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Allarme delle imprese per le nuove chiusure, il governo studia i ristori

AGI – Un nuovo lockdown rischia di mettere definitamente al tappeto commercianti e piccole imprese e di provocare la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. E’ l’allarme lanciato dalle associazioni d’impresa che chiedono di mantenere alta la guardia sull’emergenza sanitaria ma considerano “insostenibile” l’ipotesi di nuove chiusure.Un altolà e al tempo stesso una richiesta di aiuto al governo che in queste ore si prepara ad adottare nuove misure restrittive per frenare l’impennata dei contagi e a mettere in campo nuovi interventi di sostegno all’economia, a partire dai ristori.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo a distanza all’assemblea della Cna ha garantito nuovi aiuti al mondo imprenditoriale e ha assicurato: che “le porte del governo rimarranno sempre aperte”. “Le prossime settimane si preannunciano complesse, non potremo abbassare la guardia, perché se non proteggiamo la salute cittadini non proteggiamo l’economia”, ha sottolineato il premier rivolgendo un appello agli imprenditori: “Il cantiere della nuova Italia è aperto e per questo avremo bisogno dell’aiuto e della collaborazione vostra e di tutti gli italiani”. L’obiettivo del governo, ha assicurato anche il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, è “escludere categoricamente un nuovo lockdown”.

Commercianti e artigiani, “così chiudiamo definitivamente” 

Le nuove restrizioni per contenere i contagi del Covid-19, avverte Confesercenti, “avranno un impatto negativo sull’economia, causando un’ulteriore riduzione di circa 5,8 miliardi di euro di consumi delle famiglie, l’ennesimo colpo per commercio, turismo e somministrazione, che potrebbe causare la chiusura di altre 20mila attività, portando da 90 a 110mila le cessazioni di impresa previste quest’anno”.

Secondo i calcoli dell’organizzazione, nell’ipotesi che le chiusure siano imposte fino alla prima settimana di novembre l’ulteriore impatto negativo sui consumi potrebbe infatti raggiungere i 5,8 miliardi portando la stima della riduzione complessiva della spesa delle famiglie per il 2020 da 90 a 95,8 miliardi di euro. E “ben più drammatiche” sarebbero le conseguenze nel caso di due ulteriori mesi di lockdown che, in questa fase dell’anno, determinerebbero una caduta immediata della spesa di 40 miliardi.

Confesercenti chiede quindi soluzioni per agevolare l’accesso al credito e per fronteggiare i costi fissi, a partire da una nuova normativa d’emergenza sugli affitti perché sarebbero almeno 70mila le attività, in Italia, che non ce la fanno più a pagare il canone.

Per Confcommercio, nuove chiusure sarebbero “insostenibili” in un Paese “messo alle strette anche sul terreno dell’emergenza economica e in cui la tensione sociale cresce”. Secondo la confederazione delle imprese si rischia, oltre a una caduta del Pil per l’anno in corso ben superiore al 10%, “la cessazione dell’attività di decine di migliaia di imprese e la cancellazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

A mettere in guardia è anche la Cgia: un nuovo lockdown sarebbe il “ko definitivo” per l’artigianato. Nei primi 6 mesi di quest’anno, secondo l’associazione di Mestre, le imprese del settore sono diminuite di 4.446 unità; facendo scendere il numero complessivo presente in Italia a quota 1.291.156. Sia nel primo (-10.902) che nel secondo trimestre del 2020 (+6.456) i saldi sono stati tra i peggiori degli ultimi 10 anni, a conferma che l’artigianato, come del resto tutte le attività di prossimità, non è stato in grado di reggere l’urto dello shock pandemico. E secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, i settori del commercio e del turismo, maggiormente penalizzati, valgono quasi 198 miliardi di euro in termini di Pil e ogni giorno di lockdown può arrivare a costare almeno mezzo miliardo di euro di prodotto interno lordo.

Il governo prepara il decreto con cig e ristori

Il grido d’allarme delle imprese rende sempre più urgente un intervento per indennizzare i settori che saranno più colpiti dalle misure restrittive che il governo sarà chiamato a prendere nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore.

Le riunioni si susseguono e un nuovo Dpcm potrebbe contemplare anche una chiusura anticipata di locali come pub e ristoranti e lo stop ad attività non essenziali come palestre, piscine, teatri e cinema. L’esecutivo è pronto quindi ad anticipare alcune misure economiche nell’atteso decreto novembre, collegato alla manovra, e che potrebbe vedere la luce a stretto giro dopo il nuovo Dpcm.

