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Perché Lufthansa non vuole comprare Alitalia

Nessun investimento diretto in Alitalia ma la proposta di una partnership commerciale. Lufthansa rilancia la sua proposta per la compagnia aerea italiana e, al momento, di una acquisizione tout court non ne vuole sentir parlare. Dalla partnership commerciale Alitalia potrebbe avere più vantaggi, ha spiegato il responsabile per Lufthansa del dossier Alitalia, Joerg Eberhart, presidente e ceo di Air Dolomiti, in audizione in commissione Trasporti della Camera.

“Con Fs e Atlantia abbiamo condotto incontri positivi e svolto un intenso lavoro ma non abbiamo trovato un piano comune che consentisse di proporre un investimento. Per questo proponiamo una partnership commerciale che avrebbe più vantaggi rispetto a un investimento”, ha spiegato aggiungendo che questa “potrebbe generare per Alitalia un risultato annuale di 100 milioni di euro in più”.

Perché il matrimonio non s’è mai fatto

Il manager tedesco ha svelato poi i motivi per cui le nozze tra le due società non sono mai state celebrate: cambi di governo e di interlocutori, oltre agli interessi, spesso confliggenti, tra i vari attori. “Non c’era un piano Lufthansa, c’era un piano Fs e c’erano i commenti nostri e di Atlantia. Non potevamo investire perché il piano non era concordato e per mancanza di capacità manageriale. Capacita’ manageriale che avremmo potuto mandare a Roma, dedicare al progetto”, ha osservato Eberhart, ma “senza accordo con gli stakeholder principali, commissari, governo, sindacati sulla direzione in cui sviluppare l’azienda per chi viene da fuori è abbastanza difficile”.

Nel periodo del commissariamento si sono succeduti tre differenti governi (Gentiloni, Conte I e Conte II, ndr): “Anche come continuità del governo era una sfida anche per noi durante gli ultimi due anni e mezzo trovare gli interlocutori giusti. Era difficile ogni volta ricominciare da zero con nuove persone. Questi i motivi per cui abbiamo proposto una partnership commerciale” e non un investimento.

Per Lufthansa inoltre è necessaria una forte ristrutturazione della compagnia italiana: “Siamo fortemente convinti che un profondo risanamento di Alitalia sia inevitabile. Solo così con il tempo necessario e partendo da una posizione di forza potrà scegliere tra Lufthansa, British Airways ed Air France-Klm, facendo una scelta libera”. Ultima ratio taglio di rotte ed esuberi. “Se tutte le misure messe in campo non bastassero si dovrà pensare a un ridimensionamento ma questo non è il fine. La cancellazione di tratte, flotta e personale navigante sarebbe solo l’ultima ratio. Prima bisognerebbe provare tutto”, ha rassicurato Eberhart.

Arriva un nuovo direttore generale

Dopo il manager tedesco a sedersi davanti alla Commissione Trasporti della Camera, il commissario straordinario, Giuseppe Leogrande che ha subito annunciato Giancarlo Zeni come nuovo direttore generale. “Con lui metteremo mano al piano industriale e alle misure di efficientamento e di riorganizzazione”, ha assicurato. Il nuovo dg lascerà la carica di amministratore delegato di Blue Panorama e guadagnerà 250.000 euro lordi all’anno. “All’interno dell’azienda ci sono figure retribuite di più. Non è una cosa clamorosa considerando la riduzione dell’organo commissariale”, lo ha difeso Leogrande dai malumori dei parlamentari. La strada tracciata dal commissario comunque è indicata. “L’obiettivo è chiudere entro il 31 maggio. È chiaro che può essere raggiunto o con la cessione o anche attraverso il conferimento” di Alitalia “a una newco”.

Anche la ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli si è soffermata sui tempi. “Sono assolutamente convinta che si debbano rispettare i tempi previsti dal decreto. Gli interventi dovranno rispettare quella tempistica e quella copertura finanziaria”, ha detto.

Circa un nuovo coinvolgimento di Fs, la ministra ha spiegato che “è evidente che la partecipazione” delle Ferrovie nell’aviolinea “sarà valutata da Fs nel momento in cui sarà realizzato il mandato di questo decreto da parte del commissario e si saranno generate le nuove condizioni per poter eventualmente partecipare a un altra cordata. Ma sono condizioni che Fs dovrà valutare nel momento in cui sarà terminato il mandato. Non credo che sia giusto e corretto verso Fs prevedere allo stato attuale una determinazione di imperio”, ha sottolineato De Micheli aggiungendo che “la preoccupazione” principale del governo è “il mantenimento dei livelli occupazionali”. 

Agi

Per ora in pochi usano Alexa per comprare su Amazon

Doveva essere la funzione di punta degli altoparlanti intelligenti, gli smart speaker. Il voice shopping, cioè la capacità di fare acquisti attraverso comandi vocali. Eppure, finora, questo genere di attività non ha sfondato fra i consumatori.

I dati sugli acquisti via Alexa

In particolare i proprietari di Alexa, l’assistente digitale vocale di Amazon presente perlopiù in dispositivi come gli altoparlanti Echo, non lo usano per fare acquisti, se non in minima parte. A sostenerlo sono i dati esposti in una inchiesta della testata The Information, che avrebbe avuto accesso a fonti riservate interne all’azienda. Secondo quanto riportato, dunque, su 50 milioni di utenti Alexa, solo 100mila avrebbero riferito di aver effettivamente comprato qualcosa attraverso questa interfaccia vocale. In pratica, secondo questi numeri, solo il due per cento degli altoparlanti intelligenti dotati dell’assistente Alexa sono stati utilizzati per fare un acquisto via Amazon nel 2018; e il 90 per cento delle persone che si sono avventurate in una compera fatta con l’assistente digitale hanno deciso di non ripetere l’esperienza.

Eppure i proprietari di Alexa spendono più della media su Amazon: circa 1700 dollari all’anno, contro i 1300 di un tipico utente Prime; mentre un cliente Amazon non-Prime arriva a circa 1,000 dollari (dati del Consumer Intelligence Research Partners – 2017).

Per cosa si usano gli smart speaker 

Ma allora per cosa sono utilizzati gli smart speaker? Secondo The Information, la maggioranza degli utenti usano Alexa e altri dispositivi simili come Google Home per attivare app e funzioni via voce, come ascoltare musica, controllare il meteo, gestire dispositivi connessi. Ma quando si tratta di comprare qualcosa online – come nota anche Gizmodo – la faccenda si fa più complicata. E resta molto più pratico navigare i negozi digitali col browser che attraverso un assistente vocale, così come confrontare recensioni, visualizzare i dettagli, determinare le opzioni di spedizione e pagamento.

Tutta questa meccanica, piuttosto sofisticata, che sta dietro agli acquisti online ha avuto la meglio sullo sforzo di promuovere gli stessi via altoparlante intelligente, anche attraverso degli sconti.  E, per ora, gli unici prodotti acquistabili facilmente attraverso gli speaker sono quelli che già si conoscono e che si comprano ripetutamente.

Agi News