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Quanto costa mantenere un figlio da 0 a 18 anni

AGI – Mantenere un figlio da 0 a 18 anni ha un costo medio di 175.642,72 euro. E’ la cifra che emerge da un rapporto dell’O.N.F- Osservatorio Nazionale Federconsumatori. Ma è appunto una valutazione media: nel caso di una famiglia con alto reddito (cioè di 70 mila euro l’anno), il costo lievita alla cifra record di 321.617,36 euro. Il costo è aumentato con la pandemia: rispetto al 2018, l’incremento è dell’1,2%.

Secondo la Federconsumatori, la diminuzione delle spese relative ai trasporti, così come di quelle sostenute per le attività sportive e ludiche non è bastata infatti ad ammortizzare l’aumento dei costi per l’abitazione e delle utenze (+12% rispetto al 2018), per l’alimentazione (+8% rispetto al 2018) e per l’educazione e la cura (+6% rispetto al 2018). La pandemia ha inoltre contribuito ad ampliare un fenomeno già in costante crescita: la diminuzione del reddito annuo delle famiglie italiane.

Rispetto al 2019 si è registrata infatti una contrazione considerevole sia della spesa (-9%) sia del reddito annuale dei nuclei familiari (-2,8%) con esiti rovinosi per le famiglie, in particolar modo se monogenitoriali e appartenenti al primo quintile di reddito, ossia la fascia reddituale più bassa.

A seconda del reddito, la spesa per crescere un figlio fino alla maggiore età varia notevolmente: una famiglia bi-genitoriale (tipologia familiare presa a campione per l’indagine) con reddito annuo di 22.500 euro, per mantenere un figlio fino a 18 anni, spende in media 118.234,15euro; per la stessa tipologia di famiglia ma con un reddito medio (34.000euro /Anno) la spesa totale per crescere un figlio fino alla maggiore età aumenta fino a 175.642,72 euro. Per le famiglie ad alto reddito, oltre i 70.000 euro/Anno, mantenere un figlio fino a 18 anni ha un costo medio di 321.617,36 euro.

Per Federconsumatori, “questi dati mettono in evidenza come, oggi più che mai, fare un figlio sta diventando un lusso riservato a pochi, che sempre meno italiani sono in grado di permettersi. Non stupisce che nel 2021, in Italia, si è registrato il minimo storico di nascite.

Infatti, seppur rappresentino un passo in avanti, i bonus e le agevolazioni disposti dal Governo (l’Assegno di natalità, il Bonus mamma domani, l’Assegno unico figli, il Bonus asilo nido) non sono ancora sufficienti ad invertire tale tendenza. Ecco perchè è necessario avviare politiche a tutela della famiglia, della natalità e soprattutto del lavoro, per garantire condizioni migliori alle famiglie, oggi costrette a continui sacrifici, e dare un nuovo impulso al ringiovanimento del Paese”


Quanto costa mantenere un figlio da 0 a 18 anni

Dopo 27 anni Jeff Bezos lascia la guida di Amazon

AGI – Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, inizia una nuova fase della sua carriera dopo aver costruito un colosso globale da una modesta libreria online, Amazon. A 57 anni, domani l’uomo d’affari lascerà il posto di ceo al suo luogotenente Andy Jassy per dedicarsi ad altri progetti, a cominciare dal viaggio nello spazio programmato per il 20 luglio. Bezos tuttavia manterrà un ruolo chiave nella società che ha fondato 27 anni fa rimanendo presidente esecutivo del consiglio di amministrazione. 

Lodato per le tante innovazioni che hanno cambiato interi settori economici, Bezos è stato anche duramente criticato per alcune pratiche commerciali anticoncorrenziali o per il trattamento dei suoi dipendenti. Che si tratti di vendita di libri, cloud computing o consegna a domicilio, “Bezos è un leader che guida il cambiamento”, afferma Darrell West, del Center for Technology Innovation presso la Brookings Institution.

“Ha dato impulso a molti servizi che le persone ora danno per scontati, come lo shopping online, le ordinazioni e le consegne”, osserva. Tutto è iniziato nel garage di Jeff Bezos, che si occupava personalmente dei pacchi, e ora Amazon vale più di 1.700 miliardi di dollari in Borsa e nel 2020 ha generato un fatturato di 386 miliardi di dollari. È un gruppo tentacolare, dall’e-commerce, al cloud computing, ai generi alimentari, dall’intelligenza artificiale alla produzione cinematografica.

