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Morning Bell: Borse asiatiche negative dopo il giovedì nero di Wall Street 

AGI –  I mercati affondano per il crescente timore di una stagflazione in arrivo. Il rally innescato mercoledì dalla Fed si è dimostrato di breve durata e sui mercati tutti gli indicatori, dalle Borse ai rendimenti obbligazionari, al dollaro stanno girando in negativo, per il timore che la Federal Reserve e alcune altre grandi banche centrali debbano aumentare i tassi di interesse in modo più aggressivo del previsto per combattere una persistente alta inflazione, spingendo potenzialmente le economie in recessione.

In Asia i listini riaprono e Tokyo avanza leggermente, mentre le Borse cinesi vanno a picco, sulla scia del tonfo di ieri a Wall Stret, che ha registrato la sua peggiore sessione dell’anno, con il Nasdaq che è sprofondato del 4,99% mettendo a segno la sua terza maggiore perdita di sempre. Allarme rosso anche per quanto riguarda i rendimenti dei T-Bond a 10 anni che avanzano di oltre il 3%, dopo essersi impennati ieri al 3,1%, il top dal novembre 2018.

Anche il treasury a 2 anni sale ma con minor forza, attestandosi al 2,73%, mentre la curva dei rendimenti tra il 2 e il 10 anni s’irrigidisce, il che non è un bene, visto che per i mercati l’intensificarsi del rialzo del decennale, dopo un’inversione, che c’è stata non molto tempo fa, rappresenta un pericoloso segnale di recessione in arrivo. E il tasso del Treasury a 30 anni ieri ha toccato il 3,2%, il top dal marzo 2019. 

Anche dal mercato valutario arrivano cattive notizie: il dollaro è salito overnight al top da 20 anni su un paniere di altre valute, sta facendo ruzzolare lo yuan ai minimi da 18 mesi a quota 6,7338, mentre ieri ha brevemente riportato l’euro sotto quota 1,05 dollari, salendo del 2,2% ai massimi da quasi due anni contro la sterlina. Intanto oggi crollano Hong Kong e Shanghai, mentre Tokyo è in controtendenza e avanza di oltre mezzo punto percentuale.

A Wall Street i future sono in lieve perdita dopo che ieri il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 3,12% e lo S&P 500 il 3,44%, mentre i megacap tecnologici sono crollati, con Alphabet a -4,71%, Apple a -5,57%, Microsoft a -4,36%, Meta a -6,77%, Tesla a -8,33% e Amazon a -7,56%.  

Gli investitori non stanno guardando ai fondamentali, in questo momento, è più un problema di sentiment“, ha commentato Megan Horneman, chief investment officer di Verdence Capital Advisors. In leggero calo i future sull’EuroStoxx 50 dopo che ieri le Borse europee hanno chiuso contrastate: Parigi a -0,43%, Francoforte a -0,5%, Milano a -0,57% e in controtendenza Londra, che è salita dello 0,17%, dopo il previsto aumento dei tassi di 25 punti base all’1% da parte della Banca d’Inghilterra.

A un soffio dai 200 punti il differenziale tra Btp italiani e Bund, mentre il rendimento annuo dei titoli italiani è salito al 3,036% e quello sul Bund è tornato sopra l’1%. Il petrolio resta in rialzo, dopo essere salito a New York e dopo il balzo di oltre il 5% di mercoledì.

