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Giorgetti: per Alitalia transizione dolorosa, serve un partner internazionale

AGI – “Nasce una società interamente a capitale pubblico, la Commissione Europea ci chiede una totale discontinuità con Alitalia. Tutti quanti devono comprendere l’incredibile sforzo che noi stiamo facendo per fare partire e non è affatto facile una compagnia pubblica che però risponda a criteri di economicità. Saranno mesi di transizione dolorosi, anche sotto il punto di vista dell’assetto e occupazionale. Saranno mesi molto complicati”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento.

“Non sarà una compagnia low cost, non farà concorrenza a queste ma la compagnia dovrà, a giudizio del governo, trovare un partner internazionale con cui fare sinergia nel contesto globale delle connessioni”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento rispondendo a una domanda su Alitalia. 

“Il blocco dei licenziamenti va rivisto”

“Il blocco dei licenziamenti deve essere rivisto e collegato inevitabilmente a quello che è un nuovo sistema degli ammortizzatori sociali che però non può essere quello del mondo pre pandemia”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento. “Io credo che il blocco dei licenziamenti sia stato una misura eccezionale e tale deve rimanere dovuta a una situazione eccezionale. Io non sono tra quelli che crede che i posti di lavoro si facciano con decreto legge.

Il problema è come gestire questa transizione”, ha aggiunto. “La ripresa sarà più veloce di quello che pensiamo ma dipende da settore a settore e il blocco dei licenziamenti andrebbe declinato con valutazioni settore per settore”. Inoltre, “abbiamo il problema di rinnovare il sistema degli ammortizzatori sociali, abbiamo surrogato con la Cassa Covid settori in cui non c’era la cassa integrazione”, ha spiegato. 

“Preso impegno con Ue su riforma giustizia”

Nella riforma della giustizia “ci credo, e non penso solo al penale ma penso anche alla giustizia tributaria e amministrativa. Dobbiamo fare grandi passi in avanti, Cartabia sta lavorando molto seriamente, abbiamo preso un impegno con l’Ue, è un altro tassello fondamentale della nuova Italia”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento.


Giorgetti: per Alitalia transizione dolorosa, serve un partner internazionale

Amazon assumerà 3.000 persone in Italia entro fine anno

 AGI –  Amazon creerà 3.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato in Italia entro la fine dell’anno: in questo modo, la forza lavoro complessiva dell’azienda salirà “a oltre 12.500 dipendenti, dai 9.500 di fine 2020, in piu’ di 50 sedi in tutta Italia. Lo annuncia lo stesso colosso dell’e-commerce. 

Con questo ulteriore impulso alle assunzioni, l’azienda, riferisce una nota, “è alla ricerca di personale per molte posizioni. Dal prelievo, imballaggio e spedizione delle merci, al marketing, al finance e alla ricerca sulle tecnologie del futuro. La gamma dei profili ricercati è ampia: alcune attività non richiedono una qualifica formale, altre prevedono una vasta esperienza nei settori più avanzati della ricerca. Neolaureati e giovani professionisti possono candidarsi, ad esempio, per una delle numerose posizioni di brand specialist o account manager che supportano i produttori, i brand e le PMI italiane a migliorare le loro performance nel commercio online”. 

Quest’anno Amazon aprirà due centri di distribuzione a Novara e Cividate al Piano (BG), un centro di smistamento a Spilamberto (MO), oltre a 11 depositi di smistamento in Piemonte, Trentino-AltoAdige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Marche. Amazon ha recentemente presentato anche l’European Innovation Lab a Vercelli, progettato per sviluppare e implementare nuove tecnologie per accrescere ulteriormente la sicurezza dei propri dipendenti e migliorarne costantemente l’esperienza lavorativa.

