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Tria presenta denuncia alla Procura per la diffusione della bozza della lettera all’Ue

“Lunedì il generale Fabrizio Carrarini, vice-capo di gabinetto del ministro e responsabile della sicurezza cibernetica, depositerà alla Procura della Repubblica in nome e per conto del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, una denuncia per divulgazione di atti secretati e violazione di segreto d’ufficio”: lo si legge in una nota del Mef.

“La decisione – aggiunge la nota – fa seguito alla diffusione a mezzo stampa di una bozza di lettera del ministro in risposta alle richieste di spiegazioni da parte della Commissione europea circa l’evoluzione del debito italiano nel 2018”. 

Agi

I vent’anni della moneta unica secondo i vertici europei

L'euro compie oggii 20 anni. La moneta unica è stata lanciata il primo gennaio 1999 in 11 paesi europei, inizialmente solo per le transazioni contabili e finanziarie, e tre anni più tardi anche come banconota e moneta di uso comune. L'anniversario è ricordato in un comunicato della Commissione europea in cui si evidenzia che "questo momento storico è stato la pietra miliare di un viaggio che aveva l'ambizione di assicurare stabilità e prosperità all'Europa.

Oggi, ancora giovane, l'euro è la valuta di 340 milioni di europei utilizzata in 19 Stati membri. Ha portato vantaggi tangibili a famiglie, imprese e governi europei: prezzi stabili, costi di transazione inferiori, risparmi protetti, mercati più trasparenti e competitivi e aumento degli scambi.

Circa 60 Paesi in tutto il mondo collegano le loro valute all'euro in un modo o nell'altro, e stiamo facendo di più per consentire all'euro di svolgere completamente il suo ruolo sulla scena internazionale. Si prevede che altri Stati membri dell'Ue aderiranno all'area dell'euro non appena avranno soddisfatto i criteri previsti".

"Completare l'unione monetaria"

"In quanto rappresentante di uno degli unici firmatari del trattato di Maastricht ancora politicamente attivo", dice Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, "ricordo i duri e combattuti negoziati per il lancio dell'Unione economica e monetaria.

Più di ogni altra cosa, ricordo la profonda convinzione che avevamo di stare aprendo un nuovo capitolo nella nostra storia comune. Un capitolo che modellerà il ruolo dell'Europa nel mondo e il futuro di tutta la sua gente. A 20 anni di distanza, sono convinto che questa sia stata la firma piu' importante che io ho mai realizzato. L'euro è diventato un simbolo di unità, sovranità e stabilità. Ha portato prosperità e protezione ai nostri cittadini e dobbiamo garantire che continui a farlo. Ecco perché stiamo lavorando duramente per completare la nostra Unione economica e monetaria e per rafforzare ulteriormente il ruolo internazionale dell'euro".

L'euro, sottolinea Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, "è più popolare oggi che mai: tre cittadini su quattro ritengono che sia positivo per la nostra economia. Affinché gli europei possano beneficiare pienamente dei posti di lavoro, della crescita e della solidarietà che porterà la moneta unica", aggiunge, "dobbiamo completare la nostra Unione economica e monetaria attraverso un'autentica Unione finanziaria, fiscale e politica. Ciò consentirà inoltre all'Europa di proteggere meglio i suoi cittadini da potenziali crisi future". 

Secondo Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, "la creazione dell'euro 20 anni fa – insieme alla liberazione dell'Europa centrale e orientale e alla riunificazione della Germania – è stato un momento cruciale nella storia europea. Da allora", osserva, "la nostra moneta comune è diventata una potente espressione dell'Unione europea come forza politica ed economica nel mondo. Nonostante le crisi, l'euro si è mostrato resiliente e gli otto membri che hanno aderito agli 11 hanno goduto dei suoi benefici. Mentre il mondo continua a cambiare, continueremo a migliorare e rafforzare la nostra Unione economica e monetaria".

