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Pavimenti E Rivestimenti, Idee E Consigli per la tua casa

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Pavimenti e Rivestimenti

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Pavimenti E Rivestimenti

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Come è messa l’Italia quanto a emissioni di gas-serra. Un rapporto

Seppure con differenze tra gli Stati membri, l’Unione europea è riuscita a ridurre del 20% le emissioni di gas serra che però nel mondo sono complessivamente cresciute del 57,5%. È uno dei dati del dossier di AGI/Openpolis “Clima e ambiente 2020” che scatta una fotografia sugli obiettivi energetici che l’Europa si è prefissa di raggiungere entro il 2020 per contribuire ad arginare il cambiamento climatico. Uno sforzo in cui l’Italia è indietro (anche se ha fatto progressi) mentre altri Paesi europei, come Malta, invece di ridurre le emissioni le hanno aumentate privilegiando la crescita del Pil, che si è irrobustita.

L’Unione Europea ha raggiunto l’obiettivo sulla riduzione dei gas serra

DESCRIZIONE: L’obiettivo della strategia Europa 2020 sulla riduzione dei gas serra del 20% è stato raggiunto, dall’Unione Europea nel suo complesso, nel 2014.

DA SAPERE: L’indice per le emissioni di gas a effetto serra fa riferimento al protocollo di Kyoto e considera come base di partenza che le emissioni di ogni paese, nel 1990, siano pari a 100.

 

L’Europa

L’Europa ha cercato di ridurre le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990. L’obiettivo è stato raggiunto – dall’Unione nel suo complesso – nel 2014, quando le emissioni sono diminuite del 22,48% (21,66% nel 2017) rispetto al ’90. Ma le differenze tra i vari Stati membri sono significative. Soltanto 15 hanno realmente raggiunto l’obiettivo. In alcune aree le emissioni sono come detto persino aumentate: Austria, Malta, Irlanda, Spagna, Portogallo e Cipro.

L’Italia, insieme alla Francia, non ha ancora raggiunto il risultato sperato e voluto: dal 1990 al 2017 le emissioni di gas serra sono diminuite del 15,92%. Il Regno Unito le ha abbassate del 37,6%. Questo dato può essere inquadrato nel processo degli ultimi decenni che ha visto i Paesi più avanzati passare da un’economia industriale ad una basata prevalentemente sul terziario avanzato. Da segnalare che la Gran Bretagna ha recentemente annunciato l’ambizioso obiettivo di eliminare completamente le emissioni di gas serra entro il 2050.

I 6 Paesi con le minori emissioni di gas serra appartengono tutti all’Europa dell’Est: Lituania, Lettonia, Romania, Estonia e Slovacchia. Andando poi a considerare il dato rispetto alla popolazione, è il Lussemburgo il Paese con le maggiori emissioni pro capite (nel 2016). Lussemburgo che è allo stesso tempo il Paese che ha ridotto maggiormente le emissioni pro capite tra il 2005 e il 2016, seguito da Regno Unito, Irlanda, Grecia, Danimarca e Belgio.

 

Il resto del mondo

Peggiore è la situazione nel resto del mondo dove le emissioni di CO2 risultanti dalla combustione dei carburanti tra il 1990 e il 2015 sono aumentate del 57,5%. A contribuire a questa crescita sono stati soprattutto i paesi emergenti, come la Cina.

Aumentano le emissioni di CO2 nel mondo

DESCRIZIONE: A partire dagli anni ’90 sono diminuite le emissioni di CO2 in Unione Europea, mentre nel resto del mondo sono aumentate.

DA SAPERE: Il dato considera le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione dal 1990 al 2015.

Andando ad analizzare le emissioni di CO2 per la combustione di carburanti a livello pro capite emerge che una persona negli Stati Uniti produce mediamente oltre il doppio delle emissioni rispetto a una persona dell’Unione Europea. In entrambi i casi le emissioni pro capite sono diminuite rispetto al 1990, ma non è così ovunque: il dato è peggiorato in molti Paesi in via di sviluppo, come India, Indonesia, Brasile e Cina, ma anche in Arabia Saudita, Corea del Sud e, seppur di poco, in Canada e in Giappone.

 

La Svezia supera il 50% di energie rinnovabili

DESCRIZIONE: Il paese più virtuoso è sicuramente la Svezia, che arriva ben al 54,5% di fonti di energia rinnovabile. Seguono la Finlandia (41%) e la Lettonia (39%).

DA SAPERE: Il dato indica la quota di energia rinnovabile sul consumo finale di energia.

