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Manovra: Misiani assicura che le tasse su plastica e auto aziendali saranno riviste “profondamente”

 In parlamento saranno ripensate “profondamente alcune misure come quelle sulla tassazione delle auto aziendali e la plastica monouso, sulla base delle valutazioni e delle proposte avanzate dalle associazioni di categoria, dal mondo ambientalista, dalle istituzioni territoriali”. Lo afferma su Facebook il viceministro all’Economia Antonio Misiani, facendo riferimento al piano della regione Emilia Romagna per ridurre l’uso della plastica monouso. “Oggi – spiega Misiani – inizia una fase cruciale per la manovra di bilancio”.

“In Parlamento lavoreremo per migliorare una serie di norme del decreto fiscale e del disegno di legge di bilancio, dialogando con i gruppi parlamentari e le forze economiche e sociali. Lavoreremo per semplificare e migliorare alcuni punti del decreto fiscale, tenendo conto delle osservazioni sollevate nel corso delle audizioni parlamentari”.   

“Cercheremo di aiutare gli enti locali – aggiunge – che beneficeranno di stanziamenti senza precedenti per gli investimenti ma continuano a soffrire difficoltà per la parte corrente dei loro bilanci. Ci occuperemo di altri importanti temi che saranno proposti dai parlamentari di maggioranza e opposizione. Li vaglieremo con la massima attenzione e apertura – conclude – cercando il confronto più costruttivo possibile con il Parlamento”. 

Agi

Gualtieri prova ad allentare le tensioni sulla manovra

La manovra economica agita la maggioranza ma a smorzare i toni è il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che dal Fondo monetario internazionale assicura: “In un governo di coalizione elementi di divergenza sono fisiologici”, ha detto, ma “l’impianto della manovra non si cambia”. “L’importante è trovare la sintesi”, ha aggiunto. La legge di bilancio affronta la riduzione del debito” messo “su una traiettoria discendente” ma “con obiettivi credibili” e “realistici”, ha affermato. L’Italia comunque “non è più nella lista dei rischi”.

Quanto alla proposta del premier Giuseppe Conte di un’aliquota unica Irpef al 20% per i redditi fino a 28.000 euro il ministro ha spiegato che “è un’ipotesi forte che rientra nel quadro degli elementi che verranno approfonditi”. “Lavoreremo per una riforma fiscale più organica – ha spiegato – orientata al principio della progressività. La filosofia della proposta va nella direzione delle riforme” del governo. 

E proprio il Fmi ha lanciato un monito dagli Usa: l’Italia deve avviare “un percorso di riduzione del debito nel medio termine” con “un impegno credibile”. Il responsabile del dipartimento europeo del Fondo, Poul Thomsen, ha sottolineato che il nostro Paese è caratterizzato “da una bassa crescita e bassa produttivitaà”. Sempre dai lavori di Washington il commissario europeo uscente agli affari economici e monetari Pierre Moscovici ha detto che Bruxelles “sta analizzando la manovra dell’Italia e cercando di capire se i conti tornano”. Comunque, ha rimarcato che “non c’è una situazione critica ma questo non vuol dire che non ci siano dei progressi da fare”.

Sulla manovra ha dato una prima valutazione anche la Banca d’Italia che nel bollettino economico ha evidenziato che l’orientamento della politica di bilancio “risulterebbe leggermente espansivo, riflettendo la cancellazione delle clausole di salvaguardia – solo in parte compensata con altre misure – nonché altri interventi”. Scelte che sono “motivate da un quadro macroeconomico meno favorevole del previsto e da rischio al ribasso non trascurabili”.

Renzi torna alla carica su Quota 100

All’interno della maggioranza c’è stata alta tensione sulla legge finanziaria con un pressing del M5S e di Matteo Renzi su Conte. Il Blog delle Stelle ha chiesto un vertice sulle misure economiche. Dai 5 Stelle critiche sul fisco: no a provvedimenti che colpiscono commercianti, professionisti e imprenditori. Serve invece una lotta ai grandi evasori: dai tetti al contante e le multe sul Pos non si recuperano risorse. “Senza di noi non si va da nessuna parte” hanno avvertito i pentastellati ma fonti poi hanno precisato che non c’è nessun ultimatum al premier.

Anche il leader di Italia viva Matteo Renzi ha attaccato su quota 100: è’ ingiusta, presenteremo un emendamento. Ma il presidente del Consiglio ha replicato: quota 100 “è un pilastro della manovra, tutte le forze politiche lo hanno accettato. Poi capisco che una misura possa piacere di più o di meno”, ha aggiunto Conte. 

