Tag Archive: italiane

Sono crollati i prestiti delle banche alle imprese italiane

Chiudono ancora i rubinetti le banche italiane: sono crollati di 51 miliardi di euro i prestiti alle aziende italiane negli ultimi 12 mesi. Lo stock di finanziamenti alle imprese societarie è sceso di 46 miliardi da 696 miliardi a 650 miliardi, mentre sono diminuiti di quasi 6 miliardi i crediti alle imprese familiari, da 83 a 77 miliardi (-7%). In leggera crescita i prestiti alle famiglie di 9 miliardi da 536 miliardi a 545 miliardi. Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito del Centro studi di Unimpresa, secondo cui le sofferenze nette sono calate di 8 miliardi a quota 32 miliardi.

“Purtroppo le banche italiane, anche negli ultimi 12 mesi, hanno confermato la tendenza ad aver messo in secondo piano – se non abbandonato – l’attività tradizionale ovvero finanziare la cosiddetta economia reale”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D’Angelo. “Adesso ci preoccupa la prospettiva di tassi negativi sui depositi che potrebbe aumentare significativamente il costo dei rapporti con le banche. Il nostro sistema economico non è ancora pronto a utilizzare alternative a quella bancaria”, aggiunge D’Angelo.

Secondo il Centro studi dell’associazione, che ha rielaborato i dati della Banca d’Italia, da agosto 2018 ad agosto 2019, lo stock di prestiti a famiglie e imprese è diminuito complessivamente di 43 miliardi di euro (sul risultato incidono anche le cartolarizzazioni, cioè la cessione di crediti malati) da 1.324 miliardi a 1.281 miliardi (-3,3%).

Sul dato negativo pesa il calo dei finanziamenti alle aziende, sia alle imprese familiari (meno 5 miliardi, con un calo del 7% da 83 miliardi a 77 miliardi ) sia alle imprese societarie (meno 46 miliardi, con un calo del 6% da 696 miliardi a 650 miliardi). Le aziende complessivamente hanno subito un taglio di 51 miliardi di euro.

Sono leggermente cresciuti, invece, i prestiti alle famiglie di 9 miliardi (mutui e credito al consumo) in lieve aumento dell’1,7% da 536 miliardi a 545 miliardi. La pulizia dei bilanci dai crediti deteriorati è proseguita con la solita velocità registrata negli ultimi tre, quattro anni: le sofferenze lorde (che nel 2014-2015 avevano superato quota 200 miliardi di euro) sono ulteriormente diminuite, negli ultimi 12 mesi, di 38 miliardi passando da 126 a 87 miliardi (-30%).

Le sofferenze nette (quelle coperte da garanzie reali) sono scese di 8 miliardi da 40 miliardi a 32 miliardi (-20%). Per quanto riguarda la raccolta, le banche hanno assistito a una crescita del 6% complessiva delle somme detenute sui loro depositi da tutte le categorie di clienti: in totale, sui depositi (ad agosto scorso) risultano 1.481 miliardi in aumento di 91 miliardi (più 6%) rispetto ai 1.390 miliardi di agosto 2018.

I conti correnti sono oggetto di forte attenzione dopo l’annuncio di un importante gruppo bancario intenzionato ad applicare tassi negativi sui saldi superiori a 100.000 euro, con l’obiettivo dichiarato di trasferire con maggiore efficacia le decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea; sui conti correnti sono depositati ben 1.168 miliardi da parte della clientela bancaria, un dato in crescita di 88 miliardi (più 8%) in un solo anno (ad agosto il totale si era fermato a 1.079 miliardi).

Il calo dello spread ha reso meno rischioso investire nel debito pubblico italiano, ragion per cui le banche ne hanno approfittato per aumentare la sottoscrizione di bot e btp. Gli istituti hanno comprato massicciamente sia sul mercato secondario le obbligazioni del Tesoro già in circolazione sia sottoscrivendo le nuove emissioni alle aste: nell’ultimo anno, il totale dei titoli di Stato italiani detenuti dalle banche del nostro Paese è saliti di 36 miliardi (più 10%) da 372 miliardi a 409 miliardi.

Agi

Perché gli americani non comprano più automobili italiane?

Il settore dell’automotive da sempre al centro dell’economia nazionale è in seria difficoltà. I dati Istat sulla produzione industriale descrivono ad aprile un crollo a doppia cifra per la fabbricazione di autoveicoli rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-17,1%). Incide su questa preoccupante flessione sicuramente lo stallo delle vendite di auto nel mercato interno. Al di là del lieve aumento registrato ad aprile (+1,47), a maggio (-1,19%) le immatricolazioni sono tornate a scendere, consolidando una contrazione che dura ormai da sedici mesi.

In controtendenza soltanto i veicoli a trazione elettrica, sempre di più scelti dagli italiani per motivi ecologici, complice l’ecobonus varato dal governo. Frenano quest’anno anche le esportazioni (-5,4%) in difficoltà per il delicato clima internazionale che non accenna a migliorare. Il 18 maggio il comparto automobilistico europeo è riuscito a scongiurare i dazi di Trump ottenendo una tregua di sei mesi. Se alla fine dovessero essere introdotti, per l’Italia sarebbe una vera stangata.

Quanto potrebbero costarci i dazi di Trump

A marzo secondo i dati dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (Anfia) gli Stati Uniti hanno drasticamente ridotto lo shopping di Fiat, Ferrari e di tutte le altre auto prodotte in Italia (-17,5%). Con l’eventuale entrata in vigore delle tariffe gli acquisti degli americani potrebbero ulteriormente diminuire. Un bel problema per il comparto, considerato che oggi per quanto riguarda le automobili sono il nostro principale importatore.

Varca l’Atlantico circa il 17,6%% delle vetture prodotte in Italia e destinate all’export. Significa che su un valore totale a marzo di 2 miliardi di esportazioni di veicoli, gli Stati Uniti hanno inciso per 340 milioni. Il rischio per la tenuta del settore è alto perché non sono da escludere crolli repentini come quello che si è verificato a febbraio nello scambio commerciale con la Turchia (-50,2%) per la svalutazione della lira. Se il bilancio dell’export nel 2018 si è chiuso in negativo (-5,4%), quindi, il 2019 procede in maniera ancora meno incoraggiante.

Come chiarisce l’Anfia, d’altronde, è destinata all’export più della metà di tutte le vetture prodotte (56,7%) in Italia, a fronte del 42,4% di dieci anni fa. Questi numeri sottolineano il ruolo sempre più cruciale delle esportazioni per il settore. Tuttavia, la bilancia commerciale resta pesantemente negativa a favore delle importazioni. A differenza della Francia e della Germania, infatti, dove non c’è una grande penetrazione delle case automobilistiche straniere, gli italiani preferiscono acquistare brand esteri, che detengono il 75% della quota del mercato interno.