 

L’Italia

Quadro a luci e ombre per l’Italia. Sul fronte delle emissioni, il nostro Paese non ha ancora raggiunto l’obiettivo. Dal 1990 al 2017 le emissioni di gas serra sono diminuite ‘solo’ del 15,92%. Nel nostro Paese, spiega il rapporto Agi-Openpolis, le emissioni di gas serra sono costantemente aumentate dalla seconda metà degli anni ’90 fino al 2005. Analogamente, rispetto a quanto avvenuto nel resto dell’Unione, a seguito della crisi economica c’è stato un crollo nelle emissioni, seguito da una lieve risalita nel 2010.

Successivamente il dato è sceso in maniera costante fino al 2014. Nel 2015 la nostra performance è leggermente peggiorata, e nel 2016 non avevamo ancora raggiunto il nostro livello più basso di emissioni, registrato nel 2014. Rispetto ai paesi Ue membri del G7, siamo lo Stato che ha diminuito maggiormente il livello di emissioni a partire dal 2008. Tuttavia, né noi, né la Francia, abbiamo raggiunto l’obiettivo che prevedeva una riduzione delle emissioni del 20%.

L’Italia non ha ancora raggiunto l’obiettivo UE sulle emissioni di gas serra

DESCRIZIONE: I paesi più virtuosi appartengono all’Europa dell’est. In Austria, Malta, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro, al contrario, le emissioni sono addirittura aumentate.

DA SAPERE: L’indice per le emissioni di gas a effetto serra fa riferimento al protocollo di Kyoto e considera come base di partenza che le emissioni di ogni paese, nel 1990, siano pari a 100.

 

Per quanto riguarda le rinnovabili (leggi in basso), l’obiettivo di Europa 2020 prevede che entro il 2020 la quota di energia prodotta da tali fonti sul consumo totale di energia arrivi al 20%. L’Unione è riuscita a raddoppiare questa percentuale rispetto al 2004 (8,53%) ma nel 2017 ancora non ha raggiunto l’obiettivo, essendosi fermata al 17,52%. Anche l’Italia non raggiunge l’obiettivo, ma supera di quasi un punto percentuale la media Ue: 18,27% la percentuale nel 2017.

 

Rispetto al 2014, in Italia aumentano le emissioni di gas serra

DESCRIZIONE: Il nostro paese è sistematicamente riuscito a diminuire le emissioni di gas serra a partire dal 2011 fino al 2014. Tuttavia, nel 2015 la nostra performance è leggermente peggiorata.

DA SAPERE: L’indice per le emissioni di gas a effetto serra fa riferimento al protocollo di Kyoto e considera come base di partenza che le emissioni di ogni paese, nel 1990, siano pari a 100.

 

Tra i paesi del Ue del G7 è l’Italia, in termini assoluti, la più virtuosa, ed è l’unica ad aver raggiunto il proprio target. C’è da ricordare tuttavia che per facilitare il percorso verso gli obiettivi di Europa 2020, i target generali sono stati tradotti da ogni paese Ue in target nazionali. In Italia il ricorso alle energie rinnovabili è molto aumentato tra il 2011 e il 2012, raggiungendo l’obiettivo nazionale, pari a una quota del 17% già nel 2014.

L’Italia è tra i paesi Ue del G7 che hanno diminuito maggiormente le emissioni di gas serra

DESCRIZIONE: Tutti i paesi Ue appartenenti al G7 hanno diminuito le proprie emissioni di gas serra rispetto al 2008. È Regno Unito ad avere, al 2017, il livello di emissioni più basso.

DA SAPERE: L’indice per le emissioni di gas a effetto serra fa riferimento al protocollo di Kyoto e considera come base di partenza che le emissioni di ogni paese, nel 1990, siano pari a 100.

 

Rinnovabili

Sul fronte delle rinnovabili l’Unione è riuscita a raddoppiare la percentuale di energia verde rispetto al 2004 (8,53%) ma nel 2017 ancora non ha raggiunto l’obiettivo, essendosi fermata al 17,52%.

L’aumento della quota di rinnovabili è dovuto soprattutto agli sviluppi tecnologici e all’abbassamento dei costi dei sistemi di produzione. Le misure politiche che più hanno incentivato il settore sono state sovvenzioni, crediti d’imposta e il conto energia, il programma europeo per incentivare la produzione di elettricità da fonte solare.

 

L’Italia è l’unico paese Ue del G7 ad aver raggiunto l’obiettivo sulle rinnovabili

DESCRIZIONE: Tra i paesi del Ue del G7 è l’Italia, in termini assoluti, la più virtuosa, ed è l’unica ad aver raggiunto il proprio obiettivo nazionale.