Agi

La manovra inizia a prendere forma

Trattativa ancora aperta con Bruxelles ma alla fine l’asticella del deficit per il prossimo anno dovrebbe fermarsi al 2,1% del Pil. Entro ieri il governo avrebbe dovuto varare la Nota di aggiornamento al Def con il nuovo quadro dei conti che farà da cornice alla legge di bilancio ma ha preso più tempo per portare avanti il negoziato con la Ue. Il via libera alla Nadef in Consiglio dei ministri è in programma lunedì nel tardo pomeriggio e fino ad allora proseguirà il confronto politico – anche ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è stato a colloquio con il premier Giuseppe Conte a palazzo Chigi – e il lavoro dei tecnici del Mef impegnati in verifiche e limature.

L’obiettivo è di strappare margini di flessibilità per 10-12 miliardi portando il deficit al 2,2% ma al momento, riferiscono fonti di governo, appare più probabile che venga indicato un target programmatico del 2,1% per il 2020. Mentre la crescita del Pil dovrebbe essere rivista allo 0,5- 0,6%. 

Lo sguardo quindi è rivolto a Bruxelles ma l’intento è evitare un nuovo braccio di ferro con la Commissione europea dopo il rischio di infrazione scongiurato in extremis a luglio con una correzione dei conti in corsa.
Non a caso il commissario europeo designato agli Affari economici, Paolo Gentiloni, presentando il suo programma, ha assicurato che la Commissione Ue “applicherà il Patto di Stabilità e Crescita facendo pieno uso della flessibilità permessa dalle regole”.

Dove trovare i fondi per disinnescare le clausole di salvaguardia?

La prossima legge di bilancio parte da una base di 27 miliardi tra il blocco dell’aumento dell’Iva e le spese indifferibili. L’esecutivo dovrà trovare almeno altri 10 miliardi circa per mettere in campo misure espansive.
L’obiettivo prioritario è disinnescare l’aumento dell’Iva, previsto a legislazione vigente, e che, senza contromisure, porterebbe da gennaio l’aliquota ordinaria dal 22 al 25,2% e quella ridotta dal 10 al 13%. Un’operazione che vale oltre 23 miliardi, circa 1,3 punti di Pil.

Le risorse dovrebbero arrivare dalla minor spesa per interessi derivante dal calo dello spread (3-4 miliardi) e dai risparmi delle misure bandiera del governo gialloverde, quota 100 e reddito di cittadinanza, che potrebbero garantire risorse fino a 6 miliardi. L’esecutivo punta anche su un nuovo round di spending review per 4-5 miliardi, un miliardo dovrebbe arrivare dai tagli ai ministeri. Il pacchetto delle misure anti evasione potrebbe portare in dote tra i 3 e i 4 miliardi. Dovrebbe invece essere rivisto al ribasso l’obiettivo d’incasso delle privatizzazioni: il nuovo target dovrebbe attestarsi intorno ai 5-6 miliardi.

La sterilizzazione delle clausole di salvaguardia assorbirà il grosso delle coperture, di conseguenza i margini per ulteriori interventi sono ridotti. Il governo giallorosso punta a una riduzione delle tasse sul lavoro nei prossimi tre anni a totale vantaggio dei lavoratori. Quindi l’operazione potrebbe assumere una fisionomia diversa rispetto a quello a cui puntava il M5s, ovvero una sforbiciata dei contributi a carico delle imprese.

E come ridurre il cuneo fiscale?

Le strade percorribili sono due: o il taglio del cuneo fiscale vero e proprio o il rafforzamento del bonus Renzi di 80 euro. L’intenzione, viene riferito, sarebbe quella di riuscire a stanziare almeno 5 miliardi di euro per avere effetti tangibili sulle buste paga. Tra le ipotesi quella di agire attraverso una detrazione sull’Irpef che grava sul costo del lavoro in modo da aumentare il salario netto. Ma resta in campo anche l’ipotesi di un ampliamento del bonus di 80 euro introdotto da Renzi, allargando la platea dei beneficiari e aumentando l’importo. La misura vale circa 10 miliardi all’anno, con un massimo di 960 euro per chi lo riceve in formula piena: a beneficiarne oggi sono 11 milioni di contribuenti che hanno redditi fino a 25.000 euro con un decalage fino 26.000 euro.

Tra gli interventi allo studio anche sgravi alle imprese e semplificazioni fiscali, a partire dall’accorpamento di Imu e Tasi. A rischio l’estensione della flat tax alle partite Iva con ricavi tra 65.000 e 100.000 euro, prevista dal governo M5s-Lega, che dovrebbe scattare dal 2020. 

“Vogliamo aumentare le buste paga e premiare le imprese che investono”, ha ribadito oggi il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani ricordando che “la manovra si presenta come particolarmente impegnativa in relazione alle clausole di salvaguardia che mai erano state cosi’ alte”.

“Lo sforzo di abbattere l’evasione fiscale è – ha sottolineato Misiani – assolutamente cruciale da questo punto di vista. Produce risultati non immediati nel medio periodo ma è un atto di giustizia nei confronti dei contribuenti onesti. Vogliamo farlo incentivando l’uso della moneta elettronica. Attueremo un significativo sconto per chi la usa, questa è una delle soluzioni insieme ad altre misure per abbattere l’evasione fiscale che è poi la premessa per ridurre le tasse a tutti. Perché noi vogliamo nell’arco del triennio ridurre in misura importante le tasse ai lavoratori per aumentare le buste paga”. 