Produzione italiana in affanno

Con un giro d’affari superiore ai 51 miliardi di fatturato e 162 mila addetti tra produzione di auto e componentistica, un’indagine dell’Istat del 2016 indica il comparto automobilistico come un perno dell’economia nazionale. Proprio per questo gli ultimi dati sulla produzione destano più di una preoccupazione. Il bollettino dell’istituto di statistica di maggio alla voce fabbricazione di autoveicoli (codice Ateco 29.1) è in rosso sia per questi primi quattro mesi del 2019 (-14,7%) che su base annuale (-17,1%).

Il trend negativo è confermato anche dalle indagini di Anfia che effettua una sua rilevazione contattando direttamente le case automobilistiche. Secondo i dati dell’associazione di categoria, nel 2018 sono state fabbricate 670 mila macchine, il 9,7% in meno rispetto al 2017 e se il confronto sui dodici mesi prende in considerazione il periodo aprile 2018 – aprile 2019, la riduzione raggiunge addirittura il 22%.

L’Italia non è isolata nel contesto europeo. Non stanno facendo meglio gli altri Paesi, in particolare la Germania e il Regno Unito che registrano un calo del 9% nel 2018. Sembra invece tenere la Spagna (-1,1%), seconda per volumi produttivi in Europa, e soprattutto la Francia (0,9%), l’unica col segno più nell’ultimo anno.

L’Italia, però, parte da premesse differenti rispetto a questi paesi perché osservando l‘indice di produzione delle auto elaborato dall’Eurostat per ogni singolo Stato, è evidente che solo l’Italia non sia riuscita a recuperare i livelli produttivi precedenti alla crisi economica. Al contrario, Germania e Spagna ormai hanno raggiunto la stessa produzione del 2008 e il Regno Unito ha addirittura migliorato le proprie performance. Oggi, quindi, il nostro è il sesto Paese produttore nell’Unione, superato anche dalla Repubblica Ceca che ha visto in questo decennio un vero e proprio boom.

Tra le varie anime del comparto nazionale, c’è però una filiera che resta competitiva nonostante l’ondata che ha travolto l’Europa. Si tratta del settore delle carrozzerie, il cui indice di produzione calcolato dall’Istat e riportato da Anfia si è impennato ad aprile (9,9%), ed è stato comunque positivo negli ultimi quattro mesi (6,3%), in netto contrasto come abbiamo visto con l’indice della fabbricazione di autoveicoli (-14,7%). Le carrozzerie fanno ben sperare anche per le ultime rilevazioni sugli ordinativi (+4,2%). Nessun segnale di ripresa, invece, per la fabbricazione dei componenti (-14,7%) e il prodotto finito (-11,1%).

Quante auto vengono immatricolate in Italia?

Secondo ANFIA, le nuove auto immatricolate nel maggio 2019 sono state 193.733, un dato che fa segnare un -1 % rispetto al maggio 2018 (il Ministero dei Trasporti si discosta leggermente da questi numeri, parlando di 193.307 auto per un -1,19%). Il dato si inserisce in un contesto che ormai da 16 mesi manifesta difficoltà, con rari segnali incoraggianti (come il timido segno positivo di aprile 2019) e diverse batoste, come quella dello scorso settembre quando la variazione percentuale tendenziale sul mese di settembre 2017 fu -25%.

Così, il “più” registrato ad aprile è il primo dato in attivo dallo scorso dicembre (+2%), seguito da tre mesi di variazione percentuale tendenziale negativa: -7% a gennaio, -2% a febbraio e -9,6% a marzo. Anche i numeri assoluti di immatricolazioni degli ultimi 12 anni mostrano la contrazione dei volumi del mercato dell’auto.

Come riporta Anfia, il 2007 è l’anno record delle vendite con due milioni e mezzo di vetture nuove, ma la crisi economica dell’anno successivo ha lasciato un segno ben visibile che, nel 2013, ha portato le nuove immatricolazioni a 1,3 milioni, poco più della metà delle auto nuove di sei anni prima. Secondo Anfia, la proiezione per il 2019 è di 1 milione e 850 mila nuove immatricolazioni, dato che confermerebbe il trend negativo per il secondo anno consecutivo.

La Fiat Panda, nelle sue varie versioni, è l’auto più venduta in Italia nel 2018 (più di 122 mila esemplari) e vede confermata la sua leadership anche nel mese di maggio, risultando il modello nuovo più immatricolato (13.631 unità), nettamente davanti a Fiat 500 (6.361) e Renault Clio (6.192). Fiat si conferma il costruttore con il maggior numero di auto immatricolate, davanti a Volkswagen e Renault, con i francesi che si piazzano sul podio di poco davanti a Ford. Rispetto a dodici mesi fa Fiat è stabile (-0,39%) mentre frena bruscamente Alfa Romeo (-51%). Arretra anche Renault (-14%), mentre crescono Mitsubishi (102%), Dacia (42%), Seat e Porsche (33%).

Il crollo del diesel

Maggio 2019 si dimostra in continuità anche sul versante delle scelte legate all’alimentazione dei veicoli. Per il secondo mese consecutivo il benzina vende più del diesel, mentre le ibride ormai hanno raggiunto le auto a gpl.

I motori a benzina sono il 44% delle nuove auto immatricolate contro il 41% del diesel: un effetto collaterale, scrive Anfia, della “demonizzazione” tout-court del diesel ma che non ha un riscontro positivo sulle emissioni, visto che i motori a benzina “hanno livelli emissivi più alti rispetto alle corrispondenti versioni diesel”. Gli ecobonus che premiamo le auto a emissioni massime di 70 grammi di CO2 per chilometro spingono la crescita delle auto elettriche e ibride: nell’ultima rilevazione mensile, Anfia le considera ormai appaiate al Gpl (13 mila a gpl contro 12 mila auto ibride/elettriche), con il metano ormai ampiamente staccato con sole 3700 immatricolazioni.

Gli effetti dell’ecobonus sul mercato delle ricaricabili

Stando ai numeri di Anfia, gli effetti dell’ecobonus entrato in vigore il 1° marzo sono ben visibili, dal momento che sono proprio le auto ricaricabili a crescere di più rispetto a dodici mesi fa. A maggio le auto elettriche sono date in crescita del 95% rispetto all’anno precedente, le ibride plug-in del 62,8%. I numeri dell’auto elettrica degli ultimi mesi sono notevoli: tra gennaio e aprile 2019 sono state immatricolate 300 auto elettriche in più rispetto a tutto il 2017 (2384 contro 2022), con maggio le elettriche sono arrivate a 3579: probabilmente, questi numeri sono conseguenza diretta dell’ecobonus. Inoltre, a maggio 2019, ANFIA riporta l’immatricolazione da parte di privati di 577 auto ricaricabili contro le 138 di maggio 2018.