DA SAPERE: Il dato indica la quota di energia rinnovabile sul consumo finale di energia.

 

La maggior parte dell’energia rinnovabile in Europa proviene da biocarburanti solidi, liquidi e gassosi, che sono utilizzati soprattutto per riscaldamento, produzione di energia elettrica e trasporti. Anche se complessivamente l’obiettivo sulle rinnovabili non è stato raggiunto, tutti i Paesi dell’Unione hanno incrementato la percentuale di rinnovabili tra il 2004 e il 2017 e 15 hanno raddoppiato la loro quota (anche se talvolta partendo da un utilizzo molto basso).

Il Paese più virtuoso è la Svezia, che arriva ben al 54,5% di fonti di energia rinnovabile. Segue, in seconda posizione, un altro Paese del Nord Europa, la Finlandia, con il 41% di rinnovabili, e in terza la Lettonia (39%). Quarto posto per la Danimarca (35%) e quinto per l’Austria (32%).

Agi

Antitrust accusa Fca: “Da trasferimento sede rilevante danno economico per l’Italia”

Il trasferimento della sede fiscale di Fca a Londra ha causato per l’Italia “un rilevante danno economico”. Lo ha detto il presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, durante la relazione annuale.  “L’Italia è uno dei Paesi piu’ penalizzati” dalla concorrenza fiscale, ha proseguito sottolineando “il rilevante danno economico per le entrate dello Stato causato dal recente trasferimento della sede fiscale a Londra di quella che era la principale azienda automobilistica italiana, nonché dal trasferimento della sede legale e fiscale in Olanda della sua società sua controllante”.

Agi

Per il Movimento la revoca delle concessioni ad Autostrade è un dovere morale 

“Il Ponte Morandi è stato definitivamente demolito e presto comincerà l’opera di ricostruzione, ma l’obiettivo fondamentale, oggi come ieri, è fare giustizia: lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita, ai loro familiari, ai cittadini che ci danno fiducia ogni giorno”. Comincia così il duro post che il Blog delle Stelle con cui i pentastellati tornano ad invocare come “dovere morale” lo stop alle concessioni pubbliche alla società Autostrade per l’Italia (Aspi).

“Per fare giustizia – si legge – occorre punire chi ha consentito che in un Paese come l’Italia un ponte crollasse in testa a 43 persone, uccidendole. Dal punto di vista penale ci penserà la magistratura, ma dal punto di vista politico lo deve fare il governo. E lo farà, perché a Genova è stata la mancanza di manutenzione ad uccidere. Lo ripetiamo forte e chiaro, a scanso di equivoci”.

Quindi l’indice accusatorio dei 5 stelle punta al “sistema Benetton” e alla “convenzione vergogna” garantita alla società Autostrade dai partiti del passato. “Aspi – si ricorda – ha incassato circa 9,5 miliardi di euro di utili da quando si chiama Autostrade per l’Italia. Se invece si considerano i conti dal 1999, quando è stata privatizzata la gestione della grande rete stradale, la società ha guadagnato oltre 10 miliardi. La gran parte dei quali affluiti sotto forma di dividendi nella holding Atlantia, che li ha utilizzati per remunerare i suoi soci e finanziare l’attività di diversificazione della società”.

“E gli investimenti? I numeri – prosegue il j’accuse – dicono che negli ultimi anni i profitti sono cresciuti, ma gli investimenti sono calati. Il ministero dei Trasporti ha fatto sapere che nel 2016 Autostrade ha incassato 3,1 miliardi con 624 milioni di utile al netto delle tasse grazie anche all’aumento dei pedaggi. Al casello il prezzo è salito in 10 anni del 30%. Lo stesso non si può dire per la manutenzione. Le cifre che tutti i gestori (non solo Autostrade per l’Italia) hanno speso in investimenti sono calate e anche la manutenzione di base è scesa in un anno del 7%. E sapete quanto ha speso Aspi per la manutenzione strutturale del Ponte Morandi? 23 mila euro annui. Nulla. Prima della privatizzazione del 1999, invece, si spendevano 1,3 milioni di euro tutti gli anni sullo stesso Ponte (fonte Commissione ispettiva Ministero dei Trasporti sulle ragioni del crollo). Questa è la tragica differenza tra una gestione attenta agli interessi dei cittadini e una gestione finalizzata esclusivamente al profitto privato”.

