Economia

Per Bankitalia il contante costa agli esercenti più delle carte

AGI – La Banca d’Italia avverte che le norme contenute nella legge di bilancio sull’innalzamento del tetto per l’utilizzo del contante e sulla rimozione delle multe per gli esercenti che non consentono di utilizzare il Pos fino a 60 euro rischiano di entrare in contrasto con la modernità proposta dal Pnrr e di non favorire la lotta all’evasione fiscale e all’economia sommersa. Così come alcune misure di tregua fiscale. Nella deposizione alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, ha analizzato la legge di bilancio evidenziandone le criticità riscontrate e i punti di forza.

“Le norme in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di misure che riducono gli oneri tributari per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione che anima il Pnrr e con l’esigenza di ridurre l’evasione fiscale”, ha spiegato il dirigente di Bankitalia.

“I pagamenti elettronici riducono l’evasione”

Balassone ha ricordato: “Il tetto sul contante rappresenta un ostacolo per la criminalità e l’evasione. Degli studi degli ultimi anni suggeriscono che soglie più alte favoriscono l’economia sommersa. C’è inoltre evidenza che l’uso dei pagamenti elettronici, grazie al loro tracciamento, riduce l’evasione fiscale”. La manovra prevede, invece, l’innalzamento a partire dal 1 gennaio 2023 da mille a cinquemila euro del limite per l’utilizzo nei pagamenti.

Il dirigente di Palazzo Koch ha specificato inolte che il contante “ha dei costi legati alla sicurezza, visto i furti a cui è soggetto”, segnalando che le statistiche su dati 2016 elaborate da Bankitalia riportavano come “per gli esercenti il costo per il contante è stato superiore a quello delle transazioni digitali con carta di credito o di debito”.

 Bankitalia osserva inoltre come una serie di misure fiscali contenute nella legge di bilancio presenti “aspetti critici più volte segnalati in riferimento a misure analoghe”. Perché, secondo Balassone, “la discrepanza di trattamento fiscale tra dipendenti e lavoratori autonomi, e tra questi quelli sottoposti a regime forfetario, risulta accresciuta”.

Quanto all’estensione della flat tax, il dirigente di Bankitalia ha specificato: “In un periodo di inflazione elevata la coesistenza di un regime a tassa piatta e uno soggetto a progressività comporta una ulteriore penalizzazione per chi è soggetto al secondo”.

Una manovra con una “impostazione prudente”

Al netto dei rilievi, la banca centrale valuta che “vista l’elevata incertezza del quadro economico e gli spazi di bilancio limitati”, l’impostazione scelta dal governo per il documento di programmazione di bilancio “appare prudente”. La congiuntura nel Paese “ha mostrato sinora una tenuta”, con un andamento “ancora favorevole degli investimenti”. Gli inndicatori più recenti, però, ha sottolineato Balassone, “indicano un rallentamento del trimestre in corso. E il quadro macroeconomico delineato nel documento di programmazione sostanzialmente non si discosta da questo scenario”.

Resta ferma un’altra raccomandazione sul deficit. “Dato il livello alto del debito pubblico – ha concluso il dirigente – l’incertezza sulle prospettive economiche ed il livello alto dei tassi di interese, l’obiettivo della riduzione del rapporto debito/Pil nel triennio è una scelta necessaria”.

Non si placa dunque la discussione sulle due misure in materia di utilizzo del contante, tra le più dibattute tra quelle contenute del documento di programmazione. Ieri la premier Giorgia Meloni ha sostenuto che più abbassi il tetto al contante più favorisci l’evasione”. Mentre sul Pos ha aggiunto: “La soglia può essere meno di 60 euro”.

Le critiche delle opposizioni

Ma le opposizioni replicano che le norme vanno stralciate. “Oggi anche la Banca d’Italia, dopo la Corte dei conti e Confindustria, boccia la manovra. Viene cancellato il reddito di cittadinanza e viene introdotta l’evasione di cittadinanza”, ha detto il leader M5s Giuseppe Conte.

Anche il senatore Pd Antonio Misiani ha incalzato il governo: “Dopo la Corte dei Conti anche la Banca d’Italia boccia le norme della legge di bilancio su Pos e contanti. Giustamente. Favoriscono l’evasione, complicano la vita ai tanti italiani che usano la moneta elettronica e mettono a rischio il Pnrr. Il governo le tolga di mezzo”. 


Per Bankitalia il contante costa agli esercenti più delle carte

Censis: ecco l’Italia di oggi, malinconica e con la paura della guerra

AGI – Un’Italia malinconica, agitata dalla paura della guerra e dall’inflazione, che costringe a erodere i risparmi e pagare le bollette in ritardo. Questo il ritratto che emerge dal cinquantaseiesimo rapporto Censis sulla situazione sociale di un Paese che, si legge nel testo, “vive in uno stato di latenza”.

