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La crisi della pubblicità in tv negli Usa 

​I grandi inserzionisti statunitensi, da General Motors a PepsiCo a General Mills intendono cancellare una grande fetta degli impegni di spesa presi con le reti televisive. Lo rivela il Wall Street Journal, il quale nota che la spesa pubblicitaria televisiva è diminuita nelle prime settimane della pandemia di coronavirus, ma non più di tanto.

Questo perché la maggior parte dei circa 42 miliardi di dollari spesi in pubblicità televisive nazionali negli Stati Uniti è vincolata da impegni contrattuali che sono presi con largo anticipo in vista delle nuove stagioni televisive, che iniziano ogni settembre.

Tuttavia, nell’ambito di tali accordi “anticipati”, la prima vera opportunità da quando la pandemia ha colpito gli inserzionisti per ridurre gli impegni di spesa futuri è iniziata il primo maggio. Le aziende ora hanno la possibilità di annullare fino al 50% della spesa pubblicitaria del terzo trimestre.

Gli inserzionisti hanno avuto queste opzioni nei loro contratti per anni, ma le hanno esercitate molto raramente, rivelano al Wsj gli stessi acquirenti di annunci pubblicitari. Secondo il giornale statunitense ora molte aziende stanno cercando di sfruttare questa opzione a vari livelli.

Tra le big interessate ci sarebberoi General Motors, PepsiCo, Cracker Barrel Old Country Stores, General Mills, Domino’s e il colosso farmaceutico Sanofi.  

Gli inserzionisti stimano che tra 1 e 1,5 miliardi di dollari di impegni per spese pubblicitarie del terzo trimestre potrebbero essere annullati. “I tagli saranno piuttosto profondi”, ha dichiarato al Wsj Dave Campanelli, Chief Investment Officer presso l’acquirente di supporti multimediali Horizon Media. 

Intanto, il Congresso Usa sta cercando di trovare il modo di aiutare i giornali, le radio e le tv locali in difficoltà, consentendogli di beneficiare degli stimoli federali per il coronavirus. Lo rivelano al Wall STreet Journal fonti vicine all’operazione, secondo le quali una nuova legge dovrebbe essere introdotta alla Camera non appena questa settimana i parlamentari includeranno i giornali e le emittenti locali definendoli idonei a percepire i prestiti a fondo perduto destinati alle piccole imprese.

Il Wsj fa sapere che i senatori democratici Maria Cantwell e Amy Klobuchar stanno lavorando per trovare il modo di far avanzare la proposta anche al Senato, dove i repubblicani hanno la maggioranza. “La crisi di Covid-19 ci ha mostrato quanto le notizie e le informazioni locali siano essenziali per noi”, ha detto Cantwell.

“Ora non è il momento di tagliare i lavori in redazione, fondamentali per fornire al pubblico dati regionali e notizie sugli scoppi di Covid-19”. Molte agenzie di stampa locali non sono state in grado di richiedere i prestiti a fondo perduto del Programma di protezione degli stipendi  per le piccole imprese a causa della regolamentazione di questa legge, che costringe i media locali a essere commisurati in base alle dimensioni delle loro società madri.

La nuova disposizione che sarà presa in considerazione dal Congresso rinuncerebbe a tale regola per quanto riguarda i notiziari locali.

 

Agi

Il lockdown è costato alla Lombardia 35 miliardi. Uno studio

L’analisi dell’osservatorio Covid Analysis, con una elaborazione basata sul peso delle diverse attivita’ economiche usando come fonte l’Istat e rielaborando i dati in base alle proiezioni nei territori italiani sino al livello comunale, ha stimato le perdite economiche della fase uno: la Lombardia arriva a oltre 35 miliardi di mancato fatturato, di cui -16,291 miliardi dell’industria e – 19,430 per i servizi.

