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Dopo il fatto in casa, ecco il derivato di serie: cosa sapere su Emui 10 di Huawei

Due prodotti, la stessa filosofia. Dopo aver presentato il sistema operativo fatto in casa (HarmonyOS), Huawei ha lanciato la sua nuova versione di Android: Emui 10. Non è certo una sorpresa: il gruppo ha ribadito più volte che la collaborazione con Google (di cui Emui è figlio) è l’opzione preferita, tanto che HarmonyOS rivolge per il momento lo sguardo altrove (smart speaker e smartwatch).

Due strade, lo stesso orizzonte

In attesa che il quadro si schiarisca, Huawei procede lungo due tracce parallele. Non si toccano ma sono molto simili, come gli slogan con cui sono stati presentati i due sistemi operativi. Se HarmonyOS doveva rispondere a “un’esperienza intelligente su tutti i dispositivi e in ogni scenario”, la nuova versione di Emui punta a “permettere una ‘smart live’ in ogni scenario”. Praticamente la stessa cosa. Che sia un sistema operativo fatto in casa o derivato di Android, l’obiettivo di Huawei non cambia: si punta a far dialogare con meno attrito possibile più dispositivi. Il gruppo ha sottolineato in una nota che il futuro sarà caratterizzato da dispositivi intelligenti diversi e, di conseguenza, le loro applicazioni sono destinate a intersecarsi, se non a fondersi: “Gli utenti devono avere la stessa esperienza e l’accesso allo stesso servizio con qualsiasi dispositivo, indipendentemente da dove si trovino. Di conseguenza, gli sviluppatori devono affrontare grandi sfide nell’adattamento multi-dispositivo”.

Arriva la modalità “dark”

Oltre ai ritocchi grafici tipici di ogni nuova versione, la funzione che forse fa meglio cogliere questo aspetto riguarda chiamate e videochiamate, che potranno essere effettuate non solo da smartphone ma anche dagli altoparlanti intelligenti. Tra le funzionalità che ambiscono a un maggiore dialogo tra dispositivi c’è il mirroring. In pratica, quello che compare sul display dello smartphone sarà utilizzabile come fosse un pc, tramite collegamento wireless. Arriva, sull’onda della tendenza che la sta portando ovunque, anche la modalità “dark”, cioè scura per le ore notturne e per far riposare gli occhi. In attesa di testare il sistema operativo con mano, Emui 10 promette di essere più veloce rispetto al suo predecessore e di avere un consumo energetico inferiore. La versione beta sarà testata su P30 e P30 Pro dall’8 settembre. I primi smartphone Huawei ad arrivare in commercio con la nuova versione definitiva saranno i nuovi dispositivi della gamma Mate.

Un messaggio a Google (e a Trump)

La presentazione di Emui 10 è stata anche l’occasione per diffondere alcuni numeri: il sistema operativo di Huawei derivato da Android ha 500 milioni di utenti attivi ogni giorno, in 216 Paesi e in 77 lingue. Le statistiche mostrano tassi di aggiornamento del 79% per di Emui 8.0 e dell’84% per Emui 9.0. Gli utenti che aggiorneranno con la versione 10 dovrebbero essere circa 150 milioni. Informazioni come queste non sono un’anomalia. Nel contesto in cui vengono pronunciate, però, potrebbero essere un messaggio. Mezzo miliardo di utenti attivi vuol dire (al netto delle metriche differenti) avere un bella fetta dei 2,5 miliardi di dispositivi su cui gira Android (dato reso pubblico da Google lo scorso maggio). Non è un messaggio ostile, anche perché il nemico non è Mountain View (che dalla rottura con Huawei ci perderebbe). Il gruppo di Shenzhen ha parlato di “atteggiamento cooperativo e aperto”. Due aggettivi che si rivolgono agli sviluppatori, ma vanno dritti negli Stati Uniti.  

Agi

Ecco la lettera con cui Bruxelles dà 48 ore all’Italia per giustificare il deficit

La Commissione europea dà due giorni di tempo al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, per rispondere alla lettera che sarà inviata oggi per chiedere informazioni sul mancato rispetto della regola del debito nel 2018. Secondo quanto si apprende a Bruxelles, al governo italiano viene chiesto di rispondere entro venerdì sera per consentire alla Commissione di prendere la decisione sull’adozione del rapporto sul debito, che costituisce il primo passo verso la procedura per deficit eccessivo, mercoledì 5 giugno.

Nella lettera, che siamo in grado di anticipare, la Commissione dovrebbe contestare all’Italia il mandato rispetto nel 2018 della regola del debito e degli impegni sul deficit strutturali sulla base dei dati definitivi certificati da Eurostat.    

Il fatto che la valutazione sia effettuata su dati definitivi costituisce un elemento aggravante rispetto allo scorso novembre, quando la Commissione aveva minacciato una procedura per deficit eccessivo sulla base di semplici previsioni. Nella lettera non dovrebbero essere contenute raccomandazioni su una correzione dei conti pubblici. La richiesta implicita di una manovra correttiva per evitare la procedura per deficit eccessivo dovrebbe arrivare il 5 giugno.

Agi

Ecco come cambiare l’auto e avere gli incentivi del governo

Approvato in Legge di Bilancio il maxi-emendamento che dal primo marzo introdurrà incentivi sulle auto elettriche e un sistema di malus per i mezzi più inquinanti. La misura, approvata con 167 sì, 78 no e tre astenuti, dovrà ancora passare formalmente al vaglio della Camera e introduce anche incentivi sull’acquisto di colonnine private per la ricarica, di cui sarà possibile detrarre fino al 50 per cento del costo sulle spese di posa in opera.

Ecobonus

Ne ha diritto chi acquista e immatricola, tra il 1 marzo 2019 e il 31 dicembre 2021, automobili con emissioni di anidride carbonica entro i 70 g/km che non costino più di 50 mila euro senza Iva. Il bonus è progressivo e stanzia 4.000 euro per le auto con emissioni di CO2 entro i 20 g/km e 1.500 euro entro i 70 g/km, che saranno erogati direttamente dalla concessionaria togliendoli dal costo complessivo. Rottamando le vecchie classi Euro dall’1 al 4, l’incentivo salirà a 6.000 euro per la prima fascia e 2.500 euro per la seconda.

Soggetto a esaurimento, per il bonus sono stanziati 60 milioni di euro per il primo anno e 70 per i due successivi.