“Il nostro Paese, nonostante lo stratificarsi di crisi e difficoltà, non regredisce grazie allo sforzo individuale, ma non matura”, sottolinea l’istituto, osservando che “l’Italia non cresce abbastanza o non cresce affatto” e “la macchina amministrativa pubblica è andata fuori giri e così non sarà in grado di trainare la ripresa”. 

Un italiano su quattro a rischio povertà o esclusione

Nel 2021 gli individui soggetti al rischio di povertà o di esclusione sociale sono pari al 25,4% della popolazione, ovvero oltre uno su quattro. Gli individui a rischio di povertà o esclusione sociale sono per il 41,2% residenti nel Mezzogiorno (a fronte del 21% nel Centro, del 17,1% nel Nord-Ovest e del 14,2% nel Nord-Est), per il 33,9% sono appartenenti a famiglie in cui il reddito principale è quello pensionistico (a fronte del 18,4% e del 22,4% appartenenti a famiglie con reddito principale da lavoro dipendente o da lavoro autonomo) e per il 64,3% sono membri di famiglie che percepiscono ‘altri redditi’, dei quali 56,6% si qualifica anche come individuo a bassa intensità lavorativa.

Infine viene nuovamente superata la soglia del 40% nel caso di individui appartenenti a famiglie dove almeno un componente non è italiano (42,2%) o dove vivono tre o più minori (41,6%).

Nel 2021 le famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta sono più di 1,9 milioni, il 7,5% del totale: un milione in più rispetto al 2019. 

L’inflazione aumenta le disuguaglianze

Gli italiani temono la corsa dell’inflazione: oltre il 64% sta già mettendo mano ai risparmi per far fronte all’impatto dei rincari dei prezzi. 

La quasi totalità degli italiani, il 92,7%, è convinta che l’accelerata dell’inflazione durerà a lungo e che bisogna pensare subito a come difendersi. Il 76,4% pensa che non potrà contare su aumenti significativi delle entrate familiari nel prossimo anno, il 69,3% teme che nei prossimi mesi il proprio tenore di vita si abbasserà (e la percentuale sale al 79,3% tra le persone che già detengono redditi bassi) e ben il 64,4% sta ricorrendo ai risparmi per fronteggiare l’inflazione.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo, ricorda il Censis, è aumentato nel primo semestre del 2022 del 6,7% rispetto al primo semestre del 2021. Nello stesso periodo, le retribuzioni contrattuali del lavoro dipendente a tempo pieno sono aumentate solo dello 0,7%. Ma l’inflazione non solo colpisce i redditi fissi o comunque tendenzialmente stabili nel medio periodo, aumenta anche la forbice della disuguaglianza tra le diverse componenti sociali: le famiglie meno abbienti si confrontano con un incremento medio dei prezzi pari al 9,8%, mentre per le famiglie più agiate l’aumento è del 6,1%, quasi 4 punti percentuali in meno.

Questo divario discende dalla diversa dinamica dei prezzi dei beni (alimentari e per la casa su tutti) che pesano in particolare sul carrello della spesa delle famiglie meno abbienti. Nell’ultimo periodo, tra il 2012 e il 2021, l’andamento dei prezzi riflette le conseguenze di una fase tendenzialmente deflattiva per l’Italia (in media 0,7% annuo), caratterizzata soprattutto da una moderazione salariale che ha di fatto rimosso qualsiasi rischio di innesco della spirale prezzi-salari. Ma, secondo il Censis, gli attuali livelli di inflazione – con punte di rialzo dei prezzi dei beni alimentari intorno all’11%, senza contare gli incrementi del 50% dei beni energetici – potrebbero incidere profondamente sul potere d’acquisto delle famiglie.

Lo spettro della crisi energetica

La crisi energetica è la principale fonte di preoccupazione per le famiglie italiane, emerge ancora dal rapporto: per il 33,4%, e la percentuale arriva al 43% tra le famiglie in una bassa condizione socio-economica, le più colpite dall’aumento dei costi incomprimibili.

Il 6,5% delle famiglie italiane era in ritardo con il pagamento delle bollette (dato in linea con la media europea) nel 2021. Ancora più numerosi sono coloro che affermano di non riuscire a riscaldare adeguatamente la propria abitazione: l’8,1% delle famiglie, un dato superiore di 1,2 punti percentuali al dato europeo.