Bezos “ha l’istinto di trovare ciò che funzionerà” nel mercato del futuro, ha affermato Roger Kay, analista di Endpoint Technologies Associates. L’azienda ha soppiantato i suoi rivali scegliendo i primi anni di “reinvestire tutti i profitti nella crescita”, ricorda Kay. Una strategia che a volte ha lasciato perplessi gli investitori ma che ora “appare del tutto logica”, sottolinea.

Per Bob O’Donnell di Technalysis Research, Jeff Bezos “non è stato il primo o l’unico” nella nicchia del business online “ma lui lo ha capito meglio di tutti e ha lavorato per migliorarlo”. Il numero uno di Amazon ha “compreso l’importanza di avere infrastrutture”, sia che si tratti della vasta rete di magazzini sia della flotta di camion, osserva O’Donnell. “Molte altre aziende non volevano spendere soldi per questo tipo di lavoro dietro le quinte”. La fortuna dell’azienda è stata anche la sua: anche dopo aver ceduto parte delle sue azioni di Amazon all’ex moglie dopo il divorzio, Jeff Bezos ha un patrimonio di circa 200 miliardi di dollari secondo la rivista Forbes.

Ora rinuncerà alla gestione quotidiana della sua azienda per dedicare più tempo ad altri progetti come l’altra società Blue Origin, che effettuerà il primo volo di turismo spaziale il 20 luglio con lo stesso Bezos a bordo. L’imprenditore possiede anche il quotidiano Washington Post e ha dichiarato di voler dedicare tempo e denaro alla lotta al cambiamento climatico. 

Lascia anche perché Amazon, che impiega più di 800.000 persone negli Stati Uniti dopo aver visto le attività aumentare durante la pandemia, viene criticata per il trattamento dei dipendenti e dalle autorità di regolamentazione.
Amazon si difende dicendo che la paga oraria minima è di 15 dollari oltre a vari benefici, ma i critici denunciano l’ossessione per l’efficienza e il fato di trattare i dipendenti come macchine. Nell’ultima lettera agli azionisti ad aprile, e dopo il tentativo fallito di realizzare un magazzino del suo gruppo in Alabama, Bezos ha riconosciuto che il gruppo doveva fare di più per i suoi dipendenti impegnandosi che Amazon sarebbe diventato “il miglior datore di lavoro sulla Terra”.

Preoccupati per il crescente controllo su interi settori dell’economia, le autorità di regolamentazione stanno prendendo in considerazione misure per ridurre le dimensioni di Amazon. Di conseguenza il colosso potrebbe quindi diventare “vittima del proprio successo”, afferma Kay. Anche se il gruppo dovesse essere spacchettato in diverse entità, ognuna di esse “prospererà nel proprio mercato”, prevede l’analista. “Posso facilmente immaginare uno scenario in cui la somma delle parti risulta essere maggiore del tutto unito. Gli azionisti non dovrebbero soffrirne”, assicura. 


Dopo 27 anni Jeff Bezos lascia la guida di Amazon

In 10 anni il terzo settore in Italia è cresciuto del 25%

AGI – Il ruolo del non profit cresce in Italia, anche durante la pandemia. Un universo che conta 375.000 istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, in aumento del 25% rispetto a 10 anni fa. Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, vale a dire 1 su 5 tra chi ha più di 14 anni. Il valore della produzione è stimato in 80 miliardi di euro e sfiora il 5% del Prodotto interno lordo.

Gli addetti sono 900.000 (70% donne), ai quali si aggiungono 4 milioni di volontari. E’ quanto emerge da una ricerca condotta da CNEL, Fondazione Astrid e Fondazione per la Sussidiarietà, in occasione della presentazione del volume “Una società di persone? I corpi intermedi nella democrazia di oggi e di domani”, in programma venerdi’ 28 maggio.

La ricerca conferma che la Penisola è uno dei Paesi con più “vitalità sussidiaria” in Europa, con un’associazione ogni 160 abitanti. Circa l’85% delle istituzioni del terzo settore è rappresentato da associazioni, il restante 15% sono cooperative sociali, fondazioni, sindacati o enti. Due terzi delle istituzioni non profit (65%) operano in cultura, sport e ricreazione; seguono l’assistenza sociale e la protezione civile (9%), le relazioni sindacali e imprenditoriali (6%), la religione (5%), l’istruzione e ricerca (40%) e la sanità (4%).