Nel nuovo dl anti-Covid, il quarto, che avrebbe una dote di partenza di circa 4-5 miliardi, sarà rifinanziata la cassa integrazione e dovrebbero essere inseriti i ristori per i settori più colpiti in attesa del fondo ad hoc da 4 miliardi previsto nella legge di bilancio.

Come ha spiegato il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, il governo punta a finanziare la Cig per altre 10 settimane, per garantire una copertura fino al mese di gennaio alle imprese che esauriranno il sussidio da metà novembre. La nuova tranche di cig di 8 settimane per i primi mesi del prossimo anno sarà poi finanziata con i 5 miliardi previsti in manovra per un totale di 18 settimane di proroga.

E si sta valutando di allungare al 31 gennaio, in corrispondenza con la fine dello stato di emergenza, il blocco dei licenziamenti, proposta respinta dai sindacati che hanno minacciato lo sciopero e richiesto l’intervento di Conte.

Nel decreto dovrebbero poi trovare spazio i risarcimenti per le attività che saranno oggetto di eventuali restrizioni o chiusure, in primis bar e ristoranti, ma la platea potrebbe alla fine riguardare anche palestre, parrucchieri, estetisti e il comparto dello spettacolo e del cinema. Il governo valuta di replicare il meccanismo degli indennizzi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate legandoli al calo del fatturato ma il nodo resta quello delle risorse e pertanto potrebbero essere inserito qualche ulteriore paletto.

Agi

È stata presentata la nuova 500

AGI – “Oggi parliamo di rinascita, rinasce la 500, rinasce un simbolo, rinasce un sogno italiano, a 63 anni dalla prima generazione”. Lo ha dichiarato il responsabile del brand Fiat di Fca Olivier Francois presentando al Lingotto la nuova 500, svelata nella sala della Pinacoteca Agnelli con tanto di mascherina.

“Il Covid – ha detto Francois – ci ha abituato a parlare di un “prima” e di un “dopo”, vero? Bene, io non sono qui per parlarvi di storia, ma per raccontarvi come la 500 può dare il suo contributo a un domani migliore”. “Fatemi dire – ha aggiunto – che questa mascherina, la 500 la porta con orgoglio. Perché è il simbolo dell’impegno di Fca per la ripartenza”.

La nuova Fiat 500 elettrica, presentata al Lingotto di Torino avrà un prezzo, al netto degli incentivi, da 19.900 per la versione “Entry”, 23.700 per la “Mid” e 25.200 per la “High”. Dice Francois: “Questi sono prezzi con gli incentivi a cui tutti noi abbiamo accesso. Ma per quelli che rottamano, costa addirittura meno di una 500 attuale”.

“Abbiamo voluto dare una forte dimostrazione di concretezza in questo periodo difficile che stiamo vivendo facendo vedere che portiamo avanti i progetti e gli impegni presi”, ha aggiunto il presidente di Fca John Elkann. “Oggi avete visto un prodotto che è fabbricato qui e siamo al Lingotto dove c’è questo importante progetto di volergli dare un futuro in un momento difficile come questo. Questa pista sarà trasformata in quello che sarà il più grande parco sospeso e questo si iscrive nel progetto più generale della 500 e dimostra un impegno importante non solo per l’Italia ma anche per Torino”.

Agi

Meno incidenti stradali con il lockdown, -35/40% da febbraio

AGI – Meno incidenti sulle strade italiane con il lockdown, con un risparmio per le compagnie assicurative quantificato in 1,3 miliardi di euro. A fare i conti è il presidente dell’Ivass, Daniele Franco, che intervenuto all’assemblea annuale dell’Ania ha spiegato come tra il primo febbraio e il 15 settembre i sinistri siano calati del 35-40% rispetto allo stesso periodo del 2019, con il combined ratio Rc Auto sceso dal 100 all’86%, vista la minore circolazione di veicoli causata dalla pandemia di Covid.

