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Il trimestre deludente che ha fatto crollare Twitter

Qualcosa è andato storto: “Venti contrari”, così li definisce la società, hanno condizionato il terzo trimestre di Twitter, chiuso con un fatturato inferiore alle attese e con un utile in calo del 95% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il titolo cede quasi il 20% nelle contrattazioni di pre-apertura.

Il fatturato 

Tra luglio e settembre, Twitter ha incassato 823,7 milioni di dollari, decisamente al di sotto delle stime degli analisti, che toccavano gli 874 milioni. Si tratta comunque di un incremento del 9% anno su anno, grazie “alla forza del mercato Usa di settembre”. Un mese che ha attutito la caduta, provocata da “venti contrari”. Di mezzo c’è stata una stagionalità di luglio e agosto “maggiore del previsto”, ma anche intoppi sulle performance di alcuni prodotti.

“Abbiamo scoperto alcuni bug”, fa sapere Twitter, cui dice di aver “rimediato”. Nel trimestre hanno però condizionato la capacità di raggiungere gli utenti con annunci mirati e quella di condividere i dati con i partner. “Abbiamo anche scoperto che alcune personalizzazioni e impostazioni dei dati non hanno performato come atteso”. Lo confermano gli incassi pubblicitari, cresciuti a un ritmo inferiore rispetto al fatturato di gruppo (+8%, a 702 milioni di dollari). L’insieme dei guai, secondo le stime della compagnia, avrebbero ridotto la crescita del fatturato “almeno del 3%”.

Utili a picco

Il fatturato deludente è arrivato, a cascata, fino all’ultima riga di bilancio. Passando per i margini: il risultato operativo è stato di 44 milioni (più che dimezzato anno su anno), anche perchè le spese del trimestre (780 milioni) sono aumentate del 17% rispetto al 2018. Il margine operativo lordo è così passato dal 12 al 5%. Twitter resta in utile, ma dopo gli ultimi periodi di vacche grasse, il risultato netto è striminzito: 36,5 milioni. Tra luglio e settembre 2018 era stato di 789 milioni.

I venti contrari continueranno 

Ad appesantire il quadro ci sono anche le previsioni per il trimestre in corso. I “venti contrari” continueranno. Anzi, saranno più forti. Nonostante Twitter sia intervenuta e abbia osservato un miglioramento a settembre, si attende comunque che le folate proseguano tra ottobre e novembre. Tanto da ridurre la crescita del 4%, un punto percentuale in più rispetto a luglio-settembre. Il peggio deve, quindi, ancora venire. Motivo: i problemi sono sorti nel corso del terzo trimestre e non lo hanno coperto completamente. Mentre si faranno sentire sull’intero quarto periodo. Il fatturato atteso è tra i 940 e il miliardo di dollari, con un risultato operativo tra i 130 e 170 milioni.

Gli utenti accelerano

Dati finanziari così negativi hanno offuscato un elemento positivo: la crescita degli utenti. Quelli “quotidiani paganti” (cioè chi usa Twitter ogni giorno e viene raggiunto da pubblicità) sono stati 145 milioni. Corrispondono a un progresso del 4% rispetto al trimestre precedente e del 17% anno su anno. La crescita degli utenti sta quindi accelerando: era stato del 9 e del 14% nei primi due trimestri del 2019.

Azioni in picchiata

Il titolo di Twitter è andato in picchiata, con un calo attorno al 20%. Pesano i dati finanziari, ma il tonfo è così fragoroso anche perché la società era reduce da trimestri positivi che avevano permesso al titolo di apprezzarsi del 35% da inizio 2019, portando la capitalizzazione oltre i 30 miliardi. La trimestrale è quindi costata quasi 6 miliardi di dollari. 

Agi

Dopo il fatto in casa, ecco il derivato di serie: cosa sapere su Emui 10 di Huawei

Due prodotti, la stessa filosofia. Dopo aver presentato il sistema operativo fatto in casa (HarmonyOS), Huawei ha lanciato la sua nuova versione di Android: Emui 10. Non è certo una sorpresa: il gruppo ha ribadito più volte che la collaborazione con Google (di cui Emui è figlio) è l’opzione preferita, tanto che HarmonyOS rivolge per il momento lo sguardo altrove (smart speaker e smartwatch).

Due strade, lo stesso orizzonte

In attesa che il quadro si schiarisca, Huawei procede lungo due tracce parallele. Non si toccano ma sono molto simili, come gli slogan con cui sono stati presentati i due sistemi operativi. Se HarmonyOS doveva rispondere a “un’esperienza intelligente su tutti i dispositivi e in ogni scenario”, la nuova versione di Emui punta a “permettere una ‘smart live’ in ogni scenario”. Praticamente la stessa cosa. Che sia un sistema operativo fatto in casa o derivato di Android, l’obiettivo di Huawei non cambia: si punta a far dialogare con meno attrito possibile più dispositivi. Il gruppo ha sottolineato in una nota che il futuro sarà caratterizzato da dispositivi intelligenti diversi e, di conseguenza, le loro applicazioni sono destinate a intersecarsi, se non a fondersi: “Gli utenti devono avere la stessa esperienza e l’accesso allo stesso servizio con qualsiasi dispositivo, indipendentemente da dove si trovino. Di conseguenza, gli sviluppatori devono affrontare grandi sfide nell’adattamento multi-dispositivo”.