Un futuro ancora in fase di scrittura

L'euro, sottolinea il presidente della Bce, Mario Draghi, "è la conseguenza necessaria e logica del mercato unico. Rende più facile viaggiare, commerciare e negoziare all'interno dell'area dell'euro e oltre. Dopo 20 anni, c'eè una generazione che non conosce altra valuta domestica. Durante questo periodo, la Bce ha svolto il compito principale di mantenere la stabilità dei prezzi. Ma contribuiamo anche al benessere dei cittadini dell'area dell'euro sviluppando banconote sicure e innovative, promuovendo sistemi di pagamento sicuri, controllando le banche per garantire che siano resilienti e controllino la stabilità finanziaria nell'area dell'euro".

La moneta unica, rileva il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, "è stata una delle più grandi storie di successo europee. Non ci sono dubbi sulla sua importanza e sul suo impatto nei primi due decenni della sua storia. Ma il suo futuro è ancora in fase di scrittura, e questo ci impone una responsabilità storica.

L'euro e la stretta cooperazione economica che esso comporta si sono evoluti nel tempo, superando le sfide a suo modo. Ha fatto molta strada dall'inizio, e ha visto importanti cambiamenti sulla scia della crisi per aiutarci a superare le difficoltà. Ma questo lavoro non è ancora finito, richiede continui sforzi di riforma nei bei tempi e nei tempi difficili. Non ci possono essere dubbi sulla nostra volontà politica di rafforzare l'Unione economica e monetaria. Dobbiamo essere preparati a ciò che il futuro potrebbe contenere: lo dobbiamo ai nostri cittadini", conclude.

Agi News

Pronta la lettera dell’Ue che porterà alla contestazione della manovra

La lettera con cui la Commissione Ue dovrebbe avviare la consultazione con l'Italia per contestare formalmente la manovra è pronta, anche se non è stata ancora presa una decisione sul giorno in cui inviarla al governo. Secondo quanto si apprende a Bruxelles, un'ipotesi è quella di inviare la lettera già domani o dopodomani, anche se per la concomitanza del Consiglio europeo, la Commissione potrebbe decidere di rinviarla al fine settimana. "Abbiamo ricevuto ieri il quadro programmatico di bilancio dell'Italia, come di molti altri paesi. Lo stiamo valutando", ha detto il vicepresidente della Commissione responsabile dell'euro, Valdis Dombrovskis: "Normalmente se richiediamo informazioni addizionali a uno Stato membro lo facciamo entro una settimana", ha aggiunto.
La lettera è il primo passo formale che potrebbe portare alla bocciatura della manovra. Il Patto di Stabilità e Crescita prevede che la Commissione avvii una "consultazione" nel caso sospetti "un'inosservanza particolarmente grave degli obblighi" europei.

Agi News

Parte il cantiere della manovra e si rischia subito uno scontro sul deficit

Dopo la pausa estiva, il cantiere sulla manovra apre questa settimana e tre sono essenzialmente le priorità reddito di cittadinanza, Flat Tax e superamento della Legge Fornero. Il tema caldo resta quello delle coperture. Per trovare la quadra la partita si gioca sul fronte dei mercati finanziari, con la Commissione europea e all'interno dell'esecutivo stesso. Sulle piazze finanziarie le preoccupazioni sono tante: lo spread è arrivato a sfondare quota 290 nel giorno in cui l'agenzia Fitch​ conferma il rating BBB ma rivede al ribasso l'outlook. Il messaggio è chiaro: gli operatori finanziari sono in attesa di capire cosa farà l'esecutivo.

Entro il 27 settembre, ma i tempi potrebbero anche essere anticipati per tranquillizzare i mercati, palazzo Chigi e Mef dovranno mettere nero su bianco la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza con il quadro programmatico di finanza pubblica. Questo un passaggio, propedeutico alla legge di bilancio – che sarà trasmessa alle Camere entro il 20 ottobre -, sarà cruciale. È qui che saranno contenuti i numeri per il 2019, ossia le cifre macro che delineeranno lo stato di salute della nostra economia.

Il dibattito sul deficit

Il Def ereditato dal governo Gentiloni, infatti, che si è limitato a una fotografia della situazione esistente senza gli interventi programmatici, prevede che per il prossimo anno il rapporto tra il deficit e il Pil si fermi allo 0,8%. Ed è proprio sulla trattativa sullo sforamento del tetto che si apre il confronto, prima di tutto all'interno dell'esecutivo e poi con Bruxelles. 

