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Via libera dell’Ecofin al Piano di resilienza dell’Italia e di altri 11 Paesi

AGI – Via libera dell’Ecofin al Piano di resilienza dell’Italia e di altri Paesi, con i primi fondi del Recovery che saranno disponibili già a fine mese.Oltre a quello dell’Italia l’ok è arrivato per quelli di Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna.

Subito convenzioni e accordi di prestiti con la Commissioni

Gli Stati membri potranno ora stipulare convenzioni di sovvenzione e accordi di prestito che consentiranno un prefinanziamento fino al 13% dell’importo totale”. Per l’Italia si parla di una cifra di 25 miliardi in arrivo già tra luglio e agosto.

 

Un passo verso la ripresa

Il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro sloveno Andrej Šircelj, ha parlato di decisioni che “rappresentano un importante passo avanti nella ripresa economica europea”, poiché “consentiranno agli Stati membri di utilizzare i fondi non solo per uscire dalla crisi Covid-19, ma anche per creare un’Europa resiliente, più verde e più digitale, innovativa e competitiva per le prossime generazioni dell’Ue”. Per il commissario Paolo Gentiloni, sarà decisiva l’attuazione dei piani nazionali: “Siamo tutti impegnati a farlo funzionare, ma quello che succederà nei prossimi, mesi, anni è la parte decisiva di questo programma straordinario e senza precedenti”.


Via libera dell’Ecofin al Piano di resilienza dell’Italia e di altri 11 Paesi

In arrivo entro l’estate il piano del governo per la banda ultralarga

AGI – E’ in dirittura di arrivo un piano nazionale sulla banda ultralarga. Parola del ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao.

“La banda ultralarga è essenziale per lo sviluppo del Paese, sappiamo che siamo indietro ed è la priorità numero uno”, ha premesso il ministro intervenendo al convegno ‘Le nuove reti per l’industria italiana e per i consumatori’ organizzato da Fratelli d’Italia. 

Colao si è schermito sul tema caldo della Rete Unica limitandosi a dire “che come governo non dobbiamo aspettare gli eventi ma pianificare interventi“, e in quest’ottica al momento “l’obiettivo è di portare un piano sulla rete ultralarga entro l’estate, magari prima della fine dell’estate”.

Nel ribadire la strategicità della banda ultralarga, Colao ha poi spiegato che “con il ministro Giorgetti abbiamo iniziato il lavoro per il piano ‘Italia a 1 Giga’ che vuole portare la banda ultralarga in tutte le case, in tutte le scuole e strutture sanitarie, nei territori, ovunque insomma”.

Si tratta, ha sottolineato il ministro, “di un piano ambizioso perchè vuole fare arrivare l’Italia in buona forma nel 2026. Il primo principio che seguiremo sarà quello della celerità, il secondo quello della neutralità tecnologica, potremo usare il 5G e la fibra, ma l’importante è arrivare dappertutto e uccidere il ‘digital divide’”, mentre “il terzo principio sarà quello di mantenere la concorrenza e garantire che non si creino posizioni dominanti, in modo da consentire ai cittadini di continuare a scegliere”, ha concluso Colao. 


In arrivo entro l’estate il piano del governo per la banda ultralarga

Il Regno Unito ha varato un nuovo piano da 4,6 miliardi di sterline per le aziende colpite dal covid

AGI – Il Regno Unito lancia un nuovo piano da 4,6 miliardi di sterline (quasi 5,1 miliardi di euro) per aiutare le aziende colpite dalla crisi innescata dal Covid.

“Il nuovo aiuterà le imprese a superare i mesi a venire – e soprattutto servirà a mantenere i posti di lavoro, in modo che i lavoratori possano essere pronti a tornare quando saranno in grado di riaprire”, ha spiegato in un comunicato il ministro delle Finanze, Rishi Sunak.

Negozi, bar e ristoranti riceveranno fino a 9.000 sterline, a vantaggio di centinaia di migliaia di aziende per un valore di 4 miliardi di sterline, secondo il comunicato del ministero delle Finanze. Il governo sta anche istituendo un fondo di 600 milioni di sterline per coloro che non avrebbero diritto a questo nuovo aiuto.

“Annunciamo nuove iniezioni di denaro per aiutare imprese e posti di lavoro fino alla primavera”, ha detto Rishi Sunak, citato nel comunicato stampa. “La nuova variante del virus rappresenta una sfida enorme per noi e anche se il vaccino viene distribuito dobbiamo adottare misure più rigorose”, ha aggiunto.

Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato ieri sera il ritorno al lockdown di tutta l’Inghilterra da oggi per lottare contro la diffusione del nuovo ceppo del coronavirus, più contagioso. Questa nuova misura, rigorosa come quella messa in atto la scorsa primavera, prevede la chiusura delle scuole e, se le condizioni lo consentiranno, durerà fino a metà febbraio.

Il governo britannico ha già sborsato circa 300 miliardi di sterline per mantenere a galla l’economia dall’inizio della crisi sanitaria, a costo di un disavanzo e debito pubblico in ascesa senza precedenti. E a metà dicembre aveva deciso di prorogare il regime di disoccupazione parziale fino alla fine di aprile. 


Il Regno Unito ha varato un nuovo piano da 4,6 miliardi di sterline per le aziende colpite dal covid

Il piano di Salvini per fare la Flat Tax ed evitare la procedura di infrazione

Mantenere nella prossima legge di Bilancio solo una quota dei 23 miliardi necessari per la copertura delle clausole di salvaguardia dell’Iva e trasferire il grosso della cifra sugli anni successivi. È uno dei progetti a cui starebbe lavorando il governo. È soprattutto la Lega a spingere su questa prospettiva. Certo, l’ipotesi sarebbe percorribile se la Ue decidesse di concedere come lo scorso anno una quota di flessibilità ma una volta evitata la procedura di infrazione, si potrebbe andare verso questa direzione.

Il punto di caduta nel governo non è solo il modo in cui Roma debba rispondere a Bruxelles sulla procedura di infrazione aperta nei confronti dell’Italia per disavanzo eccessivo. Si sta già discutendo sulla prossima manovra da approntare. Del resto è stato lo stesso presidente del Consiglio a sottolineare che occorre parlarne subito, facendo intendere che non è possibile realizzarla in deficit.

Alle domande dei cronisti in merito Salvini ha glissato. Flat tax in deficit? “Io voglio tagliare le tasse, il piano è pronto. Ne parlerò con gli alleati”, ha tagliato corto il ministro dell’Interno che in serata ha riunito i ministri proprio per discutere sui provvedimenti economici. “Mi aspetto fatti”, ha detto anche in serata al Tg2.

Secondo il partito di via Bellerio la manovra si aggirerebbe intorno ai 35 miliardi. E punterebbe tutta su un piano di investimenti e riduzione delle tasse. “Non si capisce perché l’Europa dovrebbe bocciarla. Su quella dell’anno scorso c’erano delle riserve legate al reddito di cittadinanza, ma su questa non possono dire nulla”, mette le mani avanti un ‘big’ del partito di via Bellerio.

 

Il punto centrale della manovra per Salvini è la flat tax. Il responsabile dell’Economia, Giovanni Tria, non è convinto delle coperture. La priorità ora è scongiurare la procedura d’infrazione e ogni discussione sulle cifre legate a misure fiscali è prematura, a partire dalle coperture per la flat tax, sottolinea fonti del Mef.

Ma dal Carroccio la tesi è diversa: si tratterebbe di reperire 10 miliardi, il resto verrebbe dalla ridefinizione degli sconti fiscali e dagli 80 euro previsti dal governo Renzi. La platea della flat tax – sempre secondo quanto apprende l’Agi – coprirebbe i nuclei familiari sotto i 50 mila euro di reddito e sotto i 26 mila per i redditi singoli. La Lega punta anche sul taglio del cuneo fiscale, prevedendo circa 4 miliardi.

Nel vertice economico a Palazzo Chigi si è deciso di istituire sette tavoli sui vari aspetti della manovra: dalla flat tax al Sud, dalle ‘tax expenditure’ alle privatizzazioni. Salvini vorrebbe usare una parte dei risparmi derivanti dal reddito di cittadinanza e da quota 100 (si parla di circa tre miliardi) anche per la flat tax. Una linea non condivisa nell’esecutivo.

Il titolare dell’Interno ha spiegato di non volere “atteggiamenti alla Monti“. Sia il vicepremier leghista che Di Maio non intendono dare il via libera ad una manovra lacrime e sangue. “Deve essere espansiva, bisogna puntare al taglio delle tasse”, è la posizione sulla quale concordano il ministro dell’Interno e il responsabile dello Sviluppo e del Lavoro. Ma è una posizione che si scontra con la tesi espressa più volte dal ministro dell’Economia e dal premier Conte che non intendono mettere a repentaglio i conti pubblici. 