Auto elettriche, ibride plug-in ed extended-range (autonomia estesa) sono auto ricaricabili, ovvero possono essere collegate alla rete elettriche per essere caricate al fine di circolare. Nei motori ibridi plug-in la trazione avviene congiuntamente grazie a motore elettrico e motore a combustione, nelle extended-range il motore a combustione è una sorta di appoggio. Queste categorie sono quelle probabilmente favorite dall’ecobonus introdotto dal Governo, visto che per accedere agli incentivi occorre scegliere un’automobile che emetta meno di 70 grammi di diossido di carbonio per chilometro.

Stando alla Guida sul risparmio di carburanti e sulle emissioni di CO2 delle autovetture disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico – la cui versione più aggiornata è del 2016 – sono proprio queste categorie di autoveicoli quelle che rientrano più facilmente nei parametri previsti dalla legge. Nella guida nessuno dei veicoli a benzina, a gasolio, a benzina/gpl e a benzina/metano riesce a rientrare nella soglia di 70 g/km di CO2. Calcolando una media dei veicoli ad alimentazione alternativa, solo le ricaricabili rientrano tranquillamente in questi parametri. I termini della legge, inoltre, specificano che possono accedere all’ecobonus mezzi che comunque abbiano una “motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione”.

Tuttavia, è bene specificare che le pur basse emissioni delle auto elettriche o più in generale delle ricaricabili non sono totalmente zero: l’impatto complessivo sull’ambiente dipende da come viene generata l’elettricità che le muove. In ogni caso, come ricorda l’Agenzia Europea dell’Ambiente, i veicoli elettrici sono più efficienti, sprecano meno energia, non producono ossidi di azoto e particolato, se si esclude quello derivante dai freni e dall’usura delle gomme. 

Agi

Chi sono e cosa fanno le 10 imprenditrici italiane più cercate online

Sono stiliste, cuoche, influencer, fisiche e regine del rap. Sono tutte italiane, hanno fatto una fortuna con la loro professione e sono ricercatissime sul web. Chiara Ferragni è la regina indiscussa ma è in buona compagnia con Miuccia Prada, Sonia Peronaci ed Emma Marcegaglia, solo per citarne alcune.

Nella giornata in cui si celebra la donna SEMrush, una piattaforma SaaS per la gestione della visibilità online, rivela chi sono le 10 imprenditrici italiane più cercate on line a livello nazionale.

Chiara Ferragni

La più conosciuta imprenditrice digitale italiana è una delle donne più potenti del web di oggi. Chiara Ferragni senza dubbio occupa il primo posto della classifica. E’ nota soprattutto per la sua attività di blogger e influencer nel mondo della moda. Nata a Cremona il 7 maggio del 1987, frequenta il Liceo Classico Daniele Manin di Cremona e studia giurisprudenza all’università Bocconi, senza però terminare gli studi. Nel 2009 crea il blog The Blonde Salad, è il primo passo verso la notorietà. Grazie all’uso che fa dei social si afferma sempre di più come fashion blogger,  un’attività che si rivelerà molto proficua: nel 2014 fattura 8 milioni di dollari e nel 2015 più di 10. Nello stesso anno diventa oggetto di un caso di studio della Harvard Business School. Nel 2017 viene nominata dalla rivista Forbes “l’influencer di moda più importante al mondo”. Intanto fonda il suo brand “Chiara Ferragni” con cui amplia il suo impero.

Sofia Viscardi

Scrittrice e blogger, è una delle youtuber più seguite in Italia. Nata a Milano l’11 maggio 1998, Sofia frequenta ancora il liceo quando nel 2014 quando diventa famosa su YouTube grazie al suo canale, dove fa vlog (fusione delle parole inglesi video-blog) che raccontano la sua vita, i suoi problemi, il suo modo di vestirsi ed altro ancora. Oggi ha ben 750 mila iscritti al suo canale. Nel 2016 pubblica il suo primo libro “Succede”, che vende oltre 100 mila copie. Dal romanzo è tratto l’omonimo film del 2018. Nello stesso anno pubblica il suo secondo romanzo: “Abbastanza”.

Elisa Maino

Tra i giovani imprenditori italiani è la più piccola (ha 16 anni), ma vanta già 2 milioni di follower. Classe 2003, è arrivata al successo grazie a Musical.ly, un’applicazione che consiste nel cantare in playback le canzoni del momento. I video durano da 15 ai 60 secondi, tanto le basta per farsi conoscere: in meno di 2 anni diventa youtuber di successo e una delle prime 5 web star italiane. Elisa frequenta il Liceo Classico e ama il greco, ma il suo sogno diventare una conduttrice televisiva o partecipare ai suoi programmi preferiti: X Factor e Amici. Oppure, diventare medico.

Sonia Peronaci

Cuoca, blogger e scrittrice italiana conosciuta come la fondatrice del sito più “gustoso” in Italia: “Giallo Zafferano” che oggi vanta 65,4 milioni di traffico mensile, ed è conosciuto in tutto il mondo. Nata a Milano nel 1967 da padre calabrese di Catanzaro e madre di origine altoatesina, Sonia Peronaci inizia a cucinare nel ristorante del padre a 6 anni. Dopo aver lavorato in pub, villaggi turistici e come commercialista, apre con il marito il sito di cucina Giallo Zafferano.  Nel 2011 pubblica per Mondadori il libro “Le mie migliori ricette”, e nel 2012 pubblica per lo stesso editore un secondo libro, dal titolo “Divertiti cucinando”. Nel 2015 interrompe la collaborazione con Giallo Zafferano e lancia il suo nuovo sito.

Miuccia Prada

Non ha bisogno di presentazioni Miuccia Prada, una delle donne più ricche dell’Italia degli ultimi anni e senza dubbio una delle più conosciute a livello mondiale. Nipote di Mario Prada, insieme al marito, Patrizio Bertelli, ha guidato e trasformato Prada in una delle più blasonate case di moda del mercato internazionale. Nel 2018 è stata inserita nell’elenco di Forbes dei miliardari nel mondo con un patrimonio stimato di 3.2 miliardi, rappresentando il made in Italy nel gotha della moda internazionale.

Emma Marcegaglia

Una delle donne più conosciute del business italiano in tutto il mondo. Nata a Mantova nel 1965, Emma Marcegaglia si laurea con lode in Economia Aziendale all’Università Bocconi e durante gli anni universitari trascorre un periodo di otto mesi negli Stati Uniti dove frequenta la New York University. Ex presidente di Confindustria dal 2008 al 2012 e presidente dell’Università LUISS Guido Carli dal 2010 al 2016, Marcegaglia è dall’8 maggio 2014 presidente di Eni.

