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Fca potrebbe chiudere un impianto in Europa a causa del coronavirus

Uno degli impianti di Fca in Europa rischia di chiudere entro 2-4 settimane per la mancanza di rifornimenti dalla Cina dovuti all’impatto del Coronavirus: lo ha detto il Ceo di Fca Mike Manley. “Le interruzioni dei fornitori cinesi potrebbero compromettere la produzione in uno stabilimento in Ue in 2-4 settimane”, ha detto. 

Manley ha paventato questo rischio parlando con il Financial Times e con Reuters. Il direttore finanziario di Fca, Richard Palmer, durante la presentazione dei conti 2019 ha sottolineato che l’impatto del coronavirus “al momento non è calcolabile, monitoriamo la situazione”. 

Sono “quattro” aziende fornitrici di Fca Chrysler colpite in Cina dal coronavirus, di cui una in situazione “critica” e che potrebbe mettere a rischio una fornitura, e quindi conseguentemente la produzione europea. Lo ha detto al Financial Times l’amministratore delegato del gruppo italo-americano Mike Manley. “Abbiamo individuato un fornitore che potrebbe mettere ad alto rischio la produzione”, ha detto il manager.

Entro due o quattro settimane, cioè tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, l’azienda saprà “se la fornitura sarà interrotta per uno dei nostri stabilimenti” europei, ha aggiunto senza specificare quale.

Gli altri tre produttori di componenti potranno causare ulteriori rischi qualora se le chiusure degli stabilimenti cinesi rimarranno in vigore per tutto il mese di febbraio Manley ha spiegato che un team dedicato all’interno di FCA è stato incaricato di monitorare i componenti dell’azienda e qualsiasi potenziale impatto produttivo, compresa la ricerca di fonti alternative, cosa che richiede tempo perché i nuovi componenti devono essere certificati e registrati.

Il 2019 di Fca

“Il 2019 è stato un anno storico per Fca. Abbiamo continuato a creare valore per i nostri azionisti e intrapreso iniziative mirate alla crescita futura rafforzando in modo sostanziale la nostra posizione finanziaria, impegnandoci a investire in prodotti chiave e perfezionando un Combination Agreement con Psa”, ha sottolineato Manley, commentando i risultati di bilancio.

Fca ha chiuso il 2019 con un utile netto delle Continuing Operation a 2,7 miliardi (il 19% in meno rispetto all’anno precedente) e con ricavi pari a 108,187 miliardi (-2% sul 2018). Si tratta di “risultati robusti”, sottolinea in una nota. L’utile netto adjusted è stato pari a 4,3 miliardi di euro, l’Ebit adjusted a 6,7 miliardi di euro e margine al 6,2%. Risultato e margine record in Nord America.

Nel corso del 2019 – si legge – Fca ha tenuto fede all’impegno di continuare a generare valore per i propri azionisti. I risultati record raggiunti in Nord America e il miglioramento registrato in America Latina hanno permesso al Gruppo di realizzare una forte performance con il margine Ebit adjusted al 6,2%.

Le consegne globali complessive, (4.418.000 veicoli, in calo del 9%) diminuiscono principalmente per la riduzione degli stock presso la rete di vendita in Nord America, le minori consegne della JV cinese e, in Emea, per le iniziative sui canali di vendita e l’uscita di produzione di alcuni modelli.

 

Agi

Tutte le misure a rischio a causa della crisi di governo

Dall’Assestamento di bilancio, che insieme al dl “salva conti” rientra nel piano del governo per evitare la procedura d’infrazione europea, al salario minimo, fino all’ultimo decreto legge con le tutele sui rider, il sostegno alle aziende in crisi e lo stop all’immunità per gli attuali gestori dell’ex Ilva, approvato dal Consiglio dei ministri “salvo intese” nei giorni scorsi. Questi sono alcuni dei provvedimenti rimasti “appesi” che rischiano di saltare con la crisi di governo.

DDL ASSESTAMENTO

Un provvedimento chiave, rimasto in sospeso, è il disegno di legge sull’assestamento di bilancio che, insieme al decreto ‘salva conti’, già approvato dalle Camere, riduce di 7,6 miliardi il deficit rispetto alle previsioni del Def di aprile. Il via libera del Consiglio dei Ministri è arrivato il 1 luglio. Essendo un disegno di legge non ha una scadenza, ma poiché le misure si inseriscono all’interno della trattativa con Bruxelles, il Parlamento dovrà varare il testo il prima possibile.

L’Aula del Senato ha approvato il Rendiconto 2018 e l’Assestamento 2019 il 23 luglio senza modifiche rispetto al testo presentato dal Governo. Il ddl è passato ora all’esame della Camera per il via libera definitivo ed è atteso in Aula da lunedì 16 settembre.

SALARIO MINIMO

In stand-by da mesi, in commissione Lavoro del Senato, il ddl sull’introduzione del salario minimo, cavallo di battaglia dei 5 Stelle, da sempre terreno di scontro tra M5s e Lega. L’approdo nell’Aula di Palazzo Madama è più volte slittato a causa del mancato accordo politico tra le forze di maggioranza. La proposta grillina contro cui si sono schierate tutte le parti sociali, tranne i sindacati autonomi e di base, è stata frenata dalla Lega che teme contraccolpi per il mondo produttivo, soprattutto in termini di aumento del costo del lavoro.