Il timore di una guerra mondiale

Il 61,1% degli italiani teme che possa scoppiare un conflitto mondiale e il 57,7% che l’Italia possa entrare in guerra, si legge nel rapporto, secondo il quale il 66,5% degli italiani, 10 punti percentuali in più rispetto al 2019 pre-Covid, si sente insicuro.

I principali rischi globali percepiti sono: per il 46,2% la guerra, per il 45,0% la crisi economica, per il 37,7% virus letali e nuove minacce biologiche alla salute, per il 26,6% l’instabilità dei mercati internazionali, dalla scarsità delle materie prime al boom dei prezzi dell’energia, per il 24,5% gli eventi atmosferici catastrofici, come temperature torride e precipitazioni intense, per il 9,4% gli attacchi informatici su vasta scala. 

“Finita l’era delle sicurezze, prevale il nichilismo”

“La malinconia definisce il carattere degli italiani, il nichilismo. E’ la fine dell’era dell’abbondanza e delle sicurezze”, ha detto Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, nel corso della presentazione del rapporto. Una malinconia, ha spiegato, che “corrisponde alla coscienza della fine del dominio dell’Io sugli eventi del mondo, l’Io che è costretto a confrontarsi con i propri limiti quando è costretto a relazionarsi con il mondo”. Situazione che deriva da questi ultimi 3 anni “straordinari” che hanno visto eventi eccezionali che vanno dalla pandemia alla siccità fino al caro bollette e alla guerra, “i grandi eventi della storia che si è rimessa in moto e con cui dobbiamo relazionarci”.

“Se quella del 2020 non sembra un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi – ha concluso – oggi invece si paga un prezzo dell’irruzione della storia nelle nostre piccole storie e quei meccanismi proiettivi hanno perso presa sulla società e forza di orientamento nei comportamenti collettivi”.


Censis: ecco l’Italia di oggi, malinconica e con la paura della guerra

Terremoto alla Juventus e alla Ferrari

AGI – Un vero sisma di proporzioni gigantesche scuote la Juventus e la Ferrari. Exor indica in Gianluca Ferrero il nuovo presidente che guiderà la squadra torinese .Dopo due settimane di indiscrezioni, invece, arriva l’addio ufficiale dello ‘stratega’ della casa di Maranello in Formula 1.

Le dimissioni di Andrea Agnelli e di tutto il cda sono arrivate ieri sera, come un fulmine a ciel sereno, nell’ambiente bianconero. Poco dopo, Maurizio Scanavino è stato nominato nuovo direttore generale della società calcistica torinese. Sullo sfondo di questo ribaltone c’è l’inchiesta Prisma sulle plusvalenze e gli accertamenti della Consob.  Per la holding della famiglia Agnelli “Ferrero ha le competenze tecniche giuste e un cuore bianconero”.

Chi è Gianluca Ferrero

Commercialista, revisore, sindaco e amministratore di varie società, sarà il nuovo presidente della Juventus. Exor, la holding della famiglia Agnelli, lo indicherà insieme agli altri candidati per il nuovo cda

Nato a Torino nel 1963, laureato in Economia e Commercio nel 1988. Dal 1989 è iscritto all’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Torino e dal 1995 è iscritto al Registro dei revisori legali. È inoltre consulente tecnico del Giudice presso il medesimo Tribunale. 

Ferrero è presidente del collegio sindacale di Fincantieri, Luigi Lavazza, Biotronik Italia, Praxi Intellectual Property, P. Fiduciaria, Emilio Lavazza, Gedi Gruppo Editoriale, Nuo e Lifenet. 

Ricopre inoltre la carica di sindaco effettivo in Fenera Holding ed è vicepresidente del consiglio di amministrazione della Banca del Piemonte e componente del consiglio di amministrazione di Italia Independent Group, di Lol e di Pygar. 

Ferrari, lascia Binotto

Mattia Binotto lascia il ruolo di team principal della Ferrari: dopo due settimane di indiscrezioni è arrivato l’annuncio ufficiale che il 53enne si è dimesso e a fine anno si farà da parte, dopo un mondiale di Formula 1 chiuso al secondo posto nella classifica piloti e in quella costruttori ma costellato di errori e scivoloni.

È la fine di un’epoca per l’ingegnere nato a Losanna da gennitori emiliani che lascia il Cavallino dopo 18 anni senza portare a termine il contratto in scadenza a fine 2023.

L’amministratore delegato, Benedetto Vigna, in una nota ha ringraziato Binotto per aver reso competitiva la scuderia: “Siamo in una posizione di forza per rinnovare il nostro impegno, in primo luogo per i nostri incredibili fan in tutto il mondo, per vincere” il mondiale piloti, ha assicureato. Poi ha annunciato “il processo per identificare il nuovo team principal, che dovrebbe concludersi nel nuovo anno”.