Arriva la modalità “dark”

Oltre ai ritocchi grafici tipici di ogni nuova versione, la funzione che forse fa meglio cogliere questo aspetto riguarda chiamate e videochiamate, che potranno essere effettuate non solo da smartphone ma anche dagli altoparlanti intelligenti. Tra le funzionalità che ambiscono a un maggiore dialogo tra dispositivi c’è il mirroring. In pratica, quello che compare sul display dello smartphone sarà utilizzabile come fosse un pc, tramite collegamento wireless. Arriva, sull’onda della tendenza che la sta portando ovunque, anche la modalità “dark”, cioè scura per le ore notturne e per far riposare gli occhi. In attesa di testare il sistema operativo con mano, Emui 10 promette di essere più veloce rispetto al suo predecessore e di avere un consumo energetico inferiore. La versione beta sarà testata su P30 e P30 Pro dall’8 settembre. I primi smartphone Huawei ad arrivare in commercio con la nuova versione definitiva saranno i nuovi dispositivi della gamma Mate.

Un messaggio a Google (e a Trump)

La presentazione di Emui 10 è stata anche l’occasione per diffondere alcuni numeri: il sistema operativo di Huawei derivato da Android ha 500 milioni di utenti attivi ogni giorno, in 216 Paesi e in 77 lingue. Le statistiche mostrano tassi di aggiornamento del 79% per di Emui 8.0 e dell’84% per Emui 9.0. Gli utenti che aggiorneranno con la versione 10 dovrebbero essere circa 150 milioni. Informazioni come queste non sono un’anomalia. Nel contesto in cui vengono pronunciate, però, potrebbero essere un messaggio. Mezzo miliardo di utenti attivi vuol dire (al netto delle metriche differenti) avere un bella fetta dei 2,5 miliardi di dispositivi su cui gira Android (dato reso pubblico da Google lo scorso maggio). Non è un messaggio ostile, anche perché il nemico non è Mountain View (che dalla rottura con Huawei ci perderebbe). Il gruppo di Shenzhen ha parlato di “atteggiamento cooperativo e aperto”. Due aggettivi che si rivolgono agli sviluppatori, ma vanno dritti negli Stati Uniti.  

Agi

La complicata vicenda che ha fatto crollare in Borsa la bolognese Bio-On

Bio-On crolla in borsa a due giorni dal report di Quintessential Capital Management che ne ha messo in dubbio l’assetto societario e il prodotto. L’azienda bolognese, quotata all’Aim, ha chiuso con un -69,76%, passando da 49,60 a 15 euro per azione. Nata nel 2007 e quotata dal 2014, la società capitalizzava prima del report circa un miliardo di euro. Dopo le ultime sedute di Borsa la capitalizzazione è crollata a 282 milioni, bruciando circa 758 milioni di euro in due giorni. 

Le accuse contenute nel report di Quintessential

Le accuse alla ex startup bolognese sono contenute in un report di 25 pagine redatto dal fondo newyorkese che in passato ha fatto le pulci, e con discreto successo, a diverse società. Buona parte di queste sono state poi costrette a chiudere. Quintessential titola il report senza mezzi termini: “Bio-On: Una Parmalat a Bologna?”. I documenti raccontano che la società avrebbe gonfiato i bilanci con crediti in buona parte derivanti da società controllate. Puntano il faro sul prodotto, definito “obsoleto e noto da almeno 100 anni” ma anche sui costi di produzione, ‘inspiegabilmente’ superiori fino a 15 volte rispetto alle principali società concorrenti. (AGI)

Gabriel Grego, il capo del fondo, dopo la pubblicazione del report ha registrato un video di circa 30 minuti su YouTube dove entra più nel dettaglio della sua inchiesta: “La parte più incredibile della storia di Bio-On è nella contabilità”. Cita testimonianze dirette: “Un ex dipendente che abbiamo consultato ci ha detto che nessuno ad oggi sta comprando plastica da Bio-On. Il 100% delle entrate arrivano dalla vendita di licenze, ma in realtà sono solo studi per vedere se la tecnologia funziona”. Ma oltre alle testimonianze ci sono i documenti, da cui risulterebbe che l’88% dei ricavi sarebbe fittizio, sostiene Quintessential, e ottenuto da transazioni con società controllate.

Il ‘sistema’ delle controllate

Così come gran parte delle immobilizzazioni, che verrebbero da questi contratti con società sussidiarie. Grego sostiene, attraverso documenti messi online, che la società bolognese abbia creato una serie di joint venture alle quali avrebbe venduto la propria tecnologia. Ma, essendo società inattive e senza capitali, “si tratta di debiti che non verranno mai estinti”. Mentre “nei pochi casi in cui Bio-On è riuscita a recuperare questi crediti”, spiega Grego, “lo ha fatto prendendo soldi dalla propria cassa, girandoli alla joint venture, e ripagandosi quindi coi propri soldi”. Nei documenti Quintessential ricostruisce questo ‘sistema’: 9 società controllate, “con gli stessi amministratori della Bio-On, ma senza sede né dipendenti”.