Il dato viene stimato anche incrociando il numero di imprese che hanno chiuso nel periodo dal 22 marzo al 27 aprile. Il risultato che emerge, ad esempio, per Brescia e provincia e’ un “conto” da 4,948 miliardi di mancato fatturato, di cui 3,327 nell’industria e 1,621 miliardi del mondo dei servizi. Secondo Covid Analysis nel comparto dell’industria si sono fermate 19445 imprese (8670 sono rimaste attive), per un totale di 136 mila addetti, mentre nei servizi lo stop ha riguardato 38.058 attivita’ produttive (42.034 hanno continuato a lavorare) e oltre 93 mila addetti. Brescia e’ seconda nell’impatto economico del lockdown: conseguenze piu’ critiche si sono avute a Milano (15,737 miliardi di mancato fatturato, di cui ben 11,7 nei servizi), poi seguono Monza (2,9 miliardi di euro), Varese (2,1 miliardi). A Bergamo e provincia si sono persi 3 miliardi e 615 milioni di euro. Como (1,4 miliardi), Mantova (1,2 miliardi), Lecco (1,2 miliardi), Cremona (973 milioni), Pavia (752 milioni), Sondrio (346 milioni) e Lodi (339 milioni) chiudono la classifica lombarda.

Agi

Crollano le prenotazioni ma l’Italia resta la meta più ambita

Crollano ovunque le prenotazioni aeroportuali per l’estate ma l’Italia resta comunque la meta più ambita. Lo afferma l’Enit, secondo cui si contano 407 mila prenotazioni (-68,5%), contro le 403 mila (-63,7%) della Spagna e le 358 mila della Francia (-66,3%).

“Le strutture ricettive – fa notare l’Enit – registrano una minore disponibilità di posti letto per il mese di giugno, un segnale che lascia ben sperare. E anche il prezzo medio delle camere in vendita sulle Ota (agenzie di viaggio online) che ha subito un calo generalizzato a febbraio e marzo, si sta risollevando in tutta Italia già in previsione del mese di giugno”.

L’analisi degli scenari economici a breve termine indica un recupero completo nel triennio: il turismo complessivamente avrà ripreso i volumi del 2019 e li supererà con un totale di visitatori del +4% rispetto al 2019, trend dettato dal turismo domestico. 

Per quanto riguarda gli arrivi aeroportuali, l’ufficio Studi Enit ha rilevato un andamento ancora molto debole, con perdite dal 1° gennaio al 26 aprile del 63,4% rispetto allo stesso periodo del 2019 (che sale a -94,7% da marzo e aprile), proseguendo il trend di maggiore profondità di calo dovuto alla domanda internazionale fermata dalle restrizioni antivirus. Scendono gli arrivi dal mercato cinese allo -77,4% (valore massimo) e dagli Usa (-71,7%), contro il calo inferiore del -54,5% registrato dalla Russia.

L’ascolto social Enit evidenzia però come ci sia, nonostante il Covid, il desiderio di vacanze e la ricerca della parola turismo. Dal 18 marzo al 30 aprile, si contano un totale di 617,4 mila mention della Penisola – di cui 32,6 mila comparse sul web e 584,8 mila dai social – che hanno prodotto 186,4 milioni di interazioni, una campagna promozionale spontanee da 331 milioni di euro.

Nel corso delle ultime due settimane è cresciuta progressivamente l’incidenza percentuale delle citazioni che contengono riferimenti al tema “turismo”. Le reazioni dell’ultima settimana mostra 20.800 di gradimento, 3.700 di empatica tristezza, 1.400 di affetto e 1.300 di stupore. 

Agi

Il governo lancia gli ‘appalti innovativi’ per stimolare startup e imprese

Il pubblico come leva strategica per sviluppare l’innovazione in Italia. È questo l’obiettivo di un protocollo d’intesa firmato dal ministero dello Sviluppo economico, il ministero dell’Università e della Ricerca e il ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

Un primo atto con cui il governo riconosce agli appalti pubblici la capacità di “stimolare una crescita intelligente e inclusiva, dopo l’attuale fase di emergenza causata dal Covid-19”. I tre Ministeri si sono impegnati a promuovere l’utilizzo di “procedure d’appalto per l’innovazione”.