In pole resta il francese Frederic Vasseur, attuale capo dell’Alfa Romeo-Sauber. Il 54enne ingegnere francese, un curriculum da uomo di corse costruito gestendo team nelle serie minori, sarebbe forte del rapporto con i vertici del gruppo Stellantis costruito in questi anni di gestione della Sauber, brandizzata Alfa Romeo. Sotto la sua gestione, tra l’altro, Charles Leclerc aveva esordito in Formula 1.


Terremoto alla Juventus e alla Ferrari

In arrivo quasi 47 miliardi di tredicesime (ma 11,4 finiranno al Fisco)

AGI – In arrivo quasi 47 miliardi di euro di tredicesime, di cui 11,4 finiranno nelle casse dell’Erario. I pensionati cominceranno a riscuoterla giovedì prossimo; i dipendenti pubblici e quelli privati, invece, entro le prossime tre o quattro settimane. Lo afferma l’Ufficio studi della Cgia che ha già fatto i primi conti: quest’anno l’ammontare complessivo toccherà i 46,9 miliardi di euro, di cui 11,4 verranno “assorbiti” dal fisco.

I destinatari di questa gratifica ammontano a 33,9 milioni di italiani: 16,1 milioni di pensionati e 17,8 milioni di lavoratori dipendenti. Probabilmente una buona parte di questa mensilità aggiuntiva sarà spesa nel mese di dicembre per pagare, in particolar modo, le bollette di luce e gas, la rata del mutuo, il saldo dell’Imu della seconda abitazione, ma è altrettanto auspicabile che la rimanente parte venga utilizzata per rilanciare i consumi natalizi. Una voce, quest’ultima, che ha una incidenza molto importante sul bilancio annuale di molti artigiani e di altrettanti piccoli commercianti.

Va ricordato che per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, tutti i contratti nazionali di lavoro prevedono, per legge, la tredicesima mensilità. Infine, secondo una stima dell’Ufficio studi della Cgia, sono tra i 7,5 e gli 8 milioni i lavoratori dipendenti del settore privato che beneficiano anche della 14esima (pari a poco più della metà dei dipendenti privati totali).

I principali contratti nazionali di lavoro che prevedono questa mensilità aggiuntiva che tradizionalmente viene erogata a luglio sono: l’agricoltura, l’alimentare, l’autotrasporto, il commercio/turismo/ristorazione e il comparto pulizia/multiservizi.

L’Ufficio studi della Cgia stima che la spesa per i regali natalizi di quest’anno dovrebbe toccare almeno la stessa soglia registrata l’anno scorso, quando sfiorò i 9,5 miliardi di euro. Niente a che vedere, tuttavia, con quanto spendevamo prima della grande crisi del 2008-2009, quando per i regali natalizi gli italiani facevano acquisti per 18/19 miliardi di euro.

La contrazione registrata in questi ultimi anni in parte è anche ascrivibile al fatto che molti italiani anticipano a novembre l’acquisto dei regali, approfittando del “black friday”. Con meno acquisti, tuttavia, a pagare il conto sono stati soprattutto i negozi di vicinato, mentre gli outlet e, almeno in parte, la grande distribuzione organizzata sono riusciti ad ammortizzare il colpo.


In arrivo quasi 47 miliardi di tredicesime (ma 11,4 finiranno al Fisco)

Lufthansa corre da sola e punta all’acquisizione di Ita Airways

AGI –  Lufthansa starebbe valutando di proporre un’offerta solitaria per l’acquisizione di Ita Airways. Lo scrive Bloomberg, citando fonti vicine al dossier.

Dopo il ritiro di Msc Group dalla procedura per l’acquisto del vettore aereo, la compagnia tedesca avrebbe avuto dei colloqui a riguardo con esponenti del governo italiano.

Lufthansa, riferisce Bloomberg, starebbe valutando una serie di opzioni, tra cui quella di diventare socio di minoranza di Ita, la discussione sarebbe solamente allo stato preliminare. 


Lufthansa corre da sola e punta all’acquisizione di Ita Airways

Il via libera della Fda americana alla carne da laboratorio

AGI – Scrive il Washington Post che mercoledì la Food and Drug Administration (Fda) ha dichiarato sicuro per il consumo di un alimento a base di carne prodotto in laboratorio e sviluppato da una start-up californiana. Ciò che, secondo il quotidiano, “apre la strada a prodotti derivati” ​​da vere cellule animali, che non richiedono la macellazione. Tant’è che un giorno potranno esser disponibili nei negozi di alimentari e nei ristoranti degli Stati Uniti.