Per i 5 stelle Aspi ha quindi “lucrato guadagni incredibili da convenzioni blindate per legge, che garantivano i seguenti vantaggi:

  1. Il ritorno al costo medio ponderato del capitale oltre il 10% lordo, corrispondente ad una rendita del 7-8% netto a fronte di rendimenti dei titoli di Stato intorno al 2-3%. Ritorni di capitale altissimi, fuori mercato;
  2. Condizioni capestro nel caso in cui si volesse revocare anticipatamente la concessione, con l’obbligo per lo Stato di risarcire al concessionario i presunti profitti che avrebbe percepito fino alla fine della concessione (nel caso di Aspi fino al 2038);
  3. Extra profitti sui dati del traffico: nei piani finanziari i concessionari tenevano basse le previsioni di traffico per poter giustificare aumenti di tariffa e quando il volume di traffico reale si dimostrava superiore alle previsioni i ricavi tornavano solo in piccola parte in un fondo speciale, mentre la maggior parte veniva intascata dai concessionari;
  4. Scarsi controlli da parte del concedente del Ministero per quanto riguarda la manutenzione: i controlli venivano fatti spesso e volentieri senza andare a provare sul campo le condizioni delle autostrade.  

Il Ministero “si fidava” delle carte del Concessionario; Vantaggi tanto più odiosi tenendo conto che la rete autostradale e’ un monopolio naturale, cioe’ una infrastruttura che per sua natura non rientra nelle logiche della concorrenza e del libero mercato, perché a livello di costi è conveniente che se ne occupi un solo attore. Regalare un monopolio naturale ad un privato e’ un delitto, ma farlo alle condizioni folli appena ricordate è anche peggio”.

Secondo i pentastellati “dobbiamo mettere fine a tutto questo, e in questo anno di governo abbiamo già iniziato a correggere alcune distorsioni, bloccando ad esempio gli aumenti ai caselli autostradali fino a giugno. Ora tutti i concessionari, compresa Autostrade per l’Italia, hanno deciso che fino al 15 settembre non scatteranno i rincari previsti dal primo luglio. Quando lo Stato torna a farsi sentire i privati si adeguano, se non vogliono pagare dazio”.

“Ma – si sottolinea – nel caso di Autostrade il sacrosanto stop agli aumenti delle tariffe non puo’ bastare. Come governo abbiamo il dovere di sottrarre le autostrade italiane dalle mani di chi ha guadagnato cifre mostruose senza investire adeguatamente nella manutenzione e nella sicurezza dei cittadini. Lo stop alla concessione pubblica e’ un dovere morale”.

Agi

Quello di Tangeri diventa così il porto più grande del Mediterraneo 

Il porto di Tangeri cresce e sfida i grandi del mondo. A inaugurare l’espansione che lo porta a essere il primo porto del Mediterraneo, dell’Africa e tra i primi venti a scala globale, è stato il principe ereditario Moulay Hassan in rappresentanza del re Mohammed VI . Tanger Med, che rappresenta la porta principale del continente, sorpassando Port Said in Egitto e Durban in Sudafrica, è ora in grado di accogliere nove milioni di container, triplicando i tre milioni finora gestiti.

L’investimento totale, avviato ormai dodici anni fa, ammonta a oltre 8 miliardi di euro, di cui 4,87 miliardi di privati. Nei primati di Tanger Med – snocciolati dal presidente del Gruppo, Fouad Brini – ci sono quello di essere la “prima piattaforma di import-export del Paese con flussi di merci per un totale di 30 miliardi di euro” e il “primo eco-porto dell’Africa”.

La maestosa struttura offre la base a 912 aziende nei settori industriale, logistico e dei servizi creando oltre 75 mila posti di lavoro. “La dinamica del Nord del Marocco, territorio di opportunità, conoscerà una nuova accelerazione grazie al nuovo progetto ambizioso della Città Mohammed 6 Tanger Tech, che si svilupperà in perfetta sinergia con i progetti portuali e logistici di Tanger Med”. Sul tavolo c’è un ulteriore piano di investimenti per oltre 800 milioni di euro per accompagnare la crescita dell’export marocchino, dell’industria e dell’agricoltura. 

L’infrastruttura – evidenziano da Rabat – consolida l’ancoraggio del Regno del Marocco nell’area euro-mediterranea e nella regione magrebina e araba, rafforzando la sua vocazione di polo di scambio tra Europa e Africa, tra Mediterraneo e Atlantico e, allo stesso tempo, rafforza il suo ruolo centrale come partner attivo nel commercio internazionale e ben integrato con l’economia globale.