Ha affermato Franco: “Gli oneri per sinistri sono diminuiti del 9%, da 14,4 a 13,1 miliardi”. E ha ricordato come l’Ivass abbia già auspicato nei mesi scorsi iniziative da parte delle compagnie a beneficio degli assicurati: “Iniziative in favore degli assicurati – ha evidenziato – che in molti casi sono state avviate. Stiamo ora acquisendo dalle compagnie – ha aggiunto il presidente dell’Authority – un quadro organico e aggiornato di queste misure per meglio comprenderne la tipologia e la portata”. 

L’assemblea annuale è stata aperta dalla presidente Bianca Maria Farina e ha visto, tra gli ospiti intervenuti in videoconferenza, il premier Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

– Farina, vogliamo contribuire al rilancio del Paese

Il settore assicurativo è pronto a dare il suo contributo al rilancio dell’economia, ha sottolineato la presidente dell’Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici. “Siamo un settore con un peso rilevante nel Paese – ha detto – e possiamo essere parte fondamentale per il piano di ripresa dell’Italia. Vogliamo essere al fianco delle Istituzioni e di tutte le forze produttive e sociali per dare il nostro contributo attraverso gli assi portanti della nostra mission e porre solide basi per lo sviluppo di una economia sostenibile“.

Ma secondo Farina, perché l’industria assicurativa possa continuare a svolgere la sua attività di investitore istituzionale, “è urgente disporre di un quadro di regole più flessibili” ed è importante “procedere speditamente verso una indispensabile e generalizzata opera di semplificazione e proporzionalità delle regole”. 

Sul fronte della Rc auto, Farina ha riferito che nei primi otto mesi dell’anno, i premi sono diminuiti di oltre il 5% e, nella stessa misura, è sceso il premio medio per veicolo. “Questo andamento – ha spiegato – ha riflesso la decisione annunciata dalle compagnie di agevolare gli assicurati che non avevano utilizzato il veicolo durante il lockdown. Infatti, la frequenza sinistri era sensibilmente scesa nei mesi di chiusura, per poi risalire progressivamente nei mesi estivi verso i valori del 2019”.

Farina ha quindi fatto notare che “nell’ampio spazio da aprire per le riforme, si potrebbe finalmente cogliere l’occasione per ripensare in maniera strutturale l’impianto normativo dell’assicurazione auto, con l’obiettivo di ridurne ulteriormente il costo complessivo per la collettività, unica – sottolineo unica – strada per ridurre i prezzi a favore di tutti, favorendo comportamenti virtuosi ed evitando costi non necessari”. Inoltre, ha aggiunto, “si renderebbe il sistema pronto al processo di evoluzione della mobilità e agli obiettivi di digitalizzazione e sostenibilità del Paese”. 

– Il premier Conte, settore con solidi fondamentali

“La perdurante solidità dei fondamentali del settore, che ha resistito allo stress test della congiuntura pandemica è un grande esempio della resilienza della nostra Italia“, ha affermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Lo dimostra – ha aggiunto – l’indice di solvibiltà medio delle compagnie, che si attesta a livelli adeguati, nonostante il forte calo nella raccolta premi, il flusso netto è restato positivo anche nella prima metà dell’anno. Non può esservi resilienza senza consapevolezza e senza cultura del rischio. Questo è il meritorio messaggio del settore assicurativo”.

– Patuanelli, lavoriamo insieme per il futuro dell’Italia

Le compagnie di assicurazioni sono chiamate alla sfida di rilanciare il Paese. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, nel suo intervento all’assemblea dell’Ania. “Nel prossimo periodo ci aspetta la battaglia più importante e impegnativa – è stata la premessa – il rilancio del Paese per il quale anche le compagnie assicurative, che gestiscono gran parte del risparmio delle famiglie italiane, potranno mettere impegno e risorse a beneficio dell’economia reale e della crescita. Questa è la sfida che coinvolge tutti, in modo trasversale. Questo – ha proseguito – è il tempo di lavorare insieme, tracciando in maniera condivisa un percorso per il futuro che anche grazie ai vostri prodotti può fare anche meno paura”. 

Sul fronte dell’utilizzo dello strumento assicurativo contro le calamità naturali, poi, Patuanelli ha sottolineato che “è ancora troppo scarso” ed è opportuno avviare una partnership pubblico-privato. “Ho apprezzato – ha detto Patuanelli, in riferimento alla relazione della presidente dell’Ania Farina – che abbiate richiamato l’attenzione sull’importanza di investire su questo tipo di rischio. Condivido la vostra proposta sull’introduzione di una partnership pubblico-privata in tema di catastrofi naturali, che preveda tra l’altro uno strumento di assicurazione dei privati contro gli eventi naturali, evidenziando i temi della manutenzione pianificata di strutture obsolete e della messa in sicurezza del patrimonio immobiliare”. 