A differenza degli appalti tradizionali, spiega il Mise, “attraverso gli appalti innovativi lo Stato non acquista prodotti e servizi standardizzati già disponibili sul mercato, ma stimola le aziende e il mondo della ricerca a creare nuove soluzioni per rispondere alle sfide sociali più complesse”. A cominciare da quelle sanitarie, ambientali, culturali, formative ed energetiche.

Il governo ha individuato e riconosciuto agli ‘appalti innovativi’ la capacità di aumentare la competitività delle startup e delle imprese, ma anche una leva strategica “per modernizzare le infrastrutture e i servizi della pubblica amministrazione, nonchè accrescere gli investimenti nella ricerca pubblica”.

Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione quindi si sono impegnati a sostenere le pubbliche amministrazioni intenzionate a lanciare appalti innovativi incoraggiando la partecipazione alle gare di startup, piccole medie imprese e centri di ricerca. All’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) sono affidati invece i compiti di promozione e attuazione degli appalti.

Il primo programma individuato dai dicasteri è Smarter Italy, che parte con una dotazione finanziaria iniziale di 50 milioni di euro e prevede il lancio di gare d’appalto con scopo di soddisfare le esigenze espresse dalle città e dai borghi. Tre le aree di intervento individuato: mobilità sostenibile (smart mobility), beni culturali e benessere delle persone.

@arcangeloroc

Agi

Pisano su Immuni: “Da Bending Spoons solo codici, no accesso a dati. Presto campagna su app”

Bending Spoons non fornirà alcun servizio nella gestione dell’app Immuni, né avrà accesso ai dati degli utenti, mentre per pubblicizzarne l’adozione il governo metterà in campo una campagna di comunicazione via tv, radio e social. Il ministro dell’Innovazione Paola Pisano in audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera ha precisato alcune questioni sull’applicazione di contact tracing scelta dal governo per la Fase 2.

A cominciare dal ruolo della società milanese scelta come fornitrice della migliore soluzione tecnica per la realizzazione dell’app. Bending Spoons, precisa Pisano, “ha solo fornito dei codici sorgenti e delle linee di codice. I dati verranno interamente gestiti da soggetti pubblici, e verranno raccolti privi dell’identità dell’utente”, in modo gratuito e perpetuo. Nessun accesso ai dati, nè al server dunque, che “sarà gestito da Sogei”.

Il ministro ha inoltre confermato che l’app seguirà il modello scelto da Google e Apple, che ieri in tarda serata hanno rilasciato una versione ‘betà del software per consentire agli sviluppatori degli enti nazionali di cominciare a provarla. La responsabilità dei dati raccollti dall’app sarà del ministro della Salute e le informazioni cancellate entro dicembre, quando nelle previsioni del governo dovrebbe rientrare l’emergenza coronavirus.

“La modalità dei tracciamento dei contatti”, ha precisato inoltre Pisano “è complementare quella già in uso dal sistema sanitario nazionale”. “Il ministro della Salute ha assicurato in accordo con il Garante della privacy che gli utenti prima dell’attivazione riceveranno tutte le informazioni sui dati trattati. I dati raccolti saranno esclusivamente quelli necessari a individuare i contatti avuti tra l’utente con altri utenti risultati poi positivi. Saranno solo dati di prossimità, è esclusa in ogni caso la geolocalizzazione degli utenti”, ha poi aggiunto.

A emergenza finita i dati verranno cancellati, ma “se un utente lo desidera, la cancellazione dei dati raccolti dall’applicazione Immuni sul proprio smartphone sarà possibile anche prima di dicembre 2020”, ha detto Pisano. Per sensibilizzare gli italiani ad adottare e comprendere l’app e le sue finalità, il ministro annuncia inoltre una campagna di comunicazione che avverrà “sia sui media come radio e tv che sui social”.

E per gestire eventuali richieste di chiarimenti il ministero ha “previsto un call center di primo livello per aiutare utenti che hanno difficoltà nell’uso dell’app, e uno di secondo livello per prendersi cura dei soggetti che scopriranno di essere stati vicini a soggetti contagiati”. 