Tanger Med è riuscito a collegare il Marocco a 77 Paesi e 186 porti, contribuendo così ad affermare il Regno sulla scena marittima internazionale e a portarlo dall’83esimo al 17esimo posto nella classifica della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad).

Con l’ampliamento inaugurato venerdì, l’investimento pubblico è stato di 1,3 miliardi di euro per 4,6 chilometri di banchine e 2,8 chilometri di moli, il terminal separato dall’Europa da una striscia di mare di 14 chilometri ha una capacità di gestione del transito di 7 milioni di passeggeri, 700 mila tir e oltre un milione di veicoli l’anno.

A confermare la strategicità dell’opera è l’importante investimento voluto dal gigante dei traporti marittimi Moller-Maersk che gestirà, con una concessione trentennale un terminale nella nuova area inaugurata. Il Vice presidente e Ceo di Apm Terminals, Morten Engelstoft, ha  confermato la fiducia nel progetto attraverso un impegno del gruppo danese per l’investimento di quasi 900 milioni di euro nel nuovo porto, trasformandolo in uno dei più strategici a livello mondiale per Maersk. Tra gli operatori che hanno scelto il porto di Tangeri come base, oltre a Renault e Nissan, vi sono anche altre grandi aziende come Bosch, Adidas e Decathlon e i big della logistica, guidati da Dhl.

Agi

Di Maio: “Se mettiamo Atlantia dentro Alitalia mettiamo in difficoltà anche la linea aerea”

“Se mettiamo Atlantia dentro Alitalia mettiamo in difficoltà anche la linea aerea”. Lo ha detto il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Dichiarazioni che hanno provocato l’immediata reazione del gruppo. “Le dichiarazioni odierne del vice presidente Di Maio perturbano l’andamento del titolo Atlantia in Borsa, anticipando la presunta conclusione di un procedimento amministrativo che il ministro Toninelli ha affermato solo ieri ‘essere ancora in corso’, e determinano gravi danni reputazionali per la società” afferma una nota del gruppo. 

“La società – prosegue la nota – si riserva di attivare ogni azione e iniziativa legale a tutela dei propri interessi, dei dipendenti, degli azionisti, dei bondholders e degli stakeholders tutti. Si ricorda che, sulla base del contratto di concessione in essere, ogni ipotesi di revoca – ove mai ne venissero accertati i presupposti – richiederebbe il previo pagamento del valore della concessione stessa, nei termini contrattualmente previsti e approvati per legge”.
 

Agi

Tav, Alitalia, Ponte Morandi: il bandolo della matassa che Lega e M5s non trovano

Parte la gara anche per il versante italiano della Tav. Notizia fresca, oggi sui giornali. Lo ha deciso ieri il consiglio d’amministrazione di Telt, la società dei governi italiano e francese che ha il compito di realizzare la linea ferroviaria Torino-Lione. E la gara riguarda l’intero tratto del tunnel in Italia, che vale un miliardo di euro. Anche se per far partire le gare è necessario prima il nullaosta dei rispettivi governi, italiano e francese.

Ed è proprio sul fronte italiano di quest’aspetto che si registrano alcune novità. “Tav, Conte pronto al sì. Di Maio spalle al muro”, titola sicura La Stampa di Torino, città che si trova proprio lungo la direttrice ferroviaria veloce. “Tav, via libera ai bandi italiani. La Lega esulta: non sarà leggera” titola il Corriere mentre Il Fatto Quotidiano registra: “Telt fa un altro passo verso il Tav”. “Tav: sì ai bandi per i lavori in Italia, al 55% fondi europei” informa Il Sole 24 Ore.

E su questo ultimo aspetto dei fondi e dei finanziamenti mette l’accento il quotidiano sabaudo, perché “se si segue la traccia dei soldi, ieri a Parigi, nel Cda di Telt, è stato fatto un nuovo passo avanti per la realizzazione della Torino-Lione”. Infatti l’Unione Europea ha ufficializzato la volontà di alzare la quota di finanziamento comunitario anche per le tratte nazionali, e questa notizia per l’Italia significa “uno sconto complessivo di 1, 6 miliardi”.

Cosicché la spesa per il governo di Roma scenderebbe da 3,104 miliardi per il tunnel di base a 2, 367 miliardi mentre la spesa per il collegamento che da Bussoleno, nella piana della Valsusa, arriva a Torino verrebbe dimezzata scendendo da 1, 7 miliardi a 850 milioni.  E anche Parigi avrebbe i suoi vantaggi: dovrebbe spendere 1,764 miliardi contro 2,289 rivedendo il progetto iniziale per opere da 7 miliardi complessivi, con l’idea “di individuarne un altro low cost, sul modello italiano”.