Fabiola Gianotti

Nata a Roma nel 1960, Fabiola Gianotti è una fisica di fama internazionale. Suo l’annuncio del 2012 della prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs. Nello stesso anno la rivista TIME la colloca in quinta posizione nella graduatoria di Persona dell’anno 2012, che vede al primo posto il presidente Obama. Nel 2013 è al settantottesimo posto nella lista delle 100 donne più potenti al mondo secondo la rivista Forbes (unica italiana insieme alla stilista Miuccia Prada). Gianotti  è oggi membro del comitato consultivo per la Fisica al Fermilab di New York e all’Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche. Dal 2013 è professore onorario presso l’Università di Edimburgo. Tra gli hobby c’è la musica: è diplomata in pianoforte al Conservatorio di Milano.

Paola Zukar

50 anni, Paola Zukar è “la signora del rap”. Principale manager nel mondo rap in Italia, collabora con i nomi più importanti dell’industria. Presente sulla scena dagli anni ’90, riporta il sito Rock it, inizia con progetti indipendenti, collabora con le più grandi case discografiche e fonda la Big Picture Management, agenzia che produce artisti come Fabri Fibra, Marracash e Clementino. All’inizio del 2017 pubblica “RAP – Una storia italiana”, il suo primo libro.

Marina Salamon

Nata nel 1958 a Tradate, in provincia di Varese, Salamon è fondatrice dell’azienda Altana, specializzata nella produzione di capi d’abbigliamento. Da presidente e azionista di maggioranza dell’azienda, fa crescere Altana rilevando altre società, fino a renderla nota a livello europeo. La società assume la gestione di vari marchi, tra cui MoschinoLiu Jo, Jeckerson e, per diversi anni, Moncler. Dal 1992 detiene il controllo di Doxa, una delle principali realtà italiane specializzate in sondaggi, di cui è presidente dal 2012.

Ornella Barra

É una donna d’affari monegasca di origine italiana. Farmacista qualificata, è co-chief operating officer di Walgreens Boots Alliance. Nata a Chiavari (Genova), Ornella Barra si laurea in Farmacia presso l’Università degli Studi di Genova e intraprende la carriera nel settore healthcare. Inizia come farmacista, dapprima gestendo una farmacia e comprandone poi una propria. Nel 1984 fonda la società di distribuzione farmaceutica Di Pharma, acquisita poi da Alleanza Salute Italia. Da allora, ha avuto molteplici ruoli e responsabilità come membro dei Consigli di Amministrazione di molte delle aziende (sia quotate che non) del Gruppo. Questi successivi cicli di trasformazione hanno portato, nel 2014, alla creazione della prima realtà globale al mondo per la salute e il benessere con radici nella farmacia.

 

 

Agi

Stress test: tutte promosse le banche europee, e non sono le italiane a stare peggio

Le principali 48 banche europee, che rappresentano il 70% delle attività del settore nella Ue, sono state promosse dagli stress test e tra queste, anche le quattro italiane interessate dall'esame ossia – in ordine di solidità – Intesa Sp, Unicredit, Ubi e Banco Bpm. Secondo i criteri dell'Autorità bancaria europea, l'Eba, le società hanno quindi superato la soglia di solvibilità richiesta dal mercato nelle prove di stress per valutare la loro resistenza a uno scenario economico avverso. Il coefficiente che è stato valutato è quello del rapporto tra capitale di qualità e attività di rischio (CET1, a pieno carico): per l'insieme delle banche si attesta al 10,1% nel quadro avverso al 2020, mentre nessuna entità singola è al di sotto del livello del 5,5%, considerato il minimo sano. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha preso atto in una nota con "soddisfazione dell'esito degli stress test condotti dall'Autorità bancaria europea (EBA) sullo stato di salute del sistema bancario italiano".

"Nel complesso le banche europee hanno mostrato una buona capacità di tenuta a fronte delle condizioni di stress ipotizzate nello scenario avverso. I risultati confermano il generale rafforzamento della solidità del sistema bancario europeo", afferma invece Bankitalia, "per le quattro banche italiane incluse nel campione la riduzione media ponderata del CET1 ratio nello scenario avverso è pari a 3,9 punti percentuali su base fully loaded, un risultato in linea con quello medio del complesso delle banche dell'SSM incluse nel campione e con la media totale EBA".

Sono tedesche e inglesi a soffrire di più

Ci sono ovviamente dei distinguo: ad esempio, dagli stress test si evince che le banche britanniche e tedesche soffrirebbero di più rispetto alle altre in caso di uno scenario economico avverso (con un lasso temporale del 2020) e tra queste, chi ha riportato il punteggio più basso ci sono tre importanti banche del Regno Unito, Lloyds Banking Group, Barclays e Royal Bank of Scotland (RBS), ma anche Deutsche Bank e altre banche regionali tedesche.

Leggi anche: la crisi senza fine di Deutsche Bank

Il gigante tedesco, infatti, in caso di scenario avverso vedrebbe i propri coefficienti patrimoniali cadere all'8,14%, con una discesa di oltre 600 punti base rispetto al 14,65% di Cet1 fatto segnare a fine 2017. Per Barclays il risultato, sempre nello scenario avverso, indica un Cet1 pari al 7,28% al 2020 rispetto al 13,32% della chiusura dell'ultimo bilancio. Non si tratta degli unici istituti di Germania e Gran Bretagna che mostrano delle sofferenze nell'esercizio dell'Eba: Nordeutsche Landesbank si troverebbe, con scenario avverso al 2020, al 7,07%, ovvero al valore più basso fra gli istituti che hanno preso parte a questa tornata di stress test. A Londra, invece, soffrirebbe un brusco calo anche Lloyds Banking, che vedrebbe il Cet1 scendere dal 14,03 all'8,55%. In Francia il risultato peggiore con scenario avverso sarebbe quello di Societe Generale, che passerebbe da un Cet1 dell'11,38% del 31 dicembre scorso al 7,61% del 2020. Rispondono invece generalmente bene gli istituti di credito spagnoli. 

Per la Bce c'è "maggiore capacità di tenuta agli shock

Gli stress dell'Eba mostrano "che le banche dell'area dell'euro hanno maggiore capacità di tenuta agli shock finanziari", commenta la Bce, "tutte le 33 banche vigilate dalla BCE presentano attualmente maggiore capacità di tenuta agli shock finanziari: le riserve di capitale delle banche sono in media più elevate, malgrado la maggiore riduzione di capitale in uno scenario avverso più grave di quello ipotizzato nella prova di stress del 2016".
L'Istituto guidato da Mario Draghi sottolinea che le banche della zona euro "mostrano una solida dotazione di riserve di capitale, nonché sforzi effettuati nella gestione degli attivi preesistenti".

 

Agi News

Ecco la mappa delle 12 aziende italiane del commercio e del turismo in crisi 

Tante crisi di piccole e medie aziende diffuse sull'intero territorio nazionale, che non sempre conquistano la ribalta della cronaca ma impattano comunque fortemente sul territorio. I settori del commercio e del turismo stanno pagando le conseguenze di gestioni poco oculate, della concorrenza spietata dei giganti dell'e-commerce, dell'indifferenza della politica.