 “La crescita del digitale è una opportunità di ripartenza per il Paese e noi vogliamo dare il nostro contributo”, ha dichiarato Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. “I nuovi posti di lavoro che creeremo nel corso dell’anno – ha spiegato – sono un’opportunità sia per chi desidera cambiare lavoro e misurarsi con una nuova sfida, sia per quelle persone in cerca di occupazione, perché siamo aperti a tutti i tipi di talenti e di istruzione. Dai linguisti agli ingegneri, dalle opportunità di stage ai ruoli manageriali, Amazon garantisce a tutti un ambiente di lavoro sicuro, inclusivo, con opportunità di formazione e aggiornamento e programmi di crescita professionale. Le nostre politiche di gestione del personale ci hanno permesso di ottenere la certificazione Top Employer Italia 2021 per tutte le nostre attività nel Paese, dai magazzini di distribuzione ai centri di sviluppo”.

 Amazon riferisce che nei magazzini, lo stipendio d’ingresso mensile base, pari a 1.550 euro lordi,” è tra i più alti del settore. Vengono inoltre offerte opportunità di carriera e di aggiornamento professionale, inclusi programmi innovativi come Career Choice, che anticipa il 95% del costo delle rette e dei libri di testo per i corsi professionali scelti dai dipendenti – fino a 8mila euro in 4 anni – e programmi di congedo parentale all’avanguardia nel settore”. Il programma Career Choice ha supportato oltre 40.000 dipendenti in 14 paesi a conseguire nuove qualifiche per accrescere il proprio percorso professionale sia all’interno che all’esterno di Amazon.


Amazon assumerà 3.000 persone in Italia entro fine anno

La domanda di abitazioni è in aumento

AGI – Crescono le compravendite immobiliari residenziali nelle città italiane nel primo quadrimestre del 2021, rispetto al 2019. Per il 51% degli operatori immobiliari Fimaa – Federazione italiana mediatori agenti d’affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia – si è registrato un incremento delle transazioni, che si rafforzerà ulteriormente per tutto il 2021.

In crescita la domanda di acquisto delle abitazioni per il 51,1% degli interpellati. Stabili i dati relativi all’offerta (per il 40%) e ai prezzi (per il 51,1%). L’incremento della domanda è un segnale evidente di una fase di ripresa del settore alimentata dall’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha imposto di vivere maggiormente la casa sia come ufficio sia come svago, e dalle recenti misure del Superbonus 110%, soprattutto nel centro e nord Italia e nelle province a media densità abitativa (popolazione tra 300 e 500mila abitanti).  

È la fotografia del sentiment del mercato immobiliare residenziale, riferito al primo quadrimestre 2021, realizzato dall’Ufficio studi Fimaa – coordinato da Andrea Oliva – che evidenzia una fase di ripresa del settore, dopo la frenata del 2020 – anche se di minor entità rispetto alle previsioni iniziali – a causa dalla pandemia da Covid-19. Le risposte sull’indagine, fornite dai rilevatori Fimaa. Secondo il sentiment raccolto, a chiusura d’anno potrà recuperare quasi per intero le oltre 46mila transazioni perse nel 2020, segnando un +8% di compravendite e prezzi in risalita dell’1,9% rispetto all’anno precedente. 

Caccia a terrazzi e giardini

Per quanto riguarda la domanda, nel 65% delle risposte, la scelta della abitazione da acquistare ricade vicino al capoluogo purché sia dotata di un giardino privato (27,4% dei casi), una terrazza (25,5%) o, qualora le condizioni economiche della famiglia lo permettano, sia una villa (od un villino; 14,3%). Il balcone è scelto nel 7,5% delle risposte, nell’1,4% ci si accontenta del giardino condominiale. Le condizioni di mercato e lo smartworking fanno scegliere in quasi l’11% dei casi una stanza (o più) da adibire ad ufficio e si guarda con interesse, denotando in questo modo un apprezzamento, ad immobili da ristrutturare, grazie alle misure governative del 110% (12,9%).

Per quasi il 60% degli intervistati la nuova misura del Superbonus 110% potrà dare impulso al mercato degli appartamenti da ristutturare, alimentando l’intero comparto immobiliare. Soprattutto per le regioni del centro e nord Italia. Nelle zone del nord del Paese, al di là dell’attenzione per il possibile adeguamento energetico dell’immobile grazie all’incentivo del Superbonus, rimane acceso un grande interesse per la prestazione energetica per quasi il 40% degli interpellati.