@arcangeloroc

Agi

Perché in Italia non può funzionare tutto come con il Ponte di Genova? 

Una sfida vinta, un modello che può essere replicato non solo per uscire dalla crisi innescata dall’epidemia, ma anche per lanciare quel piano di ricostruzione dell’Italia indispensabile per rafforzare il Paese. Questo è, secondo l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri, l’esperienza del Ponte di Genova, di cui oggi è stato tirato su l’ultimo impalcato.

“All’uscita dall’emergenza va applicato il modello del fare” dice Massolo all’Agi, “il modello dell’impegno e della esemplificazione. Va data fiducia all’industria e all’impresa e da questa fiducia può nascere un modello di collaborazione tra privato e pubblico”.

Ambasciatore, a differenza dello scenario del Ponte Morandi, innescato dal crollo di una struttura, quello della pandemia è forse più complesso, perché sotto gli occhi non ci si presenta la dirompente visione di una distruzione fisica 

“C’è il rischio che ci sia la distruzione di un intero sistema” dice Massolo, “siamo entrati in questa crisi deboli e con molti limiti. Speriamo di uscire da queste difficoltà forti con più di un insegnamento. E la realizzazione in tempi record della struttura sul Polcevera – nonostante difficoltà di ogni genere creati dal maltempo, dal fatto che alcune strutture arrivavano via mare da Castellammare di Stabia e infine dall’epidemia – sembra essere la prova che, quando vuole, l’Italia sa superare i limiti del suo sistema”.  

Perché le cose non funzionano sempre così? Perché non è sempre possibile agire spediti come con il nuovo ponte sul Polcevera?

“C’è stata una componente di eccezionalità non irrilevante. Dirimente dal punto di vista tecnico è stata la possibilità di usare il codice degli appalti europeo derogando a quello italiano e questo ha dato tempi più agili. Ma soprattutto è la dimostrazione che in Italia ci sono sia le competenze che le possibilità di metterle a sistema. Quello che andrebbe radicalmente ripensato sono due cose: da un lato la oggettiva complessità e macchinosità delle norme che necessita di una semplificazione, ma dall’altra abbiamo dimostrato che pubblico e privato possono lavorare bene insieme nelle pieghe della normativa, anche nel contesto delle norme esistenti. È una questione di buona volontà: dobbiamo abbandonare la cultura dei distinguo per far rinascere la cultura del fare”.

Che modello può essere questo per l’Italia?

“Deve essere un insegnamento da inserire in un grande piano di ricostruzione nazionale che va dall’industria alla burocrazia, dall’impresa alla giustizia civile, e dia una spinta decisa per rimettere finalmente nelle mani degli italiani il destino del Paese”.

La ricostruzione del ponte sul Polcevera è stato un susseguirsi di sfide, quale è stata la più grande?

“Essere all’altezza della tragedia e quindi della memoria di chi ha perso la vita. Ma anche all’altezza delle aspettative della città e del Paese. Queste immagini del ponte nuovo circoleranno nel mondo insieme al ricordo di quello che è stato e dei morti che ci sono stati.  C’è stata la sfida di tenere insieme aziende diverse, competenze diverse; la sfida di far lavorare un gruppo di aziende con le autorità pubbliche, locali e governative, e la sfida di rispettare i tempi. E la sfida di realizzare nel giro di un anno un’opera che in condizioni normali avrebbe richiesto molto più tempo. E questo credo appartenga ai primati nel mondo delle costruzioni. Ovviamente, come sempre accade abbiamo dovuto contare sulla abnegazione delle maestranze, cui dobbiamo un ringraziamento per aver lavorato incessantemente in tutte le circostanze”.

Agi

I committenti pagano in ritardo e le Pmi sono in difficoltà

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Una piccola azienda su due segnala che i tempi di pagamento dei committenti privati si sono allungati a dismisura e questo sta mettendo a rischio la tenuta finanziaria di tantissimi autotrasportatori, produttori di imballaggi  e di una parte di  attività metalmeccaniche che, in questo periodo di lockdown, hanno comunque lavorato. Lo segnala la Cgia di Mestre. Realtà, fa sapere la Cgia, che anche in condizioni di normalità economica sono spesso a corto di liquidità e sottocapitalizzate. 