I Cinque Stelle vorrebbero spingere il deficit fino al 2,9% per ricavare 17 miliardi di euro da destinare al reddito e la pensione di cittadinanza. La soglia sotto la quale il ministro Giovanni Tria non intende andare è fissata all'1,5%, dieci miliardi in più degli accordi precedenti. Salendo intorno all'1,8% di indebitamento Pa lo spazio di flessibilità sarebbe di circa 12-15 miliardi, cosa che rallenterebbe ulteriormente la riduzione del deficit strutturale. Intanto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha rilanciato l'ipotesi di sforare il tetto del 3% per mettere in sicurezza le opere pubbliche. 

Gli obbiettivi da centrare sono costosi e il vero snodo è la reperibilità delle risorse. Per il reddito di cittadinanza servirebbero più di 4 miliardi ma per limitare il ricorso all'extra-deficit le risorse potrebbero fermarsi a quota 2-2,5 miliardi, questo significherebbe uno slittamento della riforma dei centri per l'impiego. Per evitare lo scatto delle clausole di salvaguardia legate all'aumento dell'Iva sono necessari 12,4 miliardi, uno sforzo che vale 0,7 punti percentuali di deficit. I provvedimenti cardine del contratto di governo dovranno essere coperti con tagli alla spesa o con aumenti di entrata. Occorrerà quindi una revisione delle tax expenditures, una spending review e la pace fiscale in modo che il gettito non sia una tantum perché altrimenti non potrebbe essere utilizzata a copertura di tagli di spesa o minori entrate, né valere per ridurre il deficit strutturale. Si potrebbe quindi pensare di introdurre per gradi la flat tax e il reddito di cittadinanza, attraverso un'opera di razionalizzazione di tutte le misure fiscali e assistenziali che oggi sono spesate nel bilancio pubblico.

Agi News

Quanto costerebbe la revoca della concessione ad Autostrade? 

Di Maio è convinto: "Ci sono tutte le motivazioni per non pagare penali". Ma al momento pare assai difficile revocare la concessione per la gestione delle autostrade ad Autostrade per l'Italia, se non sborsando una cifra enorme. Almeno 20 miliardi. Questo almeno è quello che prevede il contratto. Tecnicamente, va detto, la revoca è possibile. Ma Anas dovrebbe pagare ad Autostrade per l’Italia un risarcimento pari ad un "importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di recesso, revoca o risoluzione del rapporto, sino a scadenza della concessione, al netto dei relativi oneri, investimenti e imposte nel medesimo periodo", con una serie di decurtazioni (qui il contratto consultabile sul sito del Governo).

Al calcolo di circa 20 miliardi si arriva tenendo presente gli utili di Autostrade per l'Italia nell'ultimo anno: circa un miliardo, 968 milioni. Questa cifra deve essere che moltiplicato per gli anni di durata della concessione, che scade il 31 dicembre 2038, quindi 20 anni. È la cifra più attendibile al momento, una cifra non troppo distante da quella che l'Italia impiega in un'intera finanziaria, davvero difficile da sostenere quindi, anche di fronte a 'grave colpa' dimostrata della società.

Il ministro dello Sviluppo e del Lavoro a Radio 24 ha ribadito che: "Di fronte a 40 morti non ci sono clausole che tengano". Eppure le clausole ci sono e prevedono che il concessionario, Autostrade, "avrà diritto, nel rispetto del principio dell'affidamento ad un indennizzo/risarcimento a carico del concedente (Anas), in ogni caso di recesso, revoca, risoluzione, anche per inadempimento del concedente e/o comunque cessazione anticipata del rapporto di convenzione pur indotto da atti e/o fatti estranei alla volontà del concedente, anche di natura straordinaria o imprevedibile" (Corriere della Sera). 

Per questo Atlantia, azionista di maggioranza di Autostrada per l'Italia, spiega che anche in caso di revoca, spetta ad Autostrade il riconoscimento del valore residuo della concessione "dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili". Un ritorno shock in borsa per la società, visto che il titolo, dopo l'ipotesi di revoca, è crollato del 23,73%, perdendo poco meno di un quarto del suo valore.