Ecotassa

Per tutte le auto con valori di CO2 superiori a 160 g/km acquistate e immatricolate tra il 1 marzo 2019 e il 31 dicembre 2021 scatta l’ecotassa una tantum, che si somma agli altri adempimenti già previsti e deve essere pagata tramite F24.

Anche in questo caso progressiva, l’ecotassa introduce quattro fasce di consumo: 1.100 euro dai 161 g/km fino ai 175 g/km; 1.600 euro fino ai 200 g/km; 2.000 euro fino ai 250 g/km e 2.500 euro per i veicoli con emissioni superiori ai 250 g/km.

Nel primo semestre del 2018 le auto elettriche vendute in Italia sono state solo cinquemila, contro le 36.500 unità vendute dalla Norvegia, capofila europea. In totale le vendite di automobili elettriche, ibride o a metano nel Paese sono state il 7 per cento del totale, soprattutto a causa della mancanza di incentivi, come rilevato dalla ricerca della società di analisi Ev-VOlumes.

A novembre, Fiat Chrysler – che al momento non vende automobili elettriche o ibride in Italia – aveva annunciato un investimento di 5 miliardi di euro tra il 2019 e il 2021 per creare la prima 500 elettrica, come riporta La Stampa. I primi modelli dovrebbero uscire dallo stabilimento di Mirafiori all’inizio del 2020.

 

Agi News

Come è cambiata la manovra. Ecco le 28 principali misure 

Il 'saldo e stralcio', ovvero il nuovo condono per chi è in difficoltà economica, la nuova clausola con gli aumenti Iva, i tagli ai fondi del reddito di cittadinanza e di quota 100 per le pensioni, la web tax, i finanziamenti e l'esercito in campo per fronteggiare l'emergenza buche a Roma e la proroga di 15 anni delle concessioni balneari.

Così cambia la manovra, corretta fino all'ultimo, dopo un percorso a ostacoli tra Roma e Bruxelles e un iter tortuoso in Parlamento.

Queste alcune delle principali misure entrate nel maxiemendamento su cui il governo, dopo vari slittamenti, ha posto la fiducia nell'Aula del Senato senza nemmeno un voto in Commissione:

1. TAGLI A REDDITO E QUOTA 100

100 Il fondo per il reddito di cittadinanza sarà ridotto di 1,9 miliardi nel 2019 scendendo a 7,1 miliardi. La dote per la misura bandiera dei Cinque Stelle scende di 945 milioni nel 2020 e di 683 milioni nel 2021. Sul fronte delle pensioni, ci sarà un taglio di 2,7 miliardi ai fondi per quota 100, che scendono cosi' da 6,7 a 4 miliardi. La dote per la misura fortemente voluta dalla Lega sale di 1,3 miliardi nel 2020 e di 1,7 miliardi nel 2021.

2. AUMENTI IVA PER 23 MLD NEL 2020 

Confermata la sterilizzazione totale degli aumenti Iva nel 2019 che vengono pero' innalzati nel 2020 per circa 23 miliardi e nel 2021 e 2022 per 28,8 miliardi. Previsti anche aumenti delle accise per 400 milioni l'anno dal 2020. Se non saranno disinnescate le clausole, l'Iva agevolata salirà dal 10 al 13% dal 2020 mentre quella ordinaria dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021

3. NUOVA CLAUSOLA DI SPESA

Arriva una nuova clausola di spesa. Alcune voci del bilancio dello Stato ( che riguardano i ministeri) saranno congelate per un ammontare di 2 miliardi di euro nel 2019. Sulla base del monitoraggio di luglio queste risorse potranno essere sbloccate, con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Economia, solo nel caso in cui l'andamento tendenziale dei conti pubblici risulti coerente con gli obiettivi fissati.

4. TAGLIO AL FONDO PER GLI INVESTIMENTI

Arriva la sforbiciata al fondo per gli investimenti. Si passa dai 9 miliardi in tre anni inizialmente previsti a 3,6 miliardi. Per il 2019 il fondo scende a 740 milioni di euro (contro i 2.750 precedenti), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). 

5. SALTA NORMA NCC, VERSO DECRETO AD HOC

Salta la stretta per gli Ncc che aveva innescato la protesta dei conducenti delle auto a noleggio. Il governo ha deciso di stralciare la norma dal maxiemendamento per problemi di copertura suscitando la protesta delle opposizioni. La disposizione prevedeva paletti al raggio d'azione per il servizio di autonoleggio con conducente pur ampliando la deroga per il rientro in rimessa, misura che accoglieva solo in parte le richieste del settore. L'esecutivo ha fatto marcia indietro e si appresta a varare un decreto ad hoc in attesa di una riforma più organica. 

6. PENSIONI D'ORO

Il taglio sulle pensioni d'oro (valido dal 2019 per 5 anni) sarà del 15% per i redditi compresi tra 100.000 e 130.000 euro lordi e arriverà al 40% per quelle superiori ai 500.000 euro. Previsto un taglio del 25% per gli assegni compresi tra 130.001 e 200.000 euro, del 30% per quelli compresi tra 200.001 e 350.000 euro e del 35% tra i 350.001 e i 500.000 euro. La misura garantirà 239 milioni nel triennio 2019-2021.

7. STRETTA SU RIVALUTAZIONI PENSIONI OLTRE 1.522 EURO

Le pensioni saranno rivalutate al 100% fino a 1.522 euro (tre volte il trattamento minimo) mentre per gli assegni superiori scatterà una stretta sulla rivalutazione all'inflazione. Sei fasce: l'indicizzazione sarà riconosciuta al 97% per quelle tra tre e quattro volte il minimo; al 77% per quelle tra quattro e cinque volte il minimo; al 52% per quelle tra cinque e sei volte il minimo; al 47% per quelle tra sei e otto volte il minimo; al 45% tra otto e nove volte il minimo, e, infine, al 40% sopra nove volte il minimo. La misura porterà un gettito di 2,26 miliardi nel triennio 2019-2021.
 

8. CAMBIA PROROGA ASSUNZIONI P.A

Sono stati espunti dal maxiemendamento i commi che prorogano al 31 dicembre 2019 le graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, comprese quelle dei comparti sicurezza, del soccorso e della difesa, della scuola e delle università in vigore al 31 dicembre 2018.