“Il vasto mondo del terzo settore e più in generale del privato sociale rappresenta una risorsa di enorme valore per il Paese e la sua economia, come abbiamo avuto modo di sperimentare durante l’emergenza sanitaria ed in particolare nei mesi difficili del lockdown, e porta un contributo determinante all’occupazione sia in termini quantitativi che qualitativi”, dichiara Tiziano Treu.

Il terzo settore, prosegue Treu – avrà un “ruolo strategico anche nell’attuazione del Pnrr. Per questo associazioni e imprese sociali vanno sostenute e tenuta in debita considerazione come più volte evidenziato in audizioni parlamentari e con documenti del Cnel presentati a Governo e Parlamento”. “Questa nuova ricerca – sottolinea Franco Bassanini – e ancor più ampiamente quella che presenteremo il 28 maggio al Cnel fanno emergere il ruolo cruciale delle comunità intermedie in un mondo in rapida trasformazione.

Nel quale la globalizzazione e le tecnologie digitali, e ora la pandemia, producono frammentazione e atomizzazione. Ma nel quale è sempre più evidente che, al contrario, solo la rivitalizzazione della trama delle comunità intermedie (ridefinite nei loro obiettivi e modi di operare) consentirà di far fronte alle sfide della sostenibilità sociale e ambientale e alla crisi di legittimazione e rappresentatività dei nostri sistemi democratici, indeboliti dalle pratiche illusorie della disintermediazione politica e sociale”.

“La pandemia – osserva Giorgio Vittadini – ha esaltato il ruolo del terzo settore che ha affiancato l’intervento pubblico in settori chiave come l’assistenza e la salute. Certo l’emergenza Covid ha penalizzato alcuni comparti come asili, centri diurni per invalidi, attività sportive e ricreative. Nonostante la crisi, privati ed enti pubblici hanno sostenuto con donazioni e contributi il terzo settore, riconoscendo il suo grande valore sociale e contribuendo a diffondere la cultura della sussidiarietà”.


In 10 anni il terzo settore in Italia è cresciuto del 25%

La Ue rischia 2 anni di Pil perso, serve più ambizione. Dice Fabio Panetta

AGI – La pandemia di coronavirus lascerà all’economia europea danni maggiori di quelli che vediamo ora. Parte da questa riflessione la lunga intervista di Fabio Panetta al quotidiano spagnolo ‘El Pais’, in cui il membro del Consiglio esecutivo della Bce chiede maggiore ambizione nella politica monetaria e fiscale per stimolare l’inflazione e la crescita nella zona euro.

“C’è un po’ meno incertezza, ma è ancora alta. La distribuzione del vaccino sta accelerando, ma è ancora lenta. E la pandemia sta avanzando rapidamente in alcuni paesi, influenzando le prospettive di crescita. – è la premessa – anche se quest’anno gli Stati Uniti riguadagneranno il livello pre-crisi, la zona euro non lo farà prima della metà del 2022“.

Avverte Panetta: “Potremmo aver definitivamente perso due anni di crescita. L’inflazione rimarrà al di sotto del nostro obiettivo del 2% a medio termine, contrariamente a quanto accade negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Canada. Dobbiamo essere più ambiziosi per aumentare il potenziale di crescita e avvicinare l’inflazione al nostro obiettivo. E dobbiamo dare ai consumatori e agli investitori maggiori garanzie sulle prospettive dell’economia europea”. 

Per Panetta in generale “non sarebbe saggio scommettere su un rapido recupero. Ci sono rischi che possono impedire la realizzazione dei miglioramenti pianificati – avverte – e anche se riusciamo a uscire presto dalla pandemia, ci renderemo conto che il danno all’economia è maggiore di quello che vediamo ora. Nulla impedisce alla zona euro di avere una robusta ripresa, ma per questo l’economia deve essere sostenuta con il livello appropriato di stimolo monetario e fiscale. La prudenza ci dice che è meglio iniettare troppi stimoli che non essere all’altezza”.

Inoltre, per il membro italiano del direttivo della Banca centrale, esiste “un rischio significativo di divergenza” nella ripresa tra i vari Paesi dell’Unione. “La pandemia ha colpito ogni paese in modo diverso a seconda della sua esposizione ai settori più colpiti – ragiona – ma c’è stata una risposta europea comune. Se utilizziamo saggiamente i 750.000 milioni di euro dello strumento di ripresa dell’Ue – Next Generation Eu – l’uscita dalla crisi può essere più omogenea. Questo strumento dovrebbe essere collegato alle riforme necessarie in ogni paese. Se i fondi vengono investiti in settori in crescita pensando al futuro, la ripresa sarà più equilibrata. In caso di successo, questo piano potrebbe essere il prototipo di un futuro strumento fiscale comune”. 