Insomma, dozzine di importanti aziende alimentari si stanno dando da fare per far conoscere al pubblico americano la carne “derivata” e prodotta nel chiuso di un laboratorio. Finora questo metodo è appannaggio solo di Singapore, l’unico paese in cui questi prodotti sono venduti legalmente ai consumatori.

Ma l’annuncio della Fda ha così sdoganato il pollo di Upside Foods, nota anche come Memphis Meats, una società di tecnologia alimentare con sede a Berkley in California che punta a produrre carne realizzata in maniera sostenibile. Secondo la Fda è sicura da mangiare e si avvierà probabilmente la sua commercializzazione negli Usa dai prossimi mesi.

Upside Foods, nel frattempo, sta “raccogliendo cellule da tessuti animali vitali e coltivando carne commestibile – si legge nell’articolo – in condizioni controllate in bioreattori, carne che secondo l’azienda sarà identica a quella allevata in modo convenzionale”. A che pro? La risposta, asserisce il Post, è contenuta nel fatto che “le alternative all’agricoltura animale tradizionale sono viste come un modo per mitigare il cambiamento climatico” e sono state anche uno dei principali argomenti di discussione questa settimana alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Sharm el-Sheikh, in Egitto.

Nel frattempo sono diverse le start-up che hanno intrapreso la strada della carne derivata da cellule e “che hanno chiesto l’approvazione normativa a partire dal 2018”, anche perché questo tipo d’industria nel frattempo è cresciuta “fino a raggiungere più di 151 aziende in sei continenti, sostenuta da oltre 2,6 miliardi di dollari d’investimenti secondo il Good Food Institute, gruppo senza scopo di lucro che promuove alternative alla carne tradizionale. Anche se i costi iniziali di produzione, si fa notare, possono rendere i prodotti “proibitivi” proprio per la “difficoltà a creare un facsimile ragionevole di un tessuto animale da cellule in coltura”.

Chiosa il Post nel riportare il parere generale degli esperti: “Se le carni di laboratorio possono replicare il gusto e la consistenza della carne tradizionale – a un costo simile o inferiore e con meno svantaggi – potrebbe trattarsi di un punto di svolta per la nutrizione globale”. E anche la soluzione della fame nel mondo.


Il via libera della Fda americana alla carne da laboratorio

Morning bell: gli effetti del G20 sui mercati

AGI – Tracciare un bilancio complessivo del G20 di Bali rischia di essere più difficile del previsto. Di certo il vertice dei 20 Paesi più industrializzati del mondo (in rappresentanza del 60% della popolazione mondiale e dell’80% del Pil mondiale) si è chiuso con alcune rassicurazioni sul fronte delle tensioni geopolitiche.

La prima è inserita nella dichiarazione finale del G20, dove i leader hanno deplorato “nei termini più forti” l’aggressione della Russia in Ucraina. Nel testo si legge infatti che “la maggior parte dei Paesi ha condannato con forza la guerra in Ucraina sottolineando che sta causando immense sofferenze umane e sta esacerbando le fragilità esistenti nell’economia globale”.

La seconda arrivata dalla Nato, dopo che per una manciata di ore il mondo si è sentito sull’orlo di una terza guerra mondiale. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha dichiarato infatti che in merito ai missili caduto in territorio polacco “è in corso un’indagine e dobbiamo attenderne l’esito. Ma non abbiamo alcuna indicazione che sia stato il risultato di un attacco deliberato. E non abbiamo alcuna indicazione che la Russia stia preparando azioni militari offensive contro la Nato”. “La nostra analisi preliminare suggerisce che l’incidente sia stato probabilmente causato da un missile di difesa aerea ucraino lanciato per difendere il territorio ucraino dagli attacchi dei missili russi”, ha spiegato.

La sorpresa americana

Sul fronte macroeconomico uno dei dati più rilevanti della settimana resta il fatto che in Usa i prezzi alla produzione a ottobre sono cresciuti meno delle attese, registrando un aumento dello 0,2% su base mensile a fronte di un atteso +0,4%, e una crescita dell’8% su base annua rispetto al +8,3% stimato.

Un dato che ha rafforzato quello della settimana scorsa che ha mostrato un rallentamento dei prezzi al consumo e che fa ben sperare gli analisti circa un cambio di passo da parte della Fed, alle prese da tempo ormai con una politica di rialzo dei tassi particolarmente aggressiva.

Occhi puntati a maggior ragione quindi sull’intervento del ‘falco’ della Fed, James Bullard, in programma alle 14 (ora italiana) di giovedì. La speranza è di poter intravedere nel suo intervento un atteggiamento più morbido e accomodante nonostante domenica scorsa il governatore della Federal Reserve Christopher Waller abbia giudicato la reazione del mercato ai dati sull’inflazione eccessiva lasciando intuire che la banca centrale Usa probabilmente rallenterà il ritmo dei rialzi dei tassi, ma che “c’è ancora molta strada da fare”.

