contrastare il comportamento improprio di aziende digitali che hanno un peso eccessivo sul mercato”.

Come? Due le misure immediate: l’Antitrust tedesca (Bundeskartellamt) avrà più poteri d’indagine nei confronti delle aziende e potrà controllare meglio le fusioni sul mercato digitale e per rendere più veloce i processi l’unica e ultima istanza sarà della Corte federale di giustizia di Karlsruhe (Bundesgerichtshof). Il governo tedesco spiega che tra l’altro in futuro si potrà vietare alle aziende digitali di trattare sulle proprie piattaforme le offerte di altri concorrenti peggiori delle proprie.

La nuova legge, secondo il portavoce di politica economica della Cdu, Joachim Pfeiffer, è “il progetto più importante della legislatura” ed è unica in Europa, “si tratta di un lavoro pionieristico”. Il governo tedesco vuole accompagnare e portare avanti i tentativi dell’Europa di creare un quadro normativo europeo, con il ‘Digital Markets Act’, una proposta di legge portata avanti dalla zarina dell’Antitrust Ue, Margrethe Vestager e dal capo del digitale Ue, Thierry Breton, che stabilisce un elenco di cose da fare e da non fare, nonché una serie di pesanti sanzioni per i giganti di Internet.

Tra queste: che le aziende con oltre 45 milioni di utenti dell’Ue diventino “gatekeeper” digitali, rendendole soggette a normative più rigorose. Inoltre, le imprese potrebbero essere multate fino al 10% del loro fatturato annuo per violazione delle regole di concorrenza; potrebbe anche essere richiesto di vendere una delle loro attività o parti di essa (inclusi diritti o marchi); le piattaforme che rifiutano di conformarsi e “mettono in pericolo la vita e la sicurezza delle persone” potrebbero avere il loro servizio temporaneamente sospeso “come ultima risorsa”.

E ancora: le aziende dovranno informare l’Ue prima di eventuali fusioni o acquisizioni pianificate; alcuni tipi di dati devono essere condivisi con le autorità di regolamentazione e i concorrenti; le aziende che favoriscono i propri servizi potrebbero essere bandite; le piattaforme devono essere maggiormente responsabili dei contenuti illegali, inquietanti o fuorvianti.

La legge tedesca anticipa quella europea e prevede che ogni anno il Bundestag sia informato con un rapporto ufficiale sulle sue applicazioni. Le esperienze tedesche con la nuova legge saranno poi comunicate alle istituzioni Ue e agli Stati membri. Berlino si prepara dunque a fare da apripista a Bruxelles.

 


La Germania si muove per prima (e fa una legge) contro “lo strapotere” dei giganti del web

Le vendite di Gucci sono calate la prima volta dal 2016. Forse colpa di un maglione

Gucci ha potenziato il suo marchio e le vendite, utilizzando i social media, ma la scelta si è rivelata un boomerang, e le vendite negli Usa sono calate nel primo trimestre, per la prima volta dal 2016.

La responsabilità, rileva il Wall Street Journal, è stata di un maglione della collezione autunno/inverno 2018 finito al centro delle critiche su Twitter perché, a dire di alcuni, faceva esplicito riferimento esplicito al blackface, lo stile di make up teatrale con il quale gli attori bianchi interpretavano i personaggi neri caricaturizzandone i tratti somatici.

Il maglione è stato ritirato dal mercato, ma la mossa non è bastata ad evitare un contraccolpo nelle vendite Usa, a dimostrazione che le aziende di lusso che prosperano su Instagram e sugli altri social media possano inciampare altrettanto rapidamente a causa di una strategia di marketing sbagliata. La ricerca di attenzione da parte delle piattaforme social, ideata dal designer di Gucci, Alessandro Michele, è infatti scivolata sulla buccia di banana del maglione che richiamava il blackface, sul quale negli Usa e in Canada si è scatenata la polemica su Twitter, che ha innescato una campagna di boicottaggio e conseguentemente un calo delle vendite negli Stati Uniti.

Inizialmente il design appariscente di Michele aveva suscitato l’attenzione degli influencer dei social media e degli artisti hip-hop che stabiliscono le tendenze che dominano l’industria della moda. Le sue sfilate – tra cui una l’anno scorso a Milano, dove modelle si sono lanciate in passerella con repliche realistiche delle loro stesse teste – sono diventate virali.