Si punta ancora sui mutui 

Sul fronte dei finanziamenti, nonostante il forte incremento di liquidità nei depositi bancari pari a 126 miliardi registrato nel 2020, la maggioranza delle compravendite (82,3%) si poggia con una richiesta di mutuo pari all’80% del valore dell’immobile.

Le richieste di mutuo pari al 100% del valore sono pressocché residue e localizzate nelle zone del sud Italia e delle isole. Le richieste pari al 50% del loan to value sono anch’esse esigue, ma concentrate soprattutto al nord.

Secondo le previsioni degli agenti immobiliari Fimaa (62% degli intervistati), le seconde case registreranno nel 2021 un aumento delle transazioni rispetto al 2019, a causa degli effetti della pandemia da Covid-19 e dello smartworking nella sfera psico-sociale dei clienti-consumatori, sempre più orientati ad abitare le seconde case al mare, in montagna, o comunque fuori dai grandi centri abitati, tutto l’anno (70,5% di risposte) soprattutto nelle zone del Centro-Sud del Paese. La forte richiesta produrrà, nel corso del 2021, un’impennata dei prezzi in media nel 44% delle province monitorate rispetto al periodo pre-Covid. 

Andrea Oliva, coordinatore Ufficio studi nazionale Fimaa: “Dall’indagine, che ha riguardato 86 province, per 50,8 milioni di residenti, pari all’85,5% della popolazione nazionale, emerge che in quasi tutta la Penisola i volumi di compravendita stanno continuando ad aumentare, così come la richiesta di abitazioni, anche se con caratteristiche influenzate dal Covid-19.

I prezzi ancora stabili preannunciano una buona stagione per il mercato immobiliare residenziale italiano, con un’attenzione degli acquirenti ai bonus del governo per l’efficientamento energetico ed una rinnovata propensione all’acquisto della seconda casa da usare anche tutto l’anno, sfruttando le opportunità dello smart working”.

Prevale il mercato residenziale

Secodno Santino Taverna, presidente nazionale Fimaa, “la grande propensione al risparmio degli italiani continua a premiare il mercato immobiliare residenziale, rispetto alle altre opportunità di investimento, nonostante quasi due anni di pandemia da Covid-19. Sei italiani su 10, infatti, confermano che l’investimento immobiliare resta il più sicuro e vantaggioso, capace di resistere anche ai lunghi periodi di lockdown forzato. A sostenere il settore, in questo particolare momento storico, sono diversi fattori fra cui in primo luogo i valori degli immobili ancora appetibili e i tassi di interesse tendenzialmente rimasti ai minimi storici. Inoltre, le recenti misure per i mutui prima casa ai giovani under 36 contenute nel decreto Sostegni bis e le nuove misure per il Superbonus 110% del decreto Semplificazioni daranno nuovo impulso al comparto. Crediamo, infatti, che il Superbonus possa rappresentare una leva strategica per il rilancio del settore e della sua filiera e che possa contribuire in maniera decisiva alla riqualificazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare italiano. Siamo allo stesso tempo fiduciosi che il governo si metta al lavoro per un piano di riordino e riduzione della tassazione immobiliare che riteniamo fondamentale e di strategica importanza per la ripresa dell’economia e dei posti di lavoro dell’intero Paese”. 

 


La domanda di abitazioni è in aumento

L’Istat vede la disoccupazione in calo dal 2022, il Pil oltre le aspettative a +4,7% 

AGI – Il 2021 porterà una crescita dell’occupazione del 4,5% di pari passi con quella del Pil che è stimata al 4,7%, uno 0,3% in più rispetto a quanto stimato nel Def: è la previsione dell’Istat che nelle prospettive per l’economia italiana sottolinea che la disoccupazione calerà dal 2022 e che nei prossimi mesi “dovrebbero continuare a prevalere spinte inflattive”. 

L’occupazione

L’evoluzione dell’occupazione,misurata in termini di Ula (Unita’ di lavoro), “sarà in linea con quella del Pil, con una accelerazione nel 2021 (+4,5%) e un aumento nel 2022 (+4,1%)”. L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece “la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro con un aumento nell’anno corrente (9,8%) e un lieve calo nel 2022 (9,6%)”.