Agi

I danni che lo smart working fa all’innovazione

AGI – Un’azienda italiana su 4 ha adottato soluzioni di smart working e anche dopo la pandemia due dipendenti su tre lavoreranno da remoto almeno un giorno a settimana. Ma la flessibilità alla quale le imprese italiane si sono dovute adattare in fretta e furia non viene senza un prezzo, soprattutto in termini di ridotto tasso di innovazione e di senso di isolamento. 

Secondo una ricerca realizzato da Microsoft su Remote Working e Futuro del Lavoro e che ha coinvolto oltre 600 manager e dipendenti di grandi imprese italiane, il lavoro flessibile e il lavoro ibrido sono già la normalità

Il numero di organizzazioni italiane che hanno adottato modelli flessibili di lavoro è aumentato in modo esponenziale, passando dal 15% del 2019 al 77% del 2020 e i manager intervistati si aspettano che il 66% dei dipendenti continui a lavorare da remoto almeno un giorno alla settimana.

In questa “nuova normalità”, i leader aziendali hanno registrato benefici sia in termini di produttività sia di efficienza: l’87% degli intervistati ha riscontrato una produttività pari o superiore a prima del lockdown e il 71% è convinto che le nuove modalità “ibride” di lavoro comportino significativi risparmi in termini di costi. Inoltre, sei intervistati su dieci (64%) credono che garantire modalità di lavoro da remoto possa essere un modo efficace per trattenere i collaboratori migliori.

Sia i manager sia i dipendenti stanno apprezzando i vantaggi del lavoro da remoto e nessuno di essi intende tornare alle vecchie abitudini. L’88% dei manager si aspetta l’introduzione di modalità di lavoro più ibride nel lungo periodo e i dipendenti prevedono di trascorrere in media un terzo del proprio tempo (37%) al di fuori del tradizionale luogo di lavoro.

Tra i principali benefici si annoverano la possibilità di vestirsi in modo più casual (77%) e di personalizzare il proprio ambiente di lavoro (39%), avere più tempo per i propri hobby (49%), per i propri figli (36%) ma anche per gli animali domestici (22%).

Il rovescio della medaglia

Tuttavia, gli italiani di tutte le fasce d’età hanno dichiarato di apprezzare l’ambiente lavorativo tradizionale, specialmente per la possibilità di socializzare e condividere esperienze e informazioni più facilmente con i colleghi. Una delle principali sfide del lavoro da remoto è, infatti, la sensazione di essere più isolati e meno in relazione con i colleghi, un fattore che potrebbe comportare anche un importante calo nel tasso di innovazione.

La ricerca di Microsoft ha evidenziato come il lavoro da remoto possa inibire la condivisione di idee tra le persone e porti i dipendenti a essere meno invogliati a chiedere aiuto o a delegare in modo appropriato. In particolare, è fondamentale supportare il middle management nel superare questi limiti per promuovere una cultura del lavoro che favorisca l’innovazione: il 61% dei manager intervistati riconosce di aver avuto problemi a delegare in modo efficace e a supportare i team virtuali e il 63% confessa di avere difficoltà nella promozione di una forte cultura di squadra in questo scenario di remote working.   

La difficoltà nel rimanere connessi con il proprio team influenza, quindi, la capacità di condividere nuove idee e innovare: rispetto allo scorso anno è stato registrato un calo sensibile nel numero di manager che dichiarano che la propria azienda possiede una cultura innovativa, passando dal 40% nel 2019 al 30% nel 2020. Allo stesso modo, è stato rilevato un calo anche nella percezione dell’innovazione di prodotti e servizi, che è passata dal 56% nel 2019 al 47% nel 2020. 

Agi

Gualtieri assicura: “Dal 2021 taglio delle tasse e assegno unico”

AGI – Una riforma del fisco in tre anni con una riduzione delle tasse già dal 2021 grazie al taglio del cuneo fiscale, che sarà spalmato sull’intero anno, e alla fiscalità di vantaggio al Sud che potrebbe essere estesa. Il ministro dell’Economia in audizione in Parlamento sulla Nota di aggiornamento al Def indica le tappe della strategia del governo.