Attualmente il Wti è oltre 108 dollari e il Brent sopra 111 dollari, poiché gli investitori hanno valutato imminente l’embargo Ue sul petrolio russo, che tuttavia ancora non è stato deciso, e hanno preso atto della volontà dell’Opec+ di non voler intervenire sui mercati, dopo aver varato ieri solo dei modesti aumenti della produzione mensile. 

ggi c’è attesa per I dati sull’occupazione Usa ad aprile, mentre a Tokyo l’inflazione sale all’1,9% al top da sette anni, riportandosi vicino al target del 2% della Boj. Oggi escono anche i dati sulla produzione industriale ad aprile in Germania e Spagna e sono previsti gli interventi dei due governatori della Fed, Christopher Waller e James Bullard e del capo economista della Boe, Huw Pill, dopo che ieri il suo collega della Bce, Philip Lane ha preparato il terreno per un rialzo dei tassi di interesse europei a luglio, che poi è quello che i ‘falchi’ sostengono da mesi, dicendo di aspettarsi “un altro anno di un’inflazione sopra le attese” e che “è improbabile che l’economia si stabilizzi rapidamente”. 

Attesa per i dati sul mercato del lavoro negli Usa  

Oggi saranno diffusi i dati sul mercato del lavoro Usa. La previsione è che gli occupati americani salgano ad aprile intorno alle 400.000 unità, come a marzo. L’indice di disoccupazione dovrebbe restare fermo al 3,6% e i salari salire del 5,6%, meno dell’inflazione ma comunque in modo consistente. Ieri i sussidi settimanali di disoccupazione Usa sono saliti salite di 19.000 unità a quota 200.000, peggio delle attese degli analisti, che scommettevano su 180.000 unità.

In Giappone l’inflazione ha raggiunto il valore massimo in 7 anni 

L’indice core dei prezzi al consumo di Tokyo è aumentato ad aprile dell’1,9% annuo, il top da sette anni a questa parte.  Il tasso di inflazione continua ad accelerare in Giappone, toccando i massimi da 26 mesi per effetto dell’aumento dei costi di energia e delle materie prime. A marzo l’indice core dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,8%.

Il dato è distorto però dall’introduzione di nuove tariffe a basso costo da parte degli operatori nazionali di telefonia mobile: se si esclude questa voce, l’inflazione al consumo è stata invece del 2,2%, al di sopra del target del 2% della Banca del Giappone. In particolare, a marzo il prezzo dell’energia elettrica è aumentato del 21,6% e quello dell’olio alimentare del 34,7%.

L’inflazione nipponica potrebbe accelerare ulteriormente ad aprile e nei prossimi mesi, quando i dati non rifletteranno più l’abbassamento delle tariffe di telefonia mobile e per effetto della prosecuzione del conflitto in Ucraina e dell’indebolimento dello yen. 

La Bank of England rialza i tassi ma vede rischi “recessione”   

La BoE ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base alla riunione di ieri, portandolo all’1%. È il quarto aumento del costo del denaro in altrettante riunioni. Tuttavia la Boe ha segnalato che è probabile che si muoverà con cautela nei prossimi mesi in un contesto di crescenti preoccupazioni per una possibile recessione. La decisione non è stata unanime, con 3 dei 9 membri del comitato di politica monetaria che avrebbero preferito una stretta di 50 punti base, come quella della Fed di mercoledì scorso.

La “maggior parte” dei membri del board, si legge nel comunicato della BoE, ritiene che “ulteriori rialzi dei tassi potrebbero essere appropriati nei prossimi mesi”. Anche la decisione sulla guidance non è stata unanime, con due membri del board che hanno dissentito da questa formulazione, ritenendo più probabile che i tassi restino all’1% attuale. “L’elevata incertezza sull’outlook ha portato a divisioni nel board”, ha spiegato in conferenza stampa il governatore Andrew Bailey, aggiungendo che al momento la politica monetaria “è su un sentiero stretto, tra rischi di inflazione e prospettive più deboli per un calo del reddito reale”.

Uno dei motivi della cautela della BoE è che ci sono già segnali di un rallentamento della spesa dei consumatori con quote sempre maggiori del reddito delle famiglie che vengono assorbite dai costi energetici. I consumatori del Regno Unito sono infatti stati colpiti il mese scorso con un aumento del 54% dei prezzi dell’energia domestica.