Il Pil

L’Istat prevede “una sostenuta crescita” del Pil italiano sia nel 2021 (+4,7%) sia nel 2022(+4,4%). E’ quanto indica l’Istituto di statistica nelle prospettive per l’economia italiana nel 2021-22, in cui si evidenzia “un consolidamento del processo di ripresa dell’attività economica con una intensità crescente nei prossimi mesi”. Lo scenario, sottolinea, “incorpora gli effetti della progressiva introduzione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Si tratta di numeri migliori rispetto a quanto indicato dal governo nel Def meno di due mesi fa, quando si prevedeva per il 2021 una crescita del 4,5%.

L’inflazione

“Nei prossimi mesi dovrebbero continuare a prevalere spinte inflattive”, sottolinea l’Istat. “Oltre alle tendenze al rialzo che caratterizzano al momento i prezzi nelle fasi a monte della distribuzione finale, alla produzione e soprattutto all’importazione, un contributo determinante sarà fornito dalla ripresa dei costi energetici cui dovrebbe aggiungersi l’apporto inflazionistico proveniente dalla componente dei servizi” spiega l’istituto di statistica.Nella media del 2021, il tasso di variazione del deflatore della spesa delle famiglie è previsto crescere (+1,3%, -0,2% nel 2020) mentre il deflatore del Pil segnerà un incremento più contenuto (+0,9%, 3 decimi in meno rispetto al 2020). Sotto l’ipotesi che le pressioni al rialzo dei prezzi delle materie prime assumano caratteristiche transitorie e che ci sia una stabilizzazione delle quotazioni del petrolio e del cambio, nel prossimo.

Cosa trainerà la crescita

Nel 2021, spiega l’Istat, il Pil verrà trainato dalla domanda interna che, al netto delle scorte, contribuirebbe positivamente per 4,6 punti percentuali; la domanda estera netta fornirebbe un limitato apporto positivo (+0,1 punti percentuali) mentre quello delle scorte sarebbe nullo in entrambi gli anni di previsione. “La fase espansiva dell’economia italiana è prevista estendersi anche al 2022 quando, verosimilmente, l’attuazione delle misure previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dovrebbe fornire uno stimolo più intenso” sostiene l’Istat. Nel 2022, il Pil è previsto aumentare (+4,4%) sostenuto ancora dal deciso contributo della domanda interna al netto delle scorte (per 4,5 punti percentuali) mentre la domanda estera netta fornirebbe un marginale contributo negativo (per -0,1 punti percentuali).


L’Istat vede la disoccupazione in calo dal 2022, il Pil oltre le aspettative a +4,7% 

Il Pil nel primo trimestre è andato meglio del previsto

AGI – Nel primo trimestre il Pil è andato meglio del previsto: a certificarlo è l’Istat che ha rivisto al rialzo le precedenti stime. In dettaglio, il prodotto italiano è aumentato dello 0,1% a livello congiunturale, vale a dire rispetto al precedente trimestre) ed è diminuito dello 0,8% a livello tendenziale, vale a dire nei confronti del primo trimestre dello scorso anno.
Oltre a essere più favorevoli delle precedenti stime, i dati diffusi dall’Istat mostrano un deciso miglioramento rispetto all’ultimo trimestre del 2020, quando si registrò un calo congiunturale dello 0,8% e tendenziale del 6,5%.

Al termine del primo trimestre – che ha avuto due giornate lavorative in meno di quello precedente e una in meno rispetto ai primi tre mesi del 2020 – la variazione acquisita per il 2021 è pari a +2,6%. 

Il moderato recupero dell’attività produttiva, spiega l’Istituto di statistica, è sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria e di una contrazione del terziario che in alcuni comparti ha risentito ancora degli effetti delle misure di contrasto dell’emergenza sanitaria. 

Il quadro della domanda è caratterizzato da una spinta della componente interna, alimentata dal recupero degli investimenti e dal nuovo contributo positivo delle scorte, mentre un contributo negativo è venuto dall’estero per la crescita delle importazioni a fronte di una sostanziale stazionarietà delle esportazioni. Le ore lavorate sono diminuite dello 0,2% in termini congiunturali, mentre i redditi pro capite sono aumentati dell’1,5%.

