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Milano e le borse europee sono in netto rialzo

La Borsa di Milano e quelle europee sono in netto rialzo. Il Chicago Board Option Exchange Volatility Index, termometro della febbre sui mercati innescata dall’emergenza coronavirus, sembra aver arrestato la sua corsa.

L’indice della paura di Wall Street, in un contesto di massima volatilità sui mercati, rallenta del 5% a 72 punti ma resta comunque molto al di sopra dei livelli di guardia. Dopo il balzo di lunedì di quasi 25 punti a 82,69 punti (che ha superato il record a quota 80,74 del 21 novembre 2008) l’indicatore della volatilità ha allentato il passo.​

Agi

La sindrome cinese che fa volare le borse europee

Le Borse europee stanno brindando al nuovo anno. Giornata molto positiva per tutte le piazze finanziarie del Vecchio Continente che, sulla scia dell’entusiasmo proveniente dalla Cina, macinano guadagni. Alla base di tutto c’è la mossa di ieri della Banca centrale cinese che ha deciso di tagliare i requisiti delle riserve per le banche, liberando così circa 114 miliardi di dollari per sostenere il credito e spronare l’economia.

La People Bank of China infatti allenterà il coefficiente di riserva (RRR) dal prossimo 6 gennaio di 50 punti base, riducendo l’ammontare di liquidità che le banche devono detenere. Abbassando tale indice vengono liberate risorse per il credito alle piccole e medie imprese. La banca centrale nel 2019 è già intervenuta tre volte per ridurre il coefficiente e sostenere l’economia cinese che, lo scorso anno, è cresciuta al tasso più lento degli ultimi tre decenni.

L’intervento è stato preso bene dagli investitori che hanno giudicato positivamente anche il dato sull’attivitaà manifatturiera cinese che si conferma in espansione. L’indice Pmi, elaborato da Markit/Caixin, si è attestato a 51,5 punti a dicembre, in leggero calo rispetto ai 51,8 punti di novembre e dai 51,7 di ottobre, ma sopra la soglia dei 50 punti, linea di confine tra fase di contrazione e di espansione. Tutto questo ha dato sprint alle borse con Shanghai che ha segnato un +1,15% e Shenzhen un +2%. In scia Francoforte sale dello 0,68%, Londra dello 0,91%, Madrid dell’1,18%, Parigi dell’1,02%, Milano dell’1,3%. 

Agi

Come sarà il 2020 delle borse europee?

I mercati azionari europei chiudono il 2019 al top da un decennio ma, secondo gli analisti, gli investitori devono stare attenti al prossimo anno. L’economia europea continua a rallentare e mostra segnali contrastanti. I record di Wall Street e l’ormai prossima firma della fase uno dell’accordo tra Cina e Usa stanno trainando i listini europei verso l’alto anche in quest’ultima parte del 2019.

L’indice Stoxx Europe 600, che comprende le azioni del Regno Unito, venerdì guadagnava lo 0,39% e si appresta a chiudere l’anno in rialzo del 23%, mentre il Dax di Francoforte, nonostante il Pil della Germania stia continuamente sull’orlo della recessione, senza però mai esserci entrato, è in crescita del 26% quest’anno, al top da sei anni.

“Per un investitore statunitense – spiega a MarketWatch Andrea Cicione, global strategist di TS Lombard – l’Europa sta recuperando in questo momento, il che è positivo, quindi ci sono opportunitaàa breve termine, ma a lungo termine il trend europeo sarà legato a doppio filo a quello della crescita economica. Pertanto, gli investitori dovranno essere agilmente e pronti a uscire dalla regione il prossimo anno se la ripresa risulterà in calo”. Poi Cicione, con una sorta di post scriptum, avverte: “Non bisogna fare troppo affidamento sui governi europei per allontanare la regione da una crisi nel 2020”.