La BoE ha affermato che si aspetta che le bollette energetiche aumenteranno di un ulteriore 40% quando il tetto dei prezzi verrà nuovamente rivisto a ottobre. Per questo, prevede che il tasso di inflazione annuo raggiungerà il picco con una media del 10% negli ultimi tre mesi dell’anno, sui massimi dal 1982. 

L’Opec concorda un modesto aumento della produzione  

I paesi produttori di petrolio Opec+ hanno concordato un ulteriore aumento in misura modesta della loro produzione di oro nero, mentre si intensificano le preoccupazioni per la domanda derivanti dalle restrizioni anti-Covid della Cina. Gli esponenti dei tredici paesi membri dell’Organizzazione e i loro dieci partner (Opec+), compresa la Russia, hanno convenuto “di adeguare al rialzo la produzione mensile totale di 432.000 barili al giorno per il mese di giugno”.


Morning Bell: Borse asiatiche negative dopo il giovedì nero di Wall Street 

Avvio positivo per le Borse europee, lo spread apre in lieve flessione 

AGI – Mercati azionarie europei positivi in apertura, proseguendo l’andamento al rialzo, mentre lì’euro apre poco mosso rispetto alla chiusura di mercoledì e lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre in lieve flessione, a 107,5 punti da 108 punti di mercoledì. Le quotazioni del petrolio sono in calo sui mercati asiatici dopo l’aumento inaspettato delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

I listini del Vecchio Continente seguono quelli asiatici e americani, che si sono mostrati più ottimisti sui rischi connessi alla diffusione della variante delta del Covid.

L’attenzione degli investitori è rivolta alle decisioni che assumerà la Bce e alla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde.

La banca centrale ha recentemente cambiato il suo obiettivo di inflazione e gli investitori cercheranno di vedere se questo muterà il corso della politica monetaria.

Proseguono intanto le pubblicazioni delle trimestrali: bene Abb, Publicis, Givaudan Roche.

Così a Francoforte il Dax guadagna lo 0,75% a 15.37.73 punti, a Parigi il Cac sale dello 0,60% a 6.503,36 punti, a Londra l’indice Ftse 100 avanza dello 0,16% a 7.009,45 punti, a Madrid l’indice Ibex registra +0,63% a 8.621,00 punti. Milano apre  a +0,51%. 

Quotazioni del petrolio in calo sui mercati asiatici dopo l’aumento inaspettato delle scorte di greggio negli Stati Uniti. I prezzi hanno comunque mantenuto la maggior parte dei guadagni della sessione precedente, sulle aspettative che le forniture rimarranno limitate fino alla fine dell’anno. Così il Brent scende di 39 centesimi, pari a -0,54%, a 71,84 dollari al barile, dopo essere cresciuto ieri del 4,2%. Il West Texas Intermediate perde 37 centesimi, pari a -0,53%, tornando sotto quota 70 dollari, a 69,93 dollari al barile, dopo essere aumentato ieri del 4,6%.

Euro poco mosso in avvio, rispetto alla chiusura di ieri. La moneta unica viene scambiata a 1,1794 dollari, contro 1,1785 dollari. Euro/yen in lieve flessione a 129,91; dollaro/yen a 110,14. 

 Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre in lieve flessione a 107,5 punti da 108 punti di ieri. Scende il tasso sui titoli italiani allo 0,668%. 


Avvio positivo per le Borse europee, lo spread apre in lieve flessione 

Brexit e petrolio mettono le ali alle Borse, Milano la migliore in Europa

AGI – L’accordo imminente sulla Brexit e il forte rialzo del prezzo del petrolio dopo il dato sulle scorte settimanali Usa, mettono le ali ai mercati. Le Borse europee hanno chiuso in deciso rialzo: Milano la migliore con un +1,31%.