Tuttavia l’ondata di elogi si è infranta contro lo scoglio del maglione da 890 dollari coi riferimenti al blackface. Tra le celebrità che hanno puntato l’indice contro questo capo di abbigliamento, c’è anche il rapper T.I., che su Instagram si è dichiarato “un cliente a 7 cifre l’anno e un sostenitore di lunga data” di Gucci. Ora, nota il Wsj, il prossimo show di Michele è fissato per il 22 settembre durante la settimana della moda di Milano. E alcuni esperti del settore della moda si chiedono se Gucci e il suo designer non siano entrati in una fase declinante.

“Per quanto innovativo sia Alessandro, il suo stile sta diventando un po ‘stagnante'”, ha detto al Wsj Nicole Fischelis, ex direttore creativo di Saks Fifth Avenue e di Macy’s, ora messosi in proprio come consulente delle grandi case di moda. 

Agi

Cosa sapere prima di decidere di andare all’estero a godersi la pensione

Non solo cervelli in fuga. Sono sempre di più i pensionati che decidono di lasciare l’Italia a causa degli alti costi della vita. In particolare il 16% dei pensionati, uno su sei, sceglie l’estero come destinazione per il buen retiro. In cima alle preferenze ci sono l’Europa, con in testa il Portogallo e le Canarie, l’America settentrionale, l’Oceania e l’America meridionale. 

Il grande esodo è iniziato negli anni Duemila, ma le cifre dei pensionati che si trasferiscono all’estero crescono di anno in anno. Lo assicura l’Inps che ha scelto di vederci chiaro sui suoi pensionati all’estero dopo aver scoperto che 24 mila anziani erano addirittura deceduti. L’Istituto ha allora dato il via alla seconda fase dell’accertamento dell’esistenza in vita per i pensionati residenti oltreconfine. Ma quanti sono? L’Istituto di previdenza paga poco meno di 400 mila pensioni all’estero. E questa platea di beneficiari, spiega Il Messaggero, distribuita su tutti i Continenti, è costituita in realtà da tre mondi abbastanza diversi.

  • Il primo è costituito dai molti italiani emigrati all'estero nei decenni scorsi che si sono portati dietro un pezzetto più o meno esteso di contribuzione.
  • Un altro gruppo è costituito da cittadini stranieri che con varie modalità hanno lavorato nel nostro Paese per poi lasciarlo.
  • L’ultimo, più recente e in crescita, è formato dalla quota di nostri concittadini che decidono di trasferirsi all' estero al termine dell'attività lavorativa, per godersi il pensionamento in Paesi che offrono un costo della vita più contenuto o un trattamento fiscale più favorevole (o entrambe le cose).

Il rapporto 2018 sul sistema previdenziale italiano messo a punto dal Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali analizza le 373.265 pensioni che l'Inps ha pagato all' estero nel 2016. Di queste, l'82,6 per cento va a cittadini italiani, il 17,4 per cento a stranieri. Complessivamente quasi la metà di questi trattamenti resta in Europa, mentre circa un quarto prende la via dell'America settentrionale. La scomposizione per singoli Paesi riflette chiaramente la storia dell'emigrazione italiana nel secolo scorso.

I Paesi dell’emigrazione in numeri

Il maggior numero di assegni viene pagato in Canada, seguono l' Australia e la Germania. La Francia è al quarto posto ma i pensionati italiani che vivono lì sono quelli che ricevono l'importo complessivo più alto: il valore annuale totale delle quasi 45 mila pensioni Inps è di circa 100 milioni, contro i 76 milioni relativi ai 57 mila trattamenti che prendono la strada del Canada. Gli importi medi relativamente più elevati sono però quelli dell'Argentina: quasi 96 milioni di euro distribuiti su poco meno di 26 mila assegni.

E poi ci sono le pensioni in regime nazionale – ovvero derivanti da contribuzione interamente pagata in Italia – che riguardano gli italiani che hanno deciso di lasciare il Paese da pensionati. Queste ammontano a 59.537 ovvero il 16 per cento del totale, quasi una su sei.

Gli accertamenti, come provare l’esistenza in vita

Sud America, Centro America, Nord America, Asia, Estremo Oriente, Paesi Scandinavi, Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi: sono questi i Paesi in cui i pensionati italiani saranno sottoposti a controlli nei prossimi mesi. In particolare, gli interessati dovranno far pervenire a Citibank il modulo di attestazione dell’esistenza in vita. Il modulo dovrà essere inviato entro i primi giorni di luglio 2018 (anziché entro i primi giorni di giugno 2018, come inizialmente previsto).