Il report inoltre sottolinea alcune incongruenze negli investimenti della società. L’impianto di produzione di Castel San Pietro, Bologna, che doveva costare 15 milioni, alla fine ne è costati 50, lanciando il sospetto di operazioni immobiliari dubbie. Ma il costo di produzione della bio plastica stessa sembrerebbe superiore di circa 6 volte rispetto ai principali concorrenti.

Il prodotto di Bio-On

Eppure il problema principale, secondo Quintessential, è proprio la promessa di una rivoluzione nella produzione delle bioplastiche attraverso l’uso del polimero PHA (polidrossialcanoati). L’opinione di alcuni esperti contattati dal fondo statunitense è unanime: “La base tecnologica scientifica è assurda e farneticante”, sintetizza. Il PHA sarebbe noto da almeno 100 anni e non avrebbe nulla di rivoluzionario. Al centro dell’inchiesta anche una serie di transazioni finanziarie definite ‘sospette’ e alcune operazioni che sembrerebbero finalizzate solo alla produzione di campagne di marketing per far salire il titolo in borsa, come l’annuncio della costruzione di nuovi impianti, in Brasile, in Francia o in Italia, a cui però non si è mai dato seguito. 

La replica della società

Bio-On ha replicato alle accuse di Quintessential in una nota in cui sostiene che sia incorretto “comparare i costi di produzione e costi di investimento di società terze” che operano nello stesso settore. Conferma la produzione di del bio-polimero PHA “e la commercializzazione dei prodotti a dimostrazione dell’effettivo funzionamento della tecnologia”.

E infine, pur non smentendo direttamente la ricostruzione sulle joint venture, rigetta l’accusa che si tratti di un sistema di società finte che presto porterà al collasso del gruppo, in quanto nel corso del 2019 “risultano già incassati crediti verso le joint venture per un totale di 12,5 milioni”, e che “il saldo verso le imprese collegate” ad oggi è di “euro 20,1”. La società assicura inoltre il pieno funzionamento dell’impianto di Castel San Pietro, e che al momento dà lavoro a 100 dipendenti. Rassicurazioni che però evidentemente non hanno convinto gli investitori. 

Il management di Bio-On, guidato da Marco Astori, contesta tutti i punti di questa storia. Vicenda che vede diversi attori in gioco. Banca Finnat, che ha redatto alcuni studi sul titolo di Bio-On e risulterebbe tra gli azionisti di una delle joint venture create dalla società bolognese, ha chiuso con un -3,5% in Borsa. EY risulta la società di consulenza che ha valutato e giudicato ‘positivi’ i bilanci di Bio-On, contattata da AGI spiega che non può commentare la vicenda per doveri di riservatezza. Ora toccherà alle istituzioni fare chiarezza su quello che è successo e verificare il report di Quintessential.  

 

@arcangeloroc

 

Agi

Cosa ha fatto il governo nei suoi primi sei mesi

Sei mesi di governo M5s-Lega. A 180 giorni dal giuramento, l'esecutivo di Giuseppe Conte si trova davanti allo scoglio più difficile e delicato, ovvero il percorso che porterà all'approvazione della legge di bilancio.

Nato dall'unione di due partiti con programmi diversi, contrapposti alle scorse elezioni politiche, il "governo del cambiamento" si presenta davanti alla 'prova' della manovra reduce da un percorso a tratti accidentato, spesso costellato da frizioni e tensioni interne che hanno spesso evidenziato le divisioni tra i due azionisti della maggioranza.

Divergenze che hanno riguardato temi più ampi, come la realizzazione delle infrastrutture (Alta velocità Torino-Lione e gasdotto Tap) e la gestione dei rifiuti (M5s e Lega si dividono sull'uso dei termovalorizzatori), ma anche provvedimenti specifici.

Il partito di Matteo Salvini ha inizialmente contestato ai 5 Stelle la parte del decreto emergenze sul condono a Ischia, mentre il capo politico dei pentastellati Luigi Di Maio ha puntato il dito contro la "manina" leghista responsabile di aver cambiato il decreto fiscale.

Altri fronti di scontro sono stati il disegno di legge anticorruzione contenente la riforma della prescrizione voluta dal ministro della Giustizia 5 stelle Alfonso Bonafede e il decreto sicurezza e immigrazione che porta il nome del ministro dell'Interno Salvini, con il governo che ha blindato il testo ponendo la questione della fiducia sia al Senato che alla Camera per superare la contrarietà dei dissidenti 5 stelle.

Diverse le contrapposizioni e gli 'incidenti' parlamentari, il governo però ha retto alle spinte centripete di due partiti i cui leader prima del voto avevano pubblicamente assicurato che non si sarebbero mai alleati.