A spingere i listini anche l’andamento positivo di Wall Street dopo i dati sui sussidi settimanali di disoccupazione, scesi oltre le attese. A Londra l’indice Ftse 100 sale dello 0,60% a 6.491,60 punti, a Francoforte il Dax avanza dell’1,29% a 13.591,55 punti e a Parigi il Cac 40 guadagna l’1,1% a 5.527,59 punti.

I mercati sono stimolati positivamente anche dal lancio delle campagne di vaccinazione contro il Covid in Europa, che fa ben sperare in un’imminente ripresa economica, dopo l’autorizzazione di lunedì all’immissione in commercio del vaccino Pfizer/BioNTech nell’Ue.

Sullo sfondo restano comunque le incertezze, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione della nuova variante del virus nel Regno Unito, che ha portato alla sospensione dei legami tra il Paese e i suoi vicini europei. 

Sul fronte Brexit, a dieci giorni dalla rottura finale tra Europa e Regno Unito, tutte le opzioni sono ancora sul tavolo anche se diverse fonti parlano di un accordo “possibile” e persino “imminente”. In questo contesto, Piazza Affari è stata la migliore, chiudendo sui massimi di giornata una seduta che ha confermato il recupero iniziato alla vigilia dopo il tonfo di lunedì. 

Quanto al petrolio, il prezzo si è giovato del dato Usa sulle scorte settimnanali che sono calate meno del previsto. Il Wti guadagna il 2,32% a 48,11 mentre il Brent sfonda quota 51 dollari e sale del 2,28% a 51,22. Le scorte settimanali di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite per la seconda settimana consecutiva, ma, appunto, meno del previsto. Secondo l’Eia, l’Energy Information Agency, le scorte di greggio sono scese di 600.000 barili a 499,5 milioni di barili a fronte di un calo medio stimato di 3 milioni di barili.  

Il calo è principalmente spiegato dall’aumento delle esportazioni di greggio Usa, che si sono attestate a 3,1 milioni di barili al giorno contro i 2,6 milioni della settimana precedente. Le importazioni sono aumentate leggermente, attestandosi a 5,6 milioni di barili al giorno contro i 5,4 milioni di barili al giorno della settimana precedente.

Anche le riserve di benzina Usa sono diminuite di 1,1 milioni di barili a fronte di aumento previsto di 800.000 barili. Si tratta del primo calo dall’inizio di novembre. Le scorte di distillati (olio combustibile e gas da riscaldamento) sono diminuite di 2,3 milioni di barili, più dei 1,5 milioni di barili che il mercato aveva previsto.


Brexit e petrolio mettono le ali alle Borse, Milano la migliore in Europa

Borse europee e petrolio in rally 

AGI – Le Borse europee mettono il turbo dopo la notizia dell’efficacia al 90% del vaccino di Pfizer e Biontech in via di sperimentazione. A Londra l’Ftse 100 guadagna il 5,82%, a Parigi il Cac 40 sale del 7,54%. A Francoforte il Dax avanza del 6,86%. A Madrid l’Ibex segna +9,22. A Milano l’Ftse Mib segna +6,08%.

Anche il prezzo del petrolio va in rally e guadagna oltre l’8%. Il Wti sale del 8,35% a 40,24 dollari e il Brent avanza del 7,98% a 42,60 dollari. 

Agi

Milano e le borse europee sono in netto rialzo

La Borsa di Milano e quelle europee sono in netto rialzo. Il Chicago Board Option Exchange Volatility Index, termometro della febbre sui mercati innescata dall’emergenza coronavirus, sembra aver arrestato la sua corsa.

L’indice della paura di Wall Street, in un contesto di massima volatilità sui mercati, rallenta del 5% a 72 punti ma resta comunque molto al di sopra dei livelli di guardia. Dopo il balzo di lunedì di quasi 25 punti a 82,69 punti (che ha superato il record a quota 80,74 del 21 novembre 2008) l’indicatore della volatilità ha allentato il passo.​

Agi

La sindrome cinese che fa volare le borse europee

Le Borse europee stanno brindando al nuovo anno. Giornata molto positiva per tutte le piazze finanziarie del Vecchio Continente che, sulla scia dell’entusiasmo proveniente dalla Cina, macinano guadagni. Alla base di tutto c’è la mossa di ieri della Banca centrale cinese che ha deciso di tagliare i requisiti delle riserve per le banche, liberando così circa 114 miliardi di dollari per sostenere il credito e spronare l’economia.