Queste norme, ha spiegato il governo in commissione Bilancio, "non sono compatibili" con altre previste dal testo che prorogano le vecchie graduatorie, quelle dal 2010 al 2013, ma con dei paletti come la partecipazione obbligatoria a corsi di formazione, il superamento di un apposito esame per verificare le idoneità. Le stesse disposizioni prorogano la validità delle graduatorie approvate dal 2014 al 2019.
 

9. STOP ASSUNZIONI PER MINISTERI E UNIVERSITà

La Presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici, le agenzie fiscali e le università non possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato fino al 15 novembre 2019. Per le università il blocco è posticipato al primo dicembre, con l'eccezione dei ricercatori a contratto che potranno essere assunti come professori nel corso del 2019. 

10. WEB TAX

Arriva l'imposta al 3% sui servizi digitali per le imprese che vendono online, forniscono pubblicità e trasmissione di dati. Il prelievo si applica alle aziende con ricavi "ovunque realizzati" non inferiori a 750 milioni euro e ricavi derivanti da servizi digitali, realizzati nel territorio dello Stato, non inferiori a 5,5 milioni.

11. ESERCITO IN CAMPO PER 'EMERGENZA' BUCHE A ROMA

Per fronteggiare "l'emergenza" delle buche nel manto stradale di Roma arriveranno 75 milioni di euro nel triennio e sarà possibile impiegare l'esercito. La norma, proposta dai cinque Stelle e dichiarata inammissibile dalla Commissione Bilancio del Senato, rientra nel 'maxi' nella versione riformulata. Autorizzata anche la spesa di 5 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, per l'acquisto di mezzi strumentali al ripristino delle piattaforme stradali.

12. SCONTI ACQUISTI SEGGIOLINI ANCHE NEL 2020

Saranno estesi anche al 2020 gli sconti per l'acquisto dei seggiolini dotati di dispositivo antiabbandono. Lo stanziamento previsto è di un milione di euro per il 2019 e un milione per il 2020.
 

13. NO BOLKESTEIN BALNEARI, PROROGA CONCESSIONI PER 15 ANNI

Proroga per i prossimi 15 anni delle concessioni demaniali marittime in atto e in scadenza il 31 dicembre 2020. Si evita cosi' la messa la bando nel 2020 degli stabilimenti come previsto dalla direttiva Bolkestein. La norma presentata dalla Lega apre la strada a una possibile procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Prevista l'emanazione di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri per fissare principi e criteri dell'assegnazione delle concessioni sulle aree demaniali marittime. 
 

14. RIMBORSO PER I RISPARMIATORI TRUFFATI

I risparmiatori truffati coinvolti nelle liquidazioni bancarie degli ultimi anni potranno rivolgersi direttamente al ministero dell'economia per ottenere il rimborso: agli azionisti fino al 30%, agli obbligazionisti subordinati fino al 95%. Il Fondo di indennizzo risparmiatori ha una dote di 525 milioni l'anno nel triennio. A valutare le domanda sarà una commissione di nove tecnici, senza il passaggio dall'arbitro finanziario per verificare l'eventuale misselling, ovvero la vendita fraudolenta dei titoli. 

 

15. ECOTASSA, SALVE LE UTILITARIE

L'ecotassa non si pagherà sulle utilitarie ma solo sulle auto di grossa cilindrata. L'imposta sarà di 1.100 euro per l'acquisto di una nuova auto con emissione comprese tra 161 e 175 CO2 g/Km. Si passa a 1.600 euro per la fascia 176-200, a 2.000 euro tra 201 e 250 e a 2.500 euro oltre 250.
 

16. ECO-INCENTIVI SCATTERANNO FINO A 50MILA EURO

Sale da 45.000 a 50.000 euro il limite al di sotto del quale scatteranno gli eco-incentivi per l'acquisto di automobili poco inquinanti, ibride o elettriche. In via sperimentale, a chi acquista un veicolo, anche in locazione finanziaria, e immatricola in Italia, dal 1 marzo 2019 al 31 dicembre 2021, è riconosciuto un bonus. Per l'elettrico il contributo è di 6 mila euro (emissioni tra 0 e 20 CO2 g/km) se si rottama contemporaneamente un veicolo euro 0, 1, 2, 3, 4 e di 4 mila euro senza rottamazione. Per l'ibrido, emissioni tra 21 e 70, gli incentivi passano a 4 mila euro (con rottamazione) e 1.500 (senza). 
 

17. ECOBONUS PER SCOOTER ELETTRICI, FINO 3.000 EURO SE ROTTAMI

Fino a 3.000 euro di contributo per l'acquisto di motorini elettrici o ibridi. A coloro che acquistano un veicolo elettrico o ibrido nuovo di cilindrata inferiore o superiore ai 50 cc e che rottamano un veicolo di cui sono proprietari da almeno 12 mesi è riconosciuto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3.000 euro nel caso in cui il veicolo consegnato per la rottamazione sia della categoria euro 0,1,2.
 

18. CONDONO PER CHI è IN DIFFICOLTA'

Entra il saldo e stralcio delle cartelle tra il 2000 e il 2017 per chi è in grave difficoltà economica. I debiti potranno essere estinti pagando il 16% con Isee non superiore a 8.500 euro, il 20% con Isee da 8.500 fino a 12.500 euro e 35% con Isee oltre i 12.500 euro e fino a un massimo di 20.000 euro. La misura riguarda anche i debiti per i contributi dovuti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi Inps.
 

19. TAGLI SU PREMI INAIL

Previsto uno sgravo sui contributi Inail a carico delle imprese che partirà da 410 milioni di euro per l'anno 2019, 525 milioni per il 2020 e 600 milioni per il 2021.
 

20. FLAT TAX 7% PER PENSIONATI STRANIERI CHE VIVONO AL SUD

Una flat tax al 7% per i pensionati residenti all'estero da almeno 5 anni che scelgono il Sud. L'imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria con aliquota del 7%, si applica per cinque periodi d'imposta ed è rivolta a coloro che scelgano di trasferire la loro residenza, in Italia, nei comuni con popolazione non superiore ai 20.000 abitanti delle Regioni del Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia. 
 

21. PIANO DISMISSIONI ENTRO 30 APRILE

Un piano di dismissioni immobiliari che dovrà essere pronto entro il 30 aprile e ricomprenderà anche gli immobili in uso al ministero della Difesa, "diverso dall'abitativo". Il governo punta a inacssare 950 milioni per il 2019 e 150 milioni per ciascuno degli anni 2020, e 2021, al netto delle quote non destinate al Fondo ammortamento titoli di Stato o alla riduzione del debito degli enti.
 