Agi

Bruxelles sta per chiedere una manovra energica all’Italia?

“Un buco da circa 5,5 miliardi nel 2018, un deterioramento dei conti nel 2019 e il debito pubblico in salita. È questa l’impietosa pagella sull’operato del governo gialloverde che la Commissione europea pubblicherà martedì a Bruxelles. I numeri saranno limati fino all’ultimo, ma di certo le previsioni economiche Ue toglieranno ogni alibi all’esecutivo Conte”. Lo scrive la Repubblica sotto il titolo di apertura della prima pagina: “Europa, pronta la stangata”. Certa che la Ue per il 2020 chiederà una maxi-manovra, anticipando la “pagella” sull’operato del governo gialloverde che la Commissione Europea renderà pubblica martedì prossimo.

I debiti

Il punto debole sono i debiti, che fanno dell’Italia un paese “vulnerabile”. “Lo è lo Stato con il suo fardello di oltre 2.300 miliardi, lo sono di riflesso le banche e le assicurazioni imbottite di Btp, lo sono le imprese meno profittevoli e più bisognose di denaro, lo sono le famiglie che ricorrono sempre di più al credito al consumo e spesso non pagano le rate. Se il Pil diminuirà e gli spread aumenteranno, la crisi sarà un rischio concreto”.

È il quadro sintetizzato della Banca d’Italia contenuto nel “Rapporto sulla stabilità finanziaria” diffuso ieri dall’Istituto centrale, nel quale si può leggere che “l’alto livello del debito pubblico espone l’economia italiana alle tensioni dei mercati finanziari e riduce la capacità della politica di bilancio di sostenere l’attività produttiva di fronte a fasi di rallentamento”.

“Certo Bankitalia è cauta”, avverte il quotidiano, “ricorda gli aspetti positivi della nostra economia ‘resiliente’ che hanno spinto anche Fitch, S&P e Moody’s a evitare un peggioramento del rating, ma i dati mostrano che la vulnerabilità finanziaria del Paese è in crescita” e “se si va a guardare la situazione di famiglie, imprese, banche e assicurazioni ci si accorge dei rischi che stiamo correndo. Sebbene il livello generale dell’indebitamento privato resti ancora tra i più bassi d’Europa, questo punto di forza si sta incrinando”.

A questo quadro della Banca Centrale si aggiunge il cambio di rotta di Bruxelles che a giugno potrebbe avanzare la richiesta di una manovra aggiuntiva per il 2020 pari a 30 miliardi di euro. Oppure, in alternativa, una procedura sul debito eccessivo che sarebbe “più penalizzate” perché “peserà sula nazione per anni, a prescindere da chi governerà in futuro”. Così l’ipotesi di una maxi-stangata si profila come “l’ultimo tentativo per tenere in carreggiata i conti di un Paese ormai considerato un rischio per la moneta unica”.

“D’altra parte i numeri sono desolanti”, scrive il quotidiano romano nella corrispondenza da Bruxelles. “Si parte dallo scorso anno, con la Commissione pronta a confermare che il governo ha chiuso il 2018 con un buco strutturale da circa 5,5 miliardi (0,3% del Pil) causato dalla scelta di Salvini e Di Maio, la scorsa estate, di non rimettere mano ai conti nonostante i suggerimenti di Bruxelles. C’è poi il 2019, con la Ue pronta a tagliare ancora le previsioni di crescita per l’Italia dallo 0,2% stimato a febbraio a un misero 0,1%. Inoltre la Commissione certificherà che il governo non ha mantenuto l’impegno preso a dicembre da Conte e Tria su un deficit nominale del 2,04% del Pil e su uno strutturale in equilibrio. Per Bruxelles infatti l’Italia quest’anno è proiettata verso un disavanzo intorno al 2,6%”.

L’economia brucia

“Mentre Palazzo Chigi litiga, l’Economia brucia. In trepidante attesa” è il folgorante attacco del retroscena del Corriere della Sera, che racconta le preoccupazioni del ministro Tria sulle tensioni del momento all’interno del governo, con il rischio di una crisi sul “caso Siri”, e quindi le dirette e inevitabili ricadute sulla manovra. Perché, se da un lato è vero “che la manovra andrà tecnicamente scritta in autunno”, dall’altro “sarebbe politicamente necessario prepararsi, trovare un’intesa sulla strada da seguire, dato che — come Tria ha avuto modo di dire — ‘non sarà possibile abbassare le tasse, far crescer e la spesa e allo stesso tempo bloccare l’aumento dell’Iva’”.

Chiaro, ma “nel governo però non c’ è modo di ricevere attenzione, visto che gli interlocutori sono impegnati a far salire la tensione” sottolinea il giornale. Guardando al voto e al consenso.