Nel dettaglio, rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali hanno registrato una diminuzione dell’1%, mentre gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 3,7%. Le importazioni sono aumentate del 2,3% e le esportazioni sono scese dello 0,1%.    

La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla crescita del Pil: -0,7 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni sociali private, -0,1 la spesa delle amministrazioni pubbliche, +0,7 gli investimenti. La variazione delle scorte ha contributo positivamente per 0,8 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è stato negativo per 0,6 punti percentuali.    

L’aumento degli investimenti ha riguardato tutte le componenti: la spesa per impianti, macchinari e armamenti è cresciuta del 3,5% (di cui la componente di mezzi di trasporto del 4,4%), quella delle abitazioni e dei fabbricati non residenziali e altre opere, rispettivamente, del 4,8% e del 5,2% e la componente dei prodotti di proprietà intellettuale dello 0,4%.

Gli investimenti in risorse biologiche coltivate sono risultati stazionari.

La spesa delle famiglie ha registrato una diminuzione in termini congiunturali dell’1,8%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti dello 0,9%, quelli di servizi del 4,2%, quelli dei beni semidurevoli del 3,6%, mentre quelli di beni non durevoli sono cresciuti dell’1,9%.    

Si registrano crescite congiunturali del valore aggiunto di agricoltura e industria pari, rispettivamente, al 3,9% e all’1,8%, mentre i servizi registrano un calo dello 0,4%. i servizi di informazione e comunicazioni, le attività finanziarie e assicurative e quelle professionali sono cresciuti rispettivamente dello 0,1%, 0,2% e del 4,3%, mentre il valore aggiunto è diminuito del 2,3% nel comparto che raggruppa commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, dell’1% nelle attività immobiliari, dello 0,4%  nell’amministrazione pubblica, difesa, istruzione e sanità e dell’1,7% nel raggruppamento delle attività artistiche, di intrattenimento e degli altri servizi.     

L’Istat ricorda che nel primo trimestre del 2021, il Pil è aumentato in termini congiunturali dell’1,6% negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,1% in Francia e dell’1,8% in Germania. In termini tendenziali, si è registrata una crescita dello 0,4% negli Stati Uniti e dell’1,2% in Francia e una diminuzione del 3,1% in Germania.

Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area Euro è diminuito dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e dell’1,8% nel confronto con il primo trimestre del 2020.


Il Pil nel primo trimestre è andato meglio del previsto

La pandemia ha inciso sul reddito di 3 famiglie su 10 

AGI – L’impatto della pandemia sul reddito delle famiglie italiane è stato rilevante, ma si è distribuito in maniera diversa soprattutto in funzione delle restrizioni alle attività produttive imposte dalle misure di contenimento del contagio. Lo rileva il rapporto AGI/Censis dal titolo: “Il lavoro inibito: l’eredità dopo la pandemia”. Secondo la ricerca, in media 3 famiglie su 10 hanno subito una riduzione del reddito nel corso della pandemia.

Più precisamente, il 5,5% delle famiglie ha visto ridursi il reddito di più del 50% rispetto a prima della pandemia, il 9,1% ha dichiarato una riduzione tra il 25% e il 50%, il 16% una riduzione inferiore al 25%.

Lo studio mette in luce che il 43,2% dei lavoratori autonomi ha dichiarato invariato il proprio reddito rispetto a prima della pandemia, contro il 66,5% dei lavoratori dipendenti. Se si sommano le famiglie che hanno comunque riscontrato una perdita di reddito, quelle dei lavoratori dipendenti raggiungono il 27,9%, ma la percentuale raddoppia tra quelle dei lavoratori autonomi (54,7%). 

Secondo la ricerca, il “lavoro povero” in Italia, al netto della pandemia, riguardava quasi 3 milioni di occupati, di cui il 53,3% era rappresentato da uomini e il 46,7% da donne. La soglia sotto la quale è da considerare “povero” un lavoro è stata stabilita in 9 euro all’ora.

La dimensione di un reddito da lavoro insufficiente era, inoltre, riconducibile a oltre un milione di lavoratori con un’età compresa fra i 15 e i 29 anni e a circa 1,4 milioni con un’età fra i 30 e i 49 anni. Il 79% apparteneva alla categoria degli operai (2,3 milioni di occupati) e il 12,3% a quella dei dirigenti e degli impiegati. 