Alcune vertenze sono giunte ai tavoli del ministero dello Sviluppo economico, ma nessuna ha trovato finora una vera e propria soluzione. Dalla chiusura di una serie di negozi a marchio Trony a quelli Auchan; dalla crisi di Tuodì a quella di Mercatone Uno; dai licenziamenti di Mediamarket ai contratti di solidarietà di Conforama; dalle cessioni di Dico alla ristrutturazione di Limoni-Douglas. Fino alla cessione del marchio Valtur in ambito turistico. Sono migliaia i lavoratori a rischio, di cui dovrà occuparsi il nuovo governo.

Ecco la mappa sintetica delle situazioni più critiche 

1. Trony

Saracinesche abbassate per 35 negozi di Dps Group in fallimento in Puglia, Basilicata, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto; 466 lavoratori prima sospesi senza retribuzione (avvertiti con un messaggio telefonico che il punto vendita aveva chiuso) poi coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo. Al momento è stata presentata un'offerta di acquisto per 8 negozi. Prossimo incontro entro fine mese al Mise ma non è stato ancora programmato.

2. Mediamarket (Mediaworld e Saturn):

Chiusura dei punti vendita di Grosseto e Milano stazione Centrale; trasferimento della sede di Curno (Bg) a Verano Brianza; soppressione del bonus presenza e della maggiorazione economica del 90% per il lavoro domenicale (riconoscendo solo il 30% previsto dal contratto nazionale); interruzione del contratto di solidarietà in 17 punti vendita (in Liguria, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia e Sardegna) per 115 'full time equivalent' corrispondenti a circa 200 dipendenti. Dopo l'incontro al Mise del 12 aprile, non è stata fissata una nuova data.

3. Todì 

Presentata richiesta di concordato preventivo in continuità e avviata procedura di trasferimento di 61 punti vendita in Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Piemonte dove sono occupati 324 addetti. Ipotesi cessione di complessivi 99 punti vendita. Per i sindacati vi è il rischio di dumping contrattuale nei passaggi del personale a nuove proprietà. Prossimo incontro al Mise entro il mese di giugno.

4. Auchan 

Chiusura degli ipermercati di Napoli Argine e Catania La Rena, dove sono occupati complessivamente circa 260 addetti. I lavoratori sono in agitazione. Contratti di solidarietà sono in corso nel gruppo che nel 2015 aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo per 1.400 dipendenti. Prossimo incontro l'8 maggio.

5. Dico Discount

Cede parte della rete e attende l'ok sul piano concordatario; l'acquirente sarà reso noto entro il prossimo 19 aprile (fatto salvo proposte più vantaggiose). Sindacati preoccupati per il possibile peggioramento delle condizioni salariali e per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Prossimo incontro a fine maggio. 

6. Limoni Douglas

Tra giugno e luglio 2018 è prevista la fusione per incorporazione delle società La Gardenia e LLG in Limoni e a gennaio-febbraio 2019 la fusione di Limoni in Douglas. Le società hanno previsto la chiusura di 26 negozi e la vendita di una ventina di punti vendita (per prescrizione dell'Antitrust). Prossimo incontro il 30 aprile.

7. Conbipel 

Avviata procedura di licenziamento collettivo, seconda crisi nel giro di 5 anni: previsto contratto di solidarietà per i punti vendita di Novara. Alle lavoratrici del negozio Castelvetro Piacentino, che è stato chiuso, è offerta la ricollocazione a Cesano Boscone (Mi). Possibile ricollocazione anche da Palladio e Montecchio a Bassano.

8. Mercatone Uno 

Il gruppo è in amministrazione straordinaria dal 7 aprile 2015; i commissari straordinari hanno individuato un aggiudicatario che garantirebbe la continuità aziendale dei 74 negozi (59 attivi) con 3.000 dipendenti circa. Prossimo incontro entro il mese. 

9. Conforama

Annunciati 77 esuberi in Sardegna e Sicilia evitati con il ricorso ai contratti di solidarietà: la riduzione dell'orario di lavoro fino a marzo 2019 coinvolgerà 446 lavoratori.

10. Md e Maury's

Contratti trasformati da tempo indeterminato a tempo determinato a Latina, Fondi e Terracina e stipendi dati a singhiozzo.

11. Unieuro

Apertura di nuovi negozi e chiusura di altri; contratti di solidarietà in numerosi punti vendita. Prossimo incontro l'8 maggio.

12. Valtur 

Avviata liquidazione e procedura di licenziamento collettivo per 108 dipendenti a tempo indeterminato,a cui si aggiungono 123 lavoratori a tempo determinato; cessazione delle attività in 11 villaggi e ricerca di acquirenti. Al ministero sono pervenute notizie di interesse per l'acquisizione che mantenga l'integrità del marchio ma Investindustrial di Andrea Bonomi è interessata alla cessione anche 'a spezzatino'. La prossima settimana il ministro Carlo Calenda ha annunciato "un ultimo tentativo" anche se la situazione appare "compromessa" e le possibilità di intervento limitate vista la procedura. 

Agi News

Nel 2017 la spesa delle famiglie italiane è aumentata più del loro reddito 

Gli italiani nel 2017 hanno speso più di quanto hanno guadagnato, invertendo la rotta e dimostrandosi meno 'formiche' del passato. La spesa delle famiglie è cresciuta più del reddito: è scesa la propensione al risparmio ed è aumentato il potere d'acquisto (+0,6%) seppure "in rallentamento rispetto alle tendenze registrate nel biennio precedente".

È il quadro di sostanziali luci tratteggiato dall'Istat per il 2017. Notizie positive anche sul fronte del debito pubblico. Bankitalia ha registrato a febbraio un lieve calo: è diminuito di 0,1 miliardi, risultando pari a 2.286,5 miliardi.

Nel 2017, ha rilevato l'Istat nei Conti economici nazionali per settore istituzionale, le famiglie hanno aumentato la spesa per consumi finali (+2,5% in termini nominali) in misura superiore rispetto all'incremento del reddito disponibile (+1,7%); di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie scende al 7,8% (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016).

Per effetto dell'aumento dell'1,2% del deflatore dei consumi privati, la crescita del reddito disponibile corrisponde a un incremento del potere di acquisto delle famiglie dello 0,6%.

Il prelievo fiscale dovuto alle imposte sulla produzione e a quelle correnti e in conto capitale ha inciso sul reddito disponibile delle famiglie per il 16,2%, su quello delle società non finanziarie per il 23,8% e su quello delle società finanziarie per il 18,6%.

Le società finanziarie hanno registrato un miglioramento dell'accreditamento di 14 miliardi di euro rispetto al 2016, mentre per le società non finanziarie e per le famiglie c'è stato un peggioramento pari a, rispettivamente, 3 e 4 miliardi di euro.