Se la revoca è difficile, la dimostrazione delle gravi inadempienza però è possibile. I fatti di Genova hanno solo peggiorato la situazione di Autostrade per l’Italia, ma, ricorda Il Sole 24 Ore, è solo "l’ultimo di una serie di episodi perlomeno controversi: il crollo di un cavalcavia dell’A14 l’8 marzo 2017 e di alcune pensiline di caselli e portali segnaletici intorno al 2010, il sequestro per alcuni mesi nel 2014 di un altro cavalcavia a rischio, denunce pendenti presso varie Procure su altre opere con possibili prolemi strutturali, la sentenza del 10 aprile scorso sulla contraffazione del brevetto del controllo della velocità Tutor e il processo di Avellino per la morte di 40 persone su un bus precipitato dal viadotto Acqualonga della A16 il 28 luglio 2013"

Agi News

Salvi tutti i 417 lavoratori della Embraco

​"Finalmente si chiude in modo positivo una vertenza durata mesi che ha vissuto punte drammatiche, come quando l'Embraco aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori". Così Lino La Mendola, della segretaria provinciale della Fiom-Cgil, e Ugo Bolognesi, responsabile di Embraco per la Fiom-Cgil, comunicano l'intesa raggiunta oggi presso la sede dell'Amma per la reindustrializzazione dello stabilimento Embraco di Riva di Chieri, azienda del gruppo Whirlpool, con il passaggio, a partire dal 16 luglio, del sito e di tutti i 417 lavoratori alla Ventures srl. "Con questo accordo – proseguono i rappresentanti della Fiom – parte la reindustrializzazione che consente il salvataggio di tutti i posti di lavoro. È un successo ottenuto grazie all'impegno dei lavoratori che non hanno mai smesso di lottare per salvare il proprio posto di lavoro: adesso – concludono- trattera' di monitorare attentamente l'avanzamento del piano industriale".

Il verbale di incontro siglato oggi sancisce di fatto la conclusione del percorso che vedrà il passaggio alla societa israelo-cinese Ventures Production di tutti i lavoratori Embraco di Riva di Chieri (Torino). I 417 lavoratori, entro il 15 luglio, saranno assorbiti tramite articolo 47 (cessione di ramo d'azienda) dalla società per produrre sistemi per la depurazione delle acque e robot per la pulizia a secco dei pannelli solari.

L'azienda richiederà 24 mesi di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale, che sarà utilizzata secondo le esigenze anche formative del percorso di ricollocazione. Nella prima fase i rientri saranno circa 90, saliranno a 280 entro aprile 2019, 330 entro settembre dello stesso anno, 370 entro l'inizio del 2020, per raggiungere la piena ricollocazione entro luglio 2020.
Azienda e sindacati hanno inoltre raggiunto un'intesa sul contributo che Embraco verserà ai lavoratori come compensazione "una tantum" per il periodo luglio-dicembre 2018 durante il quale partiranno gli ammortizzatori sociali.

"Siamo soddisfatti del risultato ottenuto e fiduciosi sul buon esito dell'operazione, anche in virtù delle garanzie sulle solidità della società fornite dal Mise", commentano il segretariato della Uilm di Torino Dario Basso e il responsabile Embraco del sindacato Vito Benevento.

Agi News

La battaglia per il 5G è una faccenda molto più grossa della vendita di Qualcomm

Qualcomm a San Diego, la seconda città più grande della California, è una specie di istituzione. Produce i microchip che fanno funzionare gli smartphone, che sono forse i prodotti di maggior valore attualmente sul mercato, sfuggiti di mano ai due dominatori del tech più tradizionale e cioè Microsoft per il software e Intel per i processori.

Qualcomm, con la decisione di Donald Trump di opporsi alla scalata ostile da 117 miliardi di dollari di Broadcom, è diventata una sorta di campione del made in Usa, non solo perché quella della Casa Bianca è stata una decisione inusuale ma soprattutto per la motivazione con cui è stata presa: la difesa dell'interesse nazionale.

Per la prima volta un presidente Usa ha fatto saltare una scalata, lasciando trapelare il sospetto che dietro Broadcom, una società Usa con sede a Singapore, potrebbero nascondersi interessi anti-americani, magari legati alla Cina. Qualcomm è un gigante che sta al crocevia della svolta dal 4G al 5G, cioè al centro di una svolta epocale nelle tlc.

