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Manovra: Misiani assicura che le tasse su plastica e auto aziendali saranno riviste “profondamente”

 In parlamento saranno ripensate “profondamente alcune misure come quelle sulla tassazione delle auto aziendali e la plastica monouso, sulla base delle valutazioni e delle proposte avanzate dalle associazioni di categoria, dal mondo ambientalista, dalle istituzioni territoriali”. Lo afferma su Facebook il viceministro all’Economia Antonio Misiani, facendo riferimento al piano della regione Emilia Romagna per ridurre l’uso della plastica monouso. “Oggi – spiega Misiani – inizia una fase cruciale per la manovra di bilancio”.

“In Parlamento lavoreremo per migliorare una serie di norme del decreto fiscale e del disegno di legge di bilancio, dialogando con i gruppi parlamentari e le forze economiche e sociali. Lavoreremo per semplificare e migliorare alcuni punti del decreto fiscale, tenendo conto delle osservazioni sollevate nel corso delle audizioni parlamentari”.   

“Cercheremo di aiutare gli enti locali – aggiunge – che beneficeranno di stanziamenti senza precedenti per gli investimenti ma continuano a soffrire difficoltà per la parte corrente dei loro bilanci. Ci occuperemo di altri importanti temi che saranno proposti dai parlamentari di maggioranza e opposizione. Li vaglieremo con la massima attenzione e apertura – conclude – cercando il confronto più costruttivo possibile con il Parlamento”. 

Agi

Così il fruttosio sostituirà il petrolio nella plastica del (prossimo) futuro

La plastica del futuro arriva dal Wisconsin, lo Stato americano ricco di foreste, laghi, terreni agricoli e fattorie. Una soluzione naturale, ricavata da zucchero e pannocchie di mais, che promette di sostituire il petrolio come materia prima. Ma la novità è soprattutto economica: produrla in grandi quantità, come riporta la rivista Science, costerebbe poco più del metodo tradizionale, circa il 3% in più. Ecco perché.

Come funziona la nuova plastica?

Per capire come poter sostituire la plastica è meglio fare un passo indietro e spiegare come nasce quella di oggi, che ufficialmente si chiama PET (polietilene tereftalato). L’origine è proprio il petrolio grezzo che, attraverso il cosiddetto cracking, viene sottoposto a una sorta di scissione delle proprie catene petrolifere fino ad arrivare a molecole con un doppio legame carbone/carbone, la base delle plastiche definite polimeri.

Le bioplastiche funzionano in maniera differente: niente petrolio, e il polimero in questo caso è fatto di glicole etilenico e un composto chiamato acido furandicarbossilico (FDCA) ricavato dalle biomasse.

Ricapitolando: l’FDCA è un prodotto ottenuto da materiale organico e non da petrolio, ed è la base per produrre l’alternativa al PET, chiamata PEF (polietilene furandicarbossilato).

Far quadrare i conti

Il nocciolo della ricerca sta nel ricavare l’FDCA in maniera economica, un obiettivo finora mai raggiunto. I ricercatori del Wisconsin sono invece riusciti a individuare una sostanza chiamata y-valerolactone(GVL) in grado di risolvere il problema. Si tratta di un liquido trasparente derivato dalle pannocchie che, grazie anche a un catalizzatore di acido organico, riesce a trasformare il fruttosio – cioè lo zucchero di frutta e verdura – in un precursore dell’FDCA.

Ecco dunque spiegata la ragione dell’abbattimento dei costi: i ricercatori hanno calcolato che, grazie alle economie di scale – cioè aumentando la produzione – l’FDCA verrebbe a costare 1495 dollari per tonnellata, appena 45 in più del metodo che oggi porta al PET.

“Un processo molto più green”

Secondo Ali Hussain Motagamwala, uno degli autori della ricerca, il nuovo meccanismo per ricavare bioplastica “è molto più green di quello normale”. In primo luogo elimina combustibili fossili dalla produzione, sostituendoli con materiali rinnovabili. Dal punto di vista dell’FDCA, poi, non richiede costosi reattori per attivare la trasformazione del fruttosio. 

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