“La questione liquidità per le piccole imprese è dirimente. – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – Se anche coloro che hanno lavorato faticano ad incassare le proprie spettanze, è evidente che bisogna cambiare registro. Ovvero, stop a prestiti bancari a tassi comunque non proprio prossimi allo zero, che costringono le attività ad indebitarsi ulteriormente. Sì, invece, a contributi a fondo perduto. Se con troppi debiti le piccole imprese sono destinate a saltare, lo Stato, invece, anche con un debito pubblico maggiore, può reggere, grazie anche alle misure che la Bce e l’Unione Europea  metteranno  in campo nei prossimi mesi”. 

“Anche chi ha potuto tenere aperto – come i fotografi, gli ottici e le pulitintolavanderie – ricavi ne ha fatti molto pochi e sta riflettendo se con la fine del lockdown avrà comunque senso continuare l’attività. Per questo, oltre a dare liquidità a fondo perduto a queste piccole attività, è necessario anche un taglio fiscale importante sin da subito”, dice ancora Mason. 

In merito alla cosiddetta “fase 2”, la Cgia auspica che le attività possano aprire quanto prima, decisione, ovviamente, che deve essere avallata dalla comunità scientifica, in quanto la salute dei cittadini e dei lavoratori autonomi/dipendenti deve essere posta sempre al primo posto. Tuttavia, ciò che sorprende e che non si parli per nulla della cosiddetta “fase 3”, vale a dire quella del rilancio economico. In altre parole, il Governo non sembra avere  un piano di rilancio, un progetto, un’idea sul futuro del Paese. Un’azione che sarebbe indispensabile, anche per dettare la linea a tanti imprenditori che dopo questa esperienza si sentono disorientati e confusi. 

Agi

I 6 errori più comuni nel fare la Pizza


Oggi parleremo degli errori più comuni sulla vita napoletana fatta dai pizzaioli o dalle persone a casa prima errore panetto secco dettato ad una semplice distrazione di non copertura del contenitore dell’impasto.
il pizzaiolo non copre L’impasto è l’impasto diviene secco Difatti se voi notate vedete che praticamente l’impasto ha perso umidità nella parte sottostante quando noi lo andiamo a lavorare ci troviamo delle difficoltà enormi evidenziamo già nella fase di farci duro vediamo una situazione non uniforme Ovviamente la farcitura è sempre comunque la stessa non modifichiamo nulla della farcitura andiamo ad infornare.
si evidenziano le croste Da questo lato quindi noi abbiamo un infarto che lievitato perché è molto asciutto però pieno di croste secondo errore abbiamo un panetto che succede spessissimo che non è lievitato impasto non lievitato c’abbiamo delle problematiche per lavorarlo molto duro difficoltà nella stesura elastico allora in questo caso vedremo una pizza che non è lievitata in un forno e vediamo come reagisce dal punto di vista del cornicione dal punto di vista della digeribilità la farcitura è sempre la stessa andiamo a infornare.
Ecco qua si nota e il tutto che l’hai fatto non è l’Italia errore panetto preso dal frigo e manipolato farcito allo stesso momento e cotto abbiamo preso direttamente l’impasto dal frigo a 4° non lo portiamo a una temperatura ambiente di 22 25 gradi abbiamo delle difficoltà a stendere perché ce l’abbiamo fredda ci sarà una reazione chimica all’interno la pizza lieviterà però uscirà tutta una serie di puntini neri che nella tecnica napoletana nel parlare delle pizze si riferisce a morbillo andiamo a infornare Ecco qua Questo è il difetto fondamentale di una pizza tratta dal frigo è messa subito nel forno queste bolle di indicano la pizza a morbillo è una reazione che hanno gli amidi nella variazione di temperatura quanto errore c’abbiamo il panetto collassato Che significa collassato collassato significa che un panetto c’ha una sua crescita una sua stabilità e poi va a morire in questo caso l’impasto ha superato più le 18 ore ha perso tenacità e forza Difatti Si nota che praticamente il reticolo glutinico viene sottile al centro la pizza e non c’ha forza la farcitura è sempre la stessa abbiamo una pizza molto piccola può sembrare una pizza abbastanza di vietata ma in realtà senza reticolo glutinico si sfalda Quinto errore è il panetto con eccessiva umidità dettato esclusivamente dall’umidità presente nell’aria o dalla bocca farina che noi abbiamo immesso nella preparazione dell’impasto a casa Che cosa fa la riempie di farina riempiendo di farina la pizza non attacca più però avremo un problema nella cottura farcitura sempre l’altezza sarà una pizza molto molto molto amara dettata dal bruciare della farina nella parte sottostante nella parte sovrastante dall’aspetto esteriore sembrerà una pizza perfetta ma noi ci andiamo a vedere sotto purtroppo non riusciamo a sentire il profumo troviamo la farina bruciata nella parte sottostante Sesto ed ultimo errore gli errori nella cottura della pizza sono due tipologie di errore un errore con una temperatura del forno molto bassa un errore con una temperatura del forno molto alta sono due problemi con lateralmente distanti forno troppo basso Quindi perdita di umidità della pizza napoletana quindi pizza biscottata o forno a temperatura troppo alta superiore 475 gradi e viene una pizza bruciata la temperatura del forno non idonea per la pizza napoletana temperatura del forno inferiore 430 ° e ci ritroviamo biscottata per la perdita di umidità Eccola qua la pizza biscottata vedete che praticamente noi abbiamo 60-90 secondi per cuocere la pizza napoletana questa qua è cotta più di 3 minuti Allora abbiamo visto questi 6 errori più comuni.