Il 5G è la nuova tecnologia di comunicazione wireless, sulla quale si baseranno i dispositivi e in particolare gli smartphone del futuro, quelli di quinta generazione. Con il 5G si passerà dalla tecnologia dei megabite a quella dei gigabite. E Qualcomm rappresenta un ingranaggio chiave di questa trasformazione perché la nuova rete Gigabite Lte, che utilizza i chip e i modem di Qualcomm, può trasferire dati a una velocità 10 volte superiore a quella normale.

E' un importante passo avanti, ma non è il 5G, la cui tecnologia avrà una velocità di navigazione su Internet molto superiore, almeno 100-1000 volte maggiore di quella consentita dal 4G. In pratica con il 5G si potrà scaricare un film per intero in pochi secondi.

Facebook ha già scommesso sullo sviluppo delle trasmissioni virtuali, che il 5G renderà possibili. Inoltre il 5G renderà possibile applicare il cosiddetto Internet per le cose, o IoT (Internet of Things), anche alle auto che si guidano da sole, alle case intelligenti, oppure al monitoraggio della salute, ai pagamenti smart della spesa direttamente alle casse, all'installazione di sensori che rilevano il riempimento dei bidoni della spazzatura.

Insomma, Qualcomm è all'avanguardia nel superamento del 4G ma non è ancora il campione del 5G, un settore in cui tutti sono in lizza, compresa Intel, che avrebbe manifestato l'intenzione di entrare in concorrenza con Broadcom per prendersi Qualcomm e compresi i cinesi, in particolare Huawei Technologies, che sta investendo un bel po' di soldi e di ricerche in questa direzione. Qualcomm, dopo la mossa a sorpresa di Trump è diventata Qualcomm il campione nazionale della battaglia tecnologica di Washington con Pechino.

Tuttavia, come nota il Wall Street Journal, la stessa Qualcomm è divisa: deve guardarsi dalla Cina ma, al tempo stesso, dipende dal Paese asiatico, che rappresenta il più grande mercato degli smartphone del mondo, soprattutto rappresenta il mercato a più alta velocità di crescita, quello del futuro e assorbe, nota il WSJ, quasi i due terzi dei ricavi di Qualcomm. "Il business cinese sta diventando sempre più strategico per Qualcomm" nota sul WSJ Charlie Dai, analista di Forrester, il quale cita l'"esplosiva crescita" degli smartphone e lo sviluppo di nuove attività basate sull'intelligenza artificiale, che richiedono chip di silicio avanzati, cioè quelli in cui è specializzata Qualcomm, il quale rifornisce i maggiori produttori di smartphone in Cina ed è un investitore del produttore Xiaomi, in procinto di lanciare un'Ipo quest'anno.

Inoltre Qualcomm Ventures è anche strettamente legata al settore delle startup locali, con ben 35 iniziative in via di sviluppo, tra cui una partnership strategica con SenseTime, una startup per il riconoscimento facciale. Qualcomm ha anche joint venture chip-making in Cina, comprese quelle con il governo del Guizhou sud-occidentale e con la fonderia Semiconductor Manufacturing International Corp.

Difficile districarsi in questo groviglio di cointeressenze commerciali, finanziarie, tecnologiche e produttive tra Usa e Cina, che interessano direttamente la stessa Qualcomm. Il WSJ ricorda che Pechino dispone di numerose leve che interessano direttamente l'azienda di san Diego, indipendentemente dalla scalata di Braoadcom. Tra queste c'è anche l'autorizzazione della Cina per un accordo a parte: un'offerta di Qualcomm per un'acquisizione da 44 miliardi di dollari della rivale olandese NXP Semiconductors NV. 

Agi News

Così gli e-sport potranno aprire le porte della Cina a Google

Gli e-sport in Usa e Asia hanno generato un giro di affari di 463 milioni nel 2016, di 696 milioni nel 2017 e, secondo il report annuale di Newzoo (la mappa più autorevole dei numeri degli e-sport), la previsione è che si possa arrivare a 1,5 miliardi. Ci sono sponsor come Intel,  Samsung, MasterCard e Coca Cola che nel 2016 hanno speso circa 320 milioni per finanziare e mettere i loro nomi sulle casacche delle squadre nei tornei. Non solo gaming, l’attività di giocare ai videogame da fine ottobre per il Comitato Olimpico è uno sport a tutti gli effetti.