A volte le tensioni sono state risolte evocando il rispetto del contratto di governo. Spesso grazie al confronto e al buon rapporto tra i due vice premier. Negli ultimi mesi, qualcosa nell'intesa, anche personale, tra Di Maio e Salvini è sembrato incrinarsi. In questo contesto ha assunto maggiore importanza il ruolo di mediazione del presidente del Consiglio, figura 'terza' di professore universitario, anche se indicata dai 5 stelle.

Anche nella fase ultima di confronto e scontro con la commissione europea, che ha bocciato la manovra italiana, Conte – libero dal ruolo di leader di partito con le elezioni europee alle porte – ha messo in campo doti di mediatore che hanno permesso portare avanti il negoziato per un dialogo con l'Ue. Un confronto costruttivo intessuto durante i tre Consigli europei dell'autunno e culminato con la cena con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker del 24 novembre che ha riaperto la trattativa sulla manovra.

La Manovra

In breve

  • Rapporto Deficit/Pil al 2,4%
  • Apertura del negoziato con l'Ue per evitare la procedura di infrazione

L'accordo è che il rapporto tra deficit e Pil sarà al 2,4% per tre anni (nei giorni successivi si deciderà di farlo scendere al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021). Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza, fondo ad hoc di 1,5 miliardi per "i truffati delle banche", superamento della Fornero, pace fiscale, flat tax al 15% per oltre un milione di partire Iva. Da quel giorno si è aperto un conflitto con Bruxelles, con il presidente della Commissione Europea, Juncker, e il commissario Ue agli Affari economici, Moscovici, in prima linea nel chiedere subito modifiche alla manovra sul deficit e la riduzione del debito.

Scambi di accuse tra entrambi e il ministro dell'Interno, un muro contro muro che ha causato l'aumento dello spread (il differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi è arrivato a superare i 330 punti), la sofferenza dei titoli bancari con il conseguente richiamo del presidente della Bce, Draghi a rispettare le regole.

Un muro contro muro che si è risolto con la bocciatura della manovra da parte delle istituzioni europee. La svolta l'hanno impressa il presidente del Consiglio, Conte, e il ministro dell'Economia Tria. Entrambi hanno lavorato sotto traccia per trovare una soluzione. Soprattutto il primo, avocando a sé il diritto di trattare con la Ue, ha portato sul tavolo di Juncker un dossier con il piano di investimenti e le riforme che l'esecutivo intende attuare. Con lo scopo di ottenere un segnale di fiducia. "Non siamo in guerra con l'Italia", il messaggio di Juncker. Di Maio e Salvini (pressato da Giorgetti) hanno preso la palla al balzo per dire che "non siamo attaccati ai numerini, noi vogliamo difendere gli italiani, non e' un problema di decimali". I numeri del rapporto deficit/Pil possono cambiare (si parla del 2,2%), si sta studiando come rimodulare le misure – reddito di cittadinanza e 'quota 100' – a cui pero' M5s e Lega non vogliono rinunciare. La missione e' quella di evitare la procedura di infrazione.

Reddito di cittadinanza e Legge Fornero

 

In breve

  • Stanziati 9 miliardi per il reddito di cittadinanza
  • Stanziati 6,7 per Quota 100

Con la legge di bilancio i due soci di maggioranza si giocano la loro credibilità rispetto alle promesse del contratto. I due cavalli di battaglia, ovvero il reddito di cittadinanza dei pentastellati e quota 100 per l'anticipo pensionistico cara alla Lega, non hanno ancora visto la luce.

Nel disegno di legge di Bilancio è stato stanziato un fondo di 9 miliardi l'anno dal 2019 per il reddito e la pensione di cittadinanza, rinviando a uno specifico provvedimento l'attuazione della misura che la Lega vorrebbe trasformare in uno sgravio per le imprese. Per accedere alla pensione anticipata con quota 100, ovvero la somma dell'età anagrafica e contributiva, il governo ha stanziato 6,7 miliardi per il prossimo anno che diventerebbero 7 a regime. Anche in questo caso la definizione della misura è rinviata a un provvedimento attuativo.

I due interventi rischiano però di essere 'sgonfiati', rispetto alle promesse, nel braccio di ferro tra il governo italiano e l'Unione europea. Per far fronte alle richieste di Bruxelles, che ha bocciato la manovra da 37 miliardi di cui 22 in deficit, l'esecutivo gialloverde punta a rimodulare le due misure, agendo, da un lato, sui vincoli per quota 100 in modo da ridurre la platea delle adesioni e, dall'altro, sui tempi di avvio del reddito di cittadinanza che potrebbe essere rinviato ad aprile. Una strada che consentirebbe di risparmiare tra i 3 e i 4 miliardi rispetto ai 16 miliardi stanziati.

Il ponte di Genova, Ischia e i terremotati

In breve

  • Nomina di un commissario per la ricostruzione: Marco Bucci, sindaco di Genova
  • Stanziati 360 milioni per 12 anni

Nei primi sei mesi dell'esecutivo M5s-Lega a guida Giuseppe Conte c'è anche la vicenda, dolorosa, legata al crollo del Ponte Morandi sull'A10 a Genova, avvenuto il 14 agosto. Le misure decise dal governo sono indicate come "decreto Genova", ma in realtà alla città la legge dedica meno di un terzo degli articoli, 16 su 46. Perché gli altri sono relativi a interventi nel centro Italia e sull'isola di Ischia, per i terremoti del 2016 e 2017. Le questioni più contrastate dalle opposizioni con centinaia di emendamenti in commissione e in Aula hanno riguardato la demolizione e ricostruzione del ponte genovese, la gestione delle pratiche di condono pendenti a Ischia e lo smaltimento dei fanghi di depurazione.

