Tag Archive: Petrolio

Fabotex Dreamaway Petit Sofà Boston Petrolio 80X67X22

Fabotex Cuccia per Cani e Gatti da Interno ed Esterno Sfoderabile Petit Sofà Petrolio 80X67X22

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Petit Sofà Boston Fabotex è realizzato esternamente in poliestere, 100% idrorepellente e antigraffio, caratteristica che lo rende indicato per un uso in&outdoor in tutte le stagioni.

Interamente sfoderabile grazie ad una pratica zip, può essere facilmente igienizzato anche con un panno umido.

La cuccia per cani e gatti Fabotex Boston Sofà è un confortevole divanetto in tessuto, con imbottitura interna in poliuretano espanso macinato che unito al tessuto esterno altamente resistente, rende questo materassino particolarmente adatto a tutti i quattro zampe che tendono a scavare insistentemente e mordere la propria cuccia.

La collezione di cucce e cuscini Fabotex è stata creata con tessuti selezionati e imbottiture di elevata qualità, per garantire ai nostri piccoli amici sicurezza e massimo comfort, il tutto Made in Italy.

Fabotex Dreamaway Boston Sofà è un morbido ed elegante sofà che farà impazzire il vostro cane e il vostro gatto.

CARATTERISTICHE:

  • IDROREPELLENTE E RESISTENTE
  • UTILIZZABILE INDOOR E OUTDOOR
  • COMODO
  • LAVABILE E SFODERABILE
  • IDEALE PER IL TUO CANE O GATTO


Fabotex Dreamaway Petit Sofà Boston Petrolio 80X67X22

Fabotex Dreamaway Petit Sofà Boston Petrolio 100X80X25

Fabotex Cuccia per Cani e Gatti da Interno ed Esterno Sfoderabile Petit Sofà Petrolio 100X80X25

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La cuccia per cani e gatti Fabotex Boston Sofà è un confortevole divanetto in tessuto, con imbottitura interna in poliuretano espanso macinato che unito al tessuto esterno altamente resistente, rende questo materassino particolarmente adatto a tutti i quattro zampe che tendono a scavare insistentemente e mordere la propria cuccia.

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Fabotex Dreamaway Petit Sofà Boston Petrolio 100X80X25

Fabotex Dreamaway Petit Sofà Boston Petrolio 120X100X28

Fabotex Cuccia per Cani e Gatti da Interno ed Esterno Sfoderabile Petit Sofà Petrolio 120X100X28

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Fabotex Dreamaway Petit Sofà Boston Petrolio 120X100X28

Fabotex Dreamaway Materasso Boston Petrolio 80X67X14

Marca: Fabotex

Colore: Multicolore

Caratteristiche:

  • Casa, arredamento e bricolage
  • Marca: Fabotex
  • Dimensioni: 80x67x14 cm

Dettagli: Fabotex Dreamaway Boston Materassino è un comodo materassino in poliestere 100% idrorepellente e antigraffio con imbottitura in poliuretano espanso macinato. Interamente sfoderabile grazie alla pratica zip, questo materassino trova facile impiego sia all’interno che all’esterno della vostra abitazione, garantendo sonni e riposini tranquilli. Fabotex Dreamaway Boston Materassino fornisce un supporto morbido e comodo, il tutto accompagnato da un design elegante, semplice e chic.

EAN: 8006729903815


Fabotex Dreamaway Materasso Boston Petrolio 80X67X14

Fabotex Dreamaway Materasso Boston Petrolio 120X90X16

Marca: Fabotex

Colore: Multicolore

Caratteristiche:

  • Casa, arredamento e bricolage
  • Marca: Fabotex
  • Dimensioni: 120x90x16 cm

Dettagli: Fabotex Dreamaway Boston Materassino è un comodo materassino in poliestere 100% idrorepellente e antigraffio con imbottitura in poliuretano espanso macinato. Interamente sfoderabile grazie alla pratica zip, questo materassino trova facile impiego sia all’interno che all’esterno della vostra abitazione, garantendo sonni e riposini tranquilli. Fabotex Dreamaway Boston Materassino fornisce un supporto morbido e comodo, il tutto accompagnato da un design elegante, semplice e chic.