Per fornire la prova di esistenza in vita – si legge sul sito Lavoro e Diritti – è possibile procedere nei seguenti modi:

·       Modalità cartacea. In via ordinaria, i pensionati dovranno far pervenire il modulo di attestazione dell’esistenza in vita alla casella postale PO Box 4873, Worthing BN99 3BG, United Kingdom entro il termine indicato nella lettera esplicativa. Lo stesso dovrà essere correttamente compilato, datato, firmato e corredato della documentazione di supporto;

·       Tramite portale web predisposto da Citibank. Citibank ha reso disponibile agli operatori di Patronati operanti all’estero la facoltà di utilizzare uno strumento di trasmissione telematica dei moduli di attestazione dell’esistenza in vita. Quest’ultimo potrà caricare direttamente sul sistema informatico di Citibank le copie in formato elettronico dei moduli o certificati di esistenza in vita e dei documenti di supporto;

·       Riscossione personale presso sportelli Western Union. I soggetti che hanno ricevuto da Citibank il modello cartaceo di richiesta di attestazione di esistenza in vita possono riscuotere personalmente agli sportelli Western Union almeno una delle rate. Questa operazione deve avvenire entro il termine di restituzione dell’attestazione indicato nelle lettere esplicative e costituirà valida prova di esistenza in vita. Tale passaggio solleverà il pensionato dall’invio del modulo cartaceo a Citibank.

Cosa succede se il pensionato non accerta l’esistenza in vita?

Coloro i quali non attestassero l’esistenza in vita entro i primi giorni di luglio 2018, il pagamento della rata di agosto 2018 avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza e, in caso di mancata riscossione personale entro il giorno 19 agosto, il pagamento della pensione sarà sospeso a partire dalla rata di settembre 2018.

Nei casi in cui non sia possibile disporre il pagamento presso le agenzie Western Union del Paese di residenza, i pagamenti delle pensioni intestate a soggetti che non avranno prodotto la prova di esistenza in vita entro i primi giorni di luglio saranno sospesi a partire dalla rata di agosto 2018.

Agi News

Le 10 società in cui tutti vogliono lavorare. Amazon è prima

Sognate di lavorare in Google? Siete fuori moda. E’ Amazon il colosso che fa più gola oggi. Almeno secondo LinkedIn, il social network per professionisti che ogni anno registra movimenti e ‘gusti’ dei suoi oltre 500 milioni d’iscritti. Secondo i dati della società aggiornati a febbraio di quest’anno, per la prima volta a dominare la classifica c’è Amazon, la seconda più grande società privata che dà lavoro a 566 mila persone.

La ricetta vincente

Per entrare in Amazon, i lavoratori, rinuncerebbero persino ai caffè gratis e alle pareti rocciose per una pausa ‘arrampicata’ che per anni hanno fatto di Google il miglior posto di lavoro al mondo. Ben vengano, invece, le criticatissime scrivanie minimaliste e le merendine dei distributori automatici di Amazon. 

A fare centro è l’approccio del suo amministratore delegato Jeff Bezos che paga profumatamente per assicurarsi i migliori talenti. “Ragioniamo ancora come una start up”, ha spiegato Jeff Wilke, l’alter ego di Bezos con l’incarico di supervisionare i consumi (e la forza lavoro) in tutto il mondo.

Sarebbe questo, dunque, il segreto che ha permesso al gigante dell’e-commerce di espandere i propri interessi anche nell’industria dei robot, dei droni e persino di Hollywood con la produzione del servizio di streaming online “Amazon Prime”. L’ultima frontiera è quella della sanità, su cui Bezos sta lavorando insieme a JP Morgan e Berkshire Hathaway.

La top ten

2 – Al secondo posto della top ten si piazza Alphabet, fondata nel 2015 come holding a cui fanno capo Google Inc. e altre società controllate. Solo Google riceve 1,1 milioni di richieste di lavoro ogni anno e la società sta lavorando sull’apertura o sull’espansione dei suoi uffici in nove stati americani. D’altronde il gruppo può già contare su una forzalavoro di 80.110 persone.