Secondo quanto prevede il Ddl, che la senatrice 5S Nunzia Catalfo ha presentato a luglio del 2018 e modificato nel corso dell’iter parlamentare, il trattamento economico minimo orario previsto dal contratto collettivo nazionale non può essere inferiore ai 9 euro lordi. Il salario minimo a 9 euro determinerebbe un maggiore costo del lavoro stimato in una forchetta tra i 4,3 miliardi stimati dall’Istat e i 6,7 miliardi stimati dell’Inapp (ex Isfol). La Lega ha sempre contestato la misura ritenendola dannosa per le imprese. Il tema è stato oggetto anche dei tavoli con le parti sociali convocati da Matteo Salvini al Viminale nelle scorse settimane.

DL IMPRESE

Approvato dal Consiglio dei ministri nella formula “salva intese”, il decreto doveva essere pubblicato in Gazzetta ufficiale il 28 agosto per poi essere convertito in legge dalle Camere. Ma il testo deve essere ancora approvato definitivamente dal governo e sottoposto alla Ragioneria dello Stato per la bollinatura. Successivamente dovrà essere inviato al Capo dello Stato per la promulgazione. Altrimenti queste norme resteranno solo sulla carta.

Il provvedimento prevede tutele per i rider: dall’introduzione dell’assicurazione obbligatoria Inail contro infortuni e malattie al mix di cottimo e paga oraria come trattamento economico. La retribuzione base oraria sarà riconosciuta a patto che, per ogni ora lavorata, il lavoratore accetti almeno una chiamata. Nel decreto trovano spazio anche le norme per salvare l’impianto napoletano della Whirlpool, la proroga della cassa integrazione per la Blutec di Termini Imerese, il sostegno alla riduzione dei costi dell’energia per l’ex Alcoa di Portovesme, disposizioni per l’area di crisi di Isernia, modifiche all’ indennità di disoccupazione per i co.co.co, ampliamento delle tutele in favore degli iscritti alla gestione separata e la stabilizzazione dei precari di Anpal servizi. Nonché lo stop all’immunità penale, civile e amministrativa per ArcelorMittal che avrà alcune tutele legali a tempo strettamente vincolate al rispetto del piano ambientale nell’ex Ilva.

CHIUSURE DOMENICALI

Tra i provvedimenti in stand-by che rischiano di non ottenere mai il disco verde del Parlamento anche la proposta di legge per le chiusure domenicali dei negozi, altro cavallo di battaglia M5s. Il ddl è fermo in commissione Attività produttive della Camera. All’origine dello stop ci sarebbe il fatto che l’opportunità di tenere chiusi gli esercizi commerciali di domenica è considerato un tema molto divisivo nel Paese.

GOLDEN POWER

Si è arenato l’iter parlamentare del dl golden power, licenziato dal Consiglio dei ministri l’11 luglio. Il provvedimento, che scade il 9 settembre, rafforza i poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e del 5G. Il governo nel corso dell’esame in commissione Finanze del Senato ha annunciato che non intende insistere per la conversione in legge visto che in Consiglio dei ministri il 19 luglio è stato approvato un disegno di legge per disciplinare in modo più organico la materia della sicurezza informatica nazionale. L’esame in Commissione e’ stato pertanto rinviato. 

Agi

Ancora guai per il Milan, ora Li Yonghong vuole fare causa a Fininvest

Li Yonghong passa al contrattacco. A poche ore dal “no” dell’Uefa al settlement agreement, il patron del Milan ha chiesto agli avvocati di Gianni Origoni Grippo Cappelli &Partners di studiare un’azione legale con Finivest. Lo rivela Milano Finanza.

Leggi anche: Cosa sta succedendo esattamente al Milan

Nyon, dopo aver negato il voluntary agreement, ha bocciato anche il patteggiamento delle sanzioni relative alla violazione del Fair Play Finanziario per il periodo 2015-2017. Una decisione che rischia di incidere negativamente sul futuro del club rossonero: i giudici dell’Uefa, che si esprimeranno a metà giugno, hanno un ampio ventaglio di sanzioni da cui scegliere per punire il Milan: la più severa sarebbe l’esclusione dall’Europa League.

A pesare sulla bocciatura, le incertezze sul rifinanziamento del debito di 303 milioni contratto con il fondo americano Elliott. In sostanza: i dubbi sulla solidità finanziaria dell’imprenditore oggetto di numerose inchieste giornalistiche e di una inchiesta aperta dalla procura di Milano.

È così che Rossoneri Sport Investment del misterioso imprenditore cinese, ha incaricato lo studio legale di Milano di avviare “una valutazione dei profili di tutela del proprio investimento (740 milioni) nel Milan in caso di soccombenza nei confronti dell’Uefa”, scrive Milano Finanza. Allo studio le clausole del contratto firmato il 13 aprile dell’anno scorso con Fininvest.

“All’attenzione dei legali di Gop ci sono le garanzie che, secondo una prima interpretazione di parte, sarebbero state inserite nell’accordo relativo alla compravendita”. Nel ragionamento cinese, solo il bilancio del 2017 è opera della nuova gestione, mentre gli altri documenti finanziari, finiti nel mirino dei tecnici di Nyon, arrivano dalla precedente gestione targata Adriano Galliani.

Nessun commento trapela per il momento da Fininvest. Nel frattempo, scrive Repubblica, è stato convocato per venerdì 25 maggio un delicatissimo cda a Casa Milan: Li dovrà versare altri 10 milioni di euro per il previsto aumento di capitale. Se i soldi non arrivano, Elliott potrebbe subentrare in anticipo nella gestione societaria. 

Agi News