Dettagli: FABOTEX Materasso Boston Petrolio 120X90X16 Per Cani E Gatti

 

EAN: 8006729903839


Fabotex Dreamaway Materasso Boston Petrolio 120X90X16

Brexit e petrolio mettono le ali alle Borse, Milano la migliore in Europa

AGI – L’accordo imminente sulla Brexit e il forte rialzo del prezzo del petrolio dopo il dato sulle scorte settimanali Usa, mettono le ali ai mercati. Le Borse europee hanno chiuso in deciso rialzo: Milano la migliore con un +1,31%.

A spingere i listini anche l’andamento positivo di Wall Street dopo i dati sui sussidi settimanali di disoccupazione, scesi oltre le attese. A Londra l’indice Ftse 100 sale dello 0,60% a 6.491,60 punti, a Francoforte il Dax avanza dell’1,29% a 13.591,55 punti e a Parigi il Cac 40 guadagna l’1,1% a 5.527,59 punti.

I mercati sono stimolati positivamente anche dal lancio delle campagne di vaccinazione contro il Covid in Europa, che fa ben sperare in un’imminente ripresa economica, dopo l’autorizzazione di lunedì all’immissione in commercio del vaccino Pfizer/BioNTech nell’Ue.

Sullo sfondo restano comunque le incertezze, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione della nuova variante del virus nel Regno Unito, che ha portato alla sospensione dei legami tra il Paese e i suoi vicini europei. 

Sul fronte Brexit, a dieci giorni dalla rottura finale tra Europa e Regno Unito, tutte le opzioni sono ancora sul tavolo anche se diverse fonti parlano di un accordo “possibile” e persino “imminente”. In questo contesto, Piazza Affari è stata la migliore, chiudendo sui massimi di giornata una seduta che ha confermato il recupero iniziato alla vigilia dopo il tonfo di lunedì. 

Quanto al petrolio, il prezzo si è giovato del dato Usa sulle scorte settimnanali che sono calate meno del previsto. Il Wti guadagna il 2,32% a 48,11 mentre il Brent sfonda quota 51 dollari e sale del 2,28% a 51,22. Le scorte settimanali di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite per la seconda settimana consecutiva, ma, appunto, meno del previsto. Secondo l’Eia, l’Energy Information Agency, le scorte di greggio sono scese di 600.000 barili a 499,5 milioni di barili a fronte di un calo medio stimato di 3 milioni di barili.  

Il calo è principalmente spiegato dall’aumento delle esportazioni di greggio Usa, che si sono attestate a 3,1 milioni di barili al giorno contro i 2,6 milioni della settimana precedente. Le importazioni sono aumentate leggermente, attestandosi a 5,6 milioni di barili al giorno contro i 5,4 milioni di barili al giorno della settimana precedente.

Anche le riserve di benzina Usa sono diminuite di 1,1 milioni di barili a fronte di aumento previsto di 800.000 barili. Si tratta del primo calo dall’inizio di novembre. Le scorte di distillati (olio combustibile e gas da riscaldamento) sono diminuite di 2,3 milioni di barili, più dei 1,5 milioni di barili che il mercato aveva previsto.


Brexit e petrolio mettono le ali alle Borse, Milano la migliore in Europa

Borse europee e petrolio in rally 

AGI – Le Borse europee mettono il turbo dopo la notizia dell’efficacia al 90% del vaccino di Pfizer e Biontech in via di sperimentazione. A Londra l’Ftse 100 guadagna il 5,82%, a Parigi il Cac 40 sale del 7,54%. A Francoforte il Dax avanza del 6,86%. A Madrid l’Ibex segna +9,22. A Milano l’Ftse Mib segna +6,08%.

Anche il prezzo del petrolio va in rally e guadagna oltre l’8%. Il Wti sale del 8,35% a 40,24 dollari e il Brent avanza del 7,98% a 42,60 dollari. 

Agi

“Chi ha investito nel petrolio rischia ora gravi perdite”

Rischiano “grandi perdite” quegli investitori che si sono riversati sui mercati petroliferi per scommettere su un rimbalzo dei prezzi del greggio. In un’analisi a firma di David Sheppard, il Financial Times riferisce le osservazioni degli specialisti delle materie prime. Ad esempio, il fondo petrolifero statunitense, il più grande ETF petrolifero conosciuto come USO, ha registrato afflussi di circa 1,5 miliardi di dollari la scorsa settimana, mentre i prezzi del greggio statunitense toccavano i livelli più bassi dall’inizio degli anni 2000 a causa del crollo della domanda. I trader professionisti hanno rilevato che gli investitori al dettaglio, in particolare, nelle settimane scorse stavano cercando di indovinare il punto di svolta per il petrolio, scommettendo che il mercato si riprenderà rapidamente una volta che le misure di lockdown verranno allentate.