22. NORMA 'SFASCIA CENTRI STORICI'

Per la valorizzazione degli immobili pubblici da dismettere sarà possibile cambiarne la destinazione d'uso e procedere con interventi edilizi. Saranno ammissibili interventi edilizi "in via diretta". La norma aveva suscitato diverse polemiche ed era stata ribattezzata dai Verdi "norma sfascia centri storici".

 

23. TAGLI DEI CONTRIBUTI ALL'EDITORIA

Resta la norma proposta dai 5 Stelle che prevede una riduzione progressiva dei contributi diretti all'editoria dal prossimo anno fino all'azzeramento dei finanziamenti nel 2022. Nel dettaglio, nel 2019 il taglio alle imprese editrici riunite come cooperative dei giornalisti sarà del 20% nella parte eccedente il contributo di 500.000 euro, percentuale che sale al 50% nel 2020, al 75% nel 2021 fino al 100% nel 2022.
 

24. STOP AGEVOLAZIONI IRES PER ENTI NO PROFIT

Confermata l'abrogazione delle agevolazioni Ires per gli enti non commerciali, misura che penalizza anche le associazioni no profit e per questo ha scatenato le critiche della Cei.
 

25. SALE ALL'1,40% L'AUMENTO DEL PREU SUI GIOCHI

Sale all'1,40% (dall'1,25%) l'aumento del Preu, il prelievo erariale unico, sugli apparecchi per il gioco. La percentuale destinata alle vincite (pay-out) passa dal 69 al 68% e dall'84,5 all'84%. Confermato l'aumento dell'imposta unica dovuta sui giochi a distanza (che dal 20% passa al 25% del margine), sulle scommesse a quota fissa su rete fisica (che dal 18% passa al 20% del margine) e a distanza (dal 22% al 24%) e sulle scommesse simulate (dal 20% al 22%).
 

26. STOP TOTOCALCIO, ARRIVA CONCORSO UNICO

Addio al Totocalcio e al Totogol. Saranno sostituiti da un nuovo gioco, un unico prodotto, gestito dai Monopoli ma pubblicizzato e promosso dalla nuova 'Sport e Salutè che sostituirà la Coni servizi. Il prodotto potrà essere pubblicizzato, in deroga ai divieti del decreto dignità sulla pubblicità del gioco d'azzardo. Arriva anche una norma contro la trasmissione illegale di eventi sportivi, a partire dalle partite di calcio. 
 

27. SALE INCENTIVO PER CAMBIO DECODER-TV

Sale a 151 milioni il contributo per chi, dal prossimo anno e fino al 2022, cambierà tv e decoder per adeguarsi ai nuovi standard DVB-T2 in vista dello switch off del digitale terrestre. Previste anche nuove regole per la ripartizione delle frequenze. 
 

28. MENO FONDI A ORFANI FEMMICIDIO

Più che dimezzato il rifinanziamento del fondo per gli orfani di femminicidio. In arrivo 5 milioni anzichè i 12 ipotizzati.

Agi News

Ecco la mappa delle 12 aziende italiane del commercio e del turismo in crisi 

Tante crisi di piccole e medie aziende diffuse sull'intero territorio nazionale, che non sempre conquistano la ribalta della cronaca ma impattano comunque fortemente sul territorio. I settori del commercio e del turismo stanno pagando le conseguenze di gestioni poco oculate, della concorrenza spietata dei giganti dell'e-commerce, dell'indifferenza della politica.

Alcune vertenze sono giunte ai tavoli del ministero dello Sviluppo economico, ma nessuna ha trovato finora una vera e propria soluzione. Dalla chiusura di una serie di negozi a marchio Trony a quelli Auchan; dalla crisi di Tuodì a quella di Mercatone Uno; dai licenziamenti di Mediamarket ai contratti di solidarietà di Conforama; dalle cessioni di Dico alla ristrutturazione di Limoni-Douglas. Fino alla cessione del marchio Valtur in ambito turistico. Sono migliaia i lavoratori a rischio, di cui dovrà occuparsi il nuovo governo.

Ecco la mappa sintetica delle situazioni più critiche 

1. Trony

Saracinesche abbassate per 35 negozi di Dps Group in fallimento in Puglia, Basilicata, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto; 466 lavoratori prima sospesi senza retribuzione (avvertiti con un messaggio telefonico che il punto vendita aveva chiuso) poi coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo. Al momento è stata presentata un'offerta di acquisto per 8 negozi. Prossimo incontro entro fine mese al Mise ma non è stato ancora programmato.

2. Mediamarket (Mediaworld e Saturn):

Chiusura dei punti vendita di Grosseto e Milano stazione Centrale; trasferimento della sede di Curno (Bg) a Verano Brianza; soppressione del bonus presenza e della maggiorazione economica del 90% per il lavoro domenicale (riconoscendo solo il 30% previsto dal contratto nazionale); interruzione del contratto di solidarietà in 17 punti vendita (in Liguria, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia e Sardegna) per 115 'full time equivalent' corrispondenti a circa 200 dipendenti. Dopo l'incontro al Mise del 12 aprile, non è stata fissata una nuova data.

3. Todì 

Presentata richiesta di concordato preventivo in continuità e avviata procedura di trasferimento di 61 punti vendita in Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Piemonte dove sono occupati 324 addetti. Ipotesi cessione di complessivi 99 punti vendita. Per i sindacati vi è il rischio di dumping contrattuale nei passaggi del personale a nuove proprietà. Prossimo incontro al Mise entro il mese di giugno.

4. Auchan 

Chiusura degli ipermercati di Napoli Argine e Catania La Rena, dove sono occupati complessivamente circa 260 addetti. I lavoratori sono in agitazione. Contratti di solidarietà sono in corso nel gruppo che nel 2015 aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo per 1.400 dipendenti. Prossimo incontro l'8 maggio.

5. Dico Discount

Cede parte della rete e attende l'ok sul piano concordatario; l'acquirente sarà reso noto entro il prossimo 19 aprile (fatto salvo proposte più vantaggiose). Sindacati preoccupati per il possibile peggioramento delle condizioni salariali e per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Prossimo incontro a fine maggio. 