Il piano di stimolo statunitense è ambizioso, soprattutto quest’anno, e questo spiega in gran parte perché la sua traiettoria di crescita si sta allontanando da quella europea. Mantenere calda l’economia giova all’occupazione, agli investimenti e alla produttività. E un recupero più rapido aiuta i membri più svantaggiati della società. In Europa dobbiamo ora attuare lo strumento di recupero dell’UE in modo che la Commissione possa presto sborsare i fondi. E dovremmo considerare nuovi impulsi fiscali in modo che la domanda torni più rapidamente al suo potenziale.    

Confrontando la situazione in Europa e negli States osserva poi: “Il piano di stimolo statunitense è ambizioso, soprattutto quest’anno, e questo spiega in gran parte perché la sua traiettoria di crescita si sta allontanando da quella europea. Mantenere calda l’economia giova all’occupazione, agli investimenti e alla produttività. E un recupero più rapido aiuta i membri più svantaggiati della società. In Europa dobbiamo ora attuare lo strumento di recupero dell’Ue in modo che la Commissione possa presto sborsare i fondi. E dovremmo considerare nuovi impulsi fiscali in modo che la domanda torni più rapidamente al suo potenziale”.    

Insiste Panetta: “Abbiamo bisogno che le risorse europee vengano liberate rapidamente“.

E sull’inflazione ha sottolineato: “Negli Stati Uniti, l’inflazione ritorna a livelli sani perché la politica monetaria e quella fiscale collaborano fortemente. La previsione di inflazione nella zona euro è insoddisfacente. L’inflazione aumenterà temporaneamente quest’anno, ma per ragioni cicliche svanirà nel 2022. Tuttavia, con un mix di politiche più dinamico anche noi potremmo beneficiare dei miglioramenti dell’economia globale”.      

Data l’entità della crisi, la Bce dovrebbe espandere il proprio arsenale di misure? “Abbiamo margini di manovra – risponde Panetta – perché abbiamo utilizzato solo una parte del programma di 1,85 miliardi di euro. Ma se spendiamo quei soldi e perdiamo ancora l’obiettivo, dobbiamo fare di più. Non possiamo accontentarci di un’inflazione dell’1,2% nel 2022 e dell’1,4% nel 2023. E l’argomento secondo cui l’orizzonte temporale può essere allungato non è convincente. La Bce non raggiunge il suo obiettivo da troppi anni. Se aspettiamo, sarà ancora più costoso in quanto renderebbe più difficile ancorare le aspettative di inflazione e rischieremmo una riduzione permanente del potenziale economico”. 


La Ue rischia 2 anni di Pil perso, serve più ambizione. Dice Fabio Panetta

Il Covid pesa sui redditi degli italiani con il peggior crollo da 20 anni

AGI – La pandemia si abbatte anche sui redditi degli italiani, che registrano la peggiore flessione degli ultimi 20 anni. Crollano anche i consumi mentre balza il risparmio degli italiani che viene addirittura triplicato. E ancora: aumentano gli acquisti di titoli pubblici. Sono i dati che emergono dalla nota “I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del covid-19” di Bankitalia.

Nel dettaglio, a via Nazionale evidenziano che nel primo semestre del 2020 i redditi primari pro capite a valori correnti delle famiglie si sono ridotti dell’8,8 per cento rispetto al primo semestre del 2019, una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2 per cento) e di quella dei debiti sovrani (-3,4 per cento).

I redditi dei settori privati non finanziari hanno registrato “la contrazione più forte degli ultimi venti anni, che è stata solo in parte contrastata dalle misure di sostegno introdotte dalle amministrazioni pubbliche”. I redditi da lavoro dipendente – si legge nel report – sono scesi dell’8,7 per cento per effetto del calo dei redditi unitari (-7,0 per cento) e dell’occupazione alle dipendenze (-1,7 per cento), mentre i redditi da lavoro e i profitti delle famiglie produttrici (il risultato netto di gestione e il reddito misto netto) sono diminuiti del 7,4 per cento; gli altri redditi, infine, sono calati del 13 per cento.