Uno dei motivi per cui l’analista vede buone opportunità a breve termine è perché la crescita degli utili europei nel 2019è stata peggiore di quella degli Stati Uniti, quindi le aspettative sono basse e le valutazioni sono piu’ ragionevoli. Andrew Milligan, global strategist di Standard Life Investments, guardando al futuro, punta piu’ sulle azioni statunitensi che su quelle europee, poich[, secondo lui, l’Europa rimane un luogo in cui occorre selezionare attentamente le azioni.

Perché ciò cambi, secondo Milligan occorrerebbe che le aziende del settore finanziario funzionassero meglio e servirebbero dei segnali che la Banca centrale europea e le politiche di bilancio nazionali promuovessero maggiormente l’attività economica e che si verificasse un aumento della domanda dei mercati emergenti. “Se vedessimo forti stimoli di bilancio in Europa, che è un segnale che probabilmente vedremo più nel 2021 che nel 2020, saremmo più ottimisti. E lo stesso avverrebbe se arrivasse un maggiore stimolo dalla Cina a sostegno dell’industria automobilistica tedesca”. 

Agi

Le Borse europee scommettono sul bazooka della Bce 

La prospettiva di un nuovo e robusto intervento della Bce a settembre spinge verso l’alto le borse europee che chiudono l’ultima seduta della settimana in deciso rialzo. Tra fine luglio e agosto si sono accese diverse spie rosse e i timori di recessione sono cresciuti, estendendosi a macchia di leopardo in tutto il globo e in particolare in Europa.

E allora il governatore della Banca di Finlandia, Olli Rehn, uno dei ‘falchi’ del consiglio direttivo della Bce, decide di giocare d’anticipo e fa sapere che l’istituto di Francoforte potrebbe riprendere in mano il bazooka fin dalla prossima riunione del 12 settembre, varando un piano di stimoli molto più sostanzioso di quello atteso dai mercati.

Secondo Rehn, le prospettive sulla crescita economica in Europa si sono deteriorate negli ultimi due mesi e questo peggioramento “giustifica un’ulteriore azione di politica monetaria, e questo è quanto intendiamo fare a settembre“. Le misure allo studio sono diverse e sicuramente quelle di maggiore impatto sui mercati riguarderanno i nuovi tagli dei tassi di interesse e l’avvio di un Qe2, cioè un nuovo programma di acquisto titoli, che farebbe seguito al Qe1 ritirato alla fine dello scorso anno.

Solo indiscrezioni per il momento ma che, intanto, portano Milano (Ftse Mib +1,4%) a essere la migliore davanti a Francoforte che ha registrato un progresso dell’1,31% a 11.562,74 punti. Il Cac 40 di Parigi ha guadagnato l’1,22% a 5.300,79 punti e l’Ftse 100 di Londra è salito dello 0,71% a 7.117,15 punti.

Lo spread tra Btp e Bund chiude a 209 punti, in lieve rialzo rispetto ai 204 dell’apertura ma in calo contro i 216 punti della chiusura di mercoledì scorso. Il tasso del decennale si attesta all’1,411%.

Buona partenza anche di Wall Stret che, sulla scia del buon andamento di mercati Ue, prosegue il suo trend di recupero dopo un’apertura in rialzo visti i buoni dati sulle vendite al dettaglio di ieri. A New York si attendono segnali per un taglio dei tassi di interesse e la prossima settimana. Durante il meeting dei banchieri centrali i fari saranno tutti puntati su ciò che farà Jerome Powell dopo le settimane di pressing sulla Fed da parte del presidente statunitense Donald Trump per un taglio dei tassi Usa.

Nei giorni scorsi si era registrata un’inversione della curva dei rendimenti, con il tasso del titolo biennale che aveva superato quello del decennale. Un fenomeno atipico che non si verificava dal 2007 e considerato una spia di un peggioramento del clima di fiducia nel breve termine, nonché un’avvisaglia di recessione.

Secondo un rapporto di Standard and Poor’s, l’economia americana ha una possibilita’ su tre di scivolare nella recessione nei prossimi 12 mesi. In base alle valutazioni dell’agenzia di rating la probabilità si pone ora al 30-35%, un livello superiore al 25-30% previsto precedentemente. “L’imprevedibilità – sottolinea l’agenzia – sul fronte commerciale e un persistente debole contesto industriale globale sono le ragioni principali per l’allerta”.