C'è un commissario per il Morandi, il sindaco di Genova Marco Bucci, incarico di 12 mesi rinnovabili per 3 anni. I lavori di demolizione dei due monconi del ponte Morandi inizieranno a metà dicembre, la costruzione del nuovo ponte ad aprile. Obiettivo è averlo, o almeno vederlo realizzato e in attesa di via libera all'esercizio, per Natale 2019. A pagare le spese sarà Autostrade in quanto "responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell'infrastruttura concessa".

E in caso di non pagamento o ritardo, provvederà un meccanismo di anticipazioni da parte dello Stato, complessivamente 360 milioni, pari a 30 milioni annui fino al 2029 come garanzia per l'avvio delle attività. E il ripristino non potrà essere affidato ad Autostrade o sue controllate se prima non sarà chiaro se la società sia stata o meno gravemente inadempiente sulla concessione, rispetto al crollo del ponte. Quanto a Ischia, il condono è rientrato dalla porta principale, l'Aula del Senato, dopo il blitz che in commissione con l'ok bipartisan a un emendamento di FI ne aveva ridotto sensibilmente la portata. Ora, per gli immobili danneggiati dal terremoto in 3 Comuni di Ischia si prevede che entro 6 mesi le amministrazioni dovranno rispondere alle richieste di sanatoria ancora pendenti applicando il condono 'tombale' del 1985 e quelli del '97 e 2003.

Alitalia, Tim e Anas

 

In breve

  • Offerta vincolante di Fs per Alitalia
  • Aggregare Oper Fiber e Tim per una rete unica
  • Cancellazione della fusione tdi Fs e Anas
  • Nuovo vertice all'Agenzia spaziale italiana

Il governo ha intenzione di rilanciare Alitalia e dopo una serie di colloqui con potenziali partner industriali, il via libera è stato dato all'offerta vincolante presentata da Fs. Sarà ora nel prossimo piano industriale della società ferroviaria che si conoscerà nel dettaglio il futuro di Alitalia. Sarà presumibilmente pronto entro fine gennaio, e nel frattempo l'ad di Fs Gianfranco Battisti sta definendo le strategie della compagnia dal 2019 in poi: sembra scontato che nel nuovo piano si prevederanno treni veloci negli aeroporti e prime sinergie sull'orario.

Dopo l'ok dei commissari straordinari all'integrazione, la 'partita' con Fs entra dunque nel vivo: continua intanto il dialogo con diversi soggetti tra cui Easyjet e potrebbe tornare alla ribalta anche un coinvolgimento di Lufthansa. Ad ogni modo, l'obiettivo del Governo e' quello di avviare un progetto integrato di mobilità del Paese e per far questo, ha spiegato Battisti, potrebbe essere creato un sistema che metta in collegamento porti, aeroporti e stazioni.

Altro dossier sul tavolo del governo è la rete unica: si punta a incentivare l'aggregazione fra quella di Tim e quella di Open Fiber, il player pubblico (50% Cdp, 50% Enel). Ancora non si conoscono i dettagli dell'operazione, che potrebbe anche delinearsi nella legge di bilancio. Attualmente ci sono emendamenti presentati che incentivano anche la nascita della newco con un sistema tariffario incentivante sul modello Rab di Terna e Snam. L'obiettivo è quello di varare una rete tlc unica nazionale, ossia di dotare il Paese di una rete infrastrutturale a banda ultralarga. Anche in questa chiave si legge l'avvicendamento ai vertici di Tim dove sulla poltrona di amministratore delegato è stato chiamato Luigi Gubitosi al posto di Amos Genish, fortemente voluto dal primo azionista di Tim, Vivendi, da sempre contraria allo scorporo della rete.

Grande rivoluzione anche all'Anas, con le dimissioni di Armani. Il governo Gentiloni puntava ad una grande fusione tra Fs e Anas, sul quale soprattutto i grillini hanno espresso sempre forti critiche arrivando alla conclusione che tale operazione servisse soltanto ad aumentare lo stipendio dei supermanager statali e a far uscire l'Anas fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. Per il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, l'Anas deve occuparsi ora "solo della gestione, costruzione, manutenzione e messa in sicurezza delle strade".

Infine, uno scossone è stato dato anche all'Asi, l'Agenzia Spaziale Italiana, che è stata commissariata: l'ex presidente Roberto Battiston ha dovuto cedere il posto all'astrofisico Piero Benvenuti che è entrato come commissario straordinario dell'ente. Come ogni colpo di scena che si rispetti, anche questa decisione ha sollevato un mare di polemiche.

Anticorruzione

In breve

  • Riforma della prescrizione
  • 'Daspo a vita' per i corrotti
  • Agente sotto copertura
  • Utilizzo di trojan per le intercettazioni.