E guardando ancora al Rapporto di Bankitalia, Il Sole 24 Ore osserva che “c’è una cifra: 4 miliardi. È questo l’extra costo dello spread nel biennio 2019- 2020 rispetto ad un anno fa se i rendimenti all’emissione dei titoli di Stato dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati. Un fardello che andrebbe a sommarsi ai 64 miliardi di costo del debito previsto nel Def”. Ciò che metterebbe a repentaglio la stabilità finanziaria del Paese, “perché i rischi sono in aumento” e “l’indicatore di stress macrofinanziario dell’Italia si mantiene su livelli elevati”.

Credito poco accessibile

“Ma il nodo – rileva il quotidiano di Confindustria – è che ‘le condizioni di accesso al credito stanno peggiorando, soprattutto per le aziende più piccole’. Da diversi anni, a causa delle selettività degli intermediari, “la crescita del debito bancario è limitata alle imprese finanziariamente più solide e a quelle di maggiore dimensione’”. Ciò che rende il quadro d’insieme assai più complicato.

Agi

Manovra bis: Tria, non è una  soluzione per ridurre il debito-Pil

“La correzione della manovra non può essere la soluzione per ridurre il rapporto debito-Pil. Vedremo con l’andamento congiunturale come si declineranno queste variabili e ne discuteremo In Europa. Dobbiamo capire quello che possiamo fare insieme e quello che fa il vicino, come i grandi progetti di investimento che vanno fatti anche indebitandosi a livello europeo. Siamo in una fase storica di tassi molto bassi e quindi in questa situazione è consigliabile investire anche a debito”. Lo ha detto al Board Forum 2019 organizzato da Spencer Stuart a Milano, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, secondo il quale “il sentiero di crescita del debito dipende da poche variabili ed è sul tasso di crescita che bisogna agire. L’obiettivo del governo nella Legge di bilancio era di stare in un sentiero di decrescita del rapporto debito-Pil”. 

Agi

La mappa delle proteste contro la manovra

Il gennaio 2019 si preannuncia come un mese di mobilitazioni contro la manovra. Molte categorie sono già scese in campo e altre sono sul piede di guerra per i provvedimenti contenuti nella legge di bilancio che si appresta ad avere il via libera definitivo della Camera.

Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo hanno annunciato l'apertura di una stagione di mobilitazione e di lotta nelle categorie e sui territori che culminerà con una grande manifestazione nazionale unitaria a gennaio (anche se ancora non è stata stabilita una data) contro un provvedimento che "condanna il Paese al declino e alla definitiva rottura del suo tessuto sociale e produttivo". Furlan al congresso generale del sindacato di via Po ha definito il 2019 "un anno caldo" senza risposte da parte dell'esecutivo.

Il Pd protesta stamattina davanti a Montecitorio, mentre il 12 gennaio sarà nelle piazze e nelle strade di tutto il Paese per spiegare nel merito la "follia di questa manovra che farà danni gravi al futuro dell'Italia". I pensionati scendono in campo oggi nelle piazze e prefetture di tutto il Paese contro il taglio della rivalutazione delle pensioni. La Pubblica amministrazione è in mobilitazione per lo slittamento al 15 novembre 2019 delle assunzioni nelle amministrazioni centrali. Infine i medici sciopereranno due giorni: il 25 gennaio e il mese successivo in una data da stabilirsi. Ieri, intanto, hanno già manifestato gli Ncc definendo incostituzionale il decreto "imposto" dal governo e chiedendo "l'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella". Tra le tante proteste ad esprimere soddisfazione invece i balneari per la proroga per i prossimi 15 anni delle concessioni demaniali marittime in atto e in scadenza il 31 dicembre 2020. Si evita così la messa la bando nel 2020 degli stabilimenti come previsto dalla direttiva Bolkestein. 

Ecco nel dettaglio il calendario e le motivazioni delle proteste:

Manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil a gennaio

Cgil, Cisl e Uil, hanno definito la legge di Bilancio "sbagliata, miope, recessiva, taglia ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale" . Inoltre il maxiemendamento "per le modalità della sua approvazione, rappresenta una grave lesione alla democrazia parlamentare" e "le risorse per gli investimenti – già limitate – sono drasticamente ridotte, bloccando così gli interventi in infrastrutture materiali e sociali – a partire da sanità e istruzione – necessaria leva per la creazione di lavoro, la crescita e la coesione sociale territoriale".

"Si fa cassa con il taglio dell'adeguamento all'inflazione per le pensioni sopra i 1.522 euro lordi al mese, il blocco delle assunzioni nella Pa fino a novembre e le risorse – insufficienti – per il rinnovo dei contratti pubblici", proseguono le tre sigle, "nessuna risposta sugli ammortizzatori e neppure sul versante fiscale per lavoratori e pensionati dove invece si sceglie di introdurre la flat tax e nuovi condoni. Una legge di bilancio che colloca per il 2020 e 2021 sulle spalle degli italiani un debito di oltre 50 miliardi in virtù delle clausole di salvaguardia, vincolando così anche per il futuro qualunque spazio per interventi espansivi che facciano ripartire il paese".