È questo il quadro su cui si muove Chushou, piattaforma di Mobile Game in live-stream, che ha chiuso un round serie D e su cui ha investito anche Google. Chushou ha sviluppato una una piattaforma online in cui gli utenti possono trasmettere in streaming i loro giochi per cellulari. 

Live streaming. Chushou ha sviluppato una piattaforma cinese che offre ai giocatori Mobile un modo per trasmettere in streaming i giochi che si stanno riproducendo in quel momento. In questo modo altri possono guardare ciò che si sta facendo e come si sta giocando, con la possibilità di chattare con altri utenti.

I numeri. L’azienda ha dichiarato di avere 8 milioni di streamer, 250.000 live stream al giorno, 100 mila giocatori e vanta la comunità online di Mobile Game più attiva in Cina. ”Chushou ha costruito una piattaforma impressionante, con una base in rapida crescita di creatori di contenuti e consumatori e piani di espansione intelligenti” ha dichiarato Frank Lin, che supervisiona lo sviluppo aziendale di Google nell'Asia settentrionale.

Perché Big G investe in Chushou. Per Google l’investimento in Chushou è la possibilità di aprire nuove strade per la Cina, dove il suo motore di ricerca è bloccato dal 2012, per la startup basata a Pechino il tentativo di espandersi Oltreoceano. Nel 2015, Google aveva partecipato al round di Mobvoi, startup cinese di intelligenza artificiale. Tasselli di una strategia di conquista del mercato, in cui rientrano anche lo sviluppo di un laboratorio di intelligenza artificiale in Cina e la presenza, il mese scorso, dell'amministratore delegato di Google Sundar Pichai alla Cyberspace Administration of China.

 

Agi News

Perché la fuga della Norvegia da oil & gas sarà un duro colpo per l’Arabia Saudita

La banca centrale della Norvegia ha raccomandato che il fondo sovrano del Paese ceda i suoi investimenti nei combustibili fossili. L’annuncio è considerato una grande vittoria per il movimento, iniziato pochi anni fa, a favore del “divestment” da petrolio, gas e altri combustibili fossili considerati responsabili del cambiamento climatico, anche se la mossa della banca centrale è basata "esclusivamente su argomenti di carattere finanziario", specialmente quello di preservare il fondo da ribassi duraturi dei prezzi di oil & gas.

Il fondo sovrano della Norvegia è il più grande al mondo e gestisce attività per un valore di oltre 1.000 miliardi di dollari, controllando circa l’1,5% del mercato azionario mondiale. L’annuncio ha pertanto causato una discesa delle azioni delle principali aziende petrolifere europee.

L'Ipo più grande della storia

L’annuncio potrebbe danneggiare l’imminente Ipo di Aramco, il colosso energetico statale dell’Arabia Saudita che Riad intende quotare come parte di un piano, anche in questo caso, per diversificare l’economia nazionale dal petrolio e altri combustibili fossili.

La quotazione di Aramco è considerata potenzialmente la più grande della storia, con una valutazione stimata di oltre 1.000 miliardi di dollari. Il governo saudita ha infatti l’obiettivo di cedere il 5% dell’azienda per una somma pari a 100 miliardi di dollari.

L’Ipo è ambìta dalle principali borse mondiali, con i governi di Stati Uniti, Regno Unito, Cina e Giappone che si sono esposti per promuovere il proprio listino nazionale nella corsa alla quotazione internazionale di Aramco. Infatti il governo saudita intende quotare Aramco su più mercati, con almeno parte della quota collocata sul listino nazionale saudita, il Tawadul.