La People Bank of China infatti allenterà il coefficiente di riserva (RRR) dal prossimo 6 gennaio di 50 punti base, riducendo l’ammontare di liquidità che le banche devono detenere. Abbassando tale indice vengono liberate risorse per il credito alle piccole e medie imprese. La banca centrale nel 2019 è già intervenuta tre volte per ridurre il coefficiente e sostenere l’economia cinese che, lo scorso anno, è cresciuta al tasso più lento degli ultimi tre decenni.

L’intervento è stato preso bene dagli investitori che hanno giudicato positivamente anche il dato sull’attivitaà manifatturiera cinese che si conferma in espansione. L’indice Pmi, elaborato da Markit/Caixin, si è attestato a 51,5 punti a dicembre, in leggero calo rispetto ai 51,8 punti di novembre e dai 51,7 di ottobre, ma sopra la soglia dei 50 punti, linea di confine tra fase di contrazione e di espansione. Tutto questo ha dato sprint alle borse con Shanghai che ha segnato un +1,15% e Shenzhen un +2%. In scia Francoforte sale dello 0,68%, Londra dello 0,91%, Madrid dell’1,18%, Parigi dell’1,02%, Milano dell’1,3%. 

Agi

Come sarà il 2020 delle borse europee?

I mercati azionari europei chiudono il 2019 al top da un decennio ma, secondo gli analisti, gli investitori devono stare attenti al prossimo anno. L’economia europea continua a rallentare e mostra segnali contrastanti. I record di Wall Street e l’ormai prossima firma della fase uno dell’accordo tra Cina e Usa stanno trainando i listini europei verso l’alto anche in quest’ultima parte del 2019.

L’indice Stoxx Europe 600, che comprende le azioni del Regno Unito, venerdì guadagnava lo 0,39% e si appresta a chiudere l’anno in rialzo del 23%, mentre il Dax di Francoforte, nonostante il Pil della Germania stia continuamente sull’orlo della recessione, senza però mai esserci entrato, è in crescita del 26% quest’anno, al top da sei anni.

“Per un investitore statunitense – spiega a MarketWatch Andrea Cicione, global strategist di TS Lombard – l’Europa sta recuperando in questo momento, il che è positivo, quindi ci sono opportunitaàa breve termine, ma a lungo termine il trend europeo sarà legato a doppio filo a quello della crescita economica. Pertanto, gli investitori dovranno essere agilmente e pronti a uscire dalla regione il prossimo anno se la ripresa risulterà in calo”. Poi Cicione, con una sorta di post scriptum, avverte: “Non bisogna fare troppo affidamento sui governi europei per allontanare la regione da una crisi nel 2020”.

Uno dei motivi per cui l’analista vede buone opportunità a breve termine è perché la crescita degli utili europei nel 2019è stata peggiore di quella degli Stati Uniti, quindi le aspettative sono basse e le valutazioni sono piu’ ragionevoli. Andrew Milligan, global strategist di Standard Life Investments, guardando al futuro, punta piu’ sulle azioni statunitensi che su quelle europee, poich[, secondo lui, l’Europa rimane un luogo in cui occorre selezionare attentamente le azioni.

Perché ciò cambi, secondo Milligan occorrerebbe che le aziende del settore finanziario funzionassero meglio e servirebbero dei segnali che la Banca centrale europea e le politiche di bilancio nazionali promuovessero maggiormente l’attività economica e che si verificasse un aumento della domanda dei mercati emergenti. “Se vedessimo forti stimoli di bilancio in Europa, che è un segnale che probabilmente vedremo più nel 2021 che nel 2020, saremmo più ottimisti. E lo stesso avverrebbe se arrivasse un maggiore stimolo dalla Cina a sostegno dell’industria automobilistica tedesca”. 