La flessione del reddito disponibile lordo pro capite è stata molto meno intensa (-3,8 per cento) e sostanzialmente analoga a quelle mediamente registrate nelle due crisi precedenti, grazie all’eccezionale crescita dei trasferimenti sociali netti (60,3 per cento) che ha fornito un contributo di 5,1 punti percentuali.

Sempre nel primo semestre 2020, nonostante il forte sostegno pubblico alla capacità di spesa delle famiglie, il calo dei consumi “è stato eccezionalmente ampio (-9,8 per cento) e ne è derivato un risparmio netto pari a 51,6 miliardi; il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (dal 2,8 al 9,2 per cento), contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi”.

Intanto tra la fine del 2019 e la fine di giugno 2020, la variazione semestrale del debito pubblico in percentuale del Pil ha raggiunto i valori più alti negli ultimi venti anni. Nel confronto internazionale, questo aumento in percentuale del Pil è stato simile a quello registrato in Spagna e inferiore a quello della Francia, mentre l’aumento è stato superiore a quello del Regno Unito e della Germania. Il debito è complessivamente aumentato di 121 miliardi nel semestre, di cui 97,4 miliardi nel secondo trimestre dell’anno.

Bankitalia nelle statistiche sul turismo internazionale lancia poi un altro allarme: a ottobre 2020 è ripresa la contrazione dei flussi turistici, sia in ingresso sia in uscita, in un contesto di peggioramento degli indici di diffusione della pandemia. Rispetto a ottobre dello scorso anno le spese dei viaggiatori stranieri in Italia (1.193 milioni) risultano inferiori del 70,4 per cento, quelle dei viaggiatori italiani all’estero (572 milioni) del 75,5 per cento; l’avanzo della bilancia dei pagamenti turistica è stato di 620 milioni di euro (era di 1.697 milioni nello stesso mese dell’anno precedente).

Nei tre mesi terminanti a ottobre la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia si è contratta del 49,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; quella dei viaggiatori italiani all’estero è diminuita del 69,3.


Il Covid pesa sui redditi degli italiani con il peggior crollo da 20 anni

Per Confindustria il Pil nel 2020 calerà del del 10%. “Siamo indietro di 23 anni”

AGI – La crisi da Covid-19 per l’Italia ha avuto una contrazione in termini di Pil che porta il Paese indietro di 23 anni. Una vera e propria ‘tempesta perfetta’ causata in marzo-aprile da un doppio shock di domanda e offerta che ha prodotto effetti dirompenti sull’economia italiana.

Il Centro Studi Confindustria stima un profondo calo del Pil italiano del -10% nel 2020 e un recupero parziale del +4,8% nel 2021. Uno scenario che non include per l’anno prossimo gli effetti della manovra che varerà il Governo e le risorse europee previste dal Recovery fund.

Una ripresa che comunque avverrà – e gradualmente – solo a condizione  che la diffusione del virus sia contenuta in modo efficace. Per gli esperti di via dell’Astronomia, nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019 e molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa 8 punti percentuali.

Per l’Italia, l’utilizzo degli strumenti europei, soprattutto il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, costituisce “un bivio cruciale: se si riusciranno a utilizzare in modo appropriato le risorse e a potenziarne l’effetto portando avanti riforme troppo a lungo rimaste ferme, allora si sarà imboccata la strada giusta per risalire la china. Altrimenti, l’Italia rimarrà un Paese in declino, che non sarà in grado di ripagare il suo enorme debito pubblico”.

Per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, il rapporto del Centro studi Confindustria è “solido e condivisibile sia nella sua parte analitica che nella proposta delle policy” ed è “in sintonia con l’impostazione data dalla Nadef e che intendiamo dare al Recovery Plan”. Gualtieri ha sottolineato come all’Italia serva un “cambio di paradigma”, per “risolvere i suoi problemi infrastrutturali, come il Pil, la produttività e l’occupazione”. (AGI)

Nel 2020 in fumo 410.000 posti di lavoro

Il calo del Pil nel 2020 per effetto del Covid avrà un impatto sull’occupazione non indifferente: calerà dell’1,8%, vale a dire che andranno in fumo 410 mila posti di lavoro solo quest’anno. Nel 2021 con un incompleto recupero del Pil – si legge nel rapporto – la risalita della domanda risulterà tuttavia insufficiente e il numero degli occupati sarà comunque in calo dell’1% (-230 mila persone). 