“Le tasse non aumenteranno l’anno prossimo ma si ridurranno. Ci sarà a regime per 12 mesi la riduzione sostanziale dell’Irpef, attraverso l’estensione annuale del taglio del cuneo, che quest’anno e’ partita a luglio, e ci sarà la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno: sono due elementi aggiuntivi che determineranno la riduzione delle tasse”, ha spiegato Gualtieri sottolineando che il governo intende realizzare “un’ampia riforma fiscale nel triennio che sarà introdotta con una legge delega che si legherà all’altra riforma” che si conta di “adottare già dal 2021” e che riguarda l’assegno unico universale per i figli. L’obiettivo è di rendere “operativo a partire dal primo gennaio 2022” il modulo principale della riforma fiscale, ovvero quello relativo alla riforma dell’Irpef.

Lo scostamento da 24 miliardi

L’esecutivo è pronto a mettere in campo con la manovra di bilancio “un’espansione fiscale di 1,3 punti percentuali di Pil, circa 24 miliardi di euro, che porterà l’obiettivo di deficit al 7%” l’anno prossimo. Tale espansione, ha spiegato, “si andrà riducendo nel 2022 per consentire una graduale riduzione del deficit”. Per questo il governo ha presentato una richiesta di scostamento, che sarà votata domani dal Parlamento, “coerente con la conferma da parte della Commissione europea della general escape clause”, ovvero la ‘clausola di salvaguardia generale’ che consente la sospensione temporanea del Patto di Stabilità e di Crescita anche per il 2021.

La nuova stima di deficit 2020 prevista nella Nadef, ha detto Gualtieri, è “migliore di quella desumibile dal Def” anche grazie a un andamento delle entrate “migliore del previsto” per “circa 6,9 miliardi”. Il ministro ha quindi ringraziato “quei contribuenti che anche nei mesi peggiori della pandemia hanno continuato a versare i propri oneri fiscali e contributivi anche se avevano diritto alla sospensione”.

Verso la proroga della moratoria dei prestiti per le Pmi

Il governo sta anche valutando “l’ulteriore prolungamento della moratoria dei crediti per le pmi che attualmente scade il 31 gennaio” ed è in corso il dialogo con la Commissione europea per capire “cosa del Temporary framework verrà prorogato il prossimo anno”. La Nadef, ha spiegato ancora il titolare dell’Economia, è basata su “stime prudenti che non tengono conto dell’impatto delle riforme né dell’impatto ulteriore di una riduzione del costo medio del debito”. Tuttavia le riforme strutturali considerate, “se efficaci, possono innalzare il Pil a fine periodo, nel 2026, di oltre due punti percentuali” ma, ha precisato Gualtieri, “per prudenza” non sono state incluse nelle stime.

La stima del Pil 2020 include un aumento dei contagi

La contrazione del Pil stimata per l’anno in corso, nello scenario di base, è del 9% e “si basa su una riduzione della crescita nel quarto trimestre e quindi già sconta un aumento dei contagi in autunno”. Nello scenario peggiore è, invece, “incorporato un aumento molto forte dei contagi con restrizioni in Europa molto marcate” che porterebbe a una caduta del Pil del 10,5% ma, ha ribadito il ministro, “oggi non è lo scenario piu’ probabile”. Per Gualtieri, quindi, “la vera sfida consiste nel contenimento del virus”. Il governo, ha confermato il ministro, si aspetta “un notevole rimbalzo” del Pil per il terzo trimestre, superiore a quello previsto nel Def, “e piu’ contenuto per il quarto” per il quale la stima e’ “prudentemente fissata allo 0,4%”. Il Pil tornerà quindi al livello pre Covid “nel terzo trimestre 2022”. 

 

Agi

Per Confindustria il Pil nel 2020 calerà del del 10%. “Siamo indietro di 23 anni”

AGI – La crisi da Covid-19 per l’Italia ha avuto una contrazione in termini di Pil che porta il Paese indietro di 23 anni. Una vera e propria ‘tempesta perfetta’ causata in marzo-aprile da un doppio shock di domanda e offerta che ha prodotto effetti dirompenti sull’economia italiana.