I timori di un rallentamento pesano anche sul fronte del petrolio. L’Opec, infatti, ha tagliato le previsioni di crescita della domanda per il 2019 a 1,1 milioni di barili al giorno, una cifra che equivale a un taglio di soli 40.000 barili al giorno. Si tratta della seconda riduzione in tre mesi motivata dai timori di un rallentamento della crescita economica globale e dalle incertezze derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Agi

La guerra dei dazi e la svalutazione dello yuan affondano le Borse mondiali 

La guerra dei dazi affonda le Borse europee che chiudono in profondo rosso sulla scia di Wall Street e bruciano 180 miliardi di euro. Il listino Usa viaggia con pesanti perdite: attualmente il Dow Jones arretra del 2,25%, lo S&p del 2,36% e il Nasdaq il 3,07%. A picco le piazze asiatiche anche per le proteste a Hong Kong.

A inasprire le tensioni oggi si è aggiunto un nuovo tassello: lo yuan precipita ai minimi da 11 anni. La moneta cinese tocca per la prima volta dal 2008 la fatidica soglia delle 7 unità per un dollaro: un elemento di novità che rischia di trasformare la guerra commerciale sino-americana in una guerra di valute. Non si è fatta dunque attendere la risposta cinese alle mosse di Trump.

Il deprezzamento dello yuan non sfugge al presidente Usa che sollecita nuovamente la Fed a tagliare i tassi di interesse per sostenere il dollaro. Su Twitter, Trump scrive: “La Cina ha abbassato il prezzo della loro valuta ad un minimo storico. Si chiama manipolazione della valuta. Stai ascoltando, Federal Reserve? Questa è una grave violazione che indebolirà notevolmente la Cina nel tempo!”.

A Trump replica la banca centrale cinese che smentisce di aver voluto manipolare la sua moneta. In realtà la decisione delle autorità di Pechino mira ad aiutare le imprese esportatrici, penalizzate dalla guerra dei dazi. Tuttavia la svalutazione è un’arma a doppio taglio e rischia di mettere in difficoltà le imprese cinesi indebitate in dollari. Inoltre uno yuan troppo debole rischia di innescare una fuga di capitali dalla Cina e pertanto è uno strumento che va dosato con cura.

I listini del vecchio continente terminano in forte calo: l’Eurostoxx 600, che racchiude le più grandi aziende quotate in Europa, ha perso il 2,2%, con 180 miliardi di capitalizzazione in fumo in una sola seduta; flessione più limitata a Milano, che brucia circa 7 miliardi. A Parigi il Cac 40 perde il 2,19% a 5.241,55 punti. A Londra l’Ftse 100 cede il 2,47% e scende a 7.223,85 punti. Il Dax di Francoforte lascia sul campo l’1,80% a 11.658,51 punti. A Milano l’Ftse Mib cala dell’1,3% a 20.773 punti.

Immediata la corsa ai beni rifugio. Le quotazioni dell’oro stanno salendo a ritmo incalzante. Il metallo nobile aumenta del 2% e secondo gli analisti, la domanda è destinata a crescere. Anche il tasso dei Treasury Usa a 10 anni scende ai minimi dal novembre 2016 e l’inversione della curva dei rendimenti dei T-Bond (il rafforzamento dei tassi dei titoli a tre mesi che superano quelli dei Treasury a 10 anni), considerato un chiaro segnale di recessione, cresce ai massimi dall’aprile 2007. Anche il prezzo del petrolio è in netto calo a New York, per effetto dell’escalation della guerra dei dazi.

Agi

Le Borse europee aprono in rialzo sulla scia dei mercati asiatici, Milano +0,21%

Le Borse europee aprono positive sulla scia del rimbalzo dei mercati asiatici e dopo le perdite di ieri legate al timore di un rallentamento dell’economia globale e al perdurare dell’incertezza sulla Brexit.     