Agi

Il piano di Francia e Germania per un bilancio unico dell’Eurozona

La Francia e la Germania presenteranno lunedì prossimo all'Eurogruppo straordinario in programma a Bruxelles un piano congiunto per creare un bilancio unico dell'Eurozona. Lo rivela il Financial Times, che ha avuto accesso alle bozze del piano. La proposta delle due maggiori economie dell'Eurozona in sostanza fa seguito alla dichiarazione comune di Meseberg, in cui questa estate Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno proposto l'idea di un bilancio unico dell'Eurozona. Avere risorse specifiche per la moneta unica è fondamentale per portare avanti l'integrazione della regione e per per rendere l'economia della zona euro più resiliente alle crisi. Tuttavia a questo piano si sono opposti i Paesi Bassi e la Finlandia che stanno spingendo verso una maggiore responsabilità nazionale nella gestione economica dell'area euro.

Un fondo comune per gli investimenti

Secondo il Ft, il compromesso che emerge dal documento comune che verrà presentato lunedi', prevede che i soldi del bilancio siano utilizzati, come vuole Berlino, per finanziare la spesa per investimenti, al fine di favorire la "convergenza e la competitività" dei Paesi dell'Eurozona. Parigi invece spinge affinché i soldi vengano utilizzati per scopi di "stabilizzazione" e per aiutare a superare eventuali shock. Il documento inoltre prevede che siano i ministri delle Finanze dell'Eurozona, anziché la Commissione europea, a progettare i programmi di investimento in settori come la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione. La commissione dovrebbe poi approvare questi piani. Il documento prevede anche che il bilancio dell'Eurozona venga finanziato attraverso i contributi che i singoli Paesi dovrebbero versare in un fondo comune e aumentando le entrate attraverso una tassazione solo europea che attualmente non è ancora in vigore e che dovrebbe prevedere una "tassa sulle transazioni finanziarie".

Agi News

Ma Savona vuole davvero il ritorno alla Lira? Breve storia del “Piano B”

Con una lettera Paolo Savona ha provato il 27 maggio a fugare i dubbi sulla sua posizione anti europeista. In un testo affidato a Scenarieconomici.it, sito a cui spesso il professore ha affidato le proprie riflessioni su economia, finanza e innovazione, dice: "Le mie posizioni sono note. Voglio un' Europa diversa, più forte ma più equa". Savona ha parlato di “polemiche scomposte” auspicando inoltre l'attribuzione "al Parlamento europeo di poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale". Propone di "creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l'affermarsi di consenso alla nascita di un'unione politica". 

Parole però che non hanno tranquillizzato fino in fondo. Non sul tema più caldo, quello su cui molti si aspettavano qualche riga. Nella lettera infatti non si fa riferimento diretto all’euro, né alle sorti dell'Italia dentro o fuori la moneta unica. Savona è in questi giorni indicato da molti come l’ideatore di un piano B per risolvere la crisi dell’eurozona. Il primo, il piano A, prevedeva una riforma dell’area euro ma una sostanziale sopravvivenza della moneta unica. Il secondo, quello B appunto, una rottura ordinata dell’euro e un ritorno alla sovranità monetaria nazionale, alla libertà di creare moneta, di svalutare per favorire le esportazioni, in sintesi un ritorno ad una moneta nazionale come fu la Lira.

 

Ma Savona preferisce davvero la rottura dell'Euro?

In realtà Savona non sarebbe l’ideatore di questo piano di uscita ordinata dell’Italia dall’Euro, anche se ne parlò in alcune occasioni, come una puntata de L’infedele di Gad Lerner del 2012 che sta circolando molto sui social in queste ore. Savona, al minuto 8 di questo video ancora disponibile su Youtube, spiega alle telecamere che un piano per l'uscita ordinata dall'Euro e un ritorno ad una moneta nazionale, come era la Lira, era qualcosa che già l'ex ministro dell'economia Giulio Tremonti aveva preparato, dicendosi sicuro che anche Bankitalia, "conoscendola bene" aveva pronto un piano alternativo all'Euro in caso di emergenza: il famoso Piano B, che però non dice mai di preferire ad una riforma dell'Euro stando dentro l'Euro. 

In articolo sempre su Scenarieconomici.it pubblicato il 27 maggio si ricostruisce la storia del Piano B e della sua relazione con Savona, che oggi si dà per scontata: emerge che nel 2015, durante una conferenza alla Link University di Roma intitolata proprio “Un piano B per l’Italia, Paolo Savona fece solo l’introduzione alla discussione, dove però si concentrò solo sul piano A, quello che spesso ha detto di preferire, ovvero una serie di misure necessarie  “per rendere l’Euro una moneta veramente comune ed unitaria europea”.