Il Centro Studi Confindustria stima un profondo calo del Pil italiano del -10% nel 2020 e un recupero parziale del +4,8% nel 2021. Uno scenario che non include per l’anno prossimo gli effetti della manovra che varerà il Governo e le risorse europee previste dal Recovery fund.

Una ripresa che comunque avverrà – e gradualmente – solo a condizione  che la diffusione del virus sia contenuta in modo efficace. Per gli esperti di via dell’Astronomia, nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019 e molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa 8 punti percentuali.

Per l’Italia, l’utilizzo degli strumenti europei, soprattutto il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, costituisce “un bivio cruciale: se si riusciranno a utilizzare in modo appropriato le risorse e a potenziarne l’effetto portando avanti riforme troppo a lungo rimaste ferme, allora si sarà imboccata la strada giusta per risalire la china. Altrimenti, l’Italia rimarrà un Paese in declino, che non sarà in grado di ripagare il suo enorme debito pubblico”.

Per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, il rapporto del Centro studi Confindustria è “solido e condivisibile sia nella sua parte analitica che nella proposta delle policy” ed è “in sintonia con l’impostazione data dalla Nadef e che intendiamo dare al Recovery Plan”. Gualtieri ha sottolineato come all’Italia serva un “cambio di paradigma”, per “risolvere i suoi problemi infrastrutturali, come il Pil, la produttività e l’occupazione”. (AGI)

Nel 2020 in fumo 410.000 posti di lavoro

Il calo del Pil nel 2020 per effetto del Covid avrà un impatto sull’occupazione non indifferente: calerà dell’1,8%, vale a dire che andranno in fumo 410 mila posti di lavoro solo quest’anno. Nel 2021 con un incompleto recupero del Pil – si legge nel rapporto – la risalita della domanda risulterà tuttavia insufficiente e il numero degli occupati sarà comunque in calo dell’1% (-230 mila persone). 

Nei primi due trimestri del 2020 il monte ore annuo lavorate è calato del 15,1%.  Ciò è dovuto soprattutto – spiega il Csc – al calo di ore pro-capite (-13,5%), mentre le persone occupate sono scese dell’1,5%, un dato contenuto in primo luogo per il massiccio ricorso alla cassa integrazione che il governo ha reso disponibile in deroga. E la tenuta occupazionale dei prossimi mesi “è garantita dall’estensione della cassa integrazione a condizioni favorevoli fino a fine anno” e “dal contemporaneo blocco dei licenziamenti”.

È infatti il “ricorso importante a strumenti come la Cig” a limitare l’impatto dell’emergenza coronavirus, con una diminuzione degli Ula – il dato che indica il numero di unità equivalenti a posti di lavoro a tempo pieno – del 10,2 percento, pari a 2 milioni e 450 mila unità. Secondo gli economisti nel 2021 la domanda di lavoro tornerà a salire, ma meno del Pil (+4% le ‘Ula’), non riuscendo quindi a evitare un ulteriore calo degli occupati.

Recovery bivio cruciale, serve cambio paradigma 

L’utilizzo degli strumenti europei come il Next generation Eu per l’Italia è un “bivio cruciale: se si riusciranno a utilizzare in modo appropriato le risorse e a potenziarne l’effetto”, “allora si sarà imboccata la strada per risalire la china. Altrimenti l’Italia rimarrà un Paese in declino che non sarà in grado di ripagare il suo enorme debito pubblico”. Nel rapporto il Csc si evidenzia come per risollevare l’economia italiana dopo decenni di bassa crescita, “serve un cambio di paradigma per accrescere strutturalmente il potenziale di espansione dell’economia italiana”.

Occorre inoltre “rivedere le modalità con cui vengono tradotte in norme le decisioni pubbliche, la pubblica amministrazione, innalzare la qualità dei servizi pubblici e far si che questi siano offerti in tempi certi e brevi, innalzare gli investimenti pubblici, determinanti per la costruzione di capitale fisico, umano e di conoscenza in grado di aumentare la produttività, puntando su infrastrutture tradizionali, ricerca, digitalizzazione, formazione di capitale umano e sostenibilità ambientate per colmare i divari territoriali”. 

Agi

Digitale: 11 milioni di italiani hanno attivato Spid

AGI – “Nel settembre 2019, le identità digitali attivate da Spid erano 4 milioni e 800 mila. Oggi, dopo un anno di lavoro e grazie ai cittadini, abbiamo superato gli 11 milioni“. Così su Twitter il Dipartimento per la trasformazione digitale. Un tweet rilanciato dalla ministra per l’Innovazione Paola Pisano.