Nei primi due trimestri del 2020 il monte ore annuo lavorate è calato del 15,1%.  Ciò è dovuto soprattutto – spiega il Csc – al calo di ore pro-capite (-13,5%), mentre le persone occupate sono scese dell’1,5%, un dato contenuto in primo luogo per il massiccio ricorso alla cassa integrazione che il governo ha reso disponibile in deroga. E la tenuta occupazionale dei prossimi mesi “è garantita dall’estensione della cassa integrazione a condizioni favorevoli fino a fine anno” e “dal contemporaneo blocco dei licenziamenti”.

È infatti il “ricorso importante a strumenti come la Cig” a limitare l’impatto dell’emergenza coronavirus, con una diminuzione degli Ula – il dato che indica il numero di unità equivalenti a posti di lavoro a tempo pieno – del 10,2 percento, pari a 2 milioni e 450 mila unità. Secondo gli economisti nel 2021 la domanda di lavoro tornerà a salire, ma meno del Pil (+4% le ‘Ula’), non riuscendo quindi a evitare un ulteriore calo degli occupati.

Recovery bivio cruciale, serve cambio paradigma 

L’utilizzo degli strumenti europei come il Next generation Eu per l’Italia è un “bivio cruciale: se si riusciranno a utilizzare in modo appropriato le risorse e a potenziarne l’effetto”, “allora si sarà imboccata la strada per risalire la china. Altrimenti l’Italia rimarrà un Paese in declino che non sarà in grado di ripagare il suo enorme debito pubblico”. Nel rapporto il Csc si evidenzia come per risollevare l’economia italiana dopo decenni di bassa crescita, “serve un cambio di paradigma per accrescere strutturalmente il potenziale di espansione dell’economia italiana”.

Occorre inoltre “rivedere le modalità con cui vengono tradotte in norme le decisioni pubbliche, la pubblica amministrazione, innalzare la qualità dei servizi pubblici e far si che questi siano offerti in tempi certi e brevi, innalzare gli investimenti pubblici, determinanti per la costruzione di capitale fisico, umano e di conoscenza in grado di aumentare la produttività, puntando su infrastrutture tradizionali, ricerca, digitalizzazione, formazione di capitale umano e sostenibilità ambientate per colmare i divari territoriali”. 

Agi

È stato rinnovato dopo 10 anni il contratto di medici e dirigenti sanitari

“Firmato dopo oltre 10 anni il contratto dei medici e dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale”. Lo ha annunciato la Fp Cgil nazionale, postando la foto della firma del rinnovo del contratto che riguarda 130 mila professionisti della Sanità. L’intesa prevede 200 euro lordi di aumento medio mensile.

“Abbiamo raggiunto, dopo anni, risultati economici e normativi che segnano un solco con anni di assenza contrattuale”. Lo ha sottolineato Andrea Filippi, segretario nazionale FpCgil, commentando l’intesa per il rinnovo del contratto.

‘Abbiamo raggiunto, dopo anni, risultati economici e normativi che segnano un solco con anni di assenza contrattuale’.
Il giudizio positivo di Andrea Filippi, segretario nazionale @FpCgilNazionale Medici e Dirigenti Ssn, sull’intesa per il rinnovo del contratto. #CiSiamo pic.twitter.com/yywPOwPxge

— Fp Cgil Medici (@fpcgilmedici) July 24, 2019

 

“Premiate le carriere gestionali e professionali e valorizzato finalmente il lavoro dei giovani neo assunti che prenderanno una retribuzione di posizione minima di 1.500 euro annue da subito: un fatto storico mai accaduto prima. Così come lo è l’aver previsto la certezza di ottenere un incarico dopo 5 anni di servizio, con una retribuzione che sale di 2.000 euro all’anno”, ha aggiunto il dirigente sindacale.

“Fondamentali – ha osservato Filippi – anche i risultati ottenuti per attenuare il forte disagio che i medici vivono nelle gravi carenze di organico: aumentate le indennità di guardia da 50 a 100 euro, addirittura 120 nei pronto soccorso e, soprattutto, finalmente chi ha piu’ di 62 anni può chiedere di essere esonerato dalle guardie. Con l’istituzione di un organismo paritetico, infine, nuovo strumento di relazioni sindacali, metteremo al centro il benessere dei lavoratori, come sulle questioni di salute e sicurezza, a partire dall’affrontare il tema dell’emergenza aggressioni al personale sanitario”.