Fin qui gli aspetti tecnici mentre sul piano politico si registrano delle novità. Luigi Di Maio confida in Conte e dice di fidarsi di lui auspicando una “soluzione”. Ma di quale soluzione si possa trattare non sa dirlo nemmeno lui. Sta di fatto che prima delle elezioni il premier aveva avocato a se il dossier Tav e il neogovernatore leghista ora la chiama direttamente in causa sollecitando “una parola chiara” dall’esecutivo sulla volontà di proseguire l’opera.

Tuttavia per i 5Stelle si è aperto anche un altro fronte, quello del nuovo Ponte Morandi a Genova. Ieri, infatti, nel giorno della prima colata di calcestruzzo per la costruzione del nuovo tratto di strada sospeso sul Polcevera, i 5Stelle hanno rilanciato l’idea della revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia. Ciò che rischia di creare un cortocircuito pericoloso e incrinare i rapporti con la stessa società, resi al moment ancora più complicati dal possibile coinvolgimento del Gruppo Atlantia impegnato nel salvataggio di Alitalia. E sulla revoca la Lega ha già detto la sua: “Follia”. Anche se fonti 5Stelle “non escludono comunque che di fronte all’opposizione della Lega possa scattare una sorta di piano B. Ovvero la richiesta di revoca della concessioni solo per la tratta genovese”, si può leggere su Il Messaggero cartaceo, che oggi dedica un ampio resoconto all’argomento.

E se “il conto per lo Stato si aggirerebbe sui 25 miliardi, euro più euro meno, quello politico rischia di essere ancora più salato”. Ma il vicepremier Luigi di Maio, “forte di una relazione tecnica elaborata da una Commissione instituita presso il Mit, vale a dire un’opinione di parte, ha comunque rotto gli indugi, aprendo di fatto un nuovo incandescente fronte. (…) Una mossa dirompente ma tutto sommato scontata visto che il leader dei 5Stelle, dopo il dramma della caduta del Ponte Morandi, ha ripetuto a cadenze regolari che la convenzione va stracciata. E che i 3 mila chilometri di rete devono passare dai privati all’Anas”. Mentre sul fronte opposto, “Matteo Salvini non ha nessuna intenzione di infilarsi nella complessa procedura d revoca della concessione”, si legge ancora sul quotidiano della Capitale.

Ma tornando alla Tav, è chiaro che la mossa di Bruxelles di ieri, improntata a incentivi e maxi-sconti, cambia il quadro della situazione spingendo il premier “verso il sì”, si legge in un retroscena ancora sul quotidiano torinese, mentre il Movimento 5 Stelle prova ancora a resistere evitando una Caporetto sulla battaglia anti-Tav. E se Salvini è sempre contro la Tav leggera, “perché a me piacciono i treni che corrono”, sul Fatto si legge che “ieri è arrivato, via Facebook, il no definitivo pure del l’altro vicepremier, Luigi Di Maio: ‘Non abbiamo mai pensato a un progetto di Tav leggero. Parliamo piuttosto di cose serie. Ho fiducia nel fatto che il presidente Conte trovi una soluzione’.

Post subito approvato da Alessandro Di Battista, riunendo così le due anime dei Cinquestelle”. Ma è chiaro che “la notizia dell’innalzamento del contributo comunitario fino al cinquanta per cento della tratta nazionale della Tav mette in enorme difficoltà il M5s, sempre più stretto fra la pressione dell’Europa e della Lega da un lato, e dei No Tav dall’altra”.

Quindi? “Per il Movimento è la prova fatale: dopo aver costretto gli elettori pugliesi ad accettare il gasdotto Tap e il rilancio dell’Ilva, sul tavolo ora c’è la più simbolica delle battaglie Cinque Stelle sul territorio contro le grandi infrastrutture”, si legge ancora nel retroscena su La Stampa. Di Maio e i 5Stelle si impunteranno o abdicheranno?