Ottimisti, ma non troppo

I timori restano, insomma, e lo dimostra la chiusura in negativo di mercoledì di Wall Street che ha registrato il calo del Dow Jones dello 0,11%, del Nasdaq dell’1,54% e dell’S&P 500 dello 0,82%.

Per quanto riguarda la Bce c’è grande attenzione per il discorso della presidente Christine Lagarde in programma venerdì alle 9.30. Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, ha dichiarato che “le stime ci dicono che la recessione nell’area dell’euro è un fatto ormai probabile tra l’ultimo trimestre di questo anno e il primo del prossimo”.

Quanto alla politica monetaria, “muovendo da tassi molto bassi ha dovuto e forse dovrà ancora fare un intervento per normalizzare i tassi. Ogni ulteriore adeguamento dovrà essere ponderato di volta in volta. Negli Stati Uniti – ha aggiunto – vi siano state dichiarazioni di esponenti importanti che dicono che adesso dobbiamo ragionare sulla velocità. È probabile si debba fare nuovi passi per normalizzare la politica monetaria ma tenendo conto di quello che è stato già fatto”.

Intanto prosegue e accelera la corsa dell’inflazione nel Regno Unito. A ottobre i prezzi al consumo nel Regno Unito sono balzati all’11,1% dal 10,1% di settembre, ben oltre le previsioni del 10,7%. Si tratta del tasso più alto dall’ottobre 1981, con la principale pressione al rialzo che arriva dall’impennata dei prezzi del gas e dell’elettricità.

Gli aumenti dei prezzi, più rapidi del previsto, sono un nuovo colpo per le famiglie britanniche, alle prese con il forte aumento del costo della vita, alla vigilia della presentazione del bilancio che dovrebbe segnare il ritorno dell’austerità nel Paese. La settimana si chiuderà infine, venerdì a mercati chiusi, con la pronuncia dell’agenzia di rating Fitch che, ad ottobre, ha lanciato un monito sui conti italiani.


Morning bell: gli effetti del G20 sui mercati

Crolla il token di Crypto.com, contagiato dalla crisi di Ftx

AGI – Il fallimento di Ftx rischia di innescare un effetto domino tra le borse di criptovalute, e ora finisce nel mirino anche Crypto.com, il cui token nativo è crollato ai minimi di 22 mesi. La società ha annunciato che l’amministratore delegato Kris Marszalek andrà in diretta su YouTube per rispondere alle domande su alcune transazioni sulla piattaforma che hanno scatenato speculazioni e ritiri di fondi.

Le preoccupazioni per la posizione finanziaria della borsa si sono intensificate nel fine settimana dopo i dati che hanno mostrato che a ottobre aveva accidentalmente inviato circa l’82% delle sue riserve di Ethereum – circa 400 milioni di dollari – a un portafoglio collegato a Gate.io.

Sebbene i fondi siano stati recuperati, gli operatori hanno affermato che il trasferimento contraddice le affermazioni di Crypto.com secondo cui tutti i fondi degli utenti sono tenuti offline in portafogli “freddi”.

Il Wall Street Journal ha riferito che i prelievi presso Crypto.com sono aumentati durante il fine settimana. Crypto.com è tra i primi 10 exchange per fatturato a livello globale, ma è più piccolo di Ftx e del leader di mercato Binance.

Ha fatto notizia nel 2021 dopo aver firmato un accordo da 700 milioni di dollari per ribattezzare lo Staples Center di Los Angeles come Crypto.com Arena. Nel frattempo, gli effetti del crollo di Ftx, società con sede alle Bahamas, che ha presentato istanza di fallimento venerdì scorso dopo un’ondata di prelievi da parte dei clienti e un fallito accordo di salvataggio con la borsa rivale Binance, hanno continuato a influenzare i mercati.

L’autorità di regolamentazione dei titoli delle Bahamas e gli investigatori finanziari stanno indagando su potenziali comportamenti scorretti. Bloomberg news ha riferito che la borsa Aax ha interrotto i prelievi. Visa Inc, il più grande processore di pagamenti al mondo, ha detto di aver interrotto gli accordi per le carte di credito globali con la piattaforma.


Crolla il token di Crypto.com, contagiato dalla crisi di Ftx

Morning Bell: l’ottimismo dei mercati dopo i dati sull’inflazione Usa

AGI – I mercati ritrovano l’ottimismo dopo i dati di ieri sull’inflazione americana. Dati che mostrano un rallentamento dell’economia a stelle strisce più marcata del previsto e che quindi allontanano, almeno ora, lo spettro di aumenti consistenti dei tassi di interesse da parte della Fed. Male quindi bene, nell’ottica degli investitori.