6. Limoni Douglas

Tra giugno e luglio 2018 è prevista la fusione per incorporazione delle società La Gardenia e LLG in Limoni e a gennaio-febbraio 2019 la fusione di Limoni in Douglas. Le società hanno previsto la chiusura di 26 negozi e la vendita di una ventina di punti vendita (per prescrizione dell'Antitrust). Prossimo incontro il 30 aprile.

7. Conbipel 

Avviata procedura di licenziamento collettivo, seconda crisi nel giro di 5 anni: previsto contratto di solidarietà per i punti vendita di Novara. Alle lavoratrici del negozio Castelvetro Piacentino, che è stato chiuso, è offerta la ricollocazione a Cesano Boscone (Mi). Possibile ricollocazione anche da Palladio e Montecchio a Bassano.

8. Mercatone Uno 

Il gruppo è in amministrazione straordinaria dal 7 aprile 2015; i commissari straordinari hanno individuato un aggiudicatario che garantirebbe la continuità aziendale dei 74 negozi (59 attivi) con 3.000 dipendenti circa. Prossimo incontro entro il mese. 

9. Conforama

Annunciati 77 esuberi in Sardegna e Sicilia evitati con il ricorso ai contratti di solidarietà: la riduzione dell'orario di lavoro fino a marzo 2019 coinvolgerà 446 lavoratori.

10. Md e Maury's

Contratti trasformati da tempo indeterminato a tempo determinato a Latina, Fondi e Terracina e stipendi dati a singhiozzo.

11. Unieuro

Apertura di nuovi negozi e chiusura di altri; contratti di solidarietà in numerosi punti vendita. Prossimo incontro l'8 maggio.

12. Valtur 

Avviata liquidazione e procedura di licenziamento collettivo per 108 dipendenti a tempo indeterminato,a cui si aggiungono 123 lavoratori a tempo determinato; cessazione delle attività in 11 villaggi e ricerca di acquirenti. Al ministero sono pervenute notizie di interesse per l'acquisizione che mantenga l'integrità del marchio ma Investindustrial di Andrea Bonomi è interessata alla cessione anche 'a spezzatino'. La prossima settimana il ministro Carlo Calenda ha annunciato "un ultimo tentativo" anche se la situazione appare "compromessa" e le possibilità di intervento limitate vista la procedura. 

Agi News

Ecco il piano con il quale Lufthansa rilancia su Alitalia

Dopo l'ingresso nella partita per Alitalia​ del fondo di investimento americano Cerberus​, Lufthansa rilancia con una nuova offerta per la compagnia di bandiera, già sul tavolo dei commissari. Il nuovo piano di 40 pagine presentato dall'ad del vettore tedesco, Carsten Spohr, prevede un investimento da 250 milioni per la flotta, le rotte e la manutenzione ed esuberi per 2000 dipendenti. Ad anticiparlo è il Messaggero, in un articolo firmato da Umberto Mancini.

Perché l'opzione Cerberus non convince

"Tutti i piloti e le hostess, una parte del settore della manutenzione, le rotte domestiche ed europee, una parte degli amministrativi, una flotta di 90-100 aerei. Fuori dal perimetro aziendale l'handling, le rotte non economiche e i velivoli che consumano troppo. Pper fare di Alitalia una compagnia solida, efficiente e con un futuro industriale definito", scrive il quotidiano romano, "un piano che vuole dare un futuro ad Alitalia, non svuotarla, nè trasformarla in un piccolo vettore marginale". Lufthansa cerca quindi di fugare i timori di chi paventa uno spezzatino che trasformerebbe Alitalia in una sussidiaria del gigante teutonico. Un destino, quello dello smantellamento, alla quale la compagnia andrebbe comunque incontro se venisse accettata la proposta di Cerberus, che non convince i commissari. Il fondo speculativo Usa intenderebbe infatti sì acquistare l'intero pacchetto. Ma solo per poi rivenderlo a pezzi. E gli americani, essendo una società extraeuropea, non potrebbero inoltre rilevare la maggioranza del gruppo. Per questo, seppur migliorabile, la proposta di Lufthansa appare la più seria e credibile.

Ecco i punti principali del piano:

Gli investimenti e i risparmi

"Spohr è disposto a mettere sul piatto circa 250 milioni, ma non è escluso che si possa anche raddoppiare in funzione degli accordi che potranno essere raggiunti con il governo e i fornitori. E che il lavoro, giudicato prezioso dei commissari, continui a ridurre i costi e ad aumentare la redditività. Come accaduto del resto sul fronte dei contratti per il carburante (tutti rivisti al ribasso), del leasing e dell'efficientamento della flotta", leggiamo sul Messaggero, "risparmi per oltre 140 milioni che hanno dimostrato la capacità di Gubitosi & Co nella gestione operativa e, di converso, la scarsa attenzione di quella targata Etihad".

L'impatto occupazionale

"Il piano Lufthansa esclude l'handling (circa 3.100 dipendenti), che, come noto, è entrato nel mirino di altri operatori che si sono fatti avanti con proposte concrete", prosegue l'articolo, "al netto dei servizi di terra, il sacrificio sul fronte occupazionale non dovrebbe superare le 2.000 unità. Un numero elevato ovviamente, ma dal quale potrebbe partire la trattativa vera e propria con governo e sindacati".

La strategia sugli scali

"I tedeschi farebbero di Fiumicino il loro quinto hub", spiega il Messaggero. Gli scali milanesi di Linate e Malpensa sarebbero invece utilizzati per i voli point to point e le tratte low cost. Per quanto riguarda la flotta, egli attuali 123 velivoli dovrebbero restarne operativi circa 90-100. "Il modello da seguire", conclude Mancini, "è quello di Swiss Air che, dopo il fallimento e una cura lacrime e sangue, ha ripreso ad assumere e a crescere sul mercato, macinando utili".

 

Agi News

Stx-Fincantieri, ecco l’accordo che chiude la querelle e soddisfa tutti (per ora)

Fumata bianca nella trattativa tra Italia e Francia sui cantieri di Saint-Nazaire: l’affaire Stx-Fincantieri sembra essersi risolto con un accordo fatto di compromessi diplomatici, più che economici, che mira a salvare la faccia dei due contendenti, dopo un’estate di rappresaglie giocate sulla linea Maginot alpina della cantieristica navale.  La conferma viene da fonti del Tesoro che, come si legge sul sito di Rai News, spiegano che "l'intesa raggiunta è migliorativa rispetto a quella precedente sotto tutti i punti di vista".