Prima di lunedì scorso, i trader scommettevano in una ripresa del mercato dopo il lockdown 

Ma i prezzi dovevano ancora registrare il crollo di lunedì scorso, quando il Wti con consegna a maggio è sceso sotto lo zero per la prima volta nella storia. Il contratto di giugno, dove si trova la maggior parte degli investimenti di USO, ha perso il 15% a circa 21 dollari al barile. Martedì, è sceso ulteriormente a -13 dollari al barile. Con lo scenario peggiorato in questa misura, cambiano quindi anche le percentuali di rischio degli investimenti. 
Gli investitori non corrono solo il rischio di fare una scommessa sbagliata, dicono i trader, dal momento che i contratti petroliferi non vengono scambiati come le azioni. Al contrario, scadono mensilmente in modo che il greggio in questione possa essere consegnato agli acquirenti alla data prevista: si tratta insomma di un meccanismo che gli specialisti temono possa essere poco compreso dagli investitori inesperti.
 

Gli analisti avvertono: investire nei fondi petroliferi comporta rischi elevati 

 
“L’investimento nei fondi petroliferi comporta attualmente rischi elevati per gli investitori che potrebbero essere tentati di investire nel petrolio a causa dei prezzi ultra bassi”, ha dichiarato Michel Salden, responsabile delle materie prime di Vontobel Asset Management. Le perdite, ha aggiunto Salden, possono verificarsi quando i fondi tracker si trovano ad alzare il sipario sulla loro esposizione alla scadenza dei contratti. Se la struttura del mercato petrolifero si sposta in “contango” – un termine del settore che indica quando i prezzi spot vengono scambiati al di sotto dei contratti per la consegna futura – allora un fondo petrolifero potrebbe dover vendere i propri contratti al prezzo più basso, per poi acquistare il contratto del mese successivo a un prezzo più alto solo per mantenere le proprie partecipazioni. Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank, ha dichiarato che i maggiori ETF petroliferi long-only hanno visto le loro partecipazioni nette aumentare del 400% nell’ultimo mese. Questi fondi petroliferi, ha avvertito, “sono prevalentemente posizionati nella parte anteriore della curva dei futures e saranno esposti a perdite variabili ogni mese fino a quando i fondamentali del mercato non si stabilizzeranno”. E, ha aggiunto, questo processo “potrebbe richiedere diversi mesi”. 
 

Il caso di USO, agli analisti fa venire in mente il 2009 

 
Lunedì scorso, USO è stato il quarto ETF più attivamente scambiato negli Stati Uniti, con oltre mezzo miliardo di dollari passati di mano prima che il prezzo del Wti precipitasse. Il Financial Times osserva che il passaggio degli investitori a USO ricorda il 2009, quando molti investitori avevano investito in fondi petroliferi e i prezzi del greggio erano scesi a quasi 30 dollari al barile. Nei 12 mesi successivi e quindi passata la profonda recessione, i prezzi si sono poi triplicati. A quel punto, gli investitori hanno verificato che i loro rendimenti nei fondi non corrispondevano ai rialzi che stava registrando il prezzo del petrolio, in quanto avevano perso una grossa fetta del loro investimento ogni mese attraverso il processo di rolling contract. Il fondo USO, lanciato nel 2006, in genere assorbe liquidità dagli investitori quando i prezzi del greggio toccano il fondo. Gli afflussi hanno raggiunto un picco all’inizio del 2009 e all’inizio del 2016, subito dopo il crollo del prezzo del petrolio. Da marzo, il numero di azioni in circolazione del fondo è raddoppiato con l’arrivo di nuova liquidità.  
 