3 – La terza società più desiderata è Facebook, il social network di Mark Zuckerberg che vale 521 miliardi di dollari ma che si ritrova nel mezzo di una bufera senza precedenti per il suo coinvolgimento nel caso di Cambridge Analytica. Ad oggi la società ha un organico di 25 mila persone in tutto il mondo.

4 – Al quarto posto c’è Salesforce, società di cloud computing statunitense che dà lavoro a 30mila persone. Alla Salesforce l’ambiente è familiare, lo stabilisce “l’Ohana”, filosofia hawaiana adottata dal gruppo. “E’ quando sei focalizzato solo sul prodotto e non sui dipendenti che sorgono i problemi”, ha dichiarato il Ceo Marc Benioff.

5 – Elon Musk e la sua Tesla dominano la quinta posizione. Nel 2017 500 mila persone hanno fatto domanda per lavorare alla corte del visionario sudafricano naturalizzato statunitense. Musk guarda lontano, oltre la stratosfera e le fonti energetiche tradizionali. Vuole arrivare su Marte, rivoluzionare le strade metropolitane con le sue auto elettriche e costruire enormi batterie in grado di risolvere i problemi di approvvigionamento di interi paesi. E gli ingegneri di tutto il mondo sognano di farlo insieme a lui.

6 – Apple è ‘solo’ sesta. Oltre 120 mila persone nel mondo lavorano per la Mela morsicata e si dicono soddisfatte soprattutto per il 25% di sconto sui prodotti del marchio, per le 18 settimane di maternità e per la possibilità di poter congelare gli ovuli a carico dell’azienda.

7 – Al settimo posto si piazza Comcast NBCUniversal, il gruppo dell’’intrattenimento americano che lo scorso anno ha assunto 36 mila persone arrivando a un organico di 164 mila persone. Come le ha attirate?  Con benefit che comprendono internet e tv gratis e pass per entrare negli Universal Studios.

8 – The Walt Disney Company è all’ottavo posto della top ten. In totale per la casa di Topolino lavorano 199 mila persone, tuttavia chi cerca un lavoro nel campo dei media ha smesso di guardare alla Banda Disney. E così la società cerca di adeguarsi: in cantiere c’è il lancio di due servizi di streaming previsto per la fine dell’anno.

9 – In penultima posizione si piazza Oracle, società di informatica fondata nel 1977. Gli sviluppatori e gli ingegneri si affollano nel brillante campus di Redwood Shores per dare il loro contributo a una società che fornisce software e hardware aziendali per alcune delle attività più importanti del mondo. In cambio, i dipendenti hanno accesso a un permesso di malattia vantaggiosa, la pulizia a secco in loco e cambio olio alle auto.

10 – Chiude la top ten Netfix, la piattaforma di streaming che sta cambiando il modo in cui le persone guardano serie e film. La società vale 100 miliardi di dollari frutto dei 117 milioni di consumatori in tutto il mondo. Per ora il gruppo conta 5.500 dipendenti, ma presto il numero potrebbe salire. 

Agi News

Sorpresa: Twitter ha chiuso per la prima volta un trimestre in utile

La notizia è clamorosa. Twitter, che in undici anni di esistenza non aveva mai chiuso un bilancio in utile, ha archiviato gli ultimi tre mesi del 2017 con un profitto netto di 91 milioni di dollari, da confrontare con una perdita netta quasi doppia, 167 milioni di dollari, nell'analogo periodo del 2016. Sopra le attese il fatturato: 732 milioni di dollari, in crescita del 2% rispetto a un anno prima, contro i 686 milioni di dollari attesi dagli analisti. E Wall Street festeggia: prima dell'apertura delle contrattazioni a New York, i titoli del social network hanno guadagnato il 15% nel prelistino. 

Lo storico traguardo è stato raggiunto a dispetto di un'utenza che continua a crescere troppo poco: 330 milioni di utenti mensili attivi, invariati rispetto al trimestre precedente e in crescita di appena 12 milioni (ovvero il 4%) rispetto al quarto trimestre del 2016. Quanto agli utenti giornalieri, sono cresciuti del 12% in un anno, segnando il quinto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. Quest'ultimo dato è però difficile da valutare, dal momento che il numero complessivo degli utenti giornalieri non è noto, per quanto girino diverse stime al riguardo.