Agi

Le Borse europee scommettono sul bazooka della Bce 

La prospettiva di un nuovo e robusto intervento della Bce a settembre spinge verso l’alto le borse europee che chiudono l’ultima seduta della settimana in deciso rialzo. Tra fine luglio e agosto si sono accese diverse spie rosse e i timori di recessione sono cresciuti, estendendosi a macchia di leopardo in tutto il globo e in particolare in Europa.

E allora il governatore della Banca di Finlandia, Olli Rehn, uno dei ‘falchi’ del consiglio direttivo della Bce, decide di giocare d’anticipo e fa sapere che l’istituto di Francoforte potrebbe riprendere in mano il bazooka fin dalla prossima riunione del 12 settembre, varando un piano di stimoli molto più sostanzioso di quello atteso dai mercati.

Secondo Rehn, le prospettive sulla crescita economica in Europa si sono deteriorate negli ultimi due mesi e questo peggioramento “giustifica un’ulteriore azione di politica monetaria, e questo è quanto intendiamo fare a settembre“. Le misure allo studio sono diverse e sicuramente quelle di maggiore impatto sui mercati riguarderanno i nuovi tagli dei tassi di interesse e l’avvio di un Qe2, cioè un nuovo programma di acquisto titoli, che farebbe seguito al Qe1 ritirato alla fine dello scorso anno.

Solo indiscrezioni per il momento ma che, intanto, portano Milano (Ftse Mib +1,4%) a essere la migliore davanti a Francoforte che ha registrato un progresso dell’1,31% a 11.562,74 punti. Il Cac 40 di Parigi ha guadagnato l’1,22% a 5.300,79 punti e l’Ftse 100 di Londra è salito dello 0,71% a 7.117,15 punti.

Lo spread tra Btp e Bund chiude a 209 punti, in lieve rialzo rispetto ai 204 dell’apertura ma in calo contro i 216 punti della chiusura di mercoledì scorso. Il tasso del decennale si attesta all’1,411%.

Buona partenza anche di Wall Stret che, sulla scia del buon andamento di mercati Ue, prosegue il suo trend di recupero dopo un’apertura in rialzo visti i buoni dati sulle vendite al dettaglio di ieri. A New York si attendono segnali per un taglio dei tassi di interesse e la prossima settimana. Durante il meeting dei banchieri centrali i fari saranno tutti puntati su ciò che farà Jerome Powell dopo le settimane di pressing sulla Fed da parte del presidente statunitense Donald Trump per un taglio dei tassi Usa.

Nei giorni scorsi si era registrata un’inversione della curva dei rendimenti, con il tasso del titolo biennale che aveva superato quello del decennale. Un fenomeno atipico che non si verificava dal 2007 e considerato una spia di un peggioramento del clima di fiducia nel breve termine, nonché un’avvisaglia di recessione.

Secondo un rapporto di Standard and Poor’s, l’economia americana ha una possibilita’ su tre di scivolare nella recessione nei prossimi 12 mesi. In base alle valutazioni dell’agenzia di rating la probabilità si pone ora al 30-35%, un livello superiore al 25-30% previsto precedentemente. “L’imprevedibilità – sottolinea l’agenzia – sul fronte commerciale e un persistente debole contesto industriale globale sono le ragioni principali per l’allerta”.