A Londra l’indice Ftse 100 sale dello 0,22% a 7.193,30 punti, a Parigi il Cac 40 avanza dello 0,20% a 5.271,14 punti e a Francoforte il Dax dello 0,24% a 11.374,18 punti. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib segna +0,21% a quota 21.106 punti. All Share +0,25%.

Agi

Borse europee in profondo rosso, spread chiude a oltre 285 punti

Chiusura in netto calo per le Borse europee che dopo un’apertura negativa accentuano le loro perdite in chiusura, sulla scia dei timori per i segnali negativi provenienti dall’Italia, dopo che oggi Bruxelles ha confermato il ribasso delle sue stime sulla crescita del Pil dell’Eurozona e ha previsto per il Paese che nel 2019 il Pil salirà solo dello 0,2%, il minimo da 5 anni. 

Lo spread è schizzato a 285 punti. Londra, che prima era in controtendenza, ha invertito la rotta anche sui timori per la Brexit e ha perso l’1,11% con l’Ftse 100 a 7.093,58 punti. Il Ftse Mib di Milano ha ceduto il 2,59% a 19.478 punti, il Dax di Francoforte a 23.489,62 punti il 2,67% e il Cac 40 di Parigi ha lasciato sul terreno l’1,84% a 4.985,56 punti.

Tornando allo spread, il differenziale ha toccato il top da metà dicembre, dai 269 punti della chiusura di ieri. Il rendimento del decennale è avanzato fino al 2,966%. 

Agi

Borse europee chiudono in calo, Milano in controtendenza; spread a 269 punti

Le Borse europee chiudono in calo, sulla scia dei dati degli ordini tedeschi e dei timori per la Brexit, che indeboliscono l'entusiasmo per il dialogo tra Cina e Usa sui dazi e per la disponibilità mostrata dalla Fed in materia di politica monetaria. Milano è in controtendenza e avanza dello 0,65% a 18.953 punti. Londra arretra dello 0,39% a 6.810 punti, Francoforte dello 0,18% a 10.747 punti e Parigi dello 0,38% a 4.719 punti. Lo spread tra Btp e Bund chiude stabile a 269 punti, poco mosso rispetto all'apertura e alla chiusura di venerdì scorso. Il rendimento del decennale sale al 2,914%.

Agi News

Le Borse europee chiudono in calo, Milano maglia nera (-0,88%)

Le Borse europee chiudono in calo. Giù anche Wall Street, mentre il Brent scende sotto 70 dollari, per la prima volta da aprile. Milano, maglia nera, perde lo 0,88% a 21.220 punti dopo l'incontro tra il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, e ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Tra i due si è svolto un dialogo tra sordi. "Non ho dubbi sull’impegno dell’Italia per l’euro e la crescita sostenibile. È essenziale che la legge di bilancio dimostri questi impegni", ha detto Centeno, e Tria ha replicato: per evitare la procedura "dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, che per una economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio". Londra arretra dello 0,48% a 7.105 punti. Francoforte sale dello 0,02% a 11.529 punti e Parigi perde lo 0,48% a 5.106 punti.

Agi News

Borse europee aprono in rialzo dopo accordo Usa-Messico, Milano +0,06%

Le Borse europee aprono in rialzo dopo l'accordo commerciale tra Stati Uniti e Messico per una ridefinizione del Nafta, l’area di libero scambio nordamericana che comprende anche il Canada. L'intesa prevede revisioni ogni sei anni, in cui possono essere aggiunte estensioni di altri sedici anni, se le parti concordano. Il presidente Trump ha parlato ieri di "grande giorno per il commercio", definendolo "un accordo veramente buono per entrambi i Paesi".
    A Parigi il Cac 40 avanza dello 0,19% a 5.489,51 punti, a Londra l'indice Ftse 100 dello 0,77% a 7.635,77 punti e a Francoforte il Dax guadagna lo 0,32% a a 12.578,65 punti. L'indice Ftse Mib di piazza Affari esordisce a +0,06% a 20.811 punti

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