Pensionati in piazza in tutta Italia 

I sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil sono scesi in piazza in tutta Italia dal 28 dicembre per protestare contro la decisione del governo di tagliare la rivalutazione delle pensioni. Si prevede la revisione del sistema di indicizzazione degli assegni a partire da quelli da 1.500 euro riducendone così il potere d'acquisto. "Il governo – hanno affermato i segretari generali di Spi, Fnp e Uilp Ivan Pedretti, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima – usa i pensionati italiani come un bancomat. È una decisione scellerata e insopportabile, ancora una volta si mettono le mani nelle tasche di chi ha lavorato duramente per una vita".

I sindacati PA contro il rinvio delle assunzioni

Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa hanno definito il rinvio delle assunzioni per le amministrazioni centrali al 15 novembre 2019 "un segnale grave che ancora una volta penalizza la Pubblica amministrazione. Il governo ha costruito la sua propaganda proprio sulle assunzioni e ora fa marcia indietro". "Il governo nel corso di questi mesi – hanno affermato i sindacati – ha fatto molta propaganda sulle assunzioni nella pubblica amministrazione e ora, a dispetto di un ddl che ha voluto chiamare 'concretezza', fa un passo indietro negando se stesso".

Il 12 gennaio il Pd nelle piazze italiane

"Domani alla Camera ci sarà il voto finale sulla legge di stabilità. Noi saremo ovviamente in Aula per fare opposizione a una manovra indecente, fatta da un governo indecente", ha scritto su Facebook Matteo Orfini, presidente del Pd. "Questa volta però vi chiediamo di dare battaglia insieme e di venire davanti alla Camera. Per testimoniare con la vostra presenza che c'è un'Italia che combatte e che non si arrende alle peggiori destre al governo del paese. Vi aspettiamo, sabato mattina alle 11 a Montecitorio. Il 12 gennaio il Pd sarà invece nelle piazze e nelle strade di tutto il Paese "per spiegare nel merito la follia di questa manovra che farà danni gravi al futuro dell'Italia". 

Mobilitazione continua per studenti e ricercatori

Gli studenti e i ricercatori precari di Link-Coordinamento universitario hanno espresso "contrarietà" al maxiemendamento alla manovra e, in particolare, al "congelamento delle assunzioni nelle università e al taglio pesante sul diritto allo studio. Sarà l'ennesimo colpo ad un settore su cui neanche questo governo dimostrerà alcun 'cambiamento'", con "30 milioni di euro in meno per il diritto allo studio e complessivamente 100 milioni in meno per l'università". Il rischio che "le regioni non anticipino i 30 milioni mancanti per coprire tutte le borse di studio, venendo meno la certezza che tali soldi arrivino dallo Stato – scrivono in una nota – metterebbe realmente e seriamente in difficoltà migliaia di studenti, molti dei quali senza il sostegno della borsa non riuscirebbero a proseguire il proprio percorso di studio".

Due giorni di sciopero per i medici

La prima giornata di sciopero, il 25 gennaio, è stata proclamata da Anaao Assomed – Cimo – Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn – Fvm Federazione Veterinari e Medici – Fassid – Cisl Medici – Fesmed -Anpo-Ascoti-Fials Medici – Uil Fpl Coordinamento Nazionale delle Aree Contrattuali Medica, Veterinaria Sanitaria.

La seconda giornata di stop sarà proclamata entro la prima settimana di febbraio dall'Aaroi-Emac (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica) che mira a concentrare particolarmente nella seconda data, la protesta dei medici che elettivamente rappresenta. "La protesta – hanno sottolineato i sindacati – si rende necessaria a fronte delle deludenti risposte alle richieste: un finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale 2019 che preveda le risorse indispensabili per garantire i nuovi Lea ai cittadini e per onorare i contratti di lavoro scaduti da 10 anni. È intollerabile mettere in competizione il diritto alla cura dei cittadini e quello ad un dignitoso contratto di lavoro per i professionisti". 

Agi News

Come è cambiata la manovra. Ecco le 28 principali misure 

Il 'saldo e stralcio', ovvero il nuovo condono per chi è in difficoltà economica, la nuova clausola con gli aumenti Iva, i tagli ai fondi del reddito di cittadinanza e di quota 100 per le pensioni, la web tax, i finanziamenti e l'esercito in campo per fronteggiare l'emergenza buche a Roma e la proroga di 15 anni delle concessioni balneari.

Così cambia la manovra, corretta fino all'ultimo, dopo un percorso a ostacoli tra Roma e Bruxelles e un iter tortuoso in Parlamento.