L’intesa, firmata nella notte all’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, e’ stata sottoscritta da tutti i sindacati medici tranne che dalla Federazione Cimo, Fesmed e Anpo.

Cosa prevede il rinnovo

Ecco le principali novità contenute nel contratto:

 

  • I medici e dirigenti con più di 5 anni di anzianità avranno la certezza di avere un incarico. Chiarito l’obbligo delle aziende di dare un incarico retribuito a tutti, anche a coloro che hanno lavorato a tempo determinato, con o senza soluzione di continuità.

 

  • La maggior parte dei medici con più di 5 anni di anzianità riceverà un aumento di 2.000 euro sulla retribuzione di posizione. Oltre all’aumento economico previsto per tutti i dipendenti pubblici, circa 30 mila medici passeranno da 3.600 euro a 5.500 euro di posizione.

 

  • Aumenta la parte fissa di tutte le posizioni gestionali e professionali, vengono storicizzati i fondi e le posizioni e aumenta la quota pensionabile.

 

  • I giovani medici neoassunti anche sotto i 5 anni avranno una retribuzione fissa di posizione. Come mai successo prima d’ora, passeranno subito da 0 a 1.500 euro annui.

 

  • Si stabiliscono quattro step di posizioni fisse per gli incarichi professionali, che salgono da un minimo di 5.500 euro a 6.500 fino a un massimo 11.000 o 12.500 annui.

 

  • Una clausola di garanzia assicura a tutti una retribuzione di posizione certa in base all’anzianità ed a prescindere dall’incarico. 5000 euro al passaggio dei 5 anni, 6000 al passaggio dei 15 anni e 7000 al passaggio dei 20 anni.

 

  • L’indennità di guardia notturna sale da 50 a 100 euro per notte, 120 euro per chi lavora in pronto soccorso. Dopo i 62 anni a richiesta si puo’ essere esonerati dalle guardie.

Agi

Trenta anni di Fondazione Eni Enrico Mattei: la rivista Equilibri esce con un numero dedicato all’Economia Circolare

Equilibri, la rivista semestrale della Fondazione Eni Enrico Mattei, edita dal Mulino, in occasione del trentennale della sua nascita esce con un numero monografico dedicato all’Economia Circolare.

In questa speciale ricorrenza la Fondazione rinnova il suo impegno nella ricerca sullo sviluppo sostenibile,  mettendo alla prova nuovi paradigmi e approfondendo le complesse interazioni tra economia, energia e ambiente.

E’ quindi guardando al futuro che la Fondazione Mattei dedica questo primo numero del 2019 all’economia circolare, argomento centrale nel dibattito sulla sostenibilità e tema trasversale delle nuove frontiere della sua ricerca.

“Economia circolare. Aprire lo sguardo per chiudere il cerchio” raccoglie contributi nazionali e internazionali sul tema, abbracciando l’argomento nei suoi molteplici punti di vista e interrogandosi sull’economia di domani lungo un percorso ampio e articolato tra storia, architettura ed economia, nella convinzione che molti sono i fattori e complesse le variabili.  

Il dilemma tra crescita e non crescita attraversa la nostra società. Può esistere una prosperità senza crescita? E’ la domanda che si pone Tim Jackson, docente di Sviluppo Sostenibile all’università del Surrey e autore del volume Prosperità senza Crescita. I fondamenti dell’economia di domani, che afferma, “l’economia lineare, che sta provocando il cambiamento climatico, distruggendo il nostro habitat e consumando le nostre risorse, è un’economia senza futuro. […] l’economia circolare è un ambito che ci permette di parlare di un’economia diversa, un’economia della cura, dell’artigianato, della creatività in cui la comunicazione e i beni non sono più considerati fini ma mezzi per raggiungere degli obiettivi di natura sociale e spesso immateriali. Ognuno di noi deve decidere che cos’è la prosperità e che tipo di futuro vogliamo, high tech o una vita più lenta, e che significato ha l’idea di prosperità in un Pianeta finito.”           

Come sottolinea lo storico ed economista Giulio Sapelli, “la tecnica, sono i classici a ricordarcelo, è la vera mediazione tra uomo e natura, tra uomo e mondo  e oltre la tecnica l’economia circolare è un saper essere condiviso da più persone associate. Per questo l’economia circolare è un concetto da maneggiare con cura, che non può sorgere se non dall’associazione, ossia da una sfera partecipata da più persone.”