 Il ministero per l’Innovazione inoltre ha lanciato un nuovo modo per ottenere l’identità digitale. Si chiama ‘audio-video’ e consente di attivare il Sistema pubblico di identità digitale direttamente dai siti dei gestori.

Con questa nuova modalità di riconoscimento il cittadino potrà attivare Spid da casa, in tre passaggi: primo dovrà registrarsi sul sito del gestore prescelto; poi realizzare col proprio smartphone o computer di un video in cui mostra il suo documento di riconoscimento italiano, menzionando nello stesso un codice fornito dal gestore; infine effettuare un bonifico simbolico – anche pochi centesimi – da un conto corrente intestato indicando nella causale il codice ricevuto. L’operatore verificherà nel giro di pochi giorni le informazioni ricevute dal cittadino per effettuare i controlli antifone, quindi rilascerà l’identità digitale.

 

Agi

È il turismo a pagare gli effetti più pesanti del Covid

AGI – È il turismo il settore che più degli altri paga gli effetti della crisi del Coronavirus. Dall’occupazione alla fiducia tutti gli indicatori evidenziano che si sta procedendo a grandi passi verso una crisi strutturale. Il differente livello di estensione delle chiusure e le conseguenze prodotte dal lockdown sull’economia italiana hanno determinato diversità rilevanti tra i settori economici, esponendo in particolar modo turismo e attività ricettive, ad una crisi senza precedenti. E’ la fotografia che emerge dal Focus diffuso dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro e dal calcolo di Swg redatto per conto di Confturismo-Confcommercio

Gli effetti sull’occupazione

Secondo quanto rilevano i consulenti del lavoro, tra giugno 2019 e 2020, il mercato del lavoro italiano ha subito un crollo di 841 mila occupati (-3,6%) e il settore turistico, alberghi e ristoranti, in particolare, nel secondo trimestre, ha registrato un calo occupazionale di 246 mila unità (-16,1%), di cui 158 mila nei servizi di ristorazione (-13%) e 88 mila nel settore degli alloggi: quest’ultimo ha visto crollare la base occupazionale del 28,3%.

Poco credibile il recupero posti di lavoro

Per quanto durante la stagione estiva il settore possa aver registrato un lieve recupero, la gravità degli effetti prodotti dalla pandemia, in particolare nel comparto ricettivo, rende poco credibile un recupero occupazionale nel breve-medio periodo. L’elevata stagionalità dell’occupazione in questo ambito ha inoltre determinato la cessazione di molti contratti a termine e il sostanziale abbattimento delle assunzioni. Complessivamente la crisi del settore ha contributo a determinare il 29,3% delle perdite occupazionali tra giugno 2019 e 2020. 

Passato lo schock Covid, resta la recessione

Settimo risultato consecutivo pesantemente al di sotto dei valori pre-Covid dell’indice di fiducia del viaggiatore italiano. Secondo il calcolo di Swg per conto di Confturismo-Confcommercio a settembre, il valore si attesta a 57 punti (su scala da 0 a 100), 12 in meno rispetto a settembre 2019. Ma non è questo l’unico segnale di allarme. L’indice ha fatto registrare, tra febbraio e maggio di quest’anno, valori ben più al di sotto delle medie di stagione; tuttavia da luglio l’andamento dell’indice torna ad avere le stesse oscillazioni dell’anno precedente ma sempre, sistematicamente, con 10-12 punti in meno. In pratica, la domanda sembra avere sì superato lo shock del Covid-19, ma assestandosi su valori notevolmente più bassi rispetto al passato. 

Agi

Un guasto manda in tilt la Borsa di Tokyo

AGI – La Borsa di Tokyo tornerà regolarmente a funzionare domani, dopo il “guasto senza precedenti” al sistema che oggi ha fermato le contrattazioni per l’intera giornata. Lo rende noto la Japan Exchange Group (Jpx), l’operatore del mercato azionario di Tokyo, ribadendo che finora non sono emerse indicazioni di un attacco informatico.