L'intesa tra Italia e Francia
 

A Fincantieri disponibilità del 51%

"Fincantieri avrà la disponibilita' diretta del 51% così da avere pieno controllo nella governance aziendale, cosa che non era stata concessa nella precedente formulazione dell'intesa", spiegano le stesse fonti che ricordano che prevedeva per Fincantieri il 48%, mentre il 4% "era destinato a un'istituzione finanziaria italiana".

All'Italia presidente, Ad e maggioranza in consiglio

"La società italiana – affermano le fonti – avrà inoltre presidente, amministratore delegato e maggioranza in consiglio attraverso il casting vote. La maggioranza – proseguono – è frutto di un prestito dell'1% che il Governo potrà revocare solo a condizione di un inadempimento di Fincantieri rispetto agli impegni presi". 

Il piano presentato al vertice Gentiloni-Macron

Ufficialmente, scrive ancora Rai News, il piano d’intesa tra Francia e Italia sui cantieri di Saint-Nazaire sarà presentato oggi, in un vertice intergovernativo tra Macron e Gentiloni a Lione. Come spiegano ancora fonti ministeriali, "sbloccata la vicenda Stx si potrà procedere a studiare la costruzione di un campione mondiale nel settore navale, civile e militare, attraverso una partnership paritetica tra Italia e Francia". 

Francia avrà potere di blocco

Secondo quanto anticipato oggi dalla stampa italiana, "agli italiani andrebbe il 50 più uno nella plancia di comando e ai francesi il diritto di veto su diverse questioni strategiche, compreso gli assetti occupazionali. In altre parole la guida operativa sarebbe italiana, ma ai francesi spetterebbe un potere di blocco che sarebbe esercitato dall’Ape, l’Agence des partecipations de l’Etat", come riportato dalla Stampa.

Il gruppo di lavoro ad hoc

Secondo Il Sole 24 Ore, "i dettagli della nuova governance di Stx così come i confini dell’accordo militare dovranno essere definiti da un apposito gruppo di lavoro del quale dovrebbero far parte azionisti e società coinvolte (Stx, Fincantieri, Naval Group). Al gruppo spetterà il compito di dettagliare, in un tempo stabilito, il percorso che sostanzia la volontà di procedere a un’alleanza nel militare, secondo la traccia già manifestata a inizio agosto dalla riunione ministeriale Italia-Francia. Sarà il gruppo ad hoc a disegnare il perimetro dell’alleanza paritaria, che terrà conto, da un lato, del “peso” di Fincantieri, la quale, numeri alla mano, si è dimostrata più profittevole di Stx e Ng e capace di imporre sui mercati internazionali il suo modello di fregata Fremm a dispetto della versione francese di NG, e, dall’altro, dovrà salvaguardare le specificità delle due aziende".

Marcegaglia: "Macron sia europeista con i fatti"

Una fonte, riportata da Libération, afferma che l’Eliseo è “ragionevolmente ottimista che ci sarà un accordo che soddisferà entrambe le parti, che saranno equilibrate". Mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha detto: “Comprendiamo gli interessi degli altri purché non siano a danno di altri. Le regole vanno applicate tra Europa e mondo esterno e non tra Paesi europei”. Emma Marcegaglia, numero uno di BusinessEurope, leggiamo sul Sole 24 Ore, di aspettarsi “una buona soluzione, con una maggioranza da parte di Fincantieri e una governance che garantisca la Francia. Però agli europeismi di facciata di Macron devono seguire i fatti”.

Rinviata 'partita' Tim-Vivendi

La partita Stx-Fincantieri è così centrale, nelle strategie del governo Gentiloni, che altri dossier sono rimasti in sospeso. Come ricostruito da Repubblica, "soltanto domani l'unità di crisi di Palazzo Chigi deciderà se contestare al colosso francese dei media Vivendi la mancata comunicazione della conquista di Telecom Italia. La legge 56 del 2012 – questa l'ipotesi accusatoria – imporrebbe la notifica al governo italiano una volta raggiunto il controllo di fatto di Telecom. A quel punto, Vivendi avrà 90 giorni di tempo per giustificare la sua condotta. Mentre sempre Vivendi è chiamata dal Garante per le Comunicazioni a scegliere fra Tim e Mediaset, di cui ha il 28,8% delle azioni e il 29,9 per cento dei diritti di voto".

 

Agi News

Ecco perché una sede Amazon fa gola a molte città (non solo italiane)

E’ stato inaugurato ufficialmente il 18 settembre il terzo centro di distribuzione italiano di Amazon. Jeff Bezos ha scelto Larizzate in provincia di Vercelli come luogo di smistamento dei migliaia di articoli che finiranno nei prossimi mesi dentro le case degli italiani. Per il momento l’hub è operativo e i circa 200 dipendenti hanno iniziato a stoccare il materiale sugli scaffali, ancora non si conosce però il periodo in cui prenderà il via l’attività di smistamento.

In Italia Amazon già distribuisce da Caste San Giovanni in provincia di Piacenza e da Passo Corese in provincia di Rieti. 

Tutto quello che c’è da sapere sul polo di Vercelli

Il polo logistico da 107.000 metri quadrati – si legge su La Stampa – è sorto in pochi mesi alle porte di Vercelli. Il logo scelto per il capannone è un airone cinerino, uccello tipico delle campagne vercellesi. Migrando dall’Asia e dall’Africa, il volatile dal becco e dalle zampe di forma curiosa ha trovato nelle risaie il suo habitat: “Anche Amazon viene da lontano, dall’America – sottolineano dal colosso mondiale dell’e-commerce – ma proprio come l’airone, vogliamo diventare parte integrante del territorio”. Ed è anche per questo motivo che tutte le sale riunioni del centro di distribuzione sono state intitolate alle diverse tipologie di riso, elemento d’identità della zona. Quindi c’è la sala Carnaroli, la Arborio, la Sant’Andrea e così via.  

Inoltre quello di Vercelli sarà un centro di distribuzione di categoria 'Non Sort' ('Non Sortable'), a differenza ad esempio di quello di Piacenza, che è invece 'Sort'. Questi si occupano della gestione di tutti i prodotti che, per dimensioni e peso, sono al di sotto dei 13 chili di peso e non devono essere alti più di 25 centimetri e lunghi più di 45. In questi magazzini gli articoli vengono stoccati in scaffalature di media grandezza, e non servono mezzi per movimentare la merce, bastano dei semplici carrelli. Tutti gli altri articoli che superano queste dimensioni sono definiti «Non Sortable», e saranno quelli custoditi nel polo di Larizzate. La procedura, in questo caso, è differente: in base al peso dell’articolo, vengono utilizzati carrelli più grandi rispetto a quelli tradizionali, ma anche dei mezzi che permettono di stoccare i prodotti in scaffalature che si sviluppano in altezza.

