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Il giorno in cui il Dow Jones è rimasto fermo

Le azioni vanno su e giù, ma martedì l’indice Dow Jones non è andato da nessuna parte e ha chiuso la giornata perfettamente invariato. Esattamente dove aveva finito lunedì, a 27.691,4854488934 punti: 0,00%. Negli ultimi 123 anni e 33.000 giorni di contrattazione, ricorda in un lungo articolo il Wall Street Journal, l’indicatore principale della Borsa di Wall Street ha chiuso senza variazioni appena 167 volte.

Il Dow è un indice dei 30 principali titoli trattati a New York. Si calcola sommando i loro prezzi e dividendoli per un fattore, il “Dow divisor“. Martedì e lunedì la somma dei 30 prezzi dava 4.082,99, il divisore, pubblicato nella sezione finanziaria del Wall Street Journal, era 0,14744568353097: il risultato è stato, per l’appunto, 27.691,4854488934.

La gran parte dei precedenti casi di Dow invariato, si legge sul quotidiano, risalgono al secolo scorso, quando la media era più bassa e i prezzi delle azioni erano espressi prima in ottavi e poi in sedicesimi di dollari. Quella di martedì è la terza volta che il Dow segna una variazione zero nel 2000. “E’ come se le stelle si fossero allineate”, ha commentato Howard Silverblatt, senior index analista a S&P Dow Jones Indices.

Lo statistico Salil Mehta, esperto in analisi del rischio, ha calcolato che le possibilità che il Dow resti perfettamente fermo sono una su 2.000 ogni giorno. Sebbene l’indice finale sia rimasto immobile, i terminali dei trader non hanno però registrato la stessa sensazione. Tra le azioni che compongono l’indice, 16 hanno chiuso in rialzo e 14 in ribasso. Tra i minimi e i massimi di seduta sono passati 136 punti.

Vicino a chiudere invariato il Dow è andato anche mercoledì, quando ha ceduto 0,07 punti, pari a una variazione negativa dello 0,0003% rispetto alla sessione precedente. Che è poi lo scostamento minore registrabile, pari per la precisione a 0,06782158528. Vale a dire un cambiamento di un penny nella somma dei valori dei 30 titoli inseriti nell’indicatore divisa per il divisore.

“Questi giorni con bassi volumi sono l’equivalente di guardare una pittura asciugarsi o l’erba crescere”, ha osservato con il Wall Street Journal Kevin Giddis, responsabile degli investimenti sul reddito fisso alla Raymond James. Ma per i trader sono i movimenti nell’intraday che contano e, dunque, ha concluso, non ci sarà comunque tempo per addormentarsi. 

Agi