Mentre in realtà il Piano B sarebbe stato il frutto del lavoro di un team di economisti non concepito come “una strada da percorrere, ma come un piano di emergenza a fronte di eventi monetari improvvisi e di rottura”. Una sorta di “Lancia di salvataggio” o di “Uscita d’emergenza” economica, spiega l’articolo che ricorda l’evento, “che viene progettata non per un suo normale utilizzo, ma per far fronte ad eventi imprevedibili ed indesiderati che, comunque, potrebbero accadere non per nostra volontà”.

 

@arcangeloroc

Agi News

Ecco il piano con il quale Lufthansa rilancia su Alitalia

Dopo l'ingresso nella partita per Alitalia​ del fondo di investimento americano Cerberus​, Lufthansa rilancia con una nuova offerta per la compagnia di bandiera, già sul tavolo dei commissari. Il nuovo piano di 40 pagine presentato dall'ad del vettore tedesco, Carsten Spohr, prevede un investimento da 250 milioni per la flotta, le rotte e la manutenzione ed esuberi per 2000 dipendenti. Ad anticiparlo è il Messaggero, in un articolo firmato da Umberto Mancini.

Perché l'opzione Cerberus non convince

"Tutti i piloti e le hostess, una parte del settore della manutenzione, le rotte domestiche ed europee, una parte degli amministrativi, una flotta di 90-100 aerei. Fuori dal perimetro aziendale l'handling, le rotte non economiche e i velivoli che consumano troppo. Pper fare di Alitalia una compagnia solida, efficiente e con un futuro industriale definito", scrive il quotidiano romano, "un piano che vuole dare un futuro ad Alitalia, non svuotarla, nè trasformarla in un piccolo vettore marginale". Lufthansa cerca quindi di fugare i timori di chi paventa uno spezzatino che trasformerebbe Alitalia in una sussidiaria del gigante teutonico. Un destino, quello dello smantellamento, alla quale la compagnia andrebbe comunque incontro se venisse accettata la proposta di Cerberus, che non convince i commissari. Il fondo speculativo Usa intenderebbe infatti sì acquistare l'intero pacchetto. Ma solo per poi rivenderlo a pezzi. E gli americani, essendo una società extraeuropea, non potrebbero inoltre rilevare la maggioranza del gruppo. Per questo, seppur migliorabile, la proposta di Lufthansa appare la più seria e credibile.

Ecco i punti principali del piano:

Gli investimenti e i risparmi

"Spohr è disposto a mettere sul piatto circa 250 milioni, ma non è escluso che si possa anche raddoppiare in funzione degli accordi che potranno essere raggiunti con il governo e i fornitori. E che il lavoro, giudicato prezioso dei commissari, continui a ridurre i costi e ad aumentare la redditività. Come accaduto del resto sul fronte dei contratti per il carburante (tutti rivisti al ribasso), del leasing e dell'efficientamento della flotta", leggiamo sul Messaggero, "risparmi per oltre 140 milioni che hanno dimostrato la capacità di Gubitosi & Co nella gestione operativa e, di converso, la scarsa attenzione di quella targata Etihad".

L'impatto occupazionale

"Il piano Lufthansa esclude l'handling (circa 3.100 dipendenti), che, come noto, è entrato nel mirino di altri operatori che si sono fatti avanti con proposte concrete", prosegue l'articolo, "al netto dei servizi di terra, il sacrificio sul fronte occupazionale non dovrebbe superare le 2.000 unità. Un numero elevato ovviamente, ma dal quale potrebbe partire la trattativa vera e propria con governo e sindacati".

La strategia sugli scali

"I tedeschi farebbero di Fiumicino il loro quinto hub", spiega il Messaggero. Gli scali milanesi di Linate e Malpensa sarebbero invece utilizzati per i voli point to point e le tratte low cost. Per quanto riguarda la flotta, egli attuali 123 velivoli dovrebbero restarne operativi circa 90-100. "Il modello da seguire", conclude Mancini, "è quello di Swiss Air che, dopo il fallimento e una cura lacrime e sangue, ha ripreso ad assumere e a crescere sul mercato, macinando utili".