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“Chi ha investito nel petrolio rischia ora gravi perdite”

Rischiano “grandi perdite” quegli investitori che si sono riversati sui mercati petroliferi per scommettere su un rimbalzo dei prezzi del greggio. In un’analisi a firma di David Sheppard, il Financial Times riferisce le osservazioni degli specialisti delle materie prime. Ad esempio, il fondo petrolifero statunitense, il più grande ETF petrolifero conosciuto come USO, ha registrato afflussi di circa 1,5 miliardi di dollari la scorsa settimana, mentre i prezzi del greggio statunitense toccavano i livelli più bassi dall’inizio degli anni 2000 a causa del crollo della domanda. I trader professionisti hanno rilevato che gli investitori al dettaglio, in particolare, nelle settimane scorse stavano cercando di indovinare il punto di svolta per il petrolio, scommettendo che il mercato si riprenderà rapidamente una volta che le misure di lockdown verranno allentate.

Prima di lunedì scorso, i trader scommettevano in una ripresa del mercato dopo il lockdown 

Ma i prezzi dovevano ancora registrare il crollo di lunedì scorso, quando il Wti con consegna a maggio è sceso sotto lo zero per la prima volta nella storia. Il contratto di giugno, dove si trova la maggior parte degli investimenti di USO, ha perso il 15% a circa 21 dollari al barile. Martedì, è sceso ulteriormente a -13 dollari al barile. Con lo scenario peggiorato in questa misura, cambiano quindi anche le percentuali di rischio degli investimenti. 
Gli investitori non corrono solo il rischio di fare una scommessa sbagliata, dicono i trader, dal momento che i contratti petroliferi non vengono scambiati come le azioni. Al contrario, scadono mensilmente in modo che il greggio in questione possa essere consegnato agli acquirenti alla data prevista: si tratta insomma di un meccanismo che gli specialisti temono possa essere poco compreso dagli investitori inesperti.
 