Il boom fino al tracollo di lunedì scorso 

 
A partire da venerdì scorso, USO ha detenuto l’equivalente di 146,5 milioni di barili di futures grezzi WTI con consegna a giugno al New York Mercantile Exchange, una divisione di CME Group. Si trattava di oltre un quarto del totale degli interessi aperti sul contratto, come mostrano i dati di borsa. Le regole del mercato Nymex impongono “livelli di responsabilità” di 10 milioni di barili equivalenti per la maggior parte dei contratti futures sul greggio statunitense, al di sopra dei quali si può ordinare ai trader di ridurre la loro posizione. La Commodity Futures Trading Commission statunitense, un’autorità di regolamentazione governativa, ha proposto un limite di 6 milioni di barili per le posizioni dei singoli fondi in grezzo USA con consegna in tempi brevi, ma si e’ astenuta dal fissare dei limiti per le posizioni nei contratti con la consegna in tempi piu’ lunghi. Alcuni trader affermano che il fondo USO è abbastanza grande da assorbire i movimenti di prezzo ma ad ogni modo sta spostando il 20% dei contratti WTI che detiene nei mesi successivi, in una mossa che si ritiene sia stata influenzata dall’esplosione del differenziale tra i prezzi del greggio e i diversi tempi di consegna.

Agi

Crolla il petrolio, vola l’oro. L’effetto del coronavirus sui listini

​La paura per il coronavirus manda a picco le Borse europee, con Milano maglia nera, e il petrolio. I mercati temono gli impatti economici della diffusione del virus a fronte dell’alto numero di contagi in Iran, Italia e Corea del Sud. Le borse europee bruciano circa 350 miliardi. Lo Stoxx 600, un indice azionario composto da 600 fra grandi, medie e piccole imprese di 17 Paesi, ha perso il 3,79%. Londra arretra del 3,34% a 7.146 punti. Francoforte cede il 4,01% a 13.035 punti e Parigi il 3,94% a 5.791 punti. Anche Wall Street ha chiuso fortemente negativa sulla scia dei timori per il diffondersi dell’epidemia di coronavirus fuori dalla Cina. Il Dow Jones ha perso oltre mille punti finendo a 27.962,91 punti (-3,6%), il Nasdaq ha segnato -3,7% a 9.221,28 punti mentre lo S&P 500 ha registrato un calo di 3,4% a 3.225,90 punti. 

La peggiore è Milano: l’Ftse Mib nel corso della seduta, arriva a perdere il 6% e chiude in calo del 5,43% a 23.427 punti. La giornata nera fa crollare la capitalizzazione di Borsa Italiana: il listino di Piazza Affari venerdì scorso valeva poco più di 706 miliardi e oggi ha bruciato circa 38,3 miliardi. Segno negativo per tutte le blue chips, con un particolare accanimento per le vendite sui titoli del lusso, gli industriali e i finanziari. Il titolo Juventus Fc perde l’11,83% con l’annuncio della chiusura del museo del club e con la possibilità di disputare le prossime partite di campionato a a porte chiuse. Male anche il settore del lusso (Moncler -5,36%, Ferragamo -8,90%), gli industriali (CnhI -7,65%, Fca -6,13%) e i finanziari con Nexi a -8,61%, Unicredit -6,48%, Ubi Banca -4,13%, Intesa Sanpaolo -5,75%, Generali -5,40%. Telecom Italia cede il 3,97%, mentre tra gli energetici Enel ed Eni terminano in flessione rispettivamente del 4,90 e del 4,67 per cento.

In calo, ma non così profondo, le Borse cinesi: Shanghai lascia sul terreno lo 0,28% mentre l’Hang Seng perde l’1,87% mentre lo Shenzen guadagna l’1,23%. Tokyo è chiusa per festività. 

Anche i prezzi del petrolio sono in picchiata (con perdite vicine al 5%). Pesa non solo il coronavirus ma anche i mal di pancia all’interno dell’Opec. Il Wti cede il 4,51% a 50,97 dollari al barile, il Brent arretra del 4,87% a 55,65 dollari. L’Arabia Saudita sta considerando di uscire dall’alleanza dell’Opec+ con la Russia che va avanti da almeno 4 anni. I prezzi del petrolio sono saliti durante la maggior parte della scorsa settimana, ma nel fine settimana l’Arabia Saudita ha riferito che sta considerando una pausa dai tagli alla produzione concordati con la Russia, dato che l’epidemia di coronavirus della Cina continua a ridurre la domanda globale di petrolio.

Il prezzo dell’oro, bene rifugio per eccellenza, continua ad aumentare e schizza verso quota 1.700 dollari a 1.690 dollari l’oncia, ai massimi da 7 anni.

Schizza anche lo spread: il differenziale Btp/Bund, dopo aver toccato per una breve frazione di tempo i 150 punti, chiude in rialzo a quota 144, sui livelli dell’apertura e di 10 punti sopra la chiusura di venerdì scorso. Il rendimento del Btp avanza allo 0,958%, dopo un massimo dell’1,002%.