L’indice dei prezzi al consumo annuale, aggiornato a ottobre passa infatti dall’8,2 della precedente rilevazione al 7,7%, ben al di sotto dell’8 atteso. Nel frattempo aumenta il numero delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazioni, da 218 mila a 225 mila (al di sopra dei 220 mila attesi). E le Borse festeggiano.

A New York ieri le contrattazioni si sono chiuse con il Dow Jones a +3,69%, lo S&P 500 a +5,43% e il Nasdaq addirittura a +7,35%. Lo S&P 500 e il Nasdaq hanno registrato il balzo giornaliero più grande dall’aprile 2020, un vero record. Ottimismo anche in Asia dove tutti i principali indici procedono in netto rialzo con l’Hang Seng di Hong Kong che al momento fa registrare un +7,67%. Future europei e americani ancora in rialzo e future sull’oro in ribasso.

Il market mover della giornata potrebbe essere sicuramente il Pil mensile, trimestrale e annuale della Gran Bretagna, atteso in flessione così come le sua produzione manifatturiera.  L’euforia dei mercati delle ultime ore potrebbe però non durare così a lungo. 

Nel settimo bollettino economico dell’anno la Bce ha scritto che “sebbene si riscontrino alcune circostanze positive per l’economia mondiale” ma che “persistono rischi al ribasso” e che per questo si prevedono “ulteriori incrementi (dei tassi di interesse, ndr) per assicurare che l’inflazione torni tempestivamente in linea con l’obiettivo di medio termine”.

Il Consiglio direttivo della Bce ha aumentato da 150 a 250 miliardi il limite di obbligazioni che può prestare in cambio di contanti. Per Isabel Schnabel, membro del board dell’Eurotower “si tratta di una misura precauzionale volta ad attenuare la scarsità di garanzie e a sostenere il funzionamento del mercato in prossimità della fine dell’anno”.

Con la Bce che detiene migliaia di miliardi di euro di debito pubblico, gli operatori di mercato spesso faticano a trovare obbligazioni ad alto rating, come quelle tedesche, da prendere in prestito e utilizzare come garanzia nelle operazioni finanziarie.

Guardando ai cambi dopo i dati sull’inflazione americana il dollaro è precipitato sui minimi di due mesi nei confronti di sterlina, yen e, in misura minore, dell’euro. Ieri il biglietto verde ha perso il 2,92% a 1,1690 dollari per sterlina, con la valuta britannica che ha raggiunto il top dalla fine di agosto. Per quanto riguarda l’euro in questo momento la valuta unica è tornata nettamente sopra parità col dollaro e avanza di un nuovo 0,12% (dopo il +1,68% di ieri) a 1,0219, ai massimi da metà agosto.

Sullo sfondo c’è ancora l’esito del voto Midterm Usa. Un voto che che ha sorpreso gli analisti in quanto particolarmente incerto. L’attesa “onda rossa” non c’è stata e per capire come sarà composto, e come cambierà il Congresso, sarà necessario attendere ancora qualche giorno.

Non è escluso infatti che per avere un risultato definitivo si debba attendere il ballottaggio del 6 dicembre visto che nel seggio della Georgia è testa a testa tra i due afroamericani in corsa. E dato che una delle cose più temute dagli investitori è proprio l’incertezza non c’è da stupirsi se ieri l’azionario americano ha sofferto.    

Sul fronte geopolitico restano i timori per nuovi rallentamenti dell’economia legati alle politiche di contenimento del Covid in Cina mentre c’è grande attenzione al conflitto russo-ucraino dopo l’annuncio del ministero della Difesa russo del ritiro da Kherson dopo una notte di combattimenti. La notizia è stata però smentita da Kiev che ha precisato di non vedere “alcun segno” del ritiro e teme si possa trattare di una trappola.

L’inflazione americana inizia a frenare

I dati sull’inflazione Usa mettono il turbo alle Borse. I prezzi al consumo a ottobre calano oltre le attese: su base annua si attestano al 7,7% dall’8,2% di settembre.

Le previsioni erano per l’8%. Il dato “core”, ovvero quello depurato dalla componente dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, è cresciuto del 6,3%, con le attese per un +6,5%. Su base mensile, i prezzi sono aumentati dello 0,4% come a settembre, più delle stime che erano dello 0,6%.