Le prossime aperture italiane

Il prossimo 3 ottobre – scrive Diariodelweb –  un magazzino di 8mila metri quadrati sorgerà a Crespellano, alle porte di Bologna. Lo stesso vale per Casirate d’Adda (Bergamo), dove dovrebbe sorgere un capannone ultra-tecnologico di 40mila metri quadrati, per il quale sarebbero previste ben 400 assunzioni. Piano piano anche in Italia sta nascendo una serie di magazzini pronti a distribuire merce on-demand in qualsiasi momento, il più in fretta possibile. Le logiche del colosso di Jeff Bezos sono sempre state chiare: rapidità e una customer experience soddisfacente.

Negli Stati Uniti è scattata la gara per aggiudicarsi la sede Amazon

E’ bastato un annuncio per scatenare la fantasia e la frenesia di molte città americane che vogliono aggiudicarsi la seconda sede americana – in ordine di grandezza – di Amazon.

D’altra parte non possono essere biasimate, visto che la seconda casa di Amazon porterebbe 50.000 posti di lavoro e un investimento di 5 miliardi di dollari, oltre che una popolarità senza precedenti, considerando che si tratta dalla sede dell’Internet company più grande al mondo. Ogni città ha cercato di farsi notare in vari modi – scrive Mashable -, ad esempio Tucson in Arizona ha deciso di tagliare un cactus di 21 metri e di inviarlo come dono a Jeff Bezos.

Anche il sindaco di Pittsburgh, Bill Peduto, ha corteggiato su Twitter il gigante dell’e-commerce e quello di Kansas City, Sly James, ha elencato tutti gli aspetti positivi della città scrivendo un editoriale sul Kansas City Star.

Con un post su Facebook si è fatta notare Huntsville, in Alabama. La città ospita già la sede Nasa e altre grandi aziende di ingegneria.L’interesse è arrivato anche da parte di grandi città come Houston, New York e Boston.

 

 

 

Agi News

Ecco come Apple farà concorrenza alle major di Hollywood (e sfiderà Amazon)

Apple è pronta a investire un miliardo di dollari, a partire dal 2018, per realizzare e produrre contenuti media originali, in concorrenza con i grandi studio di Hollywood. Lo rivela il Wall Street Journal, secondo il quale si tratta di una cifra considerevole, pari a quanto ha speso nel 2013 Amazon nell'annunciare il suo ingresso nel campo della programmazione video e la metà di quanto ha speso l'anno scorso Time Warner per la tv ad alta qualità Hbo. Secondo fonti vicine all'operazione, Apple si appresterebbe a produrre in proprio almeno dieci grandi programmi televisivi, tipo "Game of Thrones" della Hbo. Gli show verrebbero trasmessi sul servizio di streaming musicale, oppure su un nuovo servizio di video che verrebbe creato ad hoc.

Progetto 'visionario' di Eddy Cue

Il progetto va incontro ai piano di programmazione video più volte annunciato da uno dei leader più visionari del gruppo, Eddy Cue. Il budget del progetto verrebbe gestito da due veterani di Hollywod, Jamie Erlichet e Zack Van Amburg, ingaggiati nel giugno scorso dalla Sony, proprio in vista di una futura programmazione video a livello globale della Apple. I due riportano direttamente a Cue, il quale gestisce il budget da 24 miliardi di dollari dei servizi Apple, nel quale è incluso iTunes.

Il business dei contenuti media negli Usa, si va facendo molto affollato, poichè oltre alle tv tradizionali e alle major di Hollywood, in pista ci sono Amazon, Netflix e, ora, anche Apple. Nella stagione 2016 almeno 17 grandi catene televisive, che trasmettono da diverse piattaforme, hanno realizzato 500 nuovi show di grande rilievo, il doppio rispetto rispetto a quelli prodotti nel 2011.

Le risorse illimitate di Apple

Apple, affacciandosi per ultima sulla scena, ha bisogno un grande 'hit', ciò di un grande colpo televisivo, per guadagnare visibilità. A giugno Apple ha lanciato su Apple Music "Planet of Apes", la nuova versione del "Pianeta delle Scimmie", e la scorsa settimana ha immesso sul mercato "Carpool Karaoke", ma entrambi i video hanno subito forti critiche. Tuttavia con i suoi 260 miliardi di dollari di liquidità e ricavi che nel 2016 hanno raggiunto di 215 miliardi di dollari, Apple dispone di risorse praticamente illimitate per il suo debutto sulla scena dei contenuti media.

Agi News

Ecco perché il ddl concorrenza non aiuterà le farmacie. Anzi…

Fino a 15, 20 anni fa acquistare una farmacia significava assicurarsi un ottimo lavoro, a contatto con il pubblico, con orari abbastanza comodi e guadagni sostanziosi. Un investimento per sé stessi e per le generazioni a seguire. Nessuno immaginava che da lì a una ventina d'anni quella 'casta' se la sarebbe passata malissimo e che anche i farmacisti si sarebbero ritrovati a stringere la cinghia e, in molti casi, ad abbassare per sempre la saracinesca. Come hanno fatto, ad esempio, già oltre 30 professionisti l'anno scorso a Roma. O i 25 titolari di Milano che da inizio anno fino ad aprile hanno detto addio alla loro attività. Ad oggi si contano in Italia 18.549 farmacie, tra private e comunali. Di queste, secondo i dati Sose, 4.000 versano in condizioni economiche gravissime e sono a rischio fallimento. E il timore, condiviso da farmacisti, commercialisti, legali e associazioni, è che il ddl Concorrenza – in discussione dal 20 febbraio 2015, poi passato al Senato e ora in attesa dell'approvazione della Camera – rappresenti per molti esercizi la pietra tombale.