Il disegno di legge anticorruzione, rinominato 'spazzacorrotti' da Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede, è uno dei provvedimenti bandiera del Movimento 5 stelle. Oltre alla riforma della prescrizione, prevede il cosiddetto 'Daspo a vita' per i corrotti, la figura dell'agente sotto copertura, l'utilizzo di trojan per le intercettazioni. Sono inoltre previste norme più stringenti su partiti e movimenti politici.

Approvato dalla Camera il 22 novembre dopo un iter travagliato, il ddl è ora all'esame del Senato, dove i pentastellati puntano a ripristinare il testo originario dopo l'incidente che si e' verificato in Aula a Montecitorio, con il governo che e' stato battuto su un emendamento a scrutinio segreto che ammorbidisce di molto il reato di peculato e che ha dato il via a una spaccatura interna alla maggioranza, con accuse e sospetti reciproci tra alleati di governo.

E' stato necessario un vertice a tre, tra i due vicepremier e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per superare la spaccatura. Ma si è trattato solo dell'ultimo episodio in ordine di tempo: tutta la strada del ddl è stata infatti in salita, sin dall'approvazione del provvedimento in Cdm, dove non è passata inosservata l'assenza del vicepremier e titolare del Viminale, Matteo Salvini. Sono state molteplici le battute di arresto, gli accordi siglati e poi saltati tra M5s e Lega, il necessario e continuo intervento dei leader in persona per recuperare l'intesa, ad esempio sulla riforma della prescrizione.

I 5 stelle hanno infatti voluto inserire in corso d'opera lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio nonostante la ferma contrarietà degli alleati. Contrarietà superata solo dopo un vertice a palazzo Chigi, con i leghisti che hanno ottenuto il rinvio al 2020 dell'entrata in vigore della riforma. Tensioni proseguite fino all'ultimo, con i deputati M5s in piedi in Aula ad applaudire l'approvazione del ddl a cui ha fatto da contraltare la freddezza leghista. Il via libera finale è atteso entro il 2018.

Sicurezza

 

In breve

  • Abolito il permesso umanitario 
  • Nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza
  • Stretta alle leggi antiterrorismo
  • Daspo sportivo ai sospetti terroristi
  • Via la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo 
  • Maggiori poteri ai Comuni

Un iter parlamentare complicato e spesso in salita, con tensioni all'interno del governo e fibrillazioni tra i 5 stelle destinate però ad infrangersi contro il muro innalzato da Matteo Salvini, che non ha concesso alcun passo indietro agli alleati di governo. è la cornice che accompagna il via libera definitivo al decreto Sicurezza, provvedimento bandiera della Lega giunto al rush finale in zona Cesarini: diventerà legge a pochissimi giorni dal rischio scadenza. Il decreto segna anche un primato per il governo Conte: è infatti il primo provvedimento che affronta le aule parlamentari blindatissimo, licenziato con una doppio voto di fiducia, prima al Senato e poi alla Camera.

Approvato all'unanimità dal consiglio dei ministri a fine settembre, il decreto modifica la normativa in materia di accoglienza dei profughi, abolendo il permesso umanitario. Introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Imprime una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie la cittadinanza italiana in caso di condanna definitiva per terrorismo. E concede maggiori poteri ai Comuni.

Quanto al sistema Sprar, è stato notevolmente ridimensionato. Il decreto rientra in un piu' ampio 'pacchetto sicurezza', dove figura un altro cavallo di battaglia leghista: la legittima difesa. Approvata dal Senato a fine ottobre, anche questa riforma ha creato alcune tensioni nella maggioranza, con i pentastellati che inizialmente hanno tentato di 'attenuarne' le norme per poi 'riallinearsi'. Il provvedimento ha incassato anche i voti di Forza Italia e FdI. La difesa è sempre legittima e non è punibile chi si è difeso in "stato di grave turbamento", sono i punti principali della riforma che ora dovrà essere approvata dalla Camera. Infine, è iniziata i primi di settembre la sperimentazione del taser, la pistola ad impulsi elettrici, in dotazione alla polizia municipale di 12 comuni italiani (Genova, Torino, Milano, Padova, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Caserta, Napoli, Brindisi, Palermo e Catania). La norma e' contenuta nel decreto Sicurezza.

Migranti

In breve

  • Riduzione del numero degli sbarchi
  • Nuovo contratto per la gestione del'accoglienza

"Buon viaggio, possono andare dove vogliono gli amici delle Ong ma in Italia non arrivano". E' il refrain del ministero dell'Interno, Matteo Salvini, che sulla linea dura sui migranti non ha esitato a polemizzare con Malta e con la Francia. Non ha mancato di attaccare Macron per la vicenda dei profughi riportati in territorio italiano dalla gendarmeria francese, come avvenuto a Claviere, oppure di criticare La Valletta, accusata di aver abbandonato un gommone con 150/200 immigrati in mezzo al Mediterraneo e in direzione dell'Italia. "A Bruxelles sono troppo impegnati a scrivere letterine contro l'Italia per occuparsi di questi problemi", ha commentato il titolare del Viminale.