Il dato “core”, è cresciuto dello 0,3%, contro attese per un +0,5%. Dati che allontanano lo spettro di nuovi consistenti rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed. Nella prospettiva di una Fed meno aggressiva, i rendimenti dei Treasury sono crollati, con il tasso dei Treasury a 2 anni sceso ai minimi di due settimane. Balzo per tutti gli indici, i particolare per i titolo del settore tech. Le azioni di Apple, Microsoft e Alphabet sono aumentate di circa il 7%, mentre Meta Platforms ha guadagnato oltre il 10%. Anche i titoli di consumo hanno alzato la testa, con Amazon in rialzo di oltre il 12% sulle scommesse che il rallentamento della pressione inflazionistica allenti la pressione sui consumatori e incoraggi le spese. Su anche Tesla a +7,4%.

Le previsioni fosche della Bce

Pochi prima dell’annuncio della decisone del Consiglio direttivo della Bce di aumentare da 150 a 250 miliardi il limite di obbligazioni che può prestare in cambio di contanti l’Eurotower ha anche diffuso il suo bollettino economico. Un bollettino che, in buona sostanza, mette in guardia per i prossimi mesi.

“Sebbene si riscontrino alcune circostanze positive per l’economia mondiale, legate all’ulteriore allentamento delle pressioni sulle catene di approvvigionamento derivante dai miglioramenti osservati nell’offerta e dalla flessione della domanda, persistono rischi al ribasso” scrive la Bce precisando che “in generale nel terzo trimestre vi è stato un grado relativamente elevato di sincronizzazione tra paesi in termini di indebolimento degli indicatori dell’attività mondiale, a segnalare un deterioramento delle prospettive per la seconda metà di quest’anno”.

Prospettive fosche per l’inflazione (“spinte inflazionistiche a livello mondiale rimangono molto elevate”), per il mercato del gas (“fragile”), per il mercato del lavoro (“solido, ma registra una lieve perdita di slancio”), per le famiglie (“un maggior numero di persone si attende di non essere in grado di pagare entro la scadenza le bollette dei servizi di pubblica utilità”). Uno scenario che in sintesi vede la Bce pronta ad ulteriori incrementi dei tassi di interesse “per assicurare che l’inflazione torni tempestivamente in linea con l’obiettivo di medio termine”.


Morning Bell: l’ottimismo dei mercati dopo i dati sull’inflazione Usa

Nintendo registra un +34% dell’utile netto nel I semestre e alza le previsioni sull’anno

AGI – Il gigante giapponese dei videogiochi Nintendo ha aumentato le sue previsioni di utili e ricavi netti per l’intero anno, scommettendo sullo yen debole e sui suoi nuovi prodotti, nonostante gli obiettivi di vendita delle console siano stati rivisti in calo.

Il gruppo prevede ora per l’esercizio 2022/23 (che si concluderà alla fine del prossimo marzo) un utile netto annuo di 400 miliardi di yen (2,7 miliardi di euro, -16% su un anno), contro i 340 miliardi di yen precedenti. Nel primo semestre ha visto il suo utile netto salire del 34%. 

Le vendite del secondo semestre di Nintendo dovrebbero salire notevolmente dper il previsto rilascio la prossima settimana dei giochi Pokémon Scarlet e Violet. Queste nuove versioni del fortunato gioco, che si svolgerà per la prima volta in un mondo aperto (universo che i giocatori possono esplorare liberamente), sono molto attese.

La previsione dell’utile operativo di Nintendo è rimasta invariata a 500 miliardi di yen (3,4 miliardi di euro), il che significherebbe un calo del 15,7% in un anno.

Il gruppo segnala “un graduale miglioramento della fornitura di semiconduttori e altri componenti e una tendenza a riprendere la produzione” della sua console Switch, ma ha comunque ridotto le aspettative prevedendo di vendere ‘solo’ 19 milioni di unità nell’intero anno, rispetto ai 21 milioni venduti finora.

Da aprile a settembre le vendite di giochi sono aumentate dell’1,6% su base annua, mentre quelle delle console Switch sono scese del 19,2% “a causa di fattori come la carenza di semiconduttori”, afferma nel comunicato sui conti l’azienda di Kyoto. Tuttavia, i risultati hanno beneficiato per tutto il periodo del crollo dello yen, che da inizio anno ha perso più del 20% del valore rispetto al dollaro, un movimento valutario che gonfia le vendite all’estero.

Nintendo ha visto il suo utile netto semestrale balzare del 34% a 230,5 miliardi di yen (1,6 miliardi di euro). L’utile operativo è rimasto stabile a 220,4 miliardi di yen (1,5 miliardi di euro) e le vendite sono aumentate del 5% a 657 miliardi di yen (4,5 miliardi di euro).


Nintendo registra un +34% dell’utile netto nel I semestre e alza le previsioni sull’anno