Ma quella del lavoro povero – fa notare la ricerca – non è l’unica dimensione da cui partire per meglio comprendere la psicologia collettiva che si sta formando intorno al lavoro nel post Covid. Un altro elemento che si trascina da tempo nell’ambito del lavoro dipendente è anche dato dalla progressiva polarizzazione del reddito da lavoro fra diversi settori e diverse categorie. La persistenza del gap retributivo che separa uomini e donne nell’occupazione è forse l’aspetto più macroscopico, ma non il solo.

Prendendo come riferimento la retribuzione lorda media oraria fissata a 14,04 euro nei settori industriale e terziario, la forbice fra le diverse componenti del lavoro mette in evidenza uno scarto negativo del 6,6% per le donne, del 13,9% per chi lavora a tempo determinato, del 16,2% per chi è inquadrato con una qualifica di operaio. Nel caso dell’apprendista la qualifica che per definizione segna l’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani il gap negativo raggiunge il 35,0%.


La pandemia ha inciso sul reddito di 3 famiglie su 10 

Il ruggito di Amazon, si è comprata la Metro Goldwyn Mayer 

AGI – Amazon ha raggiunto un accordo per acquistare gli Studios della Metro-Goldwyn-Mayer per 8,45 miliardi di dollari, poco meno di sette miliardi di euro, compreso il debito. Lo annuncia una nota del colosso dell’e-commerce.. Amazon “aiuterà a preservare il patrimonio e il catalogo di film di MGM e fornirà ai clienti un maggiore accesso a queste opere esistenti”, si spiega nel comunicato.

La seconda acquisizione più grande 

Si tratta della seconda più grande acquisizione della storia di Amazon, dopo l’acquisto di Whole Foods da 13,7 miliardi di dollari nel 2017, e conferma il fatto che la “guerra dello streaming” è destinata a dominare il mercato nei prossimi anni, come dimostrano le recenti nozze tra WarnerMedia e Discovery. Mgm, uno dei marchi iconici di Hollywood, ipermetterà ad Amazon di rafforzare ulteriormente la propria offerta su Prime Video. 

Valore schizzato in alto in pochi giorni

A dicembre l’Mgm (di proprietà del fondo Anchorage Capital) aveva avviato negoziati privati ed era stato valutato intorno ai 5,5 miliardi di dollari, compreso il debito. Negli ultimi giorni, però, il prezzo delle sue azioni è aumentato vertiginosamente passando dai 105 dollari di metà maggio a ben 150. Questa acquisizione di uno dei marchi di intrattenimento più iconici al mondo sarebbe l’incursione più aggressiva mai realizzata da un gigante della tecnologia nel mondo di Hollywood.

Il leone che ruggisce

La Metro-Goldwyn-Mayer, lo storico studio cinematografico dal logo con il ruggito del leone, festeggerà i suoi 100 anni nel 2024. Fu fondata infatti nel 1924, quando il magnate Marcus Loew comprò ed unì la Metro Picture Corp. con la Goldwyn Picture e Louis B. Mayer Productions. Ad Amazon porta in dote un catalogo di oltre 4,000 film film tra cui i franchise di James Bond, Lo Hobbit, Rocky/Creed, RoboCop, la pantera Rosa e tantissimi altri. A questi si aggiungono 17.000 episodi da serie tv come “Stargate SG-1”, “Stargate Atlantis”, “Stargate Universe”, “Vikings”, “Fargo”, “The Handmaid’s Tale”, “Get Shorty”, “Condor”, “Fame”, “American Gladiators”, “Teen Wolf” e molte altre.


Il ruggito di Amazon, si è comprata la Metro Goldwyn Mayer 

In 10 anni il terzo settore in Italia è cresciuto del 25%

AGI – Il ruolo del non profit cresce in Italia, anche durante la pandemia. Un universo che conta 375.000 istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, in aumento del 25% rispetto a 10 anni fa. Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, vale a dire 1 su 5 tra chi ha più di 14 anni. Il valore della produzione è stimato in 80 miliardi di euro e sfiora il 5% del Prodotto interno lordo.