E l'aggiornamento sui flussi migratori registrati dice che "l'anno scorso erano arrivate via mare 117 mila persone, oggi siano fermi a 23 mila". Gli sbarchi sono intorno all'81% in meno rispetto a un anno fa. Dal primo gennaio al primo giugno 2018 ci sono stati 13.589 migranti sbarcati; nello stesso periodo di un anno fa erano stati 60.228, quindi un calo di quasi il 78%. Gli sbarcati dal primo gennaio al 4 novembre scorso sono stati 22.167, contro i 114.356 dello stesso periodo di un anno fa, per l'appunto un calo di quasi l'81%. Se si prende il solo periodo riferito a questo governo, dal primo giugno al 4 novembre si sono registrati 8.468 sbarchi, contro i 54.128 dello stesso periodo di un anno fa.

Nei centri di accoglienza 183.732 ospiti a gennaio, 167.723 a giugno, 148.875 al 15 ottobre. Le domande di asilo sono passate da circa 100.000 a quasi 40.000. A proposito di strutture di accoglienza, ad esempio il primo gennaio 2018 il Cara di Mineo ospitava 2.585 migranti, che oggi sono scesi a 1.726. Il calo è del 33% e si e' accompagnato a una progressiva riduzione dei costi.

Il contratto in vigore il primo di gennaio 2018 prevedeva una spesa da 33,06 euro a testa al giorno per migrante, per un costo quotidiano di 85.460 euro. A ottobre è entrato in vigore un nuovo contratto, con una spesa giornaliera scesa a circa 22 euro per migrante al giorno. Con le presenze attuali, il costo quotidiano è di 37.972 euro. Se ci fosse già in vigore il nuovo capitolato previsto da Salvini, la spesa scenderebbe ulteriormente. La base d'asta, infatti, sarà di 19,33 euro per migrante al giorno, con un esborso complessivo quotidiano massimo (ipotizzando le presenze attuali) da 33.364 euro. Ed è evidente che l'appalto sarà aggiudicato a un costo più basso di 19,33 euro, con ulteriore risparmio.

Rai

 

In breve

  • Nomina di presidente e ad
  • Nomina dei nuovi direttori di testata

La coincidenza ha voluto che andasse in scadenza il Cda scelto con la precedente legge e con il precedente governo a trazione Pd-renziana. E cosi' la nomina del nuovo organismo di gestione del servizio pubblico radiotelevisivo è stato il primo impegno, anche se direttamente il governo ha detto la sua – per legge – solo su due dei sette componenti del Cda: gli altri 5 sono stati scelti dal Parlamento (due per parte da Senato e Camera) e dai dipendenti Rai. I due nomi del governo sono stati quelli di Marcello Foa e, tramite il Tesoro che è l'azionista di riferimento Rai con il 99 e passa per cento, Fabrizio Salini, chiamato ad essere l'amministratore delegato (figura che subentra al direttore generale della precedente governance).

In Parlamento, secondo uno schema legato all'alleanza M5s-Lega, Beatrice Coletti (M5s), Igor De Biasio (Lega Nord), poi c'è Giampaolo Rossi, considerato vicino a Fratelli d'Italia. Formazione questa che ha consentito a Lega e M5s di avere i voti necessari, assieme a quelli di Forza Italia in seconda battuta, per il via libera in commissione di Vigilanza a Marcello Foa (dopo un primo stop perche' mancavano appunto i voti forzisti) alla presidenza di viale Mazzini in seguito all'indicazione in tal senso a maggioranza in Cda. Di questo fanno parte anche Rita Borioni (in quota Pd) e Riccardo Laganà (tecnico del montaggio eletto dai dipendenti Rai).

A cascata, dal Cda ecco le nomine alle direzioni dei tg: Giuseppe Carboni, appoggiato da M5s, al Tg1; Gennaro Sangiuliano, in quota Lega e sostenuto da FI, al Tg2; Giuseppina Paterniti, proposta da M5s, al Tg3. Al Gr e Radio Rai è stato spostato Luca Mazza (dal Tg3 e dato in quota Pd), mentre alla Tgr e' andato Alessandro Casarini, dato come vicino alla Lega. E, nella logica dello spoil system, dopo quelle ai tg, arrivano le nomine alle reti: Teresa De Santis, con il sostegno della Lega a Rai1; Carlo Freccero, molto apprezzato da M5s, che torna – da pensionato e per un anno – a Rai2; conferma invece per Stefano Coletta, considerato vicino alla sinistra.

Vaccini

In breve

  • Obbligo vaccinale su base regionale
  • Piano speciale per il morbillo

L'obbligo vaccinale per i bambini è un'esagerata coercizione o una sacrosanta misura sanitaria di prevenzione? Su questo dilemma si sono consumati i primi sei mesi di governo gialloverde in tema sanità. La ministra Giulia Grillo, che peraltro è un medico, ha dovuto districarsi tra gli appelli unanimi della comunità scientifica a non abolire la legge Lorenzin, che fissa a 10 i vaccini obbligatori pena l'esclusione del bimbo dal nido o, per i più grandi, salate multe per i genitori, e la piccola ma agguerrita frangia no-vax, che si fa sentire sui social ma che trova sponde anche negli stessi 5 stelle.