Leggi anche i servizi di Repubblica e del Sole 24 Ore

Le ambizioni del principe

L’iniziativa rientra nelle riforme economiche proposte dall’ambizioso principe della Corona Mohammed bin Salman, che nelle ultime settimane ha avuto un ruolo centrale nella crisi diplomatica libanese, la chiusura delle frontiere in Yemen e l’arresto di decine di oppositori interni nell’ambito di una campagna anticorruzione domestica. Tra le altre riforme, il principe 32enne ha anche annunciato a ottobre investimenti di 500 miliardi di dollari per realizzare una nuova area economica lungo il Mar Rosso, in una zona che copre 26.000 chilometri quadrati e attraversa Arabia Saudita, Giordania e Egitto.

L’assenza del maggiore investitore azionario al mondo renderà più complicato per Riad riuscire a ottenere la valutazione sperata per Aramco. Oltre all’impatto dell’assenza di un fondo che al momento ha ancora molti investimenti legati al settore energetico, l’annuncio potrebbe a cascata incentivare altri investitori a fare scelte simili.

Fino a oggi il movimento per disinvestire dai combustibili fossili era stato popolare soprattutto tra investitori di dimensioni più ridotte o aveva avuto successo nel limitare gli investimenti solo in alcune delle fonti di energia più sporche.

Agi News

Quali compiti svolge il Governatore della Banca d’Italia e chi può diventarlo

Il primo novembre scadrà il mandato di Governatore della Banca d'Italia di Ignazio Visco. Sul nome del prossimo numero uno di Bankitalia è già in atto una nutrita querelle politica. Scrive il Corriere della Sera: “Il Pd all’attacco del governatore Bankitalia. Ora la battaglia — non è una novità l’avversione di Matteo Renzi nei confronti del «numero uno» di via Nazionale il cui mandato scade a fine mese — si sposta in Aula alla Camera. L'Aula di Montecitorio ha approvato la mozione del Pd sulle iniziative di competenza del governo in merito alla nomina del Governatore della Banca d'Italia, come riformulato su richiesta del governo. I voti a favore del documento di indirizzo sono stati 213, 97 i contrari, 99 le astensioni. Ad astenersi sono stati i deputati di Fi e Mdp; contro si sono invece espressi quelli di Si, M5S e Fdi. Tutte respinte le altre mozioni, a partire da quella di M5S, che miravano direttamente a impegnare il governo a non confermare il governatore uscente Ignazio Visco alla guida di Bankitalia". Ma cosa fa un Governatore della Banca d'Italia? E che poteri ha?

Cosa fa il Governatore, chi può diventarlo

Il Governatore della Banca d'Italia presiede l'assemblea dei partecipanti e ha il compito di garantire il rispetto di leggi, regolamenti e statuto, far eseguire le deliberazioni del Consiglio superiore cui può avanzare ogni proposta che giudichi utile alla Banca e sovrintendere l'amministrazione centrale e gli stabilimenti periferici. Dispone, sentito il direttorio, le nomine, le promozioni, le assegnazioni, i trasferimenti e gli incarichi del personale di grado superiore. Deve essere cittadino italiano, non può appartenere ad altri istituti di credito né essere parlamentare né ricoprire altra carica politica. 

Prima era un incarico 'a vita', ora è stato ridimensionato

Fino al 2005 la carica di governatore era a vita, proprio per sottolinearne la totale autonomia nei confronti del Governo, poi il suo ruolo è stato ridimensionato. La riforma fu decisa dopo lo scandalo di "Bancopoli" che portoò alle dimissioni di Antonio Fazio. Ora l'incarico dura sei anni ed è rinnovabile una sola volta. La nomina è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d'Italia. Lo stesso procedimento si applica anche per la revoca. 

Chi ha governato la Banca d'Italia finora

Sebbene la Banca d'Italia sia stata fondata nel 1893, la carica di governatore è stata istituita soltanto nel 1928. In precedenza le sue funzioni erano assegnate al direttore generale. Da allora sono i dieci i governatori a essersi succeduti alla guida di Palazzo Koch:

  • Bonaldo Stringher (1928-1930),
  • Vincenzo Azzollini (1931-1944),
  • Luigi Einaudi (1945-1948),
  • Donato Menichella (1948-1960),
  • Guido Carli (1960-1975),
  • Paolo Baffi (1975-1979),
  • Carlo Azeglio Ciampi (1979-1993),
  • Antonio Fazio (1993-2005),
  • Mario Draghi (2005-2011),
  • Ignazio Visco (2011-).

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