L'indebitamento delle amministrazioni pubbliche si è ridotto di 1,9 miliardi di euro, con un saldo pari a -39,7 miliardi di euro. Il tasso di profitto delle società non finanziarie nel 2017 è sceso al 41,7% (-0,7 punti percentuali rispetto al 2016) e il tasso di investimento cresce al 21,1% (+0,9 punti percentuali).

Le società finanziarie hanno registrato una riduzione del valore aggiunto ai prezzi base (-1,4%).

Bankitalia ha rivisto al rialzo il dato sul debito pubblico italiano del 2017. Rispetto ai dati diffusi lo scorso 15 marzo, ha spiegato nel fascicolo 'Finanza pubblica, fabbisogno e debitò, il dato relativo al debito del 2017 è stato rivisto al rialzo di circa 7 miliardi, "principalmente a seguito dell'advice dell'Eurostat in merito al trattamento statistico dell'operazione di liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca".

A febbraio infine sono aumentate le entrate tributarie: sono state pari a 29,4 miliardi, in aumento di 1,5 miliardi rispetto a quelle rilevate nello stesso mese del 2017.

Agi News

Nei primi 9 mesi del 2017 investiti 93,8 milioni in startup italiane (-31%)

Il rallentamento, questa volta, sa di inchiodata: gli investimenti in startup italiane hanno perso in un anno quasi un terzo del proprio volume. Tra gennaio e settembre 2017, la raccolta è stata di 93,8 milioni di euro: è il 30,9% in meno rispetto ai primi nove mesi del 2016, quando il dato aveva toccato i 135,8 milioni. Dopo il –13% registrato nel primo semestre, l'ecosistema appesantisce ulteriormente il proprio ritardo. Colpa di un secondo trimestre debole e di un terzo ancor meno generoso.

Il peso dei mesi estivi

Luglio e agosto non hanno registrato operazioni di rilievo. E così settembre ha dovuto reggere da solo le sorti dell'intero trimestre. Con sei operazioni chiuse. Se si conta l'intero round chiuso da Satispay (18,3 milioni), il conteggio arriva a 32,6 milioni. In realtà, però, la startup guidata da Alberto Dalmasso aveva già ottenuto già a maggio impegni per oltre 14,5 milioni. Se si considera solo la differenza (3,8 milioni), il totale del trimestre ammonta ad appena 18,1 milioni. Tradotto: una sola startup (Satispay) ha raccolto in un singolo round (per quanto da record per un'italiana) più di tutte le altre in un intero trimestre. Ad ogni modo, al di là della scelta del periodo nel quale includere il fundraising di Satispay, nulla cambia sul dato degli investimenti complessivi ottenuti nei primi nove mesi del 2017.

Tra luglio e settembre spiccano altri due deal superiori al milione: Genenta Science e Clairy. Cui si aggiunge Green Energy Storage, grazie a una campagna di equity crowdfunding. Al conteggio trimestrale, infatti, partecipano anche queste ultime. Sono state 13, hanno apportano 3,3 milioni e rappresentano una delle poche note liete del periodo.

I round oltre il milione

Satispay – 12 milioni attesi, 18,3 raccolti (14,5 dei quali già a maggio): il round di Satispay è uno di quelli che raramente si è visto in Italia. Vi hanno partecipato Banca Etica, Banca Sella Holding (attraverso Sella Ventures), il venture capital Shark Bites e Iccrea Banca. Il sistema di pagamento mobile sviluppato da Satispay porta così la raccolta complessiva a 26,8 milioni e la valutazione a 66 milioni.

Genenta Science – Genenta Science, società che sviluppa terapie geniche per la cura dei tumori, ha ottenuto 7 milioni di euroda investitori italiani (tra i quali, con 580 mila euro, il Club degli Investitori), britannici, svizzeri e membri del board. La raccolta complessiva arriva così a 17 milioni di euro. Le nuove risorse consentiranno a Genenta di aprire un ufficio nel LaunchLabs, incubatore all'interno dell'Alexandria Center for Life Science di New York. E di avviare le sperimentazioni su una seconda indicazione tumorale oltre al mieloma multiplo.

Clairly – Clairy ha ottenuto 2 milioni di grant dal programma Horizon2020 SME2 dell'Unione Europea. La società, fondata nel 2016 da Alessio D'Andrea, Paolo Ganis, Vincenzo Vitiello, è nata all'interno di Talent Garden Pordenone. Ha sviluppato un vaso intelligente capace di combinare tecnologia e piante per migliorare (e monitorare) la qualità dell'aria tra le stanze di casa.

Green Energy Storage – Green Energy Storage ha sviluppato un sistema di accumulo per le energie rinnovabili. La società trentina ha scelto la strada dell'equity crowdfunding, puntando a una raccolta minima di 250 mila euro per una quota del 2,7%. Sulla piattaforma Mamacrowd ha ottenuto 1,2 milioni di euro (un milione dei quali già incassati). Un record per una campagna italiana.  

Agi News

Ecco perché una sede Amazon fa gola a molte città (non solo italiane)

E’ stato inaugurato ufficialmente il 18 settembre il terzo centro di distribuzione italiano di Amazon. Jeff Bezos ha scelto Larizzate in provincia di Vercelli come luogo di smistamento dei migliaia di articoli che finiranno nei prossimi mesi dentro le case degli italiani. Per il momento l’hub è operativo e i circa 200 dipendenti hanno iniziato a stoccare il materiale sugli scaffali, ancora non si conosce però il periodo in cui prenderà il via l’attività di smistamento.

In Italia Amazon già distribuisce da Caste San Giovanni in provincia di Piacenza e da Passo Corese in provincia di Rieti. 

Tutto quello che c’è da sapere sul polo di Vercelli

Il polo logistico da 107.000 metri quadrati – si legge su La Stampa – è sorto in pochi mesi alle porte di Vercelli. Il logo scelto per il capannone è un airone cinerino, uccello tipico delle campagne vercellesi. Migrando dall’Asia e dall’Africa, il volatile dal becco e dalle zampe di forma curiosa ha trovato nelle risaie il suo habitat: “Anche Amazon viene da lontano, dall’America – sottolineano dal colosso mondiale dell’e-commerce – ma proprio come l’airone, vogliamo diventare parte integrante del territorio”. Ed è anche per questo motivo che tutte le sale riunioni del centro di distribuzione sono state intitolate alle diverse tipologie di riso, elemento d’identità della zona. Quindi c’è la sala Carnaroli, la Arborio, la Sant’Andrea e così via.  