Queste alcune delle principali misure entrate nel maxiemendamento su cui il governo, dopo vari slittamenti, ha posto la fiducia nell'Aula del Senato senza nemmeno un voto in Commissione:

1. TAGLI A REDDITO E QUOTA 100

100 Il fondo per il reddito di cittadinanza sarà ridotto di 1,9 miliardi nel 2019 scendendo a 7,1 miliardi. La dote per la misura bandiera dei Cinque Stelle scende di 945 milioni nel 2020 e di 683 milioni nel 2021. Sul fronte delle pensioni, ci sarà un taglio di 2,7 miliardi ai fondi per quota 100, che scendono cosi' da 6,7 a 4 miliardi. La dote per la misura fortemente voluta dalla Lega sale di 1,3 miliardi nel 2020 e di 1,7 miliardi nel 2021.

2. AUMENTI IVA PER 23 MLD NEL 2020 

Confermata la sterilizzazione totale degli aumenti Iva nel 2019 che vengono pero' innalzati nel 2020 per circa 23 miliardi e nel 2021 e 2022 per 28,8 miliardi. Previsti anche aumenti delle accise per 400 milioni l'anno dal 2020. Se non saranno disinnescate le clausole, l'Iva agevolata salirà dal 10 al 13% dal 2020 mentre quella ordinaria dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021

3. NUOVA CLAUSOLA DI SPESA

Arriva una nuova clausola di spesa. Alcune voci del bilancio dello Stato ( che riguardano i ministeri) saranno congelate per un ammontare di 2 miliardi di euro nel 2019. Sulla base del monitoraggio di luglio queste risorse potranno essere sbloccate, con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Economia, solo nel caso in cui l'andamento tendenziale dei conti pubblici risulti coerente con gli obiettivi fissati.

4. TAGLIO AL FONDO PER GLI INVESTIMENTI

Arriva la sforbiciata al fondo per gli investimenti. Si passa dai 9 miliardi in tre anni inizialmente previsti a 3,6 miliardi. Per il 2019 il fondo scende a 740 milioni di euro (contro i 2.750 precedenti), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). 

5. SALTA NORMA NCC, VERSO DECRETO AD HOC

Salta la stretta per gli Ncc che aveva innescato la protesta dei conducenti delle auto a noleggio. Il governo ha deciso di stralciare la norma dal maxiemendamento per problemi di copertura suscitando la protesta delle opposizioni. La disposizione prevedeva paletti al raggio d'azione per il servizio di autonoleggio con conducente pur ampliando la deroga per il rientro in rimessa, misura che accoglieva solo in parte le richieste del settore. L'esecutivo ha fatto marcia indietro e si appresta a varare un decreto ad hoc in attesa di una riforma più organica. 

6. PENSIONI D'ORO

Il taglio sulle pensioni d'oro (valido dal 2019 per 5 anni) sarà del 15% per i redditi compresi tra 100.000 e 130.000 euro lordi e arriverà al 40% per quelle superiori ai 500.000 euro. Previsto un taglio del 25% per gli assegni compresi tra 130.001 e 200.000 euro, del 30% per quelli compresi tra 200.001 e 350.000 euro e del 35% tra i 350.001 e i 500.000 euro. La misura garantirà 239 milioni nel triennio 2019-2021.

7. STRETTA SU RIVALUTAZIONI PENSIONI OLTRE 1.522 EURO

Le pensioni saranno rivalutate al 100% fino a 1.522 euro (tre volte il trattamento minimo) mentre per gli assegni superiori scatterà una stretta sulla rivalutazione all'inflazione. Sei fasce: l'indicizzazione sarà riconosciuta al 97% per quelle tra tre e quattro volte il minimo; al 77% per quelle tra quattro e cinque volte il minimo; al 52% per quelle tra cinque e sei volte il minimo; al 47% per quelle tra sei e otto volte il minimo; al 45% tra otto e nove volte il minimo, e, infine, al 40% sopra nove volte il minimo. La misura porterà un gettito di 2,26 miliardi nel triennio 2019-2021.
 

8. CAMBIA PROROGA ASSUNZIONI P.A

Sono stati espunti dal maxiemendamento i commi che prorogano al 31 dicembre 2019 le graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, comprese quelle dei comparti sicurezza, del soccorso e della difesa, della scuola e delle università in vigore al 31 dicembre 2018.

Queste norme, ha spiegato il governo in commissione Bilancio, "non sono compatibili" con altre previste dal testo che prorogano le vecchie graduatorie, quelle dal 2010 al 2013, ma con dei paletti come la partecipazione obbligatoria a corsi di formazione, il superamento di un apposito esame per verificare le idoneità. Le stesse disposizioni prorogano la validità delle graduatorie approvate dal 2014 al 2019.
 

9. STOP ASSUNZIONI PER MINISTERI E UNIVERSITà

La Presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici, le agenzie fiscali e le università non possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato fino al 15 novembre 2019. Per le università il blocco è posticipato al primo dicembre, con l'eccezione dei ricercatori a contratto che potranno essere assunti come professori nel corso del 2019. 