Gli analisti avvertono: investire nei fondi petroliferi comporta rischi elevati 

 
“L’investimento nei fondi petroliferi comporta attualmente rischi elevati per gli investitori che potrebbero essere tentati di investire nel petrolio a causa dei prezzi ultra bassi”, ha dichiarato Michel Salden, responsabile delle materie prime di Vontobel Asset Management. Le perdite, ha aggiunto Salden, possono verificarsi quando i fondi tracker si trovano ad alzare il sipario sulla loro esposizione alla scadenza dei contratti. Se la struttura del mercato petrolifero si sposta in “contango” – un termine del settore che indica quando i prezzi spot vengono scambiati al di sotto dei contratti per la consegna futura – allora un fondo petrolifero potrebbe dover vendere i propri contratti al prezzo più basso, per poi acquistare il contratto del mese successivo a un prezzo più alto solo per mantenere le proprie partecipazioni. Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank, ha dichiarato che i maggiori ETF petroliferi long-only hanno visto le loro partecipazioni nette aumentare del 400% nell’ultimo mese. Questi fondi petroliferi, ha avvertito, “sono prevalentemente posizionati nella parte anteriore della curva dei futures e saranno esposti a perdite variabili ogni mese fino a quando i fondamentali del mercato non si stabilizzeranno”. E, ha aggiunto, questo processo “potrebbe richiedere diversi mesi”. 
 

Il caso di USO, agli analisti fa venire in mente il 2009 

 
Lunedì scorso, USO è stato il quarto ETF più attivamente scambiato negli Stati Uniti, con oltre mezzo miliardo di dollari passati di mano prima che il prezzo del Wti precipitasse. Il Financial Times osserva che il passaggio degli investitori a USO ricorda il 2009, quando molti investitori avevano investito in fondi petroliferi e i prezzi del greggio erano scesi a quasi 30 dollari al barile. Nei 12 mesi successivi e quindi passata la profonda recessione, i prezzi si sono poi triplicati. A quel punto, gli investitori hanno verificato che i loro rendimenti nei fondi non corrispondevano ai rialzi che stava registrando il prezzo del petrolio, in quanto avevano perso una grossa fetta del loro investimento ogni mese attraverso il processo di rolling contract. Il fondo USO, lanciato nel 2006, in genere assorbe liquidità dagli investitori quando i prezzi del greggio toccano il fondo. Gli afflussi hanno raggiunto un picco all’inizio del 2009 e all’inizio del 2016, subito dopo il crollo del prezzo del petrolio. Da marzo, il numero di azioni in circolazione del fondo è raddoppiato con l’arrivo di nuova liquidità.  
 

Il boom fino al tracollo di lunedì scorso 

 
A partire da venerdì scorso, USO ha detenuto l’equivalente di 146,5 milioni di barili di futures grezzi WTI con consegna a giugno al New York Mercantile Exchange, una divisione di CME Group. Si trattava di oltre un quarto del totale degli interessi aperti sul contratto, come mostrano i dati di borsa. Le regole del mercato Nymex impongono “livelli di responsabilità” di 10 milioni di barili equivalenti per la maggior parte dei contratti futures sul greggio statunitense, al di sopra dei quali si può ordinare ai trader di ridurre la loro posizione. La Commodity Futures Trading Commission statunitense, un’autorità di regolamentazione governativa, ha proposto un limite di 6 milioni di barili per le posizioni dei singoli fondi in grezzo USA con consegna in tempi brevi, ma si e’ astenuta dal fissare dei limiti per le posizioni nei contratti con la consegna in tempi piu’ lunghi. Alcuni trader affermano che il fondo USO è abbastanza grande da assorbire i movimenti di prezzo ma ad ogni modo sta spostando il 20% dei contratti WTI che detiene nei mesi successivi, in una mossa che si ritiene sia stata influenzata dall’esplosione del differenziale tra i prezzi del greggio e i diversi tempi di consegna.