 

Agi News

Rottamazione bis e niente aumento di Iva e accise. Il piano di Padoan in 6 clip

Il debito pubblico scende, la fiducia dei mercati prevista in crescita, saranno eliminate le clausole di salvaguardia e la rottamazione bis delle cartelle è un provvedimento allo studio. Questi e altri i provvedimenti del governo annunciati dal ministro Pier Carlo Padoan in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha varato la Nota di aggiornamento al Def, propedeutica alla legge di bilancio che dovrà essere presentata al Parlamento entro il 20 ottobre.

Cosa ha detto Pier Carlo Padoan

Debito scende, sale fiducia dei mercati

"Il debito sta cominciando a scendere, anche tenendo conto delle somme messe a disposizione dal sistema bancario per affrontare situazioni di crisi e prevediamo un sentiero di discesa che accelera, il che vuol dire che la fiducia sui mercati aumenterà". Il rapporto debito/pil è del 132% nel 2016, sarà del 131,6% nel 2017 e del 129,9% nel 2018, ha reso noto il ministro dell'Economia. (In seguito il comunicato del Consiglio dei Ministri corregge leggermente le cifre fornite dal ministro Padoan: nel 2017 sarà al 131,6%, nel 2018 al 130%, nel 2019 al 127,1%).


Padoan: sinergia investimenti pubblici-privati

Rottamazione bis delle cartelle

"La rottamazione bis delle cartelle esattoriali è una delle tante misure che stiamo valutando, prodromica rispetto alla legge di bilancio".

Eliminate clausole di salvaguardia

"Nella legge di bilancio 2018 ci sarà l'eliminazione delle clausole di salvaguardia (stop all'aumento di accise e Iva, ndr). Il quadro di finanza pubblica sarà riempito dalla legge di bilancio ma è un quadro che permette di dire con chiarezza che le clausole saranno totalmente eliminate. Ci permette di dire che le politiche invariate saranno sostenute e che ci potranno essere margini per alcune priorità selezionate. In parte grazie a una crescita più elevata e all'accordo con la Commissione Ue, il Paese dispone di uno spazio fiscale più ampio".


Forte sostegno a piano finanziario Junker

Rapporto defici/Pil in equilibrio nel 2020 

"Il rapporto deficit/Pil si assesterà all'1,6% nel 2018, allo 0,9% in 2019 e allo 0,2% nel 2020. C'è tecnicamente un sostanziale raggiungimento dell'equilibrio nel 2020.


Sostegno a investimenti privati per innovazione


Crescita sia sostenuta da azioni strutturali


I tweet su occupazione e debito

"La ripresa dell'occupazione con la creazione di 900mila nuovi posti di lavoro negli ultimi tre anni è un buon punto di partenza". E' quanto sottolinea il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in un tweet, dopo l'approvazione della Nota di aggiornamento al Def in Consiglio dei ministri.

"Grazie alle politiche adottate dal 2014 l'economia accelera e cresce dell'1,5% annuo", sottolinea il ministro dell'Economia in un altro tweet, dopo l'approvazione della Nota di aggiornamento al Def in Consiglio dei ministri. Il debito pubblico, aggiunge Padoan in un terzo tweet, "è sceso per la prima volta dopo 7 anni nel 2015, e nel 2017 riprende la discesa".

 

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Eni: Marcegaglia, nuovo piano sara’ di ulteriore rafforzamento

(AGI) – Bruxelles, 28 feb. – Il piano industriale di Eni sara’ di “ulteriore rafforzamento” di quanto fatto negli ultimi anni. Lo ha detto Emma Marcegaglia, presidente del Gruppo energetico, a margine di un convegno organizzato dalla Commissione europea in occasione della Giornata dell’Industria.
“I risultati di questi tre anni sono stati presentati piu’ volte e sono molto buoni”, ha spiegato Marcegaglia. “L’azienda e’ stata completamente trasformata da un’azienda conglomerata costosa e divisionalizzata a un’azienda che e’ sostanzialmente ‘oil and gas’ integrata, molto forte sull’esplorazione”.
Il presidente di Eni ha ricordato che la produzione e’ aumentata del 15%, nonostante un taglio degli investimenti del 33% perche’ “abbiamo un portafoglio di esplorazione cosi’ vasto che abbiamo messo in produzione i progetti piu’ facili e meno costosi”. Marcegaglia ha rivendicato una sostanziale riduzione dei costi, con “il breakeven cost dei nuovi progetti oggi a 27 dollari ed era a 42”. Eni, ha aggiunto, ha “una solidita’ finanziaria migliore” rispetto ai concorrenti e il nuovo piano industriale, che sara’ presentato domani, sara’ di “ulteriore rafforzamento in questa direzione”. (AGI)
Bxj/Mau

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