Inoltre quello di Vercelli sarà un centro di distribuzione di categoria 'Non Sort' ('Non Sortable'), a differenza ad esempio di quello di Piacenza, che è invece 'Sort'. Questi si occupano della gestione di tutti i prodotti che, per dimensioni e peso, sono al di sotto dei 13 chili di peso e non devono essere alti più di 25 centimetri e lunghi più di 45. In questi magazzini gli articoli vengono stoccati in scaffalature di media grandezza, e non servono mezzi per movimentare la merce, bastano dei semplici carrelli. Tutti gli altri articoli che superano queste dimensioni sono definiti «Non Sortable», e saranno quelli custoditi nel polo di Larizzate. La procedura, in questo caso, è differente: in base al peso dell’articolo, vengono utilizzati carrelli più grandi rispetto a quelli tradizionali, ma anche dei mezzi che permettono di stoccare i prodotti in scaffalature che si sviluppano in altezza.

Le prossime aperture italiane

Il prossimo 3 ottobre – scrive Diariodelweb –  un magazzino di 8mila metri quadrati sorgerà a Crespellano, alle porte di Bologna. Lo stesso vale per Casirate d’Adda (Bergamo), dove dovrebbe sorgere un capannone ultra-tecnologico di 40mila metri quadrati, per il quale sarebbero previste ben 400 assunzioni. Piano piano anche in Italia sta nascendo una serie di magazzini pronti a distribuire merce on-demand in qualsiasi momento, il più in fretta possibile. Le logiche del colosso di Jeff Bezos sono sempre state chiare: rapidità e una customer experience soddisfacente.

Negli Stati Uniti è scattata la gara per aggiudicarsi la sede Amazon

E’ bastato un annuncio per scatenare la fantasia e la frenesia di molte città americane che vogliono aggiudicarsi la seconda sede americana – in ordine di grandezza – di Amazon.

D’altra parte non possono essere biasimate, visto che la seconda casa di Amazon porterebbe 50.000 posti di lavoro e un investimento di 5 miliardi di dollari, oltre che una popolarità senza precedenti, considerando che si tratta dalla sede dell’Internet company più grande al mondo. Ogni città ha cercato di farsi notare in vari modi – scrive Mashable -, ad esempio Tucson in Arizona ha deciso di tagliare un cactus di 21 metri e di inviarlo come dono a Jeff Bezos.

Anche il sindaco di Pittsburgh, Bill Peduto, ha corteggiato su Twitter il gigante dell’e-commerce e quello di Kansas City, Sly James, ha elencato tutti gli aspetti positivi della città scrivendo un editoriale sul Kansas City Star.

Con un post su Facebook si è fatta notare Huntsville, in Alabama. La città ospita già la sede Nasa e altre grandi aziende di ingegneria.L’interesse è arrivato anche da parte di grandi città come Houston, New York e Boston.

 

 

 

Agi News

Cosa fanno le 26 migliori startup italiane, secondo Tech Tour

Il Tech Tour è una di quelle occasioni in cui gli investitori sbirciano nell'ecosistema italiano (qui il nostro colloquio con il suo organizzatore Marco Trombetti). Un'opportunità per le startup di casa nostra, anche perché questo evento itinerante non ha cadenza fissa: da qui è passato di rado (cinque volte in un ventennio) e mai per due anni consecutivi. Questa volta, invece, dopo l'edizione di novembre 2016, investitori internazionali, venture capital, imprese e business angel sono tornati a Roma l'11 e il 12 settembre. Davanti a loro si sono presentate 26 società (tra startup ai primissimi passi e scaleup), selezionate tra le 155 candidate per essere tra le più innovative e ricche di potenzialità del panorama nazionale. Le regioni rappresentate sono state sette: nove startup hanno sede nel Lazio, sei in Lombardia, tre in Campania e Veneto, due in Emilia-Romagna e Piemonte, una in Trentino Alto Adige. Ecco quali sono e che cosa fanno.

  1. Beintoo è una "mobile data company" che raccoglie informazioni e, grazie alla geolocalizzazione, permette ai clienti di misurare e ottimizzare le loro campagne. Delle startup selezionate, è quella che ha raccolto i round più ricchi: 7,55 milioni di dollari.
     
  2. BluImpression è una piattaforma che analizza il comportamento delle persone in ambienti fisici. Grazie a intelligenza artificiale e big data, può stimare il pubblico intercettato da uno spot o da un cartellone pubblicitario.
     
  3. Buzzoole è una piattaforma di Influencer Marketing con sede a Napoli. È in grado di connettere i brand ai giusti influencer della rete grazie all'utilizzo dei big-data. Assieme a Beintoo, è una delle due italiane tra le 15 scaleup europee selezionate per il programma Startup Europe Comes to Silicon Valley di Mind the Bridge ed EIT Digital. 
     
  4. Competitoor ha sviluppato uno strumento per il B2B dedicato ai negozi online. Consente ai marchi e ai responsabili delle vendite di tracciare i prezzi dei concorrenti e di essere avvisati in caso di variazioni.
     
  5. D-Eye, startup con sede a Padova e incubata da M31, sviluppa dispositivi e applicazioni medicali applicabili agli smartphone. Ha creato un sistema portatile che si aggancia ai dispositivi creando una fotocamera oftalmica per lo screening della vista.
     
  6. Direttoo è una piattaforma, fondata da Diego Pelle e Chiara Mastromonaco, che collega i ristoratori direttamente con fornitori e produttori. Facilita la gestione del business anche grazie a un sistema di monitoraggio delle spese.
     
  7. Enerbrain, fondata a Torino nel 2015, ha sviluppato una soluzione IoT per monitorare gli sprechi energetici di un edificio, indicando gli interventi per ottimizzare le risorse. E offrendo dati in tempi ridotti.
     
  8. Filo ha creato un portachiavi intelligente (che può essere agganciato anche a zaini, valigie o a qualsiasi cosa si voglia tenere sotto controllo). Grazie a un'app, consente di sapere dov'è l'oggetto. E, nella direzione opposta, basta schiacciare Filo per far squillare e ritrovare lo smartphone.
     
  9. Gr3n ha inventato un processo che permette di riciclare plastica in modo più profittevole, a vantaggio delle imprese del settore. È alla ricerca di 3 milioni di euro per passare dallo sviluppo del pilota all'applicazione industriale.
     
  10. Inventia sviluppa soluzioni di Customer Engagement multicanale che accompagnano gli utenti lungo tutto il percorso d'acquisto. Dall'assistenza (che miscela intervento umano e bot) fino alla transazione. È già stata selezionata da ScaleIT 2016 e da una call di GrowItUp.
     
  11. Manet, accelerato da Luiss Enlabs, è una soluzione mobile destinata agli hotel e ai loro clienti. I viaggiatori hanno a disposizione informazioni, chiamate e connessione illimitate. Le strutture ricettive possono offrire ai clienti un pacchetto personalizzato che enfatizzi i servizi proprie e dei partner commerciali.
     