Agi

Distribuzione Frutta E Verdura ingrosso, a chi affidarsi

Il comune denominatore che è emerso dagli interessanti interventi che si sono susseguiti in questa prima sessione è che un mercato in rapida evoluzione richiede investimenti coraggiosi per poter essere affrontato e, possibilmente, anticipato al fine di rimanere competitivi. Sono dati, ha rilevato la Coldiretti, che non trovano riscontro nel trend degli ultimi dieci anni, Distribuzione frutta e verdura che ha visto aumentare le vendite nei canali della Grande distribuzione e diminuire quelli del mercato tradizionale. Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti, questi ultimi per fornire ulteriori funzionalità agli utenti, quali social plugin e anche per inviare pubblicità personalizzata. Cliccando su (Accetto), oppure navigando il sito acconsenti all’uso dei cookie. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences. La seconda sessione pomeridiana è stata dedicata a una relazione, a cura di Salvo Garipoli di SG Marketing, dal titolo “Il reparto ortofrutta del futuro: strategie, opportunità e scenario“.

Commercio Frutta E Verdura

Con la collaborazione di SG Marketing, società specializzata in food strategy, gli organizzatori hanno affrontato diverse tematiche in tre sessioni pomeridiane. Il Veneto schiera tre appuntamenti per favorire la conoscenza delle eccellenze della produzione ortofrutticola regionale, con un filo conduttore comune in tutta la penisola, quello della solidarietà nei confronti delle categorie più deboli: anziani, bisognosi e immigrati. I tre contenitori per i succhi hanno una capacità di 8 L. Il distributore di bevande con rubinetto è adatto per bicchieri con un’altezza massima di 15,5 cm. Gli ingredienti vengono raccolti, lavati, conditi e inseriti in contenitori ermetici, quindi di notte i distributori – dotati di frigorifero – vengono riempiti e la merce è consegnata ai clienti in meno di 24 ore. Qui i cittadini trovano frutta fresca di stagione prodotta dai soci della nostra cooperativa… Il distributore automatico non è alternativo, bensì complementare ai tradizionali canali di vendita… Controlliamo continuamente la macchina e la riforniamo di frutta ogni due-tre ore. La nostra attività, in qualità di grossista di ortofrutta a Ferrara, trova il proprio punto di forza nell’affidabilità che da sempre ci contraddistingue, frutto di procedure rigorose e certificate, sempre controllate per garantire il meglio.

Il sapore stagionale, il gusto di un frutto raccolto dall’albero e mangiato subito. Avete un’idea di come venga accolto un frutto in un distributore automatico? Arriva negli USA il primo distributore automatico verdura: dal basso impatto ambientale e dall’animo benefico, con pietanze gratuite per i senzatetto. A seguire, i prezzi più vantaggiosi sono nei discount, con 1,59 euro/Kg, negli ipermercati con 1,72 euro/Kg, nelle piccole superfici con 1,81 euro/Kg e infine i supermercati con 1,82 euro/Kg. Il Programma è destinato alle scuole ed individua negli alunni delle scuole primarie di età compresa tra i 6 e gli 11 anni i destinatari che vi partecipano a titolo completamente gratuito. Manca pochissimo all’apertura delle nuove iscrizioni al Programma europeo Frutta e verdura nelle scuole, per l’anno scolastico 2019-2020! Sono stati eliminati i dolciumi in avancassa, sostituendoli con frutta fresca e disidratata; i punti vendita offrono connessione wi fi gratuita. Zoppellari è specializzato nella vendita all’ingrosso di frutta e verdura a Ferrara, potendo contare su una lunga e approfondita esperienza nel campo della distribuzione di prodotti ortofrutticoli, freschi e non.

L’obiettivo è quello di incoraggiare i bambini al consumo di frutta e verdura e sostenerli nella conquista di abitudini alimentari sane, diffondendo messaggi educativi sulla generazione di sprechi alimentari e sulla loro prevenzione. Il vertical o in-door farming risponde già oggi ad alcune esigenze di efficienza e sostenibilità, consentendo di produrre ortaggi praticamente ovunque, in minore spazio, con un 95% in meno di apporto idrico, senza alcun input chimico, riducendo gli sprechi. Il richiamo del no conservanti/no coloranti è sempre meno efficace rispetto ad altri claim come il senza sale o il gluten free o senza lattosio. In questo l’etichetta gioca un ruolo sempre più importante, perché il consumatore tende a leggerla con maggiore attenzione rispetto al passato. Va prestata attenzione al target specifico, puntando sulla comunicazione. La seconda sessione è stata costituita dalla presentazione dei risultati di un’indagine condotta da SG Marketing su 20 category rappresentativi del 60% del commercio al dettaglio di frutta e verdura in Italia.