Ellen Mac Arthur, velista in solitaria, ha imparato presto la nozione di “finitezza” delle risorse, veleggiando a 2500 miglia dalla città più vicina: “le risorse che abbiamo a disposizione sono destinate a finire, ci sono una volta sola nella storia dell’umanità e noi le stiamo sprecando! Non può funzionare a lungo termine […]  L’economia circolare è un’opportunità enorme, si tratta di eliminare i rischi dell’attuale gestione lineare, e questo ha un potenziale grandissimo. Realizzarlo è complesso, e ancora dobbiamo capire molte cose, ma il confronto tra i due modelli rende chiaro che ne vale la pena.”

I materiali progettati bene non producono rifiuti. Tutto torna in circolo. Dalla culla alla culla è il messaggio lanciato dall’architetto e designer statunitense William McDonough che intervistato da Riccardo Luna sottolinea che “il nostro obiettivo, come essere umani, dev’essere un mondo deliziosamente diverso, sicuro, sano e giusto, con aria, acqua, suolo e energia pulita, goduto da noi abitanti del Pianeta rispettando l’economia, l’equità, l’ecologia e l’eleganza, un mondo giusto, non un mondo meno ingiusto.”

All’interno della rivista anche un approfondito sguardo alle imprese, per capirne ruolo e potenzialità come motori dell’innovazione.  Ancora molti i nodi da sciogliere su questo tema a livello mondiale e europeo, con un focus sull’Italia e quelle aziende che puntano a massimizzare l’efficienza delle risorse attraverso l’eco-design, il riciclo e la diversificazione delle materie prime: nulla si perde, tutto si trasforma.  

E poi ancora uno sguardo alla transizione delle città verso sistemi più sostenibili, il riciclo e il riutilizzo dei materiali, il lavoro e le nuove professioni dell’economia circolare.

I racconti, dai Sassi di Matera dove già nell’antichità si raccoglievano e riciclavano le acque piovane,  fino al Ghana dove gli scarti del cocco diventano carbonella.

All’Africa, cuore del mondo che avanza e che cambia, è dedicata una sezione sull’ accesso all’energia e alle politiche di economia circolare. In Africa manca ancora un impegno strutturato per l’economia circolare, ma è proprio questo tema che permette di dialogare con le sue millenarie culture.  

Agi

Gli assegni scaduti li incassa lo Stato. In 9 anni 630 milioni, scrive Repubblica

In 9 anni lo Stato italiano ha portato a casa 634 milioni di euro grazie agli assegni non incassati dai beneficiari. È quanto emerge dalla Relazione diffusa dai magistrati contabili lo scorso 27 giugno. Si tratta di titoli di credito, spesso utilizzati come cauzione o deposito in diverse tipologie di transazione.

Dal 2007, scrive il quotidiano Repubblica, una legge prevede che i conti correnti non movimentati per dieci anni, le polizze vita non riscosse, così come gli assegni circolari non incassati entro tre anni, finiscano nelle casse dello Stato. Stando alla Relazione, 320.346.684 euro – meno della metà del totale – sono entrati da polizze non riscosse dai beneficiari, specialmente famigliari ignari dei contratti di assicurazione stipulati dai loro congiunti.

A prevalere però sono gli assegni circolari in cui ordinante e beneficiario coincidono. È il caso – si spiega – di casi in cui si sceglie di fatto di ritirare dal proprio conto corrente delle somme che non si vuole figurino sul proprio conto, ad esempio per ottenere un Isee più basso, o più generalmente per tenere le somme nascoste e non “aggredibili” ad esempio in caso di riscossione.

Più o meno come ritirare i propri risparmi e nasconderli in banconote sotto il  materasso o in una cassetta di sicurezza. Con la differenza però che le banconote occupano spazio, e quindi richiedono un luogo dove essere nascoste, ma anche però che mantengono inalterato il loro valore. L’assegno circolare invece dopo tre anni “scade”: e così molti, ignari, perdono la disponibilità dei propri fondi.

La legge, spiega ancora Repubblica, imporrebbe agli intermediari, cioè alle banche, entro 180 giorni dallo scattare della “dormienza”, l’obbligo di informare i titolari con una raccomandata all’ultimo indirizzo conosciuto ma a distanza di anni, o in caso di morte, le banche si trincerano dietro la difficoltà tecnica di effettuare la ricerca e spesso la prescrizione finisce per essere disattesa.

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