E se già a giugno persino Matteo Salvini sentenziava che "dieci vaccini obbligatori sono inutili e dannosi", pediatri, medici e infettivologi sottolineavano a gran voce: "Abolire l'obbligo sarebbe irresponsabile, le coperture sono aumentate e la legge ha funzionato". La prima deadline era quella del 10 luglio, data entro la quale, come previsto dalla legge Lorenzin, occorreva presentare i certificati alle Asl. Ma solo in meno della metà delle regioni era partita l'anagrafe vaccinale, indispensabile per i controlli incrociati. Per questo il 5 luglio è stata pubblicata la circolare Grillo-Bussetti, che consentiva ai presidi di "accontentarsi" dell'autocertificazione, sollevando un vespaio di polemiche.

L'obiettivo dichiarato è quello di superare l'obbligo come concepito dalla Lorenzin: la legge incardinata in Senato prevede infatti un obbligo "flessibile", pensato per singoli vaccini e regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici. Proprio tenendo conto dei dati ancora allarmanti (nei primi nove mesi del 2018 quasi 2.300 malati, con due morti), è allo studio in particolare un nuovo piano contro il morbillo, che prevede l'offerta vaccinale per 800 mila giovani e adolescenti, anche attraverso un sistema premiale ancora tutto da studiare (agevolazioni all'università, ad esempio, o nell'iscrizione nei centri sportivi, o persino per i punti della patente).

Sgomberi

 

In breve

  • Accelerazione nelle demolizioni

Un'accelerazione negli sgomberi di alloggi e luoghi anche pubblici occupati abusivamente e nell'esecuzione di provvedimenti di demolizione di costruzioni abusive confiscate e sequestrate o passate nella disponibilità di enti pubblici. C'è anche questo nel primo semestre di attività del governo gialloverde M5s-Lega.

Nel giro di pochi giorni l'attenzione mediatica è stata attirata da quanto avvenuto a Roma. Dapprima il via alle demolizioni da parte del Comune di Roma di una schiera di abitazioni nella zona del Quadraro riconducibili al clan Casamonica, con una mega operazione che ha visto impegnati 600 appartenenti al Corpo della Polizia di Roma Capitale arrivati sul posto all'alba, con il sindaco Virginia Raggi, e dove dopo sia il premier Giuseppe Conte che il ministro dell'Interno Matteo Salvini hanno ribadito il ripristino della legalità. Poi, in territorio di Frascati ai confini con quello della capitale, i bulldozer dell'Esercito hanno ridotto in macerie una villa, disabitata, anche questa appartenente alla famiglia Casamonica. E anche qui il titolare dell'Interno è stato netto nel dichiarare che l'azione del governo non avrà sosta nella lotta all'abusivismo e nell'attacco alle proprietà frutto del malaffare.

Campagna 'plastic free'

 

In breve

  • Riordino delle competenze
  • Messa al bando delle plastiche monouso

Nell'agosto 2018 è diventato legge il decreto per il riordino dei Ministeri. Nel testo, le competenze in materia di Terra dei Fuochi sono passate dal dicastero dell'Agricoltura all'Ambiente, con particolare riferimento a quelle sulle bonifiche delle discariche scoperte che inquinano le falde e il terreno rendendo pericolose le coltivazioni ad uso alimentare. Ancora, con la nuova legge il Ministero assume competenze sull'economia circolare e dissesto idrogeologico. Su quest'ultimo aspetto, passano al ministero dell'Ambiente le competenze sul dissesto che nel 2014 andarono alla struttura di missione di Palazzo Chigi.

E' stata lanciata la campagna "plastic free" per la messa al bando dell'uso della plastica, in particolare la monouso, anche nelle amministrazioni pubbliche a cominciare dal ministero dell'Ambiente. Infine, il ministro Sergio Costa, alla guida del dicastero, ha portato a casa il decreto sulla commissione Via/Vas che ridefinisce i criteri di selezione dei componenti della Commissione Tecnica di Verifica dell'impatto ambientale.

Precari

 

In breve

  • Bonus per le assunzioni stabili degli under 35
  • Stretta sui contratti a terine
  • Stretta sulle delocalizzazioni

Il decreto Dignità è stato approvato in via definitiva dal Senato il 7 agosto scorso sostanzialmente per modificare alcune norme sul mondo del lavoro previste dal Jobs Act. Il provvedimento prevede, tra le altre misure, l'estensione al 2021 del bonus per le assunzioni stabili degli under 35, una stretta sui contratti a termine e sulle delocalizzazioni, nuove disposizioni sui contratti in somministrazione e l'aumento delle indennità in caso di licenziamento illegittimo. Il decreto contiene, inoltre, la disciplina dei nuovi voucher per i piccoli alberghi e il settore agricolo, multe più salate per chi viola il divieto di sponsorizzazioni e pubblicità dei giochi d'azzardo, il messaggio "nuoce gravemente alla salute" apposto su gratta e vinci e slot. 

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