La riparazione del guasto avrebbe richiesto un riavvio del sistema che “avrebbe creato confusione tra gli investitori e gli operatori di mercato”, ha spiegato il presidente della Borsa di Tokyo, Koichiro Miyahara durante una conferenza stampa. “Dopo aver discusso con i partecipanti al mercato, abbiamo deciso di fermare le contrattazioni per l’intera giornata”, ha precisato. “Abbiamo causato grandi disagi a molti partecipanti al mercato e investitori… Ci scusiamo sinceramente”, ha aggiunto.

UN GUASTO HA IMPEDITO AL BACKUP DI FUNZIONARE
Il problema è stato ricondotto a un guasto della memoria che ha impedito di attivare correttamente il passaggio a un sistema di backup. “Ci stiamo preparando a riaprire il mercato domani”, ha dichiarato Miyahara, il quale ha tuttavia detto anche che una decisione finale dovrebbe essere annunciata tra diverse ore. Secondo quanto riferiscono i funzionari, l’hardware difettoso è stato sostituito e il personale si sta impegnando a monitorare il sistema per evitare che problema si ripeta. Più nel dettaglio il problema sarebbe stato identificato prima dell’apertura del mercato. 

PER LA PRIMA VOLTA TOKYO È RESTATA FERMA 24 ORE
La Jpx 30 minuti prima della campana di apertura ha annunciato un dimezzamento degli scambi. Intorno a mezzogiorno, Jpx ha precisato che le negoziazioni sarebbero state interrotte per il resto della giornata, registrando così per il listino nipponico la prima interruzione per un’intera giornata da quando il suo attuale sistema operativo è stato installato nel 1999. Il problema tecnico ha colpito i principali indici, il Nikkei 225 e il Topix, nonché gli scambi regionali di Nagoya, Sapporo e Fukuoka che operano attraverso il sistema di Tokyo. La borsa di Osaka invece è stata l’unica a restare attiva

Jpx è la terza piazza di scambio azionario più grande al mondo, dietro New York e Shanghai, con una capitalizzazione di mercato, stimata in 5.100 miliardi di dollari, incluse le quotazioni sulle borse fuori Tokyo. L’arresto delle contrattazioni ha fermato uno dei pochi grandi mercati azionari aperti in Asia, visto che le borse di Hong Kong, Shanghai, Seul e Taipei erano chiuse per ferie. È il primo problema tecnico significativo che colpisce Tokyo dal 2018, quando un problema del sistema di negoziazione ha impedito ad alcune società di intermediazione mobiliare di eseguire gli ordini, sebbene l’effetto sull’attività complessiva del mercato sia stata limitato. 

NESSUN SEGNALE DI ATTACCO INFORMATICO
La Borsa di Tokyo non non si è mai chiusa né durante gli attacchi dell’11 settembre 2001, né durante il terremoto e lo tsunami del marzo 2011, ma l’intera sessione mattutina è stata sospesa per un problema tecnico durante un giorno di negoziazione nel novembre 2005. Il portavoce di Jpx ha detto era la prima volta che un intero giorno di negoziazione veniva perso da quando l’attuale sistema Arrowhead è stato installato nel 1999.

È arrivato dopo che la Borsa della Nuova Zelanda è stata colpita da attacchi informatici in agosto, costringendo il listino a fermare gli scambi per diversi giorni, ma i funzionari giapponesi hanno detto che non c’era indicazione finora di un attacco informatico. “Non abbiamo alcuna informazione a portata di mano che lo suggerisca”, ha assicurato il portavoce della Tse, Hiroyuki Takahashi. Il portavoce del governo Katsunobu Kato ha detto che la Financial Services Agency ha incaricato JPX di ripristinare rapidamente le operazioni e indagare sul problema. Anche il governo, ha aggiunto, non ha avuto alcun suggerimento immediato che fosse coinvolto un attacco informatico, ma si è rifiutato di “dire qualcosa di definitivo” in questa fase. 

L’ULTIMO GRAVE PROBLEMA A TOKYO È STATO NEL 2005
Gli analisti hanno affermato che il problema tecnico non avrebbe avuto un impatto immediato significativo sul mercato. “L’ultima volta che è successo qualcosa di simile è stato nel 2005. A quel tempo, l’impatto non era così profondo”, ha detto Makoto Sengoku, analista di mercato presso il Tokai Tokyo Research Institute. “Se guardi i futures, sono alti. Per ora, le aspettative sono che l’impatto sarà limitato”, ha aggiunto. 

Agi

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