  12. MioAssicuratore è un broker assicurativo online, che assiste gli utenti nella scelta, la comparazione e la sottoscrizione di polizze. Grazie a machine learning e a un algoritmo proprietario, MioAssicuratore calcola il premio in tempo reale.
     
  13. Nextwin (altra accelerata da Luiss Enlabs) si rivolge agli appassionati di sport e scommesse. Ha creato una piattaforma una piattaforma per puntare monete virtuale su singoli eventi (una sorta di fantacalcio del betting) e Invictus, uno strumento (su abbonamento, da usare per puntate reali) che analizza i big data e consiglia le giocate migliori.
     
  14. Oval, fondata dall'ex contry manager di Uber Benedetta Arese Lucini, è una piattaforma che aiuta gli utenti a gestire meglio i propri risparmi. Mettendo da parte piccole somme in automatico e monitorando le proprie spese. Ad aprile ha incassato un round da 1,2 milioni di euro partecipato da Intesa Sanpaolo e b-venture.
     
  15. Prestiamoci è una piattaforma di prestiti tra privati che consente di concludere l'intero processo online e in modo rapido. Fondata nel 2007, ha ottenuto 3,4 milioni e la fiducia di Innogest. Al momento, ha registrato 837 prestatori attivi e importi complessivi superiori ai 7 milioni.
  16. Sailsquare è stata battezzata come l'Airbnb delle barche. La startup, fondata da Simone Marini e Riccardo Boatti, mette in connessione skipper e proprietari di imbarcazioni con i turisti interessati a organizzazione un viaggi a vela.
     
  17. Scooterino si propone come la Uber degli scooter, la prima in Europa. Nata a Roma, si è estesa a Firenze, Genova e Milano. È un'app che mette in connessione chi ha bisogno di un passaggio con chi circola nelle vicinanze.
     
  18. Sellf è un assistente digitale, rivolto a professionisti e piccoli imprenditori, che facilita la gestione dei clienti e delle trattative e contribuisce a organizzare il tempo del team addetto alle vendite. Partecipata da H-Farm, a luglio ha vinto l'edizione 2017 di Edison Pulse.
     
  19. SpinVector elabora soluzioni in realtà aumentata per offrire esperienze immersive in settori diversi, dai videogiochi online agli eventi che “portino lo show dal palco all'audience”.
     
  20. Travel Appeal si rivolge a musei, hotel, ristoranti e località turistiche. Analizza in tempo reale le recensioni, le conversazioni sui social media, i prezzi, le tendenze di mercato ed il territorio e fornisce previsioni e suggerimenti per migliorare attività e reputazione online.
     
  21. Walliance è la prima piattaforma italiana di equity crowdfunding dedicata al mercato immobiliare. È nata in Trentino nel luglio 2016 e punta a rendere il real estate un'opportunità anche per piccoli investitori.
  22. Wanderio si rivolge ai viaggiatori per proporre le migliori soluzioni che consentano loro di raggiungere la loro meta (aerei, treni, bus). Gli utenti possono prenotare e pagare direttamente sulla piattaforma. Nel luglio 2016 ha chiuso un round guidato da Europcar.
     
  23. Wellness & Wireless sviluppa servizi digitali (web, app e software) rivolti a sport e benessere. Tra i prodotti offerti ci sono Yukendu, un coach personale e mobile per il dimagrimento, e SuperOp, app che migliora le performance sportive a partire dal monitoraggio della pressione sanguigna.
     
  24. Wiman è stata fondata da Massimo Ciuffreda nel 2012. È nata per semplificare l'accesso e la condivisione gratuita di connessioni wifi. Mappa e, grazie al machine learning, valuta la qualità delle connessioni libere.
     
  25. WinOwine è un “club” online dove i soci possono acquistare vini di qualità. I prodotti vengono selezionati dal team e, all'inizio, proposti per una sola settimana. Se apprezzati, sono ammessi stabilmente al catalogo, con spedizioni entro 48 ore.
     
  26. Yocabè è un distributore online per i brand della moda, focalizzato sui marchi italiani di medie dimensione che ambiscano a raggiungere clienti su scala globale. Yocabè si propone come unico interlocutore digitale delle aziende, perché in grado di occuparsi di vendite, logistica, assistenza clienti multi-lingua e spedizioni internazionali. 

Agi News

Nelle banche italiane ‘dormono’ miliardi di euro: 5 cose da sapere per svegliarli (e non perderli)

Dimenticarsi di avere dei soldi in banca e perderli definitivamente. Sembra un incubo, eppure è possibile, secondo la legge italiana. Comunemente si chiamano conti dormienti, ma in realtà non si tratta solo di conti correnti. Possono essere libretti di risparmio, azioni, obbligazioni o titoli di stato, finiti nelle casse dello Stato perché semplicemente nessuno li ha toccati per dieci anni. Il modo di recuperare i soldi in teoria c’è, ma la gran parte delle persone non lo sa. Secondo la ricostruzione di Repubblica, grazie ai conti dormienti, lo Stato ha messo da parte negli ultimi dieci anni un tesoretto di oltre due miliardi di euro.

Risorse smarrite dai cittadini che vengono ridestinate per indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie. Ecco come funziona:

Quali conti possono diventare dormienti?

Con il D.P.R. n. 116 del 22 giugno 2007, è previsto che diventino dormienti i depositi di somme di denaro e di strumenti finanziari in custodia ed amministrazione; i contratti di assicurazione in tutti i casi in cui l'assicuratore si impegni al pagamento di una rendita o di un capitale al beneficiario ad una data prefissata. In ciascuno di questi casi il valore deve essere superiore ai cento euro.

Dove vanno a finire i soldi?

Trascorso il periodo di tempo di 10 anni, l'Istituto che custodisce il fondo è tenuto a inviare all’ultimo indirizzo conosciuto del titolare del rapporto un invito a impartire disposizioni entro il termine di 180 giorni dalla data della ricezione. In parole povere, a “svegliare” il deposito. Trascorsi i 180 giorni il denaro diventa disponibile per essere versato in un Fondo del Ministero dell’Economia e delle Finanze creato ad hoc.

Perché i soldi possono sparire?

Alcuni casi particolari potrebbero determinare la perdita del fondo. Per esempio, se il titolare fosse deceduto, la banca non sarebbe tenuta a comunicare agli eredi il decorrere dei dieci anni previsti dalla legge. Le banche in realtà poterebbero anche non conoscere l’identità degli eredi del titolare di un conto corrente. La raccomandata in ogni caso arriverà “all’ultimo indirizzo conosciuto”. Devono essere gli eredi a comunicare alla banca loro diritto di subentrare come titolari del conto.

Soldi persi per sempre?

In realtà no. Il titolare del deposito drenato dal Ministero può fare domanda, entro dieci anni, alla Consap, una controllata del Tesoro creata apposta per gestire le restituzioni a chi ne ha diritto.              

 

 

Agi News