Gli addetti sono 900.000 (70% donne), ai quali si aggiungono 4 milioni di volontari. E’ quanto emerge da una ricerca condotta da CNEL, Fondazione Astrid e Fondazione per la Sussidiarietà, in occasione della presentazione del volume “Una società di persone? I corpi intermedi nella democrazia di oggi e di domani”, in programma venerdi’ 28 maggio.

La ricerca conferma che la Penisola è uno dei Paesi con più “vitalità sussidiaria” in Europa, con un’associazione ogni 160 abitanti. Circa l’85% delle istituzioni del terzo settore è rappresentato da associazioni, il restante 15% sono cooperative sociali, fondazioni, sindacati o enti. Due terzi delle istituzioni non profit (65%) operano in cultura, sport e ricreazione; seguono l’assistenza sociale e la protezione civile (9%), le relazioni sindacali e imprenditoriali (6%), la religione (5%), l’istruzione e ricerca (40%) e la sanità (4%).

“Il vasto mondo del terzo settore e più in generale del privato sociale rappresenta una risorsa di enorme valore per il Paese e la sua economia, come abbiamo avuto modo di sperimentare durante l’emergenza sanitaria ed in particolare nei mesi difficili del lockdown, e porta un contributo determinante all’occupazione sia in termini quantitativi che qualitativi”, dichiara Tiziano Treu.

Il terzo settore, prosegue Treu – avrà un “ruolo strategico anche nell’attuazione del Pnrr. Per questo associazioni e imprese sociali vanno sostenute e tenuta in debita considerazione come più volte evidenziato in audizioni parlamentari e con documenti del Cnel presentati a Governo e Parlamento”. “Questa nuova ricerca – sottolinea Franco Bassanini – e ancor più ampiamente quella che presenteremo il 28 maggio al Cnel fanno emergere il ruolo cruciale delle comunità intermedie in un mondo in rapida trasformazione.

Nel quale la globalizzazione e le tecnologie digitali, e ora la pandemia, producono frammentazione e atomizzazione. Ma nel quale è sempre più evidente che, al contrario, solo la rivitalizzazione della trama delle comunità intermedie (ridefinite nei loro obiettivi e modi di operare) consentirà di far fronte alle sfide della sostenibilità sociale e ambientale e alla crisi di legittimazione e rappresentatività dei nostri sistemi democratici, indeboliti dalle pratiche illusorie della disintermediazione politica e sociale”.

“La pandemia – osserva Giorgio Vittadini – ha esaltato il ruolo del terzo settore che ha affiancato l’intervento pubblico in settori chiave come l’assistenza e la salute. Certo l’emergenza Covid ha penalizzato alcuni comparti come asili, centri diurni per invalidi, attività sportive e ricreative. Nonostante la crisi, privati ed enti pubblici hanno sostenuto con donazioni e contributi il terzo settore, riconoscendo il suo grande valore sociale e contribuendo a diffondere la cultura della sussidiarietà”.


In 10 anni il terzo settore in Italia è cresciuto del 25%

Giorgio Armani torna a sfilare in presenza a Milano e Parigi

AGI – Milano, 20 mag. – Giorgio Armani, tra i primi a chiudere tutto nel pieno della pandemia nel 2020, torna a sfilare in presenza. Un ottimo segnale per la moda, per l’economia e per l’umore di tutti. 

La collezione uomo primavera/estate 2022 Giorgio Armani e l’Alta Moda Giorgio Armani Privé verranno presentate con sfilate con pubblico, rispettivamente lunedì 21 giugno e martedì 6 luglio. La decisione è stata comunicata dal Gruppo Armani che assicura che saranno rispettate le norme di distanziamento e sicurezza previste dalla legge e precisa anche che l’effettiva realizzazione degli eventi sarà comunque subordinata all’andamento dei contagi. 

Questi dunque i due eventi in calendario: la sfilata Giorgio Armani che avrà luogo nel cortile di via Borgonuovo 21, a Milano, sede che ospitava storicamente i defilé del marchio. E la sfilata Giorgio Armani Privé, che si terrà a Parigi nel corso della settimana dell’Alta Moda, presso la sede dell’Ambasciata d’Italia, luogo simbolico che sottolinea l’Italia nella capitale dell’Haute Couture.