Ingrosso Frutta E Verdura

Le 5 parole chiave della prima sessione erano Food, Trend, Tecnologia, Retail e Ortofrutta. Un esempio di catena che ha osato molto e che per prima ha collaborato con Amazon nel progetto Prime Now e cioè della distribuzione di frutta e verdura fresca tramite la piattaforma del commercio digitale, è la milanese Unes. Il punto di vendita deve diventare una piattaforma esperienziale per guidare, formare e informare il consumatore. Se un tempo i driver che muovevano un consumatore alla scelta di un punto vendita erano il risparmio di tempo e di denaro nel fare la spesa, oggi le esigenze si stanno raffinando. Secondo l’economista Gian Luca Bagnara, il consumatore trova i prezzi più bassi per l’acquisto dell’ortofrutta fresca dagli ambulanti, con un prezzo medio di 1,52 euro al chilogrammo. Gli strumenti per comunicare sono: al primo posto il punto vendita, ma al secondo posto Internet. Da un punto di vista di gestione dell’automazione e del pagamento, “Paesi Tuoi”, funziona proprio come un comune distributore automatico. A Ravarino, per esempio, è stato inaugurato lo scorso ottobre “Paesi Tuoi”, il primo distributore automatico di frutta e verdura installato proprio nel centro città.

Commercio Frutta E Verdura

Area bonificata. «Prima qui c’era un distributore della Q8, abbandonato e in stato di degrado. A intervenire per illustrare questa rivoluzione è stato il direttore Gian Maria Gentile, specializzato in digitale. Vendiamo anche piante e facciamo giardinaggio biologico: per esempio, se un cliente ha delle piante infestate, noi facciamo un sopralluogo a casa sua, valutiamo le problematiche e gli portiamo degli insetti antagonisti a quelli “cattivi”». Se controlli bene, infatti, potresti scoprire che anche nella macchinetta vicino al tuo ufficio hanno fatto la loro comparsa due clementine impacchettate assieme. E la sicurezza riguarda anche i controlli e i test eseguiti nel corso delle diverse fasi lavorative e in occasione delle varie procedure produttive, dalla collocazione dei prodotti nelle celle frigorifere alla conservazione a temperature specifiche. Un’ulteriore conferma sulle nuove tendenze e sugli strumenti per affrontarle è giunta anche da William Pagani, direttore marketing Epta Group, industria specializzata in refrigerazione. Venendo al consumatore italiano, analizzato dalla Nielsen in collaborazione con Immagino (Nielsen CommOnPack), le tendenze non sembrano poi discostarsi troppo da quelle d’oltreoceano.

Le tendenze emerse sono: che il made in Italy richiama i redditi più alti, come pure accade per il contenuto in fibre. Oggi i retailer hanno l’occasione per una reale differenziazione dai propri competitor, specializzandosi e introducendo elementi di innovazione, con assortimenti che includano linee ad alto valore aggiunto realmente percepito. Un ultimo suggerimento per i retailer è quello di non sottovalutare il settore Horeca, che in Italia vale il 30% dell’intero mercato agroalimentare (e parliamo complessivamente di oltre 230 miliardi di euro). L’evento si è concluso con la consegna dei premi Top Fresh Retailer 2017, nelle varie categorie. In Francia, Leclerc ha già implementato questa soluzione per garantire ai propri clienti online di ordinare la merce e di ritirarla comodamente dai locker, invece che attendere la consegna a domicilio. Bisi Ortofrutta – Commercio all’ingrosso di frutta e verdura con consegna in sede al cliente a Castel San Giovanni (PC).

www.coopitaly.eu

Alitalia: differito al 26 luglio lo sciopero del personale navigante

La FNTA, Federazione che riunisce piloti e assistenti di volo di ANPAC, ANPAV e ANP – rende noto che le tre sigle hanno accolto l’invito del ministero dei Trasporti a differire al 26 luglio lo sciopero originariamente previsto per domani. “L’incontro convocato per il 3 luglio dal ministro Luigi Di Maio è certamente un segnale positivo, al momento purtroppo, pur riconoscendo l’impegno delle parti coinvolte al rilancio e allo sviluppo della compagnia di Bandiera, non sono emersi elementi rilevanti tali da revocare definitivamente l’azione di protesta”, sottolinea Fnta, che si dice “pronta ad affrontare, in modo costruttivo e nell’interesse del personale navigante, questa delicata fase di trattative con proposte concrete sia di carattere industriale che contrattuale. Nella piena consapevolezza che il rispetto dell’utenza e della mobilità siano fondamentali in un Paese come il nostro, anche a forte vocazione turistica, è necessario ribadire che le tempistiche per risolvere con successo la crisi Alitalia sono compresse e che le basi, per creare quel sistema virtuoso a cui si fa riferimento da tempo, vadano gettate nel breve periodo”.

Agi