Il ddl Concorrenza apre le porte alle società di capitali

Dopo un iter di oltre 800 giorni, il cosiddetto "ddl Concorrenza" ha incassato la fiducia del Senato lo scorso 3 maggio. Ora il testo è tornato alla Camera per la terza – e con ogni probabilità – definitiva valutazione. Intanto il testo ha già provocato una vera e propria bufera nel mondo farmaceutico. Agli articoli 58, 59 e 60, il ddl introduce nuove misure per incrementare la concorrenza nella distribuzione farmaceutica. La novità riguarda l'apertura del mercato alle società di capitali che potranno essere titolari dell'esercizio della farmacia privata. Finora la partecipazione è concessa solo alle persone fisiche, iscritte all'albo dei farmacisti e che abbiano conseguito, in un concorso per assegnazione di sedi farmaceutiche, una titolarità o l'idoneità, o che abbiano effettuato almeno due anni di pratica professionale. La misura stabilisce anche che le società di capitali potranno avere un controllo massimo regionale del 20%. Il tetto però non si riferisce alla quota destinata al settore delle società di capitale, ma al massimo che ognuna di esse può detenere nelle proprie mani.

Cittadini senza servizi: lo scenario più nero

Così come è accaduto con l'avvento delle grandi catene di distribuzione nel settore dell'high tech, dell'alimentare e dell'abbigliamento, anche le farmacie rischiano di ritrovarsi schiacciate dai big dei farmaci e dai loro stessi fornitori. Un rischio tanto più alto quanto più la farmacia si trova in zona appetibile: "Sono convinto che qualora il ddl passi senza alcuna modifica rispetto al testo originario l'interesse delle società di capitale sarà rivolto alle sole farmacie con fatturati rilevanti o ad alto potenziale, ad esempio con una posizione economicamente appetibile, generando per le altre sedi presenti sul territorio un danno economico", spiega all'Agi Stefano Vescovi, presidente di Farmed: gruppo di professionisti dei settori fiscale e tributario che da 30 anni curano la contabilità di oltre 800 farmacie in tutta Italia. Le strategie di marketing e i prezzi concorrenziali che potrebbe adottare una società di capitale, spiega ancora Vescovi, segnerebbero la fine di molte farmacie tradizionali che non potrebbero permettersi né prezzi al ribasso, seppur di poco, né – magari – orari di lavoro più lunghi. 

In questo contesto, poi, paradossalmente, sarebbero le farmacie rurali (presenti in comuni con meno di 3.000 abitanti e che oggi rappresentano io 32% degli esercizi totali) quelle che se la passerebbero meglio, semplicemente perché le società di capitale potrebbero non essere interessate affatto a investire in zone meno centrali. 

"E se questo scenario andrà ad aumentare il numero delle farmacie in crisi, chi andrà a garantire un servizio capillare che è tuttora lo scopo principale?", si chiede Vescovi che continua: "Garantiscono occupazione, ma in che modo? Conterà principalmente la logica del profitto. Questa non è un ddl "concorrenza" a garanzia di un pubblico servizio. Tutt'altro". 

Un'opportunità per i fornitori

Se il ddl venisse approvato di sicuro aprirebbe nuove strade ai fornitori. Sono loro, infatti, quelli che vantano un credito maggiore nei confronti dei farmacisti sempre più in difficoltà. La riduzione del fatturato, e conseguentemente degli utili, unita alle difficoltà di accesso al credito delle aziende in ragione del credit crunch, ha generato il ritardo nel pagamento dei fornitori che, di contro, hanno rallentato le forniture non consentendo così alla farmacia di rispondere alle richieste del mercato. Un'ipotesi realtistica è, dunque, quella che vede un ingresso dei fornitori nella compagine sociale delle aziende farmaceutiche: in questo modo diverrebbero titolari di quelle stesse farmacie che nella maggior parte dei casi sono loro debitrici.

Una crisi lunga 15 anni, ecco a cosa è dovuta 

Tre sono le cause principali che hanno determinato la crisi delle farmacie: 

  • un calo del prezzo dei farmaci che ha visto scendere il valore della 'ricetta rossa' dai 28 euro di un tempo agli attuali 12-13 euro
  • l'allungamento dei tempi di pagamento delle Asl
  • l'aumento del numero delle farmacie (e quindi della concorrenza)

 A queste ragioni si sommano poi:

  • l'avvento delle parafarmacie 
  • liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quindi non "salvavita"

Negli ultimi 20 anni i farmacisti si sono ritrovati a fare i conti con un crollo del prezzo dei medicinali che ha innescato un altro problema: il calo dei ricavi. Ed è così per tutto il Sistema nazionale sanitario, che ha registrato una contrazione del 50%. Dall'altra parte però, spiega Vescovi, "non è possibile per i titolari fare a meno del personale, perché le vendite non sono scese". Il risultato è che "i farmacisti si ritrovano nella condizione di sostenere un modello vecchio ma con minore capacità rispetto al passato".  

Ma non è il solo motivo: "A partire dal 2010 – spiega all'Agi l'avvocato Francesco Saltelli, socio cofondatore dello Studio Legale S.T.V. specializzato nell'ambito della crisi di impresa – le Aziende Sanitarie Locali hanno allungato notevolmente i tempi di pagamento dei corrispettivi dei farmaci a carico del servizio sanitario nazionale, e ciò a causa della situazione di crisi finanziaria degli enti regionali". Ciò ha fatto sì che molti farmacisti "messi alle strette dalla contrazione dei ricavi, da un lato, e dal ritardo dei pagamenti, dall'altro, sono stati costretti a chiedere prestiti bancari per poter mantenere un livello di liquidità che garantisse loro una corretta continuità aziendale". 

 Al crollo dei guadagni e l'aumento dei debiti, va aggiunto poi il terzo elemento che ha scatenato la tempesta perfetta: l'aumento del numero di esercizi: "In passato – spiega ancora Saltelli – il rapporto tra la farmacia e il numero degli abitanti era di 1 a 5000 (nei comuni con popolazione fino a 12.500 abitanti) e di 1 a 4.000 negli altri comuni (art. 1, L. n. 475/68). Tale rigida regolamentazione limitava in circa 16.000 il numero delle farmacie distribuite nel territorio nazionale". Poi con le liberalizzazioni previste dal Decreto Monti, è cambiato il quadro normativo di riferimento, e il rapporto ad oggi (secondo l’ultimo rapporto di Federfarma – Federazione nazionale che rappresenta le oltre 16.000 farmacie private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale) è sceso così a 1 ogni 3.200 abitanti. Tali politiche hanno evidentemente determinato una contrazione dei fatturati molto rilevante.

Agi News