Il Financial Times sottolinea che per i mercati, il problema del coronavirus “non è più un problema esclusivamente asiatico”, citando le parole di Robert Carnell, capo economista dell’Asia-Pacifico presso Ing. ​Secondo Warren Patterson, responsabile della strategia delle materie prime di Ing, “in precedenza, la maggior parte della preoccupazione del mercato petrolifero era l’impatto che la Covid-19 avrebbe avuto sulla domanda cinese. Ma – aggiunge – chiaramente, visto il numero crescente di casi al di fuori della Cina, questo inizierà a destare preoccupazioni sulla domanda in altri paesi e regioni”.

Agi

Gli effetti della psicosi coronavirus sulla produzione di petrolio

La “vittima” eccellente del coronavirus è il petrolio che è in forte calo e il cui prezzo è ai minimi da maggio 2019 a New York e da novembre 2018 a Londra. Il timore per la pandemia potrebbe sconvolgere l’intero mercato dell’oro nero al punto che l’Opec sta pensando di organizzare una riunione straordinaria già alla fine di questo mese.

I due barili di riferimento, il WTI quotato a New York e il Brent quotato a Londra, sono diminuiti rispettivamente del 16% e del 12% da inizio anno. I prezzi erano peraltro aumentati qualche settimana fa, al culmine delle tensioni tra Iran e Stati Uniti ma le notizie sul coronavirus hanno invertito la tendenza. Secondo gli analisti “i prezzi del petrolio sono stati estremamente vulnerabili all’epidemia” nel senso che più il virus si diffonde, maggiore è il potenziale impatto economico e l’impatto sul consumo di petrolio.

Nel periodo 15-22 gennaio, secondo alcuni analisti, le importazioni di petrolio cinese sono calate di quasi 2 milioni di barili al giorno (mbpd) rispetto alla media di gennaio 2019, e di 3 mbpd dall’inizio del 2020. Logicamente, “quando il motore economico comincia a cedere, la necessità di carburante diminuisce”, dice Naeem Aslam, un analista di Avatrade.

Il ruolo della Cina nel mercato del petrolio 

La Cina è il secondo consumatore mondiale di greggio e quindi gioca un ruolo cruciale nell’equilibrio di un mercato già indebolito da un’offerta sempre più abbondante, dovuta in particolare agli Stati Uniti, che sta pompando a livelli record grazie all’aumento dello scisto. La prospettiva di un calo della domanda arriva in un momento in cui l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) sta lottando per sostenere i prezzi del petrolio già indeboliti dall’abbondante offerta di oro nero e dal rallentamento della crescita globale.

Il ministro saudita dell’Energia, Abdel Aziz ben Salmane, fratellastro del potente principe ereditario Mohammed ben Salmane (MBS) e leader del cartello, cerca di rassicurare e vede nella caduta dei prezzi solo una reazione “psicologica” degli investitori. Ma secondo Carsten Fritsch, analista di Commerzbanck, “la spettacolare caduta degli ultimi giorni sembra rendere nervosa l’Opec”. Il greggio Brent, ad esempio, è sceso sotto i 60 dollari al barile, una delle soglie simboliche per gli analisti.

Intervistato dall’agenzia ufficiale algerina APS, il ministro dell’Energia, Mohamed Arkab, ha indicato come “molto probabile” l’anticipo a febbraio della riunione “affinché si possano trovare i mezzi per garantire l’equilibrio del mercato”.

L’Opec vuole evitare di inviare segnali di panico al mercato

Ma queste informazioni non sono state confermate da altri membri del cartello. Anche il ministro russo dell’Energia Alexander Novak ha detto di essere pronto per un incontro “molto rapidamente se necessario”. Il gruppo e i suoi alleati Opec+, guidati dalla Russia, avevano programmato una “riunione straordinaria” all’inizio di marzo, mentre il cartello abitualmente si riunisce ogni sei mesi.

Anticipare l’incontro potrebbe sortire un effetto opposto al previsto e inviare un segnale di “panico” al mercato. Un ulteriore taglio alla produzione, o almeno una proroga del taglio dopo marzo, rimane l’arma principale del cartello per sostenere i prezzi: c’è da valutare bene il da farsi visto che una mossa del genere potrebbe non ottenere il sostegno dei suoi membri o del suo principale alleato, la Russia. 

Agi