Nel 2021 per ‘aiutare’ Milano a risollevarsi, con un gesto di vicinanza e generosità, Armani aveva spostato, eccezionalmente, la presentazione di questa storica sfilata sotto la Madonnina. Una decisione che fu molto apprezzata anche dal sindaco Beppe sala, che ringraziò pubblicamente “Re Giorgio”, “un grande milanese”. 

 


Giorgio Armani torna a sfilare in presenza a Milano e Parigi

La scuola per l’impresa di Eni Joule lancia Human Knowledge Lab

AGI – Parte oggi la raccolta delle candidature a Human Knowledge Lab (HK Lab), iniziativa di Joule, la scuola di Eni per l’impresa. Si tratta di un percorso di pre-incubazione avviato in collaborazione con LVenture Group, che si rivolge a tutte quelle idee imprenditoriali particolarmente innovative sotto l’aspetto della sostenibilità, dell’economia circolare e della transizione energetica, indipendentemente dal settore di appartenenza.

Eni, in linea con l’importanza prioritaria attribuita alla formazione, sottolinea una nota, rinnova cosi’ il proprio impegno a supporto del tessuto imprenditoriale italiano in un momento storico di grandi sfide e profonde trasformazioni, e lo fa attraverso Joule, scuola dedicata alla formazione di una nuova generazione di imprenditori e all’accelerazione di startup, fornendo strumenti e sviluppando competenze.

Le tappe di HK Lab

Il percorso di HK Lab si snoderà in più tappe durante l’anno, ognuna delle quali vedrà i partecipanti confrontarsi in una sfida che determinerà il progetto più meritevole. La prima tappa di HK Lab ha lo scopo di fornire le competenze ad aspiranti ed attuali imprenditori che intendono validare le loro idee innovative e affrontare le sfide legate al tema dell’economia circolare, declinato in specifiche aree di innovazione.

Una volta chiusa la fase delle candidature, i progetti più interessanti verranno selezionati per partecipare al percorso formativo, che si svolgerà il prossimo settembre presso la sede Eni dedicata alla formazione – Villa Montecucco a Castel Gandolfo (Roma) – e che prevede un impegno di 7 giorni full-time.

Al termine della settimana, il progetto vincitore verrà premiato con un percorso di incubazione erogato tramite PoliHub, l’Innovation Park & Startup Accelerator del Politecnico di Milano, partner d’eccellenza di Joule. Inoltre, i due migliori progetti potranno accedere ad un pacchetto di servizi personalizzati Eni tramite Energizer, l’acceleratore d’impresa di Joule, che fornirà una consulenza sulla base delle esigenze imprenditoriali dei singoli team.

La fase di Validation dei progetti

Grazie a questo format innovativo, HK Lab si propone di fornire ai partecipanti strumenti relativi ad aspetti trasversali a tutti i settori, non solo quello energetico, utili a validare la propria idea imprenditoriale. Durante la fase di Idea Validation verranno trattate tematiche come l’analisi di mercato e l’individuazione del target di riferimento; la validazione e la realizzazione del prototipo dell’idea; lo studio dei canali di acquisizione e i primi test di mercato; la validazione del business concept e la definizione di una roadmap di sviluppo.

Il programma prevede inoltre una fase preparatoria di onboarding da remoto e un percorso di sviluppo delle competenze trasversali e soft skills, sviluppato in modo integrato e coerente con i contenuti di HK Lab. Lungo il percorso, sviluppato con approcci coinvolgenti e laboratoriali si alterneranno contributi di founder delle startup del portafoglio di LVenture Group, di esperti interni Eni ed esterni provenienti dall’ecosistema dell’innovazione, da Business School e contesti accademici di eccellenza.

Per partecipare ad HK Lab è necessario candidarsi in team formati almeno da due persone (maggiorenni) con un’idea imprenditoriale attinente alle aree di innovazione del programma, il cui dettaglio è disponibile direttamente alla pagina web dedicata alle candidature: https://joule.eni.com/. 


La scuola per l’impresa di Eni Joule lancia Human Knowledge Lab