I timori di un rallentamento pesano anche sul fronte del petrolio. L’Opec, infatti, ha tagliato le previsioni di crescita della domanda per il 2019 a 1,1 milioni di barili al giorno, una cifra che equivale a un taglio di soli 40.000 barili al giorno. Si tratta della seconda riduzione in tre mesi motivata dai timori di un rallentamento della crescita economica globale e dalle incertezze derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Agi

La guerra dei dazi e la svalutazione dello yuan affondano le Borse mondiali 

La guerra dei dazi affonda le Borse europee che chiudono in profondo rosso sulla scia di Wall Street e bruciano 180 miliardi di euro. Il listino Usa viaggia con pesanti perdite: attualmente il Dow Jones arretra del 2,25%, lo S&p del 2,36% e il Nasdaq il 3,07%. A picco le piazze asiatiche anche per le proteste a Hong Kong.

A inasprire le tensioni oggi si è aggiunto un nuovo tassello: lo yuan precipita ai minimi da 11 anni. La moneta cinese tocca per la prima volta dal 2008 la fatidica soglia delle 7 unità per un dollaro: un elemento di novità che rischia di trasformare la guerra commerciale sino-americana in una guerra di valute. Non si è fatta dunque attendere la risposta cinese alle mosse di Trump.

Il deprezzamento dello yuan non sfugge al presidente Usa che sollecita nuovamente la Fed a tagliare i tassi di interesse per sostenere il dollaro. Su Twitter, Trump scrive: “La Cina ha abbassato il prezzo della loro valuta ad un minimo storico. Si chiama manipolazione della valuta. Stai ascoltando, Federal Reserve? Questa è una grave violazione che indebolirà notevolmente la Cina nel tempo!”.

A Trump replica la banca centrale cinese che smentisce di aver voluto manipolare la sua moneta. In realtà la decisione delle autorità di Pechino mira ad aiutare le imprese esportatrici, penalizzate dalla guerra dei dazi. Tuttavia la svalutazione è un’arma a doppio taglio e rischia di mettere in difficoltà le imprese cinesi indebitate in dollari. Inoltre uno yuan troppo debole rischia di innescare una fuga di capitali dalla Cina e pertanto è uno strumento che va dosato con cura.

I listini del vecchio continente terminano in forte calo: l’Eurostoxx 600, che racchiude le più grandi aziende quotate in Europa, ha perso il 2,2%, con 180 miliardi di capitalizzazione in fumo in una sola seduta; flessione più limitata a Milano, che brucia circa 7 miliardi. A Parigi il Cac 40 perde il 2,19% a 5.241,55 punti. A Londra l’Ftse 100 cede il 2,47% e scende a 7.223,85 punti. Il Dax di Francoforte lascia sul campo l’1,80% a 11.658,51 punti. A Milano l’Ftse Mib cala dell’1,3% a 20.773 punti.

Immediata la corsa ai beni rifugio. Le quotazioni dell’oro stanno salendo a ritmo incalzante. Il metallo nobile aumenta del 2% e secondo gli analisti, la domanda è destinata a crescere. Anche il tasso dei Treasury Usa a 10 anni scende ai minimi dal novembre 2016 e l’inversione della curva dei rendimenti dei T-Bond (il rafforzamento dei tassi dei titoli a tre mesi che superano quelli dei Treasury a 10 anni), considerato un chiaro segnale di recessione, cresce ai massimi dall’aprile 2007. Anche il prezzo del petrolio è in netto calo a New York, per effetto dell’escalation della guerra dei dazi.

Agi

Le Borse europee aprono in rialzo sulla scia dei mercati asiatici, Milano +0,21%

Le Borse europee aprono positive sulla scia del rimbalzo dei mercati asiatici e dopo le perdite di ieri legate al timore di un rallentamento dell’economia globale e al perdurare dell’incertezza sulla Brexit.     

A Londra l’indice Ftse 100 sale dello 0,22% a 7.193,30 punti, a Parigi il Cac 40 avanza dello 0,20% a 5.271,14 punti e a Francoforte il Dax dello 0,24% a 11.374,18 punti. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib segna +0,21% a quota 21.106 punti. All Share +0,25%.

Agi