Cosa è successo? La risposta sta innanzitutto nel miglioramento della raccolta pubblicitaria, che ha fruttato ricavi per 644 milioni di dollari, ovvero l'88% del fatturato complessivo. Questo è però anche il risultato di mesi di sforzi per riguadagnare la fiducia degli investitori, che già da un paio di mesi avevano ricominciato a guardare con meno pessimismo alle prospettive dell'azienda, come appare evidente osservando l'andamento del titolo in Borsa.  

 

Il sorpasso su Snapchat

Il prezzo delle azioni è quindi raddoppiato in sei mesi, allontanandosi decisamente dal minimo storico di 13,90 dollari segnato nel maggio 2016 e portando Twitter a sorpassare Snapchat​ in termini di quota di mercato, portandosi a 24,7 miliardi di dollari, contro i 23,3 di Snap, casa madre del social network dei 'fantasmini', che due giorni fa ha pubblicato un bilancio anch'esso superiore alle attese della Borsa (che infatti lo ha premiato con un robusto rialzo, poi ridimensionato) ma ancora in perdita. Insomma, il vecchio e vilipeso Twitter è riuscito dove ancora falliscono quegli enfant prodige della Silicon Valley che appena un anno fa sembravano l'unico vero spauracchio di Facebook.

A recuperare i consensi degli investitori è stato prima di tutto il duro piano di ristrutturazione avviato nel 2016 con il licenziamento del 9% degli addetti (circa 350 persone) e proseguito l'anno dopo con la vendita a Google dei prodotti per sviluppatori e la chiusura del servizio video Vine. Le novità più rilevanti sono però arrivate tutte nell'ultimo trimestre del 2017. In primo luogo con il lancio di politiche più risolute contro i messaggi di odio e le molestie online, che hanno allontanato da Twitter l'aura di azienda inerte e capace solo di restare a guardare gli utenti dare il peggio di sé. In seconda battuta il raddoppio dei caratteri a disposizione per i cinguettii, novità che all'epoca era stata accolta con scetticismo ma rappresenta forse l'innovazione più visibile e radicale apportata a un prodotto che appena qualche anno fa sembrava avere come strategia principale scimmiottare Facebook in maniera un po' maldestra.

Il fattore Russiagate

Non vanno infine sottovalutati gli effetti sull'immagine di Twitter della solerzia nell'accogliere le richieste delle autorità Usa di contrastare le presunte influenze russe nella campagna elettorale americana, rimuovendo le utenze sospette. Certo, che i media vicini al Cremlino o i bot di Mosca abbiano davvero avuto un impatto sull'elezione di Trump alla Casa Bianca è tutto da dimostrare, così come non ci sono prove di una campagna di disinformazione orchestrata direttamente da Putin. Però, in tempi di 'techlash​', i giganti di internet hanno tutto da guadagnare nel mostrarsi più collaborativi con la politica. Twitter forse lo ha capito prima di tutti. O è stato costretto a farlo prima degli altri, non essendo abbastanza grande da potersi permettere di ignorare il problema.

@CiccioRusso_Agi

Agi News

Eni: prima in Italia con programma anticorruzione certificato Iso

San Donato Milanese – Si e' concluso con esito positivo il processo di verifica condotto da Rina Services, societa' leader nella certificazione in Italia, della conformita' del Compliance Program Anti-Corruzione del gruppo petrolifero ai requisiti della norma ISO 37001:2016 "Antibribery Management Systems", primo standard internazionale sui sistemi di gestione anti-corruzione. Eni, sottolinea una nota, e' la prima societa' italiana a ricevere tale certificazione.
A seguito della pubblicazione, il 15 ottobre 2016, della norma da parte dell'International Organization for Standardization, prosegue il comunicato, Eni ha avviato il processo di certificazione che si e' articolato, tra l'altro, in due stage di audit realizzati dal certificatore e finalizzati a verificare, attraverso l'esame documentale, l'adeguatezza del disegno del Compliance Program Anti-Corruzione di Eni SpA (stage 1) e, attraverso verifiche e interviste "sul campo", l'attuazione e l'operativita' dello stesso (stage 2). La Certificazione ISO 37001:2016, conclude la nota, conferma la qualita' del sistema di regole e controlli finalizzato alla prevenzione della corruzione, elaborato da Eni a partire dal 2009 in coerenza con il principio di "zero tolerance" espresso nel proprio Codice Etico.

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