Agi

Olio Extravergine, Olio Toscano italiano al 100%

È possibile ottenere un olio extravergine d’oliva buono è che faccia bene a dei prezzi come spesso si trovano negli scaffali della grande distribuzione a €3 o €4 o €5 Sicuramente non è un prodotto italiano ma poi anche se fosse un prodotto Mediterraneo Comunque non è al 100% naturale o comunque è extra vergine d’oliva un saluto a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo Siamo qui in Umbria per farvi vedere e da dove parte l’olio extravergine d’oliva e la produzione di olio extravergine d’oliva i costi Quanta fatica c’hai dietro alla produzione di un buon prodotto sano e che faccio bene a questa vergine d’oliva è un prodotto naturale ottenuto esclusivamente dalle olive raccolte durante il periodo di maturazione di quest’ultime e lavorate esclusivamente con procedimenti meccanici quindi non c’è l’utilizzo e nella Giunta di nessun altro ingrediente è un semplicemente naturale che se lavorato in una certa maniera e anche altamente salutare per il nostro corpo si parte dalla raccolta delle olive che per gran parte avviene manualmente o con degli accumulatori meccanici Anche perché il 90% dell’Agricoltura italiana è ancora l’agricoltura tradizionale non intensiva e mese quindi la meccanizzazione di questo processo produttivo o è ancora diciamo agli inizi e ci sono molti costi di manodopera e di produzione di raccolta è importante dire che per la produzione di olio extravergine d’oliva di alta qualità Bisogna raccogliere le olive in questo momento di maturazione Quindi quando arriva non è completamente matura e questo sicuramente dà molta qualità è molto sapore sia da un punto di vista di gusto ma anche chimico all’olio extravergine di oliva però non stesso tempo comporta delle resse in olio extravergine d’oliva più basse rispetto a una raccolta tardiva questo che cosa vuol dire vuol dire più qualità ma meno quantità e quindi diciamo un costo Maggiore.
Buongiorno manualmente i mezzi meccanici si raccolgono di più però massimo se potrà raccogliere un rientrare infettare mezzo d’oliva che può fruttare mettiamo 10 litri d’olio 10 kg d’olio sui €100 €80 lo prende chi la raccoglie le spese per l’attrezzatura per la potatura per la pulizia del terreno non è possibile vendere l’olio a prezzi adesso lo ritiriamo tutto andiamo al Mulino l’oliva deve essere lavorata fresca quindi al massimo entro 12 ore dalla raccolta questa maniera si interrompono tutti gli eventuali processi fermentativi e l’uliva che possono nascere in attesa al frantoio il 90% dei presenti in Italia sono a ciclo continuo quindi usano le più moderne tecnologie estrattive che permettono di ottimizzare tutte le fasi dell’estrazione sempre con un occhio rivolto alla qualità la temperatura di estrazione inferiore a 27 ° una granulazione se possibile assenza di ossigeno e tante altre cose tecniche che portano ad avere un’ora di alta qualità ma anche con un suo prezzo quindi quando andiamo a comprare un olio extravergine di oliva visto che siamo italiani e ci piace mangiare italiano di affidarsi a un olio extravergine di oliva 100% italiano da olive coltivate in Italia quindi leggete bene te le etichette Anche perché poi comprato l’italiano si difende anche l’agricoltura degli agricoltori italiani che coltivano le olive e quindi proseguono anche il territorio sicuramente gli oli che costano troppo poco quindi dai €3 anche a €5 Al di là che sia buono Meno ma non c’è neanche olio extravergine d’oliva Se invece si vuole comprare l’olio extravergine d’oliva sicuramente affidiamoci un prodotto 100% italiano e ho anche dop o da agricoltura biologica quindi non essere protetta o da agricoltura biologica un olio extravergine d’oliva italiano buono deve costare almeno sui €8 cifra ovviamente che consente agli agricoltori e anche tutta la filiera poi produttiva e distributiva di affrontare tutti i costi ci sono poi da qui si può salire e ci si può sbizzarrire anche dal punto di vista della qualità e della diversità che il mercato è che la nostra agricoltura insieme tu mi posizione quindi possiamo scegliere sempre degli Oli monovarietali monocultivar del 900 d’Italia quindi possiamo scegliere un olio 100% siciliano 100% Umbro 100% toscano del Garda e via dicendo pensate solamente che in Italia esistono più di 400 tipi di ulivi diverse e ogni pianta di oliva dà un olio con dei sensori differenti questo è anche l’altra ricchezza dell’Italia in che è unica in tutto il mondo passate parola