10. WEB TAX

Arriva l'imposta al 3% sui servizi digitali per le imprese che vendono online, forniscono pubblicità e trasmissione di dati. Il prelievo si applica alle aziende con ricavi "ovunque realizzati" non inferiori a 750 milioni euro e ricavi derivanti da servizi digitali, realizzati nel territorio dello Stato, non inferiori a 5,5 milioni.

11. ESERCITO IN CAMPO PER 'EMERGENZA' BUCHE A ROMA

Per fronteggiare "l'emergenza" delle buche nel manto stradale di Roma arriveranno 75 milioni di euro nel triennio e sarà possibile impiegare l'esercito. La norma, proposta dai cinque Stelle e dichiarata inammissibile dalla Commissione Bilancio del Senato, rientra nel 'maxi' nella versione riformulata. Autorizzata anche la spesa di 5 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, per l'acquisto di mezzi strumentali al ripristino delle piattaforme stradali.

12. SCONTI ACQUISTI SEGGIOLINI ANCHE NEL 2020

Saranno estesi anche al 2020 gli sconti per l'acquisto dei seggiolini dotati di dispositivo antiabbandono. Lo stanziamento previsto è di un milione di euro per il 2019 e un milione per il 2020.
 

13. NO BOLKESTEIN BALNEARI, PROROGA CONCESSIONI PER 15 ANNI

Proroga per i prossimi 15 anni delle concessioni demaniali marittime in atto e in scadenza il 31 dicembre 2020. Si evita cosi' la messa la bando nel 2020 degli stabilimenti come previsto dalla direttiva Bolkestein. La norma presentata dalla Lega apre la strada a una possibile procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Prevista l'emanazione di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri per fissare principi e criteri dell'assegnazione delle concessioni sulle aree demaniali marittime. 
 

14. RIMBORSO PER I RISPARMIATORI TRUFFATI

I risparmiatori truffati coinvolti nelle liquidazioni bancarie degli ultimi anni potranno rivolgersi direttamente al ministero dell'economia per ottenere il rimborso: agli azionisti fino al 30%, agli obbligazionisti subordinati fino al 95%. Il Fondo di indennizzo risparmiatori ha una dote di 525 milioni l'anno nel triennio. A valutare le domanda sarà una commissione di nove tecnici, senza il passaggio dall'arbitro finanziario per verificare l'eventuale misselling, ovvero la vendita fraudolenta dei titoli. 

 

15. ECOTASSA, SALVE LE UTILITARIE

L'ecotassa non si pagherà sulle utilitarie ma solo sulle auto di grossa cilindrata. L'imposta sarà di 1.100 euro per l'acquisto di una nuova auto con emissione comprese tra 161 e 175 CO2 g/Km. Si passa a 1.600 euro per la fascia 176-200, a 2.000 euro tra 201 e 250 e a 2.500 euro oltre 250.
 

16. ECO-INCENTIVI SCATTERANNO FINO A 50MILA EURO

Sale da 45.000 a 50.000 euro il limite al di sotto del quale scatteranno gli eco-incentivi per l'acquisto di automobili poco inquinanti, ibride o elettriche. In via sperimentale, a chi acquista un veicolo, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia, dal 1 marzo 2019 al 31 dicembre 2021, è riconosciuto un bonus. Per l'elettrico il contributo è di 6 mila euro (emissioni tra 0 e 20 CO2 g/km) se si rottama contemporaneamente un veicolo euro 0, 1, 2, 3, 4 e di 4 mila euro senza rottamazione. Per l'ibrido, emissioni tra 21 e 70, gli incentivi passano a 4 mila euro (con rottamazione) e 1.500 (senza). 
 

17. ECOBONUS PER SCOOTER ELETTRICI, FINO 3.000 EURO SE ROTTAMI

Fino a 3.000 euro di contributo per l'acquisto di motorini elettrici o ibridi. A coloro che acquistano un veicolo elettrico o ibrido nuovo di cilindrata inferiore o superiore ai 50 cc e che rottamano un veicolo di cui sono proprietari da almeno 12 mesi è riconosciuto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3.000 euro nel caso in cui il veicolo consegnato per la rottamazione sia della categoria euro 0,1,2.
 

18. CONDONO PER CHI è IN DIFFICOLTA'

Entra il saldo e stralcio delle cartelle tra il 2000 e il 2017 per chi è in grave difficoltà economica. I debiti potranno essere estinti pagando il 16% con Isee non superiore a 8.500 euro, il 20% con Isee da 8.500 fino a 12.500 euro e 35% con Isee oltre i 12.500 euro e fino a un massimo di 20.000 euro. La misura riguarda anche i debiti per i contributi dovuti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi Inps.
 

19. TAGLI SU PREMI INAIL

Previsto uno sgravo sui contributi Inail a carico delle imprese che partirà da 410 milioni di euro per l'anno 2019, 525 milioni per il 2020 e 600 milioni per il 2021.
 

20. FLAT TAX 7% PER PENSIONATI STRANIERI CHE VIVONO AL SUD

Una flat tax al 7% per i pensionati residenti all'estero da almeno 5 anni che scelgono il Sud. L'imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria con aliquota del 7%, si applica per cinque periodi d'imposta ed è rivolta a coloro che scelgano di trasferire la loro residenza, in Italia, nei comuni con popolazione non superiore ai 20.000 abitanti delle Regioni del Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia. 
 

21. PIANO DISMISSIONI ENTRO 30 APRILE

Un piano di dismissioni immobiliari che dovrà essere pronto entro il 30 aprile e ricomprenderà anche gli immobili in uso al ministero della Difesa, "diverso dall'abitativo". Il governo punta a inacssare 950 milioni per il 2019 e 150 milioni per ciascuno degli anni 2020, e 2021, al netto delle quote non destinate al Fondo ammortamento titoli di Stato o alla riduzione del debito degli enti.
 

22. NORMA 'SFASCIA CENTRI STORICI'

Per la valorizzazione degli immobili pubblici da dismettere sarà possibile cambiarne la destinazione d'uso e procedere con interventi edilizi. Saranno ammissibili interventi edilizi "in via diretta". La norma aveva suscitato diverse polemiche ed era stata ribattezzata dai Verdi "norma sfascia centri storici".

 

23. TAGLI DEI CONTRIBUTI ALL'EDITORIA

Resta la norma proposta dai 5 Stelle che prevede una riduzione progressiva dei contributi diretti all'editoria dal prossimo anno fino all'azzeramento dei finanziamenti nel 2022. Nel dettaglio, nel 2019 il taglio alle imprese editrici riunite come cooperative dei giornalisti sarà del 20% nella parte eccedente il contributo di 500.000 euro, percentuale che sale al 50% nel 2020, al 75% nel 2021 fino al 100% nel 2022.
 

24. STOP AGEVOLAZIONI IRES PER ENTI NO PROFIT

Confermata l'abrogazione delle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali, misura che penalizza anche le associazioni no profit e per questo ha scatenato le critiche della Cei.
 

25. SALE ALL'1,40% L'AUMENTO DEL PREU SUI GIOCHI

Sale all'1,40% (dall'1,25%) l'aumento del Preu, il prelievo erariale unico, sugli apparecchi per il gioco. La percentuale destinata alle vincite (pay-out) passa dal 69 al 68% e dall'84,5 all'84%. Confermato l'aumento dell'imposta unica dovuta sui giochi a distanza (che dal 20% passa al 25% del margine), sulle scommesse a quota fissa su rete fisica (che dal 18% passa al 20% del margine) e a distanza (dal 22% al 24%) e sulle scommesse simulate (dal 20% al 22%).
 

26. STOP TOTOCALCIO, ARRIVA CONCORSO UNICO

Addio al Totocalcio e al Totogol. Saranno sostituiti da un nuovo gioco, un unico prodotto, gestito dai Monopoli ma pubblicizzato e promosso dalla nuova 'Sport e Salutè che sostituirà la Coni servizi. Il prodotto potrà essere pubblicizzato, in deroga ai divieti del decreto dignità sulla pubblicità del gioco d'azzardo. Arriva anche una norma contro la trasmissione illegale di eventi sportivi, a partire dalle partite di calcio. 
 

27. SALE INCENTIVO PER CAMBIO DECODER-TV

Sale a 151 milioni il contributo per chi, dal prossimo anno e fino al 2022, cambierà tv e decoder per adeguarsi ai nuovi standard DVB-T2 in vista dello switch off del digitale terrestre. Previste anche nuove regole per la ripartizione delle frequenze. 
 

28. MENO FONDI A ORFANI FEMMICIDIO

Più che dimezzato il rifinanziamento del fondo per gli orfani di femminicidio. In arrivo 5 milioni anzichè i 12 ipotizzati.

Agi News

Manovra: Governo avanti su quota 100 e reddito, conferma tempi

Il Governo tira dritto sui capisaldi della manovra economica al termine di incontri tecnici a Palazzo Chigi. Una nota della Lega e fonti M5s confermano che 'quota 100', sul fronte pensioni, e il reddito di cittadinanza partiranno nei tempi stabiliti.

"Incontro positivo questa sera tra il presidente Giuseppe Conte, i sottosegretari Giancarlo Giorgetti, Claudio Durigon, Laura Castelli, Massimo Garavaglia e rappresentanti della ragioneria dello Stato e dell'Inps – si legge, infatti in una nota della Lega – alla luce delle tabelle fornite è possibile confermare gli obiettivi politici della manovra sullo smantellamento della legge Fornero che partirà senza penalità e nei tempi già previsti. Inoltre sono confermati i finanziamenti per il triennio". 

Al termine dell'incontro di oggi con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e la Ragioneria dello Stato, vengono confermati gli obiettivi della manovra sul reddito di cittadinanza che partirà nei tempi stabiliti. Confermato anche il taglio delle pensioni d'oro, si apprende da fonti M5s.

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